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MoVimento 5 Stelle

Ambiente


Carpi - 

PUNTO 2: SICUREZZA ALIMENTARE: IL TTIP E GLI ALIMENTI, IL BOCCONE AVVELENATO

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Con il TTIP, avremo cibo più sano?

Compreremo prodotti più sicuri?

Pollo al cloro o carne agli ormoni: quale sarà il menù di oggi?

L'approvazione del TTIP comporterà ampie omologazioni nelle legislazioni che in USA e UE regolamentano gli standard che un prodotto deve rispettare per essere venduto.

La legislazione europea, spesso è molto più stringente di quella americana.

In Europa vige il principio di precauzione, ogni prodotto può essere commercializzato solo dopo che sia stato verificato che non comporti rischi per la salute dei cittadini.

Negli USA, invece, vige il principio opposto: ogni prodotto è considerato sicuro fino a prova contraria, come nel caso dei polli lavati con il cloro e degli animali allevati con ormoni della crescita e riempiti di antibiotici.

In Europa è vietato somministrare antibiotici se non in caso di effettiva infezione da curare, mentre negli USA vengono utilizzati in via preventiva, tanto che oltre il 70% del consumo di antibiotici in America è destinato alla produzione di carne.

Nell'UE la tracciabilità degli alimenti copre tutte le fasi dalla produzione al consumo, a differenza degli USA, dove gli unici dati riguardano le aziende che commercializzano il prodotto, un bello smacco per le eccellenze locali italiane e un boccone avvelenato per consumatori e produttori.

Negli USA i cloni animali e la loro progenie sono considerati del tutto uguali agli animali nati naturalmente.

In UE i prodotti ottenuti da cloni devono essere sottoposti ad un processo di valutazione strettissimo definito da un regolamento.

La loro eventuale presenza, inoltre, deve essere chiaramente indicata in etichetta contrariamente a quanto accade negli USA.

Se il sistema USA fosse applicato in Europa, non sapremmo mai se stiamo utilizzando un prodotto derivante da animali clonati o no.


Carpi - 

PUNTO 1: CHE COS'E' IL TTIP

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Il TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership ) è un accordo commerciale di libero scambio fra L'Unione Europea e gli Stati Uniti. E' una commissione Europea che sta conducendo i negoziati con gli Stati Uniti, iniziati nel 2013 e tutt'ora in corso, svolte finora a porte chiuse e nel riserbo più assoluto. La questione della segretezza è stata e continua ad essere uno dei maggiori punti di opposizione al trattato, denunciato da molte organizzazioni.

L'obiettivo del trattato è quello di integrare i due mercati riducendo i dazi doganali (che già adesso sono bassi, circa il 3%) e rimuovendo tutte le differenze nei regolamenti tecnici, norme, procedure standard che sono applicate nei prodotti alimentari e non, regole sanitarie e fitosanitarie, anteponendo il mercato e gli interessi privati a quelli della collettività.

A CHI SERVE IL TTIP

I proponenti sostengono che l'accordo sarà causa di crescita economica per i paesi partecipanti: basti pensare che a regime, sarà la più grande area di libero scambio esistente, poiché UE e USA rappresentano circa la metà del PIL mondiale e un terzo del commercio mondiale. Il CEPR (Centre for Economic Policy Research) ritiene che il trattato farà aumentare le esportazioni europee del 30%, cioè di 187 miliardi di euro.

I critici sostengono che questo accordo aumenterà il potere delle multinazionali e renderà più difficile ai governi il controllo dei mercati per massimizzare il benessere collettivo, ovvero una ripercussione anche economica dovuta alla perdita di sovranità, all'obbligo di aprire le gare d'appalto alle aziende americane e di una ulteriore deregolamentazione del mercato alimentare.

Nel testo finale del trattato è stata inserita la clausola ISDS : una forma di arbitrato internazionale che dovrà risolvere le diatribe fra le multinazionali e gli stati. Questo permetterà a qualunque investitore estero di far causa ad un paese per perdite di profitti anche presunte derivanti da una politica pubblica. Il problema è che a giudicare chi ha ragione non saranno tribunali ordinari, ma collegi arbitrari.

La sentenza è inappellabile e l'indipendenza dei giudici non è garantita. Qualsiasi scelta politica, qualsiasi normativa a protezione della salute e dell'ambiente potrà minare le "legittime aspettative" di un investitore e costituire un trattamento non "giusto ed equo", pertanto passibile di causa.

Le grandi compagnie di entrambi i lati vogliono questo trattato perché garantirebbe loro profitti maggiori, vogliono partecipare alle gare d'appalto europee e accaparrarsi i servizi pubblici: acqua, trasporto, energia, sanità, rifiuti. Le piccole imprese italiane non potrebbero sostenere la loro concorrenza e, da sole, non sarebbero in grado di posizionarsi nel mercato americano. Con l'invasione di merci "made in USA" si ridurranno gli scambi nel mercato interno europeo e le PMI italiane perderanno del 30% le loro esportazioni, nonché posti di lavoro.

Lotta ai Furti di Biciclette


Carpi - 

Combattere i furti, ma non partendo da quando la bici è già scomparsa

Già a pochi mesi dall'inizio della nuova legislatura, il Movimento ha iniziato a contattare gli assessori per proporre delle tematiche di confronto che potessero far partire un percorso proficuo per la cittadinanza. L'idea è di trasformare lo scontro, che inevitabilmente si crea al contrapporsi di visioni diametralmente opposte su un operato presentato a scatola chiusa, in un'opportunità di lavoro e scambio su tematiche di nuovo sviluppo da parte dell'amministrazione.

Ieri abbiamo presentato una mozione su quello che deve essere, per il Movimento 5 Stelle di Carpi, il modo di affrontare la piaga dei furti di biciclette.

Vogliamo costruire decine di chilometri di piste ciclabili, spendendo negli anni 40 milioni di euro, ma non vediamo una direzione segnata rispetto ad uno dei più forti deterrenti alla mobilità ciclabile: la certezza di trovare la propria bici all'uscita dal luogo dove ci siamo recati.

Quello che proponiamo è di intraprendere un percorso di analisi delle cause che favoriscono il furto delle biciclette e non banalmente andare alla ricerca dei ladri o di più o meno ignari ricettatori. Per questo nella mozione viene richiesto di:

Effettuare una analisi dei dati disponibili relativa all'incidenza dei furti di biciclette sul territorio di Carpi. Evidenziando l'incidenza per aree ed anche in base all'utilizzo medio delle diverse zone, con uno sviluppo temporale di almeno due anni.
Questo perché, senza conoscere nel dettaglio il problema, non è possibile affrontarne la risoluzione in maniera proficua.

Rendere pubblica questa analisi.
La coscienza da parte dei cittadini è indispensabile per coinvolgerli nel cambiamento e nella risoluzione dei problemi

Partendo dai dati raccolti, riunire un tavolo di confronto per coinvolgere tutti i portatori di interesse e competenza, senza dimenticare i cittadini, per analizzare la situazione ed elencare le cause del problema.
Mettere in campo le competenze più disparate per la ricerca delle cause di un problema è la base perché nessuna opzione venga scartata e che successivamente scaturiscano risoluzioni efficaci alle varie cause emerse

Individuate le cause, proporre delle azioni per la loro risoluzione, elencando tempi di implementazione, costi da sostenere e risultati attesi in percentuale di riduzione furti.
Mettere in campo un piano da svilupparsi nel corso dei successivi 3 anni, con date di riferimento per la sua realizzazione.

Per rendere il processo più sostenibile ed efficace, si richiede, anche se in modo non vincolante rispetto agli obbiettivi proposti, la ricerca di fondi regionali od europei per il finanziamento dell'iniziativa.
Infine non lasciarsi scappare l'opportunità di intraprendere un percorso di ricerca finanziamento, così da portare sul territorio delle opportunità nuove, senza l'aumento della pressione fiscale.

Questo è un modo differente per affrontare i problemi. Con questa mozione non sono state proposte soluzioni, anche se noi, almeno in parte, questo percorso che oggi proponiamo l'abbiamo intrapreso.

Come forze politiche, non ci possiamo più permettere di lavorare per slogan che di poco hanno di efficace nel lungo termine, ma sarà una priorità puntare sull'inclusione della cittadinanza nel percorsi decisionali, così da far esplodere quella genialità che ci contraddistingue.

Carpi5Stelle News


Carpi - 

E' un po' che manco al mio dovere di fare il punto della situazione rispetto all'attività consiliare, tempo che ho dedicato alla creazione del nuovo sito di Carpi5Stelle, che spero sia pronto al più presto anche perché, come dimostra il fatto che niente di quanto abbiamo prodotto in queste settimane in Consiglio è passato sulla stampa locale, diventa fondamentale per noi del M5S avere un canale di informazione diretta e chiara con i cittadini.

Sono almeno 5 gli argomenti che hanno tenuto banco in Consiglio da gennaio e su cui vale la pena spendere due parole.
Partiamo dal fondo.

Consumo del suolo
Nell'ultima seduta è stato approvato un Piano Particolareggiato di iniziativa privata, che consente di costruire nuovi capannoni su via dell'Industria, accanto al Borgogioioso. L'occasione era preziosa per il PD, non si trattava semplicemente di approvare un piano attuativo, ma di dimostrare che alle tante parole spese in questi mesi all'insegna dello stop al consumo del suolo, seguono i fatti. Ma purtroppo i fatti non seguono e invece di smettere per davvero di consumare del territorio, il PD ha scelto di smettere di parlare di stop al consumo del territorio, almeno spero, perché ci vorrebbe una gran faccia di bronzo per venir a parlare ancora di consumo zero del territorio dopo l'ultima seduta di Consiglio.
Un merito se non altro questa delibera ce l'ha avuto: è servita a disambiguare la posizione di quelli del PD, che negli ultimi mesi parlavano con molta nonchalance di pianificazione a crescita zero, senza più entrare nello specifico di cosa intendessero per davvero con crescita zero, se cioè andasse intesa al netto o meno delle aree edificabili previste nell'attuale PRG e non ancora edificate.
Oggi lo sappiamo, ci è stato chiarito dai consiglieri del PD, che oltre a votare la delibera, hanno argomentato il loro voto a favore come un pura valutazione tecnica del piano attuativo, di conformità al Piano Regolatore del Comune. Un voto sbagliato, e per due motivi.
Il primo è stato spiegato bene dai consiglieri di minoranza: i consiglieri non siamo chiamati a fare i tecnici, ma ad esprimere un indirizzo politico.
Il secondo l'ho spiegato io: anche volendo restare sul tecnico, non sarebbero mancati ai consiglieri del PD valide ragioni per respingere l'autorizzazione del Piano Particolareggiato. Nelle premesse della delibera, infatti, viene richiamato il vigente Regolamento Edilizio comunale, e proprio nella commissione che si doveva tenere l'indomani della seduta del Consiglio, i consiglieri erano chiamati a discutere la modifica del Regolamento Edilizio Comunale e della Norme Tecniche Attuative. Ovvero il PD ha approvato una delibera con un Regolamento Edilizio che tra una settimana non sarà più valido. Quindi il PD non aveva scusanti, di alcun tipo. Se da domani qualcuno del PD vi parlerà ancora di consumo zero del territorio, vi sta soltanto prendendo in giro.

La mia dichiarazione di voto in Consiglio:


Consumo suolo seduta 13 febbraio by Miksclaud on Mixcloud

Campo Nomadi
Si è tornati sull'argomento nella seduta del 30 gennaio, c'è poco da aggiungere rispetto a quanto già detto a suo tempo, la nostra ricetta è sempre quella:
istituire un tavolo di confronto tra tutti gli attori in qualche modo coinvolti nella vicenda, al fine di pervenire ad un progetto di pianificazione partecipata.
Perché resta attuale? Perché da quando è stata emessa l'ordinanza d'urgenza di sgombero del campo nomadi ad oggi, abbiamo assistito ad un dialogo tra sordi, un accavallarsi di voci, di soggetti, di ipotesi, di grida d'allarme, e di ordinanze ecc...ecc... che hanno chiarito una volta di più quanto sia importante recuperare una capacità di dialogo e di ascolto: dell'Amministrazione con i cittadini, ma anche tra cittadini stessi, che evidentemente è andata smarrita, ammesso e non concesso che ci sia mai stata.
Da una parte i nomadi, dall'altra l'Amministrazione e in mezzo:
il Comitato di Cortile, le forze politiche, la cooperativa sociale, l'opera nomadi, i servizi sociali e, dulcis in fundo, la stampa che ha trovato pane per i suoi denti.
Una lunga catena di passaparola in cui ognuno può liberamente raccontare ciò che vuole perché tanto tutti hanno ragione e nessuno torto.
Ma un responsabile su tutti c'è ed è l'attuale Amministrazione: colpevole d'aver voluto risolvere con un colpo di mano (che forse ci spiegheremo tutti meglio a legislatura finita) un problema lasciato degenerare nel tempo, colpevole d'aver disapplicato un regolamento comunale, colpevole d'aver già speso un sacco di quattrini nel passaggio da un'ordinanza all'altra (fatti salvi quelli che spenderemo se nulla cambierà), e colpevole d'aver adottato una soluzione sbagliata come quella di permettere di costruire su via Fuochi.
Che sia sbagliato permettere di costruire lì, lo dice l'Amministrazione stessa che poco più di due anni fa ha denunciato per abuso edilizio dei cittadini che avevano realizzato uno stradello ghiaiato, non conforme alle prescrizioni del Piano Regolatore del Comune che su quell'area registra la presenza di ben 4 tipi di vincoli diversi.
Per realizzare il campo nomadi temporaneo quello stradello diventerebbe una strada da 4 a 6 metri di larghezza per non parlare del resto delle opere di urbanizzazione.
Siamo venuti a conoscenza da poco di questa singolare circostanza e ci sembra giusto chiedere lumi a riguardo con un'interrogazione.

Amianto nell'acquedotto
Abbiamo incassato il voto favorevole su una nostra mozione che chiedeva, fra l'altro, di impegnare Aimag alla redazione di un piano di dismissione delle tubazioni in cemento amianto entro giugno 2014. Una cosa semplice a cui non aveva pensato nessuno:
tutti a sparar cifre, tutti a dire che è impossibile perché troppo oneroso.
Bene, possiamo sapere quanto ci verrebbe a costare l'intervento a fronte di un chiaro piano di dismissione? Possiamo metter giù dei numeri e vedere in quanti anni un progetto di questo tipo sarebbe fattibile? Possiamo mettere i cittadini nella condizione di esprimere un parere, visto e considerato che sono i cittadini che bevono l'acqua e pagano Aimag? Non siamo abbonati alla causa dell'amianto, abbiamo semplicemente dimostrato che c'è stato un difetto d'informazione tra Aimag ed Amministrazione, tra Ausl ed Aimag, e tra Ausl ed Amministrazione, e se siamo tornati sulla questione a gennaio, è perché dei cittadini lamentavano ancora assenza di informazioni rispetto alle azioni intraprese nel frattempo dal Comune.
Qualche difetto d'informazione c'è stato a dire il vero anche nella seduta di Consiglio: si continuava a parlare, come sulla stampa, di una "sostanza" che dovrebbe risolvere il problema della presenza di amianto nell'acqua, tappando le falle nelle condutture. Ma nessuno è stato in grado di specificare cos'è questa sostanza, quasi stessimo parlando di metafisica. Abbiamo voluto informazioni più chiare a riguardo e ci sono state fornite.
La sostanza è indicata a questo link
prendete e bevetene tutti.

Piano Energetico
In Commissione consiliare ci è stato illustrato il Piano di Azione per l'Enegia Sostenibile del Comune, un piano previsto all'interno dall'iniziativa promossa dalla Commissione europea denominata "Patto dei Sindaci", in base al quale vengono stabiliti degli obiettivi di riduzione della CO2 entro il 2020. Come si vede dai grafici del piano:

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per Carpi sono state fatte delle previsioni di incremento del 20% della CO2 dal 1998 al 2020, pertanto obiettivo del piano è fare in modo che il livello della CO2 nel 2020 sia pari a quello del 1998. Il punto è che, come mostra il grafico delle emissioni reali, il trend è già in netto calo rispetto alle previsioni e le ragioni sono da ricercare più nell'effetto della crisi che in quello delle azioni intraprese finora.

Ragion per cui è facile ipotizzare che gli obiettivi del piano saranno facilmente raggiunti e senza tanti sforzi.
Gli obiettivi noti come "20-20-20" cioè: 20% di riduzione delle emissioni della CO2, 20% di incremento delle rinnovabili; 20% di miglioramento dell'efficienza energetica, risalgono al 2008 e per l'epoca potevano ancora sembrare un traguardo piuttosto lontano. Ma oggi? Ormai mancano meno di 6 anni all'appuntamento col 2020, è lecito aspettarsi da un piano come questo degli obiettivi scadenzati anno per anno. E invece niente, per il PAES è previsto solo l'obbligo di fare il punto della situazione ogni 2 anni, rispetto ad obiettivi che restano fissati per il 2020.
Faccio un esempio:
a pag.45 è scritto che si prevede entro il 2020 di sostituire con led 6mila dei circa 11mila punti luce del Comune, per un impegno di spesa di €3,5milioni.
Perché allora non fare un piano di interventi spalmato nell'arco dei prossimi 6 anni? Basterebbe darsi l'obiettivo di 1000 lampade a led l'anno.
Alla manifestazione Smart City Exhibition del 2013 un tecnico di una nota azienda propose una stima di questo tipo:
una città di 80mila abitanti, che spende circa 4milioni di euro l'anno per l'illuminazione pubblica, potrebbe arrivare a risparmiare 1milione e mezzo di euro all'anno con luci a led ed un sistema di gestione intelligente dei punti luce.
Lancio un appello agli esperti in materia: i conti tornano?
Carpi spende circa €1.800.000 per l'illuminazione pubblica e per fortuna i pali sono ancora di proprietà del Comune che si occupa anche della manutenzione.

Ricostruzione
Visto che con l'avvicinarsi della scadenza fissata al 31 gennaio per presentare domanda per accedere ai contributi per la ricostruzione si moltiplicavano in rete le segnalazioni relative ad un numero ancora molto basso di domande presentate nei territori colpiti, ho presentato un'interrogazione ad inizio gennaio per conoscere lo stato di fatto a Carpi.
Il termine del 31 gennaio nel frattempo è stato spostato al 31 marzo.
Per gli edifici classificati con danno E0-E1-E2-E3 sono state presentate 62 richieste di contributo a fronte di un numero di ordinanze di inagibilità E emesse pari a 683. E sono state depositate 292 dichiarazioni di impegno a presentare domanda di contributo.
QUI trovate l'interrogazione e QUI la relativa risposta.


Carpi - 

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(squarcio di alcuni viali alberati di Carpi)


Vi è mai capitato di accompagnare in giro per le strade della città un vostro amico o conoscente, che non era mai stato prima a Carpi, e registrare da parte sua un eloquente stupore nel constatare quanto verde e quanti viali alberati abbiamo in città?
A me sì, e in più di una circostanza, ed anche per questo ho sempre dato per scontato che i viali alberati della nostra città fossero un patrimonio da tutelare, un tratto ormai distintivo del tessuto storico urbanistico di Carpi. Una caratteristica in comune con tante altre città della pianura padana e dello stivale, ma non tutte. Provate a farvi un giro per Firenze o Prato, tanto per fare un esempio, e vi renderete conto della differenza.
Che il PD di Carpi, e questa Amministrazione in particolare, potessero pensarla diversamente e credere che invece i viali alberati siano un bene sacrificabile in nome di una gestione del verde più funzionale ai tempi moderni, era cominciato a trapelare dal progetto di pista ciclabile di via Focherini, le cui piante si riuscì a salvare in extremis e solo a fronte di un coro di proteste unanime.
Ma se quello che è accaduto in via Focherini poteva essere un semplice incidente di percorso, il ripetersi di una situazione analoga su via Fassi e via Galilei è stato il chiaro segnale di una linea che si voleva tenere rispetto alla gestione delle alberature dei viali, confermata dai recenti abbattimenti delle piante su via Manzoni. E se qualcuno aveva ancora dubbi a riguardo, la bocciatura della nostra mozione per tutelare i viali alberati di Carpi, spazza via ogni incertezza.
Ecco alcune delle corbellerie raccolte durante la seduta del Consiglio e che meritano una precisazione:
1_l'Ass. Tosi, visto che la nostra mozione è stata presentata quando è scoppiato il caso dei pioppi di via Manzoni, ha creduto bene di dribblare il tema dell'ordine del giorno, riducendo la discussione al problema, già peraltro abbondantemente dibattuto, della necessità di abbattere le piante di via Manzoni per ragioni di sicurezza.
Allora, spieghiamolo bene anche all'Ass. Tosi, che il pretesto per la nostra mozione è stato sì, il caso di via Manzoni, ma non per metter in discussione l'abbattimento delle piante, che andavano sicuramente abbattute molto prima dell'agosto scorso, e proprio in virtù di quelle ragioni di sicurezza evocate da Tosi, stante una relazione tecnica dell'agronomo incaricato dal Comune che scriveva fin da ottobre 2012:
"Per 18 alberi, dato il pericolo di schianto o ribaltamento molto elevato, oppure dal pericolo di schianto o ribaltamento elevato e deperienti o gravemente deperienti, l'unico intervento proponibile è l'immediato abbattimento";
e nelle modalità di intervento suggeriva di:
"avvertire la popolazione del rischio potenziale vicino agli alberi potenzialmente pericolosi".
La nostra mozione serviva anzitutto a stabilire se vogliamo considerare anche i viali alberati di Carpi un patrimonio della città e della collettività, e prevedere l'elaborazione di un piano di interventi da qui ai prossimi anni, per evitare di procedere, come fatto finora, con interventi a spot mal digeriti dai cittadini.
In mancanza di questa prospettiva generale sulla gestione dei viali alberati, come biasimare i cittadini se finiscono col credere che il Comune stia abbattendo piante sane solo per risparmiare denaro? Come biasimarli a maggior ragione se il Comune, dopo aver denunciato l'estrema pericolosità delle piante di via Manzoni, le lascia lì a marcire sopra alle nostre teste per un altro anno?
Nella nostra proposta abbiamo richiamato non a caso una circolare del Ministero dei Lavori Pubblici del 1966, che raccomandava "[...]un controllo preventivo generale e sistematico delle esistenti alberature interessanti le reti stradali, allo scopo di attuare le presenti istruzioni con ragionevole margine di tempo, al di fuori della pressione degli eventi".
Una sola cosa ci saremmo aspettati da Tosi su via Manzoni, che dicesse qualcosa rispetto a modi e tempi di riqualificazione della via, ma a questo proposito non ha detto niente.

2_Durante la discussione mi è stato fatto notare dai banchi della maggioranza che le piante nascono, crescono e muoiono e quindi è naturale che vengano abbattute. Grazie, vivaddio!!!
Tutelare i viali alberati non significa imbalsamare le piante e tenerle in piedi ad ogni costo, significa prevedere la possibilità di ripiantumazioni, con un occhio di riguardo all'effetto estetico architettonico complessivo che si vuol mantenere o creare.

3_Qualcuno ha spiegato che i viali alberati sono nati al tempo in cui per strada circolavano le carrozze, e che i tempi sono cambiati.
Grazie, vivaddio!!!
Ma si da il caso che quasi tutti i viali alberati della città siano nelle zone centrali della città, ovvero quelle che il Piano del Traffico Urbano prevede diventino delle Zone 30 e quindi a velocità di carrozza. Purtroppo caso vuole che questa Amministrazione metta in conto di abbattere le piante dei viali proprio laddove prevede di costruire piste ciclabili, che è un controsenso visto che, come in passato, è probabile che la mobilità dolce richiami la domanda di più verde per le strade.

4_Il cons. Dalle Ave ha ripetuto più volte che si può tutelare una pianta monumentale, ma non si può prevedere che un viale, o peggio ancora, tutti i viali di Carpi, vengano considerati un bene monumentale da tutelare, e per questo la mozione andava bocciata.
Ho il sospetto che quelli del PD non abbiano neppure letto il nostro ODG perché non stiamo chiedendo di sancire qualcosa che non s'è mai visto e sentito prima, ma più semplicemente abbiamo chiesto se questa Giunta ha intenzione di occuparsi, con un certo anticipo, di una cosa prevista da una legge del 2013, e quindi targata pure PD, la n.10 del 14 gennaio 2013, secondo la quale si intendono per 'albero monumentale' anche "[...] i filari e le alberature di particolare pregio paesaggistico, monumentale, storico e culturale, ivi compresi quelli inseriti nei centri urbani".
Mancano ancora i criteri per il censimento degli alberi monumentali ad opera dei Comuni, che dovevano esser emanati entro 6 mesi dall'entrata in vigore della legge (ma con questo Governo sarebbe già tanto arrivarci entro 6 anni), ma nulla vieta che un Comune porti avanti nel frattempo in proprio una valutazione rispetto a cosa ha intenzione di ritenere per 'albero monumentale'.
Inoltre che le piante, tutte le piante piantate da oltre 70 anni, diventino un patrimonio da tutelare, non lo dice il M5S di Carpi, ma il Codice dei Beni Culturali, anche questo è spiegato bene nella mozione, ed a noi è stato spiegato dal giudice Losavio, presidente dell'Istituto per i Beni Culturali della Regione Emilia-Romagna del 1976 al 1983, a lungo presidente di Italia Nostra di Modena.

5_Immancabile che durante la discussione uscisse fuori pure il luogo comune che, in quest'epoca di crisi e disagio economico per la popolazione, fa specie ci si preoccupi di tutelare e spender denaro per la manutenzione dei viali alberati.
Ma la nostra mozione era chiara anche sotto questo aspetto:
devono esser i cittadini di Carpi, attraverso dei sondaggi, strumento di partecipazione previsto dallo Statuto Comunale, ad esser interpellati per riconoscere o meno l'effettivo valore paesaggistico, monumentale, storico e culturale di un viale alberato.

Non ho avuto modo di fare considerazioni riguardo al valore e all'importanza dal punto di vista ambientale dei viali alberati, ma con un PD che:
boccia di fatto il progetto di un grande parco urbano come il Parco Lama;
approva l'allargamento di un'autostrada senza nemmeno tentare di chiedere ad Autobrennero, come opera compensativa, la mitigazione ambientale attraverso la piantumazione di alberi lungo i margini autostradali;
continua a cementificare suolo esattamente come prima del terremoto,
permette ad un supermercato Coop di espandersi sull'area verde del parco adiacente;
ecc...ecc...
con un PD così, cosa vogliamo parlare di ambiente!
L'importante si sa, è che grazie al volantino passi il messaggio che il Parco Lama si farà; è celebrare i 25 anni dell'Assessorato all'Ambiente con una campagna dal titolo "Alber'io" per riempirsi la bocca parlando di verde pubblico al passato o al futuro, ma non al presente, è infine invitare alla Festa del Racconto uno come Tiziano Fratus, l'Homo Radix, per parlare di orti sociali e alberi monumentali.


(CLICCA QUI per vedere la mozione bocciata dalla maggioranza PD)

(CLICCA QUI per la registrazione audio della seduta di consiglio. Si parla della mozione a partire da 1:09:00)


Carpi - 

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Ricordo che agli inizi, a pochi mesi dall'insediamento del nostro gruppo in Consiglio Comunale nel 2009, uno dei temi più dibattuti, e da noi più sentiti, fu la destinazione di un terreno comunale a Cibeno, già sede del Consorzio C.R.E.A.
Noi del M5S speravamo potesse rappresentare un'occasione per proporre la creazione di orti urbani, e che magari partisse proprio da lì un'iniziativa che avrebbe dovuto allargarsi al resto della città.
Il terreno è nella disponibilità del Comune dal 2006; nel 2009 venne approvato un bando per permettere la creazione di un parco didattico e l'insediamento di un'attività floro-vivaistica. Al bando rispose un'unica azienda, la cui offerta venne ritenuta non idonea, dopodichè della questione non s'è sentito più parlare fino ai giorni nostri.
Il terreno è stata assegnato all'associazione Lipu, che ha presentato un progetto per la valorizzazione dell'area.
E' una notizia positiva, visto che il progetto della Lipu assicura la destinazione dell'intera area a verde pubblico, ivi compresa quella parte che secondo il PRG può esser destinata a "Edifici residenziali con giardino", ed inoltre contiene tutte le premesse per fare dell'area un vero parco didattico a fruizione pubblica.
Ci sarebbe piaciuto, confesso, trovare all'interno del progetto anche un'ipotesi di "orto collettivo", perciò rivolgiamo alla Lipu ed al Dirigente comunale responsabile della stesura della convenzione con l'associazione, l'invito a tener possibilmente conto di questa prospettiva.
Per quanto ci riguarda stavolta l'occasione si presta per far il punto della situazione, con un'interrogazione consiliare, rispetto alla realtà degli orti urbani collettivi, previsti già all'interno del Regolamento di adozione del verde del 2011.
Ce n'è qualcuno in giro per la città?

PS
Nell'eventualità non ce ne fosse ancora nessuno e le aree in cui fare gli orti urbani non fossero ancora state individuate dalla Giunta, ci permettiamo di suggerirne per ora, almeno due.
_il terreno in via Fuochi che il Comune dovrebbe espropriare per fare il campo provvisorio dei nomadi.
Invece di espropriarlo, che lo acquisti direttamente, dando così ai nomadi la liquidità necessaria per spostarsi su un terreno più adatto di quello in via Fuochi, su cui vigono ben 4 diversi tipi di vincoli. Visto quello che si sta già spendendo per trovar loro sistemazioni provvisorie, in attesa dell'esito del ricorso al Tar del Comitato di Cortile, contro l'Ordinanza di sgombero dei nomadi, e visto quello che si andrà a spendere (a proposito quanto si andrà a spendere?) per perseguire quel progetto di campo provvisorio in via Fuochi, alla fine l'acquisto risulterebbe sicuramente la soluzione meno onerosa per il Comune;
_quella fetta del fantomatico Parco Lama, progetto che il PD di Carpi ha fatto morire in culla, sulla quale CMB non può costruire nulla per almeno i prossimi 7 anni.
Sperando che nel frattempo CMB rinunci all'idea di costruire inutili e dannose villette e palazzine anche nella restante parte del terreno, e che così il Parco Lama, ovvero l'ultima possibilità per dar vita a Carpi ad un grande parco urbano, possa finalmente vedere la luce.

CLICCA QUI per leggere la nostra interrogazione


Carpi - 

Cominciamo con una notizia positiva, prima di passare alle note dolenti.
La Giunta di Carpi ha approvato il 30 settembre un progetto di car pooling scolastico esteso a tutti gli studenti degli Istituti superiori di Carpi (trovate gli atti QUI).
Un progetto che prende le mosse da una nostra mozione di agosto 2012, quando proponemmo il car pooling per rispondere al problema degli spostamenti casa-scuola, resi ulteriormente problematici a seguito del terremoto.
Va riconosciuto all'Amministrazione il merito di aver portato avanti un piano impegnativo ed ambizioso, che ci auguriamo dia riscontri positivi, anche se probabilmente avrebbe avuto più senso sperimentare sulle scuole elementari e medie inferiori.
Chiusa parentesi, veniamo alle note dolenti.
Nell'ultima seduta di Consiglio del 26 settembre, è stata approvata la delibera di conformità urbanistica per la terza corsia dell'Autostrada del Brennero.
Sono consigliere da poco, e potrei sbagliare, ma non mi risulta che l'argomento sia mai stato affrontato prima in Consiglio; perché? Perché non c'è stata una discussione per illustrare l'opera al momento della VIA - Valutazione di Impatto Ambientale, quand'era ancora possibile presentare delle osservazioni al progetto?
E perché non è stata illustrata alla cittadinanza un'infrastruttura così importante per il territorio e che avrà un sicuro impatto sull'ambiente e sulla salute dei cittadini?
Altri Comuni l'hanno fatto, hanno chiesto integrazioni ed opere di compensazione; il Comune di Sommacampagna, per esempio, a seguito di una deliberazione del Consiglio Comunale, che ha fatto proprie le Osservazioni al progetto definitivo contenute in una Relazione Tecnica redatta dall'Ufficio Urbanistica del Comune, ha chiesto ed ottenuto una serie di opere di mitigazione dell'impatto sull'ambiente.
Ecco alcuni stralci della Relazione Tecnica del Comune a proposito dell'inquinamento atmosferico:

"Impatto atmosferico

[...] La realizzazione della terza corsia, in risposta alla crescente domanda di traffico stimata nel medio periodo, comporterà necessariamente un aumento del carico di inquinanti che potrebbero liberarsi nell'aria, in conseguenza della maggiore presenza veicolare sull'infrastruttura, con pesanti ripercussioni sulla salute pubblica: questa eventualità si verificherebbe anche assumendo l'ipotesi riportata all'interno del SIA in esame, di un generale miglioramento delle prestazioni delle autovetture e dei mezzi pesanti.
[...] Al fine di una corretta ed efficace azione mitigatoria contro il conseguente peggioramento del livello ambientale delle aree considerate, sarà necessario predisporre adeguate barriere vegetali, costituite da zone verdi e fasce boscate, di opportuna dimensione: "...Fasce di vegetazione di larghezza variabile, localizzate il più vicino possibile alla sede stradale, per sfruttarne la capacità di abbattimento delle sostanze inquinanti presenti nell'atmosfera, consentono di contenere le emissioni gassose e le polveri sottili in prossimità di aree sensibili come centri abitati o aree con colture di presio..."(da "il Passante Verde). Il tratto autostradale in questione, infatti, risulta in sopraelevazione rispetto al piano campagna: tale conformazione morfologica amplifica ulteriormente l'incidenza territoriale del fenomeno di dispersione degli inquinanti, a causa della cosiddetta "caduta ad ombrello", per la quale essendo la fonte inquinante ad una quota maggiore rispetto ai possibili ricettori, la superficie investita dai gas e dalle polveri risulta maggiore"
.


A Carpi invece abbiamo mandato avanti la Regione per chiedere di spostare i bacini di raccolta acque e rispettare l'impianto storico urbanistico della città, tutto qua!
PD e PdL durante la seduta hanno valutato positivamente quest'opera anche dal punto di vista ambientale, perché renderebbe più fluido il traffico e di conseguenza diminuirebbero gli inquinanti. Vero, peccato però che questo genere di considerazioni lascia ormai il tempo che trova: costruire più strade (o ampliare quelle esistenti) incentiva l'uso dell'auto, perciò il problema del traffico si ripresenterà puntuale un po' più avanti nel tempo, ma peggiorato.
Il territorio del nostro Comune rientra tra quelli riconosciuti dalla Regione come più inquinati da PM10 e NOx. E la stessa Regione riguardo al progetto di allargamento dell'A22 chiede in fase istruttoria al proponente Autobrennero Spa, "in considerazione dell'assenza di un Piano/Programma di livello nazionale che preveda misure sulla qualità dell'aria che rispondono alla procedura di infrazione comunitaria avviata nei confronti dello Stato Italiano (procedura conclusasi con una condanna per inadempimento dell'Italia da parte della Corte di Giustizia Europea il 19 dicembre 2012 ndr) di specificare come l'intervento rientra nell'ottica degli obiettivi di Piano di risanamento dell'aria e a fronte di quali misure e azioni di compensazione/mitigazione dei carichi emissivi introdotti".
Autobrennero Spa risponde che, pur prevedendo un aumento della domanda di mobilità, l'impatto sull'inquinamento atmosferico sarà comunque inferiore a quello attuale, perché ipotizza, non è uno scherzo, che tutti, o quasi, cambieremo l'auto da qui al 2025.
Ecco cosa scrive:
"considerando che l'orizzonte temporale dello scenario futuro considerato è il 2025 e che in media entra in vigore una nuova normativa europea sulle emissioni ogni 5 anni, lo scenario 2025 è stato elaborato definendo la composizione del parco veicoli del 2005, traslata di 4 categorie: cioè la popolazione di veicoli Euro 4 del 2005 è stata attribuita, nello scenario al 2025, alla normativa Euro 8; la popolazione Euro 3 alla norma Euro 7 e così via; in questo modo l'età media del parco veicoli del 2025 è la stessa del parco veicoli del 2005 e anche la velocità di sostituzione dei veicoli, leggeri e pesanti, ipotizzata nel 2025 è la stessa del 2005; per quanto riguarda le emissioni delle classi Euro 7 e Euro 8 sono stati calcolati i fattori di emissione dei diversi inquinanti considerati, estrapolando l'evoluzione di miglioramento delle emissioni delle normative da Euro 1 a Euro 6; l'ulteriore dato di input per la componente atmosfera del quadro di riferimento ambientale è dato dai dati di traffico attuali e futuri dettagliatamente descritti all'elaborato A.2.3. del SIA, cui si fa riferimento". (Trovate richieste e risposte QUI)
Previsioni a dir poco azzardate, stando all'attuale crollo di vendite ed uso dell'auto in Italia, che ha portato, tanto per restare in tema d'attualità, all'annullamento dell'edizione di quest'anno del Motor Show di Bologna, per totale assenza delle case automobilistiche.
I dati e le considerazioni contenuti nel progetto di Autobrennero risalgono a scenari pre-crisi, con trend di traffico in costante aumento, ma è da almeno il 2010 che su tutta la rete autostradale nazionale, ivi compresa l'A22, il traffico di mezzi è in netto calo.
Ironia della sorte, Autobrennero riporta che "il movimento complessivo di veicoli teorici registrato nei primi otto mesi dell'anno segna una leggera flessione (-1,01%) rispetto al 2012. In controtendenza invece la situazione alla Barriera Brennero [...]. Dati che peraltro portano a ritenere che il traffico sia "localizzato" a nord, nell'area compresa tra il Brennero ed Affi" cioè stanno circolando sempre più mezzi proprio laddove l'autostrada non verrà allargata e dove è facile prevedere, a questo punto, un effetto imbuto sul traffico.
Quindi tranquilli:
_se ci sarà una riduzione dell'inquinamento con la terza corsia, non sarà certo grazie alla fluidificazione del traffico, né grazie ad un parco auto completamente rinnovato, ma casomai sarà l'effetto della crisi sul sistema dei trasporti autostradali;
_e se avrete la fortuna di trascorrere qualche tempo in Trentino, vi risparmierete probabilmente nei periodi di ferie qualche incolonnamento tra Modena e Verona, ma incapperete più facilmente in qualche ingorgo tra Verona e il Brennero.

Se evitare un confronto con la città su tematiche di questa portata serve a scongiurare l'effetto sindrome Nimby, che nome vogliamo dare alla sindrome di chi è disposto a credere a questo mondo di favole, dove le nuove strade fluidificano il traffico, ed entro il 2025 guideremo tutti auto ecologiche? Sindrome Bambi forse?
L'ultimo atto recuperato in rete, riguardante l'approvazione del progetto, è una Determina Direttoriale del Min. Ambiente, in cui si rileva che Autobrennero Spa ha ottemperato a tutte le prescrizioni contenute nel parere della Commissione di Via, tranne 2, fra queste:
"Prescrizione n6 - Prima dell'inizio dei lavori, il proponente, dovrà predisporre, concordare con gli uffici regionali o provinciali competenti ai controlli ambientali ed inviare a codesto ente, uno studio di fattibilità concernente la realizzazione di fasce boscate ad azione filtrante di adeguata
larghezza, in riferimento ai previsti superamenti dei valori limite degli standard di qualità dell'aria relativi agli ossidi di azoto (NOx); tale studio dovrà tener conto delle indicazioni di cui alla seconda delle osservazioni puntuali della deliberazione del Consiglio Comunale del Comune di Sommacampagna n.66 del 23/09/2010 e successiva nota prof. 12515 del 11/10/2010.
A noi del M5S non resta a questo punto che chiedere a Sindaco e Giunta d'impegnarsi in ogni sede, affinché sia garantito che anche a Carpi venga realizzato un'intervento di mitigazione ambientale con piantumazione di verde ai bordi dell'autostrada; ci sembra il minimo che si può pretendere da un partito, il PD, che governa tanto in città quanto in Regione, e che promette di investire sulla rete ferroviaria (e quanto bisogno ci sarebbe di investire sulla disastrata tratta Modena-Verona), ma di fatto continua a consumare kilometri e kilometri di territorio per costruire autostrade.
(link al materiale richiamato nel post + ulteriore documentazione)

PS
PER VENERDì 11 OTTOBRE ABBIAMO ORGANIZZATO UNA CONFERENZA A CARPI PER PARLARE DI MOBILITA' e SICUREZZA STRADALE PER GLI UTENTI DEBOLI DELLA STRADA. INIZIO ORE 20.30, presso SALA CONGRESSI via Peruzzi (sopra stazione autocorriere).

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PPS
SARA' L'OCCASIONE PER RICORDARE A TUTTI I CITTADINI DI CARPI CHE RESTANO ANCORA POCHI GIORNI PER PRESENTARE OSSERVAZIONI AL NUOVO PIANO DELLE PISTE CICLABILI DI CARPI


Carpi - 

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Tra domani e domenica tra imperdibili appuntamenti:

1_festa 5 Stelle in Movimento a Traversetolo (PR) - http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/1/207041/Festa_5_Stelle%3A_Emilia_in_movimento_a_Traversetolo.index.html

2_lo Jungo Tour Emilia Romagna, si parte domattina - http://www.jungo.it/la_rivista_show_news.php?omnews_mode=show&omnews_id=144

3_la biciclettata a Carpi domenica 22 per la settimana europea della mobilità, partenza alle 16.30 da San Marino - http://www.balorda.biz/index.html

C'è solo l'imbarazzo della scelta.
Buon divertimento!


Carpi - 

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Il titolo è giusto, in questo caso non stiamo chiedendo di difendere l'acqua pubblica, ma l'acqua. Costruire sui pozzi di Cognento signifca metter a rischio l'approvigionamento idrico di tutta la provincia di Modena.
NOI NON CI STANCHEREMO MAI DI RIPETERLO IN LUNGO ED IN LARGO PER LA PROVINCIA, AFFINCHE' TUTTI I CITTADINI SAPPIANO CHE RISCHI STIAMO CORRENDO, E PROMETTIAMO BATTAGLIA SE SI AVVIASSERO I LAVORI.
Di seguito un comunicato scritto da ROBERTO GALANTINI in nome e per conto del M5S di Carpi e degli attivisti 5 Stelle di Soliera.

Nei giorni scorsi, nei consigli comunali di Soliera, Bomporto e Camposanto, sono state approvate delle mozioni riguardanti la tutela delle acque destinate al consumo umano. Noi del Movimento 5 Stelle di Carpi e Soliera, che abbiamo contribuito ad informare ed a manifestare preoccupazione per il rischio principale che in questo momento sta correndo l'acqua dei comuni della Bassa modenese (cioè il rischio che venga cementificata l'area verde di protezione sulle falde di Cognento), notiamo che il contenuto di tali mozioni risulta molto vago e generico rispetto all'emergenza nota a tutti.
Siamo inoltre molto dispiaciuti che gli stessi consigli abbiano respinto, con motivazioni diverse da comune a comune, una proposta di mozione molto più chiara ed incisiva, che riassumeva cose già affermate dagli stessi sindaci alla stampa, nella quale si faceva preciso riferimento al piano edilizio pronto per le aree di via Aristotele e via Cannizzaro, in Comune di Modena. Nel testo respinto venivano evidenziati i rischi di tale operazione già sottolineati a suo tempo da ARPA, USL, AIMAG e, da ultimo, anche dall'assessore regionale all'ambiente Sabrina Freda.
La difesa dei pozzi di Cognento è una battaglia, che contrappone esigenze di sicurezza della comunità ad interessi economici di privati. Non ci sono vie di mezzo: tutela dell'acqua significa non costruire case sui pozzi, ciò è stato riconosciuto ormai da un vasto e variegato schieramento di gruppi, associazioni e forze politiche, non se ne può fare una questione di bandiera, non lo si può condizionare ad interessi di "schieramento" o di "propaganda". Conoscendo la grande capacità del centrosinistra di trovare sintesi laddove non ce ne possono essere (difesa della legalità e di Berlusconi, la pace e gli F35, i diritti umani e quello di Alfano di fare il ministro, ecc.) siamo preoccupati che questo mezzo passo indietro prepari i sindaci della Bassa a sottomettersi alle esigenze dei loro capi di Modena. Quindi preghiamo gli stessi Sindaci di dimostrare con fatti concreti se credono ancora che il diritto all'acqua dei loro cittadini sia una cosa da difendere ad ogni costo oppure no.


Carpi - 

Associazioni, Comitati, Movimenti d'opinione, gruppi spontanei di cittadini stanno rappresentando in questi anni un argine contro la deriva (mono)partitocratica del paese. Un ruolo che hanno saputo interpretare tanto meglio quanto più sono stati capaci di mantenere una posizione assolutamente trasversale, quando non del tutto indipendente, rispetto alle forze politiche.
Cosa che non si può dire, purtroppo, per l'Associazione Ambiente e Salute di Correggio e San Martino in Rio, che aderisce al Coordinamento Nazionale No Triv, e che il 18 luglio ha consegnato in regione le 4000 firme della petizione per chiedere "la sospensione di tutti i permessi di ricerca di idrocarburi attivi sul nostro territorio". Come riferisce la stessa Associazione, le firme dovevano essere (e sono state) "affidate" al consigliere regionale Giovanni Favia, durante la conferenza stampa che ha accompagnato la consegna.
Siccome si tratta di firme che abbiamo contribuito a raccogliere anche noi del M5S a Carpi, vista la vicinanza con i siti interessati dai permessi di ricerca, e visto l'impegno ed il supporto offerti dal M5S regionale (e non solo) alla campagna di raccolta firme, sarebbe stato quantomeno corretto invitare per la circostanza tutte le forze politiche che hanno contribuito, in vario modo, alla causa No Triv.
Se il problema fosse solo di apparenza, (nello specifico, mancata apparenza per il M5S) l'appunto sarebbe poco cosa, ma la questione è un'altra:
ogniqualvolta formazioni spontanee di cittadini si legano a doppio filo con una ed una sola forza politica, finiscono inevitabilmente per esserne assorbite.
Ora la domanda sorge spontanea: i No Triv dell'Emilia Romagna stanno diventando una costola di Favia e di Azione Civile?

Nella conferenza stampa, Favia si è scagliato contro la Commissione Internazionale voluta da Errani, chiedendo la tempestiva sostituzione dei membri che la compongono, per conflitto d'interessi. Il comunicato stampa sul suo blog riporta inoltre che:
"...è il consigliere Giovanni Favia che per primo sollevò la questione depositando in Consiglio la proposta di istituzione di una commissione regionale d'inchiesta",
senza aggiungere altro a riguardo.
Visti gli argomenti trattati, Favia ha perso una buona occasione per far luce sul perché e percome decise di ritirare, durante la seduta del 4 luglio 2012 dell'Assemblea legislativa, proprio la sua proposta di istituire una Commissione speciale regionale, accogliendo di fatto l'idea di una Commissione Internazionale, così come suggerita da Errani.
Una Commissione speciale regionale, infatti, avrebbe dovuto seguire un preciso iter di lavori, rispettare una tempistica chiara, ed attenersi a criteri di trasparenza e partecipazione previsti dal Regolamento interno della regione Emilia Romagna; caratteristiche assolutamente indefinite nella procedura, all'epoca ancora tutta da scrivere, per l'istituzione della Commissione Internazionale. Inoltre una Commissione speciale regionale, composta quindi da consiglieri regionali, avrebbe inevitabilmente comportato anche un giudizio politico rispetto ai problemi ambientali e di sicurezza delle attività umane nel sottosuolo. Un aspetto la cui importanza Favia ha sempre avuto ben presente (VEDERE IL VIDEO SOPRA, su Rivara prima dei terremoti), e sul quale ha insistito a più riprese chiedendo che la regione affrontasse e risolvesse il problema delle attività nel sottosuolo sul piano politico e non tecnico.
Ma aver accettato a suo tempo, senza pensarci su due volte, l'ipotesi di una Commissione internazionale al posto di quella regionale, equivalse proprio a chiamar fuori l'Assemblea legislativa regionale dalla responsabilità di un giudizio politico, ed a rimetter ogni decisione in capo ad una commissione squisitamente tecnico-scientifica, nonostante la consapevolezza che difficilmente questa commissione avrebbe potuto esprimere valutazioni scientifiche nette, rispetto alle correlazioni tra attività umane e terremoti, visto che si tratta di un campo di studi ancora in larga parte approssimativo ed agli albori, perlomeno in Italia.
Anche qui, dunque, la domanda sorge spontanea:
perché Favia a luglio 2012 lascia la vecchia strada per la nuova, sapendo quel che lascia, ma non quel che trova?
E questa decisione ha per caso a che vedere con la sua fuoriuscita, avvenuta di lì a poco, dal Movimento e legata
alla famosa intervista che rilasciò in maggio a Piazza Pulita?

PS
Mi rendo conto che questo post è un po' tardivo rispetto alla consegna delle firme avvenuta ormai quasi due settimane fa, il fatto è che l'argomento non era nella scaletta delle priorità di cui occuparsi in queste settimane.

I candidati a Carpi

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    Eros Andrea Gaddi
  • user-pic
    Luca Severi
  • user-pic
    monica MEDICI

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