Questa mattina, durante la conferenza stampa indetta da 'un'altra Hera' e Unione Sindacale di Base, Giovanni Favia e il Movimento 5 Stelle hanno presentato l'anteprima di una serie di video-interviste (di NikilNero, presto disponibile sul suo canale) agli immigrati impiegati in condizioni barbare nel centro di riciclaggio di Mordano. Il centro di riciclaggio è gestito dalla coop Omega, legata ad Akron, a sua volta emanazione di Hera Ambiente.
Nonostante fossimo già a conoscenza della situazione, l'impatto con le testimonianze che ci hanno reso queste persone è stato molto intenso. Questa è una nuova forma di schiavismo, completamente inaccettabile. Lavoratori senza diritti, costretti a lavorare senza scarpe anti-infortunistica, senza protezioni e con le mani nei rifiuti, che firmano 'carte in bianco', ricattati e minacciati. È giunto il momento di dire basta all'ipocrisia che si cela dietro alle scatole cinesi dei subappalti, dati a cascata da cooperativa a cooperativa. Purtroppo, se è vero com'è vero che il ruolo storico e lo statuto delle cooperative sia stato importantissimo, ora dietro alle condizioni particolari di cui godono le cooperative si celano degli abusi intollerabili. E che Hera, Akron e Omega non vengano a dire che non ne sapevano niente. Qui ci sono lavoratori in stato di semi schiavitù: lavorano otto ore al giorno, in busta paga ne segnano la metà e alla fine, nell'assegno, ce ne sono ancora di meno. Molti presentano irritazioni cutanee, e ci sono stati due casi di epatite B. Crediamo che sia doveroso procedere con le indagini e che il Presidente Errani, se c'è, che batta un colpo e faccia capire che non tollererà oltre che nella sua Regione esista ancora la schiavitù.
Dulcis in fundo è vero che Paolino Ferrara, l'Amministratore Unico che ha condotto Omega Group per oltre un anno, è un iscritto del PD? In quel caso, che cosa aspetta il Partito Dmocratico ad espellerlo per indegnità?

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Il Mese a 5 Stelle, numero 2, Luglio 2010
Il Mese a 5 Stelle, numero 1, Giugno 2010

A Medicina sembra che credano possibile costruire le case dal tetto: lunedì scorso è stata approvata una Delibera (favorevole la maggioranza, astenuto il PdL, contraria Rifondazione) con la quale il Comune concede per 25 anni ad un'azienda straniera, la Solon, cinque ettari di terreno per la realizzazione di serre fotovoltaiche. Fin qui, tutto bene. Peccato che nella delibera non si faccia alcun riferimento a ciò che dovrà essere coltivato SOTTO le serre, o a CHI dovrà farlo: dettaglio invece imprescindibile perché la Regione autorizzi la serra e quindi si possa accedere ai finanziamenti statali, che sono destinati ad integrare il reddito di un agricoltore grazie al conto energia GSE. È invece chiarissimo che l'unico scopo dell'operazione sia di tipo speculativo: il Comune di Medicina ha stipulato un contratto nel quale pretende di essere liquidato dell'intera somma nei primi dieci anni di contratto (che invece dura 25). E metterà addirittura l'intero importo del contratto a bilancio già dal primo anno. Che significa? Che il contratto serve al Comune per sistemare i propri conti, al futuro ci penserà chi verrà dopo. Anche la Solon, fra l'altro, è un'azienda che non ha nulla a che vedere con l'agricoltura. Per l'operazione speculativa ha approntato una SrL con appena 5mila € di capitale sociale (mi fa ridere!). E ieri l'Assessore Filippini, in Consiglio comunale, ha candidamente ammesso dicendo che 'gli unici introiti dell'azienda deriveranno dai contributi'. Ora la Solon dovrà trovare un partner agricolo, che speriamo sia solido, anche se ci pare improbabile: ci sarà un motivo se nel territorio di Medicina la coltivazione di serra non è adottata, no? Non vorremmo che si avvalessero di un prestanome solo per accedere ai contributi... Presenteremo al più presto un'interrogazione in Regione per chiarire se siano stati rispettati i parametri per attivare il Conto Energia GSE e se il Comune abbia tutelato al massimo l'interesse della comunità.

Grazie ai ragazzi della Lista MedicinAlternativa!

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Il Mese a 5 Stelle, numero 2, Luglio 2010
Il Mese a 5 Stelle, numero 1, Giugno 2010

fotovoltaico-energia-solare.gifAl convegno regionale "Energia per il territorio" (organizzato dalla Regione Emilia-Romagna per presentare i risultati del Piano Energetico Regionale e illustrare gli indirizzi per il piano energetico 2011-2013) abbiamo ascoltato la solita serie di annunci e proclami.

Si vuole raggiungere un "equilibrio con l'agricoltura ed il paesaggio", ma si continua a lasciare mano libera agli speculatori del fotovoltaico che stanno massacrando il territorio agricolo costruendo impianti su impianti. Troppo difficile partire dai tetti degli edifici pubblici, dalle pensiline dei parcheggi, dal costruito.
Si dichiara di voler incentivare il recupero edilizio, ma si continua a costruire su terreni vergini, edifici che non rispondono nemmeno a criteri costruttivi e di orientamento che erano conosciuti e seguiti già dai nostri nonni.
Si spendono parole sulla "cura del ferro" e poi la maggior parte dei finanziamenti vanno nella costruzione di nuove strade e autostrade.
Continuano con la retorica dell'"energia pulita" e prevedono poi di ricorrere alle biomasse per coprire una quota di oltre il 50% delle energie rinnovabili, mentre di pulito rimane ben poco visto che le attuali centrali non sono altro, quando va bene, che inceneritori con scarti di lavorazione dell'agroindustria.
Proclamano di voler arrestare il ricorso a fonti fossili e poi intanto danno il via alla costruzione di centrali a turbogas e alla ricerca di idrocarburi, con relative trivellazioni, in tutta la regione, incuranti, tra l'altro, dei problemi legati alla subsidenza del nostro territorio.
Non poteva mancare infine un richiamo alle mancanze dello stato centrale che deve ancora fissare i parametri energetici regionali, omettendo però di dire che un bilancio preciso del fabbisogno energetico dell'Emilia-Romagna non è stato ancora fatto.

La prima sfida del M5S
sarà quella di contrastare la politica delle combustioni finora portata avanti dalla regione Emilia Romagna in modo tale da andare realmente verso una decarbonizazzione della nostra economia. Questo realizzando il piano "nessun tetto abbandonato" atto ad accendere i motori della vera centrale elettrica della nostra regione, i tetti dei capannoni e delle abitazione dell'Emilia-Romagna, senza doversi adagiare sui finanziamenti pubblici.
Stessa cosa per gli incentivi finalizzati alla riqualificazione energetica degli edifici; affianchiamo agli interventi del governo un fondo di garanzia per i privati che intendano riqualificare energeticamente la loro abitazione.
Un piano dal quale vogliamo tagliare fuori i grandi speculatori e le grandi compagnie, favorendo la nascita di cooperative di cittadini residenti.
Inoltre, bisognerà battersi affinché i finanziamenti vengano vincolati all'esclusiva installazione di pannelli ad alta efficienza e prioritariamente ad installazioni di piccola taglia destinate all'autoconsumo.
La sfida del futuro sarà quella di avere un Piano energetico a "bilancio zero", tra i livelli di produzione ed i livelli di consumo, che dovrà , in proporzione alla crescita futura di energia prodotta da fonti rinnovabili, veder diminuire e riconvertire gli impianti di produzione di energia da fonti fossili. Chiediamo, inoltre, una moratoria all'autorizzazione di nuove centrali "turbogas" ed a nuove centrali a biomasse che non abbiano la garanzia del Km 0.

Giovanni Favia

consigliere regionale Movimento 5 Stelle - Beppegrillo.it

Questa mattina mi capita fra le mani Il Giornale e vedo una foto di Beppe Grillo in prima pagina.

Leggo e scopro che Beppe vuole i rimborsi elettorali! Confesso di esserci rimasto male...

Poi leggo meglio e scopro che siamo proprio NOI dell'Emilia-Romagna a volerli! Ci sono rimasto malissimo...

Poi leggo meglio e capisco. E' il solito articolo confezionato con agenzie di stampa (vecchie di quattro giorni fa, tanto da chiedersi se sia un quotidiano o un settimanale) e ricco di illazioni e informazioni parziali.

Sono quegli articoli che non fanno altro che confermarci che il V-day 2 di qualche anno fa non fu mal speso... Sulla professionalità di certi giornalisti e sulla credibilità di queste testate meglio sorvolare... Evidentemente il caso-Boffo non ha insegnato nulla al Direttore Feltri e a Il Giornale.

Mi sono sentito in dovere di fare questa smentita perché non voglio che sul Movimento, e su tutte le persone che credono in questo sogno, venga gettato fango. non staremo fermi a guardare.

Riportiamo sotto cosa abbiamo trasmesso alla Redazione de Il Giornale.

***

Disinformazione a mezzo stampa: il finto giallo dei rimborsi elettorali
Il Movimento 5 Stelle è l'unica forza politica a non volerli, eppure arrivano attacchi fuori tempo massimo
Il Giornale e il suo Direttore Feltri non hanno imparato nulla dal caso-Boffo?

Il Gruppo Assembleare del Movimento 5 Stelle desidera rettificare le lacunose informazioni riportate nell'articolo a pagina 7 del quotidiano Il Giornale datato 27 Luglio 2010.
Evidentemente Paolo Bracalini ha preferito limitarsi ad un copia/incolla di agenzie di stampa (ovviamente, solo quelle che facevano il proprio gioco) anziché svolgere una vera attività giornalistica. Pazienza, rimediamo noi.
La nostra richiesta di ricevere i rimborsi elettorali, inviata presso la Segreteria del Presidente della Camera e datata 5 marzo 2010, era stata fatta preventivamente in attesa delle decisioni dell'Assemblea degli Attivisti. In effetti prima delle elezioni pensavamo di ritirare i rimborsi per poi darli in beneficenza, per evitare che venissero spartiti fra le altre forze politiche. La nostra richiesta era a puro scopo cautelativo essendo stata spedita priva di dati di accreditamento che potessero consentire l'erogazione dei rimborsi. È fondamentale capire come tale richiesta non avrebbe mai e poi mai portato al versamento dei contributi. A meno che un incaricato della Camera non si fosse presentato direttamente negli uffici della Regione con una carriola colma di banconote. Naturalmente, Il Giornale ha preferito soprassedere su quest'informazione essenziale.
A differenza di quanto orgogliosamente affermato con orgoglio corporativo, l'intervento della stampa non ha cambiato assolutamente nulla: noi, quei soldi, non li volevamo, non li avremmo comunque ricevuti e non li riceveremo.
La Legge 157/3 giugno 1999, che regola l'assegnazione dei rimborsi elettorali, specifica chiaramente che sia necessario farne richiesta "pena di decadenza" (art. 1 comma 2). E così, in seguito alla nostra decisione di rinunciare ai rimborsi, è stato fatto: abbiamo lasciato decadere la richiesta evitandone la corretta compilazione ed invio formale con ricevuta di ritorno.
La somma di 193.258,87 € è effettivamente indicata in una delibera che assegna i fondi che, però, non sarebbero mai stati trasferibili per mancanza delle coordinate bancarie come ci ha confermato la Presidenza della Camera.
In data 23 Luglio 2010 abbiamo provveduto ad inviare un fax per ribadire la nostra intenzione di rinunciare ai rimborsi elettorali, per quest'anno e per gli anni a venire. A questa rettifica alleghiamo anche i fax con tanto di rapporto di trasmissione, visto che Il Giornale ama mettere nelle proprie pagine l'immagine di documenti. Sconfessiamo così anche l'inutile abstract in cui il virgolettato di Favia dice "faremo rinuncia scritta". Il verbo al futuro è sbagliato. "Abbiamo fatto rinuncia scritta" sarebbe stato più corretto.
La notizia è l'occasione per ribadire la vergogna di una classe politica che accetta la refurtiva elettorale, in barba al referendum popolare che nel 1993 abrogò, con il 90,3%, il finanziamento pubblico ai partiti. Che facciano come noi e, con rispetto della volontà popolare e delle difficoltà economiche del Paese, rimettano quel denaro alla disponibilità dell'Erario Pubblico.
Il vero scoop è che noi siamo gli unici a rinunciare a questi soldi. Mentre gli altri partiti con una mano ci additano a cattivo esempio e con l'altra se li intascano.
Ma passiamo al capitolo riguardante lo stipendio di Giovanni Favia. Anche qui è chiaro che fosse troppo faticoso alzare la cornetta per informarsi adeguatamente. Il giornalista ha preferito servirsi di notizie di terza mano.
Effettivamente è vero che Giovanni Favia disse, prima delle elezioni, che con 1300/1400 avrebbe vissuto benissimo. Quella era, più o meno, la cifra che percepiva da Consigliere Comunale e gli era sufficiente. Non ha però mai detto che avrebbe percepito proprio tale somma, sempre ripetendo che "a decidere sarebbero stati gli elettori e i sostenitori del Movimento". E così è stato: il suo stipendio e quello del collega Defranceschi, attraverso una sperimentazione politica mai avvenuta prima in queste terre, è stato fissato in 2.500 € da una riunione aperta a tutta la Regione, dove gli attivisti hanno deciso come pagare i loro eletti, convocata per il 17 Giugno 2010. Tante persone hanno potuto esprimere liberamente e pubblicamente il proprio parere.

Vi invitiamo a pubblicare integralmente la presente replica, dandole risalto pari a quello che ha avuto l'articolo di oggi richiamato in prima pagina.

Gruppo Assembleare Movimento 5 Stelle Emilia-Romagna
Andrea Defranceschi - Giovanni Favia

C'è voluto un esposto della Casa della Legalità, l'osservatorio contro la mafia ed i reati ambientali per sollecitare l'intervento del NOE, il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Bologna, a mettere chiarezza sull'area dell'ex zuccherificio di Finale Emilia, nel modenese. L'osservatorio ha lanciato l'allarme in seguito all'avvistamento di diverse e poco sospette aree riempite di rifiuti dai mezzi cingolati. "In quest'area non c'è terra, ma polveri grigie che rendono difficile la respirazione, vi sono plastiche di sacchi e copertoni di camion, vi sono detriti edili e pezzi di sacche che normalmente vengono utilizzati per sigillare amianto, vi sono bombole e tubature, mezzi interrati e mezzi a cielo aperto."

Ma anche i grillini finalesi (http://modena5stelle.it/), già nello scorso aprile, avevano denunciato una situazione poco chiara per via della gestione dell'area. Il loro comunicato, come purtroppo spesso accade, era rimasto senza riscontro da parte dei media. Eppure conteneva anche questa scheda, che ci fa capire qualcosa in più sulla situazione.

DI CHI STIAMO PARLANDO: ecco chi è la Eco.Ge

La Eco.Ge srl è una delle maggiori imprese italiane nel campo delle demolizioni e delle bonifiche, ha circa 150 dipendenti e fattura quasi 25 milioni di euro all'anno.
Ha sede a Genova ed ha come Amministratore unico Gino Mamone, figlio di Luigi Mamone, il calabrese intraprendente venuto al nord, in Liguria, negli anni '60, per avviare una lucrosa attività nel campo dell'edilizia.
RELAZIONE SEMESTRALE DELLA D.I.A.
Direzione Investigativa Antimafia - 2 vol. 2 semestre 2002
[...] Presenze significative sono state individuate anche in Liguria, ove la criminalità calabrese, presente sin dagli anni '60, si è manifestata tanto in ambito microcriminale, attraverso l'esercizio dello spaccio di droga al minuto, quanto in importanti settori economici quali l'edilizia, la ristorazione e, soprattutto, lo smaltimento dei rifiuti.
Le consorterie censite sul territorio sono riconducibili alle famiglie ROMEO, NUCERA, RAMPINO, MAMONE, FOGLIANI, FAMELI e FAZZARI.
[...] La famiglia MAMONE, proveniente dalla Piana di Gioia Tauro (RC) e collegata ai MAMMOLITI di Oppido Mamertina (RC), si è insediata a Genova, ove è titolare della società "F.lli MAMONE & C. di MAMOME Luigi" aggiudicataria di un cospicuo numero di appalti pubblici.
Di recente anche la Finanza, nelle sue indagini sui Mamone del 2007/2008, ribadisce: «Gino Mamone è stato segnalato per i suoi legami con la cosca della 'ndrangheta calabrese dei Mammoliti... E dalle telefonate emergono inequivocabilmente i rapporti con Vincenzo Stefanelli, detto Cecé, esponente della criminalità organizzata di stampo mafioso, titolare di un'impresa edile».
L'imprenditore titolare della Eco.Ge, Gino Mamone, è finito nel mirino degli inquirenti del resto più volte, principalmente per reati ambientali legati allo smaltimento dei rifiuti.
Nella inchiesta sugli affari del porto di Genova, di inizio 2008, si arriva al sequestro di tutti gli atti di concessioni e lavori affidate alla sua Società, per verificarne la regolarità.
Ma l'indagine ultima della magistratura di Genova, l'"Operazione Pandora", di giugno 2009, è la più pesante. Settanta perquisizioni in tutto il Nord Italia. Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d'asta, corruzione e false fatturazioni. Capofila del cartello di 13 imprese, tra cui le principali aziende italiane ed europee nei settori dell'edilizia e delle bonifiche, è proprio Gino Mamone.
Un cartello di imprese che vinceva sempre, e di cui faceva parte anche la "Flli. Baraldi spa" di S. Prospero.
"

Ci sembra che sia una situazione meritevole di approfondimento: in ballo ci sono svariati milioni di euro, la tenuta di un tessuto agro-economico come quello della bassa modenese, nonché la legalità contro la sempre più pesante infiltrazione della malavita in quella realtà economico-sociale. Stiamo studiando quindi un'interrogazione, da presentare alla Giunta, perché sulla vicenda si vada sino in fondo.

Grazie al nostro Gabriele e a tutti quelli che hanno lavorato per far emergere la questione.

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Il Mese a 5 Stelle, numero 2, Luglio 2010
Il Mese a 5 Stelle, numero 1, Giugno 2010

discaricaalberello

ERRATA CORRIGE - REPLICA A IL RESTO DEL CARLINO - IL GIORNO - LA NAZIONE - QN

In riferimento all'articolo intitolato "Rimborsi elettorali, il pasticcio dei grillini emiliani" (pag. 9 Il Resto del Carlino, 24 luglio 2010) desidero rettificare l'informazione proposta ai lettori.

A differenza del Movimento piemontese, che fece richiesta formale poi seguita da altrettanto formale rinuncia, noi inoltrammo solo una richiesta incompleta, priva di valore legale e delle coordinate bancarie, per cui non eravamo tenuti a nessuna disdetta formale. Lo facemmo a scopo cautelativo perché in quella fase nel Movimento era ancora viva l'opzione di ritirare i soldi per poi darli in beneficenza.
L'obiettivo comune era uno solo: quello di rinunciare ai rimborsi elettorali, con la garanzia che poi tornassero nelle disponibilità dell'Erario Pubblico e non venissero spartiti dalle altre forze politiche.

Il rimborso di 193mila Euro, a differenza di quanto affermato nell'ultima riga dell'articolo non era affatto "già in pagamento", ma semplicemente attribuito. Ci ha persino stupito che la nostra richiesta sia stata presa in considerazione dalla Camera, che ci aveva comunque confermato l'impossibilità di procedere al pagamento, stanti i mancanti dettagli bancari nella nostra comunicazione.

Dovrebbe invece creare scalpore e indignazione una classe politica che accetta la refurtiva elettorale, in barba al referendum popolare che nel 1993 abrogò il finanziamento pubblico ai partiti. Che facciano come noi e, con rispetto della volontà popolare e delle difficoltà economiche del Paese, rimettano quel denaro alla disponibilità dell'Erario Pubblico.

Stiamo parlando di belle cifre, e ci riferiamo solo all'Emilia-Romagna: al Pd andranno 1.306.201,52 euro all'anno per i prossimi 5 anni (cioè oltre 6,5 milioni di €), al PdL 789.798,68 euro per 5 anni (cioè 4 milioni in totale), alla Lega 440.150,85 euro (2,2 milioni in 5 anni), all'IdV 207.984,26 euro, che per 5 fa oltre 1 mlione. Sommando anche Udc (120.989,47 euro), Federazione della sinistra (90.316,92 euro) e Sel-Verdi (57.626,38 euro) e moltiplicando per cinque anni si totalizzerebbero 15,4 milioni di €. Un bel risparmio, no?

GIOVANNI FAVIA
Consigliere Movimento 5 Stelle Emilia-Romagna

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Chiariamo bene anche in tv...

Informazione fuorviante da parte della stampa: quei 193mila non potranno mai essere versati dallo Stato nel conto del Movimento 5 Stelle

Rieccoci, ancora una volta una bufala inizia abilmente a girare per il web.... hanno tentato di accusarci di falso, ripescando la nostra vecchia richiesta di rimborsi alla presidenza della camera (volutamente incompleta quindi ineficcace) fatta quando si discuteva ancora la possibilità di prendere i rimborsi per poi usarli a fini sociali. Come al solito tirano frecce spuntate. I tentativi di screditarci ormai sono continui e sempre più comici, tenete duro, dobbiamo rispondere agli strumenti dei media tradizionali con il tam-tam orizzontale dei cittadini!
A voi il comunicato!


Il Gruppo Assembleare del Movimento 5 Stelle desidera chiarire la situazione in merito alle notizie di stampa diffuse oggi, riguardanti l'assegnazione dei rimborsi elettorali.
La nostra richiesta, inviata presso la Segreteria del Presidente della Camera e datata 5 marzo 2010, era stata fatta preventivamente in seguito ad un'assemblea tenutasi a Bologna. In effetti prima delle elezioni pensavamo di ritirare i rimborsi per poi darli in beneficenza, per evitare che venissero spartiti fra le altre forze politiche. La nostra richiesta era a puro scopo cautelativo essendo stata spedita priva di dati di accreditamento che potessero consentire l'erogazione dei rimborsi.
La Legge 157/3 giugno 1999, che regola l'assegnazione dei rimborsi elettorali, specifica chiaramente che sia necessario farne richiesta "pena di decadenza" (art. 1 comma 2). E così, in seguito alla nostra decisione di rinunciare ai rimborsi, è stato fatto: abbiamo lasciato decadere la richiesta evitandone la corretta compilazione ed invio formale con ricevuta di ritorno.

Le notizie di stampa sono dunque incomplete. La somma di 193.258,87 € è effettivamente indicata in una delibera che assegna i fondi che, però, non sarebbero mai stati trasferibili per mancanza delle coordinate bancarie come ci ha confermato la Presidenza della Camera.

Per sicurezza oggi abbiamo provveduto ad inviare un fax per ribadire la nostra intenzione di rinunciare ai rimborsi elettorali, per quest'anno e per gli anni a venire.
La notizia è l'occasione per ribadire la vergogna di una classe politica che accetta la refurtiva elettorale, in barba al referendum popolare che nel 1993 abrogò, con il 90,3%, il finanziamento pubblico ai partiti. Che facciano come noi e, con rispetto della volontà popolare e delle difficoltà economiche del Paese, rimettano quel denaro alla disponibilità dell'Erario Pubblico.

Andrea Defranceschi ° Giovanni Favia
Gruppo Assembleare Movimento 5 Stelle Emilia-Romagna

Qui sotto potete vedere il fax inviato oggi alla Camera e i rapporti di trasmissione per i fax dei distinti uffici. A scanso di equivoci.

P.S. 24/07/10 Correggiamo quanto riportato da Carlino, Nazione e Giorno: E' vero che il Movimento del Piemonte, a differenza di quello dell'Emilia-Romagna, inviò revoca scritta alla presidenza della Camera in merito alla loro precedente comunicazione, ma è anche vero (e ad arte assente nell'articolo) che a differenza nostra il Movimento del Piemonte, effettuò una richiesta valida a tutti effetti e con tanto di conto corrente bancario. La nostra richiesta invece non necessitava di alcuna revoca essendo stata (in attesa di una decisione definitiva) formulata priva dei più basilari dati per approvare l'erogazione dei rimborsi elettorali.

Fax_Camera_M5S.pdf

Rapporti_Trasmissione.pdf

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Bretella si, bretella no

Ancora una volta i nostri Amministratori esultano per il via libera ad un'opera vecchia, concepita nel 1998 in quello che era un altro mondo - dal punto di vista economico e fisico.
Parliamo della Bretella Modena - Sassuolo, ipotizzata per favorire il traffico verso il distretto delle ceramiche. Ignorando la stazione dei treni di Dinazzano creata ad hoc. In un periodo di crisi, sia per le ceramiche che per le finanze pubbliche, PDL e PDL-L sono qui a festeggiare l'ennesima striscia di cemento.
Ma non tutti sono d'accordo.

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera.

C'è un generale coro di entusiasmo attorno al fatto che questa opera ha
compiuto un ulteriore passo verso la sua realizzazione.

Io non solo non mi unisco a questo coro, ma trovo quest'opera assolutamente inutile.
Percorro diverse volte a settimana l'attuale Modena Sassuolo, dalla pedemontana all'ingresso autostradale e non ricordo l'ultima volta in cui ci sia stato traffico su quest'arteria. Pertanto non vedo quali benefici quest'opera possa apportare.
Viceversa immagino la devastazione del territorio che invece andrà a comportare.

Il tutto sommato al fatto che non c'è nessuno che ipotizzi una "ripresa"del settore ceramico, quindi qualcosa che faccia aumentare il traffico. Non solo, ammesso e non concesso che il traffico possa aumentare, credo che tutti si dovrebbe lavorare per usare i treni e non i camion per trasportare le piastrelle... lo dicono tutti, ma nessuno fa niente in questo senso; anzi, festa grande alla prossima, assolutamente inutile, totalmente devastante, autostrada.

Io non sono certamente un estimatore dell'attuale governo; mi fa disperare il fatto che l'opposizione, al governo in queste terre, anziché chiedersi cosa faranno il prossimo anno gli attuali cassintegrati (mi dicono che siano 9000, voi avrete i dati precisi), gioiscano del fatto che milioni e milioni di euro vengono usati per
devastare il territorio, senza poter portare apprezzabili benefici né nel breve, né nel lungo periodo.
I soldi servono per le scuole, per la ricerca, per la salute, per dare un futuro ai giovani, per il trasporto su treno... non servono per inutili autostrade.

Grazie per l'attenzione.

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["Dai loro un'autostrada e la seguiranno ovunque". Cartello: INFERNO]

"Nella regione delle 105 mila firme contro la privatizzazione dell'acqua, nella terra dove anche diverse sezioni locali del Partito Democratico si sono messe al nostro fianco nella lotta per abolire la legge Ronchi, la classe politica locale non può tacere di fronte all'ennesimo inciucio della casta, dopo quello sul nucleare". Ci sembra che la nascita di AcquaLiberaTutti, il comitato bipartisan che punta a bloccare i referendum contro la privatizzazione dei servizi idrici, sia uno schiaffo alla volontà dei cittadini, di 1,4 milioni di firme. Fra i firmatari, ca va sans dire, si va dall'azzurro nostrano Giuliano Cazzola, a Sandro Gozi e Antonio Iannamorelli (Pd).
Ci piacerebbe sapere cosa ne pensi il Pd locale di questo accordo sottobanco preso dai suoi rappresentanti nazionali. Invece di prendere atto di un impegno forte della società civile contro l'espropriazione di un bene comune come l'acqua, i partiti perseguono evidentemente altri interessi. Quali? Si faccia il referendum, e vedremo cosa sceglieranno i cittadini.

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Ma il PD con chi sta a Imola?

Dalle notizie di oggi viene il dubbio che il Pd preferisca appoggiare il titolare di quella cooperativa che, per conto di Akron-Hera, schiavizzava i lavoratori fino a fargli cercare materiali da recuperare in "buste di pattume indifferenziato provenienti da Bologna" contenenti anche "sostanze chimiche e pericolose" ed usando come unico strumento le mani. Come Movimento 5 Stelle in Regione continueremo a seguire questa vicenda indegna - denunciata dal sindacato USB - così come l'intero tema del trattamento e raccolta dei rifiuti in questa regione, tema su cui molte sono le cose da chiarire, ma è già sufficiente quanto emerso finora per chiedere al partito che amministra Imola, il PD, di fare una scelta netta tra il sig. Ferrara, titolare della Omega Group (nonché iscritto al Pd) e i lavoratori sfruttati da costui.

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