Il senso più alto di una società civile è quello di distribuire equamente i compiti fra i propri membri e tutelare i suoi soggetti più deboli. Avere svolto, a titolo d'esempio, in età lavorativa, un mestiere usurante come il minatore piuttosto che un impegno "nobile" come quello del Senatore, non può a mio giudizio, essere considerato una discriminante nell'erogazione della pensione in età post-lavorativa . Entrambi i lavori, infatti, sono utili e necessari alla società. Il fatto che uno abbia avuto la "fortuna" o il "destino" di svolgere un mestiere o una professione, piuttosto che un'altra, non può, per lo stato, essere considerato diverso. Entrambi i pensionati avranno diritto ad una vecchiaia serena e di riposo, con una pensione adeguata che garantisca un percorso al tramonto, dignitoso.
Non ritengo giusto pensare ad un ritorno al "Sistema Retributivo" specie nel considerare gli ultimi anni di stipendio, come quelli determinanti ai fini del calcolo pensionistico, così come ritengo profondamente ingiusto l'attuale sistema contributivo. Bisogna a mio giudizio, liberarsi dagli schemi mentali preconcetti e ragionare in termini di giustizia sociale, riformulando con spirito innovativo l'intero schema pensionistico. Se in vita sei stato un alto Dirigente ed hai guadagnato diversi milioni d'euro l'anno, non puoi, in vecchiaia, pretendere che lo stato ti eroghi una pensione proporzionale ai tuoi guadagni. Potrai, in età lavorativa, rivolgerti ad una delle tante strutture private ed approntarti un piano pensione privato. Lo Stato ha il dovere di tutelare, piuttosto il minatore, che non solo, ha svolto un mestiere usurante e debilitante, ma, con l'attuale sistema pensionistico, si vede costretto a percepire pure una pensione da fame.
Le pensioni erogate dallo stato, dovranno avere TUTTE un range di fluttuazione, diciamo fra i 1000 ed i 3000 euro, considerato l'attuale costo della vita. Ovvio che andranno di volta in volta adeguate alle condizioni economiche del paese.
L'importo da versare ai fini pensionistici per ciascun lavoratore dovrà essere valutato attentamente in fase di dibattito sulla proposta di legge. La base da cui partire, però, secondo me è questa !
Per gli anziani
Proponi le tue idee: diventeranno parte del programma delle liste civiche



i soldi risparmiati con questo sistema
sarebbero utili per fare finalmente in italia un welfare completo
indennità di disoccupazione ad esempio
3000 euro per un anziano , con TFR di centinaia di migliaia di euro
investimenti in immobili
penso che siano più che sufficenti anche per anziani con tenore di vita elevato
Molto semplicemente io proporrei una tassazione sul reddito in flat-rate al 18/20% modello Olanda.
Ascoltami Mario, come tu hai parafrasato molto bene le pensioni sono il traguardo finale di una vita di lavoro, c'è chi ci arriva serenamente e chi no, con tutte le sfumature del caso.
Ora, il tuo ragionamento può essere valido secondo il principio di equità, giustizia e proporzionalità solo ed esclusivamente se parti da una premessa corretta che deve poggiare non solo sui questi principi, ai quali occorre tendere e che sono il mio modo di pensare,ma anche su di un principio di concretezza (volutamente non lo chiamo di realtà) che ha altre accezioni.
PREMESSA: andare in pensione col sistema contributivo è l'unica scelta sensata da fare assieme al ricalcolo di tutte le pensioni retributive.; questo soddisfa il PRINCIPIO DI EQUITA'!cioè le persone che svolgono le stesse mansioni DEVONO AVERE lo stesso trattamento,
In nome del PRINCIPIO DI PROPORZIONALITA si percepisce una pensione proporzionale a quello che si è versato mi pare ovvio (o dovrebbero percepire di piu chi ha versato meno contributi?!!vedi pensioni baby rispetto ad uno che ha lavorato per 40 anni?) che associato al PRINCIPIO DI SOLIDARIERA' o Distributivo farà si che l'incremento della pensione sia indirettamente proporzionale alla quantità dei versamenti effettuati:cioè più versi e più lentamente cresce l'importo della pensione che riceverai),
Qesto modo di ragionare porta a far sì che i versamenti dei più "ricchi" serviranno a sostenere le pensioni sociali.
Tutto ciò che ti ho sopra scritto realizza il principio di GIUSTIZIA principio che è difficile da interpretare ma che si realizzerebbe proprio attraverso la distribuzione delle RISORSE E DEGLI ONERI secondo: il bisogno, il merito, l'impegno, e il contributo.
Ma alla fine di tutto questo discorso di cui probabilmente potresti essere d'accordo c'è appunto il PRINCIPIO DI CONCRETEZZA CHE SIGNIFICA?
Questo mio ragionamento rispettoso dei PRINCIPI risulta sempre valido qualsiasi siano le premesse e così deve essere.
Tu sei partito con il tuo ragionamento non dalle premesse ma dalle conclusioni (ma posso anche capirlo visto che qui si suddividono i vari argomenti).
Dici che le pensioni devono avere un tetto minimo e massimo ,ma manca la premessa, dovresti dire che le parcelle di tutti i lavoratori ma dico tutti pubblici e privati dovrebbero avere un range ben preciso ( e cosi si soddisferebbero i sopracitati principi con la tua proposta).
In un'economia di mercato questo non avviene altrimenti non si capirebbe perchè un calciatore dovrebbe guadagnare migliaia di euro.
L'unica alternativa è garantire la pensione sociale a tutti, integrandola con i soldi che hai guadagnato durante la tua vita lavorativa ma anche in questo caso avresti differenze enormi tra pensioni e pensioni.
La domanda corretta dunque che ti devi fare è giusto equo proporzionale solidale che ci siano stipendi cosi differenti? le pensioni sono solo una conseguenza!
Ciao
Guarda Domenico, ti stavo per rispondere ma Beppe, mi ha anticipato, in maniera direi egregia, con il suo ultimo post sul Blog.
Le sue parole sono assolutamente condivisibili e ti riporto, in particolare, la parte che ritengo essenziale al dibattito:
"Sulle pensioni bisogna essere chiari. Deve esserci un minimo per gli indigenti (1.000 euro?) e un tetto massimo per tutti gli altri e nessun innalzamento dell'età pensionabile. Se così non sarà è meglio che l'INPS chiuda i battenti e le giovani e quasi giovani generazioni smettano di pagare contributi per una pensione che non riceveranno mai.
Ci sono 19 milioni di pensionati in Italia e circa altrettanti lavoratori che gli pagano la pensione attraverso i contributi mensili. Chi non è in pensione lavorerà (se avrà la fortuna di essere in salute e di avere un lavoro) fino alla morte. Questa situazione non può durare, lo capirebbe anche un bambino e chi paga i contributi INPS lo ha già capito. I contributi sono diventati una tassa per vecchi più fortunati. La riforma delle pensioni si deve fare per tutti o per nessuno. Per chi è già in pensione e per chi ha il diritto di andarci. Non possono esistere in questo momento diritti acquisiti".
Lapalissiano no ?
P.s. Per favore non venirmi a fare discorsi sugli stipendi faraonici. Ognuno in età lavorativa, se è capace, può guadagnare le cifre che vuole. Su questo io non metto bocca. Diverso, te lo ripeto, è il "servizio sociale pensionistico erogato dallo stato" alla FINE dell'età lavorativa di un lavoratore.
Scusami ma ti sembra giusto ed equo che un politico ad esempio, percepisca una pensione STATALE e ripeto e sottolineo STATALE, di oltre 30.000 euro al mese ? Ma stiamo scherzando o cosa! Ci sono, altresì anziani che percepiscono una pensione di 400 euro al mese pur avendo lavorato molto di piu' di quei politici.
No no Domenico! Se vogliamo davvero cambiare qualcosa in settori così delicati ed importanti come il Welfare State, a mio giudizio, bisogna cercare di fare ciò che è giusto e non ciò che ci conviene.
Le pensioni devono avere un tetto minimo ed un tetto massimo!
Diciamo 1000 e 3000 euro! Sono disposto e lo ripeto a valutare i criteri contributivi in età lavorativa e gli scaglioni d'accesso alla pensione, ma non venirmi a parlare di mantenimento del sistema contributivo, perchè i devastanti effetti sociali, d'ingiustizia e di privilegio, sono sotto gli occhi di tutti!
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Ti posto un sunto dei sistemi previdenziali adottati in alcuni paesi esteri, questo non tanto per mostrarti l'efficenza in alcuni stati, come ad esempio l'Olanda, ma per farti capire che il sistema pensionistico italiano, può e deve essere cambiato e migliorato. Non solo! Bisognerà a mio giudizio, come già detto, liberarsi dagli schemi preconcetti ed approntare un sistema nuovo. Si può fare!
In Francia
- La previdenza complementare prevalentemente è di tipo obbligatorio, finanziata a ripartizione.
- Sono stati introdotti di recente modalità di adesione volontaria e a capitalizzazione ma risultano ancora poco sviluppati.
- Il sistema pubblico è il più interessato dalle nuove riforme che puntano all’equilibrio tramite interventi correttivi con l’intento di mettere in atto redistribuzione a favore dei meno abbienti.
- E’ stato creato un fondo di riserva, alimentato con somme statali, che ha il compito di accumulare risorse utilizzabili per garantire la sostenibilità finanziaria nel lungo periodo.
- Tutti i lavoratori dipendenti iscritti a un ente previdenziale devono aderire a una forma previdenziale complementare.
Due sono i principali schemi complementari, uno rivolto a operai e impiegati e l’altro ai quadri; entrambi autonomi e con comitati di sorveglianza.
Pensionamento a 65 anni (60 in caso di invalidita')
Dal 2012 in pensione prima dei 65 anni se si hanno almeno 41 anni di contributi.
Pensione massima: 50% della retribuzione.
Settore pubblico: dal 2008, durata del servizio 40 anni per il massimo della pensione
Regole per i due settori equiparate nel 2012 con 41 anni di contributi necessari per la pensione piena.
Previsti anche disincentivi (con una decurtazione del 5% per ogni anno mancante a partire dal 2013 nel privato e dal 2015 nel pubblico) prima del raggiungimento degli anni di servizio necessari alla pensione intera.
Nel Regno Unito
Il Regno unito ha invece un sistema previdenziale di base volto a garantire il sostentamento, prevenendo la povertà. Il Regno Unito dispone di un sistema di previdenza complementare ad adesione individuale tra i più evoluti del mondo che vanta un tasso di adesione del 70% dei lavoratori.
In presenza di una copertura pubblica volutamente deficitaria, con la riforma del 2004 denominata Pension Act, sono state introdotte alcune previsioni volte a incentivare l’adesione alla previdenza complementare e il consolidamento del risparmio personale a scopo previdenziale.
È stato inoltre accentuato il controllo sulle componenti di rischiosità delle forme previdenziali integrative, analizzando due elementi: la probabilità del verificarsi di un elemento che possa pregiudicare le prestazioni e il danno che tale evento potrebbe produrre sul patrimonio del fondo. Il concetto è chiaro: un’adesione di massa alle pensioni complementari e una copertura complementare futura che coprirà quasi il 100% di quella totale erogata necessitano di garanzie solide per gli iscritti.
- Pensionamento: 65 anni per gli uomini, 60 per le donne
- Non esiste pensione di anzianità contributiva, ma esistono sistemi di assistenza basata sul reddito per gli ultrasessantenni.
Negli Stati Uniti d'America
Il sistema previdenziale di base (Social Security) è a ripartizione, finanziato con un’aliquota contributiva per prestazioni di pensionamento del 10,6%, ripartito a metà tra lavoratore e datore di lavoro. Utilizzo del flusso dei contributi:
-il 75% è destinato al pagamento delle prestazioni previdenziali
-il 25% viene investito in titoli di Stato non negoziabili
Anche i lavoratori con redditi medio-alti ricevono una prestazione pensionistica pubblica bassa, pertanto è molto diffusa la previdenza complementare.
I piani di previdenza complementare previsti sono:
collettivi a contribuzione definita
a prestazione definita
piani previdenziali individuali (Ira)
polizze assicurative a scopo previdenziale (annuity).
Il 10% delle aziende Usa ha imposto l’adesione automatica per i neoassunti con una contribuzione volontaria pari al 6% del reddito.
Tra i piani più diffusi, il 401 (k): ogni dipendente che vi aderisce ha un proprio conto individuale all’interno del piano e si assume la responsabilità delle decisioni di investimento che influenzeranno direttamente il tenore di vita all’età di senescenza. Il lavoratore seleziona il mix di investimenti desiderato, avendo a disposizione un paniere di fondi comuni, differenziati geograficamente, settorialmente e per classi di attivi sottostanti. In alcuni casi sono presenti meccanismi di switch programmati che riducono la componente di rischio all’approssimarsi dell’età di pensionamento.
Al momento della pensione, è possibile riscuotere la prestazione in capitale o proseguire l’investimento posticipando il riscatto al momento in cui si manifesti la reale esigenza oppure decidere di percepire una rendita. L’adesione è incentivata anche dai benefici fiscali previsti, infatti la contribuzione del lavoratore è fiscalmente esente fino un importo massimo di 15.500 dollari (nel 2007), mentre sono fiscalmente deducibili i contributi versati dal datore di lavoro. Non sono soggetti alla tassazione i rendimenti maturati sulle somme accantonate, fino a una determinata soglia, mentre sono tassate solo le prestazioni al momento del pagamento. I riscatti anticipati sono soggetti a una penale del 10% e al pagamento delle imposte.
In Germania
Il sistema previdenziale tedesco si basa, come il nostro, su tre pilastri:
pubblico
privato ad adesione collettiva (per determinate categorie lavorative)
privato ad adesione individuale (piani previdenziali offerti da banche e assicurazioni)
La tripartizione del sistema previdenziale è stata introdotta nel 2001 grazie alla riforma Riester che prevede il rafforzamento delle forme di previdenza complementare, ampliando la gamma dei prodotti pensionistici e incrementando le agevolazioni fiscali. Previsti, in dettaglio:
incentivi fiscali per le adesioni alla previdenza complementare
garanzia del capitale versato
limitazione alla prestazione in capitale.
La previdenza complementare è strutturata mediante schemi pensionistici di tipo occupazionale e ad adesione volontaria.
- Pensionamento a 65 anni (dal 2012 aumento progressivo fino a raggiungere i 67 anni nel 2035)
- Aliquota contributiva: 19,5% ripartita tra lavoratore e datore di lavoro.
- Il tasso di sostituzione medio della previdenza obbligatoria si aggira intorno al 70%.
- Per stabilire il valore dell'assegno che si perciperà, per ogni anno di lavoro viene calcolato un punto retributivo,sulla base del reddito medio percepito e dei contributi versati. La pensione quindi si basera' sulla somma dei punti retributivi accumulati e adeguata su altri fattori.
In Svezia
- I sistemi di previdenza complementare ad adesione obbligatoria coprono la quasi totalità dei lavoratori attivi.
- La componente a ripartizione eroga prestazioni calcolate tenendo conto dei contributi effettivamente versati dal singolo lavoratore
- La componente a capitalizzazione del sistema svedese è strutturata secondo un sistema di conti individuali, che prevede la possibilità per gli iscritti di scegliere fra un’ampia gamma di fondi comuni di investimento certificati
- Previsto l’afflusso dei contributi in un fondo per chi non effettui esplicitamente una scelta di investimento
- Una agenzia pubblica, la Premium Pension Authority , gestisce e amministra il sistema provvedendo alla raccolta dei contributi e al loro trasferimento presso i fondi selezionati dagli iscritti
In Olanda
Il sistema previdenziale pubblico olandese è obbligatorio per tutti lavoratori residenti e fornisce una prestazione minima di base.
Il contributo versato dai lavoratori è di circa il 18% della retribuzione.
L’ammontare massimo della pensione si raggiunge con 50 anni di contribuzione.
L’età pensionabile è di 65 anni per uomini e donne e non sono richiesti periodi minimi di anzianità contributiva.
La legge olandese non prevede l’obbligo di partecipare a piani di previdenza complementare ma prevede comunque la possibilità che un fondo pensione possa essere reso obbligatorio per un intero settore.
Le contribuzioni possono essere a carico del datore di lavoro o del lavoratore a seconda di quanto pattuito nei contratti; di solito, il lavoratore contribuisce per la metà o per un terzo al finanziamento.
La vigilanza sui fondi pensione è stata rafforzata e prevede nuovi strumenti e modalità per il controllo della solvibilità nel lungo periodo e per il calcolo del funding ratio.
In Spagna
In pensione a 65 anni o dopo 35 anni di contributi (pensione base piena al 100% della media dei contributi versati negli ultimi 15 anni).Il contributo versato dai lavoratori alla Securidad Social è il 28.3 % della retribuzione lorda:
23,6% a carico del datore di lavoro
4,7% a carico del lavoratore.
Previdenza complementare utilizzata da circa il 41% dei lavoratori dipendenti. La previdenza complementare spagnola è volontaria. Qualsiasi piano pensionistico viene definito con la collaborazione di un Comitato di Impresa in cui i lavoratori hanno una rappresentanza maggioritaria.
La previdenza complementare assume le seguenti forme organizzative:
· piani occupazionali offerti dalle singole aziende per i lavoratori ubordinati
· fondi pensione aperti offerti da compagnie assicurative
· piani pensionistici offerti da istituzioni o associazioni.
Fonte: http://www.borsaitaliana.it/speciali/tfrriformapensionistica/sistemaprevidenzialedeglialtripaesi/sistemaprevidenzialeallestero.htm
AGGIORNATO ALL'ANNO 2007
Le pensioni di anzianita' o di qualunque altro tipo...sono un assurdita'con cui giocano i politici capitalisti . Gli esseri umani meritano Diritti .
Domenico Dalla Costa il tuo modo di ragionare contrasta apertamente con il senso di giustizia, equità e "senso d'esistenza" stesso di una società. Guadagnare 20.000 euro al mese o piu', firmando qualche foglio, come accade per alcuni "fortunati professionisti" è una "fortuna" magari guadagnata anche, ma che non può e non deve avere risonanza nell'erogazione pensionistica dello stato e sottolineo dello stato. In Italia, innanzitutto andrebbe introdotta la "Retribuzione Minima Oraria" come accade in quasi tutti i paesi europei. Questo già di per se garantirebbe ad alcune professioni e mestieri, di non scendere al di sotto di un determinato tetto contributivo!
Non è, ad ogni modo, tollerabile oltre modo, ripeto, che alcuni pensionati italiani, percepiscano oltre 30.000 euro di pensione al mese ed altri che magari hanno fatto lavori veramente usuranti, una pensione di 400 euro al mese. Qual'è l'ingiustizia maggiore, questa o quella che dici tu ?
Immaginiamo la vita come una corsa !
Una società civile dovrebbe garantire a TUTTI di poter partire dalla stessa linea di partenza. Durante la gara, ciascuno avanzerà in base ai propri meriti ed alle proprie capacità ( O raccomandazioni, visto che siamo in Italia)..........però una volta che si è giunti alla fine della gara e si è superata la linea d'arrivo, ciascuno sarà libero di godersi i frutti guadagnati durante "la corsa", ma non di pretendere questi frutti dallo stato.
No! Lo stato deve farsi garante di equità e giustizia e garantire a tutti, quando non si può piu' correre, di poter riposare ed attendere la fine della propria vita, senza dover patire ulteriori sofferenze e magari morire pure di fame!
Questo è il SENSO di una società! Se la vedete in un altro modo, ciò che state vedendo, qualunque cosa essa sia, credetemi non è una "Società" ....e non chiamatela tale!
io concordo con il cotributivo,certo con qualche fattore di abbassamento man mano che crescono i versamenti per la tua pensione.
Sarebbe comunque una ingiustizia per coloro che hanno versato molti soldi per la loro pensione non riconoscerli.
La pensione è frutto (giusto o ingiusto che sia) dei propri versamenti per costruirti la propria pensione.
Per cui è giusto che uno abbia una pensione anche di 5000 euro purche abbia dichiarato moltissimo al fisco cioè abbia fatto la sua parte di buon contribuente.
Che cosa ? Ricalcolare tutto con il "Contributivo"? Ma nemmeno per sogno! Non scherziamo! In Italia c'è gente che guadagna oltre 1000 euro al GIORNO di pensione, come descritto in uno degli ultimi post di Beppe sul Blog e poi ci sono pensionati a 400 euro al mese! Ma cos'è una società questa ? Allora ritorniamo alla legge della giungla:" Ognuno per se e Dio per tutti"! Forse è meglio!
La cosa giusta da fare sarebbe ricalcolare tutto col contributivo, e modificare tutte le pensioni in essere. Temo però scoppierebbe la rivoluzione. E' più semplice condannare alla fame le generazioni future che ancora non votano o che sono al momento impegnatissime a cambiare per la centesima volta la foto sul profilo di Facebook.