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Arezzo - 1215649-fanfa-300x167.jpg Arezzo presto andrà a nuove elezioni, il sindaco Fanfani accettando l'incarico al CSM ha automaticamente posto la città nelle condizioni di ritorno alle urne. Si potrebbe disquisire sulla legittimità e sui valori etici disattesi nel passare da un incarico elettivo, in cui ai cittadini si chiede un voto, ma soprattutto si promette un impegno pieno, nei successivi cinque anni, per amministrare i beni di tutti, salvo tradire quella fiducia nella prospettiva di un nuovo e maggiormente ben remunerato incarico. Ma tant'è, per essere in Italia questo è un vizio veniale, la sostanza pratica, con il ritorno al voto, è invece positiva per Arezzo: questa consiliatura è stata una delle peggiori degli ultimi decenni, il suo immobilismo, la sua mancanza di confronto e di dialogo, prima ancora con la città che con le altre forze politiche, l'ha portata ad un inattività ancora più esiziale in questi bui tempi di crisi. In consiglio comunale si è consumato il rito molto politically correct dei saluti e dei ringraziamenti al quale il MoVimento 5 stelle non si è sentito di partecipare. Sull'azione amministrativa dell'ex Sindaco il nostro giudizio rimane pessimo: azzerata qualsiasi forma di partecipazione o di dialogo diretta dei cittadini con l'amministrazione, per quanto riguarda la gestione dei rifiuti accettazione passiva di ogni scelta presa a livello regionale con il conseguente risultato di tariffe sempre più care e differenziata ferma al palo. Sul tema dell'acqua il Comune di Arezzo non ha brillato per un serrato controllo degli obblighi, derivanti dagli impegni presi sul fronte investimenti, a cui sarebbe costretto il gestore, viceversa ha deciso di non introitare gli utili spettanti da Nuove Acque, che sono soldi pubblici, giova sempre ricordarlo, come un novello Robin Hood all'incontrario, per mitigare le tariffe sempre più esose. La lista delle criticità cui la giunta Fanfani ha sottoposto la città continua con l'esternalizzazione dei servizi scolastici, nei trasporti adesione sciagurata alla gara regionale per il gestore unico, con conseguente aumento dei costi e perdita del controllo del servizio, ma anche sviluppo economico semplicemente abbandonato al suo destino, urbanistica con l'area ex Lebole ultima testimonianza della mancanza di capacità nel progettare un futuro innovativo per Arezzo. Rimaniamo drammaticamente Cenerentola toscana nel turismo, l'effetto Icastica sta solo nella retorica di una stampa connivente. Politiche ambientali sempre in secondo piano e quando si parla di Quarata e S.Zeno lo si fa solo per proporre ulteriori sfruttamenti di quei territori, un mobilità tutta incentrata sulle auto con una rete di parcheggi che non hanno nemmeno funzione di scambio, essendo inseriti nel centro cittadino. Politiche della sicurezza incentrate su una serie di telecamere inutili piuttosto che un maggior coordinamento con le alte forze di polizia e maggiori uomini sul territorio, tutti temi completamente inevasi. Una assenza totale di quello slancio propulsivo che ha condannato Arezzo ad una lenta morte per inedia. A questo modo di fare politica diamo volentieri il nostro addio e a mai più rivederci.

Arezzo - 




Quando si parla di conflitto d'interessi, in Italia, il nome che automaticamente viene alla mente è quello di un noto pregiudicato milanese ma, come il MoVimento 5 stelle ha più volte evidenziato, alle nostre latitudini è la politica, il suo intreccio nella guida di enti, aziende ed istituzioni, senza una vera e salutare alternanza, il possibile motore di infiniti conflitti d'interesse. Forse non è un caso, perché fa comodo un pò a tutti, che nel nostro paese non esista ancora una legge incisiva ed efficace in materia. Nel nostro territorio -regione, provincia ma anche comune- è storia la persistenza nell'amministrazione della cosa pubblica, e delle sue ricadute economiche, di una certa area politica, un "continuum" di decenni senza una reale soluzione di continuità. Questo inevitabilmente può generare situazioni paradossali come la vicenda su cui intendo interrogare la Giunta, ma soprattutto il Sindaco Fanfani.

Il tema è quello della proposta transattiva di saldo e stralcio del 50% del debito di 1.900.000 euro maturato al 31/12/2010 nei confronti di Aisa spa, società di capitale interamente pubblico e, giova ricordarlo, gestita e controllata dal Comune di Arezzo con l'85% delle quote. L'iniziativa è intrapresa dall' Organo Straordinario di Liquidazione del Comune di Castiglion Fiorentino, organo che si occupa del monte debiti dopo il dissesto finanziario, dichiarato nel maggio 2011, provocato da amministrazioni del Partito Democratico che hanno retto per anni il comune della Val di Chiana. Per alcuni esercizi il Comune di Castiglion Fiorentino ha riscosso dai propri cittadini il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti senza pagare la società gestore del servizio, Aisa spa, e distraendo con altre finalità quelle somme. Un esempio lampante di mala gestione della cosa pubblica.

La sintesi della proposta avanzata dai commissari castiglionesi: 950.000 euro entro 30 giorni e siamo pari.

La transazione il 30 dicembre 2013 verrà accettata, sveliamolo subito, ma con un percorso molto accidentato che è sintomo di forti perplessità nell'amministratore unico di Aisa, che aveva già ricevuto due precedenti richieste dello stesso tenore procrastinate nel tempo.

Aisa a fine 2013 si trova in una condizione economica "non florida", per usare un eufemismo, come si legge nei verbali di assemblea: "nei primi mesi del 2014 l'azienda potrebbe trovarsi in fabbisogno finanziario per un certo periodo di tempo dovendo quindi ricorrere ad indebitarsi con il sistema bancario o prorogando il pagamento dei fornitori". Un modo delicato per dire che soldi in cassa non ce ne sono. Già qui si pongono una serie di interrogativi circa la gestione finanziaria e sul perché si sia giunti a tale situazione.

Stante questa situazione l'amministratore unico di Aisa, correttamente, non se la sente di assumere in totale autonomia una decisione di tale rilevanza e affannosamente cerca di coinvolgere altri soggetti nella catena decisionale. Convoca l'assemblea dei soci, interpella il suo "azionista di riferimento" nella figura del Sindaco Fanfani, chiede un parere ai sindaci revisori e, a riprova del coinvolgimento diretto del Comune di Arezzo, un parere al suo ufficio legale.

Cominciamo dal parere legale. Innanzitutto, sotto il profilo deontologico, appare inopportuno un suo intervento diretto in quanto in conflitto d'interessi, a mio parere, nella vicenda, essendo sia il legale del Comune, socio di maggioranza, sia di Aisa stessa[i]. Nel merito della questione il giudizio del legale è pressoché neutro, da un lato si profila il possibile danno erariale generato da una decisione di accoglimento dello stralcio, testualmente possiamo leggere "Tale presupposto si concreta se gli organi decisionali adottino decisioni che producano un pregiudizio patrimoniale alla società."[ii] Sempre nella stessa risposta, al contrario, si mette in evidenza come i tempi di riscossione dell'intero credito possano essere lunghi, viste le procedure di legge da seguire in caso di enti locali che si trovino in situazione di dissesto, e che in definitiva che si debbano svolgere analisi finanziarie, con spazio temporale superiore ai cinque anni, primo, ma non unico, elemento per capire l'eventuale convenienza dell'operazione. In pratica "fate vobis"... Se un parere legale era necessario era opportuno rivolgersi ad un professionista terzo e competente in materia di contabilità dello stato.


Passiamo alle posizioni espresse dagli altri soci pubblici presenti alle assemblee. Il Comune di Monte Savino ricorda che l'ente debitore non sparirà e quindi il credito potrà essere perseguito nel tempo e si esprime con un voto di astensione. Molto più decisi i rappresentanti dei Comuni di Foiano e Capolona, quest'ultimo rinfaccia all'azienda come avrebbe dovuto impegnarsi maggiormente nella riscossione. Entrambi gli enti esprimono un voto contrario. Il Comune di Arezzo, viceversa, esprime parere di non contrarietà.

Arriviamo quindi al giudizio di espresso dal collegio dei Sindaci revisori, anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una formula molto ambigua[iii] , testualmente: "evidenziando l'opportunità sotto il profilo industriale e finanziario per un'eventuale accettazione della proposta, pur esprimendo le proprie riserve sulla attinenza al dettato letterale della legge ed alle sue interpretazioni prevalenti". Quindi letteralmente si afferma la convenienza di prendere subito i soldi ma questo non pare totalmente conforme alla legge. Scritto in un atto pubblico fa un certo effetto.

A questo proposito c'è da evidenziare però, con rammarico, che ancora una volta ci siamo dovuti scontrare con una opposizione all'accesso agli atti, da parte del collegio sindacale di Aisa, nello specifico il verbale d'assemblea in cui si prende la decisione in oggetto, utile a capire come i sindaci siano arrivati a tale deliberazione. Nella risposta di diniego alla mia richiesta si citano articoli del codice civile riguardanti aziende di diritto totalmente privato, mentre è ormai acquisito, dalla giurisprudenza consolidata e dalle sentenze in merito come il diritto d'accesso agli atti dei consiglieri comunali sia praticamente illimitato anche in aziende parzialmente o totalmente private a condizione che conducano un servizio di rilevanza pubblica, caso appunto in oggetto. Una tale risposta, anche dopo il vissuto che il gruppo consiliare del MoVimento 5 stelle, ed il collega Lucio Bianchi in particolare, hanno dovuto subire per condurre il proprio mandato di indirizzo e controllo, francamente, da un'azienda controllata dal nostro Ente non ce lo aspettavamo e testimonia quanta strada deve essere ancora percorsa per giungere ad una reale trasparenza amministrativa. Questa non volontà di collaborazione può ingenerare mille dubbi e sospetti che, viceversa, quando tutto è palese non trovano ragion d'essere. Quale vantaggio, mi chiedo, può tratte un pubblico amministratore da tale condotta?

Tornando all'oggetto dell'interrogazione lo stesso giorno, il 30 dicembre 2013, in cui l'amministratore unico comunica la sua decisione arriva anche il parere scritto del Sindaco Fanfani, un po' fuori tempo massimo, anche il primo cittadino sostanzialmente non esprime parere rimandando all'amministratore la decisione più conveniente in base ai computi finanziari.

In uno scenario di forti contrasti tra i soci, di pareri legali insufficienti, di non completa attinenza alla legge e alle sue interpretazioni prevalenti, di sostanziale abbandono da parte dei propri referenti politici dell'amministratore al suo destino questo, alla fine, decide collettivizzare 950.000 euro di perdite di Castiglion Fiorentino tra i cittadini aretini e quelli degli altri Comuni presenti in Aisa.

Voglio infine ricordare che in primo luogo le vittime sono gli stessi cittadini di Castiglion Fiorentino, che hanno pagato tutto quanto dovuto, e che oggi si trovano costretti, a causa del dissesto, a ripagare l'ammanco prodotto da un'amministrazione dimostratasi incapace di condurre la cosa pubblica.

Premesso tutto questo sono a chiedere:

Perché tutto si è svolto al di sopra del Consiglio, delle commissioni preposte ma anche della stessa Giunta comunale di Arezzo che controlla l'85% di una società disposta a tagliarsi un milione di euro di crediti? Una decisione così importante ed onerosa per la collettività aretina non meritava un ben altro percorso partecipativo?

Se non ritiene che Il conflitto d'interesse che citavo all'inizio si possa esplicare in amministratori di un partito che dovrebbero perseguire un ente locale governato dallo stesso partito, il quale ente si trova in debito con aziende pubbliche che erogano un servizio primario, i cui controllori sono sempre di nomina di quello stesso partito?

Come mai non sono mai arrivate al termine del proprio iter le azioni di riscossione coattiva, che erano comunque state intentate, nei confronti del Comune di Castiglion Fiorentino?

Intende il Comune di Arezzo, o dare mandato ad Aisa, di rivalersi sugli amministratori che hanno prodotto tale danno?

Come mai non sono stati coinvolti il segretario Generale, anche in funzione delle sue responsabilità in materia di anticorruzione, ed il Collegio Sindacale del Comune di Arezzo?

Se ritenga opportuno avviare un percorso quantomeno informativo, che dettagli e ricostruisca i vari passaggi storici, coinvolgendo gli amministratori interessati, almeno in commissione bilancio?

Se intenda impegnarsi fattivamente per farmi ricevere il verbale d'assemblea del collegio dei Sindaci revisori di Aisa sopra citato e se voglia prendere una posizione netta di censura verso tale comportamento?

[i] http://www.progetto6toscana.it/index.php?page=default&id=8235&lang=it

[ii] Pag.2, risposta ufficio legale Comune di Arezzo

[iii] verbale di riunione dell'Amministratore unico del 30 dicembre 2013


Daniele Farsetti - MoVimento 5 stelle Arezzo


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La nuova stazione dell'alta velocità, da costruirsi in un punto indefinito tra Arezzo e Chiusi, è il nuovo "fumogeno" che le amministrazioni regionali di Toscana ed Umbria, ambedue a guida PD, hanno lanciato verso gli indifesi cittadini. Gli assessori ai trasporti delle due regioni Vincenzo Ceccarelli (Toscana) e Silvano Rometti (Umbria) si sono assunti il compito di inserire l'opera negli strumenti di programmazione delle due regioni, il PRIIM (Piano Regionale Integrato delle Infrastrutture e della Mobilita') della Toscana e il Piano Regionale dei Trasporti dell'Umbria. L'opera vuole ripercorrere anche nel nome, Medioetruria, ciò che è stato fatto a Reggio Emilia, nel giugno scorso, con la nuova stazione AV Mediopadana.

Il M5S non è pregiudizialmente contrario alla stazione in quanto tale perchè questa si andrebbe ad integrare in un infrastruttura già esistente, come la "direttissima", con costi realizzativi, almeno teoricamente, relativamente bassi anche se si tratta pur sempre di milioni di euro di soldi pubblici.

Quello che non condividiamo invece è la "ratio" della scelta, in tempi di crisi profonda, in cui le risorse degli enti pubblici sono ridotte ai minimi, come quelli attuali è necessario individuare delle priorità: noi riteniamo che una regione che non riesce a garantire condizioni di viaggio minimamente accettabili per il 90% del traffico passeggeri, ovvero quello pendolare, fatto di studenti, lavoratori, persone che necessitano di cure, dovrebbe avere il pudore di porre prima riparo a questo disastro e poi pensare ad operazioni immagine come quella della stazione AV. Un assessore ai trasporti che non riesce a far rispettare il contratto di servizio, sulla frequenza dei convogli, la puntualità e sulla qualità del materiale rotabile, con Trenitalia dovrebbe porsi ben altre obiettivi.


Il progetto, che ha trovato la sponda entusiastica anche del PDL, a nostro giudizio, ha il solo scopo propagandistico e nessuna possibilità realizzativa. Se la stazione sorgesse vicino ad Arezzo, come utopisticamente auspica Fanfani, avrebbe un bacino d'utenza talmente basso (le stazioni AV, per sostenersi, hanno bisogno di almeno due milioni di viaggiatori) e in totale sovrapposizione con quello fiorentino da rendere non economica l'opera. Viceversa se venisse realizzata in un luogo decentrato tra i tre capoluoghi che dovrebbero servirsene ognuno dei tre possibili bacini avrebbe soluzioni alternative maggiormente servite, trasformando la Medioetruria nella classica cattedrale nel deserto all'italiana.

Proprio il confronto Medioetruria con Mediopadana appare molto incongruo. La stazione reggiana è infatti posta, come tempi percorrenza AV, a 40 minuti da Bologna ed un'ora da Milano. Medioetruria nascerebbe invece a 20 minuti da Firenze, o 15 quando entrerà in funzione la stazione sotterranea Foster. Una stazione aggiuntiva tra rallentamento fermata e ripartenza vale 15 minuti (dichiarazioni di Moretti a proposito della Mediopadana), impensabile che l'alta velocità si permetta di fermare un treno dopo 20. Dovranno essere "contrattati" quindi convogli ad hoc per Medioetruria con i player del mercato, Trenitalia o Della Valle & C. e non potendo vantare un bacino di potenziali utenti particolarmente nutrito tali condizioni, per garantire il privato che spende, saranno necessariamente vessatorie per la collettività.

Se si andasse nella logica del project financing, che tanto piace ai nostri amministratori e i cui costi pagano immancabilmente i cittadini, per far rendere economicamente sostenibile la brillante realizzazione sarà necessario attestare obbligatoriamente tutti i treni alla nuova stazione e non farli andare oltre, quindi nessun treno diretto da Perugia a Roma, nessun treno diretto da Arezzo a Roma e via discorrendo. Ora con un regionale in 2 ore e 30 si arriva a Tiburtina al costo di 13 euro. Illazioni esagerate? Provi un utente a confrontare gli orari dei treni tra Firenze-Bologna e viceversa dopo l'avvento AV, non c'è quasi modo di utilizzare un treno diverso dall'AV al modico costo di 25 euro a tratta, quando prima un regionale costava 7,50 euro con percorrenza di 70 minuti. Adesso la linea lenta è praticamente inutilizzata, i quasi inesistenti regionali rimasti fanno un percorso in oltre 2 ore e quindi costringono gli utenti " obtorto collo" ad utilizzare AV.

Ovviamente anche se l'opera rimarrà solo nella carta è possibile che si metta in moto il grande carrozzone degli studi di fattibilità, le progettazioni preliminari, le consulenze esterne. A questo proposito, sempre in tema ferroviario, facile risulta il parallelismo, sotto gli occhi di tutti, dello sperpero di risorse pubbliche per l'interporto di Indicatore, almeno 1 milione e trecentomila euro di fondi regionali, mirabolante nodo strategico di scambio intermodale, ridotto al rango di enorme "piazzalone" asfaltato abbandonato al suo triste destino ed ancora in cerca di un qualche utilizzatore.

La politica toscana, fatta di scandali, come il buco infinito della Asl di Massa, c'è chi parla addirittura di 500 milioni di euro, la consequenziale imposizione di ticket sanitari sempre più pesanti e, non ultimo, il dramma del Monte dei Paschi, altro esempio nefasto di come il buon governo di marca PD sia solo un retorico slogan, in questo momento ha la necessità di accendere "il sogno", risvegliare l'orgoglio, e possibilmente i voti, il prossimo sarà un anno di elezioni giova ricordarlo, dei cittadini delle province meridionali della Toscana.

I sindaci interessati, anche loro con fini speculari a quelli regionali, si sono prodigati nel ravvivare il dibatto pubblico sul luogo dove far sorgere l'opera: Fanfani la vuole sotto casa, il primo cittadino di Cortona, Vignini, direttamente in piazza Signorelli, il Sindaco di Chiusi, giustamente, vuole per il proprio territorio ogni beneficio. Se sia preferibile Ristonchi, piuttosto che Farneta o Poggio Ciliegio crediamo sia un dibattito fine a se stesso. La polemica di campanile utilizzata come strumento di "distrazione di massa" in cui ogni amministratore, nel raggio utile del progetto, possa infiammare i propri cittadini verso questa nuova crociata che mai avverrà.

Se dobbiamo pensare ad un potenziamento dell'infrastruttura ferroviaria, come noi auspichiamo, questa deve essere in funzione dell'ammodernamento della linea "lenta" esistente, funzionale all'interconnessione in maniera efficiente di questa "area vasta". Se le regioni Umbria e Toscana si mettessero d'accordo per connettere Perugia, Firenze, Pisa con una quindicina di treni al giorno sarebbero collegati 3 aeroporti, 1 stazione alta velocità, 3 università, 9 città, nessuna opera e nessuna stazione da costruire.

I mille drammatici problemi che quotidianamente gli aretini si trovano a vivere, dalla sanità sempre più precaria e costosa, ad un tessuto economico in disfacimento e per il quale non esistono nuove progettualità, fino all'ambiente, sacrificato sull'altare del profitto, richiederebbero ben altre e serie risposte.


Arezzo - 



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Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-01609
presentato da
GAGNARLI Chiara
testo di
Martedì 6 agosto 2013, seduta n. 66

fonte: http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=5558&stile=7

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

-- Per sapere - premesso che:

  • la normativa vigente non regolamenta e non fornisce parametri per l'utilizzazione agronomica del digestato, sottoprodotto delle centrali a biogas che, in via cautelativa, viene equiparato agli effluenti zootecnici ed utilizzato nelle quantità massime di 170 chilogrammi/anno di azoto per ettaro, attraverso un piano di utilizzazione agronomica (PUA); mentre, la quantità eccedente l'utilizzo agronomico ammesso, deve trovare altre destinazioni coerenti con la vigente legislazione in materia di rifiuti;
  • secondo diversi studi in materia, lo spandimento del digestato presenta delle criticità legata alle emissioni di ammoniaca in atmosfera, qualora lo spandimento non sia effettuato con le migliori tecniche disponibili, ed alla perdita di nitrati nelle acque di falda, qualora si ecceda negli apporti e si applichi in periodi non opportuni;
  • l'applicazione al terreno agricolo del digestato deve corrispondere esattamente al fabbisogno di azoto della coltura, pena la perdita di azoto nelle acque superficiali e profonde; ma in realtà i digestati vengono normalmente sparsi, più volte l'anno, anche quando il terreno è nudo e le condizioni climatiche rallentano l'attività vegetativa delle piante e quella di trasformazione microbica nel terreno, che favoriscono la trasformazione dell'azoto ammoniacale (85 per cento di quello contenuto nei digestati) in nitrati, ed il loro assorbimento radicale;
  • tale prassi comporta un grave rischio di depauperamento dei suoli agricoli che accolgono i digestati (ricchi di azoto e poveri di carbonio) e di eutrofizzazione delle falde acquifere;
  • non vanno sottovalutati i rischi igienico-sanitari legati all'uso dei digestati: diversi lavori mettono in luce come il Clostridium perfringens (causa di tossinfezioni oltre che di aborti) non subisce alcuna riduzione nei digestati; gli enterococci risultano molto resistenti alla digestione anaerobica; Salmonella ssp. (causa della maggior parte delle tossinfezioni alimentari segnalate) è stata rilevata in un campione su quattro della frazione solida e in uno su tre di quella liquida del digestato, mentre Lysteria monocytogenes (causa di listeriosi, con esiti a volte mortali) in quattro su quattro e tre su tre campioni rispettivamente della frazione solida e liquida (Bonetta et al. «Rischio igienico associato all'impiego di digerito in agricoltura»);
  • a Serboli (Subbiano), in provincia di Arezzo, un impianto di produzione di energia elettrica da biogas regolarmente realizzato nella azienda agricola San Luigi è stato sospeso da una ordinanza del sindaco (7-2013 del 17 giugno) a causa di quattro diversi sversamenti nel torrente Talla, da febbraio a giugno 2013, l'ultimo dei quali ha provocato una ingente moria di pesci;
  • considerata la data di inizio attività dell'impianto, si presume che il digestato-concime prodotto e sparso nei campi delle località di Poggio D'Acona, Calbenzano, S. Mama, non sia stato sottoposto al ciclo di maturazione di 160 giorni, necessario per abbattere la carica microbica, Clostridi, E. Coli, Botulino, con conseguente rischio di epidemia di animali domestici e non, pesci nei torrenti contaminati, ed anche per l'uomo;

  • i tecnici di ARPAT affermano che l'impianto non è in sicurezza e non è gestito correttamente ma, ciò nonostante, di recente si sta paventando la riapertura di tale impianto, senza che siano state fornite garanzie sui provvedimenti da adottare;

  • il comitato civico per Subbiano, a tutela del territorio, della salute delle persone e degli animali, ha chiesto al sindaco che la riapertura della centrale di Serboli a Calbenzano non sia concessa fino a quanto una commissione di esperti non abbia accertato che l'ordinanza sindacale n. 7-2013 sia stata soddisfatta nei punti 2-3-4-5, provvedendo ad una verifica dell'impianto;

  • in data 11 luglio 2013 l'interrogante ha presentato una interrogazione a risposta scritta (n. 5-00585) per sollecitare l'emanazione del decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previsto dall'articolo 52, comma 2-bis del decreto-legge n. 83 del 2012 convertito, con modificazioni dalla legge n. 134 del 2012, che dovrà finalmente definire le caratteristiche e le modalità di impiego del digestato equiparabile, per quanto attiene gli effetti fertilizzanti

-: se i Ministri interrogati, al fine di evitare le criticità ambientali legate alla gestione del digestato, intendano emanare l'apposito decreto di cui in premessa, con cui si definiscono le caratteristiche e le modalità di impiego del digestato equiparabile, per quanto attiene agli effetti fertilizzanti ed all'efficienza di uso, ai concimi di origine chimica, nonché le modalità di classificazione delle operazioni di disidratazione, sedimentazione, chiarificazione, centrifugazione ed essiccatura, in modo da evitare casi di sversamenti e di utilizzo prematuro del digestato ad uso ammendante, come avviene nell'impianto a biogas di Serboli a Carbenzano di cui si paventa la riapertura.

(4-01609)


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Nell'ultimo consiglio comunale un'interrogazione congiunta tra il M5S ed i gruppi consiliari di Sinistra per Arezzo, IDV e SEL ha posto al centro del dibattito politico l'inceneritore di S.Zeno ed il suo omologo di Falascaia - Lucca

Che cos'hanno in comune i due impianti? Apparentemente niente ma il collegamento potrebbe essere dato da un software che permette di manomettere i dati di emissione degli agenti inquinanti del camino di uscita.

Ma andiamo con ordine. L'impianto di Falascaia è stato chiuso dalla magistratura proprio perché, è stato accertato, esisteva questo software che permetteva di tenere "segreti", nel senso che erano accessibili solo a chi gestiva il sistema, i dati reali sull'emissione di agenti inquinanti. Lo stesso software permetteva di "aggiustare" i suddetti dati in modo che tutto risultasse nei parametri di legge. Questa necessità si verifica spesso per meri interessi economici, bruciare i rifiuti indifferenziati RSU può provocare innalzamenti fuori leggi degli agenti inquinanti ma permette di avere combustibile economico per gli inceneritori, viceversa per mantenere i parametri sotto controllo può essere necessario immettere ossigeno nel processo di combustione rendendo, di fatto, la produzione di energia elettrica in questa modalità non conveniente per i gestori dell'impianto.

Che c'entra Arezzo? Si legge nella relazione dei Ctu del Pubblico Ministero di Lucca che il responsabile, "appena preso servizio nel gennaio 2002 presso l'impianto di Falascaia aveva detto chiaramente che esisteva una modifica del sistema monitoraggio emissioni, portata con sé come esperienza dall'impianto di incenerimento di Arezzo.

Ciò che lascia esterrefatti è la lettura dei verbali e delle testimonianze rese durante il processo. Uno stralcio di quanto dichiarato dal capo laboratorio e Responsabile Ambiente, sia nel novembre del 2005 che nell'ottobre del 2008, così come risulta dagli atti del processo, lascia senza parole. "Appena preso servizio nel gennaio 2002, presso lo stabilimento di Falascaia, il responsabile dello stabilimento gli aveva chiaramente detto che esisteva una MODIFICA al sistema di monitoraggio Emissioni, portata con sé come esperienza da un analogo impianto, l'inceneritore dell'AISA di Arezzo, mediante i quali potevano essere modificati (riducendoli del 90% circa) i dati delle emissioni misurate al camino, attivabile dai capiturno, mediante una maschera software e tramite la password BOSS. Tutto il sistema di taroccamento era stato preparato ed elaborato ad Arezzo".

Il Sindaco Fanfani, trovatosi spiazzato, ha prima cercato di accusare i sottoscrittori dell'interrogazione, di superficialità in quanto non erano stati indicati i nomi delle persone fisiche che erano protagoniste della vicenda, facendo poi rapida retromarcia appena gli è sono stati mostrati gli atti del Tribunale di Lucca, ove il processo si è concluso con condanne in terzo grado in via definitiva, salvo poi spostare l'attenzione sul fatto che non ci fossero aretini coinvolti nel procedimento. Ovviamente i nomi non significano nulla, quelli erano meri esecutori, quello che importa è capire se i fatti sono avvenuti, se stanno a continuando ad avvenire se l'Ente fosse a conoscenza di tali pratiche. Poi che siano state messe in essere da un lucchese, un cinese o un marziano poco importa.

Quello che deve essere chiaro a tutti, e questa esperienza tristemente ce lo insegna, è che questi impianti, dichiarati sicuri e patrimonio della collettività aretina presentano molte criticità, sennò quale motivo, fosse dimostrato che tali fatti siano avvenuti anche a S.Zeno, ci sarebbe stata necessità di taroccare i dati?


Arezzo - 



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In attesa della risposta scritta promessaci dall'Assessore, ecco il testo dell'interrogazione presentata grazie al lavoro del GdL "Energia" del M5S Arezzo.

Arezzo, 22 luglio 2013

All'Ass. alle Politiche Energetiche Paolo Fulini

e p.c. Al Sindaco Giuseppe Fanfani

OGGETTO: Interrogazione urgente a risposta orale sullo stato di avanzamento dei lavori riguardo l'adesione al Patto dei Sindaci preordinata alla redazione del PAES per il Comune di Arezzo.

Purtroppo siamo spesso difronte alle lungaggini della Politica; la quale, troppe volte resta inadempiente di fronte ai problemi dei cittadini e ai cambiamenti in corso d'opera. Quest'ultima, una caratteristica intrinseca della nostra quotidiana modernità, con la quale dobbiamo inevitabilmente imparare a convivere.

In merito a questa riflessione, il MoVimento 5 Stelle AR ha ben visto e valutanto positivamente la delibera dello scorso aprile attraverso la quale la Giunta Comunale, con votazione unanime, ha espresso l'indirizzo di aderire al Patto dei Sindaci per l'energia sostenibile. E pertanto, lo stesso organo, ha dato mandato agli uffici competenti di effettuare i necessari approfondimenti; nonché di predisporre gli atti propedeutici al fine di formalizzare l'adesione attraverso una delibera di Consiglio Comunale.

Come ben tratteggiato da due delle nostre "5 stelle" pensiamo che sia di fondamentale importanza attivarsi al più presto per intraprendere il percorso imposto dall'adesione al Patto dei Sindaci, sia per una questione di salvaguardia dell'Ambiente che per la creazione di nuovi posti di lavoro tramite il nuovo settore dell'efficienza energetica. Ma prima ancora delle nostre posizioni politiche sono da ritenere di prioritaria importanza i numerosi adempimenti normativi che dobbiamo rispettare; o ancora una volta dimostreremo come l'Italia, ed in questo caso Arezzo, siano paesi popolati da gente inadempiente, che non rispetta le leggi ed abituata ad essere sempre l'ultima ruota del carro; poiché incapace di cogliere l'attimo.

Detto ciò vorrei analizzare la situazione attuale del Comune di Arezzo scendendo nel dettaglio tecnico-normativo:

Preso atto che a livello provinciale e comunale è in corso di adozione il Piano Energetico Comunale (PEC) e sono già operanti i seguenti strumenti pianificatori (con i quali il PAES dovrà andare a relazionarsi):

Piano Territoriale di Coordinamento provinciale di Arezzo (PTCP)

Piano Strutturale;

Regolamento urbanistico;

Piano Urbano della Mobilità del Comune di Arezzo (PUM);

Piano di Azione Comunale (PAC) per il triennio 2011-2013 (delibera G.C. n.399 del 29/06/2011).

Considerato che, anche in virtù delle attuali normative (in particolare il PRAA e il PIER), un apporto particolare al raggiungimento degli obiettivi dei Piani Energetici deve essere costituito dal contributo degli Enti Locali e dal coinvolgimento dei diversi territori; in modo da valorizzare le specifiche vocazioni e sviluppare integrazioni fra le diverse fonti energetiche, avendo sempre a riferimento la rilevanza dell'energia come componente dei consumi, come fattore della produzione, come motore di una nuova industria e come questione centrale per l'ambiente e la qualità della vita.

Appurato che l'iniziativa di aderire al Patto dei Sindaci permette ai Comuni firmatari del Patto, fra gli altri vantaggi, di:

Creare e rinforzare la dinamica sulla riduzione di CO2 nel territorio Comunale;

Beneficiare dell'incoraggiamento e dell'esempio di altri Comuni pilota;

Beneficiare dell'approvazione e del sostegno dell'Unione Europea;

Disporre dei requisiti per ottenere i finanziamenti messi a disposizione dei firmatari del Patto

Tenuto conto che la Regione Toscana ha già approvato lo schema "Patto dei Sindaci. Un impegno per l'energia sostenibile" (D.G.R. n.844 del 27/09/2010), ponendosi come soggetto Coordinatore Territoriale del Patto. Con tale atto la Regione Toscana si è pertanto impegnata a fornire consulenza strategica e sostegno tecnico-finanziario ai Comuni che aderiscano al Patto dei Sindaci senza avere le necessarie competenze e risorse;

Riteniamo pertanto più che sufficiente, in relazione all'entità degli approfondimenti da svolgere, il tempo intercorso dalla data della Delibera (10/04/2011) ad oggi. E' tempo di agire, e di farlo subito... O il tempo, inesorabile, ci travolgerà. Relativamente a tali incomprensibili ritardi,

CHIEDO all'Assessore Competente ed al Sindaco:

- Quali siano i motivi per cui ancora non si sia formalizzata l'adesione al Patto dei Sindaci, attraverso delibera del Consiglio Comunale (così come previsto dalla sopra citata delibera di Giunta del 10/04/2013). La suddetta urgenza nasce dal fatto che l'obiettivo di riduzione della CO2 di oltre il 20% entro l'anno 2020 (termine previsto dal Patto dei Sindaci) risulterà sostenibile soltanto se l'adesione avverrà in tempi rapidi.

- Come e quando si darà esecuzione alle fasi successive all'adesione al "Patto dei Sindaci", al fine di rispettare gli impegni e gli obiettivi assunti a seguito dell'adesione stessa;

- Se e quando siano state calendarizzate le fasi di cui sopra, quindi anche la presentazione del PAES di Arezzo alla Commissione Europea, che deve avvenire, come previsto dai termini dati dalla Commissione stessa, entro un anno dall'adesione; tenendo nella dovuta considerazione anche la tempistica necessaria al previsto, e a nostro avviso d'importanza fondamentale, coinvolgimento della società civile presente nel territorio comunale, finalizzato alla condivisione degli obiettivi e del "Piano di azioni" da inserire nel PAES.

Concludo dicendo che, nel caso il Comune non avesse le forze necessarie ad espletare la redazione del PAES, si rivolga alla cittadinanza. Sono convinto che ci sia una gran quantità di teste competenti che avrebbe voglia di dare una mano. Infondo un Comune non è composto solo dei governanti.

Lucio Bianchi

Capogruppo M5S Arezzo


Arezzo - 



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Nonostante che il nostro atto di indirizzo non sia stato approvato dall'ultimo Consiglio Comunale, i suoi contenuti possono essere ancora discussi e inseriti nel bilancio preventivo ancora da approvare. I suoi due principi cardine sono: la rimodulazione delle fasce Isee adesso troppo schiacciate verso il basso in modo da intercettare chi ha alti redditi e l'equità fiscale.

Entriamo nel merito: il primo aspetto che rileviamo è l'utilizzo dell'Isee per identificare i criteri per il pagamento delle rette scolastiche. Sono 29 gli scaglioni a oggi, separati magari da pochissime decine di euro. Dunque, se anche vogliamo mantenere una certa quantità di scaglioni, rimoduliamoli verso l'alto, portando quello massimo ad esempio a 70.000 euro. Un reddito Isee di 70.000 euro equivale davvero a un reddito effettivo da benestanti.

Da questa prima considerazione segue il secondo aspetto: le rette e le tariffe sono modulate non sulle fasce di reddito ma concepite in modo tale che comunque siano in gran parte a carico della collettività. Attualmente, infatti, anche per il figlio del ricco il 60% della retta ricade sulla fiscalità generale. Il concetto ci sembra ingiusto. Chi ha reddito Isee più alto deve contribuire fino addirittura al 100%. E così a scalare fino a prevedere che chi sta sotto i 30.000 euro Isee non abbia aumenti.

I ricavi aggiuntivi così ottenuti andrebbero destinati alla valorizzazione del patrimonio scolastico del Comune di Arezzo, che si trova in condizioni drammatiche, o all'acquisto di materiale didattico. Di pari passo vanno attivati i controlli sulle stesse autocertificazioni Isee.

Su questo genere di contenuti il Consiglio Comunale aveva trovato un accordo ampio tra tutti i gruppi consiliari che si erano dichiarati favorevoli all'atto e dalle dichiarazioni di voto alla votazione avevano mantenuto questo indirizzo. Tutti, tranne uno: il Partito democratico che in maniera pretestuosa lo ha affossato astenendosi. Un atteggiamento davvero incomprensibile.

Dichiarazione del consigliere comunale Daniele Farsetti


Arezzo - 



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Uno degli organismi meno conosciuti della macchina comunale ma di importanza strategica, se messo nelle condizioni di operare realmente, è l'O.I.V. (organismo indipendente di valutazione). Si tratta di quell'organismo preposto alla valutazione del merito e delle performance nella pubblica amministrazione introdotto con l'art. 14 del D. Lgs 150/09 (cd. legge Brunetta) il quale prevede che ogni Pubblica Amministrazione - senza nuovi e maggiori oneri per la finanza pubblica - si doti di un Organismo Indipendente di Valutazione della performance tenuto a svolgere un ruolo fondamentale nel processo di misurazione e valutazione delle strutture e dei dirigenti e nell'adempimento degli obblighi di integrazione e trasparenza posti alle amministrazioni. Il mandato di questo organismo ha durata triennale e, nel comune di Arezzo, ha maggiori oneri per la finanza pubblica nella misura di 10.000 euro annui come emolumento al suo presidente.

Ci siamo imbattuti in questo organismo quando, lo scorso anno, abbiamo approfondito le modalità con le quali vengono elargiti i premi di risultato ai dirigenti comunali. In primo luogo c'è da dire che secondo la legge Brunetta ogni ente locale deve dotarsi di un piano delle performance che stabilisca i parametri organizzativi e qualitativi che il Comune, in questo caso, deve ottenere. Ad ogni dirigente e quindi ufficio l'ente impone degli obiettivi da raggiungere per ottenere i premi accessori di produzione stabiliti. L'OIV vigila e monitora che tali obiettivi vengano raggiunti.

Nel caso del Comune di Arezzo già tre anni fa notammo alcune singolarità: lo stesso professionista chiamato a redarre il piano delle performance divenne poi il presidente dell'organismo di valutazione. Colui che redige un piano chiamato anche a valutarlo? Piena libertà di giudizio? L'altro aspetto simpatico, se non ci fossero in ballo soldi di tutti i cittadini, è che gli obiettivi, di fatto, vengono concordati con i dirigenti stessi, tutto nella norma ovviamente, ma che livello di credibilità ha una valutazione i cui obiettivi sono stabiliti da coloro che devono essere giudicati?

Da qualche giorno campeggia nel sito del Comune il link per il bando per procedere alla nomina di "un componente esterno, con funzioni di presidente, dell'organismo indipendente di valutazione". Anche la valutazione delle candidature lascia alcuni spazi alla discrezionalità, infatti la valutazione dei curricula verrà effettuata "dal Direttore Operativo e dal Segretario generale che trasmetteranno al Sindaco il profilo del candidato ritenuto più idoneo, per competenza, esperienze e caratteristiche professionali e personali, alla copertura dell'incarico". Che cosa sono ad esempio le caratteristiche personali? E' normale che chi deve essere controllato si scelga il controllore?

Al di là dei pomposi titoli questa volta vorremmo che venisse prescelto qualche professionista, magari in discontinuità con chi ha già svolto il ruolo, persona capace, meritevole e che sappia garantire al meglio la funzione a cui l'organismo è preposto garantendo indipendenza e assenza di conflitti di interessi. Chiediamo troppo?

avviso-pubblico-per-la-presentazione-della-candidatura-a-presidente-dellorganismo-indipendente-di-valutazione-del-comune-di-arezzo


Arezzo - 

Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della salute. -- Per sapere - premesso che:
la riforma dell'OCM zucchero, approvata dall'Unione europea in data 24 novembre 2005, ha mirato a realizzare una elevata riduzione del prezzo di mercato ed una forte compressione delle quantità prodotte in Europa, nel duplice intento di avvicinare il prezzo comunitario a quello internazionale e di conformarsi ai vincoli ed alle condizioni degli accordi commerciali di libero scambio (EBA ed altri);
l'effetto della riforma ha comportato una forte riduzione o cessazione delle produzioni nei Paesi meno competitivi, tra cui l'Italia, che ha dovuto affrontare una ristrutturazione del settore, con una riduzione (superiore al 50 per cento) della superficie a barbabietola da zucchero e del numero di impianti di trasformazione sul territorio nazionale;
i progetti di riconversione degli zuccherifici italiani sono la conseguenza della restrittiva riforma comunitaria di cui sopra e sono frutto di un accordo per la produzione di energia da fonti rinnovabili siglato tra Actelios Spa, Società del Gruppo Falck, e SECI, holding a cui fanno capo le partecipazioni del gruppo Maccaferri;
a Castiglion Fiorentino, in data 10 dicembre 2007, le società PowerCrop srl ed Eridania Sadam S.p.A. (in qualità di soggetti proponenti), la regione Toscana, la provincia di Arezzo, il comune di Castiglion Fiorentino e le organizzazioni sindacali dei lavoratori, con l'obiettivo di governare il processo di riconversione di un settore che, per la regione Toscana, ha rappresentato una importante risorsa economica ed occupazionale, hanno sottoscritto un accordo di riconversione produttiva di un vecchio zuccherificio ivi allocato;
tale accordo, stipulato sulla base delle direttive del «Piano per la razionalizzazione e riconversione della produzione bieticolo-saccarifere» approvato dal Comitato interministeriale del 31 gennaio 2007, prevedeva la realizzazione e la gestione di una centrale di produzione di energia elettrica alimentata da olio vegetale, estratto da colture oleaginose e da biomasse di origine agroforestale, derivanti dallo sviluppo di una filiera agricola no food, nonché l'agevolazione agli insediamenti di iniziative produttive, preferibilmente agroindustriali;
ad oggi tale accordo è l'unico documento valido in quanto sottoscritto ufficialmente da tutte le parti in causa e presentato nelle sedi di competenza;
in data 11 ottobre 2011 (prot. n. 182735), la società PowerCrop spa ha richiesto ed ottenuto l'attivazione della procedura di verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), relativa al «Progetto di Polo Energie Rinnovabili di Castiglion Fiorentino», della potenza termica massima di 51,5 MWt, da realizzarsi nel comune di Castiglion Fiorentino in località Poggio Ciliegio, sito ben diverso da quello nel quale avrebbe dovuto realizzarsi la riconversione dell'ex zuccherificio;
dalle 16 osservazioni pervenute in fase di VIA, sono emerse le seguenti principali problematiche: difformità del progetto rispetto ai pregressi accordi; svalutazione dei beni e delle attività circostanti; diminuzione della disponibilità di acqua; impatto generato dalle emissioni della Centrale sulla salute dei cittadini; impatto sul sistema del paesaggio di elevato valore; necessità di un bilancio energetico-ambientale; problematiche legate all'approvvigionamento oltre i limiti della filiera corta; perdita della biodiversità a vantaggio della monocoltura energetica;
diverse associazioni e comitati presenti sul territorio, tra cui il Comitato Tutela Valdichiana, stanno contribuendo attivamente a salvaguardare il territorio per la difesa dei diritti alla salute e alla sicurezza dei cittadini, finanche depositando esse stesse osservazioni nell'ambito della VIA relativa al «Progetto di Polo Energie Rinnovabili di Castiglion Fiorentino»;
in data 19 dicembre 2012 a Castiglion Fiorentino otto sindaci di altrettanti comuni della Valdichiana Aretina, con un documento congiunto hanno anch'essi espresso considerazioni sulle ricadute negative non trascurabili della centrale a biomasse, sul piano sanitario, ambientale, paesaggistico, storico-culturale, economico e lavorativo/occupazionale, invitando la società proponente, a predisporre un progetto realmente alternativo, compatibile col territorio, rispettoso delle vocazioni locali e coerente con tutti gli aspetti sopra citati;

con deliberazione n. 67 del 21 dicembre 2012, la giunta del comune di Castiglion Fiorentino ha deliberato di non condividere il progetto della PowerCrop srl a causa delle criticità dello stesso, evidenziate nell'allegato 2 alla delibera, già evidenziate nelle 16 osservazioni pervenute in fase di VIA presso la provincia di Arezzo, ente territorialmente competente;
lo scorso 28 marzo 2013 Enel Green Power ha siglato l'accordo definitivo per l'acquisizione da parte di Enel del 50 per cento di Powercrop; con questa acquisizione, Enel Green Power parteciperà alla realizzazione di 5 nuovi impianti con una capacità installata complessiva di 150 MW elettrici, tra cui l'impianto di Castiglion Fiorentino;
la giunta della provincia di Arezzo, con delibera n. 207 del 15 aprile 2013, ai sensi dell'articolo 53 della legge regionale n. 10 del 2010, ha istituito il Comitato d'inchiesta pubblica sulla valutazione d'impatto ambientale, con lo scopo di garantire l'effettiva informazione dei cittadini sul «Progetto di Polo Energie Rinnovabili di Castiglion Fiorentino»; lo stesso comitato, in data 10 maggio 2013, ha tenuto la prima riunione di insediamento, a cui sono seguite l'udienza preliminare del 30 maggio 2013, per far presentare alla PowerCrop srl la sintesi del Progetto, e le sedute del 5 giugno 2013 per l'udienza tecnico istituzionale e del 14 giugno 2013 per l'udienza generale;
sia a livello nazionale che territoriale, non risulta necessario un aumento dell'offerta di energia elettrica in quanto, secondo dati Terna - comunicato stampa del 5 giugno 2013 - nei primi cinque mesi del 2013 la domanda nazionale di energia elettrica è risultata in flessione del 3,4 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2012; dato confermato anche a livello territoriale, dove la variazione della domanda di energia elettrica è risultata ovunque negativa: -2,4 per cento al Nord, -3,6 per cento al Centro e -5,4 per cento al Sud;
in merito all'aspetto sanitario, uno studio dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) pubblicato il 31 gennaio 2013, evidenzia che «L'esposizione a lungo termine al particolato fine (PM2,5) può provocare l'arteriosclerosi, dei disturbi alla nascita e delle malattie respiratorie tra i bambini»; inoltre, il progetto Review of evidence on health aspects of air pollution (Revihapp) suggerisce anche un eventuale legame con lo sviluppo neurologico, la funzione cognitiva ed i diabeti e conferma i collegamenti causali tra il particolato PM 2,5 ed i decessi dovuti a malattie cardiovascolari e respiratorie;
come sottolineato dal Commissario europeo all'Ambiente, Janez Potocnik, che ha commissionato i suddetti studi all'Oms, è in corso un riesame 2013 della politica Ue sulla qualità dell'aria, che deve fondarsi su dati scientifici più recenti che approfondiscano i legami tra l'inquinamento atmosferico e la salute umana -:
se il Ministro della salute, alla luce dei più recenti studi dell'OMS sui danni dell'inquinamento dell'aria sulla salute umana, e delle recenti dichiarazioni del Commissario europeo per l'Ambiente, Janez Potocnik, in merito alla revisione 2013 della Politica europea dell'aria sulla base dei sopraddetti studi, non ritenga opportuno, nell'ambito delle proprie funzioni, che la realizzazione dei nuovi insediamenti di produzione di energia da fonti rinnovabili, tra cui il «Polo Energie rinnovabili di Castiglion Fiorentino», che comportano emissioni di polveri sottili, sia conforme agli aggiornamenti normativi europei in corso di revisione;
se il Ministro dello sviluppo economico, per quanto di propria competenza, sul tema della produzione di energia da fonte rinnovabile con particolare riguardo alle biomasse, alla luce del fatto che la domanda di energia elettrica nazionale è in netto calo ed i cicli combinati già realizzati non riescono ad essere impiegati a pieno regime, abbia intenzione di assumere adeguati ed urgenti interventi di carattere normativo, nella direzione della rimodulazione del sistema degli incentivi previsti dal decreto ministeriale del 6 luglio 2012 (attuazione articolo 24 decreto legislativo 3 marzo 2011 n. 28), a garanzia di effettiva sostenibilità ambientale degli impianti, a garanzia dell'utilizzo esclusivo o preponderante di biomasse da scarto della produzione agricola forestale, piuttosto che quelle da colture no food, appositamente dedicate alla valorizzazione energetica, a garanzia dello sfruttamento dei terreni innanzitutto per le colture edibili e le altre attività agricole (anche e soprattutto di eccellenza) e solo in maniera residuale per produzioni dedicate a fini energetici. (4-00969)


Arezzo - 



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"Il Governatore Enrico Rossi evita in tutti i modi il confronto. Altro che democratico, il Pd si conferma un partito che predica bene ma agisce molto male, che prende le decisioni nel segreto delle sue stanze senza il ritegno di incontrare nemmeno i parlamentari che chiedono informazioni". E' dura la presa di posizione del Movimento 5 Stelle che, da più di tre settimane ormai, attende una risposta positiva dal presidente della Regione alla richiesta di un incontro per discutere della sanità regionale.

"Una richiesta legittima, presentata e firmata da tutti e nove i parlamentari toscani del Movimento - spiega il parlamentare Massimo Artini - Vogliamo infatti avere spiegazioni dal presidente sulla futura riforma sanitaria che prevede tagli di duemila posti letto in tutta la Toscana. Una stangata che andrà ad abbattersi in particolar modo sui piccoli ospedali.

"Purtroppo - sottolinea l'esponente del Movimento 5 Stelle - il presidente Rossi, ancora una volta, dimostra di non voler portare a conoscenza dell'opinione pubblica i piani di smantellamento della sanità pubblica. E ripetutamente, in questa ventina di giorni, con vari escamotage, ha trovato il modo di non incontrarci. Una modalità arrogante e poco democratica di governare e fare politica. Già è grave non trovare il tempo di informare direttamente i cittadini su riforme di grande interesse generale che stanno per essere approvate. Assume i contorni dell'offesa nei confronti dell'elettorato e delle normali regole democratiche, se ad essere snobbati sono nove parlamentari votati in Toscana da migliaia di persone".

"Forse - chiosa amareggiato Massimo Artini - il presidente Rossi ha paura e timore di dover svuotare il sacco e svelare le segreti manovre che riguardano la sanità pubblica, in mezz'ora di incontro".

Marco Baldassare, parlamentare aretino del MoVimento 5 Stelle, sottolinea come rischiano di apparire strumentali le parole del governatore Rossi, il quale indica nel M5S una forza politica chiusa al dialogo, quando poi è lui per primo che non vuole confrontarsi su temi particolarmente importanti per i cittadini toscani e di cui ha diretta competenza.

"La nostra preoccupazione - continua Baldassarre - è che il buco alla Asl di Massa, certificato in almeno 250 milioni di euro, maturatosi durante i dieci anni di governo, dell'allora assessore alla sanità Enrico Rossi, vada a penalizzare l'intero sistema sanitario toscano. Il senso dell'incontro è proprio questo cercare soluzioni condivise per evitare penalizzazioni ulteriori ai cittadini della nostra regione".

I candidati a Arezzo

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    Massimo Ricci
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    Alessandro Cerboni
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    Antonio Casi
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    barbara storri
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    Claudio Massaini
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    Emanuele Bonci
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    esaù mencaroni
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    fabrizio mori
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    federica peloso
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    Francesca De Simone
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    Giuseppe Cavallaro
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    Goti Marco
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    Julien Banchetti
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    Lara Fracassini
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    Laura Panichi
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    laura presenti
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    Marco Perticai
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    Margherita Barbagli
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    Michele Menchetti
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    Miriam Luongo
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    paolo lepri
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    pettener giorgio
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    RICCARDO MARCUCCI
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    RITA D.
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    ROBERTA BANCHELLI
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    roberto cecchini
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    roberto rossi
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    Tiziano Rosadini

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