Con una mozione il Movimento 5 stelle di Bolzano segnala lo spreco di denaro pubblico nel risanamento energetico degli alloggi comunali.

Pubblicato da RTTR ALTO ADIGE su Giovedì 24 novembre 2016
https://www.facebook.com/502727856452797/videos/1286480141410894/
Thumbnail image for Thumbnail image for Thumbnail image for Paolo Giacomoni 2.JPG - Paolo Giacomoni -forestale - mail: paolo.giacomoni@comune.bolzano.it Davide Costa - Copia - Copia.jpg - Davide Costa - geometra- - mail: davide.costa@comune.bolzano.it Thumbnail image for Sabrina  Bresadola 2.JPG - Sabrina Bresadola - educatrice - mail: sabrina.bresadola@comune.bolzano.it Thumbnail image for Caterina Pifano.JPG - Caterina Pifano - insegnante - mail:caterina.pifano@comune.bolzano.it Thumbnail image for M. Teresa Fortini.JPG - Maria Teresa Fortini - tecnico di laboratorio - mail: maria.teresa.fortini@comune.bolzano.it

VIOLENZA PRIVATA IN VIA GARIBADI 20 a Bolzano.

Per Hegel e Marx la fine della storia si sarebbe raggiunta quando si sarebbe risolta la contrapposizione fra signori e servi. Tutti avrebbero avuto accesso a tutto e non ci sarebbero state più guerre, l'unico neo una vita un po' noiosa. Oggi i magnati della finanza costituiscono la nuova signoria. Hanno sostituito la grande borghesia industriale. Pensano di poter soddisfare tutti i loro desideri con il massimo del riconoscimento e ci riescono.
Trovano il sostegno entusiasta di una parte di servi più altolocata, alla ricerca del sostegno per avanzare ancora nella scala sociale. Fra costoro potrebbero esserci anche politici indebitati, ma ancora con un certo potere, che magari si offrono come portaborse, nella speranza che il magnate rimetta i loro debiti.
Molto interessante l'articolo di Luca Fregona sull'Alto Adige di venerdì 14 u.s. Descrive la violenza privata cui sono sottoposti coloro che ancora abitano nel palazzo di Via Garibaldi 20. Il miliardario austriaco, signore di turno, condannato nel suo paese, usa il guanto e la carota.
Si legge nell'articolo:"Alle assemblee di condominio manda gli emissari della sua società, la Ig Srl, in giacca e cravatta. Toni gentili e modi affettati. Ma a trattare giorno per giorno con gli inquilini "più ostili", ci pensa un referente di tutt'altra pasta: l'amministratore Favaro". Per convincere gli ultimi irriducibili: prima toglie il riscaldamento, poi lo ripristina dopo la minaccia di finire in tribunale; sospende le pulizie, tanto che l'altra coppia di residenti ottantenni ha dovuto ricoverarsi all'ospedale, toglie anche l'antenna satellitare. Insomma un amministrazione a senso unico.
La IG SRLè diventata condomina e come tale deve sostenere tutte le spese che le competono per far funzionare il condominio nel migliore dei modi e dovrebbe competere all'amministratore far rispettare la legge. Il Sindaco stesso pare abbia paventato al Lorenzi la possibilità di un esproprio per poi tranquillizzarlo, senza riuscirci, con la mancanza di soldi del Comune.
Possibilità che non esiste, poiché il Comune dovrebbe espropriare anche la società del miliardario. L'altra minaccia è rappresentata dalla squadra di esperti di statica messa in campo dal magnate della finanza, per dimostrare che il palazzo è da abbattere.
Minacce e pressioni che per gli autori potrebbero anche avere un risvolto penale: il reato di violenza privata.
Per non parlare dei servi di basso rango, in tutti i sensi, nella scala sociale, ai quali rimane l'ultimo rifugio nello scantinato privo di servizi. Vittime e fautori del degrado allo stesso tempo saranno costretti ad andare a degradare qualche altra parte della città, come giustamente conclude l'articolo di Luca Fregona.
Non si tiene conto del degrado economico che colpirà i quartieri periferici e i paesi della provincia con la chiusura dei negozi di vicinato. A fare arricchire il Signore saranno coloro che andranno a comprare nel centro commerciale in gran parte abitanti della provincia. Quello che sta accadendo nei grandi megastore costruiti all'incrocio delle vie di comunicazioni con il tempo potrebbe accadere anche in pieno centro. Queste scelte dovrebbero essere fatte dai cittadini con un referendum e non dalla politica e da lor signori.

ALBERTO FILIPPI e CALUDIO VEDOVELLI

I dati trionfalisti esibiti dall'Assessora Trincanato sono superficiali e non tengono conto del problema principale: l'inceneritore.
La raccolta della plastica è aumentata del 180%. Il dato sarà veritiero, ma non si scopre l'altra faccia della medaglia:
- il consiglio ha approvato un emendamento (firmato anche dal sottoscritto) affinché qualunque tipo di plastica potesse essere raccolto nell'apposito contenitore per essere riciclato;
- dentro i bidoni della plastica finisce una buona quantità di indifferenziato proveniente anche da fuori città.
La maggior parte della plastica raccolta non viene riciclata dal COREPLA, ma è destinata a diventare carburante per i cementifici. Si tratta di un semplice se non peggiore trasferimento dell'inquinamento: dall'inceneritore di Bolzano ai cementifici di qualche altro luogo.
Veniamo alla differenziata. Il nostro consigliere provinciale, Paul Koellespergher, ha presentato una interrogazione nella quale si chiede in quali comuni altoatesini si raccolga l'umido nelle seconde case.
Nell'inceneritore quantità di umido elevate non permettono di raggiungere la temperatura necessaria per il funzionamento ottimale. Possono causare guasti e fermate, come è successo, specialmente se è sovradimensionato, come il nostro.
La risposta dell'Assessore Theiner: "l'Agenzia dell'ambiente non dispone dei dati nella forma richiesta". Per le seconde case si dice che il comune può non avere interesse ad estendere la raccolta dell'umido per la distanza o perché poco abitate. Fornisce però dati interessanti forniti dai comuni nel 2012, relativi alla quantità di organico raccolta per abitante. La media che ne viene fuori è di 50 kg annui per abitante. In parole povere il bidoncino ai non residenti proprietari di seconde case , viene fornito in pochi comuni e l'elenco lo conferma. Nel resto dei comuni l'umido delle seconde case finisce direttamente nell'inceneritore di Bolzano.
Dalla recente relazione della SEAB si legge che la raccolta dell'umido a Bolzano in un anno è aumentata del 47% raggiungendo 4288 tonnellate. Se si divide la quantità raddoppiata (presumendo lo stesso risultato nel secondo semestre) per il numero di abitanti (105.914 al 31 maggio 2014) viene fuori che si raccolgono 81 kg per abitante. Un notevole progresso rispetto al 53,8 del 2012
Si tenga presente però che un conto è la quantità raccolta e un conto è la quantità prodotta!
La quantità media prodotta si può stimare prudenzialmente intorno ai 200 kg/anno per abitante, tenendo conto dell'umido proveniente dalla ristorazione, panifici, supermercati, mercati periodici, ecc. oltre quello portato da turisti e pendolari e gettato nei bidoni, nei cestini o accanto ai bidoni si può arrivare anche a 250 kg. Quest'ultimo costituisce un'alta percentuale, ma non entra nel calcolo dell'umido e finisce nell'inceneritore.
Ponte Gardena raccoglie 223 kg per 201 abitanti e riguarda, come ci ha comunicato il Vice Sindaco del paese solo di utenze domestiche. La raccolta avviene con il bidoncino familiare. Il paese con il più basse numero di abitanti è adatto a misurare la quantità media di umido prodotta pro capite, in quanto quantità prodotta e quantità raccolta tendono a coincidere per un'ottantina di famiglie.
Naturno 185,3 per 5624 abitanti, Corvara 148 per 1344, Silandro 115 per 6000 e Brunico 107 per15652. Come si vede dai comuni più virtuosi la produzione di rifiuti organici per abitante si attesta molto al di sopra del 50% della media provinciale.
Per capire la quantità di umido che entra nell'inceneritore basta prendere in considerazione i dati degli altri comuni. Tredici comuni, tra i quali Andriano e Villandro alla fine del 2012 non avevano iniziato la raccolta, Laives, dove l'inizio della raccolta dell'umido domestico è previsto per il 2016, raccoglieva solo l'organico di imprese alimentari che ripartito per i 18.000 abitanti dava 9,9 kg X abitante. Caldaro raccoglieva 15,6 X 7400, Merano 37,2 X 38.000, Sarentino 19,5 X 7000, Renon 17,9 X 8000, Chiusa 16,1 X 5400, Vipiteno 34,8 X 6500 (alleghiamo la tabella dei comuni sopra i 5.000 abitanti con l'aggiunta di Barbiano e Ponte Gardena, comuni vicini, ma con una diversa filosofia ambientale). Sono dati preoccupanti se si rapporta la media raccolta 50 kg/ abitante con la quantità media prodotta circa 200 kg. Anche se solo 100 , anziché 150 kg per abitante di umido (dato della Provincia 2012) finissero nell'inceneritore, significherebbe che nell'inceneritore di Bolzano dimensionato per 130mila tonnellate ne entrano almeno 55.000 di umido su 90.000 raccolte (dato dell'ultima rilevazione) . Vale a dire una quantità pari al 60% !!
Che fare con l'inceneritore? Si aumenta la raccolta dell'organico, diminuendo quella dell'indifferenziata e l'inceneritore già sovradimensionato non funzionerà. Si va in cerca di altri rifiuti con il rischio di veder aumentare la quantità di umido e di altri inquinanti pericolosi.
La miglior soluzione per l'ambiente e per le tasche dei cittadini sarebbe di chiuderlo subito, ammettendo l'errore e passare alla raccolta meccanico biologica che viene da tempo consigliata dai maggiori esperti del settore.

Alberto Filippi - Movimento 5Stelle Alto Adige

E' di una gravità inaudita la discussione in corso nella maggioranza per includere 84 miliardi da attività illegali nel calcolo del PIL.
Ne spiego i motivi portando fondamentali argomenti economici che i giornali non hanno mai preso in considerazione e invito il Movimento a divulgarli e magari a prendere in considerazione di un articolo nel blog.

LA STORIA DEL P.I.L , STRUMENTO INUTILE E PERICOLOSO

La ricerca di strumenti informativi capaci di dimostrare la solidità di un paese, da sempre è stata una priorità economica. Per secoli l'oro e la potenza militare costituivano gli elementi principali. Con gli accordi di Bretton Woods (1944) si stabiliscono le nuove regole monetarie. Perde peso l'oro che viene sostituito dalle divise dei paesi vincitori, USA e Inghilterra in testa.
Solo intorno agli anni 70 si pensa di uscire dalle monete con qualcosa di più rappresentativo. La grande maggioranza degli economisti punta sulla crescita della produzione e dei servizi quale parametro economico.
Una minoranza di economisti insiste per una valutazione diversa : il benessere delle popolazioni dei vari stati.
Passa la prima proposta e nasce il Prodotto Nazionale Lordo (PNL) .
Per calcolare il PNL si prende la produzione nazionale di beni e servizi, alla quale si aggiunge quella prodotta all'estero da soggetti nazionali e si toglie quella prodotta nel paese dai soggetti esteri. Con le aperture dei mercati attraverso nuovi accordi commerciali più liberali e con l'abbattimento dei confini, viene sostituito dal Prodotto Interno Lordo che meglio rappresenta le aspettative di espansione del nuovo capitalismo.
La differenza nel calcolo è notevole.
Nel calcolo del PIL, al prodotto dei residenti si aggiunge la produzione dei soggetti esteri all'interno del paese e si sottrae la produzione all'estero dei soggetti nazionali.
E veniamo ai nostri giorni per capire i motivi che impediscono al PIL italiano a crescere come in altri paesi.
La produzione delle aziende italiane che hanno delocalizzato non rientra nel calcolo, si calcola invece la produzione degli operatori esteri che operano in Italia.
Negli ultimi anni le aziende che hanno delocalizzato sono aumentate a dismisura e una buona parte di aziende estere ha chiuso i battenti per stabilirsi in paesi dove il costo del lavoro è minore e le tasse più basse.
La Germania e altri paesi europei Olanda, Svezia, ecc, invece hanno delocalizzato poco, mantenendo la sede principale nel territorio, puntando sulle esportazioni di merci prodotte all'interno del paese tramite filiali estere. E così il loro PIL è cresciuto più del nostro, ricevendo in cambio maggiore flessibilità operativa per i migliori rapporti fra debito pubblico e PIL e deficit/PIL.
Nel calcolo del PIL sono esclusi prodotti e servizi di natura illegale e l'auto produzione delle famiglie consumata al loro interno.
L'auto produzione delle famiglie in tempi di crisi aumenta. Si cerca di risparmiare in tutti i modi: facendosi il pane, acquistando direttamente dai produttori, ricorrendo a prestazioni di amici e di artigiani in nero, ecc.
In Italia non mancano certo attività illegali e mafie pienamente inserite in molti settori economici attraverso il riciclaggio, recentemente valutate in circa 85 miliardi di PIL mancato.
Tutto ciò rende difficoltoso non solo il calcolo, ma anche la crescita del PIL. Per rimediare alla situazione il governo ha avuto la bella pensata di inserire nel calcolo i presunti 85 miliardi delle attività criminali. Senza rendersi conto che in questo modo si legittima le stesse attività dando loro un ruolo importante nel tessuto economico nazionale.
Così facendo si dovrebbero rivedere le leggi che puniscono i rati economici e che interessano gli output intermedi negativi. Per capire cosa siano, prendiamo in esame la corruzione come strumento illegale capace di raggiungere più facilmente l'output finale, vale a dire l'obbiettivo produttivo. Già esistono partiti politici che giustificano la corruzione come rimedio contro la burocrazia statale o gli impedimenti ambientali. Pensare di dare un valore positivo alla corruzione e agli altri output intermedi negativi è semplicemente criminale, oltre a svuotare del tutto il significato del PIL.

Il PIL contiene un vizio di fondo: deve continuamente crescere. Può andare bene se si parte dal presupposto che le risorse del pianeta siano infinite e che si possano continuare a inventare nuove innovazioni che partoriscano nuovi prodotti ad alta velocità di saturazione. Abbisogna quindi di economisti che sostengano l'abbondanza e che non occorra fare economia, anzi il contrario, sia necessario sperperare più che si può ricorrendo anche alle attività illegali.
Con la saturazione dei settori economici, l'esperienza insegna che dopo una crisi il PIL può anche aumentare, ma per un periodo sempre più breve che precede un'ulteriore crisi peggiore della precedente.
I pochi economisti che insistono a partire dalla scarsità hanno vita difficile, ma non escludo che alla fine dovremmo dare loro ragione e accettare la misura degli indici di "benessere" dei cittadini per dimostrare la solidità di un paese in tutti i sensi e mettere da parte una volta per tutte il PIL.


Alberto Filippi - Consigliere Comunale del M5Stelle Bolzano

Mio padre ha dedicato quasi tutta la sua vita alla ristorazione. Sosteneva che non bastava la bravura del cuoco per una buona ricetta. Il segreto stava nella scelta della materia prima.
" Per fare il cuoco bisogna prima imparare a riconoscere la qualità dei prodotti. Per la carne è ancora più difficile, bisognerebbe prima fare un apprendistato da macellaio".

Il 14 novembre 2013 la copertina di internazionale intitolava:
"Il prezzo del maiale
L'industria della carne suina tedesca è efficiente e sforna prodotti a basso costo. Dietro questo sistema, però, ci sono operai sottopagati, falde acquifere inquinate e tecniche d'allevamento che usano enormi quantità di antibiotici"

Questo il sunto dell'inchiesta condotta da " Der Spegel" sugli allevamene di suini in Germania.
L'inchiesta parte da uno dei più grandi centri di inseminazione d'Europa, quello di Wieser-Ems .
Meinholf, è il verro prodigio, con 7 centimetri di lardo sulla groppa per 112 chili di peso. L'animale se ne sta rinchiuso in un box sterile, dove l'unica cosa che può montare è un fantasma di scrofa. Meinholf è l'inizio della catena tedesca di produzione di carne suina. Il centro di inseminazione produce 1.500.000 provette di sperma l'anno.
I dati parlano chiaro : nel 1993 in Germania c'erano 264.000 aziende che allevavano una media di 100 suini ognuna. Nel 2013 le aziende si sono ridotte a 28.000, ma ognuna alleva mediamente mille maiali. In 20 anni la produzione è aumentata di meno di due milioni di suini, con notevole riduzioni dei costi per l'economia di scala, ma nello stesso tempo, oltre alla perdita di occupazione e al suo sfruttamento (per i macellai è stato calcolato un salario orario di 5,04 euro) si registrano danni ambientali i cui costi si riversano sulle comunità locali, ma un export da un miliardo e mezzo di euro giustifica tutto.
La carne made in Germany è prodotta a basso costo e con grande efficienza . La macellazione avviene con tecniche che ricordano i campi di concentramento nazisti. I maiali salgono su un nastro trasportatore che li porta direttamente nella camera a gas. Pure l'ingrassamento è programmato 850 grammi al giorno, ma i suini di certe razze mettono su peso più rapidamente tanto che le ossa dello scheletro si spezzano.
Per altri dettagli sulle sofferenze degli animali rinvio alla lettura del settimanale che si può trovare alla Biblioteca Civica di Bolzano.
Il consumo di carne aumenta in tutto il mondo e i tedeschi (consumo pro capite 60 kg), dopo Usa (consumo pro capite 120, giapponesi 100 e italiani 80 kg) sono fra i più grandi consumatori. L'85% mangia carne e salsicce tutti i giorni o quasi. La Catena di supermercati Netto offre cinque braciole a 2,39 euro! Costi bassi che nascondono un prezzo salato, anche se occulto da pagare.
La camera dell'agricoltura della bassa Sassonia denuncia la gravità del problema dei liquami. . Nelle falde freatiche aumenta la concentrazione di nitrati in modo preoccupante. Si sospetta che in certe zone avvengano sversamenti di nascosto oltre la soglia di sicurezza mettendo a rischio la falda acquiferea Altro problema le importazioni di cereali dal Sud America. Le coltivazioni portano all'abbattimento di intere foreste pluviali.
L'Ufficio Federale per la tutela dei consumatori ha calcolato la somministrazione di 1.734 tonnellate di antibiotici all'anno con inizio poco dopo la nascita dei suini (179mg X kg di carne). Si creano così ceppi di germi resistenti contro i quali nemmeno gli esseri umani riusciranno a spuntarla. La fine dell'efficacia degli antibiotici contro le malattie infettive è ormai prossima ed è diventata un'emergenza sanitaria mondiale. Nei paesi bassi (altri esportatori di carne) a causa del rischio troppo alto di infezione è diventato obbligatorio sottoporre i pazienti che lavorano in agricoltura a test di controllo ed eventualmente metterli in quarantena.

SPECK SUDTIROLO

Il deputato Florian Kronbichler SEL) ha definito truffa lo speck made in Sudtirolo. Ha ragione?
Ritorniamo alla materia prima. In provincia nel 2012 si sono prodotte 8.576.395 baffe , pari a 38.000 tonnellate, di cui solo il 38% ha il marchio di qualità "Speck Alto Adige IGP".
Le aziende consorziate nel marchio IGP sono 29. Il maggiore produttore è il Guppo Senfter (Grandi Salumifici Italiani - che è diventato anche il primo produttore italiano di salumi).
Lo speck, sudtirolese IGP o no, viene esportato per il 29% in Germania, il resto finisce quasi tutto in Italia.
Nel 2000 in Alto Adige si allevavano 15.804 maiali (ASTAT), diminuiti a 5.475 nel 2011. Pertanto si importa la quasi totalità della materia prima. Il 75% dei suini viene importato dalla Germania, il resto da Olanda, Danimarca, Spagna e quasi nulla dall'Italia (pesano troppo 165 kg, contro i 110-120 tedeschi).
La materia prima, IGP o no, arriva dagli allevamenti esteri e non può certo meritare il made in Alto Adige e nemmeno il made in Italy.
Il marchio quindi non garantisce la qualità della materia prima, ma solo il processo di affumicatura e stagionatura.
Lo speck si porta dietro tutti i problemi riguardanti la salute per quanto riguarda gli antibiotici, con l'aggiunta dell'affumicatura che nelle carni pare essere una delle principali cause che favorisce il tumore al colon, compensata in parte dalla scelta di carni magre.
Dar torto a Florian e a mio padre m sembra piuttosto difficile.

ince bolzano.jpgSiamo molto preoccupati per l' incidente accaduto venerdì scorso 08.11.2013: l'inceneritore da 130.000 ton/anno e dal costo di 120 milioni di euro è già rotto.
Il fumo tossico si è diffuso sulla città e in particolare sui nuovi insediamenti di Casanova e Firmian.
Chiediamo di sapere con chiarezza cosa è successo e se vi siano danni per la salute dei cittadini, chiediamo che siano chiarite le parole del direttore dell'Ufficio Rifiuti della Provincia Giulio Angelucci quando afferma che ci sono volute 24 ore per spegnere il cammino: 24 ore di fumi tossici? Chiediamo se è vero che tra le Associazioni temporanee di impresa, a cui spetta il collaudo dell' impianto, ci siano aziende fallite e in particolare quella che ha realizzato la parte tecnica dell' impianto ( cadaia) e che ora è in concordato preventivo.

Chiediamo che sia chiarito se c' è stata una cattiva gestione dell' incidente e come sia possibile che questo sia avvenuto, se esiste un chiaro piano di intervento di emergenza in un impianto con potenziali rischi molto gravi per la popolazione. Ci auguriamo che tentennamenti e errori non siano dovuti al tentativo di non incrinare l'immagine della scelta provinciale dell'incenerimento, scelta pericolosa per la salute dei cittadini e per l' ambiente a causa delle numerose sostanze nocive emesse.
Il rischio di incidenti è insito in questo tipo di impianti, nuovi e vecchi che siano. Questo primo incidente deve essere un' occasione di un ripensamento generale della politica dei rifiuti in Alto Adige alla luce delle nuove direttive europee che vietano l'incenerimento per i rifiuti recuperabili o compostabili (in buona sostanza TUTTI!) e spingono verso il recupero a fini di riciclaggio dei rifiuti.

Oggi è ancor più assurdo insistere con l' incenerimento e far correre questi rischi alla popolazione quando esistono valide alternative per la gestione dei rifiuti, che partono dalla riduzione generale dei rifiuti, al riuso, alla raccolta differenziata spinta con tariffa puntuale.

Claudio Vedovelli
Consigliere comunale
Movimento 5 stelle Bolzano

Un appello di 65 associazioni per porre fine alla speculazione sulla terra nel Sud del mondo
I fondi pensione europei e il land grabbing nei Paesi in via di sviluppo
[ 27 giugno 2012 ]
http://www.greenreport.it/_new/index.php?id=16546&page=default
Con la dichiarazione della società civile "Land grabbing by pension funds and other financial institutions must be stopped", 65 gruppi europei e internazionali della società civile, ambientalisti e contadini, compresi Friends of the Earth Europe, Campagna per la riforma della Banca Mondiale, Slow Food e Mani Tese, chiedono ai governi e alle istituzioni finanziarie «Di porre fine all'accaparramento delle terre finanziato dai fondi pensione europei, dalle banche e dalle compagnie di assicurazione».

La dichiarazione sottolinea che «Veicolate da prezzi alimentari sempre più alti, dall'incremento della domanda degli agro carburanti, di bestiame e di materie prime, le acquisizioni di terra su larga scala, in particolare in Africa e Sud America, stanno crescendo».

Per Friends of the Earth Europe, che a gennaio ha pubblicato il rapporto "Farming Money: how European banks and private finance profit from food speculation and land grabs" sul ruolo svolto nel land grabbing dalle istituzioni finanziarie europee, «Questo accaparramento globale di terra da parte delle istituzioni finanziarie europee minaccia I livelli di vita e le disponibilità alimentari di innumerevoli comunità locali».

Rachel Tansey, economic justice campaigner di Friends of the Earth Europe, spiega che «i fondi pensione europei stanno guidando il land grabbing nel mondo, con impatti sociali e ambientali terribilmente seri. Chiunque abbia una pensione potrebbe essere implicato in violazioni dei diritti umani e nella distruzione ecologica. In un mondo dove un miliardo di persone già soffre la fame, la terra deve rimanere nelle mani delle comunità locali in modo che queste ultime possano nutrirsi in maniera autosufficiente».

L'appello delle 65 Ong internazionali coincide con l'Agriculture investment summit Europe iniziato ieri a Londra, fortemente criticato perché punta all'accaparramento globale della terra con gli investitori finanziati e i fondi pensione. Infatti sul sito del summit si legge che i più grandi investitori sono invitati a «Valutare quali metodi di accesso si adattino meglio agli obiettivi del loro portafoglio» e «Liberare il potenziale delle opportunità di investimento all'estero».

Slow Food evidenzia: «Il dramma è che molti di quei contesti definiti come "opportunità di investimento" hanno un effettivo bisogno reale e immediato di finanziamenti: non di interventi speculativi per ingrassare il portafoglio degli investitori, però, ma di reali investimenti per accompagnare lo sviluppo locale».

Grain ha pubblicato "Pension funds involved in global largescale farmland aquisitions as of June 2012" una lista dei fondi pensione occidentali coinvolti negli investimenti sull'accaparramento di terre fertili. «Tra questi, anche alcuni fondi che gestiscono le pensioni di intere categorie - dice Slow Food - In California, per esempio, gli ex-insegnanti affiliati alla Tiaa-Cref, hanno scoperto che i loro risparmi stavano contribuendo a finanziare ingenti acquisizioni di terra in Australia, Brasile e Polonia.

In Danimarca, il fondo pensione pubblico Pka ha investito quasi 50 milioni di dollari in un fondo di investimento (il SilverStreet Capital's Silverland Fund) specializzato nell'acquisizione di terreni agricoli in Africa. Insomma, nessuno è al riparo: se non esiste un quadro legale che controlli la speculazione e obblighi gli organismi di investimento a una totale trasparenza, chiunque di noi può essere complice di questa ondata di speculazioni sulla terra».

Le 65 Ong sottolineano che «I fondi pensione sono i maggiori investitori in terreni agricoli a livello globale. Milioni di ettari sono stati affittati o comprati in anni recenti. Come risultato, i piccolo contadini, i pescatori, gli allevatori e le altre famiglie rurali vengono private di ogni possibilità di nutrire loro stessi e le loro comunità».

Nyikaw Ochalla, uno leader dell'etnia etiope Anuak, la cui sussistenza e cultura è minacciata dal land grabbing delle terre comunitarie favorito dal governo centrale di Addis Abeba, ha fatto notare che «Africa, Asia e America Latina stanno assistendo a un'accelerazione del land grabbing a un ritmo mai più visto dai tempi del colonialismo. La terra è l'ancora di salvezza delle comunità di cacciatori e raccoglitori,dei pastori, dei pescatori e degli agricoltori nelle terre etiopi che sono oggetto delle politiche sul land grabbing. E' solo un mito che le nostre terre siano "incolte e abbandonate", adatte solo lo sviluppo commerciale agricolo».

L'agguerrita alleanza di associazioni ambientaliste e per lo sviluppo e di organizzazioni contadine coinclude il suo appello con tre richieste:

«1) Stop alla speculazione sui terreni ed agli altri investimenti dannosi nella catena alimentare globale, compresi gli accordi sulle terre e la partecipazione finanziaria nell' agribusinesses, dove non si può escludere ex ante il land grabbing, e investire in prodotti finanziari complessi basati sui derivati delle commodity alimentari o nei terreni agricoli.

2) Comunicare all'opinione pubblica informazioni complete su qualsiasi finanziamento diretto o indiretto delle acquisizioni di terreni e su altre offerte che potrebbero comportare il land grabbing. Tale comunicazione deve essere basata su una diligente analisi della catena dell'intera partecipazione, indipendentemente dal fatto che i servizi finanziari vengano stanziati o meno per l'acquisto di terreni. Ciò è necessario per rompere la cultura della segretezza che circonda molte di queste offerte, e per consentire agli stakeholders ed ai gruppi di interesse pubblico ad agire.

3) Assoggettare a valutazione obbligatoria, preliminare ed indipendente, gli impatti potenziali dei prodotti e degli investimente e dei diritti di possesso, il sostentamento, l'ambiente e la progressiva realizzazione del diritto ad un'alimentazione adeguata. Queste valutazioni devono consentire ai gestori di fondi ed alle altre istituzioni finanziarie di dimostrare in qualsiasi momento che non hanno partecipazioni in imprese o in operazioni che sono coinvolte nei land grabs».

Ti consigliamo anche:
La Banca Mondiale dice no alla moratoria sul land grabbing chiesta da Oxfam
Land grabbing o investimenti? Per la Fao è necessario coinvolgere gli agricoltori locali
Land grabbing: come le multinazionali si sono accaparrati 227 milioni di ettari in 10 anni
Land grabbing: tra il 2000 e il 2010 svenduta un'area grande 20 volte l'Italia
Il "Matrix" insostenibile del land grabbing non interessa al summit Onu Rio+20

Confagricoltura: «Il rapporto di Oxfarm conferma il nostro allarme»
Land grabbing: come le multinazionali si sono accaparrati 227 milioni di ettari in 10 anni
[ 22 settembre 2011 ]


Oggi Oxfam ha presentato il rapporto/analisi "La nuova corsa all'oro - Lo scandalo dell'accaparramento delle terre nel Sud del Mondo" che stima le dimensioni mondiali del fenomeno land grabbing, l'accaparramento incontrollato delle terre effettuato in particolare da investitori internazionali con accordi su larga scala.

«Sono 227 milioni gli ettari di terra venduti, affittati o concessi in uso in tutto il mondo dal 2001 - spiega l'Ong - Una superficie equivalente all'Europa nord-occidentale. L'espandersi del fenomeno, mette in pericolo le comunità più povere, che perdono case e mezzi di sostentamento, a volte a seguito di violenze, senza essere consultate, risarcite e senza avere mezzi per fare ricorso. Non tutti i 227 milioni di ettari sono classificabili come land grabbing, ma dietro le acquisizioni di terreni si cela spesso questo fenomeno. La scarsa trasparenza e la segretezza che circondano tali compravendite di terra rendono difficile calcolare i numeri esatti. Ciononostante, Oxfam e i suoi partner hanno analizzato circa 1.100 accordi relativi all'acquisizione di 67 milioni di ettari: il 50% delle compravendite sono avvenute in Africa e coprono un'area quasi pari alla superficie della Germania».
I dati del rapporto sono stati raccolti dalla Land Matrix Partnership, una coalizione di organizzazioni accademiche, scientifiche e non governative di cui Oxfam fa parte insieme all'International Land Coalition, alle università di Berna ed Amburgo, al Cirad francese e all'agenzia tedesca per la cooperazione tecnica Giz.

Il rapporto sottolinea che «l'ondata di accordi sulla terra che avviene oggi nei paesi più poveri non rappresenta quell'occasione di sviluppo che milioni di contadini aspettano da anni. Mentre la corsa all'acquisto dei terreni nei paesi in via di sviluppo si intensifica, sono i più poveri a farne le spese. Questo rapporto rivela che il più delle volte questi accordi danneggiano gli interessi di coloro che coltivano la terra, premiando le elite locali o i grandi investitori nazionali e internazionali. Questo accade perché i più poveri non hanno il potere di rivendicare i loro diritti e proteggere i loro interessi. Oxfam chiede alle imprese e ai governi di agire per tutelare i diritti delle comunità locali e per modificare le relazioni di potere tra i grandi investitori e le comunità locali. Solo così gli investimenti sui terreni potranno promuovere la sicurezza alimentare e lo sviluppo economico locale».

Francesco Petrelli, presidente di Oxfam Italia evidenzia che «Il numero senza precedenti delle compravendite e la crescente competizione per la terra sta avvenendo sulla pelle dei più poveri del mondo. In questa nuova corsa all'oro, gli investitori ignorano i diritti delle comunità locali le cui economie si fondano sulla terra", dichiara "Lo scandalo è che l'80% delle terre accaparrate rimane inutilizzato. Questa nuova corsa all'oro si intensificherà nel futuro, a causa della crescente domanda di cibo, dei cambiamenti climatici, della scarsità d'acqua e dell'incremento della produzione di biocarburanti che sottrae migliaia di ettari alla produzione di cibo».
In effetti tutti gli indicatori presi in esame nel rapporto fanno pensare ad una più che probabile accelerazione della corsa alla terra nei prossimi anni. «Basti pensare che quasi tre miliardi di persone vivono in regioni dove la domanda di acqua supera l'offerta - dice Oxfarm - L'economia globale, inoltre, triplicherà le sue dimensioni entro il 2050 con una domanda crescente di risorse naturali. L'olio di palma è il più consumato al mondo ed è utilizzato in circa metà del cibo confezionato e dei prodotti per l'igiene. Si prevede che la sua produzione raddoppi entro il 2050, incrementando le aree coltivate di 24 milioni di ettari, sei volte la superficie dell'Olanda».
Il rapporto, che fa parte della campagna globale di Oxfam "Coltiva", fa giustizia di alcuni "miti" legati agli investimenti sui terreni nei Paesi poveri e descrive gli effetti devastanti che il land grabbing ha in Uganda, Sud Sudan, Indonesia, Honduras e Guatemala. Oxfarm denuncia che «In Uganda, per esempio, almeno 22.500 persone hanno perso casa e terra in seguito all'espropriazione subita per mano della New Forest Company (Nfc), un'azienda britannica specializzata nella produzione di legname. Molte persone sono state allontanate con la forza e non hanno più mezzi di sostentamento, né possibilità di mandare i figli a scuola. Ci sono state ordinanze del tribunale contro la Nfc e testimoni oculari hanno riferito che i dipendenti dell'azienda hanno preso parte essi stessi ad alcuni espropri. Tuttavia, la Nfc nega di essere coinvolta».
Secondo Jeremy Hobbs, direttore generale di Oxfam, «il caso dell'Uganda mostra chiaramente come l'accaparramento di terre privi le popolazioni vulnerabili di qualsiasi rete di protezione. Migliaia di persone sono in grande difficoltà dopo esser state trasferite ed espropriate dei loro beni, senza essere consultate o ricompensate. Oxfam chiede agli investitori, ai governi, e alle organizzazioni internazionali di porre fine al land grabbing, cambiando le attuali politiche che non garantiscono procedure partecipate e un equo trattamento delle comunità locali, né il rispetto delle norme internazionali».

Ad rapporto di Oxfam arriva il sostegno (non sappiamo quanto gradito) di Confagricoltura che dice che il documento conferma i suoi ripetuti avvertimenti.

La "Confindustria" degli imprenditori agricoli italiani, che a differenza di Oxfarm approva gli Ogm, dice che «Questa nuova corsa all'oro per cui si prevede un progressivo intensificarsi nei prossimi anni, conferma una centralità dell'agricoltura nelle sorti del mondo che ormai non si può più ignorare, sia sotto il profilo economico, sia sotto quello sociale. Già nel 2040 per soddisfare la richiesta di cibo sarà necessario il 70% di produzione agricola in più ad invarianza di mezzi rispetto ad oggi, ma l'attuale Politica agricola comunitaria non tiene conto di questo dato allarmante».

il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, ricorda che «In giugno, a Parigi, 120 sigle mondiali che rappresentano gli agricoltori hanno firmato un documento comune, chiarendo che la missione principale dell'agricoltura è quello di nutrire le popolazioni e che la sfida alimentare del XXI secolo richiede un aumento quantitativo e qualitativo della produzione. Contemporaneamente si è voluto rimarcare la necessità di trasparenza e conoscenza dei listini e degli stock in ogni parte del mondo, stimolando le organizzazioni internazionali interessate a stabilire regole di mercato e di posizionamento che riguardano le materie prime agricole per evitare eccessi speculativi. E' chiaro che in questo contesto l'agricoltura italiana deve recuperare produttività e propensione al mercato. Le aziende devono indirizzarsi sempre più verso dimensioni economiche competitive, perché nei momenti di crisi non bisogna avere paura del cambiamento, ma gestirlo. L'Italia si rilancia solo se si riesce a far crescere le imprese e l'agricoltura in futuro sarà sempre più importante, che si voglia o no. E fare agricoltura vuol dire, prima di tutto, produrre».

Non è esattamente quel che dice Oxfarm nelle conclusioni del suo rapporto: «Il mercato mondiale chiede più materie prime agricole, e questo può andare a beneficio delle comunità locali in un momento in cui l'interesse degli investitori aumenta. Tuttavia oggi ci sono più rischi che opportunità per le comunità. E' necessario spostare l'equilibri di potere a favore dei più poveri e di coloro più minacciati dagli accordi per l'acquisizione di terra. Le comunità hanno il diritto di sapere e di decidere e questo diritto deve essere rispettato da tutti i soggetti coinvolti. Occorre agire a diversi livelli per assicurare che le cose cambino davvero e per risolvere i conflitti che sorgono a causa degli accordi sulla terra».

La Banca Mondiale dice no alla moratoria sul land grabbing chiesta da Oxfam (ITALIA)
La corsa alla terra espone le comunità locali a fame, violenza e povertà crescente ed estrema

[ 12 ottobre 2012 ]


Oggi a Tokyo si è aperto il meeting annuale della Banca Mondiale e del Fondo monetari internazionale, che fino al 14 ottobre discuterà per l'ennesima volta delle possibili soluzioni per la ripresa economica. Comunque la banca Mondiale alla vigilia del meeting di Tokyo si era già sbarazzata di una "fastidiosa" richiesta avanzata da Oxfam International, respingendo il suo appello ad interrompere ogni suo coinvolgimento nel land grabbing, l'acquisto su grande scala di terre agricole.

Il 4 ottobre Oxfam aveva pubblicato il rapporto "Chi ci prende la terra ci prende la vita - Come fermare la corsa globale alla terra" dal quale emerge che «La terra venduta in tutto il mondo negli ultimi 10 anni, pari a un'area grande quasi 7 volte l'Italia, basterebbe a coltivare cibo per il miliardo di esseri umani che oggi soffre la fame». Oxfam avverte che tra «Il 2000 e il 2010 oltre il 60% degli investimenti internazionali in terreni agricoli sono avvenuti in paesi in via di sviluppo che hanno gravi problemi di fame. Eppure, nonostante questo, i due terzi degli investitori prevedono di esportare tutto quello che su queste terre viene e verrà prodotto. Quasi il 60% di questa terra inoltre è destinata a colture utilizzabili per i biocarburanti».

La battaglia di Oxfam contro il land grabbing e per maggiori investimenti a favore dei piccoli agricoltori si scontra con una situazione che è tollerata e spesso incoraggiata e incentivata dai governi e da organismi internazionali come la Banca Mondiale: «La recente corsa alla terra è selvaggia e senza precedenti; i più poveri continuano ad essere sfrattati, spesso con la violenza, perdendo le loro case e l'accesso alla terra che è la loro fonte di cibo e guadagno, senza essere consultati né risarciti. In questo momento nei Paesi più poveri ogni 4 giorni un'area di terra più grande dell'intera città di Roma viene venduta ad investitori stranieri, Secondo l'International Land Coalition, tra il 2000 e il 2010 investitori stranieri hanno acquisito a livello globale 203 milioni di ettari di terreno, 106 dei quali in Paesi in via di sviluppo. In Liberia, ad esempio, in soli cinque anni il 30% del paese è stato inghiottito dalle acquisizioni di terra».

Secondo Oxfam, durante la crisi dei prezzi alimentari nel 2008 e nel 2009, gli affari legati alla terra sono triplicati, «Perché la terra è considerata un investimento sempre più redditizio. Con i prezzi alimentari mondiali a livelli record, è necessaria un'azione urgente per fermare la minaccia di una nuova ondata di land grabbing». Per questo L'Ong ha lanciato un appello urgente ed una petizione online per chiedere alla Banca Mondiale «Di sospendere subito i suoi investimenti in terreni agricoli per il tempo necessario a introdurre politiche più efficaci per fermare il land grabbing».

La Banca Mondiale ha risposto in maniera insolitamente rapida e dettagliata: «Condividiamo le inquietudini che Oxfam ha sollevato nel suo rapporto. Tuttavia, non siamo d'accordo con l'appello di Oxfam per una moratoria sugli investimenti del Gruppo della Banca Mondiale nelle imprese agricole su grande scala, in particolare durante un periodo di crescita rapida dei prezzi degli alimenti in tutto il mondo. Una moratoria incentrata sul Gruppo della banca prende di mira precisamente quei protagonisti che si sforzano di migliorare le pratiche: i governi progressisti, gli investitori e noi. Prendere una tale iniziativa non aiuterebbe per niente a ridurre i casi di pratiche abusive e verosimilmente dissuaderebbe gli investitori responsabili desiderosi di applicare le nostre normative elevate».

Non si capisce chi dovrebbe sanzionare ed impedire gli abusi del Land Grabbing e quali siano questi "governi progressisti", visto che la svendita delle terre avviene praticamente sempre a vantaggio di multinazionali, grandi imprese stranie e nazionali e quasi sempre con il coinvolgimento economico diretto di politici e governanti. Una vera e propria predazione fondiaria che negli ultimi anni è stata denunciata da molte Ong ambientaliste ed umanitarie e che vede il suo esempio più eclatante in quello che sta succedendo in diversi Paesi africani. Acquisizioni che, invece di ridurre l'insicurezza alimentare (come vorrebbe ar credere la Banca Mondiale) sono una delle cause del suo inasprimento.

Elisa Bacciotti, responsabile della campagna Coltiva di Oxfam Italia, presentando l'appello aveva detto: «Una selvaggia corsa globale alla terra espone oggi molte comunità locali alla fame, alla violenza e alla minaccia di una povertà crescente ed estrema. Se succedesse nel nostro paese, grideremmo allo scandalo. La Banca Mondiale, che è sia un investitore diretto sia un consulente per i Paesi in via di sviluppo in merito alle acquisizioni di terre, ha la responsabilità di evitare che l'accaparramento di terra diventi uno dei grandi scandali del XXI secolo. Sospendendo temporaneamente i propri investimenti nel settore e rivedendo le proprie pratiche, la Banca Mondiale può diventare un esempio per tutti gli investitori e i governi e incoraggiarli a favorire realmente lo sviluppo delle comunità più povere».

Ma la World Bank non ci pensa nemmeno alla moratoria chiesta da Oxfam ed a politiche vere per fermare il land grabbing. D'altronde nello stesso rapporto di Oxfam si legge che «Gli investimenti della Banca Mondiale in terreni agricoli sono aumentati del 200% negli ultimi 10 anni, mentre l'International Finance Corporation, il settore della Banca che eroga prestiti al settore privato, definisce gli standard seguiti da molti investitori. Dal 2008 in poi sono stati presentati 21 reclami per violazione dei diritti sulla terra da parte delle comunità interessate dai progetti della Banca Mondiale». Nonostante questo nella lettera che respinge categoricamente la moratoria si legge: «Il gruppo della banca non appoggia le acquisizioni o gli investimenti fondiari speculativi che si approfittano della debolezza delle istituzioni nei Paesi in via di sviluppo o che disrezzano i principi dell'investimento agricolo responsabile» e ribatte che «Il 90% dei nostri investimenti nell'agricoltura è focalizzato sui piccoli agricoltori» e che il lavoro agricolo dell'International Finance Corporation «Ha fornito 37.000 posti di lavoro».

La Wokld Bank ricorda ad Oxfam ed alle altre Ong che criticano il suo sostegno al land grabbing quello che sanno già molto bene: «Nel 2050 la popolazione mondiale dovrebbe aumentare di 2 miliardi di abitanti, necessita un aumento del 70% della produzione alimentare mondiale», però riconosce che qualcosa nelle sue previsioni ed attività non va e promette una prossima revisione delle linee guida che «Riesaminerà ed attualizzerà le nostre politiche di salvaguardia sociali ed ambientali. Siamo d'accordo che dei casi di abuso esistano, in particolare nei Paesi dove la governance è debole, e condividiamo la convinzione di Oxfam che in molti di questi casi, le pratiche devono assicurare una partecipazione più trasparente ed inclusiva in caso di trasferimenti fondiari».

Ma Anuradha Mittal, direttrice esecutiva dell'Oakland Institute, un think tank Usa che si occupa degli effetti della speculazione fondiaria nel mondo in via di sviluppo, fa notare su Ips che «Il livello al quale vengono controllate queste salvaguardie resta comunque volontario. Nel 2009 e nel 2010, siamo stati in grado di identificare chiaramente il ruolo che il Gruppo della Banca Mondiale ha svolto nella promozione di questi investimenti si grande scala, ignorando completamente l'impatto sociale ed economico. Oxfam ribadisce che questo tipo di investimento è un cattivo investimento nelle comunità e sfortunatamente la banca ha scelto di ignorare le prove evidenti che sono state presentate».

BASTA CON LA DISTRUZIONE DEL TERRITORIO !

Un'attenta analisi dei dati catastali può far comprendere la incredibile quantità di consumo di territorio nell'ultimo decennio in provincia di Bolzano e nel capoluogo.
La tabella sottostante mostra l'evoluzione quantitativa delle principali tipologie di immobili.


continua sulla link

rimborsi elettorali.jpgEvviva!
Come ogni 5 anni, i nostri politici si sono ricordati dei cittadini: siamo in periodo elettorale. Ora il cittadino, nella sua veste di elettore, diventa un "target" che la casta vuole colpire con pubblicità e marketing. A suon di milioni. Che tanto poi rientrano tramite i rimborsi elettorali. Business as usual. Con qualche novità: tutti ora parlano di riduzione dei costi della politica, tema caro al Movimento 5 stelle. Che non vogliano copiarci?
Beh, ne saremmo contenti, sarebbe un'ottima cosa. Ma proviamo a fare un veloce "fact check", sfogliando i giornali. Gli esponenti dei partitini della destra italiana, il cui programma elettorale può riassumersi nella frase "Voglio la poltrona per altri 5 anni", ora parlano di rivedere il trattamento di fine mandato (al quale il M5s rinuncia integralmente), omettendo però di dire che gli altri 9.000 euro circa se li tengono ben stretti (tra fisso e rimborsi spese). Perché non ragioniamo per compensi totali anziché sempre solo per parziali che servono a fare propaganda e nascondere la verità? Volete ridurre i costi della politica? Copiateci, firmate il nostro codice etico: 2500 netti al mese e basta, niente diarie, niente vitalizi, niente trattamenti di fine mandato e niente rimborsi spese forfettarie. Vi aspettiamo numerosi. Fa specie anche sentire un esponente verde dichiarare che "dobbiamo ragionare sui costi della politica per non DARE L'IDEA ai cittadini di essere una casta." Questa frase contiene l'implicita ammissione di esserlo, oltre alla volontà di nasconderlo. Non è che non l'avevamo capito, ma sentircelo dire fa comunque un certo effetto. Certo, anche loro rinunciano ad una parte dello stipendio - lo danno al partito. Grazie! Baumgartner della SVP sostiene invece che solo "uno stipendio decoroso fa in modo che i politici non siano condizionabili dalle lobby". Bene, ha parlato il partito delle lobby, delle cordate e dei favori ai capitali amici. Dobbiamo trarre la conclusione, che se erano al soldo delle lobby finora con gli stipendi d'oro, ora che questi con la nuova legislatura sono stati ridotti saranno quindi ancora di più al servizio delle stesse? Con stupore ancora maggiore invece leggiamo le parole del segretario del SVP, Martin Alber, che con orgoglio annuncia una campagna "LOW COST" della stella alpina per "solo" 1 milione di euro. È evidente che la casta ha perso il contatto con la realtà. Saranno altrettanto orgogliosi i cittadini di leggere questa bella notizia, mentre stanno racimolando i soldi per pagare l'affitto e arrivare a fine mese con la spesa? Magari, caro Alber, citando Maria Antonietta, potresti dire loro che se non hanno pane, potranno sempre mangiare le brioches. I candidati del M5s spendono invece 50 euro a testa per la campagna elettorale e NON vi riempiranno la cassetta delle lettere e parabrezza con santini di ogni specie di carta da mandare al macero. Il M5s è l'unica forza politica a rinunciare ai rimborsi elettorali. Alle provinciali del 27 ottobre 2013 chi voterà per il M5s contribuirà a diminuire la spesa pubblica. I candidati hanno preso un impegno scritto nei confronti dei cittadini e manterranno le promesse come stanno dimostrando gli eletti M5S in Parlamento e nelle altre Regioni italiani. Il M5s rispetta la volontà popolare del referendum del 1993 che sancì l´abolizione dei finanziamenti pubblici. Il M5s ha già rinunciato a 4,2 milioni di rimborsi elettorali a livello nazionale. A luglio, in occasione del Restitution Day, i parlamentari M5S hanno restituito 1,5 milioni di euro. Se gli altri parlamentari adottassero lo stesso codice comportamentale si risparmierebbero 40 milioni di euro! Abbiate il coraggio di copiarci!

M5s AA-S