Ambiente: Novembre 2013 Archives

Un appello di 65 associazioni per porre fine alla speculazione sulla terra nel Sud del mondo
I fondi pensione europei e il land grabbing nei Paesi in via di sviluppo
[ 27 giugno 2012 ]
http://www.greenreport.it/_new/index.php?id=16546&page=default
Con la dichiarazione della società civile "Land grabbing by pension funds and other financial institutions must be stopped", 65 gruppi europei e internazionali della società civile, ambientalisti e contadini, compresi Friends of the Earth Europe, Campagna per la riforma della Banca Mondiale, Slow Food e Mani Tese, chiedono ai governi e alle istituzioni finanziarie «Di porre fine all'accaparramento delle terre finanziato dai fondi pensione europei, dalle banche e dalle compagnie di assicurazione».

La dichiarazione sottolinea che «Veicolate da prezzi alimentari sempre più alti, dall'incremento della domanda degli agro carburanti, di bestiame e di materie prime, le acquisizioni di terra su larga scala, in particolare in Africa e Sud America, stanno crescendo».

Per Friends of the Earth Europe, che a gennaio ha pubblicato il rapporto "Farming Money: how European banks and private finance profit from food speculation and land grabs" sul ruolo svolto nel land grabbing dalle istituzioni finanziarie europee, «Questo accaparramento globale di terra da parte delle istituzioni finanziarie europee minaccia I livelli di vita e le disponibilità alimentari di innumerevoli comunità locali».

Rachel Tansey, economic justice campaigner di Friends of the Earth Europe, spiega che «i fondi pensione europei stanno guidando il land grabbing nel mondo, con impatti sociali e ambientali terribilmente seri. Chiunque abbia una pensione potrebbe essere implicato in violazioni dei diritti umani e nella distruzione ecologica. In un mondo dove un miliardo di persone già soffre la fame, la terra deve rimanere nelle mani delle comunità locali in modo che queste ultime possano nutrirsi in maniera autosufficiente».

L'appello delle 65 Ong internazionali coincide con l'Agriculture investment summit Europe iniziato ieri a Londra, fortemente criticato perché punta all'accaparramento globale della terra con gli investitori finanziati e i fondi pensione. Infatti sul sito del summit si legge che i più grandi investitori sono invitati a «Valutare quali metodi di accesso si adattino meglio agli obiettivi del loro portafoglio» e «Liberare il potenziale delle opportunità di investimento all'estero».

Slow Food evidenzia: «Il dramma è che molti di quei contesti definiti come "opportunità di investimento" hanno un effettivo bisogno reale e immediato di finanziamenti: non di interventi speculativi per ingrassare il portafoglio degli investitori, però, ma di reali investimenti per accompagnare lo sviluppo locale».

Grain ha pubblicato "Pension funds involved in global largescale farmland aquisitions as of June 2012" una lista dei fondi pensione occidentali coinvolti negli investimenti sull'accaparramento di terre fertili. «Tra questi, anche alcuni fondi che gestiscono le pensioni di intere categorie - dice Slow Food - In California, per esempio, gli ex-insegnanti affiliati alla Tiaa-Cref, hanno scoperto che i loro risparmi stavano contribuendo a finanziare ingenti acquisizioni di terra in Australia, Brasile e Polonia.

In Danimarca, il fondo pensione pubblico Pka ha investito quasi 50 milioni di dollari in un fondo di investimento (il SilverStreet Capital's Silverland Fund) specializzato nell'acquisizione di terreni agricoli in Africa. Insomma, nessuno è al riparo: se non esiste un quadro legale che controlli la speculazione e obblighi gli organismi di investimento a una totale trasparenza, chiunque di noi può essere complice di questa ondata di speculazioni sulla terra».

Le 65 Ong sottolineano che «I fondi pensione sono i maggiori investitori in terreni agricoli a livello globale. Milioni di ettari sono stati affittati o comprati in anni recenti. Come risultato, i piccolo contadini, i pescatori, gli allevatori e le altre famiglie rurali vengono private di ogni possibilità di nutrire loro stessi e le loro comunità».

Nyikaw Ochalla, uno leader dell'etnia etiope Anuak, la cui sussistenza e cultura è minacciata dal land grabbing delle terre comunitarie favorito dal governo centrale di Addis Abeba, ha fatto notare che «Africa, Asia e America Latina stanno assistendo a un'accelerazione del land grabbing a un ritmo mai più visto dai tempi del colonialismo. La terra è l'ancora di salvezza delle comunità di cacciatori e raccoglitori,dei pastori, dei pescatori e degli agricoltori nelle terre etiopi che sono oggetto delle politiche sul land grabbing. E' solo un mito che le nostre terre siano "incolte e abbandonate", adatte solo lo sviluppo commerciale agricolo».

L'agguerrita alleanza di associazioni ambientaliste e per lo sviluppo e di organizzazioni contadine coinclude il suo appello con tre richieste:

«1) Stop alla speculazione sui terreni ed agli altri investimenti dannosi nella catena alimentare globale, compresi gli accordi sulle terre e la partecipazione finanziaria nell' agribusinesses, dove non si può escludere ex ante il land grabbing, e investire in prodotti finanziari complessi basati sui derivati delle commodity alimentari o nei terreni agricoli.

2) Comunicare all'opinione pubblica informazioni complete su qualsiasi finanziamento diretto o indiretto delle acquisizioni di terreni e su altre offerte che potrebbero comportare il land grabbing. Tale comunicazione deve essere basata su una diligente analisi della catena dell'intera partecipazione, indipendentemente dal fatto che i servizi finanziari vengano stanziati o meno per l'acquisto di terreni. Ciò è necessario per rompere la cultura della segretezza che circonda molte di queste offerte, e per consentire agli stakeholders ed ai gruppi di interesse pubblico ad agire.

3) Assoggettare a valutazione obbligatoria, preliminare ed indipendente, gli impatti potenziali dei prodotti e degli investimente e dei diritti di possesso, il sostentamento, l'ambiente e la progressiva realizzazione del diritto ad un'alimentazione adeguata. Queste valutazioni devono consentire ai gestori di fondi ed alle altre istituzioni finanziarie di dimostrare in qualsiasi momento che non hanno partecipazioni in imprese o in operazioni che sono coinvolte nei land grabs».

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Confagricoltura: «Il rapporto di Oxfarm conferma il nostro allarme»
Land grabbing: come le multinazionali si sono accaparrati 227 milioni di ettari in 10 anni
[ 22 settembre 2011 ]


Oggi Oxfam ha presentato il rapporto/analisi "La nuova corsa all'oro - Lo scandalo dell'accaparramento delle terre nel Sud del Mondo" che stima le dimensioni mondiali del fenomeno land grabbing, l'accaparramento incontrollato delle terre effettuato in particolare da investitori internazionali con accordi su larga scala.

«Sono 227 milioni gli ettari di terra venduti, affittati o concessi in uso in tutto il mondo dal 2001 - spiega l'Ong - Una superficie equivalente all'Europa nord-occidentale. L'espandersi del fenomeno, mette in pericolo le comunità più povere, che perdono case e mezzi di sostentamento, a volte a seguito di violenze, senza essere consultate, risarcite e senza avere mezzi per fare ricorso. Non tutti i 227 milioni di ettari sono classificabili come land grabbing, ma dietro le acquisizioni di terreni si cela spesso questo fenomeno. La scarsa trasparenza e la segretezza che circondano tali compravendite di terra rendono difficile calcolare i numeri esatti. Ciononostante, Oxfam e i suoi partner hanno analizzato circa 1.100 accordi relativi all'acquisizione di 67 milioni di ettari: il 50% delle compravendite sono avvenute in Africa e coprono un'area quasi pari alla superficie della Germania».
I dati del rapporto sono stati raccolti dalla Land Matrix Partnership, una coalizione di organizzazioni accademiche, scientifiche e non governative di cui Oxfam fa parte insieme all'International Land Coalition, alle università di Berna ed Amburgo, al Cirad francese e all'agenzia tedesca per la cooperazione tecnica Giz.

Il rapporto sottolinea che «l'ondata di accordi sulla terra che avviene oggi nei paesi più poveri non rappresenta quell'occasione di sviluppo che milioni di contadini aspettano da anni. Mentre la corsa all'acquisto dei terreni nei paesi in via di sviluppo si intensifica, sono i più poveri a farne le spese. Questo rapporto rivela che il più delle volte questi accordi danneggiano gli interessi di coloro che coltivano la terra, premiando le elite locali o i grandi investitori nazionali e internazionali. Questo accade perché i più poveri non hanno il potere di rivendicare i loro diritti e proteggere i loro interessi. Oxfam chiede alle imprese e ai governi di agire per tutelare i diritti delle comunità locali e per modificare le relazioni di potere tra i grandi investitori e le comunità locali. Solo così gli investimenti sui terreni potranno promuovere la sicurezza alimentare e lo sviluppo economico locale».

Francesco Petrelli, presidente di Oxfam Italia evidenzia che «Il numero senza precedenti delle compravendite e la crescente competizione per la terra sta avvenendo sulla pelle dei più poveri del mondo. In questa nuova corsa all'oro, gli investitori ignorano i diritti delle comunità locali le cui economie si fondano sulla terra", dichiara "Lo scandalo è che l'80% delle terre accaparrate rimane inutilizzato. Questa nuova corsa all'oro si intensificherà nel futuro, a causa della crescente domanda di cibo, dei cambiamenti climatici, della scarsità d'acqua e dell'incremento della produzione di biocarburanti che sottrae migliaia di ettari alla produzione di cibo».
In effetti tutti gli indicatori presi in esame nel rapporto fanno pensare ad una più che probabile accelerazione della corsa alla terra nei prossimi anni. «Basti pensare che quasi tre miliardi di persone vivono in regioni dove la domanda di acqua supera l'offerta - dice Oxfarm - L'economia globale, inoltre, triplicherà le sue dimensioni entro il 2050 con una domanda crescente di risorse naturali. L'olio di palma è il più consumato al mondo ed è utilizzato in circa metà del cibo confezionato e dei prodotti per l'igiene. Si prevede che la sua produzione raddoppi entro il 2050, incrementando le aree coltivate di 24 milioni di ettari, sei volte la superficie dell'Olanda».
Il rapporto, che fa parte della campagna globale di Oxfam "Coltiva", fa giustizia di alcuni "miti" legati agli investimenti sui terreni nei Paesi poveri e descrive gli effetti devastanti che il land grabbing ha in Uganda, Sud Sudan, Indonesia, Honduras e Guatemala. Oxfarm denuncia che «In Uganda, per esempio, almeno 22.500 persone hanno perso casa e terra in seguito all'espropriazione subita per mano della New Forest Company (Nfc), un'azienda britannica specializzata nella produzione di legname. Molte persone sono state allontanate con la forza e non hanno più mezzi di sostentamento, né possibilità di mandare i figli a scuola. Ci sono state ordinanze del tribunale contro la Nfc e testimoni oculari hanno riferito che i dipendenti dell'azienda hanno preso parte essi stessi ad alcuni espropri. Tuttavia, la Nfc nega di essere coinvolta».
Secondo Jeremy Hobbs, direttore generale di Oxfam, «il caso dell'Uganda mostra chiaramente come l'accaparramento di terre privi le popolazioni vulnerabili di qualsiasi rete di protezione. Migliaia di persone sono in grande difficoltà dopo esser state trasferite ed espropriate dei loro beni, senza essere consultate o ricompensate. Oxfam chiede agli investitori, ai governi, e alle organizzazioni internazionali di porre fine al land grabbing, cambiando le attuali politiche che non garantiscono procedure partecipate e un equo trattamento delle comunità locali, né il rispetto delle norme internazionali».

Ad rapporto di Oxfam arriva il sostegno (non sappiamo quanto gradito) di Confagricoltura che dice che il documento conferma i suoi ripetuti avvertimenti.

La "Confindustria" degli imprenditori agricoli italiani, che a differenza di Oxfarm approva gli Ogm, dice che «Questa nuova corsa all'oro per cui si prevede un progressivo intensificarsi nei prossimi anni, conferma una centralità dell'agricoltura nelle sorti del mondo che ormai non si può più ignorare, sia sotto il profilo economico, sia sotto quello sociale. Già nel 2040 per soddisfare la richiesta di cibo sarà necessario il 70% di produzione agricola in più ad invarianza di mezzi rispetto ad oggi, ma l'attuale Politica agricola comunitaria non tiene conto di questo dato allarmante».

il presidente di Confagricoltura, Mario Guidi, ricorda che «In giugno, a Parigi, 120 sigle mondiali che rappresentano gli agricoltori hanno firmato un documento comune, chiarendo che la missione principale dell'agricoltura è quello di nutrire le popolazioni e che la sfida alimentare del XXI secolo richiede un aumento quantitativo e qualitativo della produzione. Contemporaneamente si è voluto rimarcare la necessità di trasparenza e conoscenza dei listini e degli stock in ogni parte del mondo, stimolando le organizzazioni internazionali interessate a stabilire regole di mercato e di posizionamento che riguardano le materie prime agricole per evitare eccessi speculativi. E' chiaro che in questo contesto l'agricoltura italiana deve recuperare produttività e propensione al mercato. Le aziende devono indirizzarsi sempre più verso dimensioni economiche competitive, perché nei momenti di crisi non bisogna avere paura del cambiamento, ma gestirlo. L'Italia si rilancia solo se si riesce a far crescere le imprese e l'agricoltura in futuro sarà sempre più importante, che si voglia o no. E fare agricoltura vuol dire, prima di tutto, produrre».

Non è esattamente quel che dice Oxfarm nelle conclusioni del suo rapporto: «Il mercato mondiale chiede più materie prime agricole, e questo può andare a beneficio delle comunità locali in un momento in cui l'interesse degli investitori aumenta. Tuttavia oggi ci sono più rischi che opportunità per le comunità. E' necessario spostare l'equilibri di potere a favore dei più poveri e di coloro più minacciati dagli accordi per l'acquisizione di terra. Le comunità hanno il diritto di sapere e di decidere e questo diritto deve essere rispettato da tutti i soggetti coinvolti. Occorre agire a diversi livelli per assicurare che le cose cambino davvero e per risolvere i conflitti che sorgono a causa degli accordi sulla terra».

La Banca Mondiale dice no alla moratoria sul land grabbing chiesta da Oxfam (ITALIA)
La corsa alla terra espone le comunità locali a fame, violenza e povertà crescente ed estrema

[ 12 ottobre 2012 ]


Oggi a Tokyo si è aperto il meeting annuale della Banca Mondiale e del Fondo monetari internazionale, che fino al 14 ottobre discuterà per l'ennesima volta delle possibili soluzioni per la ripresa economica. Comunque la banca Mondiale alla vigilia del meeting di Tokyo si era già sbarazzata di una "fastidiosa" richiesta avanzata da Oxfam International, respingendo il suo appello ad interrompere ogni suo coinvolgimento nel land grabbing, l'acquisto su grande scala di terre agricole.

Il 4 ottobre Oxfam aveva pubblicato il rapporto "Chi ci prende la terra ci prende la vita - Come fermare la corsa globale alla terra" dal quale emerge che «La terra venduta in tutto il mondo negli ultimi 10 anni, pari a un'area grande quasi 7 volte l'Italia, basterebbe a coltivare cibo per il miliardo di esseri umani che oggi soffre la fame». Oxfam avverte che tra «Il 2000 e il 2010 oltre il 60% degli investimenti internazionali in terreni agricoli sono avvenuti in paesi in via di sviluppo che hanno gravi problemi di fame. Eppure, nonostante questo, i due terzi degli investitori prevedono di esportare tutto quello che su queste terre viene e verrà prodotto. Quasi il 60% di questa terra inoltre è destinata a colture utilizzabili per i biocarburanti».

La battaglia di Oxfam contro il land grabbing e per maggiori investimenti a favore dei piccoli agricoltori si scontra con una situazione che è tollerata e spesso incoraggiata e incentivata dai governi e da organismi internazionali come la Banca Mondiale: «La recente corsa alla terra è selvaggia e senza precedenti; i più poveri continuano ad essere sfrattati, spesso con la violenza, perdendo le loro case e l'accesso alla terra che è la loro fonte di cibo e guadagno, senza essere consultati né risarciti. In questo momento nei Paesi più poveri ogni 4 giorni un'area di terra più grande dell'intera città di Roma viene venduta ad investitori stranieri, Secondo l'International Land Coalition, tra il 2000 e il 2010 investitori stranieri hanno acquisito a livello globale 203 milioni di ettari di terreno, 106 dei quali in Paesi in via di sviluppo. In Liberia, ad esempio, in soli cinque anni il 30% del paese è stato inghiottito dalle acquisizioni di terra».

Secondo Oxfam, durante la crisi dei prezzi alimentari nel 2008 e nel 2009, gli affari legati alla terra sono triplicati, «Perché la terra è considerata un investimento sempre più redditizio. Con i prezzi alimentari mondiali a livelli record, è necessaria un'azione urgente per fermare la minaccia di una nuova ondata di land grabbing». Per questo L'Ong ha lanciato un appello urgente ed una petizione online per chiedere alla Banca Mondiale «Di sospendere subito i suoi investimenti in terreni agricoli per il tempo necessario a introdurre politiche più efficaci per fermare il land grabbing».

La Banca Mondiale ha risposto in maniera insolitamente rapida e dettagliata: «Condividiamo le inquietudini che Oxfam ha sollevato nel suo rapporto. Tuttavia, non siamo d'accordo con l'appello di Oxfam per una moratoria sugli investimenti del Gruppo della Banca Mondiale nelle imprese agricole su grande scala, in particolare durante un periodo di crescita rapida dei prezzi degli alimenti in tutto il mondo. Una moratoria incentrata sul Gruppo della banca prende di mira precisamente quei protagonisti che si sforzano di migliorare le pratiche: i governi progressisti, gli investitori e noi. Prendere una tale iniziativa non aiuterebbe per niente a ridurre i casi di pratiche abusive e verosimilmente dissuaderebbe gli investitori responsabili desiderosi di applicare le nostre normative elevate».

Non si capisce chi dovrebbe sanzionare ed impedire gli abusi del Land Grabbing e quali siano questi "governi progressisti", visto che la svendita delle terre avviene praticamente sempre a vantaggio di multinazionali, grandi imprese stranie e nazionali e quasi sempre con il coinvolgimento economico diretto di politici e governanti. Una vera e propria predazione fondiaria che negli ultimi anni è stata denunciata da molte Ong ambientaliste ed umanitarie e che vede il suo esempio più eclatante in quello che sta succedendo in diversi Paesi africani. Acquisizioni che, invece di ridurre l'insicurezza alimentare (come vorrebbe ar credere la Banca Mondiale) sono una delle cause del suo inasprimento.

Elisa Bacciotti, responsabile della campagna Coltiva di Oxfam Italia, presentando l'appello aveva detto: «Una selvaggia corsa globale alla terra espone oggi molte comunità locali alla fame, alla violenza e alla minaccia di una povertà crescente ed estrema. Se succedesse nel nostro paese, grideremmo allo scandalo. La Banca Mondiale, che è sia un investitore diretto sia un consulente per i Paesi in via di sviluppo in merito alle acquisizioni di terre, ha la responsabilità di evitare che l'accaparramento di terra diventi uno dei grandi scandali del XXI secolo. Sospendendo temporaneamente i propri investimenti nel settore e rivedendo le proprie pratiche, la Banca Mondiale può diventare un esempio per tutti gli investitori e i governi e incoraggiarli a favorire realmente lo sviluppo delle comunità più povere».

Ma la World Bank non ci pensa nemmeno alla moratoria chiesta da Oxfam ed a politiche vere per fermare il land grabbing. D'altronde nello stesso rapporto di Oxfam si legge che «Gli investimenti della Banca Mondiale in terreni agricoli sono aumentati del 200% negli ultimi 10 anni, mentre l'International Finance Corporation, il settore della Banca che eroga prestiti al settore privato, definisce gli standard seguiti da molti investitori. Dal 2008 in poi sono stati presentati 21 reclami per violazione dei diritti sulla terra da parte delle comunità interessate dai progetti della Banca Mondiale». Nonostante questo nella lettera che respinge categoricamente la moratoria si legge: «Il gruppo della banca non appoggia le acquisizioni o gli investimenti fondiari speculativi che si approfittano della debolezza delle istituzioni nei Paesi in via di sviluppo o che disrezzano i principi dell'investimento agricolo responsabile» e ribatte che «Il 90% dei nostri investimenti nell'agricoltura è focalizzato sui piccoli agricoltori» e che il lavoro agricolo dell'International Finance Corporation «Ha fornito 37.000 posti di lavoro».

La Wokld Bank ricorda ad Oxfam ed alle altre Ong che criticano il suo sostegno al land grabbing quello che sanno già molto bene: «Nel 2050 la popolazione mondiale dovrebbe aumentare di 2 miliardi di abitanti, necessita un aumento del 70% della produzione alimentare mondiale», però riconosce che qualcosa nelle sue previsioni ed attività non va e promette una prossima revisione delle linee guida che «Riesaminerà ed attualizzerà le nostre politiche di salvaguardia sociali ed ambientali. Siamo d'accordo che dei casi di abuso esistano, in particolare nei Paesi dove la governance è debole, e condividiamo la convinzione di Oxfam che in molti di questi casi, le pratiche devono assicurare una partecipazione più trasparente ed inclusiva in caso di trasferimenti fondiari».

Ma Anuradha Mittal, direttrice esecutiva dell'Oakland Institute, un think tank Usa che si occupa degli effetti della speculazione fondiaria nel mondo in via di sviluppo, fa notare su Ips che «Il livello al quale vengono controllate queste salvaguardie resta comunque volontario. Nel 2009 e nel 2010, siamo stati in grado di identificare chiaramente il ruolo che il Gruppo della Banca Mondiale ha svolto nella promozione di questi investimenti si grande scala, ignorando completamente l'impatto sociale ed economico. Oxfam ribadisce che questo tipo di investimento è un cattivo investimento nelle comunità e sfortunatamente la banca ha scelto di ignorare le prove evidenti che sono state presentate».