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Rifiuti

Il Movimento 5 Stelle di Bologna promuove una serie di INCONTRI APERTI A TUTTI per presentare il proprio candidato Sindaco e portavoce dei cittadini, Massimo Bugani, e costruire insieme un programma che avrà l'interesse del cittadino come obiettivo e non le logiche che guidano le scelte dei partiti. Queste illustrate da Riccardo Brusori (storico, ma giovanissimo attivista del movimento) sono le nostre proposte sul tema dei rifiuti che verranno integrate con le proposte dei cittadini.

D. RIFIUTI

D.0 Promozione e migrazione alla raccolta rifiuti porta a porta. Per i rifiuti non indifferenziati gestione solo attraverso, impianti di gestione rifiuti a freddo, trattamento meccanico biologico e selezione meccanica con recupero materie prime secondarie. Nessun apporto di rifiuti a impianti di termovalorizzazione.

D.1 Gestione rifiuti: nel 2012 creazione di due bandi di gara, uno per la raccolta e l'altro per lo smaltimento.
Le aziende che parteciperanno alla gara per la raccolta non potranno essere proprietarie di Inceneritori e/o discariche

D.2 Riduzione dei rifiuti attraverso:
- in/formazione al cittadino per l'aumento della raccolta differenziata e il riutilizzo
- in/formazione al cittadino utilizzazione di beni non usa e getta e di prodotti alla spina
- obbligo nelle mense scolastiche di piatti, posate e bicchieri riutilizzabili
- divieto di utilizzo di posate e piatti in plastica in tutti gli esercizi di ristorazione
- utilizzo dei pannolini lavabili negli asili nido
- incentivi all'utilizzo del vuoto a rendere
- obbligo per i supermercati di vendere anche prodotti alla spina (detersivi, pasta, cereali....)
- obbligo dei supermercati della raccolta del vuoto a rendere
- installazione di compostiere al posto dei contenitori per organico o nelle piccole aree verdi. Utilizzo del compost prodotto per gli stessi parchi in cui vengono collocate
- in ambito extra-cittadino/agricolo incentivare il compostaggio presso i coltivatori diretti: (es.
modello progetto Bacoli )
- incentivo comunale per l'acquisto e riduzione della tassa sui rifiuti del 30% a chi utilizza una compostiera
domestica e ritiro del compost prodotto dai cittadini.

D.3 Passaggio dalla tassa sui rifiuti TARSU alla tariffa rifiuti TIA (Tariffa di Igiene Ambientale)
recependo la norma nazionale Decreto Ronchi ed il suo regolamento attuativo (D.P.R. 158 del
27/01/1999).

5 commenti

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  • Siete delle belle persone!

  • "Questi sono rapporti che ho trovato facendo una ricerca di pochi secondi su google,volendo ci sono un'infinità di informazioni che non sentirai mai in un programma tv"

    “Dopo che le sostanze inquinanti provenienti da un impianto di incenerimento
    si disperdono nell’aria, alcune persone vicine all’impianto potrebbero essere
    esposte direttamente attraverso l’inalazione o indirettamente attraverso il
    consumo del cibo o dell’acqua contaminati dalla deposizione sul suolo, sulla
    vegetazione e sull’acqua dei composti inquinanti immessi in atmosfera.
    Per i metalli ed altre sostanze inquinanti che persistono nell’ambiente, gli
    effetti potenziali possono estendersi oltre l’area vicina all’inceneritore. Infatti, i
    composti persistenti possono essere trasportati lontano dalle fonte di
    emissione, attraversare differenti trasformazioni chimiche e fisiche, e passare
    diverse volte attraverso il suolo, l’acqua e il cibo.”
    National Research Council (2000)
    La politica dei rifiuti nell’Unione Europea accetta in senso lato la gerarchia del trattamento
    dei rifiuti (in ordine di priorità): riduzione dei rifiuti – riuso – riciclaggio – decomposizione
    termica con recupero energetico (cioè, incenerimento con recupero energetico).Nonostante il consenso generale, ed una coerenza crescente di questa gerarchia nelle
    linee politiche dei singoli stati come conseguenza delle direttive dell’Unione Europea, la
    maggior parte dei rifiuti in Europa è conferita in discarica oppure è incenerita. Questi
    metodi implicano i rischi più alti e più seri per l’ambiente e per la salute (Hens et al. 2000).
    Una tendenza verso una politica dei rifiuti che miri a ridurre gli effetti sulla salute dovrebbe
    dare maggiore enfasi alla prevenzione e al riuso, ma a tutt’oggi la politica dei rifiuti
    dell’Unione Europea non è fondata sui dati relativi la salute, fortunatamente, tali dati,
    derivanti dal trattamento dei rifiuti, non sono in conflitto, coincidendo anche con le priorità
    proposte dall’Unione Europea (Hens 2000). Ad esempio, la riduzione dei rifiuti deve
    essere la più importante, (niente rifiuti significa nessun effetto sulla salute), seguita dal
    riuso e dal riciclaggio, nonostante ciò, la mancanza di considerazione dell’ambiente e della
    salute è chiaramente visibile nella politica comunitaria. Le normative sull’incenerimento
    fissate dall’Unione Europea, insieme ai limiti nazionali stabiliti, si basano su ciò che è
    tecnicamente raggiungibile, piuttosto che sull’impatto sanitario e ambientale.
    Sebbene i limiti di emissione stabiliti dalla nuova direttiva europea comportino, nei paesi
    europei, la chiusura ed il miglioramento degli impianti di vecchia generazione, la stessa
    politica è già datata rispetto all’accordo OSPAR per eliminare gradualmente i rilasci delle
    sostanze pericolose entro una generazione. La direttiva europea si basa su un approccio
    convenzionale, benché scorretto, che piccole emissioni di sostanze pericolose siano
    accettabili, e propone che i composti possano essere gestiti entro livelli di sicurezza
    nell’ambiente. Tuttavia, è già noto o è opinione scientifica, che non esistono livelli di
    sicurezza per molte sostanze chimiche inquinanti, come diossine, altre composti
    persistenti, bioaccumulanti, tossici e distruttori del sistema endocrino, ma tale principio
    tende ad essere sempre più abbandonato dai circuiti politici. Ad esempio, per quanto
    riguarda l’incenerimento, il Ministro dell’ambiente del Regno Unito, Mr. Michael Meacher,
    recentemente ha riconosciuto la futilità dell’approccio convenzionale al regolamento sulle
    sostanze chimiche quando egli dice:
    Q440…”ripeto che le emissioni prodotte dai processi dell’inceneritore sono estremamente
    tossiche, alcune sono cancerogene. Noi sappiamo scientificamente che non c’è livello di
    sicurezza sotto il quale sono possibili tali emissioni.”(citato in Howard 2000).
    Nonostante l’impegno nella Convenzione OSPAR per l’eliminazione di tutte le sostanze
    pericolose entro il 2020, oggi ancora si cerca di pianificare la costruzione di nuovi
    inceneritori da parte del governo del Regno Unito e di altri paesi europei.Una mancanza di spazio per lo smaltimento in discarica, normative più rigide per limitare
    la quantità di rifiuti conferiti in questi impianti, insieme ai problemi ambientali dovuti alle
    discariche di vecchia generazione hanno portato le autorità comunali di molti paesi a
    cercare nuovi metodi di trattamento dei rifiuti. Allo stato presente, il 60% dei rifiuti che si
    producono in tutti i paesi dell’Unione Europea va a finire nelle discariche (Hens et al.
    2000). Questa situazione è resa ancora peggiore dall’aumento della quantità di rifiuti
    prodotti. Per esempio:
    - La produzione totale dei rifiuti nell’UE è salita di circa il 10% tra il 1990 e il 1995 ed è
    previsto un ulteriore aumento del 20% entro il 2010 (EEA 1999).
    - In Estonia, Slovenia, Lituania, Repubblica Slovacca, Bulgaria, Ungheria, Repubblica
    Ceca, Romania, e Polonia la crescita economica potrà portare a raddoppiare la
    produzione dei rifiuti urbani entro il 2010 (EEA 1999).
    - In Asia, si pensa che i rifiuti prodotti nelle zone urbane raddoppieranno entro il 2025
    (Banca Mondiale 1999).
    Una delle tecnologie scelte per gestire la crisi attuale dei rifiuti è l’incenerimento, un
    metodo che viene promosso per ridurne il volume e quindi per diminuire il peso dello
    smaltimento in discarica. In ogni modo, gli inceneritori non sono la soluzione al problema
    dei rifiuti, ma sono in realtà il sintomo di politiche inesistenti e/o mal concepite nella
    gestione delle risorse. In un mondo in cui le risorse sono in diminuzione, è irrazionale
    lasciare che materie prime preziose “vadano in fumo”, soprattutto quando è noto che le
    emissioni atmosferiche rilasciano sostanze chimiche persistenti e pericolose.
    L’incenerimento non può essere considerato una tecnologia sostenibile per il trattamento
    dei rifiuti e non c’è luogo al mondo che si preoccupi di attuare tecnologie a emissioni zero.
    L’incenerimento è stato già vietato dal governo delle Filippine, primo paese al mondo a
    bandire tale tecnologia su scala nazionale. La legge delle Filippine sull’aria pulita del 1999,
    proibisce l’incenerimento di rifiuti urbani, sanitari e pericolosi e raccomanda l’uso di
    tecniche alternative (per i rifiuti urbani) e tecnologie “senza combustione”. Vengono così
    promossi la riduzione dei rifiuti, il ri-uso ed il riciclo. La legge prevede tre anni per la
    graduale eliminazione degli inceneritori di rifiuti sanitari esistenti e, nell’arco di questo
    periodo, limita l’incenerimento di rifiuti infetti nelle strutture ospedaliere.

  • user-pic

    Vorrei sapere perchè non siete favorevoli all'utilizzo degli inceneritori per il trattamento dei rifiuti urbani. Non è la stessa politica utilizzata nel resto d'europa?
    Grazie, ciao.

  • user-pic

    Ho letto le risposte di Bugani al questionario proposto da associazioni Il Mosaico, ARS, Agire politicamente e Libertà e Giustizia, trovo interessante il programma che ne scaturisce ma contraddittorie alcune risposte sulla sicurezza, ad esempio - il livello che viene dato al problema droga o alcool, o il controsenso di non ritenere importante la videosorveglianza e nel contempo dichiarare prioritaria la lotta ai graffiti - o sulla scuola il ritenere di nessun valore la scuola privata quando è dichiarato necessario da parte del comune provvedere a servizi scolastici di qualità ( le scuole comunali non sono pubbliche )e se la scuola privata non è necessaria quanti edifici scuola dovrebbe fornire il comune allo stato per chiudere quelle private? O mi sono confusa io?!

    • Tra le scuola private e quelle pubbliche ci sono nette differenze e "antinomie costituzionali" dovute ad una erronea interpretazione da parte di chi fa le nostre leggi ordinarie art.33-34 cost.,che non garantiscono il principio cardine di una società democratica "l'uguaglianza e quindi il diritto all'istruzione paritario".Innanzi tutto l'istruzione dovrebbe essere garantita a tutti gli individui di una società, cosa che vale per le scuole statali, ma non per quelle private dove puo entrare solo chi è in grado di pagare la retta, tenendo presente che purtroppo non tutti i meritevoli hanno diritto ai sussidi statali quali borsa di studi e alloggi per studenti l'ingresso in una scuola privata è assolutamente limitato e difficoltoso...senza pensare al fatto che il nostro non è di certo uno stato meritocratico. Il privato da forza a questo sistema corrotto che crea solo disuguaglianze economiche e soprattutto conoscitive. La soluzione, per come la vedo, è semplice, non costruire altre scuole, basterebbe modificare la legge ordinaria e "riciclare" le scuole private e renderle pubbliche!

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