Ciao a tutti.
Mi chiamo Riccardo, ho 26 anni e sono di Bologna.
In data 15/02/2010 ho conseguito una laurea triennale, con votazione 90/110, all'Università Carlo Bo di Urbino, in Sociologia.
Terminati gli studi, ero da subito molto desideroso di immettermi nel mercato del lavoro, sicuro che la Laurea appena acquisita mi avrebbe aiutato e sostenuto a raggiungere le mie aspirazioni.
Ma i miei sogni si sono presto infranti: la verità è che, ai datori di lavoro, degli studi conseguiti, non gliene frega proprio niente. Anzi, per alcuni lavori, il fatto di avere una Laurea è penalizzante, dato che vieni giudicato troppo differenziato per quella specifica mansione.
Nei vari colloqui da me sostenuti, ho ricevuto solamente continue domande sulle mie precedenti esperienze lavorative, che, per forza di cosa, erano ovviamente limitate. Vengo persino rimproverato di non avre lavorato durante gli studi, ma il problema è che, oggi, se ti iscrivi all'Università, tra lezioni, esami, salti d'appello, hai a malapena il tempo di studiare.
Ogni tanto riesco a trovare qualche lavoretto, ma che non c'entra assolutamente niente con il mio percorso di studi.
Allora mi pongo una domanda: a cosa è servito laurearmi? Perchè ho dovuto passare 4 anni della mia vita a pagare une retta (abbastanza alta), per poter studiare, e per poi dovermi infine accontentare di "quello che passa il convento"?
Prima ti dicono di laurearti perchè, altrimenti, senza la Laurea non trovi lavoro, poi, una volta che ti sei laureato, ti dicono che, per lavorare, occorre un'esperienza di almeno 2-3 anni.
Le aziende vogliono la botte piena e la moglie ubriaca, pretendendo di trovare un giovane laureato con il massimo dei voti e con un'espeienza lavorativa pluriennale alle spalle.
Dunque mi chiedo: che senso ha illudere così i giovani che davvero vogliono impegnarsi per ottenere un futuro migliore?
Lavoro
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Con tutto rispetto, una laurea, tra l'altro triennale, presa con voto 90 su 110 e' il nulla sia in termini lavorativi che in termini di competenza specifica.
La laurea non garantisce il lavoro. La laurea certifica l'acquisizione di alcune capacità, capacità tecniche che ormai sono reperibili in qualsiasi modo( basti pensare agli e-book gratuiti di wikipedia e al materiale reperibile on-line). L'abolizione del valore legale dei titoli di studio onestamente non so quanti benefici e quanti rischi comporterebbe. So che nelle intenzioni del movimento 5 stelle(come indicato da programma) c'è l'abolizione del valore legale dei titoli di studio, ma questo per consentire che il valore reale lo stabilisca il mercato. Come dire una persona che si laurea nell'università x, ha un titolo che pesa maggiormente di un titolo di un'università y. E questo potrebbe essere motivo di miglioramento del sistema universitario, perchè gli Atenei dovrebbero cercare di assumere i docenti più prestigiosi e migliori che ci sono sulla piazza. Potrebbe essere un sistema a spirale virtuoso.
Per quel che riguarda il lavoro. Oggi c'è una certa propensione dei giovani ad iscriversi all'università maggiore che in passato. I motivi sono diversi. Basti pensare che in Italia i giovani non hanno più voglia di fare alcuni lavori perchè ritenuti troppo umili e di scarsa elevatura morale, troppo faticosi, poco remunerativi. Il "problema" è che se tutti studiamo e conseguiamo un titolo unversitario il valore di questo titolo scende. C'è troppa offerta, quindi una discriminante è l'esperienza di vita che una persona fa durante il suo percorso formativo, l'età in cui si consegue il titolo e si entra nel mondo del lavoro. Non conosco l'università Carlo Bo di Urbino(io studio a Milano all'università degli studi di Milano Bicocca), ma posso constatare come qui ci si spenda nelle attività di job placement da parte dell'università, che offre canali per arrivare al mondo del lavoro. Tuttavia faccio parte di quella schiera di ragazzi che pensa che il lavoro e le opportunità vadano cercate e create. Bisogna fuggire dall' immobilismo. Io, come altri studenti, d'estate ho lavorato per contribuire alle spese universitarie saltando puntualmente gli appelli di luglio e settembre, nonostante ciò sono in regola con gli esami e cercherò di laurearmi in corso, come altri ragazzi in giro per Milano e l'Italia.
Sono daccordo con Alessandro e Luca quando raccontano la loro esperienza. Non commettiamo l'errore di nasconderci dietro gli alibi e le scuse inutili. Bisogna anche convincere qualcuno ad investire su di te, bisogna dimostrare che siamo una generazione che vuole fare bene.
Se abbiamo la volontà e la voglia possiamo fare tutto.
Ciao e in bocca al lupo a tutti per gli studi e il lavoro.
il punto è che qui abbiamo la mentalitàche se uno lavora non può studiare e che se uno studia non può lavorare. Nulla di più sbagliato. è questione di volontà. Se uno se ne sta nell'"acquario" universitario, senza nemmeno cercare di capire com'è il mondo del lavoro ("perché tanto per quello c'è tempo" - oppure perché si è mantenuti dai genitori e uno se ne frega altamente) si troveràinevitabilmente spiazzato. Non sai quanti compagni di universitàquando ho trovato il lavoro a tempo indeterminato, dopo mille lavori a termine (e mentre studiavo lavoravo eh, ho fatto tre anni in cui lavoravo di giorno e studiavo di notte) mi hanno detto: "e ma a me non mi ha chiamato nessuno". Perché secondo loro "dovevano essere chiamati", ci rendiamo conto di come siamo messi in italia? io dico solo una cosa: in Italia serve più umiltàe più voglia di fare, altrimenti non stupiamoci se trovano più lavoro gli stranieri. Ciao!
il punto è che qui abbiamo la mentalitàche se uno lavora non può studiare e che se uno studia non può lavorare. Nulla di più sbagliato. è questione di volontà. Se uno se ne sta nell'"acquario" universitario, senza nemmeno cercare di capire com'è il mondo del lavoro ("perché tanto per quello c'è tempo" - oppure perché si è mantenuti dai genitori e uno se ne frega altamente) si troveràinevitabilmente spiazzato. Non sai quanti compagni di universitàquando ho trovato il lavoro a tempo indeterminato, dopo mille lavori a termine (e mentre studiavo lavoravo eh, ho fatto tre anni in cui lavoravo di giorno e studiavo di notte) mi hanno detto: "e ma a me non mi ha chiamato nessuno". Perché secondo loro "dovevano essere chiamati", ci rendiamo conto di come siamo messi in italia? io dico solo una cosa: in Italia serve più umiltàe più voglia di fare, altrimenti non stupiamoci se trovano più lavoro gli stranieri. Ciao!
In realtÃÂ caro Riccardo quel che dici non corrisponde esattamente al vero. Io mi sono pagato gli studi lavorando e sono riuscito a laurearmi a Milano in economia in 3 anni.
Forse siamo mal abituati e spesso attendiamo che il lavoro arrivi come la manna dal cielo.
Dobbiamo abituarci mentalmente che se non ci impegnamo veramente nessuno ci regalerÃÂ mai nulla!
Volere è potere!
Terminao il percorso di studi universitario e dopo questi lavori part time a un mese dalla discussione di laurea ho trovato un ottimo impiego a tempo pieno, dapprima a tempo determinato (a 22 anni) e poi a tempo indeterminato.
tutto è possibile!
Lamentiamoci di meno e alziamo di più le maniche ;)
Un saluto e in bocca al lupo!
Luca
la laurea può avere un senso come garanzia in più rispetto al solo concorso pubblico riguardo alle assunzioni del pubblico impiego e riguardo all'iscrizione negli albi professionali di quelle professioni che, se malfatte, possono risultare pericolose per la incolumitàdegli esseri umani.
a tal proposito mi trovo in disaccordo sull'abolizione del valore legale del titolo di studio anche se capisco che così come ora la laurea non garantisce professionalitàtant'è che si può pure comprare (vedi gelmini, cepu ecc.)
ovviamente per le attivitÃÂ umane non pericolose e private non vedo il bisogno di obbligo di titolo di studio anche se penso che a te come a me non farebbe piacere portare a riparare un televisore ad un tizio che ha aperto ditta con la 5 elementare come spesso succede.
forse è questo che intendeva evitare l'articolo 33 mai completamente applicato a tutte le professioni e applicato solo per far piacere ad alcune corporazioni per puro e interessato protezionismo.
"E` prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale."
l'abolizione del valore legale è una vera "cavolata" che ridurrebbe ancor più il desiderio di studiare degli italiani.