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MoVimento 5 Stelle

Servizi ai cittadini


Arezzo - 

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Il MoVimento 5 stelle si dichiara fortemente critico circa l'affidamento della gestione diretta ai privati del sistema comunale degli asili e delle scuole prima infanzia. Ogni anno sempre più sezioni dei nidi e delle materne vengono affidate a gestioni diverse da quella comunale. Se in un primo momento l'assessore Bennati si era giustificata invocando le stringenti limitazioni imposte dal patto di stabilità, nell'ultima riunione congiunta delle commissioni Bilancio e Scuola, alla presenza di numerosi genitori ed operatori scolastici, ha chiaramente affermato che al di là di ogni vincolo di bilancio questa è una scelta politica dell'amministrazione.

Il castello di giustificazioni era stato infatti smontato dal consigliere del M5S Daniele Farsetti: "la giunta Fanfani si nasconde dietro al vincolo esterno che impedisce nuove assunzioni, va però ricordato che la Corte dei Conti a Sezioni Riunite con la delibera n. 46 del 29 agosto 2011 si è pronunciata in merito deliberando che: «dal divieto di assunzioni e dal limite delle stesse, stabilito nella misura del 20 per cento delle cessazioni dell'anno precedente, sono escluse quelle per lo svolgimento di servizi infungibili ed essenziali. In particolare, per quanto riguarda l'istruzione, è ritenuto necessario assicurare la continuità dei servizi degli asili nido e delle scuole materne". E' inoltre importante ricordare come il Comune di Arezzo sia ampiamente nei parametri di legge che impediscono nuove assunzioni se si supera il 50% del rapporto spesa corrente e costo del personale.

Sempre dal MoVimento 5 stelle è stato ricordato come il sistema integrato presenta forti criticità circa i tempi di soddisfazione delle domande pervenute ed i costi che le famiglie aretine devono sostenere. Infatti molte domande non trovano soddisfazione nei primi mesi e vengono risolte dopo la pausa natalizia o addirittura successivamente. Questo è inaccettabile impedendo ai nuclei familiari una corretta programmazione dei tempi lavorativi negando, di fatto, ad uno dei due genitori un sereno percorso professionale. Anche per quello che riguarda i costi il servizio degli asili nido e delle scuole materne è, tra quelli a domanda individuale, quello con maggior copertura a carico dei cittadini: il 43% dei costi è sostenuto infatti dalle rette.
Sempre Daniele Farsetti ha affermato "le perplessità che nutriamo, sono principalmente legate, circa l'affidamento ai privati, all'attività di vigilanza e verifica periodica su rispetto condizioni degli standard di qualità e applicazione dei CCNL, impedire che la vittoria di gare d'appalto al massimo ribasso, come recentemente accaduto anche ad Arezzo, possano portare a situazioni di squilibrio. Sempre nelle gestioni non dirette è fondamentale che l'Ente, negli appalti e nelle convenzioni, inserisca l'obbligo della formazione. In ultimo impedire la precarizzazione dei rapporti di lavoro anche per garantire la continuità pedagogica."

Comunicato stampa - Gruppo Consiliare M5S Arezzo


Arezzo - 


approvato-tasi.jpgGran confusione, ancora, in maggioranza a Palazzo Cavallo relativa alla delibera istitutiva della Iuc (imposta unica comunale) che comprende la Tasi, l'Imu e la Tari.

Una delibera arrivata monca, non sono state presentate le aliquote Imu e Tari, elementi fondamentali per avere una visione completa della manovra e sulla quale nutriamo la preoccupazione si voglia costruire il bilancio 2014 dell'Ente con pesanti addizionali a carico dei cittadini.

L'unica cosa certa sono gli aumenti: l'addizionale Tasi, la tassa che include i servizi indivisibili prestati dai Comuni, e che si calcola sul valore immobiliare posseduto, nel Comune di Arezzo sarà modulata ai massimi consentiti per legge, ovvero lo 0,33 per cento. La stessa base impositiva su cui è calcolata ovvero le spese del Comune non ci convince: 1 milione di euro per il taglio dell'erba o 1,6 milioni per il riscaldamento e l'energia, in assenza di un piano comunale, e relativi investimenti, per l'autosufficienza in materia sono costi difficilmente giustificabili al contribuente tenuto a pagare.

Inoltre, costringendo i cittadini all'autoliquidazione tramite modulo F24, questi saranno costretti ad ulteriori spese, non trascurabili, dovendosi recare presso i Caf o il proprio commercialista. La nostra richiesta era, come ogni altra tariffa su servizi, che questa doveva essere inviata tramite bollettino precompilato da parte del Comune di Arezzo facilitando il compito ed evitando ulteriori costi indiretti al contribuente.

Sempre sulla Tasi la giunta Fanfani porta in approvazione una delibera che prevede gettito solo o principalmente dai possessori di prima casa, con due emendamenti del MoVimento 5 Stelle siamo riusciti ad inserire nell'elenco anche le case di lusso, le cliniche private, le banche, gli istituti di credito e le assicurazioni.

In ultimo abbiamo contestato l'affidamento della riscossione della Tari, la tassa sui rifiuti, al gestore del servizio, Sei Toscana, per un valore di 500.000 euro al netto d'Iva senza nessuna gara d'appalto di evidenza pubblica, senza nessun dettaglio delle voci di spesa che determinano il totale, nonostante da più di un anno era noto la necessità di individuare un nuovo fornitore per tale servizio. Per questo abbiamo proposto un atto d'indirizzo alternativo che chiedeva di svolgere una gara, ovviamente bocciato tanto a pagare saranno i soliti, i cittadini.


Arezzo - 



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La nuova stazione dell'alta velocità, da costruirsi in un punto indefinito tra Arezzo e Chiusi, è il nuovo "fumogeno" che le amministrazioni regionali di Toscana ed Umbria, ambedue a guida PD, hanno lanciato verso gli indifesi cittadini. Gli assessori ai trasporti delle due regioni Vincenzo Ceccarelli (Toscana) e Silvano Rometti (Umbria) si sono assunti il compito di inserire l'opera negli strumenti di programmazione delle due regioni, il PRIIM (Piano Regionale Integrato delle Infrastrutture e della Mobilita') della Toscana e il Piano Regionale dei Trasporti dell'Umbria. L'opera vuole ripercorrere anche nel nome, Medioetruria, ciò che è stato fatto a Reggio Emilia, nel giugno scorso, con la nuova stazione AV Mediopadana.

Il M5S non è pregiudizialmente contrario alla stazione in quanto tale perchè questa si andrebbe ad integrare in un infrastruttura già esistente, come la "direttissima", con costi realizzativi, almeno teoricamente, relativamente bassi anche se si tratta pur sempre di milioni di euro di soldi pubblici.

Quello che non condividiamo invece è la "ratio" della scelta, in tempi di crisi profonda, in cui le risorse degli enti pubblici sono ridotte ai minimi, come quelli attuali è necessario individuare delle priorità: noi riteniamo che una regione che non riesce a garantire condizioni di viaggio minimamente accettabili per il 90% del traffico passeggeri, ovvero quello pendolare, fatto di studenti, lavoratori, persone che necessitano di cure, dovrebbe avere il pudore di porre prima riparo a questo disastro e poi pensare ad operazioni immagine come quella della stazione AV. Un assessore ai trasporti che non riesce a far rispettare il contratto di servizio, sulla frequenza dei convogli, la puntualità e sulla qualità del materiale rotabile, con Trenitalia dovrebbe porsi ben altre obiettivi.


Il progetto, che ha trovato la sponda entusiastica anche del PDL, a nostro giudizio, ha il solo scopo propagandistico e nessuna possibilità realizzativa. Se la stazione sorgesse vicino ad Arezzo, come utopisticamente auspica Fanfani, avrebbe un bacino d'utenza talmente basso (le stazioni AV, per sostenersi, hanno bisogno di almeno due milioni di viaggiatori) e in totale sovrapposizione con quello fiorentino da rendere non economica l'opera. Viceversa se venisse realizzata in un luogo decentrato tra i tre capoluoghi che dovrebbero servirsene ognuno dei tre possibili bacini avrebbe soluzioni alternative maggiormente servite, trasformando la Medioetruria nella classica cattedrale nel deserto all'italiana.

Proprio il confronto Medioetruria con Mediopadana appare molto incongruo. La stazione reggiana è infatti posta, come tempi percorrenza AV, a 40 minuti da Bologna ed un'ora da Milano. Medioetruria nascerebbe invece a 20 minuti da Firenze, o 15 quando entrerà in funzione la stazione sotterranea Foster. Una stazione aggiuntiva tra rallentamento fermata e ripartenza vale 15 minuti (dichiarazioni di Moretti a proposito della Mediopadana), impensabile che l'alta velocità si permetta di fermare un treno dopo 20. Dovranno essere "contrattati" quindi convogli ad hoc per Medioetruria con i player del mercato, Trenitalia o Della Valle & C. e non potendo vantare un bacino di potenziali utenti particolarmente nutrito tali condizioni, per garantire il privato che spende, saranno necessariamente vessatorie per la collettività.

Se si andasse nella logica del project financing, che tanto piace ai nostri amministratori e i cui costi pagano immancabilmente i cittadini, per far rendere economicamente sostenibile la brillante realizzazione sarà necessario attestare obbligatoriamente tutti i treni alla nuova stazione e non farli andare oltre, quindi nessun treno diretto da Perugia a Roma, nessun treno diretto da Arezzo a Roma e via discorrendo. Ora con un regionale in 2 ore e 30 si arriva a Tiburtina al costo di 13 euro. Illazioni esagerate? Provi un utente a confrontare gli orari dei treni tra Firenze-Bologna e viceversa dopo l'avvento AV, non c'è quasi modo di utilizzare un treno diverso dall'AV al modico costo di 25 euro a tratta, quando prima un regionale costava 7,50 euro con percorrenza di 70 minuti. Adesso la linea lenta è praticamente inutilizzata, i quasi inesistenti regionali rimasti fanno un percorso in oltre 2 ore e quindi costringono gli utenti " obtorto collo" ad utilizzare AV.

Ovviamente anche se l'opera rimarrà solo nella carta è possibile che si metta in moto il grande carrozzone degli studi di fattibilità, le progettazioni preliminari, le consulenze esterne. A questo proposito, sempre in tema ferroviario, facile risulta il parallelismo, sotto gli occhi di tutti, dello sperpero di risorse pubbliche per l'interporto di Indicatore, almeno 1 milione e trecentomila euro di fondi regionali, mirabolante nodo strategico di scambio intermodale, ridotto al rango di enorme "piazzalone" asfaltato abbandonato al suo triste destino ed ancora in cerca di un qualche utilizzatore.

La politica toscana, fatta di scandali, come il buco infinito della Asl di Massa, c'è chi parla addirittura di 500 milioni di euro, la consequenziale imposizione di ticket sanitari sempre più pesanti e, non ultimo, il dramma del Monte dei Paschi, altro esempio nefasto di come il buon governo di marca PD sia solo un retorico slogan, in questo momento ha la necessità di accendere "il sogno", risvegliare l'orgoglio, e possibilmente i voti, il prossimo sarà un anno di elezioni giova ricordarlo, dei cittadini delle province meridionali della Toscana.

I sindaci interessati, anche loro con fini speculari a quelli regionali, si sono prodigati nel ravvivare il dibatto pubblico sul luogo dove far sorgere l'opera: Fanfani la vuole sotto casa, il primo cittadino di Cortona, Vignini, direttamente in piazza Signorelli, il Sindaco di Chiusi, giustamente, vuole per il proprio territorio ogni beneficio. Se sia preferibile Ristonchi, piuttosto che Farneta o Poggio Ciliegio crediamo sia un dibattito fine a se stesso. La polemica di campanile utilizzata come strumento di "distrazione di massa" in cui ogni amministratore, nel raggio utile del progetto, possa infiammare i propri cittadini verso questa nuova crociata che mai avverrà.

Se dobbiamo pensare ad un potenziamento dell'infrastruttura ferroviaria, come noi auspichiamo, questa deve essere in funzione dell'ammodernamento della linea "lenta" esistente, funzionale all'interconnessione in maniera efficiente di questa "area vasta". Se le regioni Umbria e Toscana si mettessero d'accordo per connettere Perugia, Firenze, Pisa con una quindicina di treni al giorno sarebbero collegati 3 aeroporti, 1 stazione alta velocità, 3 università, 9 città, nessuna opera e nessuna stazione da costruire.

I mille drammatici problemi che quotidianamente gli aretini si trovano a vivere, dalla sanità sempre più precaria e costosa, ad un tessuto economico in disfacimento e per il quale non esistono nuove progettualità, fino all'ambiente, sacrificato sull'altare del profitto, richiederebbero ben altre e serie risposte.


Arezzo - 



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Quello che a molti è sfuggito, causa anche la lunghezza "monstre" dell'ultimo consiglio comunale, è stato l'introduzione di una nuova gabella che la giunta Fanfani ha imposto a tutti i cittadini ed alle aziende del territorio, nelle pieghe della Tares, una tassa occulta per un gettito stimato, a favore del Comune di Arezzo, di circa 500.000 euro.
Si tratta della IDA, indennità di disagio ambientale, quantificata in 7 euro la tonnellata per i rifiuti solidi urbani smaltiti all'inceneritore Aisa di S.Zeno. I comuni in convenzione, ovvero quelli che utilizzano tale impianto per il conferimento della propria spazzatura, possono decidere di applicare questa aliquota aggiuntiva. Una contribuzione che dovrebbe servire ad interventi di ripristino dei territori che subiscono "disagi" dalla presenza di inceneritori o altri impianti di trattamento e compostaggio.

L'assemblea consortile ATO rifiuti Toscana Sud, fin dal settembre 2010, ha dato facoltà, ma nessun obbligo, agli enti locali interessati di applicare questo ulteriore aggravio. Solo il comune di Arezzo, per adesso, tra quelli che utilizzano S.Zeno, ha deciso di inserire con la Tares questa maggiorazione in bolletta, naturalmente ben mascherata all'interno del piano economico finanziario di Aisa, per coloro che principalmente sono i disagiati per la presenza dell'inceneritore, ovvero gli aretini stessi!

Con una logica sfuggente, degna dell'organo che l'ha emanata, non si impone di pagare a coloro che il "disagio" ambientale lo vanno ad arrecare nel territorio altrui ma se ne da solo la facoltà, cosa che fino ad oggi tutti i comuni interessati si sono ben guardati dal fare. Viceversa il territorio vittima dell'inquinamento di un impianto di combustione dei rifiuti ha deciso di applicarla ai propri cittadini, ovvero cornuti e mazziati.

E' importante segnalare che anche il quadro normativo e tributario di questa materia risulta molto nebuloso e solo per il 2014 sembra che verrà fatta chiarezza. Non sarebbe stato più opportuno aspettare? In sede di commissione anche il MoVimento 5 stelle aveva proposto almeno l'esenzione o, in alternativa, il rimborso per quei cittadini maggiormente colpiti dalle ricadute dell'impianto ma nulla è stato fatto.

Alcune considerazioni finali: al contrario di quanto sempre asserito gli inceneritori sono impianti insalubri e che arrecano certamente danni, o meglio "disagi" come li vuole definire in maniera molto pilatesca Ato rifiuti, sennò perché stabilire azioni riparatorie? Le recenti rivelazioni giudiziarie pongono anche inquietanti interrogativi su come i controlli vengono svolti. Inoltre, visto che gli inceneritori emettono inquinanti aerei, in particolari diossine e nanopolveri che tipo di ripristino il Comune di Arezzo intende attuare a favore delle frazioni di Olmo, San Zeno, SanGiuliano e Battifolle, quelle maggiormente esposte?

Il MoVimento 5 stelle vigilerà affinchè tali somme vengano realmente destinate a vantaggio degli abitanti delle zone interessate e non esclude di ricorrere contro la IDA nelle sede opportune.


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Atto Camera
Interrogazione a risposta scritta 4-01609
presentato da
GAGNARLI Chiara
testo di
Martedì 6 agosto 2013, seduta n. 66

fonte: http://banchedati.camera.it/sindacatoispettivo_17/showXhtml.Asp?idAtto=5558&stile=7

Al Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.

-- Per sapere - premesso che:

  • la normativa vigente non regolamenta e non fornisce parametri per l'utilizzazione agronomica del digestato, sottoprodotto delle centrali a biogas che, in via cautelativa, viene equiparato agli effluenti zootecnici ed utilizzato nelle quantità massime di 170 chilogrammi/anno di azoto per ettaro, attraverso un piano di utilizzazione agronomica (PUA); mentre, la quantità eccedente l'utilizzo agronomico ammesso, deve trovare altre destinazioni coerenti con la vigente legislazione in materia di rifiuti;
  • secondo diversi studi in materia, lo spandimento del digestato presenta delle criticità legata alle emissioni di ammoniaca in atmosfera, qualora lo spandimento non sia effettuato con le migliori tecniche disponibili, ed alla perdita di nitrati nelle acque di falda, qualora si ecceda negli apporti e si applichi in periodi non opportuni;
  • l'applicazione al terreno agricolo del digestato deve corrispondere esattamente al fabbisogno di azoto della coltura, pena la perdita di azoto nelle acque superficiali e profonde; ma in realtà i digestati vengono normalmente sparsi, più volte l'anno, anche quando il terreno è nudo e le condizioni climatiche rallentano l'attività vegetativa delle piante e quella di trasformazione microbica nel terreno, che favoriscono la trasformazione dell'azoto ammoniacale (85 per cento di quello contenuto nei digestati) in nitrati, ed il loro assorbimento radicale;
  • tale prassi comporta un grave rischio di depauperamento dei suoli agricoli che accolgono i digestati (ricchi di azoto e poveri di carbonio) e di eutrofizzazione delle falde acquifere;
  • non vanno sottovalutati i rischi igienico-sanitari legati all'uso dei digestati: diversi lavori mettono in luce come il Clostridium perfringens (causa di tossinfezioni oltre che di aborti) non subisce alcuna riduzione nei digestati; gli enterococci risultano molto resistenti alla digestione anaerobica; Salmonella ssp. (causa della maggior parte delle tossinfezioni alimentari segnalate) è stata rilevata in un campione su quattro della frazione solida e in uno su tre di quella liquida del digestato, mentre Lysteria monocytogenes (causa di listeriosi, con esiti a volte mortali) in quattro su quattro e tre su tre campioni rispettivamente della frazione solida e liquida (Bonetta et al. «Rischio igienico associato all'impiego di digerito in agricoltura»);
  • a Serboli (Subbiano), in provincia di Arezzo, un impianto di produzione di energia elettrica da biogas regolarmente realizzato nella azienda agricola San Luigi è stato sospeso da una ordinanza del sindaco (7-2013 del 17 giugno) a causa di quattro diversi sversamenti nel torrente Talla, da febbraio a giugno 2013, l'ultimo dei quali ha provocato una ingente moria di pesci;
  • considerata la data di inizio attività dell'impianto, si presume che il digestato-concime prodotto e sparso nei campi delle località di Poggio D'Acona, Calbenzano, S. Mama, non sia stato sottoposto al ciclo di maturazione di 160 giorni, necessario per abbattere la carica microbica, Clostridi, E. Coli, Botulino, con conseguente rischio di epidemia di animali domestici e non, pesci nei torrenti contaminati, ed anche per l'uomo;

  • i tecnici di ARPAT affermano che l'impianto non è in sicurezza e non è gestito correttamente ma, ciò nonostante, di recente si sta paventando la riapertura di tale impianto, senza che siano state fornite garanzie sui provvedimenti da adottare;

  • il comitato civico per Subbiano, a tutela del territorio, della salute delle persone e degli animali, ha chiesto al sindaco che la riapertura della centrale di Serboli a Calbenzano non sia concessa fino a quanto una commissione di esperti non abbia accertato che l'ordinanza sindacale n. 7-2013 sia stata soddisfatta nei punti 2-3-4-5, provvedendo ad una verifica dell'impianto;

  • in data 11 luglio 2013 l'interrogante ha presentato una interrogazione a risposta scritta (n. 5-00585) per sollecitare l'emanazione del decreto del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, di concerto con il Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, previsto dall'articolo 52, comma 2-bis del decreto-legge n. 83 del 2012 convertito, con modificazioni dalla legge n. 134 del 2012, che dovrà finalmente definire le caratteristiche e le modalità di impiego del digestato equiparabile, per quanto attiene gli effetti fertilizzanti

-: se i Ministri interrogati, al fine di evitare le criticità ambientali legate alla gestione del digestato, intendano emanare l'apposito decreto di cui in premessa, con cui si definiscono le caratteristiche e le modalità di impiego del digestato equiparabile, per quanto attiene agli effetti fertilizzanti ed all'efficienza di uso, ai concimi di origine chimica, nonché le modalità di classificazione delle operazioni di disidratazione, sedimentazione, chiarificazione, centrifugazione ed essiccatura, in modo da evitare casi di sversamenti e di utilizzo prematuro del digestato ad uso ammendante, come avviene nell'impianto a biogas di Serboli a Carbenzano di cui si paventa la riapertura.

(4-01609)


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Nell'ultimo consiglio comunale un'interrogazione congiunta tra il M5S ed i gruppi consiliari di Sinistra per Arezzo, IDV e SEL ha posto al centro del dibattito politico l'inceneritore di S.Zeno ed il suo omologo di Falascaia - Lucca

Che cos'hanno in comune i due impianti? Apparentemente niente ma il collegamento potrebbe essere dato da un software che permette di manomettere i dati di emissione degli agenti inquinanti del camino di uscita.

Ma andiamo con ordine. L'impianto di Falascaia è stato chiuso dalla magistratura proprio perché, è stato accertato, esisteva questo software che permetteva di tenere "segreti", nel senso che erano accessibili solo a chi gestiva il sistema, i dati reali sull'emissione di agenti inquinanti. Lo stesso software permetteva di "aggiustare" i suddetti dati in modo che tutto risultasse nei parametri di legge. Questa necessità si verifica spesso per meri interessi economici, bruciare i rifiuti indifferenziati RSU può provocare innalzamenti fuori leggi degli agenti inquinanti ma permette di avere combustibile economico per gli inceneritori, viceversa per mantenere i parametri sotto controllo può essere necessario immettere ossigeno nel processo di combustione rendendo, di fatto, la produzione di energia elettrica in questa modalità non conveniente per i gestori dell'impianto.

Che c'entra Arezzo? Si legge nella relazione dei Ctu del Pubblico Ministero di Lucca che il responsabile, "appena preso servizio nel gennaio 2002 presso l'impianto di Falascaia aveva detto chiaramente che esisteva una modifica del sistema monitoraggio emissioni, portata con sé come esperienza dall'impianto di incenerimento di Arezzo.

Ciò che lascia esterrefatti è la lettura dei verbali e delle testimonianze rese durante il processo. Uno stralcio di quanto dichiarato dal capo laboratorio e Responsabile Ambiente, sia nel novembre del 2005 che nell'ottobre del 2008, così come risulta dagli atti del processo, lascia senza parole. "Appena preso servizio nel gennaio 2002, presso lo stabilimento di Falascaia, il responsabile dello stabilimento gli aveva chiaramente detto che esisteva una MODIFICA al sistema di monitoraggio Emissioni, portata con sé come esperienza da un analogo impianto, l'inceneritore dell'AISA di Arezzo, mediante i quali potevano essere modificati (riducendoli del 90% circa) i dati delle emissioni misurate al camino, attivabile dai capiturno, mediante una maschera software e tramite la password BOSS. Tutto il sistema di taroccamento era stato preparato ed elaborato ad Arezzo".

Il Sindaco Fanfani, trovatosi spiazzato, ha prima cercato di accusare i sottoscrittori dell'interrogazione, di superficialità in quanto non erano stati indicati i nomi delle persone fisiche che erano protagoniste della vicenda, facendo poi rapida retromarcia appena gli è sono stati mostrati gli atti del Tribunale di Lucca, ove il processo si è concluso con condanne in terzo grado in via definitiva, salvo poi spostare l'attenzione sul fatto che non ci fossero aretini coinvolti nel procedimento. Ovviamente i nomi non significano nulla, quelli erano meri esecutori, quello che importa è capire se i fatti sono avvenuti, se stanno a continuando ad avvenire se l'Ente fosse a conoscenza di tali pratiche. Poi che siano state messe in essere da un lucchese, un cinese o un marziano poco importa.

Quello che deve essere chiaro a tutti, e questa esperienza tristemente ce lo insegna, è che questi impianti, dichiarati sicuri e patrimonio della collettività aretina presentano molte criticità, sennò quale motivo, fosse dimostrato che tali fatti siano avvenuti anche a S.Zeno, ci sarebbe stata necessità di taroccare i dati?


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In attesa della risposta scritta promessaci dall'Assessore, ecco il testo dell'interrogazione presentata grazie al lavoro del GdL "Energia" del M5S Arezzo.

Arezzo, 22 luglio 2013

All'Ass. alle Politiche Energetiche Paolo Fulini

e p.c. Al Sindaco Giuseppe Fanfani

OGGETTO: Interrogazione urgente a risposta orale sullo stato di avanzamento dei lavori riguardo l'adesione al Patto dei Sindaci preordinata alla redazione del PAES per il Comune di Arezzo.

Purtroppo siamo spesso difronte alle lungaggini della Politica; la quale, troppe volte resta inadempiente di fronte ai problemi dei cittadini e ai cambiamenti in corso d'opera. Quest'ultima, una caratteristica intrinseca della nostra quotidiana modernità, con la quale dobbiamo inevitabilmente imparare a convivere.

In merito a questa riflessione, il MoVimento 5 Stelle AR ha ben visto e valutanto positivamente la delibera dello scorso aprile attraverso la quale la Giunta Comunale, con votazione unanime, ha espresso l'indirizzo di aderire al Patto dei Sindaci per l'energia sostenibile. E pertanto, lo stesso organo, ha dato mandato agli uffici competenti di effettuare i necessari approfondimenti; nonché di predisporre gli atti propedeutici al fine di formalizzare l'adesione attraverso una delibera di Consiglio Comunale.

Come ben tratteggiato da due delle nostre "5 stelle" pensiamo che sia di fondamentale importanza attivarsi al più presto per intraprendere il percorso imposto dall'adesione al Patto dei Sindaci, sia per una questione di salvaguardia dell'Ambiente che per la creazione di nuovi posti di lavoro tramite il nuovo settore dell'efficienza energetica. Ma prima ancora delle nostre posizioni politiche sono da ritenere di prioritaria importanza i numerosi adempimenti normativi che dobbiamo rispettare; o ancora una volta dimostreremo come l'Italia, ed in questo caso Arezzo, siano paesi popolati da gente inadempiente, che non rispetta le leggi ed abituata ad essere sempre l'ultima ruota del carro; poiché incapace di cogliere l'attimo.

Detto ciò vorrei analizzare la situazione attuale del Comune di Arezzo scendendo nel dettaglio tecnico-normativo:

Preso atto che a livello provinciale e comunale è in corso di adozione il Piano Energetico Comunale (PEC) e sono già operanti i seguenti strumenti pianificatori (con i quali il PAES dovrà andare a relazionarsi):

Piano Territoriale di Coordinamento provinciale di Arezzo (PTCP)

Piano Strutturale;

Regolamento urbanistico;

Piano Urbano della Mobilità del Comune di Arezzo (PUM);

Piano di Azione Comunale (PAC) per il triennio 2011-2013 (delibera G.C. n.399 del 29/06/2011).

Considerato che, anche in virtù delle attuali normative (in particolare il PRAA e il PIER), un apporto particolare al raggiungimento degli obiettivi dei Piani Energetici deve essere costituito dal contributo degli Enti Locali e dal coinvolgimento dei diversi territori; in modo da valorizzare le specifiche vocazioni e sviluppare integrazioni fra le diverse fonti energetiche, avendo sempre a riferimento la rilevanza dell'energia come componente dei consumi, come fattore della produzione, come motore di una nuova industria e come questione centrale per l'ambiente e la qualità della vita.

Appurato che l'iniziativa di aderire al Patto dei Sindaci permette ai Comuni firmatari del Patto, fra gli altri vantaggi, di:

Creare e rinforzare la dinamica sulla riduzione di CO2 nel territorio Comunale;

Beneficiare dell'incoraggiamento e dell'esempio di altri Comuni pilota;

Beneficiare dell'approvazione e del sostegno dell'Unione Europea;

Disporre dei requisiti per ottenere i finanziamenti messi a disposizione dei firmatari del Patto

Tenuto conto che la Regione Toscana ha già approvato lo schema "Patto dei Sindaci. Un impegno per l'energia sostenibile" (D.G.R. n.844 del 27/09/2010), ponendosi come soggetto Coordinatore Territoriale del Patto. Con tale atto la Regione Toscana si è pertanto impegnata a fornire consulenza strategica e sostegno tecnico-finanziario ai Comuni che aderiscano al Patto dei Sindaci senza avere le necessarie competenze e risorse;

Riteniamo pertanto più che sufficiente, in relazione all'entità degli approfondimenti da svolgere, il tempo intercorso dalla data della Delibera (10/04/2011) ad oggi. E' tempo di agire, e di farlo subito... O il tempo, inesorabile, ci travolgerà. Relativamente a tali incomprensibili ritardi,

CHIEDO all'Assessore Competente ed al Sindaco:

- Quali siano i motivi per cui ancora non si sia formalizzata l'adesione al Patto dei Sindaci, attraverso delibera del Consiglio Comunale (così come previsto dalla sopra citata delibera di Giunta del 10/04/2013). La suddetta urgenza nasce dal fatto che l'obiettivo di riduzione della CO2 di oltre il 20% entro l'anno 2020 (termine previsto dal Patto dei Sindaci) risulterà sostenibile soltanto se l'adesione avverrà in tempi rapidi.

- Come e quando si darà esecuzione alle fasi successive all'adesione al "Patto dei Sindaci", al fine di rispettare gli impegni e gli obiettivi assunti a seguito dell'adesione stessa;

- Se e quando siano state calendarizzate le fasi di cui sopra, quindi anche la presentazione del PAES di Arezzo alla Commissione Europea, che deve avvenire, come previsto dai termini dati dalla Commissione stessa, entro un anno dall'adesione; tenendo nella dovuta considerazione anche la tempistica necessaria al previsto, e a nostro avviso d'importanza fondamentale, coinvolgimento della società civile presente nel territorio comunale, finalizzato alla condivisione degli obiettivi e del "Piano di azioni" da inserire nel PAES.

Concludo dicendo che, nel caso il Comune non avesse le forze necessarie ad espletare la redazione del PAES, si rivolga alla cittadinanza. Sono convinto che ci sia una gran quantità di teste competenti che avrebbe voglia di dare una mano. Infondo un Comune non è composto solo dei governanti.

Lucio Bianchi

Capogruppo M5S Arezzo


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Nonostante che il nostro atto di indirizzo non sia stato approvato dall'ultimo Consiglio Comunale, i suoi contenuti possono essere ancora discussi e inseriti nel bilancio preventivo ancora da approvare. I suoi due principi cardine sono: la rimodulazione delle fasce Isee adesso troppo schiacciate verso il basso in modo da intercettare chi ha alti redditi e l'equità fiscale.

Entriamo nel merito: il primo aspetto che rileviamo è l'utilizzo dell'Isee per identificare i criteri per il pagamento delle rette scolastiche. Sono 29 gli scaglioni a oggi, separati magari da pochissime decine di euro. Dunque, se anche vogliamo mantenere una certa quantità di scaglioni, rimoduliamoli verso l'alto, portando quello massimo ad esempio a 70.000 euro. Un reddito Isee di 70.000 euro equivale davvero a un reddito effettivo da benestanti.

Da questa prima considerazione segue il secondo aspetto: le rette e le tariffe sono modulate non sulle fasce di reddito ma concepite in modo tale che comunque siano in gran parte a carico della collettività. Attualmente, infatti, anche per il figlio del ricco il 60% della retta ricade sulla fiscalità generale. Il concetto ci sembra ingiusto. Chi ha reddito Isee più alto deve contribuire fino addirittura al 100%. E così a scalare fino a prevedere che chi sta sotto i 30.000 euro Isee non abbia aumenti.

I ricavi aggiuntivi così ottenuti andrebbero destinati alla valorizzazione del patrimonio scolastico del Comune di Arezzo, che si trova in condizioni drammatiche, o all'acquisto di materiale didattico. Di pari passo vanno attivati i controlli sulle stesse autocertificazioni Isee.

Su questo genere di contenuti il Consiglio Comunale aveva trovato un accordo ampio tra tutti i gruppi consiliari che si erano dichiarati favorevoli all'atto e dalle dichiarazioni di voto alla votazione avevano mantenuto questo indirizzo. Tutti, tranne uno: il Partito democratico che in maniera pretestuosa lo ha affossato astenendosi. Un atteggiamento davvero incomprensibile.

Dichiarazione del consigliere comunale Daniele Farsetti


Arezzo - 

Al Ministro dello sviluppo economico, al Ministro della salute. -- Per sapere - premesso che:
la riforma dell'OCM zucchero, approvata dall'Unione europea in data 24 novembre 2005, ha mirato a realizzare una elevata riduzione del prezzo di mercato ed una forte compressione delle quantità prodotte in Europa, nel duplice intento di avvicinare il prezzo comunitario a quello internazionale e di conformarsi ai vincoli ed alle condizioni degli accordi commerciali di libero scambio (EBA ed altri);
l'effetto della riforma ha comportato una forte riduzione o cessazione delle produzioni nei Paesi meno competitivi, tra cui l'Italia, che ha dovuto affrontare una ristrutturazione del settore, con una riduzione (superiore al 50 per cento) della superficie a barbabietola da zucchero e del numero di impianti di trasformazione sul territorio nazionale;
i progetti di riconversione degli zuccherifici italiani sono la conseguenza della restrittiva riforma comunitaria di cui sopra e sono frutto di un accordo per la produzione di energia da fonti rinnovabili siglato tra Actelios Spa, Società del Gruppo Falck, e SECI, holding a cui fanno capo le partecipazioni del gruppo Maccaferri;
a Castiglion Fiorentino, in data 10 dicembre 2007, le società PowerCrop srl ed Eridania Sadam S.p.A. (in qualità di soggetti proponenti), la regione Toscana, la provincia di Arezzo, il comune di Castiglion Fiorentino e le organizzazioni sindacali dei lavoratori, con l'obiettivo di governare il processo di riconversione di un settore che, per la regione Toscana, ha rappresentato una importante risorsa economica ed occupazionale, hanno sottoscritto un accordo di riconversione produttiva di un vecchio zuccherificio ivi allocato;
tale accordo, stipulato sulla base delle direttive del «Piano per la razionalizzazione e riconversione della produzione bieticolo-saccarifere» approvato dal Comitato interministeriale del 31 gennaio 2007, prevedeva la realizzazione e la gestione di una centrale di produzione di energia elettrica alimentata da olio vegetale, estratto da colture oleaginose e da biomasse di origine agroforestale, derivanti dallo sviluppo di una filiera agricola no food, nonché l'agevolazione agli insediamenti di iniziative produttive, preferibilmente agroindustriali;
ad oggi tale accordo è l'unico documento valido in quanto sottoscritto ufficialmente da tutte le parti in causa e presentato nelle sedi di competenza;
in data 11 ottobre 2011 (prot. n. 182735), la società PowerCrop spa ha richiesto ed ottenuto l'attivazione della procedura di verifica di assoggettabilità alla valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), relativa al «Progetto di Polo Energie Rinnovabili di Castiglion Fiorentino», della potenza termica massima di 51,5 MWt, da realizzarsi nel comune di Castiglion Fiorentino in località Poggio Ciliegio, sito ben diverso da quello nel quale avrebbe dovuto realizzarsi la riconversione dell'ex zuccherificio;
dalle 16 osservazioni pervenute in fase di VIA, sono emerse le seguenti principali problematiche: difformità del progetto rispetto ai pregressi accordi; svalutazione dei beni e delle attività circostanti; diminuzione della disponibilità di acqua; impatto generato dalle emissioni della Centrale sulla salute dei cittadini; impatto sul sistema del paesaggio di elevato valore; necessità di un bilancio energetico-ambientale; problematiche legate all'approvvigionamento oltre i limiti della filiera corta; perdita della biodiversità a vantaggio della monocoltura energetica;
diverse associazioni e comitati presenti sul territorio, tra cui il Comitato Tutela Valdichiana, stanno contribuendo attivamente a salvaguardare il territorio per la difesa dei diritti alla salute e alla sicurezza dei cittadini, finanche depositando esse stesse osservazioni nell'ambito della VIA relativa al «Progetto di Polo Energie Rinnovabili di Castiglion Fiorentino»;
in data 19 dicembre 2012 a Castiglion Fiorentino otto sindaci di altrettanti comuni della Valdichiana Aretina, con un documento congiunto hanno anch'essi espresso considerazioni sulle ricadute negative non trascurabili della centrale a biomasse, sul piano sanitario, ambientale, paesaggistico, storico-culturale, economico e lavorativo/occupazionale, invitando la società proponente, a predisporre un progetto realmente alternativo, compatibile col territorio, rispettoso delle vocazioni locali e coerente con tutti gli aspetti sopra citati;

con deliberazione n. 67 del 21 dicembre 2012, la giunta del comune di Castiglion Fiorentino ha deliberato di non condividere il progetto della PowerCrop srl a causa delle criticità dello stesso, evidenziate nell'allegato 2 alla delibera, già evidenziate nelle 16 osservazioni pervenute in fase di VIA presso la provincia di Arezzo, ente territorialmente competente;
lo scorso 28 marzo 2013 Enel Green Power ha siglato l'accordo definitivo per l'acquisizione da parte di Enel del 50 per cento di Powercrop; con questa acquisizione, Enel Green Power parteciperà alla realizzazione di 5 nuovi impianti con una capacità installata complessiva di 150 MW elettrici, tra cui l'impianto di Castiglion Fiorentino;
la giunta della provincia di Arezzo, con delibera n. 207 del 15 aprile 2013, ai sensi dell'articolo 53 della legge regionale n. 10 del 2010, ha istituito il Comitato d'inchiesta pubblica sulla valutazione d'impatto ambientale, con lo scopo di garantire l'effettiva informazione dei cittadini sul «Progetto di Polo Energie Rinnovabili di Castiglion Fiorentino»; lo stesso comitato, in data 10 maggio 2013, ha tenuto la prima riunione di insediamento, a cui sono seguite l'udienza preliminare del 30 maggio 2013, per far presentare alla PowerCrop srl la sintesi del Progetto, e le sedute del 5 giugno 2013 per l'udienza tecnico istituzionale e del 14 giugno 2013 per l'udienza generale;
sia a livello nazionale che territoriale, non risulta necessario un aumento dell'offerta di energia elettrica in quanto, secondo dati Terna - comunicato stampa del 5 giugno 2013 - nei primi cinque mesi del 2013 la domanda nazionale di energia elettrica è risultata in flessione del 3,4 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2012; dato confermato anche a livello territoriale, dove la variazione della domanda di energia elettrica è risultata ovunque negativa: -2,4 per cento al Nord, -3,6 per cento al Centro e -5,4 per cento al Sud;
in merito all'aspetto sanitario, uno studio dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) pubblicato il 31 gennaio 2013, evidenzia che «L'esposizione a lungo termine al particolato fine (PM2,5) può provocare l'arteriosclerosi, dei disturbi alla nascita e delle malattie respiratorie tra i bambini»; inoltre, il progetto Review of evidence on health aspects of air pollution (Revihapp) suggerisce anche un eventuale legame con lo sviluppo neurologico, la funzione cognitiva ed i diabeti e conferma i collegamenti causali tra il particolato PM 2,5 ed i decessi dovuti a malattie cardiovascolari e respiratorie;
come sottolineato dal Commissario europeo all'Ambiente, Janez Potocnik, che ha commissionato i suddetti studi all'Oms, è in corso un riesame 2013 della politica Ue sulla qualità dell'aria, che deve fondarsi su dati scientifici più recenti che approfondiscano i legami tra l'inquinamento atmosferico e la salute umana -:
se il Ministro della salute, alla luce dei più recenti studi dell'OMS sui danni dell'inquinamento dell'aria sulla salute umana, e delle recenti dichiarazioni del Commissario europeo per l'Ambiente, Janez Potocnik, in merito alla revisione 2013 della Politica europea dell'aria sulla base dei sopraddetti studi, non ritenga opportuno, nell'ambito delle proprie funzioni, che la realizzazione dei nuovi insediamenti di produzione di energia da fonti rinnovabili, tra cui il «Polo Energie rinnovabili di Castiglion Fiorentino», che comportano emissioni di polveri sottili, sia conforme agli aggiornamenti normativi europei in corso di revisione;
se il Ministro dello sviluppo economico, per quanto di propria competenza, sul tema della produzione di energia da fonte rinnovabile con particolare riguardo alle biomasse, alla luce del fatto che la domanda di energia elettrica nazionale è in netto calo ed i cicli combinati già realizzati non riescono ad essere impiegati a pieno regime, abbia intenzione di assumere adeguati ed urgenti interventi di carattere normativo, nella direzione della rimodulazione del sistema degli incentivi previsti dal decreto ministeriale del 6 luglio 2012 (attuazione articolo 24 decreto legislativo 3 marzo 2011 n. 28), a garanzia di effettiva sostenibilità ambientale degli impianti, a garanzia dell'utilizzo esclusivo o preponderante di biomasse da scarto della produzione agricola forestale, piuttosto che quelle da colture no food, appositamente dedicate alla valorizzazione energetica, a garanzia dello sfruttamento dei terreni innanzitutto per le colture edibili e le altre attività agricole (anche e soprattutto di eccellenza) e solo in maniera residuale per produzioni dedicate a fini energetici. (4-00969)


Arezzo - 



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Bocciata nell'ultima seduta di consiglio regionale la proposta del MoVimento 5 stelle Toscana "Zero Privilegi", l'intenzione era quella di ridurre drasticamente gli emolumenti, molti forfettari e non rendicontati, che i deputati regionali hanno per equiparazione con quelli nazionali. Si sarebbe trattato di un risparmio di 22 milioni di euro in una legislatura utilizzabili fin da subito per tutte le drammatiche emergenze, prima fra tutte quella del dissesto idrogeologico.

Stupisce, fino ad un certo punto, che a Roma la diminuzione dei costi della politica sia un tema al centro del dibattito mentre a Firenze, forse perché meno esposta mediaticamente, l'istanza della lotta allo spreco venga rigettata in maniera netta e assolutamente trasversale.

Attendere nove mesi, dalla data di consegna della proposta, la calendarizzazione del dibattito, all'ultima data utile, per scoprire che le forze di "cosiddetta sinistra" (PD, SEL, IDV, Rifondazione) , oltre a tutte le altre, ritengono di aver già ridotto i loro appannaggi è perlomeno frustrante e rende ancora più netto il segno di distanza tra la politica e le aspettative reali dei cittadini.

In un clima di generale indifferenza, il partito unico, mai così unito, della "casta" regionale non ha inteso recepire nemmeno uno dei punti proposti nel deliberato del M5S, proposte, giova ricordarlo, che avevano passato il vaglio della fattibilità tecnica da parte degli uffici della Regione.

Le motivazioni al rifiuto addotte, in sede di dibattito, sono assolutamente risibili e infondate in quanto, in realtà, gli interventi già messi in atto dalla Regione hanno recepito solo in parte le direttive del ministro Tremonti (attraverso la legge 85/2012) con la sola riduzione del numero dei Consiglieri e con il passaggio dal vitalizio al sistema contributivo, mentre le proposte della "Zero Privilegi" erano assolutamente complementari e molto più incisive.

Da oggi la nostra battaglia riparte più convinta di prima con la constatazione che forze politiche, anche di minoranza, disposte a battersi per una riduzione dei costi della politica in Regione Toscana non esistono.

www.toscana5stelle.it

I candidati a Arezzo

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    Massimo Ricci
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    Alessandro Cerboni
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    Antonio Casi
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    barbara storri
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    Claudio Massaini
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    Emanuele Bonci
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    esaù mencaroni
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    fabrizio mori
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    federica peloso
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    Francesca De Simone
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    Giuseppe Cavallaro
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    Goti Marco
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    Julien Banchetti
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    Lara Fracassini
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    Laura Panichi
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    laura presenti
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    Marco Perticai
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    Margherita Barbagli
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    Michele Menchetti
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    Miriam Luongo
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    paolo lepri
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    pettener giorgio
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    RICCARDO MARCUCCI
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    RITA D.
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    ROBERTA BANCHELLI
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    roberto cecchini
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    roberto rossi
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    Tiziano Rosadini

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