Più che presentarmi, vorrei attirare la vostra attenzione su alcune considerazioni che spesso mi vengono in mente, banali forse, ma che per me rivestono grande importanza.
Faccio una premessa:
da quando ho lasciato la scuola e sono entrato nel mondo del lavoro, ne ho passate di cotte e di crude, a quei tempi c'erano due categorie di disoccupati, anzi tre, quelli che aspiravano al posto sicuro, possibilmente comunale o statale, o un po' più esigenti in banca, queste persone entravano nei comitati elettorali della democrazia cristiana, partito liberale, repubblicani, ecc. ecc., gente che passava anni a servire i loro politici, e non tutti ricevevano il sospirato premio. Poi c'erano quelli che entravano nelle liste dei disoccupati organizzati, una rivoluzione per quei tempi, il diritto al lavoro conquistato con dignità , almeno allora, senza doversi vendere ai politici. Ultimi, c'erano quelli che non potevano neanche permettersi di fare i disoccupati organizzati, o i porta borsa dei politici, ed erano costretti a lavorare, qualsiasi cosa, pur di sbarcare il lunario. Io ho fatto la spola tra quest'ultimi e i disoccupati organizzati, trovandomi nel mondo del lavoro precario armato solo dei miei ideali di uguaglianza e di solidarietà , poco per quello che mi accingevo a vivere, il mondo del lavoro non era proprio uguale alle assemblee che facevo a scuola con il collettivo, quindi "l'analista contabile" quale ero io, sfiorando l'università , passando qualche anno a lavare automobili, e a mettere qualche antenna prima agli amici, e poi ad altri, si è trovato con una piccozza in mano su una traballante scala aperta al centro di una stanza enorme, a scavare un solco sul soffitto, per portare la linea elettrica di un lampadario, era agosto del 1979 credo, ero sudatissimo, non sapevo picconare, ma soprattutto quella polvere e calcinacci che scendevano dal soffitto, ogni volta che affondavo il colpo di piccozza, si attaccava al corpo, entrando dal collo della maglietta bagnata, giurai che questo non sarebbe mai diventato il mio lavoro, mi sbagliavo di grosso, l'ho fatto almeno per 25 anni.
Il destino, non nel senso del fato, perché chi comanda il mondo ha deciso che quelli come me solo questo possono fare, e non fatevi ingannare dalle eccezioni, quelle confermano solo la regola, dicevo il " destino" mi ha portato sempre a lavorare in proprio, che da noi significa essere i dipendenti di tutti se c'è lavoro, e subito dopo diventare disoccupati senza ferie e giornate di malattie pagate, insomma le grosse imprese che si accaparravano le commesse, come quelle del post terremoto dell'ottanta, utilizzavano le piccolissime imprese artigiane, per sfruttare manodopera a buon mercato, uno scempio in Campania per tutti gli anni ottanta, novanta, e fino ai primi anni del 2000, eravamo gli extracomunitari di quegli anni, si lavorava per portare uno stipendio a casa, e non ci rendevamo conto che accumulavamo un debito con le banche e lo Stato, perché il nostro rincorrere il profitto, era impresa vana, un po' come la carota attaccata davanti all'asino, non potevamo mai raggiungerla, perché le banche anticipavano i crediti alle imprese, facendosi pagare profumatamente, e le grosse aziende pagavano, quando pagavano, anche dopo 6 mesi. Dovevi decidere se pagare le tasse o mangiare.
Un sistema paranoico, si tirava avanti con prestiti su prestiti, assegni post datati, cambiali, usura, e via di questo passo, bastava un niente per precipitare, e questo niente è capitato a migliaia d'imprese, compresa la mia.
Una frenata pazzesca, smettendo di correre all'impazzata, le cose intorno a te prendono forma, trent'anni durante i quali hai dovuto tenere le mani attaccate al volante per non rischiare di finire fuori strada, e poi quando ti fermi pensi, ma dove stavo correndo, e dove è finito il mio tempo, come l'ho speso. Ti guardi indietro e i giorni passati sembrano all'improvviso tutti uguali, si contraggono diventando un solo istante, ti rendi conto che i tuoi figli sono cresciuti e che non te ne eri accorto, tua moglie è diventata un'altra, e tu non sei più quello di prima, ne dentro e ne fuori, ti guardi allo specchio, e non ti riconosci, migliaia di giorni vissuti tutti simili tra loro che non lasciano ricordi, tranne poche eccezioni, la nascita di un figlio, forse un viaggio, e qualcos'altro appena, e poi tutta una vita spesa per il nulla, dove quasi mai hai deciso veramente cosa fare, se capisci che scegliere il " colore della cravatta" non è propriamente essere liberi.
Perchè?Era necessario questo sacrificio? Questo mondo non poteva offrirmi nulla di meglio? Badate che la mia esperienza è molto simile a quella di moltissime altre persone, e c'è chi sta peggio ancora, io in fondo ho sempre avuto degli amici, una famiglia, una patria, un territorio, una nazione, delle radici, non posso neanche considerarmi tanto sfortunato, ho potuto tifare per la mia squadra del cuore, prendere un diploma, avere medicinali e cure mediche in caso di bisogno, innamorarmi, avere figli.
Il punto non è questo, piuttosto vorrei capire se è ineluttabile che la maggior parte delle persone debbano condurre una vita così, se veramente nessuno è responsabile di tutto ciò.
Se per esempio pensiamo a qualche secolo fa, dove l'uomo non aveva ancora le tecniche per sfruttare al meglio le risorse che la terra gli mette a disposizione, beh, potrei capire che un improvvisa siccità , o carestia, poteva mettere in ginocchio i nostri antenati, affamando milioni di persone, e che quelli più " ricchi" potevano cavarsela meglio.Ma oggi?Le cose stanno ancora così?
Direi proprio di no, ieri i disoccupati erano un peso, oggi sono una risorsa e nessuno se ne rende conto. E sapete perché sono una risorsa? Perché è gente che potrebbe lavorare per migliorare e arricchire il nostro territorio, grazie a loro potremmo avere più servizi, le strade potrebbero essere più belle, le case consumare meno energia, e forse potremmo lavorare tutti di meno
Allora torno all'inizio della mia presentazione, dove parlo di considerazioni, e cioè:
da cosa dipende questa scarsità di denaro?
Perché si sa, è con il denaro che si pagano gli stipendi ai disoccupati, e si comprano le materie prime per costruire case, fare strade, cucire abiti, stampare libri. quindi mi viene da pensare che se ci fosse più denaro....
Però poi mi fermo un attimo e penso:
si vabbè, se ci fosse più denaro senz'altro potremmo fare tutte quelle belle cose di cui sopra, ma...Se ci fosse più denaro e meno risorse come le materie prime, potremmo comunque fare tutte queste belle cose?
Se ci penso mi viene da rispondere che forse no, anzi pensandoci meglio, certamente no. Come faccio a costruire una casa senza acqua, calce, sabbia, cemento, mattoni, legno, ferro, marmo, ecc., si, se ci penso pure avendo tanti soldi, se sparissero per incanto tutte queste materie prime, al massimo potrei andare ad abitare in una caverna. E questa considerazione vale per qualsiasi cosa noi vogliamo realizzare.
Quindi rifletto un attimo e il mio cervello elabora questo pensiero:
ma forse vuoi vedere che la ricchezza non è propriamente il denaro e i suoi derivati, ma piuttosto le risorse che abbiamo a disposizione, e le tecniche che l'uomo ha sviluppato per utilizzarle al meglio, e spesso moltiplicarle?
Allora facciamo il ragionamento opposto:
Se il denaro non esistesse, potremmo realizzare tutte le cose di cui abbiamo fatto l'esempio sopra? Io credo di sì, sarebbe molto scomodo, e macchinoso, però mi viene da pensare che essendoci le risorse, l'acqua, il cemento, ecc., forse si riesca a costruirla sta benedetta casa, certo dovrò barattare qualcosa di mio con chi fa il cemento, e con tutti gli altri, e anche gli altri dovranno fare altrettanto, insomma una faticaccia. Però è innegabile che la casa la potrei costruire.
Certo ci vorrebbe qualcosa che agevolasse questi scambi, che ne so, un'invenzione geniale, per esempio mi viene in mente il denaro. Il DENARO?
Ecco il nodo cruciale: il denaro. Ma cosa è il denaro?
Così a prima acchito mi sembra di poter affermare che esso non cresce sugli alberi, quindi non può mancare a causa di una siccità o carestia, e nemmeno per una strana malattia degli alberi da denaro
Allora vuoi vedere che il denaro lo stampa l'uomo per permettere gli scambi di cui sopra, altrimenti complicatissimi con il baratto?
Vediamo: si pare proprio di si, è dalla notte dei tempi che l'uomo utilizza una merce "preziosa" e rara come mezzo di scambio, il sale, il tabacco, le conchiglie, e via via fino ad arrivare all'oro e poi al conio delle monete d'oro e poi di leghe diverse, però leggo che questo è durato per un po', avendo avuto il denaro una riserva in oro, diciamo fino al 15 agosto 1971, quando l'ultimo paese occidentale, l'America, annunciò per bocca del suo presidente Nixon, che i dollari non avevano riserva aurea
E allora cosa successe?
Mi pare di ricordare che nulla accadde, il mondo continuò ad usare il denaro, in tutte le sue forme, cartaceo ed elettronico, per effettuare scambi. Ovvero si scoprì che il denaro non aveva bisogno di essere garantito dall'oro, ma piuttosto dalla ricchezza che è in circolazione, i beni da scambiare, quindi il denaro come mezzo per misurare la vera ricchezza, piuttosto che ricchezza in se, o peggio ancora merce, infatti abbiamo visto sopra che non è possibile fare nulla se insieme al denaro non vi sono le risorse, le materie prime.
E allora perché non stampiamo più denaro?
Bella domanda! Anch'io me lo sono chiesto, e ho scoperto che in effetti a stampare i soldi non siamo noi, cioè lo Stato, ma le banche, il sistema bancario, aziende private che stampano il denaro. Perché?
Ufficialmente per evitare l'inflazione, ma la realtà è molto diversa, ma questo è un altro discorso, scopritelo voi, oppure ne parliamo un'altra volta, vi basti sapere che il denaro viene emesso a debito, ciò vuol dire che per ogni euro che le banche stampano e danno allo stato, ne dobbiamo restituire 1 + interessi, e questo genera un debito enorme, che tutti noi dobbiamo restituire, oggi per esempio ogni italiano ha 30 mila euro di debiti, il famigerato debito pubblico.
Allora ritorniamo alla considerazione:
ma se le risorse ci sono, la gente pure, perché mai questo sistema ha creato una crisi di questo proporzioni? Dove risiedono le cause dell'attuale crisi?
Non rispondo! Non è necessario, vi basti sapere che le risorse ci sono e la gente per usarle anche, che il denaro non cresce sugli alberi, e che il problema può essere risolto se cambia il paradigma economico.
Qui io devo spiegare perchè mi candido, e cosa propongo:
faccio parte di un gruppo che ha studiato per qualche anno le cose di cui vi ho parlato, e ha creato uno strumento economico. Lo SCEC, che serve a scambiarsi beni e servizi all'interno di un circuito che oggi raccoglie migliaia di persone in tutta Italia. Questo strumento potrebbe portare grandi vantaggi economici alla nostra regione, basta ragionarci sopra per capirlo. Stiamo creando piani aziendali, per costituire filiere corte ed empori SCEC sul territorio, possiamo far nascere molti posti di lavoro.
Mi occupo di fonti rinnovabili, ho scritto insieme ad altri un programma che utilizza il conto energia per bonificare territori inquinati dai rifiuti chimici, e produrre energia non inquinante, a costo zero.
Vorrei che la regione Campania utilizzasse i CIP6 per progetti realmente in linea con gli obiettivi di Kioto, abbiamo scritto e proposto tanti progetti in merito, tutti a costo zero.
Abbiamo proposto un fondo di garanzia regionale per superare il limite del merito creditizio imposto dalle banche, per dare a tutti quelli che lo richiedono, la possibilità di realizzare impianti fotovoltaici per autoproduzione di energia elettrica, con grandissimi benefici per l'ambiente e per i cittadini.
Infine, ma solo per ragioni di spazio, c'è il progetto TESLA, una cooperativa di azionariato popolare, per realizzare centrali elettriche da fonti rinnovabili, a costo zero per la regione, che produrrà molti posti di lavoro, ed energia pulita a basso costo.
Ecco questi sono i motivi per i quali mi sono presentato in questa lista, qui ho avuto la possibilità di fare politica vera, proposte concrete, progetti per il bene della cittadinanza, la possibilità di poter discutere, qui nessuno si sarebbe sognato mai di aprire una discarica a Chiaiano, o un inceneritore ad Acerra, questa è gente seria, che non considera la politica un occasione per la propria carriera, o un posto di potere, ma un servizio da rendere ai propri concittadini, lasciare ai propri figli un mondo migliore, l'orgoglio di aver contribuito al cambiamento.
Grazie per avermi dato questa opportunità .
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