Nell'ambito della tariffazione dell'acqua potabile, pochi sanno che viene inclusa anche la quota parte del servizio di fognatura e depurazione delle acque reflue. Entrambe le componenti vengono assoggettate ad IVA, e credo che questa cosa debba essere corretta, in quanto mentre l'acqua potabile rientra tra i "servizi a domanda individuale" (nel senso che è un servizio quantitativamente variabile ed è quindi assoggettabile ad una tariffa che ha natura di corrispettivo) ed è pertanto assoggettabile ad IVA, lo stesso non può dirsi per il servizio di fognatura e depurazione, che non è modulabile dall'utente e quindi ciò che si paga per esso è già di per sè una tassa. Assoggettare questa componente di servizio all'IVA, come si fa ormai da qualche anno, vuol dire far pagare "la tassa sulla tassa", cosa palesemente ingiusta (ed illeggittima credo), che è stata resa possibile soltanto per sanare alcune posizioni illeggittime di molte aziende emiliane (le quali avevano da tempo imposto l'IVA sulla fognatura e depurazione in barba a tutte le norme) attraverso artifici e codicilli facilitati dalla natura giuridica di quei soggetti gestori (SPA). Per imuovere questa anomalia è sufficiente inserire in un qualunque provvedimento legislativo due righe che determinino in maniera esplicita che non è più possibile procedere così. In questo modo il peso dell'IVA verrebbe ad essere assorbito dalle aziende (che non potrebbero più scaricare quella incassata con le bollette come fanno oggi) e non più dai cittadini come avviene oggi, con un ennesima ingiustizia alle loro spalle.
Acqua pubblica
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