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Finanziamenti alla cultura

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Sulla recente questione dei finanziamenti culturali provinciali abbiamo già avuto modo di scrivere che quello che la squadra dell'Assessore Tommasini spaccia all'opinione pubblica come "progetto innovativo" altro non è che un vecchissimo modo di concepire sia la cultura che la politica: la cultura al servizio della politica. Nulla di differente rispetto all'operato della DC negli anni '80: grandi eventi usa e getta che trascurano le potenzialità già in essere e che lasciano ben poco di nuovo sul territorio ma che hanno la caratteristica saliente di garantire un sicuro risvolto d'immagine al politico e di elargire incarichi ed appalti ai soliti nomi noti.

Quale gruppo di esperti, quale commissione culturale, secondo quali criteri e dopo quale dibattito può aver mai stabilito solo ad es. che 40.000 euro per salvare il Cinema Eden fossero eccessivi mentre 100.000 euro per l'estemporanea pubblicazione revival sul pattinaggio cittadino fossero una buona ed "innovativa" idea? Non ci sembra esattamente un bel biglietto da visita per la candidatura di Bolzano a capitale della Cultura.

Perché al piccolo imprenditore che da anni opera in campo culturale viene negato ciò che invece si elargisce a piene mani all'altro solito imprenditore della cultura che da anni opera al servizio dell'assessorato? È più che evidente l'inaccettabile discrezionalità del sistema imbastito, un sistema appunto spacciato come "innovativo" senza assolutamente esserlo.

Il Capo Ripartizione Cultura Lampis parla come un politico e fa dichiarazioni politiche che a nostro avviso esulano dal ruolo di funzionario pubblico che ricopre. Come un politico nega i tagli che invece sono assai evidenti dalla lettura dei bilanci. Poi tira in ballo la propensione polemica degli Italiani. Forse alcuni Italiani sollevano polemiche perché altri Italiani continuano imperterriti a considerare la cosa pubblica come territorio di conquista della loro schiera e continuano a scimmiottare i comportamenti dei soliti furbetti del quartierino di italica tradizione. Forse alcuni Italiani non sono affatto d'accordo che altri italiani svendano la cultura italiana per un posto ben remunerato in qualche CdA pubblico controllato dall'SVP.

Tommasini e Lampis non hanno ben capito che gli anni '80 sono finiti. Non hanno ancora capito che i cittadini iniziano ad essere stufi di questo tipo di gestione della cosa pubblica fatta di scarsissima trasparenza e un eccesso di discrezionalità.

Quali pratiche di partecipazione attiva degli operatori culturali e di informazione trasparente sono state adottate per la candidatura a Capitale della Cultura? Chi ha deciso soggetti e temi di riferimento?

Il Movimento 5 Stelle propone che venga posta in essere una vera pratica partecipativa sul tema della candidatura e venga così attivato un tavolo di confronto tra associazioni, istituzioni e assessorato. Propone, inoltre un referendum informale col quale le associazioni culturali possano esprimere a scrutinio segreto la loro fiducia o meno nei confronti dell'Assessore alla Cultura e della sua politica.

M5S Alto Adige-Südtirol