La speculazione finanziaria fine e i mercati strumento

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I MERCATI QUESTI SCONOSCIUTI

Il problema di fondo da risolvere è il rapporto fra i mercati e la speculazione: i mercati sono il fine o lo strumento e viceversa la speculazione è lo strumento del mercato o il fine ?
Prendiamo l'esempio della Borsa che è una parte del mercato dei titoli. Nel tempo i mercati azionari hanno perso della loro originaria importanza con lo sviluppo del processo di concentrazione oligopolistica che di fatto ha escluso la possibilità di quotazione delle piccole e di gran parte delle medie imprese.
In una rassegna bancaria all'inizio degli anni 80 (Die Bank) si leggeva : "La borsa da tempo ha cessato di essere lo strumento intermediario degli scambi che essa fu un tempo quando le banche non potevano collocare nella propria clientela la maggior parte dei titoli emessi" .
Ogni banca oggi è diventata una borsa. Compra e vende dalla propria clientela e in borsa tratta solo i saldi di giornata. Con lo svilupparsi della banca on line il fenomeno si è ingigantito. Inoltre quasi tutte le operazioni di aumento di capitale, promozione di nuove società, cessione di pacchetti di controllo avvengono fuori dalla Borsa e il fallimento delle OPA (offerta pubblica di azioni) è significativo.
Altro fattore di notevole importanza nella crisi delle borse è costituito dall'abbandono da parte della piccola borghesia tradizionale dell'investimento azionario. Il miraggio del guadagno facile, del risparmio che fa recuperare l'inflazione sta tramontando. Il cassettista classico non esiste più. E' stato sostituito dal rassegnato possessore di azioni svalutate che nemmeno s'interessa dell'andamento dei corsi. Nei rari momenti di euforia il parco buoi s'ingrassa delle nuove entità oggetto, spogliate delle caratteristiche ontologiche, vale a dire i consumatori che si trasformano in novelli esperti finanziari.
Svuotata in parte di significato economico la borsa sopravvive grazie alla speculazione. Su questa affermazione gli studiosi di borsa sono pressoché unanimi. La dimostrazione pratica la si ha osservando il valore di scambio delle azioni e adesso anche delle obbligazioni che non corrisponde mai al valore reale della parte di capitale o di debito che rappresentano. Gli studiosi ( Zappa T. Bianchi, Ginella, Garrone, ecc.) che in passato hanno sostenuto l'utilità della speculazione, in quanto permetterebbe la transitoria sistemazione di titoli che altrimenti non troverebbero sistemazione immediata e definitiva fra i risparmiatori, è stata smentita da esempi clamorosi, fra i quali spicca la scalata all'Italcementi di Sindona che rastrellò azioni (che altrimenti non avrebbero trovato collocazione fra i risparmiatori) al solo scopo di collocarle a caro prezzo nelle mani dello stesso proprietario che stava perdendo il controllo della società.
La verità è che a fronte di milioni di risparmiatori volenti o costretti dai fondi pensione, alcuni giganti della finanza ricavano colossali utili speculativi che, nei momenti di crisi come quello che stiamo vivendo, derivano dalla sistemazione definitiva dei titoli svalutati nelle mani del parco buoi (fondi pensione compresi).
Oggi il dominio finanziario di questi colossi si serve dei mercati per finalizzare la speculazione riuscendo perfino a pretendere le riforme in loro favore dei governi, facendone pagare il prezzo interamente alle classi più deboli.
Sostenere che un paese ha perso la fiducia dei mercati e degli investitori è una falsità. La verità è che la speculazione approfitta delle condizioni di debolezza più o meno inventate, per ricavare enormi profitti nell'esclusivo interesse di poche corporations.

1 Comment

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ottimo artiocolo

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