La Consulta delle Associazioni del Parco Geominerario esprime viva soddisfazione per l'inserimento del Parco Geominerario tra le priorità nel documento di lavoro sulla "Vertenza Stato - Regione sottoscritto ieri tra la Regione Sarda e le OO.SS. regionali di CGIL, CISL, UIL e UGL.

Nel documento, infatti, nell'esaminare gli "aspetti essenziali del nuovo modello di sviluppo" e le "misure per contrastare la crisi e rilanciare lo sviluppo" si legge testualmente:

"In tale contesto, il tema della valorizzazione, anche turistica, dei parchi naturali nazionali e regionali rappresenta una opzione irrinunciabile del nuovo modello di sviluppo. Una particolare attenzione, a tal fine, assume l'esigenza della riforma e del funzionamento del Geoparco minerario storico e ambientale della Sardegna che rappresenta l'esemplificazione concreta dell'indirizzo strategico di valorizzazione del patrimonio storico-culturale-ambientale della regione. La Giunta regionale licenzierà rapidamente il progetto di riforma dello Statuto del Parco, già predisposto e condiviso dalla Comunità del Parco, da quella scientifica e dalla Consulta delle associazioni, per la successiva ratifica con decreto ministeriale che consentirà sia di rendere operativi gli organi consultivi e gestionali sia di varare il nuovo Regolamento di disciplina delle tutele e delle attività del Parco. Tale intervento, di straordinaria importanza in se stesso, si può, altresì, collocare nell'ambito delle attività di bonifica, di recupero ambientale e di riconversione produttiva dei siti industriali dismessi, perché ne è ad un tempo esemplificazione e strumento/volano d'attuazione."

Si tratta di un grande passo in avanti verso la riforma e il rilancio del Parco Geominerario conseguito grazie alla volontà delle OO.SS. regionali CGIL-CISL-UIL che hanno chiesto e ottenuto questa scelta dalla Giunta Regionale onorando in tal modo con coerenza l'impegno assunto con la Consulta delle Associazioni nell'incontro tenutosi il 27 luglio 2011 che si concluse con la firma di un comunicato congiunto a sostegno del Parco Geominerario della Sardegna.

Questo importante risultato si aggiunge al parere del Ministero dell'Ambiente che nei giorni scorsi si è espresso a favore della scelta del Tavolo Tecnico Ristretto sostenuta con determinazione dalla Consulta delle Associazioni contro i rappresentanti della ex Provincia di Carbonia Iglesias che volevano frantumare il Parco con la cancellazione del suo contesto territoriale stravolgendo la sua logica originaria e le sue stesse finalità.

Si sono create in tal modo le condizioni più favorevoli e condivise per giungere rapidamente, come previsto nello stesso documento sottoscritto ieri, all'approvazione da parte della Giunta Regionale della proposta di riforma già concordata nella riunione degli Stati Generali del Parco del 25 gennaio u.s. che dovrà essere inviata al Ministero dell'Ambiente per la sottoscrizione dell'intesa con la quale si potrà dare finalmente avvio al rilancio del Parco Geominerario per il quale si sta battendo la Consulta delle Associazioni con il presidio di Villa Devoto, in Via Oslavia a Cagliari, iniziato all'alba del 27 settembre 2011 e mantenuto ininterrottamente per 225 giorni.


Per la Segreteria
Il Coordinatore
Giampiero Pinna
Iglesias, 8 maggio 2012

L'associazione 5 Stelle Cagliari incontra la consulta delle associazione del Geoparco della Sardegna.

Hotel Regina Margherita - venerdì 27 Aprile ore 18.30.

Interverrà Giampiero Pinna segretario della consulta che spiegherà cos'è un Geoparco, quali opportunità può fornire, cosa è stato fatto e cosa manca affinché possa nascere il Geoparco in Sardegna.

L'evento verrà trasmesso in streaming - http://www.livestream.com/5stellecagliari

dal sito
http://www.parcogeominerario.eu/index.php?id=148
- Al centro del bacino occidentale del Mediterraneo, l'isola della Sardegna rappresenta, per caratteristiche ambientali, un fenomeno peculiare: gli elementi geologici, paleontologici e mineralogici, le rarità biologiche e gli endemismi, i popolamenti forestali e le zone umide, i paesaggi naturali spettacolari nella morfologia delle coste e dei rilievi interni, le cavità sotterranee e i reperti archeologici ne fanno un piccolo ma intero continente.
Tuttavia, fra tali caratteristiche, sono gli aspetti geominerari quelli che hanno più intensamente scandito la storia sociale e culturale dell'Isola, in quanto, per varietà di minerali e consistenza dei giacimenti, hanno attirato l'interesse dei popoli mediterranei, dai tempi più remoti fino agli anni più recenti. -

Il MoVimento 5 stelle si confronta col Sistema ed i suoi strumenti di "distrazione di massa", analizzando le esperienze degli altri movimenti ed i metodi per la comunicazione esterni alla rete.

INCONTRO DIBATTITO
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La storia della «Legge 44» è uno dei peggiori capitoli dell'amministrazione regionale sarda.
Questo problema ha radici antiche che risalgono al lontano 1988 quando la Regione Sardegna con la Legge 44 ha dato la possibilità a decine di migliaia di allevatori e agricoltori sardi di accedere a mutui agevolati per l'ammodernamento delle proprie aziende.
Ovviamente gli interessati hanno sfruttato la possibilità di accedere ai finanziamenti indebitandosi con le banche. Purtroppo nel 1997 l'Unione Europea decreta l'illegittimità della legge 44 e la Regione Sardegna chiede la restituzione di 31 milioni di euro alle aziende che avevano usufruito della legge. Dopo la condanna della Regione, a Bruxelles, le banche confermarono comunque i contributi, con un differenza però: a parte il capitale, da restituire, agli agricoltori fu imposto anche il pagamento della rimanente parte di interessi che però a quel punto, non sono più agevolati (dal 2 al 5 per cento) ma pieni (fino al 20) visto che nel frattempo era venuto meno l'accordo sulla differenza che doveva essere a carico del partner pubblico, cioè di quella Regione Sardegna bocciata invece dall'Unione Europea.
Il risultato è che gli agricoltori all'improvviso si sono ritrovati a dover pagare più del doppio. Circa 200 aziende, incapaci di fronteggiare il debito vengono pignorate e vendute all'asta. Attraverso Equitalia lo Stato puo' pignorare in tempi brevissimi e così aziende costate sacrifici enormi ai proprietari vengono svendute talvolta da meno di un decimo del loro valore reale. Ad oggi le aziende coinvolte sono circa 5000.
In tutto questo disastro le banche (a sostenerlo è la Consulta degli indignados), pare che abbiano incassato ben due volte gli interessi sui mutui previsti proprio dalla «44 del 1988» poi bocciata dall'Europa come aiuto di stato.
E ora anche Bruxelles ha il sospetto che «le banche, a loro volta, abbiano incassato soldi non dovuti». Quanto? Una buona porta di quei 118 milioni, che la Regione pretende dagli agricoltori.
Ruolo sospetto denunciato, nel 2000, dall'allora consigliere regionale del Pdl, ora assessore alla Programmazione, Giorgio La Spisa con un'interrogazione in cui c'era scritto tra l'altro «alcuni istituti di credito hanno continuato a incamerare dalla Regione il concorso negli interessi, nonostante la revoca dei contratti di mutuo agevolato» ma che ad oggi non ha avuto alcun seguito.
La politica dal canto suo, in questi 24 anni è sempre sembrata approssimativa e inadeguata per fronteggiare un problema nato dall'incapacità dell'amministrazione stessa nel recepire in maniera corretta le direttive europee. Tante amministrazioni si sono succedute e tutte senza distinzione di schieramento politico hanno temporeggiato, più preoccupate a fronteggiare la protesta con false promesse che a risolvere realmente il problema tant'è che ad oggi nessuna di queste ha mai affrontato in maniera compiuta e risolto il problema lasciando che l'azienda Equitalia operasse secondo leggi e regole che anche a detta anche della Corte di Cassazione (Cass. 16 luglio 2007 protocollo 3701) sono illegittime.
Ciononostante il dramma per le imprese e gli agricoltori della Sardegna continua perchè la macchina del recupero crediti non conosce sosta.
Il 14 febbraio scorso, nel giorno di San Valentino, sarebbe dovuta esser resa esecutiva l'azione di sfratto nei confronti del Signor Salvatore Murgia e di sua moglie Maria che a seguito dei debiti contratti con la legge 44/88 non erano riusciti ad ottemperare agli impegni finanziari relativi alla pratica di finananziamento a suo tempo ricevuto.
Fortunatamente, l'azione è stata bloccata appena in tempo, anche grazie alla presenza in loco di un folto gruppo di persone che all'arrivo dell'ufficiale giudiziario in casa Murgia, hanno gridato a gran voce il proprio disappunto rispetto ad un'azione che, sebbene promossa nella più completa legalità, risultava essere profondamente lesiva dei più elementari diritti dell'essere umano.
A seguito dei problemi sorti con detto finanziamento, e per il fortissimo stress fisico ed emotivo, Salvatore fu colpito nel 1996 da ictus che gli creò un grave stato di disabilità. Zio Salvatore (così lo chiamano gli amici e tutti coloro che ancor oggi lo seguono in questa dura battaglia per difendere il proprio spazio vitale) vive attualmente in una sedia a rotelle. Anche il figlio Walter, coinvolto direttamente nella tragedia familiare, ha dovuto far rientro in Sardegna dalla quale era partito tanti anni fa per lavorare a Milano. Abbandonando temporaneamente moglie, figlie e lavoro, Walter ha scelto di star vicino ai propri anziani genitori, stremati dalla perdita dell'azienda e della casa nella quale ancora vivono, aggrappandovisi disperatamente (nonostante sia stata acquistata all'asta per pochi denari da un vicino). La situazione di Salvatore e Maria non è purtroppo un caso isolato. Sono infatti tantissime oggi le aziende e le famiglie sarde finite nella spirale dell'indebitamento a causa dei finanziamenti relativi alle leggi regionali n. 30/1975, n. 11/1988, e n. 44/1988. Per alcuni di essi, come i coniugi Murgia, i debiti contratti con i mutui regionali e con Equitalia, hanno portato alla perdita del bene più prezioso: la casa. Zio Salvatore, Zia Maria e il figlio Walter hanno ancora pochi giorni per trovare un eventuale accordo con il vicino e nuovo proprietario di quella che fino a poco tempo prima era stata la loro casa e azienda, frutto del lavoro di una vita. Questa storia, è l'emblema di una società che ha perso i valori importanti. Il rispetto, il senso di bene comune, l'umana compassione. La legge del profitto non guarda in faccia nessuno.
Non si ferma neppure dinnanzi allo sguardo atterrito e stanco di zio Salvatore, impietrito su quella sedia a rotelle. Non concede attenuanti a Zia Maria, una gran donna che nella sua casa ha costruito la propria dimensione e il proprio futuro e che, a più di settant'anni, rischia di trovarsi in mezzo ad una strada. Tutto questo, non può passare nell'indifferenza delle istituzioni, complici di un disastro e economico e sociale senza precedenti.
Il malessere che prima era di pochi è ormai diventato malessere di sistema e non ci vuole un indovino per capire che se non si attueranno immediatamente provvedimenti e piani di salvataggio dell'economia isolana, il tessuto economico e sociale della Sardegna sarà destinato al collasso.
Zia Maria e Zio Salvatore non sono solo due persone comuni finite nei guai, ma rappresentano la Sardegna che soffre. Rappresentano ognuno di noi.

E' giunto il momento che chi ha generato tutto questo, si assuma le proprie responsabilità.

Il popolo sardo non attenderà ulteriori proroghe.

Associazione 5 Stelle Cagliari
Redazione


I partiti politici sono morti.
Possiamo vederlo da quello che succede tutti i giorni in Parlamento: il nulla più assoluto. Si son messi da parte, come il guidatore improvvisato di un bus che riconosce la propria incapacità e passa i comandi all'amico. Guardando chi guida, i passeggeri si chiedono chi sia questo nuovo autista...però in effetti la guida è senza gli scossoni di prima e si ferma puntuale alle fermate....e tanto basta. Pochi si chiedono chi l'abbia effettivamente messo lì questo autista traghettatore. Ecco, con Monti è successo questo. Come Presidente del Consiglio non c'è una espressione del popolo ma un agreement tra Presidente (per sua natura l'imparzialità in persona), Banche, Partiti Politici e l'ex Premier/Imprenditore.
Con la modifica della legge elettorale in pochi si sono accorti che si stava creando un colpo di stato da parte dei partiti. Tutti assieme. Non esistevano più differenze di schieramento. Tutti compatti ed uniti come quando si vota per l'aumento del proprio misero stipendio da parlamentare o quando si vota contro l'abolizione dei vitalizi proposta da quei pochi matti che pensano che i previlegi vadano aboliti.
Spostando la preferenza di ogni elettore nelle mani di un segretario di partito con delega in bianco, è accaduto che il cittadino non fosse più il referente del parlamentare eletto nel proprio collegio ma questo ruolo ora spettava al segretario di partito che ancora oggi, visto che lo scandalo continua, decide su chi mandare in parlamento. Scacco matto. Il cittadino da elettore è trasformato in numero, tot numeri tot parlamentari con risultati sotto gli occhi di tutti, ovvero nani, ballerine e saltimbanchi ad occupare poltrone senza nè consenso nè competenza . Poltrone del Parlamento in omaggio e pagate dai contribuenti. Questa oligarchia formata da pochi segretari di partito ha disposto delle poltrone come ha voluto, sottraendole all'elettorato e decidendo, come in un rapporto Feudatario/Servo della gleba, a chi dovesse andare il trono di rappresentanza. Come direbbe qualcuno...che c'azzecca Barbareschi con la Sardegna a parte quando viene qui per le vacanze ?
Ma non è l'unico esempio di scippo ai danni dei sardi (ma è successo in ogni regione). Sono numerosi infatti i parlamentari eletti nei collegi regionali e che chiaramente non si sono mai adoperati per il proprio elettorato ma nessuno dei cosiddetti onorevoli o consiglieri regionali si è mai opposto...si sa, non si può fare la voce grossa col proprio Signore e Padrone, testa china e zitti.
In uno schieramento dove il PresidenteImprenditoreSignoreepadrone era anche proprietario di 3 e coordinatore di 5 reti televisive (oltre a giornali e settimanali var)i però tutti scalpitano per poter passare nel novero degli eletti, quelli che vanno in televisione e che hanno la massima visibilità in questa società di teledipendenti. Se non appari non esisti, e d'altronde che ci và a fare uno in parlamento se tanto non c'è niente da fare perchè è già tutto deciso dal partito ? Meglio allora passare il tempo a promuovere il proprio libro, concordare apparizioni televisive, Rai 1, Rai 2, Rete 4, Canale 5, Italia 6, Tele 20.... e via fino a chiedersi se questi personaggi sotto gli occhi di tutti passino più tempo in TV che a lavorare per il Paese (quello in effetti dovrebbe essere l'incarico primario). Poi magari qualcuno estremamente "competente" tipo un giornalista (che c'azzecca) tuttologo figura anche nel consiglio di amministrazione di qualche banca, qualcun'altro và a dirigere qualche Ente Locale o Partecipata...così...giusto per arrotondare lo stipendio con quei 2/300Mila Euro che male non fanno. Doppio stipendio per doppio lavoro....però il datore di lavoro...almeno lui potrebbe dire qualcosa....ah già, il datore di lavoro il più delle volte è lo stesso, è lo Stato Pantalone ! Inutile chiedere agli interessati se questo carico di lavoro possa essere esagerato...hanno sempre risorse per una poltroncina in più ! Però ai normali lavoratori suona un pò strano, è come se un insegnante facesse anche il postino negli stessi orari, o un medico dipendente ASL facesse anche il Consigliere Regionale ! Ah no, questo secondo caso succede anche spesso e nessuno grida allo scandalo...E' come il bancario che serve anche i cappuccini al bar all'interno della banca....Insomma...pazzesco !
Ma torniamo alla visibilità mediatica perchè è la parte più sorprendente. Li vediamo tutti i giorni, si alternano secondo le grazie del Signore/Segretario ma alla fine sono sempre gli stessi....Lupi, Gasparri, Santanchè, Castelli, Bindi, Bersani, di destra e di sinistra, allo sfinimento !. Anche a livello regionale però ci difendiamo bene, sempre gli stessi...da 20 o 30 anni.
Tutti che propongono e si propongono con la soluzione in mano ! Non si capisce bene cosa abbiano fatto prima perchè a sentirli sono tutti puri e incolpevoli.....l'opposizione con le soluzioni che non ha mai proposto e l'ex governo con tutto quello che avrebbe voluto fare ma non ha fatto in tempo a fare. A livello regionale la cosa è ancora più fantasiosa, tutti alla carica a testa bassa, chi a sconfiggere Equitalia (che peraltro avevano voluto) o a spedire i Sardi su Marte come Mauro Pili, o Claudia Lombardo...20 anni di politica senza mai accorgersi che il loro Sulcis è diventato la terra più povera d'Italia....Non sanno più cosa fare. Avvertono il malcontento e sanno di non essere più credibili. Le bugie e l'improvvisazione non bastano più. Il popolo non crede più a questa gente ! Basta ! Basta con queste persone strapagate che hanno vissuto sulle spalle degli Italiani o dei Sardi senza portare un minimo risultato. Stanno affogando e non sanno dove aggrapparsi.
Tutti hanno un comune denominatore: sono loro che ci hanno portato a questo punto. Tutti indistintamente, quelli che hanno operato male, quelli che hanno operato per propro interesse e quelli per i quali appare adeguato il terzo girone dell'inferno di Dante.
Il lavoro manca, oggi è stato detto che il posto fisso ce lo dobbiamo scordare, ma quello variabile chi l'ha mai visto ?
Siamo l'unico paese in Europa che riesce a precarizzare un insegnante per oltre 20 anni, il secondo paese europeo dietro la Romania per emigrazione. Un giorno ho letto un post che diceva "Il problema non sono le menti che partono ma le teste di cxxxo che restano....".
Qual'è la società che puo sopravvivere ad uno sfascio simile, ai previlegi di pochi (il 10% della popolazione possiede oltre il 50% del paese) sulle spalle dei molti (o quasi tutti), sprechi, previlegi, esenzioni....L'università di Torino pochi giorni fa ha calcolato che la pressione fiscale reale in Italia è oltre il 62%. Con una tassazione simile dovremmo avere le strade lastricate in marmo e in ospedale la camera privata per ognuno e con due infermieri a disposizione. In venti anni hanno trasformato un paese e una società portandola sull'orlo del baratro con la propria incompetenza, consegnando l'economia nelle mani delle banche e di (im)prenditori rapaci. Chi si ricorda come e a chi è stata ceduta la rete telefonica delle ferrovie ? O le autostrade ? O ancor prima l'Alfa Romeo per non citare la perla tra le perle ovvero la cessione di Alitalia. Tutti beni dello Stato cioè tutti noi. Tutto torna...se da un sacco ricco di semi io prendo a manciate piene e regalo agli amici o vendo per due soldi o butto via i semi alla fine il sacco resta vuoto. Il sacco è la nostra economia, quella senza più l'industria manifatturiera, quella senza la produzione dei macchinari che esportavamo in tutto il mondo, quella senza più la tecnologia e l'innovazione (l'Olivetti non esiste più). Quel poco che ci resta ora proveranno a portarlo via. Già si parla di privatizzazioni, cartolarizzazioni, cessioni.....
Questo non possiamo permetterlo. Dobbiamo renderci conto che restare davanti allo schermo e protestare non basta. L'ultima volta che il popolo ha manifestato realmente il proprio disappunto è stato davanti all'Hotel Raphael con un Craxi in fuga ed il partito socialista pronto a mimetizzarsi in altri schieramenti (Cicchitto, Sacconi, De Michelis, Boniver..mica si sono estinti..si sono solo evoluti !)
Devono andare a casa, tutti quanti. La politica quella vera deve ripartire da zero, senza soldi. Deve tornare ad essere il servizio sociale che è in altri paesi. Se togli i soldi (il referendum votato dai cittadini aveva abolito i finanziamenti che allora ammontavano a 80 miliardi di lire....oggi con 2 leggi autoreferenziali si portano via quasi un miliardo di euro) la politica torna ad essere quello che realmente dovrebbe essere. Il cambiamento deve necessariamente passare attraverso la determinazione dei cittadini a riappropriarsi del proprio ruolo di elettori. Solo così potremo avere amministratori onesti e capaci a servizio della propria comunità. E' l'unica speranza per non finire come in Argentina, un paese come il nostro e dove la gente in poco tempo non sapeva più quando avrebbe mangiato la prossima volta.
Grillo ripete spesso che non dobbiamo essere preoccupati per il futuro perchè il futuro noi non l'avremo.
A me piace sperare che sia solo una delle sue provocazioni...

Dai fenici ai giorni nostri la Sardegna può mostrare ai suoi visitatori come si è evoluta l'attività estrattiva. Nella stessa città di Cagliari, all' interno del colle di Tuvixeddu, sono visibili attività di cava che vanno dall' epoca punico - romana per arrivare al recente "canyon" dell'Italcementi. Tutte le aree minerarie della Sardegna se ben pubblicizzate e organizzate potrebbero rilanciare l'economia della nostra isola (almeno in parte) ed in particolare del Sulcis Iglesiente, una delle aree più povere d'Italia ma che da questo punto ha un grande potenziale. Perché questo non è ancora avvenuto? probabilmente perché quando si parla di Geoparco si pensa in maniera negativa ad un altro ente inutile ma è veramente così? lo sarà se non lo si vuol far crescere, sappiamo tutti infatti che un nuovo prodotto per essere appetibile non può essere solo immesso nel mercato ma dovrà essere preceduto da una buona campagna pubblicitaria, dovrà essere continuamente migliorato, "aggiornato", in pratica si dovrà lavorare sia sui collegamenti interni che esterni ovvero studiare un'adeguata continuità territoriale, si dovrà cercare di avere un prodotto dinamico nel tempo e che sia il più diversificato possibile. Fare tutto ciò non è semplice, non porta nemmeno risultati nell'immediato ed è probabilmente questo uno dei motivi per cui il Parco minerario non è stato ancora avviato, bisogna però tener presente che questo tipo di industria (turistica) non crea inquinamento, non comporta realizzazione di nuovi edifici, manterrebbe viva la nostra storia, verrebbero impiegate diverse figure che vanno dal semplice operaio alla guida turistica, al geologo, all' ingegnere, ecc., avremmo un flusso turistico non più concentrato nel periodo estivo e si avrebbe un aumento diffuso della ricchezza. Dalle considerazioni sopra scritte sorge spontanea una domanda, soprattutto sapendo che in altre località europee i bacini minerari sono diventanti delle vere attrazioni, perché in Sardegna non si riesce a creare questo tipo di polo turistico?


Andrea Vallascas
Antonio Massoni

Equitalia è un argomento sempre attuale ma che cos'è?
È una Spa con capitale pubblico, la cui finalità è recuperare crediti per Comuni ed altri enti, ovvero è un ente riscossore che agisce secondo la normativa in vigore, ma cosa succede se ci si dimentica di pagare una tassa? Per questi utenti potrebbe essere l'inizio di in un incubo, come riporta l'inchiesta giornalistica di Report
Capita quindi che un singolo che vuole porre rimedio alla sua situazione incontra difficolta crescenti e spesso non riesce ad onorare il suo impegno con lo Stato.
Questo stato di cose ha portato alcuni cittadini a costituirsi nell'Associazione dei Vessati Italiani - Solidali (Avi-S) meglio conosciuti al pubblico come Antiequitalia, ma chi sono esattamente?
Sono persone consapevoli di gravi ingiustizie che si prefiggono di unire le rispettive forze, per la difesa delle parti deboli contro i poteri forti, per avversare illegittime iniziative delle società di Riscossione Tributi di ogni ordine e grado e contrastare qualsiasi forma di vessazione, prevaricazione o iniquità, in qualunque modo ne si ravvisi l'incombenza.
Abbiamo chiesto a Fabrizio Fadda, del gruppo Avi-S nonché tra i primi in Italia ad occuparsi dell'argomento, di spiegarci: chi sono; cos'è Equitalia; che proposte hanno presentato.
Ecco la loro risposta.


In riferimento a quanto accade in questi giorni, intorno ad Equitalia ed ai suoi dirigenti, mi permetto di aggiungere che la violenza è da condannare in qualsiasi sua forma.
Andrea Vallascas

fonte Facebook
http://www.facebook.com/event.php?eid=274905519216769

A seguito delle molteplici manifestazioni di piazza e dopo numerose denunce e conferenze stampa, ci avviamo verso una nuova fase di lotta contro una classe politica inefficiente e irresponsabile, incapace di fronteggiare una crisi economico sociale senza precedenti,
Una crisi che grava su tutte le categorie produttive isolane, mettendo a rischio i delicati equilibri sociali.
Mentre la disoccupazione cresce, le imprese falliscono e le tasse aumentano, i nostri cari politici si giustificano dicendo che il denaro serve per pagare l'inesauribile debito pubblico.
Un debito creato dalle speculazioni dell'alta finanza con benestare della politica e che, dunque riteniamo di non dover pagare.

Le richieste:

1) ATTUAZIONE DELL'ARTICOLO 51 DELLO STATUTO SPECIALE DELLA SARDEGNA. Dice così:
" qualora la giunta regionale constati che l'applicazione di una legge o di un provvedimento dello Stato in materia economica o finanziaria risulti manifestamente dannosa alla Sardegna, può chiederne la sospensione al Governo della Repubblica che, verificatane la necessità e l'urgenza. può provvedervi, ove occorra, a norma dell'articolo 77 della costituzione"

2) VERTENZA ENTRATE:
Lo stato italiano è nostro debitore per svariati miliardi di euro che potrebbero essere destinati per rilanciare l'economia, assicurando occupazione, per garantire a tutti la pubblica istruzione e l'assistenza sanitaria, e migliorando tutti i Servizi al cittadino.

Presidio Presso la sede della regione
Viale Trento
Cagliari (Cagliari, Italy)
giovedì 10 novembre alle ore 8.00

In fase di elaborazione

"Non ci vuole niene a distruggere la bellezza" citava Luigi Lo Cascio nel film "I Cento Passi" ispirato alla storia di Peppino Impastato, giustiziato dalla mafia alla fine degli anni '70 dopo averne combattuto gli orrori per anni, da politico e attivista. Quando penso alla mia meravigliosa terra, la Sardegna, mi viene in mente questa frase. Penso all'immenso patrimonio naturalistico e paesaggistico che, nonostante la sempre più invadente presenza umana, appare oggi in molte zone ancora incontaminato. Intatto. Selvaggio al punto tale da risultare difficilmente esplorabile. Dalle zone costiere all'entroterra, la Sardegna è un divenire di colori, sfumature, profumi che riportano in pace il cuore e la mente. Immergervisi è un prvilegio. Da sarda e da cagliaritana, mi sento orgogliosa ogni qualvolta mi capita di poter vivere questi scenari incredibili. Anche solo percorrendo pochi km, partendo dal cuore della mia città per giungere al mare. L'emozione è sempre forte. Anche se questi luoghi li conosco a memoria. Quel mare e quell'immenso litorale, nonostante le offese subite a causa degli interventi maldestri dell'uomo, ancora oggi resistono e per questo li amo ancora di più. Ma provo malessere e preoccupazione per il pericoloso avanzare della speculazione edilizia sulle nostre zone costiere. Un fenomeno che ultimamente sta diventando addirittura allarmante. Pochi giorni fa mi è capitato di fare una gita in una delle zone più belle del sud-ovest Sardegna, fra Capo Spartivento, Tuerredda e Malfatano. Sapevo che in quello che è considerato uno dei grandi tesori del Mediterraneo e una delle poche grandi aree costiere ancora intatte, era in atto una speculazione edilizia di una certa entità, ma pur avendone sentito parlare non avevo avuto modo di vedere con i miei occhi cosa stesse accadendo. Ebbene, la sorpresa è stata grande. Il paesaggio incontaminato di rara bellezza che conoscevo e che per anni ho ammirato, specialmente in estate quando si partiva da Cagliari per vivere una giornata di mare in questi luoghi da sogno, è oggi completamente oscurato da un lugubre e mastodontico complesso edilizio. Grandi casermoni più simili a carceri di massima sicurezza che a strutture turistiche, si ergono minacciosi e imponenti, coprendo la visuale sul panorama al visitatore e occultando il colpo d'occhio eccezionale che prima si offriva sul nostro splendido mare. Mi è venuto un tuffo al cuore qundo ho visto i rami recisi di pregiati olivastri e la devastazione della vegetazione spontanea. Il tutto per far spazio al cemento. Che significa tutto ciò, mi son domandata? Qualcuno giustifica questo scempio con le opportunità di lavoro e di sviluppo che tali strutture ricettive potrebbero offrire agli abitanti delle zone limitrofe. Ma come si può, dico, relazionare lavoro e sviluppo alla distruzione dell'unica preziosa ricchezza che possediamo, ovvero il patrimonio naturalistico e paesaggistico? Trovo in questo modo di agire e pensare un nonsenso assoluto. Mi viene in mente che noi sardi stiamo perdendo il rispetto per noi stessi oltre che per la nostra identità e il nostro territorio. Perchè siamo costretti a svendere le nostre bellezze al miglior offerente? Non siamo forse capaci di valorizzare i nostri beni, attraverso forme di turismo sostenibile? Non abbiamo forse fantasia, idee, voglia di impegnarci per creare ricchezza attraverso la "bellezza"? Siamo così privi di inventiva ed iniziativa che dobbiamo aspettare l'intervento dello "straniero" affinchè ci porga un tozzo di pane e qualche euro in più? Perchè ci facciamo occupare? Se distruggiamo la bellezza non ci resterà più nulla. Non saremo più padroni a casa nostra. Sappiamo bene che i luoghi dove la speculazione edilizia ha avuto campo libero, hanno subito un progressivo e inesorabile degrado. Alveari di cemento e brutture dove prolifera la disoccupazione e il malessere sociale. Ce ne sono fin troppi in Italia! Vogliamo forse che la nostra meravigliosa terra diventi uno dei tanti teatri del nulla? Personalmente credo che dovremmo soffermarci di più sul valore della "bellezza". Spiegare ai nostri figli quanto sia importante tutelare il paesaggio e le risorse naturali che la nostra terra ci offre. Dovremmo farlo ogni giorno perchè quando ci saremo abituati a vivere in mezzo al cemento, come formiche intrappolate sotto terra e non avremo più nulla di bello per cui gioire, allora si, ci sentiremo davvero poveri! Perchè avremo perso il nostro bene più prezioso. E non ci sarà lavoro che potrà ripagarci perchè avremo privato noi stessi e i nostri figli di un diritto sacrosanto: conoscere e apprezzare la nostra terra. Non saremo più sardi, ne orgogliosi di esserlo. Saremo anime perdute nel grigiore di una vita senza colori. Non voglio giudicare chi accetta l'aggressione del nostro territorio per fame di lavoro, ma vorrei invitare tutti i sardi a riflettere un un fatto. "Siamo abituati a vivere da sempre nella bellezza e per questo forse la diamo oggi per scontata". Se non troveremo la forza e la volontà per costruire il nostro futuro autonomamente, potremmo risvegliarci un domani scoprendo di averla persa per sempre... e sarà terribile. Non è la quantità dei beni materiali che ci rende ricchi, ma la qualità della vita che conduciamo. Oggi ne sono più che mai convinta. Solo difendendo la bellezza incontaminata della nostra amata Sardegna potremo assicurarci un futuro dignitoso. Non voglio esser costretta a dover scegliere tra l'uovo e la gallina. Non è questo il mio concetto di felicità.