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Arcipelago Scec - La rivoluzione della moneta locale

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Pubblicato integralmente su Alto Adige e Corriere dell'Alto Adige con commenti favorevoli da parte dei relativi direttori

In tutta Europa è un fiorire di tentativi di introdurre monete locali. Non si può parlare di monete vere e proprie poiché l'emissione non è legalmente possibile. Così la funzione principale della moneta di moltiplicatore del credito non si può esplicare. Ciò nonostante nei casi estremi (Argentina) le monete locali sono riuscite a sopperire a tale mancanza suscitando forme straordinarie di coesione sociale e solidarietà.
Già negli anni 70/80 ci sono stati tentativi di liberazione dai vincoli della moneta ufficiale (banca del tempo, promozione dello scambio, e anche tentativi di introdurre monete locali).
Oggi però, bisogna capire che la funzione stessa della moneta è compromessa dalla globalizzazione e dai suoi effetti perversi. Fra economia reale e finanza si sono rotti i rapporti di complementarietà. La finanza è interamente globalizzata con la possibilità di muoversi liberamente in quasi tutto il mondo, l'economia ancora no. La rottura dell'equilibrio fra le disponibilità finanziarie e le disponibilità economiche, attraverso il proliferare di una miriade di strutture e strumenti (derivati, paradisi fiscali, offshore, banche d'affari, fondi sovrani e no) fa emergere un potere incontrastato e ricattatorio della grande finanza e delle multinazionali cointeressate al dominio mondiale degli scambi, attraverso la globalizzazione.
Così si assiste all'omogenizzazione dei prodotti di consumo con l'affermazione in tutte le nostre città del grande franchising, mentre i sopravvissuti prodotti locali faticano a mantenere la loro qualità originale.
A pagarne le conseguenze, lavoratori, pensionati, cittadini del ceto medio- basso costretti ad inique controriforme e le piccole e medie imprese locali soggette a continue aggressioni di varia natura a cominciare dal quelle creditizie.

Lo Scec, che gira a Bolzano e in altre città, non è altro che un tentativo di difesa da una moneta europea asservita ai poteri finanziari e multinazionali. Nasce dall'esigenza di un'altra economia (decrescita, beni comuni, benessere) finalizzata a cercare forme di resistenza, contro lo sperpero delle risorse naturali, la distruzione dell'ambiente, l'aumento delle disuguaglianze fra ricchezza e povertà, la pretesa, con il pretesto della produttività, di ridurre a servi della gleba e alla schiavitù la maggior parte dei popoli.
Lo Scec attualmente sembra uno strumento di fidelizzazione. Non costa nulla ed è solo un biglietto di carta che dà il diritto allo sconto in determinate strutture di vendita o di servizi.
A pensarci bene però potrebbe diventare il catalizzatore degli interessi di lavoratori dipendenti, pensionati, piccoli commercianti, artigiani e produttori in un'unica catena di solidarietà
Lo Scec è rivoluzionario poiché la sua divulgazione permetterebbe ad ogni anello della catena di spenderlo. Chi pratica lo sconto potrebbe in parte o interamente recuperarlo attraverso i suoi consumi poiché ogni interessato è anche un consumatore.
Nello stesso tempo forse riuscirebbe nel miracolo di rivitalizzare il negozio di vicinato e contrastare il monopolio della grande distribuzione.

Nessuna legge al mondo permette l'emissione di una moneta locale limitata al territorio, nemmeno con un rapporto fisso di conversione in quella nazionale. Se fosse possibile però, attraverso il credito in moneta locale, si ristabilirebbe quel rapporto complementare fra economia e finanza a livello territoriale che risolverebbe molti problemi economici e sociali che oggi sembrano d'impossibile soluzione.

Alberto Filippi - Movimento5stelle e Movimento per la decresita felice