Sviluppo: Luglio 2014 Archives

E' di una gravità inaudita la discussione in corso nella maggioranza per includere 84 miliardi da attività illegali nel calcolo del PIL.
Ne spiego i motivi portando fondamentali argomenti economici che i giornali non hanno mai preso in considerazione e invito il Movimento a divulgarli e magari a prendere in considerazione di un articolo nel blog.

LA STORIA DEL P.I.L , STRUMENTO INUTILE E PERICOLOSO

La ricerca di strumenti informativi capaci di dimostrare la solidità di un paese, da sempre è stata una priorità economica. Per secoli l'oro e la potenza militare costituivano gli elementi principali. Con gli accordi di Bretton Woods (1944) si stabiliscono le nuove regole monetarie. Perde peso l'oro che viene sostituito dalle divise dei paesi vincitori, USA e Inghilterra in testa.
Solo intorno agli anni 70 si pensa di uscire dalle monete con qualcosa di più rappresentativo. La grande maggioranza degli economisti punta sulla crescita della produzione e dei servizi quale parametro economico.
Una minoranza di economisti insiste per una valutazione diversa : il benessere delle popolazioni dei vari stati.
Passa la prima proposta e nasce il Prodotto Nazionale Lordo (PNL) .
Per calcolare il PNL si prende la produzione nazionale di beni e servizi, alla quale si aggiunge quella prodotta all'estero da soggetti nazionali e si toglie quella prodotta nel paese dai soggetti esteri. Con le aperture dei mercati attraverso nuovi accordi commerciali più liberali e con l'abbattimento dei confini, viene sostituito dal Prodotto Interno Lordo che meglio rappresenta le aspettative di espansione del nuovo capitalismo.
La differenza nel calcolo è notevole.
Nel calcolo del PIL, al prodotto dei residenti si aggiunge la produzione dei soggetti esteri all'interno del paese e si sottrae la produzione all'estero dei soggetti nazionali.
E veniamo ai nostri giorni per capire i motivi che impediscono al PIL italiano a crescere come in altri paesi.
La produzione delle aziende italiane che hanno delocalizzato non rientra nel calcolo, si calcola invece la produzione degli operatori esteri che operano in Italia.
Negli ultimi anni le aziende che hanno delocalizzato sono aumentate a dismisura e una buona parte di aziende estere ha chiuso i battenti per stabilirsi in paesi dove il costo del lavoro è minore e le tasse più basse.
La Germania e altri paesi europei Olanda, Svezia, ecc, invece hanno delocalizzato poco, mantenendo la sede principale nel territorio, puntando sulle esportazioni di merci prodotte all'interno del paese tramite filiali estere. E così il loro PIL è cresciuto più del nostro, ricevendo in cambio maggiore flessibilità operativa per i migliori rapporti fra debito pubblico e PIL e deficit/PIL.
Nel calcolo del PIL sono esclusi prodotti e servizi di natura illegale e l'auto produzione delle famiglie consumata al loro interno.
L'auto produzione delle famiglie in tempi di crisi aumenta. Si cerca di risparmiare in tutti i modi: facendosi il pane, acquistando direttamente dai produttori, ricorrendo a prestazioni di amici e di artigiani in nero, ecc.
In Italia non mancano certo attività illegali e mafie pienamente inserite in molti settori economici attraverso il riciclaggio, recentemente valutate in circa 85 miliardi di PIL mancato.
Tutto ciò rende difficoltoso non solo il calcolo, ma anche la crescita del PIL. Per rimediare alla situazione il governo ha avuto la bella pensata di inserire nel calcolo i presunti 85 miliardi delle attività criminali. Senza rendersi conto che in questo modo si legittima le stesse attività dando loro un ruolo importante nel tessuto economico nazionale.
Così facendo si dovrebbero rivedere le leggi che puniscono i rati economici e che interessano gli output intermedi negativi. Per capire cosa siano, prendiamo in esame la corruzione come strumento illegale capace di raggiungere più facilmente l'output finale, vale a dire l'obbiettivo produttivo. Già esistono partiti politici che giustificano la corruzione come rimedio contro la burocrazia statale o gli impedimenti ambientali. Pensare di dare un valore positivo alla corruzione e agli altri output intermedi negativi è semplicemente criminale, oltre a svuotare del tutto il significato del PIL.

Il PIL contiene un vizio di fondo: deve continuamente crescere. Può andare bene se si parte dal presupposto che le risorse del pianeta siano infinite e che si possano continuare a inventare nuove innovazioni che partoriscano nuovi prodotti ad alta velocità di saturazione. Abbisogna quindi di economisti che sostengano l'abbondanza e che non occorra fare economia, anzi il contrario, sia necessario sperperare più che si può ricorrendo anche alle attività illegali.
Con la saturazione dei settori economici, l'esperienza insegna che dopo una crisi il PIL può anche aumentare, ma per un periodo sempre più breve che precede un'ulteriore crisi peggiore della precedente.
I pochi economisti che insistono a partire dalla scarsità hanno vita difficile, ma non escludo che alla fine dovremmo dare loro ragione e accettare la misura degli indici di "benessere" dei cittadini per dimostrare la solidità di un paese in tutti i sensi e mettere da parte una volta per tutte il PIL.


Alberto Filippi - Consigliere Comunale del M5Stelle Bolzano