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MoVimento 5 Stelle

Budrio - 

Innanzitutto vogliamo ringraziare tutto il personale degli uffici che ha contribuito alla redazione dei documenti in esame, esprimendo un ringraziamento particolare all'assessore Lambertini, che ha partecipato ai lavori in commissione con spirito di sacrificio e di dedizione, e al dottor Palladino, sempre prezioso e puntuale nel fornire al Consiglio i chiarimenti che gli vengono richiesti. Li ringraziamo in modo particolare perché crediamo che il loro operato abbia garantito al nostro Ente di essere immune dalla presentazione di un bilancio di previsione, se così vogliamo chiamarlo, "elettorale". Chi siede in quest'aula, infatti, non può non ricordare come nel 2012, pochi mesi dopo l'insediamento di questo Consiglio, ci trovammo a fronteggiare un "buco" nelle entrate preventivate di oltre un milione di euro, poi ripianato attraverso la vendita di azioni Hera. A nostro parere, il previsionale oggi in esame non presenta analoghi pericoli, e riteniamo che questo derivi proprio da un maggior rigore messo in campo dall'assessore e dal responsabile di oggi rispetto ai loro omologhi predecessori.
Noi oggi stiamo parlando di un previsionale che, cifra più cifra meno, somiglia molto a quello dell'anno scorso. Siamo sempre stati fermamente critici verso gli atti di programmazione economica di questa amministrazione, per cui non ci soffermeremo a ribadire molti dei concetti già espressi in passato. Vorremmo però fare notare come alcuni numeri siano ulteriormente peggiorati, come ad esempio la spesa corrente pro capite, che nel 2017 tocca il minimo storico degli ultimi 15 anni. La spesa corrente pro capite esprime l'entità dei servizi pubblici erogati, in media, ad ogni cittadino. Durante questo mandato siamo passati, in 4 anni, da 1.120 euro a 830: quasi 300 euro all'anno in meno di servizi erogati ad ogni cittadino. Crediamo sia un punto meritevole di riflessione, sul quale hanno sicuramente inciso non solo i tagli agli Enti locali ma anche il modo in cui la nostra amministrazione sceglie di gestire le risorse. A parte questa osservazione, che nasce da un ragionamento politico, ci interroghiamo poi su un altro aspetto: la spesa corrente pro capite di 830 euro noi l'abbiamo calcolata aggiungendo al totale del titolo primo ed alle quote di rimborso mutui anche tre milioni di spesa per il servizio rifiuti. Sappiamo però che sia la Tari in entrata che il costo del servizio in uscita non saranno più presenti nel bilancio 2017, uscendo dal bilancio e comportando di conseguenza una forte discesa della spesa corrente che, senza considerare il servizio rifiuti, scenderebbe a 667 euro pro capite. Ci chiediamo quindi quali ripercussioni potranno esserci per quello che riguarda l'incidenza della spesa di personale sulla spesa corrente, e conseguentemente quali riflessi questo potrebbe comportare in termini di limitazione per future assunzioni o per incrementi di risorse variabili. Sappiamo che sono in essere approfondimenti sul tema sia nell'Anci nazionale che in Ifel, ma riteniamo comunque sia opportuno tenere alta la guardia, per evitare spiacevoli future sorprese.
Tornando al bilancio, notiamo che aumenta la spesa pro capite per investimenti, che nel 2017 risale a 180 euro. Anche qui, però, siamo ad un valore che è circa dimezzato nel corso di questo mandato: nel 2012 la spesa pro capite per investimenti era di 352 euro. Da un lato, valutiamo positivamente l'inversione di tendenza, perché dopo cinque anni di continuo e brusco calo della spesa per investimenti abbiamo finalmente un segno più. E sappiamo anche che arriveranno ulteriori investimenti per la riqualificazione del magazzino delle sementi. Tuttavia, non ci sfugge il modo un po' rocambolesco con cui parte delle risorse sono state reperite: un lascito e un contributo regionale erogato in misura maggiore di quanto richiesto, per quanto riguarda ciò che è già nel bilancio. Ma anche per quanto riguarda le risorse per il magazzino sementi, crediamo si possa dire che la provvidenza ci sia venuta in aiuto: un bando uscito appena sette mesi fa e che ha visto il nostro progetto, unitamente a quello della Città Metropolitana, entrare per il rotto della cuffia tra quelli ammessi ad un finanziamento immediato. Ci siamo classificati al ventiquattresimo posto, ovverosia l'ultimo posto utile per ottenere i fondi, tanto che al venticinquesimo classificato non è andato un solo euro. Naturalmente di questo ci rallegriamo, ma al contempo crediamo non debba sfuggire, a tutti noi, la robusta dose di buona sorte che ci ha consentito di arrivare agli esiti positivi che di qui a poco saranno propagandati.
Resta quindi evidente, al di là di questi eventi vagamente occasionali, che durante questo mandato abbiamo assistito ad una inarrestabile parabola discendente, riscontrabile in questo come in tutti gli altri bilanci degli ultimi 5 anni. Meno soldi in servizi erogati ai cittadini, meno soldi in investimenti. Ma non solo: anche la compartecipazione ai costi dei servizi a domanda individuale ci è di aiuto per raccontare questa parabola discendente. Ci limiteremo a ricordare tre semplici dati. Il primo riguarda la refezione scolastica: durante questo mandato, il contributo annuo del Comune alla copertura del costo è sceso da 85mila a 5mila euro. Il secondo riguarda i ricavi del teatro: durante questo mandato le entrate annue sono calate del 38%, passando da 171mila euro a 107mila. Il terzo riguarda i centri estivi: durante questo mandato, il contributo annuo del Comune è sceso da 26mila a 4mila euro. Crediamo siano numeri che parlano da soli, ai quali potremmo poi aggiungere gli esorbitanti rincari che recentemente la Giunta ha applicato sulle tariffe per l'utilizzo degli impianti sportivi. La considerazione che facciamo è quella di sempre, e scusate se dobbiamo ripeterci : non siamo d'accordo con questa impostazione, in base alla quale lo scollamento che deriva tra i costi dei servizi a domanda individuale e la loro copertura finisca sempre con l'essere addebitato a piè di lista agli utenti più deboli, nel senso di coloro che sono obbligati ad usufruire di un dato servizio, o viceversa alla collettività laddove non riuscite a trovare il bandolo della matassa, evidentemente non sapendo coniugare efficienza economica e qualità. Questo ci rammenta le parole di Don Luigi Sturzo, quando affermava che lo statalismo rompe il nesso etico che dovrebbe esistere tra ricompensa e merito, quando chi amministra non segue criteri di economicità e qualità ma compie le proprie scelte di gestione in base ad altri obiettivi. Occorrerebbe destinare più risorse per perequare a vantaggio dei ceti deboli, e invece si prosegue con una gestione in base a quella che altri definirebbero l'etica della tribù, cioè l'etica che favorisce determinati strati sociali e determinate categorie di persone o di associazioni.
Infine, non possiamo svicolare da un punto essenziale, che è quello della Step.
Vorremmo entrare nel merito usando non parole nostre, ma quelle di Lexius Sinacta e dei revisori. Qualche mese fa, presentando il piano di liquidazione, il dottor Masotti affermò in commissione che il Comune non avrebbe avuto modo di chiudere la Step in modo immediato, sia per la mancanza dei fondi necessari sia perché questo avrebbe comportato un sicuro sforamento dai vincoli di finanza pubblica e del patto di stabilità. Oggi, a pagina 27 del loro verbale, i revisori scrivono che "La voce altri accantonamenti viene costituita per garantire alla fine del processo di liquidazione della Step la riassegnazione al Comune di Budrio di tutte le immobilizzazioni ora di proprietà della società".
Speriamo sia chiaro a tutti che queste due affermazioni non rappresentano frasi aggiunte per mero fatto didascalico: sono parole che ci dicono che stiamo facendo fronte, con la creazione di fondi in bilancio, a debiti fatti negli anni passati, quando qualcuno ha ritenuto che altri avrebbero poi successivamente pagato il prezzo, negli anni a seguire, delle proprie iniziative. Tutta questa scienza infusa che da cinque anni a questa parte qualcuno avrebbe voluto propinarci, prima con rassicurazioni sulla solidità di Step, poi attraverso fantomatici piani di ristrutturazione messi in campo ma poi rapidamente accantonati, finisce oggi stroncata dalla realtà e dalla documentazione che è agli atti.
Eppure pare che nessuno, oggi, voglia porsi il problema di quanto ci è costata questa avventura chiamata Step. Questo è normale, perché quasi mai si è visto un sistema disposto a processare se stesso. E tuttavia ci chiediamo se davvero pensate che, durante la imminente campagna elettorale, nessuno si prenderà la briga di spiegare bene ai budriesi come stanno le cose, e cioè perché è nata Step, come ha operato, come sia stata mantenuta in coma artificiale e come, ancora oggi, la stessa gestione delle risorse del Comune avvenga anche in base alla necessità di ridurre ai minimi termini il disastro della partecipata, nel modo meno visibile possibile.
Viene quindi facile immaginare il tenore della campagna elettorale del sindaco uscente, che vorrà giocare la partita non tanto sulla bontà del suo operato quanto sul modo in cui verrà rappresentato alla opinione pubblica. Sono i tempi in cui viviamo: la politica guarda poco ai contenuti mentre è molto attenta alla comunicazione e al modo in cui narrarsi attraverso titoli di giornali, manifesti, post su Facebook.
La vera divaricazione esistente tra noi e chi amministra è nella diversa idea sulla gestione delle risorse e sul modo in cui pensiamo andrebbero rivisitati alcuni servizi. Non ci ripresenteremo alle prossime elezioni, ma pensiamo non sia inutile quello che in queste ore ed in questi ultimi giorni stiamo facendo all'interno di quest'aula, perché vediamo che all'esterno si vanno alimentando le fila di coloro che auspicano un qualche tipo di cambiamento.
Sul versante opposto, si comprende già molto bene come il sindaco in carica abbia un'unica ossessione: quella di essere rieletto. Abbiamo notato come, negli ultimi tempi, egli ci guardi con particolare astio e con smodata insofferenza. Anche durante una recente commissione, quasi fosse la scena di un duello, si è avvicinato ai nostri banchi, indispettito come Farinata degli Uberti e con gli occhi iniettati di livore come il Conte Ugolino. A lui vogliamo dire: invece di guardarci con antipatia e con manie di protagonismo, ci guardi piuttosto con affetto. Siamo tutti, maggioranza e opposizioni, prossimi all'epilogo di cinque anni di faticoso lavoro e di aspro confronto. Certe esternazioni hanno sempre un risvolto comico, e pensiamo che chi intende riproporsi come sindaco di Budrio non dovrebbe permettersi di suscitare ironie su di sé. Il sindaco avrà senz'altro avuto modo di vedere il film "La grande bellezza", di cui vogliamo ricordare una frase del protagonista : "La più grande ambizione di Flaubert era scrivere un romanzo sul niente. Se ti avesse conosciuta, avrebbe avuto un grande spunto".


Budrio - 

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Nei cinque minuti a nostra disposizione non ci soffermeremo a parlare nello specifico del documento guida in esame, mentre vorremmo invece andare all'origine della situazione e interrogarci sugli aspetti e sulle ricadute che queste gare del gas su base d'ambito avranno nei confronti dei Comuni e dei cittadini.
E' bene ricordare che l'allestimento di queste gare costerà cento milioni di euro: in Italia ci sono 177 Atem, e ciascuno di essi spenderà 600mila euro, che saranno pagati dal gestore e successivamente caricati sulle bollette degli utenti. Questi fondi utilizzati per istituire le gare hanno dei precisi beneficiari. Prendiamo il nostro caso, dove l'accorpamento degli Atem Bologna 1 e 2 ha portato ad una spesa totale di 900mila euro, così come stabilito dall'autorità per l'energia: 180mila euro vanno ai Comuni per il supporto tecnico fornito, 30mila al Comune di Bologna in quanto stazione appaltante, 240mila per incarichi professionali per la certificazione della rete, 130mila euro per la Commissione di gara e infine 320mila euro al Conami per lo svolgimento della parte tecnica. Insomma: queste gare costeranno agli italiani 100 milioni di euro, che non sono altro che futuri addebiti nelle bollette. Nessuno lo sottolinea, perché il denaro è pubblico, ovvero degli utenti, e quindi agli occhi di chi governa è denaro di nessuno.
Davanti ad una simile spesa, sarebbe lecito aspettarsi consistenti miglioramenti per i Comuni e per gli utenti a seguito di queste gare del gas, ma purtroppo non sarà così. Sappiamo tutti molto bene che il servizio di distribuzione del gas viene svolto dai gestori in regime di monopolio legale, dove l'unica forma di concorrenza possibile si ha nel momento in cui una concessione arriva a scadenza e occorre procedere ad una nuova gara di affidamento del servizio. Sarebbe quindi auspicabile la più ampia partecipazione a tali gare: più concorrenti ci sono, più aumenta la probabilità che gli effetti della concorrenza abbiano ricadute positive sugli utenti. In Italia viaggiamo da sempre in direzione contraria: nel 2000 avevamo 800 diversi gestori che operavano nella distribuzione del gas, oggi sono solamente 230, e la stessa Autorità per la Concorrenza ha stimato che al termine dei bandi per gli Atem ne resteranno meno di 30. Vale a dire che nel giro di 13 anni saranno sparite dal mercato del gas 770 imprese. Si sono tutelati unicamente gli interessi dei "big players", e le nuove gare sono strutturate in modo tale da impedirne la partecipazione alla stragrande maggioranza degli operatori, perché il pagamento del valore di rimborso della rete al vecchio gestore è un investimento alla portata di poche tasche. Per molti Atem,
compreso quello che ci riguarda, è evidente che solo le 5 maggiori società italiane potrebbero affrontare la gara. Questo aspetto svela un altro punto debole, dato dal fatto che queste 5 società potrebbero aver già sottoscritto nel tempo patti parasociali o taciti accordi in base ai quali in determinati Atem abbiano già stabilito di non farsi concorrenza, oppure di partecipare in joint venture, determinando di fatto un patto di non belligeranza. E' il caso ad esempio della rete Isontina, per la quale l'Antitrust bloccò il controllo congiunto Italgas/Hera, poi nuovamente sbloccato dal Tar del Lazio. In quel caso, Italgas ed Hera avevano fatto accordi sul fatto che in alcuni territori non avrebbero fatto offerte ai successivi bandi, in quanto avrebbero partecipato con la joint venture. Un modo come un altro per fare cartello, approfittando delle maglie larghe di una normativa carente. Nel caso del nostro Atem, il discorso è diverso: si è creata una situazione tale da rendere la partecipazione alla gara inaffrontabile per i piccoli ed inappetibile per quei grandi gestori che non si chiamano Hera. E questo lo diciamo non solo noi, ma lo stesso consigliere di Hera Stefano Manara, quando dichiara che "l'unificazione degli Atem porta la gara ad essere poco appetibile anche per i grandi gestori. Come presidente del ConAmi mi auguro di trovare Hera come interlocutore".
E qui arriviamo alla follia tutta politica di questo sistema, dove il primo ed il terzo azionista di Hera corrispondono rispettivamente alla stazione appaltante ed alla controparte tecnica del prossimo bando di gara. E' come far partecipare ad un concorso colui che formula le domande e detiene le risposte, con buona pace del principio di terzietà di Stato e Comuni. La rilevazione della proprietà delle reti è stata fatta da ConAmi, e a noi viene da chiederci se questo lavoro sia stato svolto indossando il cappello di un consorzio di Comuni oppure quello di rilevante azionista di Hera. La situazione è variegata: le reti del Comune di Bologna, ad esempio, risultano al 98% di proprietà di Hera. Altri Comuni, non molti, risultano proprietari dell'80% delle reti, come Anzola e San Giovanni in Persiceto. E ci chiediamo come queste rilevazioni, tutt'altro che semplici, siano riuscite a ricostruire quei passaggi nei quali soggetti attuatori di comparti edilizi abbiano realizzato in proprio gli allacciamenti anziché pagare oneri di urbanizzazione, e magari il gestore abbia poi trattenuto come propri cespiti queste parti di reti, quando invece la proprieta' avrebbe dovuto essere del Comune. Nel valutare questa eventualità, non possiamo che guardare con diffidenza al fatto che la controparte tecnica sia il terzo azionista del gestore, che proprio dai dividendi di Hera ottiene le risorse economiche che gli consentono di non chiudere in perdita i propri bilanci.
A noi pare si sia perduta una occasione: quella di mettere in campo una gara per le reti gas davvero appetibile e aperta a molti potenziali concorrenti. Ancora una volta, l'inveterata abitudine di occupare le società partecipate e di reiterarne la gestione politica va a perseguire la sciagurata ricerca di una strada mediana tra capitalismo e socialismo, quella che costruisce le regole su misura delle proprie necessità, simulando aperture al libero mercato ma risultandone impermeabile. E basta unire due semplici dichiarazioni per comprendere il contesto in cui ci muoviamo. La prima è di Stefano Manara, consigliere di Hera: "L'accorpamento degli Atem è frutto di una mediazione con Bologna 1: abbiamo accettato che Bologna facesse da stazione appaltante". La seconda è dell'ex vicesindaco di Bologna Giannini: "La futura Città Metropolitana dovrà avere competenze in campo di infrastrutture, e quindi è utile accorpare gli Atem per avere maggior controllo su di un territorio metropolitano". Come vedete, il tutto è ricondotto alla politica e agli interessi economici: poca attenzione alle ricadute che la gara avrà sugli utenti, e invece massima applicazione nel garantire leve di comando e interessi economici. E in questa concezione piramidale è chiaro che i poteri di controllo si allontanano sempre di più sia dai Comuni che dai cittadini: l'accorpamento dei due Atem ci consegna una realtà immutabile per almeno 12 anni, dove Bologna sarà stazione appaltante , e quindi colei che emetterà i bandi di gara e ne determinerà gli assegnatari ; ConAmi sarà sia il responsabile tecnico dell'Atem unico che la controparte contrattuale nel contratto di gestione. Ad alcuni Comuni resterà una sorta di diritto di tribuna in seno al poco influente Comitato di monitoraggio, e in base ad una prima stima ci pare di poter affermare che Budrio non sarà tra questi. L'accorpamento degli Atem ha finito con l'ampliarne a dismisura le dimensioni, finendo col pregiudicare per il futuro la possibilità di incidere nella gestione delle politiche energetiche territoriali, accettando ex ante l'inderogabile attuazione di piani decisi altrove. E mentre noi discutiamo, è bene sapere che molti rappresentanti di vari Atem hanno costituito, proprio a Bologna, un'associazione denominata "Uniatem" che altro non sarà che una ulteriore sovrastruttura, una ulteriore cabina di regia mascherata da centro di supporto ai singoli Atem.
Davanti a tutto questo, dovremmo forse consolarci con gli 85 milioni di investimenti sulle reti richiesti al futuro gestore nei prossimi 12 anni? Non scherziamo: parliamo di circa 7 milioni all'anno di investimenti su reti che servono un milione di abitanti e 460mila punti di consegna. Sono 7 euro all'anno per abitante, o se preferite 15 euro per punto di consegna, a fronte di bollette annue che si aggirano intorno ai 600
euro. Sono investimenti modesti, in rapporto agli alti margini che la distribuzione del gas consente.
La domanda è quella di sempre: Hera è una società a seppur risicata maggioranza pubblica: in quanto tale, tutela gli interessi dei Comuni soci e quindi dei loro cittadini ? Oppure risponde a logiche diverse: quelle della politica che la dirige e quelle privatistiche dell'azionariato? Da questi bandi di gara non arriveranno vantaggi per i cittadini. E nemmeno per i Comuni, che oggi ricevono un canone annuo calcolato sul vincolo dei ricavi del gestore, mentre domani calcoleranno tali somme sulla remunerazione del capitale investito o remunerando il cosiddetto "capitale di località": diversi centri di studio hanno già evidenziato come tali remunerazioni per gli Enti locali finiranno con l'essere inferiori a quelle attuali.
Ci avviamo alla conclusione. Tutte queste procedure, dall'allestimento del bando di gara alla elaborazione di queste documentazioni tecniche, sono state fatte senza riuscire ad introdurre, di fatto, criteri di vera competizione nel sistema della gestione delle reti del gas. E noi qui stiamo solo buttando al vento altro tempo ed altro denaro, ratificando provvedimenti che si inseriscono in un quadro predefinito a proprio uso e consumo dalla politica e da Hera, in una di quelle tante osmosi in cui si configura la cosiddetta "finanza rossa emiliana". Servirebbero sindaci illuminati, capaci di smarcarsi da tale giogo: ahinoi, non è questo il nostro caso. Noi ci affidiamo alle soluzioni preconfezionate, nella convinzione che una obbedienza priva di virtù porterà vento in poppa alle nostre vele. Vogliamo però ricordare le parole di Seneca, quando scrisse che non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.
Noi voteremo convintamente contro questo provvedimento. Non per il contenuto del documento, che fino a prova contraria nessuno in quest'aula è in grado di valutare con piena cognizione di causa. Voteremo contro perché questo provvedimento rientra in un progetto di gare per le reti del gas che non porterà benefici ne' al Comune ne' agli utenti.


Budrio - 

Fummo critici di quel bilancio preventivo al quale oggi segue questa salvaguardia, e non ci soffermeremo a ribadire punto per punto le critiche che gli dedicammo, perché sono agli atti del Consiglio e chi ritiene di volerseli rileggere potrà farlo tranquillamente. Da allora, sono state approvate diverse variazioni di bilancio che oggi ci restituiscono un quadro non chiarissimo, in quanto alcune voci hanno subito variazioni in maniera tale da poter oggi essere poco comparabili tra loro. Ci riferiamo ad esempio ai costi per la sicurezza, parte dei quali sono usciti dal centro di costo della polizia municipale per confluire altrove, e ci auguriamo che in sede di rendiconto si vorrà provvedere ad una riclassificazione tale da consentire a noi tutti una immediata comprensione del costo di tale servizio, possibilmente senza doverci attardare in farraginose ricostruzioni per poter risalire al dato conclusivo.
Cosa è cambiato rispetto al bilancio preventivo? Non molto. Sparisce la partita di giro della Tari e riclassifichiamo l'entrata per la Tasi, ma al netto di queste partite di giro il bilancio finisce con il lievitare per circa un milione di euro, attraverso l'utilizzo di fondi pluriennali vincolati e dell'avanzo di amministrazione.
Questo ci richiama alla mente alcune cose, che sono parte delle ragioni per cui non daremo voto favorevole a questo provvedimento. Vorremmo ricordare, ai più distratti, che abbiamo utilizzato 270mila euro dell'avanzo per dare copertura al mancato introito di contributi regionali che furono inseriti nel bilancio preventivo in modo, dal nostro punto di vista, non corretto. Non ce ne vogliano i colleghi della maggioranza, ne' il buon dottor Palladino: comprendemmo le ragioni che portarono a far confluire l'eredità Lanzoni nell'avanzo di bilancio e le motivazioni che condussero a tale scelta. Tuttavia, già allora non approvammo il metodo applicato, e cioè quello di prevedere entrate per contributi regionali da un bando che si era già concluso senza assegnazione di fondi al nostro Comune. Il risultato è che quei contributi regionali hanno finito col somigliare al fantasma del Louvre, apparendo e scomparendo dal nostro bilancio. Come noto, il fantasma del Louvre non esisteva: si trattava di una messinscena. Nel nostro caso, il progetto della nostra scuola materna fu sì ammesso dalla Città Metropolitana a partecipare al bando regionale, ma però, nel momento in cui approvammo il bilancio preventivo, la Regione assegnò i fondi per 192 interventi, ma non al nostro Comune. La Regione assegnerà altri fondi nei prossimi due anni, e auspichiamo che quel finanziamento possa prima o poi arrivare. Questo però non dirime il punto dolente della vicenda, che è l'avere inserito a bilancio entrate da contributi regionali in modo contrario al principio generale della registrazione contabile di trasferimenti e contributi da altri Enti. Ricordiamo a noi stessi che tale principio consente di accertare entrate da contributi nello stesso esercizio finanziario in cui l'Ente che dovrà trasferire i fondi registra l'impegno di spesa, dandone comunicazione all'Ente beneficiario. Ci chiediamo quindi se il 21 dicembre scorso, quando approvammo il bilancio preventivo, eravamo in possesso di una comunicazione della Regione con la quale ci venivano assegnati i contributi che stavamo mettendo a bilancio. Presumibilmente la risposta é "no", perché il 16 maggio scorso la Giunta ha poi eliminato dalle entrate quei contributi, coprendo il minor introito utilizzando l'avanzo di amministrazione. Ora: non vogliamo fare delle questioni su questa vicenda, ma abbiamo ritenuto di ritornare sul punto perché qualche collega della maggioranza, forse sprovveduto o forse in perfetta malafede, a puri fini propagandistici e nascondendosi dietro l'anonimato della pagina Facebook di Budrio Bene Comune, quando votammo contro questi espedienti contabili ci accusò di aver votato "contro la realizzazione della scuola materna". Quel commento è il segno dei tempi che una certa politica sta vivendo, abbeverandosi all'ignoranza ed ai piccoli scandalismi da rotocalco, una politica che sopravvive raccattando stracci sporchi nella miserabile pattumiera della maldicenza. All'autore di quel post diciamo due sole parole: si vergogni.
Poiché non c'è molto altro di cui discutere seriamente, forse potremmo parlare del mal di pancia di chi, dopo quattro anni di mandato, si vede oggi costretto ad inseguire un consenso in gran parte svanito e tramutatosi in delusione, non solo per il pessimo operato sino a qui messo in campo, ma anche per tutta una serie di promesse elettorali non mantenute. Sono state realizzate l'area produttiva e commerciale di Cento? No. E' stata realizzata la nuova palestra per le scuole medie? No. E' stato realizzato il polo scolastico nell'area di Villa Romantica? No. E' stata creata la consulta ecologico-ambientale? No. Si è ridato vita al fu magazzino delle sementi? Ci state lavorando, ma per ora la risposta è no. E' stata favorita la mobilità ciclabile verso la zona industriale? No. E' stata realizzata la piscina sovracomunale? No. Potremmo andare avanti così per un'ora, ma non vogliamo annoiare la platea. In questo quadro di mancate promesse e di consenso calante ecco sopraggiungere la sindrome da fine luna di miele coi budriesi, ammesso che sia mai esistita, e si cerca di dare una bella incipriata laddove nemmeno un lifting potrebbe bastare. Ecco quindi riemergere, come una peperonata mal digerita, proposte vintage già lette e propagandate 5 o 10 anni fa, oggi rispolverate in edizione ridotta, e vedremo da qui alla prossima primavera quali altre suggestive trovate ci si andrà ad inventare.
Abbiamo poi, rispetto al bilancio preventivo, una serie di piccoli incrementi nella spesa corrente di alcuni settori, e questo fa pensare ad una maggioranza con l'elmetto in testa a difendere quelle che si ritengono essere le casematte del consenso. Ma quando si utilizza la spesa corrente in questo modo, poi finisce che le finalità politiche vengono poi pagate anche dalla povera gente. Riconosciamo diritti ed eroghiamo servizi, ma li facciamo pagare a caro prezzo ai cittadini, ed i tassi di copertura di alcuni servizi a domanda individuale la dicono lunga al riguardo. Negli ultimi 4 anni le risorse destinate alla erogazione di servizi ed alla realizzazione di opere pubbliche e investimenti sono calate drammaticamente. E allora la critica ve la rivolgiamo con le parole di Margaret Thatcher, quando affermava che il bilancio di uno Stato é come una torta, e più grande è la fetta utilizzata per il funzionamento della macchina burocratica, più piccola sarà la parte che resta per i cittadini. E in un contesto di risorse calanti, il do ut des tra l'eletto e gli elettori risulta ancor più deprecabile. Abbiamo perciò un sindaco che, nel timore di essere messo dietro la lavagna dai budriesi alle prossime elezioni, si sta affannando nel cercare di recuperare posizioni nella stima e nella considerazione dei cittadini. Potremmo dire, scimmiottando il titolo di una celebre opera letteraria, che egli è "Alla ricerca del consenso perduto". Con molta franchezza, vogliamo dirgli che ci pare alle prese con una operazione velleitaria: non basterà una lucidatina per rendere nuovo un paio di scarpe vecchie e logore, e non basterà aprire una finestra per mandare via l'odore di aria fritta e rifritta del mantenimento di un sistema che si vorrebbe reiterare per altri 5 anni.
Mi avvio alla conclusione, signor Presidente. Noi siamo semplici cittadini, che rappresentano altri cittadini e che quasi per caso si sono aggiunti a questo Consiglio e che, avendo partecipato all'attività amministrativa, ne sono rimasti profondamente delusi. Una delle poche soddisfazioni che abbiamo ricavato è quella di aver potuto, di volta in volta, consegnare alla pubblica opinione lo smascheramento di diverse frottole che si volevano far passare come realtà, e in questo senso ringraziamo il sindaco e la maggioranza per le numerose occasioni che ci hanno fornito.

Gruppo Consliare Movimento 5 Stelle Budrio


Budrio - 


Insieme all'altro gruppo di minoranza "Noi per Budrio" abbiamo presentato nel Consiglio Comunale di ieri una mozione affinché il Consiglio si esprimesse in maniera contraria e convinta al prossimo referendum di riforma costituzionale.

Non ci aspettavamo certo che il PD votasse la mozione.

Per noi è stato un onore presentare e dibattere un tema così importante e rilevante (d'altronde negli anni siamo stati abituati a mozioni PD fuffa tipo la tutela della carne suina Made in Italy.......).
Non siamo giuristi o costituzionalisti ma la difesa della nostra carta era la cosa giusta da proporre. Quello che avrebbero fatto i Don Milani o i Don Gallo i Biagi o i Montanelli i De Gasperi o i Berlinguer.


Nel caso qualcuno la volesse leggere allego qui il testo che ho letto a nome del Movimento 5 Stelle Budrio.

Mozione_riforme_cost(1).pdf

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Dal nostro punto di vista occorre una urgente mobilitazione di ogni espressione politica e culturale per fermare una riforma costituzionale che nega in radice tutti i principi che hanno retto la Repubblica dalla sua formazione ad oggi. Occorre esprimere un chiaro NO a questa riforma e questa sera chiediamo che questo consiglio Comunale si eprima su questo tema così importante.

Cercheremo di riassumere al massimo le 5 ragioni che per noi sono fondamentali per dare un NO convinto durante il prossimo voto referendario.

1 - NO perché si cancella in radice il concetto di separazione dei poteri. Montesquieu ipotizzava la separazione dei poteri per "limitare il sovrano", separando il potere esecutivo dagli altri poteri dello Stato ed impedire a chiunque di concentrare nelle sue mani tutto quel potere che può limitare la libertà degli individui. Questa riforma ci regala invece un nuovo "sovrano assoluto senza corona".

2 - NO perché si cancellano i contropoteri. Dall'inizio del '900 ogni dittatura, anche la più sanguinosa, ha sentito il bisogno di giustificarsi dandosi una costituzione naturalmente illiberale. Mentre è delle democrazie liberali avere una costituzione che frena l'esercizio del potere attraverso un articolato sistema di bilanciamenti e controlli. La riforma costituzionale li azzera, lasciando in piedi un barocco sistema di procedure, inutili e costose, a imbellettare la liquidazione dei contropoteri:

3 - NO perché la Costituzione si fa flessibile. La costituzione voluta dai padri fondatori era una "supernorma", una norma cioè che impedisce la "dittatura della maggioranza", in quanto pone limiti invalicabili alla volontà che la maggioranza esprime quando fa le norme.
Tanto che esiste poi un organo, la Corte Costituzionale, che cancella quelle norme che, pur volute da una maggioranza legittima, ledono quei diritti che la Costituzione sottrare anche alla sua volontà. La riforma costituzionale in combinato con una pessima legge elettorale cancella di fatto questo limite, rendendo inutile la costituzione, perché la rende così malleabile ai voleri della maggioranza da consentire che ogni volontà possa piegare la costituzione e adattarla al volere del momento, anche contro i diritti dei singoli cittadini.

4 - NO perché si complica il sistema di produzione delle norme. Gli esperti hanno dimostrato che dalle nuove e pasticciatissime norme su Senato e procedura legislativa deriverebbero non meno di sette procedimenti legislativi differenti, in un intrico complicato che modifica il sistema parlamentare a indiretto beneficio del governo.

5 - NO perché si blinda una nomenclatura irresponsabile che mira a cristallizzare il potere nelle vecchie strutture di partiti ormai del tutto delegittimati, a ridurre i parlamentari a pedine di un gioco deciso in qualche stanza segreta da pochi onnipotenti. Il neo Senato sarà composto da membri non scelti dai cittadini ma "nominati" all'interno della peggiore classe politica del paese, quella degli amministratori regionali e locali, a cui - grande novità - si garantisce l'immunità parlamentare.

Moltissimi, giuristi e costituzionalisti, hanno inoltre messo in evidenza come questa riforma costituzionale vada associata anche ad altri gravi provvedimenti presi da questo governo:
ovvero il nuovo sistema elettorale, l'italicum che realizza il fine di trasformare una minoranza in maggioranza assoluta di governo, facendo ciò che non osarono fare
neppure la legge fascista Acerbo e né la democristiana legge truffa.

Altro punto che avrebbe dovuto risvegliare qualche coscienza è la riforma della Rai-tv che è riuscita ad aggravare il già pessimo sistema di lottizzazione tra i partiti,
attribuendo tutto il potere sulla comunicazione televisiva pubblica al capo del governo.

Questo triplice accentramento comporta direttamente o indirettamente il controllo di una sola persona su tutti i meccanismi dello stato rischiando la la fuoriuscita dal sistema democratico.
Concludiamo che noi stiamo dalla parte della Costituzione nata dalla liberazione e dalla resistenza dopo la dittatura del fascismo.
Per noi come per molti italiani è sorprendente vedere come le forze politiche che fino a ieri indicavano Belusconi come l'espressione del neo-totalitarismo del 3° millennio, ovvero quello dell'uomo solo al comando, oggi procedano nella stessa direzione verso gli stessi obiettivi: ovvero fare a pezzi la nostra carta costituzionale per puro calcolo politico.

Noi ci auguriamo che i budriesi e gli italiani tutti boccino questa assurda modifica della nostra carta costituzionale, come avvenne nel 2006.

Non è la carta che va riformata ma il sistema etico e morale del nostro paese che torni a vedere le istituzioni come strumento al servizio dei cittadini.
Noi oggi diciamo W l'Italia, W la Repubblica, W la costituzionale del '48.


Budrio - 

Questo il mio intervento nel Consigio comunale del 9 di Giugno in merito alla delibera "Declassificazione, sdemanializzazione e vendita di aree destinate a viabilità e a parcheggi pubblici, poste rispettivamente in Via Tubertini e Via A.Sarti".

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In questi anni non era mai passato in consiglio comunale un provvedimento per vendere una stada comunale e relativi parcheggi, un punto che francamente non ti aspetteresti di dover discutere.
Nella commissione territorio si è affrontato il punto. Dal nostro punto di vista il fine merita certamente di attenzione: 2 aziende budriesi per crescere hanno bisogno di spazi e questo può essere fatto cedendogli del terreno pubblico nella nella zona industriale di cento.
Da quanto emerso in commissione sembrerebbe inoltre che in seguito all'ampliamento degli stabilimenti queste aziende possano aumentare le loro attività e quindi si prevedono anche delle ricadute occupazionali, anche se non lo possiamo dare per certo. Noi ci auguro sinceramente che queste imprese possano nel tempo crescere e svilupparsi e che possano continuare a sostenere la vocazione industriale dell'area di Cento.
Meglio che queste aziende, Arredo 4 e CMG, abbiano la possibilità di crescere sul nostro terriotorio evitando magari che delocalizzino la loro produzione altrove.
Perchè è chiaro che in questo momento di campagna elettorale avete bisogno di far dimenticare ai cittadini budriesi una vicenda che seppure non sia legata alla delibera in discussione questa sera rimane sullo sfondo e ci riferiamo alla delocalizzazione della storica azienda Pizzoli, fatto questo che rimane una ferita viva per il nostro comune. Oggi tentate di far dimenticare ai cittadini quanto accaduto utilizzando antisonanti parole come se a far fuggire da Budrio una delle aziende più prestigiose della provincia fossero stati .....non si sa bene chi. Siete sempre voi. La vostra solerzia non è certo perchè voi siete attenti al mondo delle imprese. Chiunque sia stato un po' attento alla vostra gestione degli ultimi anni sa benissimo che per voi l'impresa è un mondo che non vi appartiene, forse perchè non è tanto facile traformale in prede politiche.
L'altro aspetto non trascurabile di questa cessione di patrimonio pubblico è l'effetto che avrà sul bilancio dell'ente che non sarà affatto trascurabile e che, come messo in evidenza in commissione, ammonterà ad un'netrata di circa 230.000 euro, una somma importante che vista la situazione a cui avete portato il comune sarà un aiutino a chiudere qualche partita.

Ora ci sarebbe almeno da aspettarsi che parte del ricavato ottenuto dalla vendita dell'area avesse una ricaduta concreta per la stessa zona di Cento di Budrio, come per esempio completare il collegamento tra l'area industriale e Budrio tramite una pista ciclabile e faresi che si possa andare a lavorare in bicicletta senza rischare la vita.Sarebbe un modo per far ricadere anche sulla stessa area i benefici della cessione. Ma tanto sappiamo che con voi è inutile fare proposte tanto avete il dono della supremazia innata .


Intenzione di voto.
Oggi dobbiamo ringraziare quegli imprenditori che nonostante tutto continuano a credere nel loro lavoro ed ad investire nelle loro aziende. Li ringraziamo perchè nonostante ogni giorno si debbano confrontare con una pubblica amministrazione esosa creano ricchezza e lavoro. Il nostro quindi sarà un voto favorevole al provvedimento , un voto di responsabilità , ben sapendo che, avete necessità di fare cassa subito e presto , che non vi sarà nessuna ricaduta per l'area di cento e che utilizzerete questo provvedimento come tentativo di far dimenticare ai cittadini i disastri che voi stessi avete creato. Prepariamoci al film in stile istituto luce che metterete in onda.......


Budrio - 

Durante l'ultimo Consiglio comunale abbiamo sostenuto che il nuovo sistema basato sulle soglie di svuotamenti è incapiente rispetto alla quantità di indifferenziata che Budrio produce da due anni a questa parte, e che quindi nel piano finanziario di Hera è contenuto un "minor servizio" implicito di oltre 400 tonnellate di rifiuto residuo. Crediamo sia cosa utile spiegare questo stratagemma utilizzato da Hera e dalla nostra amministrazione per abbassare in modo artificioso il costo della Tari, e proveremo a farlo con l'ausilio di questo specchietto :

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Partiamo dai dati certi : l'indifferenziata prodotta attraverso la raccolta stradale è pubblicata dal Comune : parliamo di 219 tonnellate nel 2015. Anche il numero delle utenze e dei relativi contenitori è un dato certo e quindi il totale dei litri conferibili con il numero di svuotamenti "inclusi" e' un dato corretto. A questo punto il problema è convertire questi litri in chilogrammi. Per farlo, abbiamo utilizzato i coefficienti già utilizzati da Atersir per elaborare la tariffa puntuale dei Comuni di Soliera e di Novi Modenese : 0,11 per le utenze domestiche e 0,15 per le utenze non domestiche :

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Pertanto, possiamo affermare che gli svuotamenti inclusi nella Tari potranno assorbire una quantità di indifferenziato di circa 1.500 tonnellate. Ora, a Budrio da due anni a questa parte produciamo circa 1.900 tonnellate di indifferenziato. Si può quindi constatare che tale quantità non può essere ricompresa negli svuotamenti inclusi nella nostra Tari : mancano all'appello 400 tonnellate che, se conferite, origineranno pagamenti aggiuntivi da parte degli utenti.
Quattrocento tonnellate non sono poche : rappresentano più del 20% dell'indifferenziato prodotto nel 2015. Se prendiamo come riferimento il Pef del 2015, allora possiamo attribuire a questo 20% un valore teorico di circa 250mila euro, ivi compresi i contributi ambientali regionali ed i minori costi del servizio.
Possiamo quindi affermare che in Consiglio è stato approvato un piano finanziario tarato su di una produzione di indifferenziato molto inferiore a quella degli ultimi due anni. Ci colpisce il sottile cinismo con cui l'amministrazione ha proceduto, determinando una situazione che, se da un lato le ha consentito di annunciare una diminuzione delle bollette Tari, dall'altro mette i budriesi davanti ad una situazione di "bere o affogare". O gli utenti diminuiranno la produzione di indifferenziato (magari migrando sacchi di rifiuti dove ancora e' possibile), oppure dovranno pagare i conferimenti aggiuntivi.
Emerge quindi un dato molto semplice: se le tariffe caleranno, non avverrà tanto per il bonus regionale ottenuto grazie alle percentuali di differenziata ottenute, quanto per una riduzione del servizio studiata a tavolino al fine di arrivare a definire un minor costo del servizio stesso.


Budrio - 

La Fondazione Demetrio Benni per volere del fondatore, dovrebbe destinare da statuto parte dei propri utili a opere benefiche sul territorio di Budrio. Da un po' di tempo questo avviene in minima parte.
Dai dati presenti nel bilancio consuntivo 2015 del Comune di Budrio emerge che sono stati incassati lo scorso anno 50.000 euro e tuttavia restano tra i residui attivi (cioè soldi che il comune doveva incassare) ben 469.000 euro perlopiù relativi a 5 e 6 anni fa. Noi ci chiediamo come mai da tempo la fondazione Benni abbia in gran parte smesso di versare quanto dovuto al Comune (e che il comune mantiene regolarmente nel bilancio). Probabilmente se quella fondazione avesse mantenuto la sua "missione filantropica" oggi non ci troveremmo in questa situazione. Da tempo come Movimento 5 stelle sollecitato il comune nelle varie commissioni a fare pressioni affinchè sia recuperato il dovuto anche perchè il sindaco vi ha nominato nel 2012 due dei tre membri dell'organo che amministra la fondazione(come da statuto). Un membro invece è un diretto discendente della famiglia Benni. Ma a noi sembra che gran fretta non ce ne sia. In questa vicenda ci piacerebbe sapere quanto la scelta immobiliarista fatta compiere alla fondazione abbia nuociuto al perseguimento della sua "mission" .
Va ricordata infatti la nascita della Service Cento spa, società detenuta al 100% dalla Fondazione Benni, che negli anni è stata parte protagonista nel progetto, ora naufragato, dell'area Apea di Cento di Budrio e relativo centro commerciale, nella gestione dell'affaire biomasse di Mezzolara ecc. ......secondo noi andrebbe fatta una seria riflessione sulle responsabilità che hanno portato a questa situazione.


Budrio - 

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Questo regolamento introduce elementi di novità, andando ad avviare la cosiddetta tariffa puntuale così come prevista nella Legge 147 del 2013, seppur mancante del regolamento ministeriale che avrebbe dovuto dettarne con precisione le modalità di applicazione. In particolare, il comma 668 rimane una disposizione vuota, prevedendo la possibilità di introdurre il prelievo corrispettivo senza però dare indicazioni sulla sua modalità di calcolo, lasciando così ai Comuni ampi margini di discrezionalità. Assumerebbe quindi particolare importanza il fatto che l'applicazione di una tariffa corrispettiva avvenga non solo nella forma, ma anche nella sostanza, redistribuendo il carico tariffario sulla base degli effettivi rifiuti prodotti. L'aumento dell'incidenza della quota variabile rispetto a quella basata sulle superfici dei locali è una delle novità presenti in questo regolamento, che tuttavia resta farcito di meccanismi tributari mutuati dalla Tari, al punto che la struttura, vista la scarsa correlazione tra il rifiuto prodotto ed il costo addebitato, ha più le caratteristiche di un prelievo tributario che di un corrispettivo.
Nei panni di esperti amministrativi siamo di statura medio-bassa, e tuttavia non vedendo giganti intorno a noi ci permetteremo di farvi notare un paio di cose. Una è che il regolamento comunale sulla raccolta differenziata dei rifiuti è del 1997, tanto datato quanto privo di aderenza alla realtà. A tutt'oggi, le modalità di conferimento e di gestione dei rifiuti sono regolate da una ordinanza del sindaco del Novembre 2014: forse potevamo cogliere l'occasione per approvare, unitamente a quello sulla tariffa puntuale, anche un nuovo regolamento sulla gestione dei rifiuti, sempre che non si pensi di poter procedere all'infinito sulla base di una ordinanza la cui temporaneità resta assolutamente indefinita. La seconda cosa é che in questa vicenda voi avete penalizzato ancora una volta gli utenti, comunicando loro solo a fine Gennaio che avrebbero avuto una soglia di svuotamenti. Vi suggeriamo più attenzione nel merito, perché atti e regolamenti rappresentano il linguaggio con cui chi amministra instaura rapporti di correttezza e reciproca lealtà con la popolazione. Per il resto, abbiamo già segnalato in commissione che l'articolo 30 di questo regolamento non ci piace, in quanto conferisce al gestore facoltà in materia di accertamento che riteniamo di proporzioni smodate, specialmente in tempi nei quali le truffe ad opera di falsi addetti Hera balzano sempre più spesso alle cronache locali. Anche la possibilità di mettere la nostra Polizia Municipale a disposizione di Hera o di altri privati, in base ad imprecisati accordi, è una idea che non ci trova d'accordo.
Signor sindaco, glielo diciamo con serenità e senza polemica: eviti di dire che state facendo la tariffa puntuale. Qui di puntuale c'è solo la misurazione dell'indifferenziato, e niente altro. Avremo bollette che andranno ad equiparare comportamenti diversamente virtuosi, mentre l'unica puntualità in termini di tariffa riguarderà gli svuotamenti aggiuntivi. Mancherebbero quindi i presupposti per dare fiato alla solita orchestra che titolerà "abbiamo una tariffa puntuale", ma sappiamo che non saranno le nostre parole a fermare la macchina della propaganda. Qui si prosegue, con una certa dose di testardaggine, a voler ignorare le ragioni sulle quali si incentrano buona parte delle contestazioni e dei malumori dei budriesi, a non valutare lo scarso gradimento del servizio e, soprattutto, a non dare modo agli utenti di verificare in pieno gli effetti del loro comportamento in base all'andamento della tariffa, in quanto tutti inglobati all'interno di soglie che però ricomprendono comportamenti diversi tra loro. Il sindaco ricorderà che Nemesis, dea della vendetta nella mitologia greca, si metteva in azione quando vedeva un'azione malvagia e prepotente di uomini nei confronti dei loro simili. Potrebbe darsi che, da qui a un anno, Nemesis deciderà di svolgere la sua azione vendicatrice nelle urne elettorali.
In conclusione, voteremo in maniera convinta contro il provvedimento in esame.


Budrio - 

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Il piano finanziario in esame proviene dall'autorità d'ambito che, in linea teorica, avrebbe la funzione di ricomporre gli interessi delle singole amministrazioni comunali che ne fanno parte. Questo non è però quello che accade in Atersir, afflitta da quel conflitto d'interessi tale per cui il signor Merola, che ne è Presidente, è al contempo sindaco della Città Metropolitana e di Bologna, che è anche il primo azionista di Hera. La parola «interesse» deriva dal latino e significa "stare tra", ma nel nostro caso le figure che dovrebbero mediare e temperare diversi interessi confluiscono in una sola. Questa situazione fa sì che l'autorità svolga la propria attività principalmente in base alla volontà politica di una figura che detiene il 40% dei voti del Consiglio locale. Sfidiamo chiunque, tra sindaco e assessore, a dire se partecipando alle sedute del consiglio di Atersir essi abbiano mai contato più del due di coppe, nel dare indirizzi o nell'orientare le scelte. Vale la pena ricordare che la convenzione di affidamento ad Hera del servizio rifiuti è scaduta dal 2011, ed è stata prorogata a colpi di delibere della giunta regionale, in forza di quell'articolo 4 della vecchia convenzione che obbligava Hera a proseguire la gestione del servizio sino a quando non fosse subentrato un nuovo gestore. Per 5 anni Atersir si è ben guardata dal predisporre atti di gara per un nuovo affidamento, e si è proseguito così in un pactum sceleris che funzionava così: voi di Hera continuerete a fare affari, e noi di Atersir vi agevoleremo a farlo, tutelando i vostri interessi e le vostre aspettative, per cui andremo avanti d'amore e d'accordo e gestiremo l'ambito secondo questo patto che nessuno conosce ma di cui tutti parlano. E' un sistema che deresponsabilizza le parti in gioco: sia le amministrazioni comunali, non interessate a calmierare i prezzi in quanto la tassa sui rifiuti è per loro una partita di giro, sia Hera, che viene pagata a piè di lista e con profitti garantiti. Per lo sventurato amministratore che non fosse d'accordo con questo sistema, l'unica strada percorribile é la diffida legale, come dimostra il caso del sindaco Isabella Conti.
Arriviamo così al punto centrale della discussione, il piano finanziario oggi in esame. Non saremo teneri nel valutare un documento che, a nostro avviso, avrebbe la necessità di esporre i costi dei servizi in massima trasparenza e con criteri di comparabilità rispetto ai piani degli anni precedenti. In commissione l'assessore Pezzi, che in tema di rifiuti è sempre l'ecce homo della situazione, ci ha ricordato con grande garbo che il Pef può subire variazioni in funzione della diversa imputazione di costi di manodopera ad un servizio piuttosto che ad un altro. Noi però crediamo che nel piano presentato vi sia il tentativo di mistificare un fatto piuttosto elementare: se il Pef di quest'anno è corretto, allora quelli degli anni precedenti erano taroccati, o viceversa. Non vogliamo fare gli scalmanati, ma crediamo che nessuno possa fingere di non capire questa cosa. Avremo un servizio sostanzialmente identico a quello degli ultimi due anni, eppure ci troviamo una raccolta indifferenziata che costa 420mila euro in meno del 2015 ed una differenziata che costa 720mila euro in più. In sostanza, siamo andati a comprimere la parte variabile della tariffa dalla quale potrebbero originarsi benefici derivanti da ulteriori cali del rifiuto indifferenziato prodotto.
C'è poi un altro punto, secondo noi di estrema importanza, sul quale invitiamo l'assessore ad una riflessione. Sappiamo che ad ogni utenza, domestica e non domestica, è stato attribuito un numero limite di svuotamenti annui, superati i quali scatteranno i conferimenti a pagamento. Noi abbiamo fatto un rapido calcolo, in base al quale possiamo affermare che il totale dei conferimenti per così dire "inclusi nel prezzo" potrà generare una massa di rifiuto indifferenziato che sta tra le 800 e le 1.500 tonnellate. Questi valori sono molto diversi tra loro in quanto abbiamo preso in considerazione tutta la gamma dei coefficienti litri/chilogrammi applicati dalle diverse autorità d'ambito, Atersir inclusa. Ora, anche prendendo in considerazione il valore massimo di 1.500 tonnellate, possiamo vedere che siamo molto lontani dalla massa di rifiuti indifferenziati che Budrio conferisce, che da due anni si aggira sulle 1.900 tonnellate.
Vorremmo affermare una cosa molto semplice: in questo piano finanziario sono contenuti due elementi impliciti, non visibili ad occhio nudo ma celati nelle cifre. Il primo elemento è dato dall'illusione ottica fornita da un costo totale in linea con quello degli anni precedenti al quale corrisponderà però un minor servizio, in quanto nel prezzo è inclusa una quantità di indifferenziata molto inferiore a quella degli anni precedenti. Tradotto in costi industriali, questo significa per Hera minori contributi ambientali da pagare alla Regione a fronte di minori tonnellate conferite in discarica ed un minor servizio, o per meglio dire un servizio di raccolta che impiegherà meno ore uomo e meno ore mezzi per essere svolto. Ogni conferimento oltre il numero soglia comporterà un pagamento aggiuntivo, e se a Budrio nel 2016 si produrranno le solite 1.900 tonnellate, questo significherebbe circa 130mila svuotamenti in più. Facendo il cosiddetto conto della serva, tra contributi ambientali e conferimenti a pagamento stiamo parlando di cifre nell'ordine dei 300mila euro, a stare prudenti.
Questo ci porta al secondo elemento, che è una sorta di ricatto implicito nel Pef: l'importo del piano resterà tale solo se si produrranno circa 400 tonnellate di indifferenziata in meno rispetto al 2015. Ne deriva che chi voterà per l'approvazione di questo Pef lo farà nella consapevolezza che gli svuotamenti inclusi nel prezzo sono largamente incapienti rispetto ai quantitativi di indifferenziata prodotti negli scorsi due anni di raccolta porta a porta, anni nei quali sono state oltretutto conseguite percentuali di differenziata importanti.
E allora, e concludiamo, è bene sgombrare il campo dalla disinvoltura di chi nei prossimi giorni si affannerà ad invocare la bontà del piano in ragione dello sgravio derivante dal bonus regionale, perché in questo Pef è sottointeso un minor livello di prestazioni da parte del gestore che ha un valore teorico superiore al bonus stesso. Noi non daremo voto favorevole a questo piano: la confusione che si è voluta creare presentandoci cifre artificiosamente rimescolate è sinonimo di una opacità secondo noi intollerabile. Un'autorità d'ambito davvero indipendente avrebbe dovuto rispedire al mittente un siffatto piano: ciò non è accaduto, e quindi gli unici rimasti a poter rivendicare trasparenza e chiarezza sono le persone presenti in quest'aula stasera.


Budrio - 

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La discussione che ci accingiamo a fare può essere un rito per ripetere cose già dette più volte, oppure un momento di riflessione teso a superare gli aspetti tecnici sui quali ci siamo dilungati in Commissione. Intanto desideriamo esprimere un ringraziamento a tutti i dipendenti comunali che, a vario titolo, sono stati coinvolti nella redazione di questo documento, in particolare al Dottor Palladino, che ha soddisfatto le nostre richieste con apprezzato spirito collaborativo. Ringraziamo anche i revisori, non solo per il buon lavoro svolto ma anche perché, implicitamente, hanno riconosciute per valide diverse richieste da noi avanzate negli scorsi tre anni ai loro predecessori, ma sinora rimaste inevase. E' dal 2013, infatti, che chiediamo l'indicazione delle garanzie fideiussorie prestate del Comune tra i conti d'ordine dello stato patrimoniale e nella relazione di Giunta, ed è dal 2013 che chiediamo l'inclusione degli importi per fatture da emettere della Step nel saldo di cui all'asseverazione ex articolo 11 allegata al rendiconto. Finalmente, quest'anno, vediamo soddisfatte queste richieste, che i precedenti revisori avevano sempre snobbato. C'é solo un punto sul quale vorremmo richiamare la loro attenzione, ovvero la valutazione data alla nostra partecipata in liquidazione. Come già facemmo presente l'anno scorso, noi riteniamo tale valutazione molto opinabile, in quanto pensiamo che dovrebbe assumere un valore prossimo a zero, in base agli articoli 2423 e 2426 del Codice Civile. Cogliamo l'occasione per invitare i revisori, se lo vorranno, a valutare questo nostro convincimento.

Riteniamo che in quest'aula vi sia ormai piena consapevolezza del fatto che molte delle ambiguità e delle farraginosità riscontrate sino allo scorso rendiconto fossero il frutto dei 6 anni di vita della Step, di quella storia e di quelle scelte amministrative. E non è un caso se quest'anno ci troviamo ad esaminare un rendiconto meno controverso dei precedenti: l'elemento fondamentale e portante del bilancio 2014 fu la rivalutazione del patrimonio e della partecipazione in Step, per un totale di oltre 8 milioni di euro ed è servita, se non nella forma nella sostanza, a riportare nell'attivo dell'Ente quelle immobilizzazioni immateriali cancellate con un tratto di penna dall'attivo della Step. Le contingenze e l'aspro confronto che già abbiamo avuto su questo tema e gli imperturbabili colleghi che votarono quel bilancio senza alcun sussulto ci hanno già ampiamente dimostrato l'aria che tira. Non lo diciamo con vena polemica, ma solo per rammentare le diverse posizioni dei gruppi consiliari su quel provvedimento. L'esposto che proponemmo, e che riproporremo nelle sedi opportune, non era volto al conseguimento di una sorta di trofeo politico: era, più semplicemente, un atto doveroso compiuto da chi crede che regole e leggi non siano un bene accessorio, e che vadano rispettate anche quando il farlo risulti scomodo o sconveniente. In commissione il consigliere Orlandini ha usato una espressione che condividiamo, quando ha affermato che quello di Step era un boccone troppo grosso perché il Comune potesse ingoiarlo tutto in una volta. Forse vale la pena ricordare brevemente l'excursus dell'ultimo decennio. Come tutti i presenti ricordano il Comune di Budrio, negli anni tra il 2002 ed il 2006, viaggiava ad una media annua di spesa per investimenti superiore ai 7 milioni. Poi, tra il 2005 ed il 2008, furono introdotte nuove Leggi e nuovi vincoli che intervennero, in senso limitativo, sulla capacità di spesa per investimenti e sulle possibilità di pagamento di spese in conto capitale. Venivano richiesti ai Comuni programmi di miglioramento dei saldi obiettivo che andavano a contrarre in modo considerevole sia la possibilità di accendere mutui che la capacità di sostenere pagamenti. Ci si poteva porre davanti a quelle restrizioni con due atteggiamenti: uno era quello di rispettare le nuove disposizioni, l'altro era quello di tentare di aggirarle. Budrio optò per la seconda via, e fu così che nacque Step, per mezzo della quale il Comune poté effettuare una serie di operazioni al di fuori dei conti dell'Ente: contrarre nuovi mutui, trasferire debiti, effettuare pagamenti e realizzare opere, il tutto al di fuori dei vincoli di finanza pubblica. Qualcuno sosterrà che fu una scelta saggia: noi vogliamo francamente ammettere che non riusciamo a capacitarci di come un sindaco, e non parliamo di quello in carica, possa avere deciso di mettere in campo stratagemmi di espansione di spesa e di indebitamento in anni nei quali lo Stato chiedeva ai Comuni di fare l'esatto contrario. Il risultato potrà essere stato quello di aver realizzato qualche opera in più, ma ci pare giusto dire che quelle opere sono state fatte pagare caramente e amaramente ai budriesi. Il concetto sbagliato, dal nostro punto di vista, è quello in base al quale le scelte di un sindaco o di una Giunta posseggano una superiorità etica dei fini. Non è così: sindaci e Giunte sono ruoli occupati dai partiti e dalla politica, e quando essi decidono di fare o di non fare qualcosa è perché essi hanno o non hanno interesse a farlo, e spesso l'amministrare diventa così uno strumento di propaganda, di esercizio del potere e di condizionamento di persone e di gruppi di persone.
Non vogliamo tornare su temi che abbiamo già esposto in Commissione, per cui sul rendiconto in discussione ci limitiamo a segnalare il preoccupante andamento di alcuni residui attivi, segnatamente quelli relativi al recupero dell'evasione, ai crediti verso la Fondazione Benni ed a quelli la cui esigibilità, vista la loro particolare anzianità, risulta più che compromessa. Infine, due voci di bilancio sulle quali pensiamo utile richiamare l'attenzione. La prima è quella data dalla sommatoria dei capitoli di spese per viabilità e per gestione dei beni del patrimonio del Comune: siamo passati da 4 milioni del 2014 a 2 milioni, e ci permettiamo di farvi notare che l'effetto si è visto. La seconda riguarda le spese per consulenze e per prestazioni professionali, che in aggregato furono, nel 2014, pari a 220mila euro. In sede di bilancio preventivo 2015 faceste sfoggio di propositi virtuosi, sforbiciando tali spese sino a ridurle a 173mila euro. Oggi, a rendiconto, abbiamo un totale di 292mila euro, che sono 70mila in più del 2014 e 119mila euro in più rispetto al preventivo. Questi numeri ci richiamano alla memoria una espressione di Karl Marx, quando sosteneva che il vento delle parole non fa macinare i mulini della storia. Noi, che non possediamo la statura del filosofo tedesco, diremo più semplicemente che in sede di bilancio preventivo predicaste il sublime ma che poi, in corso d'anno, avete praticato il mediocre.

In commissione l'assessore Lambertini ci ha detto di nutrire piena fiducia sul senso di responsabilità e sulla correttezza dei dirigenti del Comune. Ci teniamo a dire, a Lei e a tutti i dirigenti, che da parte nostra non vi è alcuna sfiducia preconcetta: noi ci barcameniamo, proviamo di calarci dentro i problemi, facciamo accessi agli atti e poniamo domande in quanto intendiamo svolgere il nostro compito con senso del dovere e con quel poco o tanto coraggio di cui siamo dotati. Volesse il cielo che i nostri problemi risiedessero solo nell'onestà dei dirigenti, ma non è così.
Non riusciamo a vedere chiaramente le progressive e future sorti del nostro Comune, ne' a prevedere se nel 2017 avremo un avvicendamento alla guida dell'amministrazione o se ci attendono altri 5 anni nel solco del lustro che si avvia a conclusione. Vorremmo però proporre al sindaco di aggiungere al nostro stendardo la stessa epigrafe che si può trovare sullo stemma di Parigi: "Fluctuat nec mergitur", che più o meno significa "barcollo nel mare, ma non affondo". Lo si prenda come un augurio rivolto al futuro sindaco di Budrio.

I candidati a Budrio