Adria -

Quando eravamo bambini noi, gente che oggi sta tra i 45 e 50 anni, il mondo era un altro mondo. Chi aveva il bagno in casa era privilegiato e chi possedeva il telefono, quello con il filo e la rotella per fare i numeri, un ricco.
Piano piano i simboli del benessere si sono estesi a tutti e con loro, sono stati estesi i diritti: la scuola, il lavoro, l'indennità di malattia, le cure,la pensione. Prima di noi, la generazione dei nostri genitori, ha conosciuto: le case senza riscaldamento, il lavoro minorile, il lavoro nero. Noi ci siamo scaldati, abbiamo studiato, abbiamo lavorato e goduto dei diritti ereditati. In ogni momento della storia, ogni generazione ha fatto un passo avanti, grande o piccolo che sia, rispetto alla generazione che l'ha preceduta e così oggi, noi abbiamo più di quanto i nostri genitori abbiano avuto. Ma domani, ai nostri figli, cosa lasceremo? Saremo capaci di dare loro di più?
Al convegno dei delegati cgil si è parlato anche di questo ed ha affrontato l'argomento una ragazza laureata che sta imparando sulla sua pelle il significato della parola "precarietà". Certo, è un argomento noto a molti, ma lei ha usato parole capaci di emozionare e con le emozioni, ci ha aiutati a riflettere.
Chiediamo ai nostri figli di studiare molto e bene per presentarsi nel mondo del lavoro preparati, li iscriviamo ad iniziative artistiche e sportive, li disponiamo a grandi aspettative. E poi? E poi niente. Niente lavoro a tempo indeterminato, niente garanzie, niente diritto alla malattia, all'indennità di maternità, al tfr. Saremo l'unica generazione di padri e madri della storia a lasciare ai propri figli meno di quanto abbiamo avuto, anzi no, peggio, saremo l'unica generazione di padri e madri della storia a lasciare ai nostri figli i debiti che abbiamo accumulato.
Ebbene, di tutti gli errori che abbiamo fatto e che faremo, questa sarà la nostra sconfitta più grande, la nostra vergogna più grande e la più grande umiliazione. Mentre accettiamo senza ribellarci, che ci vengano tolti i diritti, spacciandoceli come privilegi, non ci rendiamo conto che non stiamo decidendo per noi, ma stiamo condannando i nostri figli ad una vita di ricatti e di incertezze. Mentre tolleriamo ogni giorno che si parli di rassicurare i mercati, dimentichiamo che ci sono i nostri figli da rassicurare.
Questi ragazzi che oggi hanno 15 - 20 - 25 anni e che non potranno pensare di farsi una casa, di avere anche loro dei figli, di realizzare i sogni per i quali hanno dedicato anni di studi.
Non cadiamo nel tranello della falsa contrapposizione tra padri tutelati e figli che non lo sono, come se l'errore fossero le tutele. L'errore non sono le tutele, l'errore sarà toglierle. Noi non siamo colpevoli di aver fatto valere i nostri diritti, come vorrebbe farci credere chi ha tutto l'interesse nel toglierceli, saremo colpevoli se non li lasceremo in eredità alla generazione futura.
I diritti non vanno tolti, vanno estesi e migliorati. L'orario di lavoro di 8 ore non è un privilegio, è un diritto. Il giorno di riposo settimanale, le ferie, gli scatti di anzianità, una retribuzione dignitosa e coerente con il lavoro svolto non sono privilegi, sono diritti.
Tocca a noi genitori liberare i nostri figli dalla precarietà, esigere che vengano eliminati i troppi contratti di lavoro discutibili che li imprigionano, pretendere che sia per loro prevista una pensione dignitosa.
Usciamo dalle nostre case e dalla nostra apparente comodità, andiamo nelle piazze a manifestare, informiamoci, riuniamoci in assemblee e comitati. Riprendiamoci il diritto di cittadinanza.
Diventiamo cittadini attivi e consapevoli. Smettiamo di commiserare i nostri ragazzi per il futuro incerto a cui sono destinati, ma alleiamoci con loro perché quel futuro possa cambiare.
Questa generazione giovane, che è già stata tradita dalla storia, non dovrà essere tradita anche dai padri.
Michela Grotto
Movimento 5 Stelle
