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Governo Monti e liberalizzazioni

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(pubblicato da Alto Adige e Corriere dell'Alto Adige il 25 gennaio 2012)

Il Presidente Monti promette PIL più 10%, grazie alle liberalizzazioni. Quasi, quasi, anche se con modi molto più garbati, viene da chiedersi se le spara ancora più grosse del suo predecessore.
Con la manovra anche a Bolzano tutti i principali attori della speculazione edilizia e non solo potranno ottenere, come avevo previsto, una licenza per la costruzione di un centro commerciale di almeno 20.000 mq.
Comune e Provincia non si potranno opporre, poiché nei siti richiesti a Bolzano Nord e nella Z.I, non sussistono, come spiega l'Avvocato Vettori, motivi di tutela ambientale, culturali o della salute.
Ovvia! Non sarebbe giusto che il Twenty diventasse il monopolizzatore del settore della grande distribuzione. Se il principio della liberalizzazione deve valere per i taxisti, gli avvocati, gli edicolanti, non si capisce perché non deve valere per i centri commerciali.
A dire il vero, facendo due calcoli, i centri commerciali, dal punto di vista economico sono una sciagura per il territorio.
Prendiamo il Twenty, per esempio. Il gruppo Podini (come quello Tosolini) hanno la sede legale a Milano e pertanto le tasse le pagano in Lombardia. La gran parte della merce venduta nei centri viene acquistata e pagata a ditte che non risiedono in provincia (con qualche insignificante eccezione: Athesia). Cosa rimane nel territorio? Solo i dipendenti assunti dal centro. Per far tornare il conto, rimane da domandarci quante famiglie di negozianti e loro commessi saranno costretti a cessare la loro attività.
Per aumentare il PIL queste argomentazioni non hanno valore. Per aumentarlo è necessario convincere l'oggetto del mercato, il consumatore, a comprare, a prescindere dalla convenienza e dall'utilità e qualità del prodotto. E per l'acquisto scriteriato e compulsivo cosa c'è meglio di un centro commerciale, studiato con i più sofisticati mezzi di convincimento.
Nella società liquida del consumatore, privato di qualsiasi caratteristica ontologica (per dirla come Zygmunt Bauman), interessano le occasioni, il sotto costo. In questo modo si realizza e vive momenti di felicità e quando orgoglioso mostrerà l'acquisto all'amico chiederà: "Indovina quanto l'ho pagato".
Il consumatore preso dal gioco degli affari non si rende conto che la competitività estremizzata, di cui si nutre la liberalizzazione, finisce per pugnalarlo alle spalle, poiché per raggiungere i prezzi che vuole lui, i produttori dovranno diminuire la qualità e i costi e fra questi ultimi ci sono anche il suo stipendio e la sua futura pensione.
Non riesce a cogliere il nesso fra i sacrifici dolorosi sulle pensioni e gli stipendi da fame e le liberalizzazioni, che in tutti i settori significano perdita di qualità e sfruttamento della mano d'opera. Avanti professore, barra a dritta, ma cerchi di non finire, come la Costa Concordia, sugli scogli, anche quel mega transatlantico, esempio di liberalizzazione, vantava lavoratori sottopagati, senza alcun diritto, nemmeno quello di ammalarsi, ma consumatori felici che potevano permettersi una crociera a prezzi stracciati.

Alberto Filippi