Doveva essere un'ordinaria, breve seduta di Commissione Sanità. In agenda c'era la discussione della bozza di una delibera che dovrebbe stabilire le caratteristiche per i requisiti specifici di accreditamento delle Strutture di Geriatria ospedaliera.
Il Movimento 5 Stelle, com'è nella facoltà di chi partecipa alla Commissione ha presentato due proposte di modifica.
La prima chiedeva che sia norma che ai lavoratori contrattati dalle aziende accreditate vengano garantite le stesse condizioni retributive e di lavoro dei dipendenti, con rapporto subordinato. Questo, naturalmente, per evitare che i lavoratori stessi, troppo spesso sottopagati, siano costretti al doppio lavoro e si presentino quindi affaticati e poco lucidi al momento di svolgere il proprio delicato incarico, o che si creino infermieri di serie A o serie B. La richiesta andava anche in direzione di una garanzia in merito alle competenze e alla preparazione del personale.
La seconda proposta chiedeva che fossero precluse dall'accreditamento quelle aziende che non rispettassero la Legge 68 del 1999 per la quota di personale con disabilità assunto.
Apriti cielo. Ci è sembrato subito chiaro che stessimo rompendo un giocattolo. Il tempo stimato della discussione era di mezz'ora. Dopo quasi due ore di acceso dibattito, invece, la Commissione è stata sospesa senza essere giunti ad un'approvazione. Perché? La Maggioranza si rifiutava di procedere al voto sulla nostra proposta, adducendo motivazioni procedurali smentite dal Regolamento (art. 24 comma 6). Abbiamo dovuto richiedere due interventi tecnici della Segreteria di Presidenza per sbloccare la situazione. Nonostante questo, visto il caos generato, la Presidente Donini s'è vista costretta a sospendere la seduta con un Pd in evidente stato di tilt.

Com'è possibile che nessuno avesse prima richiesto l'adozione di requisiti così basici? Che tipo di interessi bipartisan si celano dietro alla concessione di accreditamenti facili? Sono davvero sempre rispettate le normative contrattuali regionali e nazionali?


Andrea Defranceschi

Giovanni Favia

Movimento 5 Stelle in Emilia-Romagna

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