Cesena -
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Il 18 aprile il Sindaco di Cesena Paolo Lucchi mandava alla stampa la notizia di una sua lettera indirizzata ai veritici di Hera, in particolare al Presidente Tommaso Tommasi di Vignago e all'amministratore delegato Maurizio Chiarini (reperibile a questo link: http://www.ilrestodelcarlino.it/cesena/cronaca/2012/04/18/699070-lettera-sindaco-lucchi-diminuzione-stipendi-dirigenti-hera-cesena.shtml) nella quale "considerando il clima di crisi del Paese e le indicazioni del Governo, lo invita a proporre al consiglio d'amministrazione la diminuzione dei compensi degli amministratori". Ricordiamo ai lettori che il Presidente di Hera hanno percepito nel 2011 uno stipendio di 475.000 euro e l'amministratore delegato Maurizio Chiarini di 518.000. (Remunerazione del CDA, documento pubblico). Il compenso dei Consiglieri invece di aggira mediamente sugli 80.000 euro. Compensi che spesso si vanno ad aggiungere ad altri compensi, perchè, almeno nei casi dei consiglieri, gli stessi ricoprono più incarichi in società diverse, società spesso in conflitto di interessi le une con le altre. La richiesta della riduzione di stipendio è più che condivisibile anche alla luce della forte crisi economica e sociale che la nostra città si trova ad avere, ed anche alla luce dei frequenti e continui aumenti delle bollette sui servizi che fanno capo alla Società partecipata. E' palese che il consiglio di Amministrazione di Hera vada profondamente riformato e chiedere la diminuzione degli stipendi dei vertici Hera ci sembra un buon inizio.

Il 27 Aprile si è tenuta l'assemblea Ordinaria del gruppo con all'ordine del giorno la "deliberazione in merito alla politica di remunerazione", purtroppo sul sito di Hera non è possibile accedere al Rendiconto Sintetico delle votazioni e quindi non è possibile sapere se le buone intenzioni del nostro sindaco si siano poi tradotte in atti concreti. Siamo pertanto a chiedere, e lo facciamo a mezzo stampa in quanto pensiamo che questi siano argomenti di interesse generale, se Paolo Lucchi a nome della città di Cesena, ha chiesto la diminuzione degli stipendi d'oro dei vertici Hera e se questo si è poi tradotto in qualche deliberazione esecutiva.
Sarebbe auspicabile che il Sindaco in futuro relazionasse alla città sull'esito di queste assemblee in segno di rispetto ai suoi cittadini e in nome della trasparenza che tanto si vanta di avere.
* Aggiornamento: la notizia data dal Resto del Carlino non è stata mandata alla stampa dal Sindaco ma frutto del lavoro di indagine del giornalista Paolo Morelli. Ci scusiamo con lui per l'errore.
ll Parco Ippodromo a Cesena, teatro del Woodstock 5 stelle il 25-26 settembre 2010, si è trasformato in una discarica a cielo aperto. Nel bilancio Comunale approvato da poco non ci investimenti per la bonifica e riqualificazione per il parco ippodromo.
Parco Ippodromo a Cesena, teatro del Woodstock 5 stelle il 25-26 settembre 2010, si sta lentamente trasformando. Sono in adozione in questi giorni i progetti per edificare alcune costruzioni all'interno del Parco.
La lista civica Cesena 5 stelle sta cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica affinchè faccia pressione sull'amministrazione e non si compia questo scempio anche attraverso il sostegno al Comitato NO CEMENTO AL PARCO che si sta costituendo in questi giorni.
Sabato 31 Marzo è stata realizzata una prima giornata di raccolta firme, ad opera del WWF di Cesena, alla quale c'è stata una buona partecipazione. Sono previste comunque altre iniziative per raccogliere firme, per le quali daremo opportuna informazione.
Esortiamo come sempre alla diffusione di questo nostro appello a favore del Parco Urbano delI'Ippodromo, attraverso le vostre mailing list, o col passaparola, a parenti, amici e conoscenti, suggerendo di scrivere le proprie impressioni e proteste alla stampa e/o alla mail del Sindaco di Cesena a questo indirizzo sindaco@comune.cesena.fc.it
A questo scopo, di seguito alleghiamo di nuovo una breve lettera quale fac-simile che potrete utilizzare come esempio da inviare al Sindaco.
Egregio Sig. Sindaco di Cesena,
sono venuto a conoscenza di un progetto che porterà a una cementificazione del Parco Ippodromo: il PUA di via Riccione.
Ho appreso questa notizia con amarezza, in quanto davo per scontato che il parco Ippodromo fosse un bene ormai acquisito al patrimonio ambientale, civile e politico della città.
Ho saputo anche, che con questo progetto, voi pensate di migliorare e valorizzare quella parte marginale di città ora occupata da terreni incolti e frutteti, come se i terreni liberi da qualsiasi forma di costruito, voi li consideriate di scarso valore, e debbano essere inevitabilmente "recuperati" e convertiti a forza di cemento.
Come cittadino consapevole, comprendo pure il diritto dei proprietari dei terreni di costruire dove il PRG lo consente; ma comprendo pure che questo diritto non possa sovrapporsi a quello della collettività, ad avere un parco urbano il più conservato possibile, con più verde e meno cemento !
Il diritto di pochi non può imporsi al diritto dei più, anche se questo è stato deciso dai rappresentanti dei cittadini in sede istituzionale !
Mi chiedo anche come sia stato possibile rendere edificabile un'area così vicina al corso del fiume Savio, così prossima alla zona di espansione del fiume, un'area che si può definire a rischio esondazione, in fascia di vincolo fluviale e che il codice del paesaggio vigente in Italia consiglierebbe di lasciare libera da manufatti, per ovvi motivi ambientali, estetici e di sicurezza idraulica.
In considerazione di tutto ciò, chiedo/chiediamo decisamente e formalmente lo stralcio del piano/progetto PUA di via Riccione, bloccando la realizzazione di una nuova zona residenziale a ridosso del Parco Ippodromo, in area a vincolo fluviale e rischio esondazione, nonché la riconsiderazione di quello dell' ex-podere Colombarda, perché vengano salvaguardati la destinazione e l'uso a verde pubblico delle due relative aree.
Distinti Saluti.
(Sigla / nome cognome)
Pubblichiamo nota in merito alle dimissioni della Consigliera Mara Biguzzi che nei giorni scorsi è stata al centro della discussione mediatica per aver usato impropriamente il pass invalidi detenuto da un suo famigliare.
Il Movimento 5 stelle di Cesena non intende approfittare di questa vicenda per effettuare sciacallaggio mediatico verso un rappresentante pubblico delle istituzioni.
Condannando l'uso improprio del pass invalidi, che anche a livello nazionale proprio per i troppi abusi desta grande indignazione, ci preme sottolineare che, proprio per l'incarico di amministratrice pubblica che rivestiva la Biguzzi questo gesto è ancora più riprovevole perché un amministratore dovrebbe sempre dare l'esempio di rettitudine.
La Consigliera Biguzzi sui giornali nei giorni scorsi si era assunta pubblicamente le proprie responsabilità senza travisare i fatti, riconoscendo l'errore e, dimostrando uno spirito di servizio e senso delle istituzioni davvero encomiabile, aveva chiesto scusa a Consiglio, Sindaco, Giunta e cittadini. Dopo le sollecitazioni dei cittadini e della stampa si è dimessa.
Persone che si comportano come lei (riconoscono l'errore e ne pagano le conseguenze) ce ne sono poche, e gli va riconosciuta onestà intellettuale. Di questi tempi, a chi paga per i propri errori, dovrebbe andare il nostro rispetto.
Ci auguriamo che serva da esempio a quei rappresentanti delle istituzioni che gestiscono allegramente la propria vita nel privato e a quelli che gestiscono allegramente la cosa pubblica. Sarebbe auspicabile che le odi di quanto successo nella piccola Cesena possano arrivare lontano e anche dalla lontana Roma ne possano trarre esempio.
Mentre ci si prepara a sprecare miliardi di euro nella TAV in Val di Susa, il territorio della provincia di Forlì-Cesena si trova di fronte al caso dello scalo merci di Villa Selva, la nostra TAV romagnola". Costato circa 30 milioni di euro, il suo attuale parziale utilizzo comporta un aggravio di costi ed un mancato introito. Un investimento da 30 milioni di euro che doveva garantire il pareggio di bilancio con 6-7 convogli al giorno, ne vede attualmente passare la miseria di 1 al giorno.
Prima di pensare di buttare altro denaro pubblico nella TAV in Val di Susa la politica pensi a far funzionare bene i treni regionali, spesso molto più simili ai treni che deportavano gli ebrei che non ad un dignitoso traspoto pubblico per centinaia di pendolari, le reti locali e lo scalo di Villa Selva.
Natascia Guiduzzi
Cesena, nuova caserma dei Carabinieri:la Prefettura non ha i soldi per pagare l'affitto.
L'immobile, di proprietà di un privato, ha un affitto di 100mila euro l'anno ed è stato pagato per metà. Il trasferimento è stato dovuto all'inagibilità parziale della vecchia caserma per cui, oltretutto, si stanno ancora pagando gli arretrati del 2009

Ma li possono sfrattare?" è il commento sorpreso di chi sa che la Prefettura di Forlì-Cesena non ha pagato per intero l'affitto della nuova caserma dei Carabinieri di Cesena. Mentre per quella vecchia (in tutti i sensi) ha degli arretrati dal 2010.
Andando con ordine, il problema è sorto poco più di un anno fa quando la sede storica di Via Montanari, di proprietà della Provincia, è stata dichiarata in parte inagibile. Vista la situazione di necessità, è stato necessario procedere con una requisizione, per motivi di pubblica utilità, di uno stabile privato. Al proprietario deve essere corrisposto un indennizzo di circa 100mila euro annui, quota che, da gennaio di quest'anno, la Prefettura ha coperto solo in parte, e in extremis, il 21 dicembre 2011.
Dal palazzo di via Ordelaffi comunicano che «nei giorni scorsi è giunta una nota ministeriale che ha consentito la copertura di circa metà dello spettante al proprietario dell'immobile. Ciò è stato possibile grazie all'interessamento del Prefetto che si è prodigato affinché, nelle pieghe dei bilanci ministeriali, si trovasse una fetta di risorse». Alla domanda "Quando sarà possibile coprire anche l'altra fetta" la risposta è stata semplice: «Al momento abbiamo fatto il massimo». Impossibile quindi fare previsioni in un contesto di crisi notoria. E la questione si complica visto che non conviene tornare nella sede precedente.
A quanto pare, rimettere in sicurezza lo stabile comporterebbe una spesa eccessiva che supera l'indennizzo annuale. Inoltre l'immobile è inserito nelle proprietà che la Provincia ha intenzione di mettere all'asta. Ma una parte della vecchia caserma è ancora sfruttata dai militari del 112 per uffici della centrale operativa e per l'autorimessa delle radiomobili. Anche questo ha un costo. Essendo lo stabile di via Montanari di proprietà della Provincia, le va riconosciuto un affitto che, solo per il 2011, è di 67mila e 200 euro ancora da saldare. A questi si aggiungono anche quelli del 2010 che sono altri 84mila e 600. Dalla ragioneria della Provincia comunicano di aver «ricevuto copertura degli affitti fino al 31 dicembre 2009». «E' una prassi consolidata purtroppo» è il laconico commento dell'incaricato ormai abituato ai ritardi nei pagamenti. In totale restano quindi da reperire oltre 200mila euro per coprire i costi delle due sedi.
In conclusione, nei giorni scorsi la Prefettura ha avuto dal Ministero un finanziamento che, per quanto concerne le spese del comando dei Carabinieri, è stato interamente dirottato a favore del proprietario, quindi un privato, dell'immobile della nuova caserma. Neanche un centesimo per la Provincia, un ente pubblico, nonostante abbia degli arretrati che, da quanto è dato sapere, sono addirittura precedenti.
Per quanto riguarda le transazioni economiche, la Prefettura è l'ultimo anello di una catena, che parte dallo Stato con i suoi ministeri: quello del Tesoro - che ripartisce le risorse - e dell'Interno a cui fa capo l'organo che controlla le forze dell'ordine sul territorio.
Se la situazione ordinaria presenta già delle difficoltà, i problemi aumentano quando si presentano eventi eccezionali, come in questo caso il dover ricercare una sede alternativa per i Carabinieri. Eventi che, alla lunga, sono in grado di spezzare un fragile equilibrio fatto di sicurezza da garantire con sempre meno risorse a disposizione.
di Alessandro Mazza
Pubblichiamo il testo dell'intervento tenuto durante la discussione dell'approvazione al Piano Energetico Comunale.
Ad aprile 2011 quando il PEC è stato adottato, Cesena 5 stelle aveva evidenziato alcune criticità nella stesura dell'elaborato e si era presa pubblicamente l'impegno a dare il proprio contributo per migliorarne la scrittura presentando delle osservazioni, e così è stato.
Oltre alla nostre sono pervenute altre osservazioni ma in numero veramente risicato, segno che il piano energetico non è visto come uno strumento indispensabile dai cittadini che in materia registrano da sempre scarsissimo interesse. Cosa che lascia perplessi, in quanto sapere come la città si procurerà l'energia di cui ha bisogno negli anni a venire, e se questa produzione contribuirà o meno ad aumentare l'inquinamento atmosferico dovrebbe avere l'attenzione di tutti.
A noi sta molto a cuore sapere quali ricadute avrà sull'ambiente il pec e abbiamo da sempre manifestato un grande interesse sull'argomento ed è naturale che ad un grande interesse corrispondano con grandi aspettative che ci dispiace dirlo, sono state un po' deluse.
Analizzando nel merito il pec vorremmo fare le seguenti considerazioni:
la recessione economica ha frenato l'espansione sia produttiva che residenziale contribuendo alla diminuzione di co2 immessa nell'ambiente
la produzione di energia da fonti rinnovabili, come ad esempio il fotovoltaico ha avuto un incremento dato anche dagli incentivi statali, e ha prodotto una inversione di tendenza nella produzione di energia.
Condizioni ampiamente positive, ma che rispettano una consolidata tendenza "green" indotta specialmente da incentivi economici ma anche da adempimenti impositivi come leggi Regionali in materia).
A noi spetta il compito di confrontare il PEC in base alla sua portata, dunque in base a quanto aggiunge all'attuale tendenza. Il pec dovrebbe essere lo strumento attraverso il quale si possa fare in modo che, l'ago della bilancia che ci indica se la produzione di energia avviene con fonti rinnovabili o meno, possa portare ad aumentare la produzione elettrica pulita.
Una criticità che abbiamo evidenziato nelle osservazioni, in commissione, e che noi riteniamo fondamentale e che questo piano non include, è data dal fatto che non sono minimamente considerate ed incentivate le piccole e piccolissime produzioni di energia, quelle messe in campo dai singoli. A nostro avviso la scelta migliore che dovrebbe fare una amministrazione è quella ci portare un milione di famiglie a produrre 1 kilowatt ciascuna, perché il reddito derivante dalla produzione di energia rimarrà alla famiglia che lo ridistribuirà sul territorio, piuttosto che installare una centrale che produca 1 milione di kilowatt i cui guadagni finiscono nella mani di pochissimi imprenditori e spesso non si sa dove finiscono.
La stesura in approvazione ha anche apportato modifiche che riteniamo favorevoli
l'assunzione delle disposizioni regionali per la riqualificazione energetica degli edifici che passano dalla classe C alla Classe A o B, ha portato alla diminuzione di acquisto di certificati verdi, contribuendo in questo modo a ridurre l'emissione di co2 sul nostro territorio
è stata tolta la "priorità alta" negli interventi previsti per gli impianti a biomasse dedicate
Ora a noi rimane da decidere se riteniamo che questo documento abbia incidenza sulle politiche energetiche della città o meno, dunque quanto questo piano migliori il trend naturale. Ed allo stato attuale non è facile stabilirlo, in quanto non è chiaramente indicato nello scenario di progetto al 2020, per ogni tipologia di intervento previsto, quanta parte il PEC aggiunge e migliora rispetto al trend normale di sviluppo delle fonti rinnovabili e del risanamento energetico degli edifici. Saranno di certo utili a questo scopo i piani attuativi che in commissione sono stati evidenziati come quelli che recepiranno i suggerimenti arrivati con le osservazioni al Piano Energetico.
Per questo motivo chiediamo all'assessore Montalti che nella stesura dei piani attuativi sia coinvolto il Consiglio Comunale, attraverso lo strumento delle commissioni, e che sia estesa a tutte le forze politiche la possibilità di contribuire alla stesura di un piano attuativo capace di indirizzare i cittadini e le imprese verso una riduzione della co2 e l'aumento di produzione da FER.
Per i motivi riportati la Lista Civica Cesena Cinque Stelle ha deciso per un voto di astensione. Un voto sofferto, in quanto seppure il Piano Energetico Comunale indichi una strada di sviluppo e miglioramento degli standard di produzione di energia da energie rinnovabili e delle prestazioni energetiche degli edifici, tuttavia ritieniamo che lo scenario di progetto sia ampiamente migliorabile sia nella portata degli interventi previsti, sia nella distribuzione dei benefici che la rivoluzione verde genera. Benefici che per la nostra visione devono essere distribuiti sui singoli nuclei familiari, attraverso politiche di formazione ed incentivi sul patrimonio edilizio esistente ed attraverso imposizioni di norma nei progetti delle nuove unità immobiliari. Non invece verso la prevalente realizzazione, se così sarà, di impianti di cogenerazione di taglia medio/grande con grandi e costose reti di distribuzione in forma di teleriscaldamento.
Riteniamo comunque che, per gli aspetti importantissimi per i cittadini di benefiche ricadute ambientali, sanitarie ed anche economiche in termini di risparmio energetico, sia doveroso continuare nell'intento di apportare correzioni e miglioramenti delle previsioni effettuate. Continueremo dunque a lavorare assiduamente con questo obiettivo, sia nella parte di discussione dei futuri strumenti applicativi sopra richiamati sia in occasione della futura revisione degli strumenti cardine di governo del territorio quali PRG-PSC, Regolamento Edilizio ecc.
Pubblichiamo il testo dell'intervento tenuto durante la discussione dell'approvazione alla Variante al PRG 2011.
Ci troviamo oggi ad approvare la variante al PRG confermata al 95% rispetto un anno fa nonostante le circa 300 osservazioni pervenute. L'amministrazione concede 25.000 mq di territorio da destinare ad aree produttive. In realtà i mq sarebbero stati 33.000, se non fosse che la Provincia ha proposto lo stralcio di ben 8.000 mq di produttivo.
Come accade ogni volta, le variati al piano regolatore vengono precedute da comunicati stampa e dichiarazioni dell'amministrazione che motivano la scelta di concedere nuove aree produttive e nuovo residenziale "per dare risposte concrete in tempi veloci a esigenze altrettanto concrete, in modo da consentire alle imprese di ampliarsi, investire, immettere risorse in un sistema economico in difficoltà."
Fermo restando che soprattutto in un momento di crisi economica come questo sono da aiutare tutti quegli imprenditori che hanno la forza di investire e creare posti di lavoro, ma questo non implica per forza che si debba concedere di edificare nuove strutture. Vorremmo focalizzare l'attenzione sul dato concreto che ci dice che in città sono decine gli edifici adibiti a produttivo abbandonati, inutilizzati o sotto utilizzati a causa di numerose chiusure di esercizi esistenti. Ci sono aree produttive semi abbandonate dove sono già "belli che costruiti" capannoni e strade.
Non si può continuare a concedere speculazione edilizia come se il nostro territorio fosse nel boom economico degli anni 70-80. I tempi sono cambiati, siamo in periodo di recessione economica, ed è urgente che cambino anche le politiche attuate sul territorio. Chi ha a cuore il territorio cesenate, che ricordiamo essere ancora, e per fortuna, una terra verde e agricola, non può che condividere la volontà politica di riqualificazione e recupero dell'esistente.
A questo proposito vorremo sapere cosa fa l'amministrazione per fare in modo che quanto costruito, che ha contribuito ad innalzare il consumo di territorio, venga poi utilizzato? Prima di concedere ai privati l'autorizzazione di costruire nuovi insediamenti, l'amministrazione ha messo in campo un piano di azione che contribuisca ad incentivare gli imprenditori a spostare la propria attività in zone già pronte? È volontà di questa amministrazione sfruttare le risorse già in campo o concede l'edificabilità a colpi di variante al piano regolatore senza curarsi di recuperare l'inutilizzato? Quali sono le politiche messe in campo dall'amministrazione che favoriscano il recupero delle strutture esistenti?
Oggi ci sarebbe piaciuto andare ad approvare una variante al prg a doppio binario, dove, da una parte si andava incontro alle esigenze dei privati concedendo terreni residenziali o produttivi nei casi in cui fosse strettamente necessario, e dall'altra si attuava il processo inverso, recuperando terreni da destinare ad uso agricolo o a verde, ma all'interno di questa variante non c'è nemmeno un lotto recuperato. Nessun terreno che dallo stato produttivo o residenziale, tornasse ad essere verde pubblico o agricolo. Evidentemente il processo inverso a Cesena non è previsto, anche se è scontato che debbano essere i comuni ad iniziare ed attuare politiche di recupero del suolo perché la tutela del territorio non è un argomento di cui ci si riempie la bocca, ma uno scopo concreto che una giunta lungimirante dovrebbe mettere fra gli obbiettivi principali della propria amministrazione anche perché fra pochi minuti verremo chiamati ad approvare il PEC.
Cosa dice il PEC? Dice che bisogna catturare l'anidride carbonica in eccesso con l'estensione delle aree verdi. Emblematico su questo aspetto il caso del parco Iqbal Masih, che circonda uno degli asili del quartiere Vigne, che con la variante andremo a ridimensionare per lasciare spazio a una nuova scuola elementare. Nella relazione allegata alla variante al Prg abbiamo trovato una singolare affermazione, si legge infatti che «attualmente l'area a parco attorno alle scuole Vigne è scarsamente utilizzata».
Dunque secondo il Comune le aree verdi avrebbero un senso solo se vengono utilizzate dai cittadini, altrimenti possono tranquillamente essere sacrificate al cemento?
Il concetto che le aree verdi accrescono il valore ecologico e la biodiversità dell'ambiente urbano, contribuendo a mitigare gli impatti delle edificazioni e delle attività umane, evidentemente non è assunto da tutti.
E' giunto il momento che a Cesena si inizi a porre la questione del "consumo del territorio", parola che non sentiamo mai pronunciare ai nostri amministratori. Non rientra forse in quella sostenibilità ambientale di cui il Comune si vanta di porre attenzione?
Il Piano energetico comunale promette più giardini e parchi, ma il dubbio è lecito: come sarà possibile questo se si continua a cementificare gli spazi verdi esistenti?
Per questo motivo il nostro voto sarà contrario.
Mi ritaglio ad ultimo un piccolo inciso sul tema tanto discusso in città: cessione di terreno per la costruzione di una moschea. Sinceramente non riesco a capire tutto il clamore che da sempre riempie i giornali e i bar di discussioni sulla questione. Se la costituzione recita che lo stato è laico e che tutte le confessione religiose sono egualmente libere davanti alla legge, di cosa stiamo dibattendo? trovo che la legge sia chiara in materia, e non spetta a nessuna amministrazione ostacolare la costruzione né di una chiesa né di una moschea.