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Prodotti alla spina in tutti i punti vendita!

Una proposta molto interessante che sta prendendo piede in alcune città soprattutto del nord Italia è l'acquisto di prodotti alla spina: detersivi, pasta, riso e qualsiasi altra cosa in cui questa tecnica è praticabile. Si ottiene un risparmio tra il 10% ed il 70% rispetto ai prodotti confezionati. Il consumatore non è costretto a pagare per una confezione che in proporzione molto spesso costa più del suo stesso contenuto. Inoltre il consumatore può acquistare solo la quantità necessaria o desiderata di prodotto. La mia domanda è sempre la stessa: per quale motivo le aziende non si spingono ad adottare questa tecnica? Ciao

24 commenti

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  • user-pic

    Proprio i costi sono un capitolo dolente di queste eccellenti opportunità, ho trovato i prezzi decisamente impegnativi,e considerando che si deve vivere con una busta paga, le buone intenzioni soccombono alle necessità. Nei due negozi che ho visitato il costo di un litro di detersivo lavatrice sono circa doppi rispetto a quello con imballo a perdere

  • user-pic

    E' il futuro. Prima regola ridurre i rifiuti e sicuramente gli imballaggi sono da eliminare, ove possibile.

  • user-pic

    NON DICIAMO SCIOCCHEZZE !

    Come per i sacchetti di plastica, si può imporre il divieto di commercializzazione degli imballaggi (ovviamente graduale... partirei dai prodotti liquidi) addirittura a livello nazionale.

    Se le aziende (nostrane e non) vogliono continuare a vendere nel nostro paese si adeguano in 5 minuti, ve lo dico io.

    In una coperativa sociale hanno aperto un "Millebolle Point" senza neanche il bisogno di elettricità: i contenitori stanno su uno scaffale e semplicemente girando la spina, per effetto di gravità, erogano il prodotto.

    Non c'è neanche il problema dei marchi: ognuno può tranquillamente avere il suo dosatore...

    Semmai il problema è degli addetti: a farlo "self" si rischia che qualcuno faccia il furbo... serve un addetto che gestisca la cosa.

    Oppure si potrebbe pensare ad un "banco" liquidi (come per il salumiere).

  • La vendita di prodotti sfusi è sicuramente vantaggiosa per l'ambiente e per il consumatore se vede un risparmio economico.Non ci metterà molto il consumatore a capire che la normale spesa del supermercato gli può costare fino alla metà, considerando alimentari solidi e liquidi e prodotti di pulizia per la casa e metterei anche l'acqua in tutto questo. Trovo anche esagerato avere tantissime marche tra cui scegliere per poi scoprire che fanno tutti parte dello stesso gruppo..(es. Heineken), quindi esiste anche una concorrenza che di fatto non c'è.
    Tutti si può fare qualcosa cominciando a cercare i prodotti sfusi.Trovando il risparmio si trovano i consumatori, la cosa necessità di essere diffusa maggiormente tramite pubblicità tramite nascita di catene di negozi per lo specifico scopo.
    Per il discorso dei rifiuti mi sembra un idea quella di tassare i rifiuti in base alla quantità che ne viene prodotta e la gente comincerà a capirla.
    Sono stato in Irlanda e ho visto che su ogni sacco di indifferenziata che un foglio che attesta che è stata pagata la tassa per quel sacco.Mi sembra un ottima idea.
    Solo quando si vede un impatto forte sulla vita delle persone si avrà una reazione altrettanto forte.

  • I distributori di latte esistono in alcuni luoghi del nord italia.
    Ne ho visti attivi nella frazione di Rivoltella sul lago di Garda, a in altre frazioni attigue.
    Puo' essere possibile dunque!

  • Credo di essere stato il primo ad avere avuto l'idea dei distributori del latte 10 anni fa.
    Poi mi sono reso conto che la mia idea era anti economica.
    Ti ricordi dello scandalo Parmalat e delle stecche della tetrapak?
    A crema la città in cui vivo il costo tetrapak ( prodotto molto intelligente la dove le temperature sono molto rigide in quanto riescono comunque a contenere l'espansione dei liquidi quando si ghiacciano)
    Per il latte supera i 3 milioni di euro in un anno.
    Con la bottiglia di vetro personale ( calcolando tre rotture all'anno) non si superano i 150.000 euro anno.
    Un bel risparmio, e meno immondizia .
    Purtroppo la pubblicità che e' figlia del marketing e la gestione della differenziata generano nero e profitti.
    Come fare a scardinare questo binomio?
    Ci costringono a buttare via il più possibile, fare immondizia e un affare,!

  • user-pic

    Ho letto con interesse i vari interventi,e per esperienza diretta (ho iniziato da luglio di quest'anno a vendere detersivi e detergenti concentrati alla spina)condivido con chi ha scritto che le grandi catene di distribuzione e i grandi produttori non hanno interesse a promuovere la vendita sfusa per chiari interessi commerciali. I detersivi che si vendono sfusi(se il produttore è serio) rendono 2/3 volte di più rispetto quelli già confezionati.I componenti chimici dei detersivi e detergenti sfusi,sono in linea di massima gli stessi che si trovano al supermercato, biodegradabili al 90/95%. Spesso però, nei prodotti delle multinazionali, oltre alla bassa concentrazione di prodotto,si trovano molti additivi (vedi ad esempio gli sbiancanti ottici) che servono solo ad aumentare l'effetto bianco. Per ottenere ciò, usano composti chimici abbastanza aggressivi, che a lungo andare, spesso creano problemi tipo dermatiti, allergie ed altro. Dalla mia clientela ho avuto un ottimo riscontro riguardo la qualità e l'efficacia dei prodotti che tratto. Per arrivare al prodotto di qualità ho faticato non poco facendo per quasi un anno test e controtest. alla fine ho trovato un produttore serio e molto vicino a roma (quasi a km zero). riguardo i contenitori, un buon 70/80 % dei clienti riporta sempre lo stesso, e a conti fatti,70 contentori riutilizzati ogni volta, moltiplicato per 12 mesi, diventa un bel risultato anche a livello di minore impatto ambientale.Come distribuzione e punti vendita a Roma e provincia siamo ancora troppo pochi,ma sono convinto che sia fondamentale informare il consumatore che la cultura del riuso e del risparmio in questo settore è fondamentale, perchè così facendo si da un sostegno economico ai produttori locali, magari piccole aziende, invece di far aumentare il fatturato già enorme alle multinazionali.

  • Ciao,
    io dopo 1000 peripezie a Castellamonte (to) penso il 25 ottobre 2010 un negozio di prodotti con il 90% di prodotti a km 0 e alcuni hanno anche "eccellenza artigiana" inoltre dopo altri 10000 problemi siamo riusciti a mettere anche la grappa sfusa per capire meglio vi invito a venirci a trovare inoltre i nostri contenitori sono riciclabili e altri biodegradabili.
    Diamo una mano alla natura.

    • user-pic

      ciao davide, che meraviglia un progetto che si realizza! io sto cercando delle informazioni perchè anche io vorrei aprire un punto vendita a Lecco (ma sono di Milano)di alimenti sfusi, dal latte alla pasta, olio e quant'altro.
      puoi darmi qualche 'dritta' su come devo muovermi, a chi devo rivolgermi per avviare questa cosa? grazie, spero di avere presto tue notizie!

  • in Italia non siamo ancora pronti per questi tipo di alternativa ai flaconi di plastica nel centro italia non va molto

  • user-pic

    quoto edoardo, questa proposta non è politicamente praticabile.

    "tassazione degli imballaggi considerati pericolosi per l'ambiente o di difficile recupero"

    potrebbe essere una proposta valida. ma non quella specificata sopra.

    cordialmente, davide

  • user-pic

    sono una promotrice dei prodotti alla spina e per la ekopoint ho fatto uno studio di settore sui prodotti alla spina il rapporto qualità prezzo, almeno per la ditta di cui ho svolto l'indagine, è migliore il prodotto alla spina costa molto meno e se la ditta produttrice è seria la qualità è migliore.
    Secondo me però si è perso l'obbiettivo centrale che è l'impatto ambientale che tutti i santi contenitori di plastica hanno mentre nel prodotto alla spina il flacone è riciclato e quindi se calcoliamo che per produrre una bottiglia di plastica si inquinano10000 litri di acqua e che quando si cestina non si distrugge ma rimane nell'ambiente per molti anni forse converrebbe farci un pensiero serio sull'utilizzo del prodotto alla spina

  • user-pic

    Il problema è un mix tra marketing e la mancanza di punti di distribuzione dei prodotti sfusi. Mi spiego meglio.

    Da una parte la confezione singola rende il prodotto identificabile sullo scaffale ed infatti in quasi tutte le pubblicità (soprattutto detersivi ed alimentari) appare l'immagine del contenitore e non solo la marca del prodotto.

    Dall'altra è vero che le imprese potrebbero risparmiare ma è anche vero che cominciare ora una distribuzione doppia (sfusa e contenitori) porterebbe quasi al raddoppio dei costi, ed in più la distribuzione sfusa non troverebbe sbocchi sul mercato al dettaglio perchè la maggior parte dei rivenditori ora come ora non sono provvisti di dispenser.
    Morale della favola le imprese si vedono raddoppiare i costi con nessun aumento di ricavi.

    Quindi l'unico modo è quello di incentivi per il consumo sfuso o se volete tasse sul consumo non sfuso.

  • user-pic

    Un altro sistema per promuovere la vendità di prodotti alla spina sarebbe quella di tassare a monte il prodotto con confezione, di un importo necessario allo smaltimento del contenitore stesso, abolendo quindi la tassa sui riufiuti. come succede ormai da un po' di tempo con gli elettrodomestici.
    Forse come via è un po laboriosa.

    in secondo luogo sono a conoscenza del fatto che il prezzo è calcolato con considerazioni più ampie rispetto ai soli costi di produzione, però lì sarà il consumatore a decidere quale prodotto comprare... quello con confezione o quello senza.

    Considerando l'andamento positivo verso la cultura del rispetto ambientale i prodotti alla spina potrebbero riscuotere successo.
    vai con una legge.

  • user-pic

    E' vero che spesso detersivi alla spina sono prodotti concentrati e biodegrabili che costano di più del normale prodotto "di marca" confezionato e altamente inquinante. Purtroppo l'ambiente ancora non è percepito come un problema reale e soprattutto in periodi di crisi come questi sono ancora di meno le persone a preoccuparsi dell'impatto ambientale che un prodotto ha.
    Dunque una strada potrebbe essere quella di tassare la distribuzione di prodotti confezionati in modo da rendere più competitiva la vendita dei prodotti alla spina.
    Ci vorrebbero campagne di informazione per sensibilizzare la gente sul problema in modo da indirizzarli sulla scelta giusta.
    In più in Italia c'è il problema che la tassa sui rifiuti non è proporzionale ai rifiuti prodotti. Sicuramente la possibilità di ridurre notevolmente la quantità di rifiuti con conseguente risparmio sulla tassa da pagare riuscirebbe a convincere più facilmente le persone sulla scelta da effettuare.

    Saluti,
    Cristian

  • user-pic

    Ciao a tutti!!!
    Ottima idea quella dei prodotti sfusi! In zona pordenone si inizia a vedere qualcosa, anche se credo che senza la promozione su larga scala di questo metodo di consumo la diffusione sara' lenta!!!
    Un passo alla volta e prendendo coscienza di tutto quello che si e' sprecato fino ad ora si può davvero fare la differenza

  • user-pic

    Renato mi fai qualche esempio a Roma?..perche' io a Roma di prodotti sfusi ho trovato solo il latte e il detersivo piatti MA costano di piu' perche' sono rispettivamente biologici e biodegradabili ad alta concentrazione...non facciamo l'errore di associare il prezzo maggiore al fatto che sono alla spina.Il paragone va fatto a parita' di prodotto.
    W i detrsivi alla spina ... io per esempio uso le saponette d'Aleppo biodegradabili per lavarmi il corpo , i capelli e la barba. Oltre a salvare le falde e la pelle non faccio rifiuti inutili...certi prodotti dovrebbero far parte della nostra cultura invece....

  • user-pic

    approvo anche se penso che il problema sia più ampio, come suggerito in altri post.
    Un grosso problema è l'accesso al punto vendita e lo schifo che c'è dietrp.
    Almeno così però si riduce l'impatto ambientale.

  • user-pic

    Ma il marketing lo considerate mai? Non si direbbe, perchè spesso si tende ad attribuire al prodotto confezionato più ricavo rispetto al prodotto sfuso; ma io o sono scema oppure la matematica non è il mio forte..E non lo è troppo..
    Esempio:
    - ammettiamo che un litro di latte sfuso di provenienza locale certificata costi al consumatore 1 euro/litro ed analizziamo i costi cui il produttore deve far fronte e che sono trasporto (essenso tragitto breve, il costo è ridotto), lavaggio macchinario non so, costi di produzione, zero costi di rivendita per il consumatore e per il produttore;
    - ammettiamo ora che un litro di latte impacchettato costi al consumatore 1,35 euro/litro ed analizziamo i costi cui il produttore deve far fronte e che sono trasporto (per correttezza ammettiamo breve), costi di produzione, costi di rivendita per il consumatore e per il produttore, costi di positioning nella rivendita.

    Sono i costi di positioning nella rivendita che lucrano sia sul prodotto e quindi sul produttore, che sul consumatore: gli unici a rimetterci sono i produttori, che vedono sfumare parte del loro reddito solo per poter avere accesso alla vendita, e consumatori che per ripagare quel megarivenditore, e qui la fantasia si sbizzarisce (più è colossale il luogo e più il consumatore dovrà pagare ed il produttore perdere), devono spendere in più rispetto a quanto potrebbero risparmiare se acquistassero il prodotto sfuso.
    Ci sono prodotti, come detergenti per la casa, shampoo, acqua, bavande gassate che non perderebbero anima nella vendita sfusa; altri prodotti come vini, olio, succhi di frutta, bevande genuine, yougurt, formaggi, carni, pesce, salumi potrebbero essere essere venduti in vetro anzichè in plastica, in carta riciclata (o la classica carta gialla da macellai per le carni ad esempio) anzichè in vaschetta, dove il consumatore paga in più per spazzatura.
    All'alba di una nuova era dei commerci, si attende che anche il marketing sappia reinventarsi nella scelta consapevole che è il prodotto quello che il consumatore vuole: mangiare con gli occhi un mondo più sano, colorato dalla vita di vivaci tonalità di Natura..Il Marketing Mix sarà in grado di far fronte a ciò, uguagliando ad una innovativa veste la sua creatività nel rispetto di inusuali sfumature?

    • user-pic

      mi spiace deluderti, sono stra-convinto che le nuove (o meglio di buon senso) idee e proposte debbano passare per altre strade che non sono il marketing.
      Quali?
      alcuni esempi:
      a- una rivisitazione del diritto di autore, dei brevetti e del marchio di impresa anche con la introduzione in italia (perchè altrove ci sono) di diverse licenze di distribuzione
      b- la condivisione di progetti e dati e formule che favoriscano la diffusione delle buone pratiche anche aziendali.
      c- l'applicazione integrale della direttiva del riuso nella pubblica amministrazione
      d- ecc.. ecc..
      quindi mi scuserai se magari sei anche specializzata in quella "scienza" ma considero il marketing un modello comunicativo che cozza con tutto quanto appena scritto sopra, quindi lo lascerei al suo sistema produttivo e distributivo.

  • user-pic

    Uno dei principali motivi risiede - almeno a Roma - nella mancanza di convenienza nell'acquistare un prodotto sfuso che spesso costa anche di più del omologo prodotto blasonato, che spesso viene acquistato in offerta. Basta controllare il "prezzo al litro".
    Se invece in Italia si facesse come in Germania, dove il "vuoto a perdere" costa un botto e si sono organizzati per riceverlo, la comunità vedrebbe un sicuro ritorno economico ed ecologico

  • user-pic

    E perchè aziende come la Henkel che gestisce una buona fetta dei detersivi distribuiti in italia non dovrebbero scegliere questa strada? In fondo loro non producono contenitori di plastica, e potrebbero ridurre anche di poco il prezzo dei loro prodotti.
    Per esempio è già presente un detersivo per i pavimenti "di marca" con il solo "prodotto concentrato" da diluire con 1,5 Lt. d'acqua. Perchè non percorrere questa strada?

    ciao

    • user-pic

      perchè le dinamiche che determinano il prezzo di vendita sono ben diverse dalle dinamiche dei costi di produzione.
      esempio:
      qualcuno scopre che mischiando in una precisa proporzione la semplice aria e la semplice acqua si può ottenere l'elisir della felicità.
      bene, il costo di produzione sarà quasi zero, poniamo 10 cent di euro per tonnellata, ma il processo viene brevettato e quindi il brevetto lo acquisisce una grande multinazionale.
      Quando costerà una unità di tale prodotto?
      Tu in quanto consumatore medio quanto saresti disposto a pagare?
      E quale sarà l'unità di prodotto?

  • user-pic

    Ciao,
    dovresti specificare, quali aziende?
    ovviamente le aziende che producono il dash o il coccolino, la barilla e altre simili non promuoveranno mai una simile politica, sarebbe la morte loro.
    Quindi quelle è certo che non lo faranno mai.
    Non lo faranno mai e poi mai le grandi catene di distribuzione, almeno non con entusiasmo, ad esempio in una catena di distribuzione di detersivo come acqua e sapone ho ottenuto una confezione di 5 litro di sapone liquido insistendo con convinzione altrimenti andava via senza comprare niente.
    Le piccolissime aziende a volte con il solo titolare invece stanno spuntando qua e la, ma non è facile perchè hanno difficoltà ad approvvigionarsi.
    Ci sono anche catene di prodotti alternativi, prova a cercare uno dei loro negozi, magari ci sta pure nella tua città oppure valuta di aprirne uno insieme ad altre persone interessate.

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