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MoVimento 5 Stelle

Cuneo - 

Ebbene si, anche a Cuneo e' arrivata una brezza leggera e tonificante: è il SUCCESSO del MoVimento 5 Stelle, lista di cittadini che sognano un FUTURO nuovo per la propria città. Il candidato portavoce Manuele Isoardi entrerà in Consiglio Comunale portando trasparenza e nuove idee. Renderemo pubblica ogni decisione presa nelle 'segrete stanze' comunali ed appoggeremo le iniziative virtuose, da chiunque proposte, valutandole attraverso la partecipazione.

Al di là della nostra gioia per il successo conseguito vogliamo però cimentarci in un commento alla situazione che si delinea per il prossimo quinquennio a Cuneo. E' uno scenario decisamente poco piacevole. L'unica altra forza dal contenuto innovativo che propose e portò alle primarie del centrosinistra il candidato poi vincente Garelli, la Costituente dei Beni Comuni, ha ottenuto un risultato inferiore alle componenti più conservatrici (PD e Moderati) della coalizione di cui fa parte. Anche prevalendo al ballottaggio sarebbe comunque sottoposta a forti vincoli da parte delle forze che già la costrinsero al compromesso sul programma dopo le primarie. Alla fine quindi, chiunque vinca, prevediamo alleanze trasversali a tutela degli
interessi forti in Consiglio Comunale.

Ribadiamo quindi, anche per dare un taglio netto a qualsiasi speculazione in merito, che il MoVimento 5 Stelle Cuneo NON SI APPARENTERA' CON NESSUNO dei due contendenti al ballottaggio - 'questo o quello per noi pari son' - lasciando completamente liberi i propri elettori di votare, se lo vorranno, secondo coscienza.

Prevediamo in ogni caso una decisa continuità con le politiche comunali attuali, un quinquennio di 'ordinario' declino sociale ed ambientale:

  • Cementificazione e devastazione del territorio: si continuera' con l'attuale piano regolatore che prevede palazzoni di 7-10 piani nella Cuneo nuova (e gia' si sente dire che forse un po' di cubatura su Piazza d'Armi non ci starebbe male...), la finta riqualificazione del Centro Storico col PISU (Piano Integrato di Sviluppo Urbano) e che invece ne devastera' il tessuto urbanistico come gia' si puo' vedere con il progetto dell'area del Vecchio Arsenale e, per non farci mancare nulla, un cantiere decennale che tagliera' in due l'Oltrestura per costruire una tangenziale inutile e costosa.
  • Tagli ai servizi: prevediamo nuovi parcheggi a pagamento, forse anche interrati; tagli ai servizi con riduzione del trasporto pubblico locale. Asili nido privati poco accessibili ai più, maggiori costi per quelli pubblici. Palestre per i ragazzi e piste ciclabili saranno secondarie rispetto a progetti faraonici di piscine e cittadelle dello sport; qualche nuovo pezzo di pista ciclabile forse sarà completato, ma giusto per poter dire di aver fatto qualcosa.
  • Più tasse per tutti: le infrastrutture costano, l'aeroporto in costante perdita pure, la gestione dell'acqua da parte di una SpA per quanto pubblica deve remunerare, bruciare e mettere in discarica i rifiuti costa, i soldi dallo Stato e dalla Regione caleranno, quindi...... addizionale IRPEF, IMU, Tassa di Soggiorno, Tassa di Scopo.... Si pagherà di più per avere sempre meno e difendere uno status quo insostenibile.
  • Infine, ultimo ma non meno importante, si perpetuerà la farraginosità burocratica della macchina comunale perché nel labirinto di carta si tutelano i privilegi dei potenti che ne conoscono le scorciatoie.


Scriviamo queste opinioni nella speranza che il fermento e la necessità del cambiamento siano comunque percepiti da molte forze politiche del nostro Comune e che il nostro pessimismo sia, in parte, il frutto d'una visione un po' disincantata e delusa della politica tradizionale.

Soprattutto lavoreremo affinché il nostro successo sia solo l'inizio del ritorno alla politica da parte dei cittadini, ad un rapporto di partecipazione e condivisione. Noi non smetteremo di progettare e proporre un futuro diverso coinvolgendo e stimolando tutti, perchè la responsabilità delle libertà democratiche e dei beni comuni è di tutti!

Loro non molleranno mai (non gli conviene) ma noi neppure!

BEPPE GRILLO A CUNEO!

Social Business


Cuneo - 

yunus.jpg foto di rsepulveda

Partendo dalla situazione economica attuale cercherò d'individuare una possibile via d'uscita dal pantano in cui la crisi dell'economia mondiale ci ha affondato, soprattutto alla luce del fatto che, al momento, ogni azione intrapresa non riesce ad avere quell'incisività da darci, non dico la certezza, ma almeno la speranza di aver trovato la giusta strada che porta fuori da questo lungo e grigio tunnel che stiamo percorrendo.

Una componente fondamentale di una comunità, è la modalità attraverso la quale gli individui che ne fanno parte si scambiano beni e servizi, utili a soddisfare i loro bisogni e necessità, questa modalità è ciò che noi intendiamo quando parliamo di sistema economico.

Nel tempo, abbiamo avuto diversi tipi di sistemi che si sono succeduti uno all'altro o che hanno vissuto in parallelo, in questo momento, nel mondo cosiddetto occidentale lo scambio di beni e servizi avviene attraverso un sistema economico di tipo capitalistico, che può essere definito, a grandi linee, come la possibilità di comprare e vendere beni capitali (terra e lavoro compresi) all'interno di un libero mercato, un mercato che non è sotto il controllo statale.

Questo sistema, conosciuto come neoliberista, ha avuto il suo impulso a partire dalla metà degli anni ottanta del secolo scorso, favorito dalla Tacher e da Regan, andando sempre più verso l'emancipazione dell'economia dallo stato, prescrivendo la privatizzazione dei servizi pubblici, la liberalizzazione dei settori non strategici e la fine delle barriere doganali.

A distanza di anni, non possiamo certo affermare che questo sia il miglior sistema possibile attraverso la sua difesa del capitale privato e del profitto anche a discapito del capitale pubblico, e la crisi che stiamo vivendo dimostra come l'aver sciolto le catene alla ricerca del profitto abbia portato gli stati a garantire e coprire le perdite di profitto e di capitale da parte dei privati, mettendo anche a grave rischio lo stesso stile di vita dei propri cittadini, chiamati a ripianare debiti e, quindi, ad essere solidali nelle perdite di privati che certo non li hanno coinvolti nella partecipazione e condivisione dei loro profitti.

Vista la grave sconfitta subita dal sistema capitalistico, vi è la necessità di ripensare il sistema, che, una volta messo in sicurezza lo stile di vita dei cittadini, volga verso una definizione più attenta a non introdurre i forti squilibri di cui siamo stati oggetto fino ad oggi, che riduca al minimo, se non può essere annullata, la possibilità che l'accumulo di capitale a favore di pochi, possa portare a mettere in pericolo lo stile di vita dei molti che sono e vengono esclusi da quell'accumulo.

Una possibile via d'uscita la si può trovare nell'intuizione avuta da Muhammad Yunus, premiato con il nobel per la pace nel 2006, che affronta il problema dell'attuale sistema economico utilizzando un punto di vista veramente diverso non si preoccupa d'indagare la continua dicotomia pubblico/privato, ma individua nella risposta ad un problema sociale il punto focale di qualsiasi direttiva economica, il Social Business.

Il Social Business è proprio questo, il legare l'attività imprenditoriale non alla ricerca sfrenata del profitto ma alla risoluzione di un problema sociale, si, vi è anche la possibilità di intervenire all'interno di un'azienda con il solo investimento del capitale, ma questo dev'essere fatto, parafrasando la pubblicità, a tasso zero, quello vero, quello in cui ricevi indietro il solo capitale investito e niente più. Inoltre l'azienda utilizza i propri utili per migliorare se stessa e le condizioni di lavoro dei propri dipendenti, e questa è una vera e propria rivoluzione, annullamento del profitto a beneficio dei lavoratori e del miglioramento dell'azienda.

Quindi, si fa social business quando l'impresa si preoccupa di risolvere un problema sociale, come la povertà, l'accesso all'assistenza sanitaria da parte delle persone più deboli, ma anche quando si sviluppano progetti imprenditoriali che vadano nella direzione dell'arricchimento del territorio e del mantenimento della ricchezza prodotta al suo interno per permettere la moltiplicazione delle opportunità lavorative per chi è in difficoltà economiche, etc.

Finora vi ho descritto, a grandi linee, cos'è il Social Business, bene, ma adesso ? Come possiamo tradurlo in concreto, nella realtà ? La risposta l'ho trovata un po' di tempo fa quando ho conosciuto due giovani imprenditori, Giulia Valente e Stefano Cravero, che mi hanno parlato della loro idea. In linea generale non è un'idea innovativa, non hanno scoperto la pietra filosofale, ne come andare su Marte in una settimana, ma appoggiandosi ad un concetto esistente l'hanno fatto proprio e trasformato, miglioradolo, per poterlo adattare al loro scopo: un sito di e-commerce.

L'idea vincente su cui si sono concentrati è divisa in due parti. Nella prima vi è la scelta di fornire solo prodotti territoriali, il territorio, per loro, è fondamentale, il concetto del Km0 è sempre presente all'interno del progetto, a questo si associa l'attenzione alla qualità dei prodotti, infatti troverete sul loro negozio principalmente prodotti coltivati secondo i dettami dell'agricoltura biologica, o prodotti selezionati attraverso la stessa metodologia dei GAS, gruppi d'acquisto EquoSolidali, il ché significa che gli agricoltori usano le tecniche di coltivazione biologica anche se non sono certificati biologico, e questo è già un grosso punto di forza, (anche se non mi dispiacerebbe che utilizzassero la certificazione partecipata). Le seconda, che è, secondo me, la ciliegina sulla torta, è la scelta di devolvere il 5% di ogni acquisto effettuato, ad un'associazione di volontariato fra le tante che saranno presenti all'interno della loro piattaforma. Alla fine di ogni spesa, il 5% dell'importo, in automatico, sarà devoluto ad associazioni che si operano nel volontariato e nel no-profit.

Siamo partiti dalla crisi attuale, cercando di individuare una possibile soluzione, ed è per questo che ho indagato il Social Business che è un buon punto di riferimento per l'individuazione di una strada da percorrere verso la normalizzazione della situazione economica attuale e vi ho mostrato come, attraverso di lui si può fare impresa anche nel concreto e senza inventarsi cose strane ma partendo da ciò che già si conosce e si usa. Non ci rimane che iniziare a fare.

Il pianeta Hospice


Cuneo - 

Ogni qualvolta si affronta il tema sulla sanità italiana si dà ad essa un' accezione altamente negativa e, far correre il nostro pensiero ai tanti casi di malasanità è quasi automatico.

Purtroppo la nostra sanità è una nota dolente non passa giorno che non vi siano denunce su, sprechi, tagli, baronie, personale medico ed infermieristico che non sono stati all'altezza del loro compito e che hanno causato danni permanenti ai pazienti o, ancora peggio, la loro morte.

La nostra sanità però, non è solo negatività, ci sono delle realtà che funzionano dove il malato e i loro famigliari sono al centro della giusta attenzione, una di queste si chiama hospice.

La parola hopice è un termine inglese che deriva dal latino, hospitium, e che letteralmente significa, ospitalità. Il primo hospice nasce nel 1967 vicino a Londra per volontà del dottor Dame Cicely Saunders la cui filosofia, non era centrata sulla malattia ma, soprattutto sulla persona.

A partire dagli anni 70 questo tipo di struttura nasce anche in America, diventando una realtà così importante da diventare parte integrante del sistema sanitario americano. E negli anni 90 sorgono anche in Europa, in conseguenza ad una serie di studi economici che hanno evidenziato che curare un malato affetto da malattia cronica o invalidante, in un hospice era più vantaggioso rispetto ad una struttura ospedaliera classica.

Una pioniera delle cure palliative e nell'aiutare le persone, la maggior parte malate di cancro, nell'affrontare l'ultimo viaggio della loro vita, è stata la dottoressa Elisabeth Kubler Ross, considerata la fondatrice della psicotanatologia. La sua costante ricerca sulla morte e il morire è stata fondamentale per il mondo occidentale.

La Ross, dopo aver studiato in Svizzera, nel 1958 si trasferisce a New York e lavora in un ospedale locale occupandosi prevalentemente di malati terminali. Ha aiutato sia i pazienti che i loro famigliari ha capire che la morte non è un argomento tabù, soprattutto nella società occidentale, si tende ad non affrontare l'argomento morte, a nascondere i malati e la malattia, quasi fosse una colpa e una vergogna. Ai bambini non si spiega mai che la morte fa parte della nostra vita e che è una delle poche certezze che ogni essere umano sa che dovrà affrontare.

Tale atteggiamento però, risulta controproducente, perché nel momento in cui dobbiamo affrontare la morte siamo impauriti, sbigottiti non sappiamo come muoverci soprattutto quando dobbiamo accompagnare una persona cara nell'ultimo tratto di permanenza sulla terra.

L'Italia in tal senso ha dimostrato un grave ritardo e l'avvicinamento alle cure palliative e agli hospice è stato molto lento. Tant'è che moltissime persone, ancora oggi, ne ignorano non solo l'esistenza ma, anche la loro finalità e importanza.

L'hospice non è un luogo dove si nascondono e parcheggiano i malati terminali aspettando la loro dipartita ma, è un luogo di assistenza continua, di supporto psicologico sia al malato che ai loro famigliari. Le persone sono considerate soggetti attivi e non semplici numeri alle quali somministrare medicine.

Ormai gli hospice sono presenti nelle maggior città italiane, anche se la loro distribuzione non è molto omogenea. Solitamente non hanno orari di visita e, proprio per garantire la migliore assistenza, non ci sono molte stanze ma tutte hanno un bagno privato e un angolo cottura. Si è cercato, in questo modo, di ricreare un ambiente il più confortevole possibile e non asettico come un ospedale.

Come diceva la dottoressa Kubler Ross: "la morte è un passaggio a un altro stato di coscienza, in cui si continua a crescere psichicamente e spiritualmente".

IO BIO, E TU ?


Cuneo - 

Da qualche anno a questa parte è nata una nuova sensibilità nei confronti dei prodotti biologici. L' opinione pubblica ha iniziato a capire che comperare bio non fa bene solo alla propria salute ma, anche alla natura stessa.
Orientarsi verso un'agricotura di questo tipo significa avere una produttività più sostenibile, un terreno con una struttura fisica miglliore e una maggiore attività biologica. Inoltre anche l'uso degli antiparassitari o è del tutto assente oppure è usato in quantità veramente esigue, in questo modo non si rischia di inquinare le falde acquifere perchè il terreno è meno esposto all'erosione.
In aggiunta, l'agricoltura biologica concorre ad incrementare la bio diversità del terreno e a recuperare anche I terreni maggiormente degradati.
I benefici dell'adozione del biologico sono riscontrabili anche a livello climatico essendo stata osservata una notevole riduzione dell'emissione di CO2. Il tutto naturalmente, si ripercuote anche sulla salute delle persone, sia per il mancato uso degli antiparassitari che l'assenza di additivi artificiali come, I grassi idrogenati, l'acido fosforico, l'aspartame e il glutammato monosodico che concorrono all'insorgenza di patologie quali, l'osteoporosi, cardiopatie, emicrania.
Questa nuova filosofia sembra avere investito anche le grandi catene di fastfood, famose per il loro junk food I cui effetti deleteri sulla nostra salute sia fisica che psichica sono ormai noti.
Infatti in America stanno nascendo gli eco - fastfood. Il passaggio comunque, non è così immediato, richiede una versione di tendenza, di mentalità e abitudini e da parte dei clienti, la disponibilità di dovere spendere un pò di più in nome della qualità.
A questo proposito anche la famosa catena Mc donald's sta tentando di orientarsi verso questa direzione introducendo nei suoi menu: frutta, insalata, yogurt, ingredienti locali, la rotazione stagionale dei prodotti e l'introduzione degli open doors ovvero, la possibilità di visitare le sue cucine
Però, la risposta tutta italiana agli eco - fastfood è nata a Torino nel 2009, con il M **Bun lo slow fast food. In questo "fastfood" molto particolare il rispetto per l'ambiente e le persone è una filosofia di vita.
Il fondatore è lo stesso proprietario dell'azienda agricola che fornisce la carne e le verdure a filiera corta e stagionali, le posate, bicchieri e piatti sono monouso e biodegradabili e anche gli imballaggi sono ridotti.
M**bun ha dimostrato che hambuger e patatine non devono necessarimente appartenere alla categoria del cibo spazzatura ma, possono essere dei prodotti di alta qualità nel pieno rispetto della natura, delle persone edi loro ritmi.


Cuneo - 

Sono ormai mesi che, sempre più frequentemente, ritroviamo titoli sui giornali o ai telegiornali riguardanti la costante ascesa del prezzo dei carburanti. Seguono sbrodolate sulle varie cause, dal prelievo fiscale all'inefficienza della rete di distribuzione, alla speculazione varia.

Nessuno pare accorgersi, o peggio volere accorgersi, dell'ennesimo elefante nella stanza: il fatto che la produzione petrolifera globale (nella sua più vasta accezione, quindi non solo il greggio) è sostanzialmente piatta da oltre un quinquennio.
Nel resto del mondo il tema non è più un tabù da un bel po': se ne parla sul Wall Street Journal così come in molti Parlamenti. E' impensabile che non sia noto alle nostre classi dirigente e politica (anche se pare che le cose che accadono "all'insaputa" dei superpagati responsabili dei nostri destini collettivi siano numerose ed eclatanti).

Comunque, come sempre, stiamo a fatti chiari e pubblicamente documentabili (mi baso in particolare su un articolo che trovate in inglese, qui). Tra il novembre 2006 ed il novembre 2011, nonostante ci siano state violente variazioni di prezzo del barile di petrolio, la produzione è stata sostanzialmente piatta (dati dell'Agenzia Internazionale dell'Energia). Sintomo evidente di una inelasticità dell'offerta dovuta a limiti strutturali.

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A livello globale la questione è quindi ormai la seguente: quali compratori otterranno il petrolio? Quali utilizzi e compratori saranno esclusi dai livelli di prezzo che ha raggiunto e raggiungerà il mercato? Quali Paesi saranno i più colpiti?

Questa volta pare proprio che l'Europa, ed in particolare l'Eurozona, sia l'area globale più colpita dagli attuali alti prezzi del petrolio. Oggi i prezzi in quest'area sono praticamente ai livelli del 2008. Situazione ben diversa invece negli USA, che pure condividono la pesante crisi del debito che attanaglia l'Occidente sviluppato.
Non solo: quel poco di petrolio prodotto in Europa porta benefici praticamente solo ai paesi produttori, che non fanno parte dell'Eurozona (Gran Bretagna, Norvegia).
Infine, i paesi europei forti importatori di petrolio lo sono altrettanto anche di metano a prezzi collegati a quello del petrolio (mentre negli USA il metano è ai minimi storici!).

Pare evidente da queste semplici considerazioni che l'impatto recessivo della dipendenza energetica sarà tanto più forte quanto più è grande tale dipendenza. Non è quindi un caso se troviamo ai primi cinque posti di tale dipendenza nell'Eurozona proprio Irlanda, Italia, Spagna, Grecia e Portogallo.

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Qual'è a questo punto lo scenario che si profila per la zona Euro ed in particolare per i cinque paesi citati, tra cui il nostro?
Senza una produzione interna di petrolio e con una modesta e per di più in calo produzione domestica di metano, i paesi dell'Eurozona non potranno che veder crescere costantemente la propria spesa in importazioni di gas e petrolio, con in più il rischio di non essere in grado di reperire abbastanza risorse per garantire il proprio fabbisogno.

Concentriamoci su casa nostra: ai problemi comuni di cui sopra possiamo aggiungere il fatto di non avere il supporto del programma nucleare prematuramente terminato e neppure disponibilità di carbone (le cui importazioni peraltro sono in aumento a livello europeo, sintomo di una penuria complessiva anche di questa pur pessima risorsa). Entrambe comunque scelte non risolutive, sempre di dipendenza, e con pesanti rischi ed effetti collaterali.

Tutto questo discorso per arrivare ad una conclusione che dovrebbe saltare agli occhi di tutti e che comunque fa parte della strategia energetica europea: l'Eurozona DEVE (nel senso che o lo farà come scelta o le sarà imposto dal contesto) fare tagli significativi all'uso del petrolio.

Giungiamo quindi al cuore della questione: l'efficienza energetica. L'unica politica energetica possibile per mitigare (evitarli è ormai probabilmente impossibile: lo vediamo tutti i giorni alla pompa di benzina) gli effetti della nostra dipendenza dai combustibili fossili è quella di ridurre al massimo i consumi riducibili! La migliore energia è quella che non si consuma!!
Gli investimenti in efficienza energetica e rinnovabili non sono un lusso per fanatici ambientalisti ma una necessità sempre più improrogabile e che diventerà sempre più gravosa all'impoverirsi della nostra economia causato anche dagli effetti recessivi inarrestabili del caro petrolio.

Non siamo delle Cassandre ma cittadini che si informano e che fanno proposte concrete per affrontare un problema gravissimo. Non nascondiamo la testa sotto la sabbia e soprattutto pretendiamo che chi ha le responsabilità e, sicuramente, la consapevolezza della situazione non menta, volutamente ignori o addirittura occulti il problema!


Cuneo - 


La passione per l'ambiente e l'idea di una città colorata di verde, guidano l'azione politica. Questa visione per una città più vivibile è la stessa che vorremmo comunicare a tutti.

cittaverde.jpg

Il verde urbano, quello dell'altopiano, per intenderci, è sempre più relegato in spazi angusti, tra loro separati. L'aumento costante del costruito, non sempre necessario, chiude il verde all'interno d'isole ambientali, di piccole dimensioni e scarsa funzionalità. La rete urbana di collegamento ciclabile non è ancora in grado di collegare questi lembi verdi; molti tratti non sono realizzati ed il muoversi tra un parco e l'altro è spesso pericoloso, anche se, va detto, avventuroso!

Urge avere una visione di 'sistema': il verde urbano, i fabbricati e la viabilità sono tasselli diversi d'uno stesso puzzle, quello della città a cinque stelle. In questa città gli uomini si sentono a casa propria, il paesaggio è elemento d'identità dei luoghi e connota gli spazi urbani; la bicicletta si trasforma, da mezzo per il tempo libero e lo sport a mezzo di trasporto alternativo. Lentamente ma inesorabilmente il cittadino riprende fiducia nella propria città, riconosce e s'identifica nelle nuove forme di paesaggio; partecipa ai processi di progettazione e gestione dei propri luoghi, diventandone al tempo stesso artefice ed utilizzatore.

Questa è una sfida impegnativa che richiede molti cambiamenti a livello politico ed
amministrativo; un percorso complesso che deve essere spiegato a tutti i cittadini e analizzato nei minimi particolari affinché si giunga ad una comprensione del disegno d'insieme. Ma è anche una sfida culturale. L'immagine della città verde, dovrà essere promossa sia nelle scuole sia nella rete sociale cittadina per mezzo dell'informazione, dell'associazionismo, dei comitati di quartieri e di ciascun abitante di Cuneo che nutra passione per l'ambiente e creda nell'opportunità di cambiamento attraverso l'impegno concreto e l'esempio d'uno stile di vita diverso.

Nelle giornate di Sabato e Domenica 10 ed 11 Marzo, a Cuneo, in Corso Nizza 12 (di
fronte alla BNL), durante la raccolta delle firme per la partecipazione alle prossime
elezioni Comunali,dalle 15e30 alle 19, i candidati della lista civica Cuneo 5 stelle
offrono la possibilità di confrontarsi su questi temi, per condividere una visione di
futuro migliore. Ogni cittadino potrà compilare un questionario ed esprimere la
propria idea in merito all'utilizzo d'una delle ultime ampie zone a verde non edificate
di Cuneo: Piazza d'Armi.

I candidati a Cuneo


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