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REM TEC è un impianto di stoccaggio e trattamento rifiuti pericolosi e non, collocato in Via Montecatini 16, all'entrata della "città di Cura" Meranese, tra Sinigo e Postal.

Risulta essere, nella nostra provincia, il primo di dimensioni enormi: 25o mila tonnellate/anno contro i già esistenti che arrivano a poco più di 30 mila tonnellate/anno e si riserva un altro primato: quello di poter importare i rifiuti da tutta Italia!

L'impianto è di un privato ed è stato approvato dall'Amministrazione Pubblica, prima Provinciale e poi Comunale Meranese.

Il 2 dicembre 2009 venne comunicata pubblicamente l'iniziativa sulla stampa locale, sia italiana che tedesca, come prescritto dalla legge, per permettere all'opinione pubblica di intervenire entro 60 gg: vennero scelti il Corriere dell'Alto Adige e la Suedtiroler Tageszeitung, due giornali tra i meno letti. Non vennero interpellati nè avvisati in alcun altro modo i cittadini del Burgaviato coinvolti dall'iniziativa.

In gennaio 2011, a pochi giorni dall'avviamento dell'attività produttiva dell'impianto, sono stati resi ufficiali i dati dall'Appa (Uffici Provinciali per la tutela ambientale) e la stampa locale ha iniziato a pubblicare vari riscontri. Leggiamo sull'Alto Adige che il Presidente del Comitato di Sinigo ed il Sindaco Januth annunciano di non aver mai saputo nulla e che non c'è intenzione di fare polemica ma orientarsi a stabilire severi controlli.

I Verdi chiedono la sospensione della licenza REM TEC ed il giorno dopo leggiamo una nuova dichiarazione del Sindaco Meranese: smentisce di non essere stato a conoscenza dei fatti, dichiara di conoscere bene la caratteristica dei rifiuti pericolosi che REM TEC è abilitata a trattare.

Intanto nessuno capisce come questo impianto possa incentivare la riduzione della produzione stessa dei rifiuti pericolosi (e non) e che invece ne faccia un motivo di lucro a scapito dei cittadini tutti del Burgaviato. REM TEC può trattare tra i peggio rifiuti immaginabili. Lo possiamo leggere tutti dall'Allegato codici CER dei rifiuti in ingresso.

Quelli in rosso sono particolarmente pericolosi. Non sappiamo dove verranno portati una volta "stoccati e trattati", possiamo certamente immaginare giacché in provincia gli inceneritori aspettano ansiosi di bruciare per funzionare ed ammortizzare le spese che i cittadini stessi dovranno contribuire a pagare in ogni modo possibile (anche con le proprie bollette).

I rifiuti sono un flusso: nessuna Amministrazione Pubblica Virtuosa, attenta al BENE COMUNE e consapevole del contributo da dare alle iniziative "Chilometri 0", promuove impianti privati ed ingrandimenti degli inceneritori senza permettere ai cittadini di comprendere e praticare la raccolta porta a porta, incentivando i produttori a non produrre rifiuti destinati esclusivamente ad essere tali, dunque non riutilizzabili.

Questo genere di grandi impianti è un potenziale danno per tutto il Burgaviato. Come non bastasse favorisce notevolmente l'aumento del traffico con centinaia di autotreni, dunque l'inquinamento acustico e atmosferico. Contadini, settore turistico, associati alla pesca, commercianti di prodotti locali, abitanti tutti, subiscono una situazione malsana, che si aggrava, da cui il BENE COMUNE non può trarre alcun vantaggio.

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