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EUROPA - ACCORDO M5S/UKIP: PERCHÉ DICIAMO "NO"


Albano Laziale - 



IN SINTESI, LE NOSTRE PROPOSTE
• No all'accordo con l'UKIP e all'adesione al gruppo europarlamentare dell'EFD; dire 'no' a Farage significherà affermare noi stessi, affermarci come forza antisistema libertaria e non liberista, ecologista e non industrialista;
• Sì alla valutazione di altre possibili alleanze, non soltanto con i Verdi, ma anzi con l'obiettivo primario di costituire un 'gruppo europeo 5 stelle';
• Nel caso nessuna ipotesi d'accordo appaia compatibile con idee e programmi del M5S, esso non dovrà aderire a nessun gruppo: meglio che emerga la peculiarità del nostro movimento, anche a costo di un limitato margine di manovra, piuttosto che si abbia una percezione confusa della nostra azione, in unione con soggetti che hanno posizioni nazionaliste e iperliberiste su grandi temi sociali e ambientali; se la nostra linea emergerà in modo limpido e coerente, nel corso degli anni altri soggetti politici a noi più affini, che dovessero staccarsi da altri gruppi, con ogni probabilità si avvicineranno al M5S;
• Il voto in Rete dovrà essere libero, con una gamma di opzioni la più ampia possibile e dovrà essere bene informato: chiediamo che venga dato spazio adeguato, sul blog di Beppe Grillo e sulle altre piattaforme ufficiali del Movimento, a tutte le posizioni sull'argomento, ivi incluse le più contrarie all'accordo con l'UKIP.

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L'Analisi

Che il M5S si stia muovendo per sondare la possibilità di confluire nel gruppo EFD (insieme ai britannici dell'UKIP) e che questa ipotesi, al momento, venga presa molto sul serio dal leader Beppe Grillo è ormai qualcosa che non appartiene al mondo delle chiacchiere giornalistiche: è un fatto confermato dall'intervista dello stesso Grillo a Tom Kington, del 'Daily Telegraph'. Qui si può leggere l'intervista nel testo originale
Da essa è partito tutto il tamtam dell'informazione italiana, che però si è soffermato su alcuni aspetti e non su altri (tralasciamo volutamente ogni commento, che dovrebbe essere poco lusinghiero, sulla stampa italiana). Da un lato, il portavoce del M5S afferma che Nigel Farage e il suo partito non sono razzisti (e su questa affermazione torneremo dopo), dall'altro dice che, pur con le grandi differenze programmatiche tra M5S e UKIP, 'qualcosa ci unisce', se parliamo di principi di democrazia e di opposizione ad un europotere sempre più tracotante. Da ultimo, dice la cosa che ci interessa di più: sarà la 'rete' a decidere se chiudere questo accordo con l'UKIP o meno. Se questo è vero, crediamo che la parola stia per passare ai militanti e agli attivisti, che dovranno prendere una decisione che si annuncia sofferta.

Il documento che proponiamo vuole essere una riflessione e una proposta sul problema, sulla base delle informazioni disponibili e su un'analisi di quanto è stato fino ad oggi il M5S e di quello che dovrà essere il suo cammino dopo questa prova del voto europeo. Noi crediamo, anzitutto, che per prendere una decisione del genere gli attivisti che parteciperanno al voto debbano poter essere adeguatamente informati di tutte le opinioni relative al problema: constatiamo che sul blog di Beppe Grillo, in questo momento, prevalgono nettamente i documenti 'apologetici' riguardo all'accordo con l'UKIP, chiusi a ogni altra ipotesi di soluzione. Noi chiediamo che nel blog nazionale vengano adeguatamente rappresentate le posizioni di tutti e che vengano pubblicati anche documenti come questo, che si esprimono in modo critico.
Sul blog di Beppe Grillo, in effetti, il primo documento a comparire è stata una sorta di autodifesa di Nigel Farage, ove si smentiscono alcune idee correnti sul suo conto e sull'UKIP: vi si parla anche dell'ipotesi d'accordo con il M5S, definendo tale possibile convergenza 'un matrimonio di interesse' Dobbiamo cercare di scomporre il problema: dapprima dobbiamo capire cosa sia davvero l'UKIP e in secondo luogo cerchiamo di comprendere se e come un accordo con questo soggetto politico sia praticabile per una forza come il M5S.

CHE COS'È L'UKIP
Sgombriamo il campo da tante false informazioni che circolano: l'UKIP non è il FN di Marine Le Pen e non è neppure la Lega nostrana di Salvini (quello di 'Zingaropoli' e dei cori contro i napoletani) e nemmeno la greca Alba Dorata (con tutte le differenze che esistono anche tra queste formazioni). L'UKIP, da statuto, mette al bando ogni forma di discriminazione, razzismo, sessismo, xenofobia: a coloro che sono stati membri di partiti di estrema destra, come il vecchio National Front e poi il British National Party e il British Democratic Party, è interdetta l'attività politica nel partito di Farage. Alcuni membri sono stati espulsi proprio per dichiarazioni razziste o omofobe (e tali dichiarazioni vengono ora riportate da alcuni giornali italiani come 'prova' del razzismo dell'UKIP, insieme ad alcune frasi dello stesso Farage, abilmente manipolate in senso sessista.
Molta attenzione è stata dedicata da Farage a ripulire l'immagine della destra xenofoba inglese e gliene va dato atto. Ragionando, però, a più ampio spettro, va anche compreso che cosa significhi oggi la parola 'razzismo'. L'UKIP non è un partito razzista (o fascista) nel senso classico, se per razzismo intendiamo mentalità del tipo 'Blut und Boden', terra e sangue (l'ideale per esempio di formazioni come 'Alba Dorata' o 'Forza nuova'). L'idea dell'UKIP è quella di una comunità nazionale di cui tutti, a prescindere da razza, etnia o credo religioso, possano far parte: non importa se si sia originari della Nigeria o del Pakistan, tutti, in teoria, possono condividere con noi the British way of life. Ma il punto è un altro: la discriminazione non è più per colore della pelle, è per censo, è per inclusione o meno nei meccanismi di distribuzione del reddito: è questa la nuova forma di razzismo delle destre 'per bene' (ammesso che l'UKIP lo sia) di tutta Europa. Per capire bene il meccanismo dobbiamo allargare lo sguardo, vedere cosa il partito di Farage proponga in politica interna ed estera. L'idea principale, su cui l'UKIP stesso si fonda, è in sostanza una: uscita dall'UE, chiusura o severissimo controllo delle frontiere. Lo si trova scritto nero su bianco nel sito ufficiale UKIP: In sintesi, il programma al punto 'Proteggere le nostre frontiere' (!) è il seguente: si entra se si hanno soldi e il lavoro, e non devono esserci differenze in questo, tra un nigeriano e un romeno; per almeno cinque anni, gli immigrati devono pagare un'assicurazione privata per la salute, pagare per la scuola privata (!) e per la casa, perché 'devono prima versare nel contenitore da cui andranno poi a prendere'.
L'idea è sempre quella vecchia della chiusura o del forte controllo delle frontiere per rassicurare un ceto popolare debole e insicuro, preda di antichi e nuovi pregiudizi. L'uscita dall'UE, insomma, non permetterà più all'europeo dell'Est o del Sud di arrivare in GB e di 'rubare il lavoro' a Mr. Smith in qualche sobborgo di Liverpool o di Newcastle. Purificato dalle idee razziste 'classiche', di base c'è sempre questo atteggiamento di sospetto e di ostilità verso lo straniero, portatore potenziale di disordine sociale e di disagio per gli strati più bassi della popolazione 'autoctona'. Più in generale, l'idea è quella di una centralità assoluta della cultura e del modo di vita britannico, cui si immagina al più che gli 'ospiti' possano adattarsi convenientemente, ma per carità, senza portare 'novità' troppo radicali, bensì un portafoglio già gonfio...

Tutto il resto dei principi e dei programmi dell'UKIP si uniforma a questo modo di vedere neoconservatore, che mira a rassicurare i ceti più abbienti e soprattutto a conquistare un voto che un tempo si sarebbe detto 'piccolo borghese': ciò è evidente nelle politiche sociali e fiscali (l'UKIP da un lato è favorevole a una revisione dello stato sociale, con la messa in discussione dei diritti acquisiti in ambito di welfare, dall'altro propone un forte taglio delle tasse, incluse quelle sull'eredità, che colpiscono anche i ceti meno agiati) così come in quelle industriali ed energetiche, che si possono davvero definire arcaiche (l'UKIP è partito nuclearista, critico nei confronti delle fonti rinnovabili e delle sovvenzioni alle medesime, favorevole ad una ripresa dello sfruttamento dei combustibili fossili...). L'approccio economico è assolutamente liberista, anche riguardo allo sfruttamento di beni comuni come l'acqua. Domanda: cosa ha a che vedere il M5S con tutto questo? È fin troppo semplice indicare gli elementi di contrapposizione polare tra queste idee e quelle del Movimento, in uno spettro che va dai temi economici e sociali alla difesa dei beni comuni e dell'ambiente, alle politiche energetiche e perfino a quelle relative all'UE (il M5S non chiede e non ha mai chiesto, tout court, l'uscita dall'Unione, ma una profonda e radicale riforma di essa). Si fa presente che Farage si è opposto con grande energia alle misure che hanno portato Paesi come la Grecia alla rovina, denunciando, come ha fatto il M5S, i ricatti e le imposizioni del Consiglio e della Commissione Europea, della BCE e degli Stati più forti, Germania in primis (si veda il filmato). Questo è assolutamente vero, ma il punto da capire è che tale opposizione parte da presupposti radicalmente differenti da quelli del M5S: quello, appunto, di un neoconservatorismo british appena ripulito dai suoi aspetti più beceri, ma ancora nazionalista, liberista, industrialista e classista, lontanissimo dall'immaginare l'Unione come una Comunità aperta e sociale così come dal comprendere il profondo cambiamento (anche culturale) che porterebbe l'adozione di una economia basata sulle energie rinnovabili e sull'equilibrio con l'ambiente.

AVERE FIDUCIA NEL NOSTRO FUTURO
Pensiamo fermamente che 'un matrimonio di interesse' con un soggetto simile e con gli altri che compongono l'EFD non sia raccomandabile, perché questo significherebbe snaturare il senso dell'opposizione del M5S ai poteri e ai meccanismi dell'UE. Quale credibilità potrebbero avere le nostre posizioni su grandi temi economici e sociali, o sull'immigrazione, problemi su cui mai ci siamo chiusi in una gretta difesa dei 'confini della patria'? Quale credibilità potrebbe avere la nostra lotta contro le vere alleate di liberisti e neonazionalisti, le lobbies dell'energia che devastano l'ambiente e causano danni enormi alla salute umana, quelle degli ogm e dello sfruttamento intensivo e dissennato della Natura, vista soltanto come bene da privatizzare e da sfruttare?

Ci chiediamo perché non sia stata prima adeguatamente sondata l'ipotesi di un accordo con i Verdi, che hanno tanti punti programmatici in comune con il M5S, pur non condividendone, sotto molti aspetti, la critica radicale ai poteri dell'UE; chiediamo comunque che questa via venga ancora esplorata, perché un accordo in tal senso venga presentato come possibilità concreta anche ai votanti sulla piattaforma M5S. In generale, ci chiediamo perché l'ipotesi di un accordo con Farage sia stata, in sostanza, l'unica via percorsa fin da subito e non vogliamo che essa venga proposta nei termini brutali di un 'prendere o lasciare'. Nel vasto arcipelago di quelli che sono definiti 'gli euroscettici' (espressione poco più che giornalistica, che mira a una studiata disinformazione, mettendo in uno stesso calderone realtà come il FN francese e i Piraten tedeschi...), perché non si sono approfondite anche altre ipotesi? Perché si è preferito non prendere contatti preliminari con lo spagnolo 'Podemos', il nostro interlocutore naturale (che ora sembra essere rifluito in un altro gruppo parlamentare)? Perché non si intavolano trattative con soggetti come 'To Potami' (Grecia), 'Verjamem' (Slovenia), il 'Partido da Terra' (Portogallo) e vari altri che non hanno nel nazionalismo, nel liberismo, nelle politiche antiecologiste i loro capisaldi ideologici?

Il significato peculiare, l'originalità della critica e dell'azione politica del M5S contro i poteri UE devono essere comunicati con estrema cura ai cittadini italiani ed europei. La coerenza nel rispettare le scelte di fondo ha portato il M5S a rifiutare (in modo sacrosanto) il dialogo con le forze tradizionali della sinistra italiana ed europea (compromesse in un sistema di potere che sta affossando il nostro Paese e gran parte d'Europa) e a pagare anche un prezzo per questa scelta. Ora dobbiamo dire chiaro e forte che anche la nostra idea di opposizione all'interno dell'UE non ha nulla a che fare con i vecchi nazionalismi, le vecchie idee di 'difesa dei confini'. Il prezzo da pagare potrebbe essere quello di una scarsa possibilità di manovra nel nuovo Parlamento, ma dobbiamo insistere nell'indicare con chiarezza la via che stiamo percorrendo.

Ci è stato detto che il M5S avrebbe, nell'EFD, una 'autonomia di azione' che non si ha in altri Gruppi parlamentari: quanto sia fragile questo modo di vedere lo dimostra il documento in questo link su facebook Aggiungiamo che non dobbiamo ricorrere agli stessi inutili sotterfugi che portarono in altri tempi il Partito radicale ad allearsi con Le Pen (!) e che dobbiamo avere fiducia nella forza e nella durata delle nostre idee, nella ragionevole certezza che queste abbiano un futuro e che presto arriverà il momento in cui saranno premiate.

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