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TRANSCOOP BUS è stata condannata per restrizione alla concorrenza nel trasporto di persone con disabilità di Reggio Emilia. A ciò si aggiungono le numerose lamentele dei cittadini per il servizio. La denuncia pubblica della Lista Civica Reggio 5 Stelle.

La vicenda del trasporto di persone con disabilità a Reggio Emilia è un grattacapo in cui a far le spese, come sempre, sembrano essere gli utenti, persone con noti e gravi problemi motori.

A fare chiarezza in questo quadro è stata l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che nel Bollettino Settimanale del 21 giugno 2010, ha pubblicato la decisione di condanna a ristabilire le condizioni di concorrenza del mercato.

I fatti

Tre società specializzate nel trasporto di persone con disabilità, aderenti a TRANSCOOP BUS, segnalano all'Antitrust che la TRANSCOOP BUS stessa non consente loro di uscire dal consorzio di imprese per svolgere autonomamente l'attività di trasporto.

Ad impedirlo un articolo del Regolamento interno di TRANSCOOP BUS , punto 4, art. 2,:

"è fatto divieto assoluto ai soci di porsi in concorrenza con la cooperativa, servendo o comunque prendendo contatti diretti con i clienti serviti da TRANSCOOP BUS".

"l'impresa socia si impegna, dalla data di perdita della qualità di socio (a seguito di recesso o di esclusione) a rispettare il seguente patto di non concorrenza: l'impresa associata, dopo l'uscita dal consorzio TRANSCOOP BUS, si impegna a non effettuare concorrenza al consorzio stesso proponendosi ai clienti serviti negli ultimi 5 anni tramite TRANSCOOP BUS"

In sostanza, se esci da TRANSCOOP BUS non puoi più fornire servizi ai clienti con cui hai abitualmente lavorato negli ultimi 5 anni.

Il 6 settembre 2007 Transcoop Bus estende ancor di più questo divieto:

"L'impresa associata, dopo l'uscita dal consorzio TranscoopBus, si impegna a non effettuare, direttamente, indirettamente e/o anche tramite imprese individuali, società o consorzi in cui il titolare dell'impresa individuale o il legale rappresentante della società uscita dal consorzio divenga titolare o socio e/o venga a ricoprire la carica di amministratore o di dirigente, attività in concorrenza al consorzio stesso, per un periodo di 2 (due) anni successivi alla cessazione del rapporto consortile e limitatamente ai clienti serviti negli ultimi 5 (cinque) anni tramite TranscoopBus. Il presente patto è limitato al territorio dell'Emilia Romagna".

Imponendo nella sostanza che chi esce da TRANSCOOP BUS non può fare nessun tipo di trasporto non solo con la sua impresa, ma anche con una società eventualmente ricostituita, per i successivi 2 anni in tutta l'Emilia Romagna.

Le tre imprese chiedono di poter uscire dal Consorzio, ma TRANSCOOP BUS si oppone ai sensi dello Statuto, perché sostiene che non ci siano le condizioni. Le tre imprese invece sostengono che, siccome viene violata la possibilità di agire in regime di concorrenza, si sentono legittimate ad uscire dal Consorzio Transcoop Bus. Su questo è attualmente in corso un arbitrato, avviato con atto del 21 maggio 2009, presso la Camera di Commercio di Reggio Emilia.

Risultato: secondo TRANSCOOP o si rimane dentro o non si lavora per 2 anni. Cioè non si lavora, perché il regolamento del Comune di Reggio Emilia prevede che le autorizzazioni per l'esercizio dell'attività di trasporto con noleggio con conducente decadano nel caso di sospensione dell'attività per un periodo superiore a sei mesi.

Ma sulla concorrenza non la pensa così l'Antitrust, la quale delibera "che il Consorzio TRANSCOOP BUS s.c. ponga immediatamente fine all'infrazione accertata e adotti le misure necessarie per ristabilire le condizioni di concorrenza nel mercato, comunicando all'Autorità, entro trenta giorni dalla notifica del presente provvedimento, le iniziative assunte a tal fine".

Questo conferma gli esiti dell'istruttoria inviati ai soggetti interessati in data 19 febbraio 2010, un cui l'Anitrust contestava a TRANSCOOP alcune disposizioni consortili contenute nel regolamento interno e una serie di condotte basate su tali disposizioni volte ad ostacolare l'uscita dalla compagine sociale dei segnalanti, al fine di impedire che essi svolgessero autonomamente il servizio di trasporto di persone con disabilità tramite noleggio con conducente, in concorrenza con lo stesso TRANSCOOP BUS, così limitando artificialmente la concorrenza nel mercato.

Le lamentele dei cittadini, la filiera dei controlli non funziona

Negli ultimi mesi diversi cittadini ci hanno segnalato:

- che i mezzi di trasporto di persone con disabilità sono spesso sporchi;

- che la copertura del servizio è parziale, per cui se devo chiamare un mezzo per andare in centro devo pagare, come persona con disabilità, 7 euro all'andata e 7 euro al ritorno. Un signore mi dice testualmente: "14 per un caffè a Piazza Prampolini mi sembra davvero troppo!"

- che quindi la copertura del servizio è garantita solo per scuole, sport ed altri sevizi sociali di questo tipo, mentre la vita di una persona con disabilità, come quella di tutte le persone, non è chiusa in sfere determinate all'Amministrazione Comunale.

- Che molte linee di autobus dovrebbero essere attrezzate di pedane, per rendere autonomi i disabili, ma molte pedane installate non funzionano per mancanza di manutenzione.

Chi deve controllare?

Dal 1998 l'Amministrazione Comunale ha affidato alle Farmacie Comunali Riunite il servizio disabili. A partire dal 2004 l'ACT, l'azienda dei trasporti, è divenuta un'Agenzia, ed ha gestito la gara per conto di Farmacie Comunali Riunite in base ad una apposita convenzione. La gara è stata vinta da TIL, società di trasporti controllata al 94.51 % da ACT, che ha poi affidato il 65% dei trasporti a TRANSCOOP BUS, il 15 % ad altri consorzi e il 20% l'ha gestito in casa.

L'Amministrazione Comunale pensa che quello delle persone con disabilità sia un problema di altri, in tutte queste scatole cinesi fatte di affidamenti, convenzioni, gare e subappalti?

Le Farmacie Comunali Riunite credono di essere esentate da ogni tipo di controllo solo perché la gara è gestita da ACT in base ad apposita convenzione?

ACT come Agenzia avrebbe proprio il compito di controllare che il trasporto pubblico, tra cui quello delle persone con disabilità, avvenga correttamente: TIL è una sua creatura, perché non controlla?

Infine TIL, ecco cosa dice riguardo a TRANSCOOP BUS rispondendo all'Antitrust: " per TIL non risultava conveniente la presenza di TRANSCOOP BUS quale unico fornitore del servizio di trasporto disabili, in quanto lo stesso non era in grado di garantire un'adeguata efficienza e qualità del servizio". La qualità del servizio, in osservanza ai fattori indicati nel contratto, e il rispetto degli obblighi in capo al subaffidatario, sono controllati da TIL, come ricordato dall'Antitrust.

Porteremo la questione in Consiglio Comunale lunedì con un ordine del giorno d'urgenza, per fare chiarezza sul sistema e sulla filiera dei controlli.

(Articolo di Matteo Olivieri, tratto da www.reggio5stelle.it)

1 commento

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  • user-pic

    Gentilissimo Favia.
    Le sottopongo un'argomento piuttosto spinoso,ma molto importante,che riguarda la sanità pubblica.
    Sono un'operatore che opera nell'ambito delle prenotazioni nel territorio di Bologna e provincia e con questa lettera
    sono certo di rappresentare il pensiero di tutti i miei colleghi,che ogni giorno hanno sotto gli occhi lo scempio
    delle migliaia di prestazioni prenotate ,non eseguite e mai disdette.
    Questo fa si che miriadi di prestazioni importanti e per le quali a volte si attendono mesi o addirittura anni vengano
    semplicemente mandate a buca,senza dare la possibilità a qualcuno di coprire quei posti.
    Infatti un malcostume radicato è quello di non dare mai la disdetta dell'appuntamento,creando così una cattiva
    gestione delle risorse sanitarie.
    Molto frequentemente accade che la persona si ripresenti allo sportello per prenotare ogni tipo di esame o visita
    (tac,risonanze,esami di laboratorio ecc)senza avere disdetto l'appuntamento prenotato precedentemente e senza dover
    rincorrere in nessun tipo di sanzione.
    Corre voce che a Ferrara,come molto probabilmente in altre città,venga fatto pagare il ticket della prestazione
    anche a chi non si presenta senza disdire l'appuntamento.A Bologna e provincia,posso garantire, questo non accade.
    Io mi domando come l'azienda USL,che fra le altre cose viene attaccata molto spesso per i lunghi tempi di erogazione
    delle prestazioni,non si sia mai posto il problema o faccia finta di non vedere.
    Molto spesso noi operatori, che siamo a nostra volta pazienti e cittadini,ci troviamo increduli per quanta risorsa viene
    gettata via,creando vuoti nelle erogazioni e mancati introiti per la sanità che mette a disposizione comunque specialisti e
    strumenti anche per chi non si presenta affatto.
    L'unica cosa di positivo che ho visto fare in tutti questi anni è stata l'applicazione di una buchetta nei punti di prenotazione
    dove le persone che non possono recarsi agli appuntamenti introducono le disdette,che vendono rimesse nel circuito dagli operatori
    ogni giorno e anche più volte al giorno.
    Come cittadini siamo veramente infastiditi
    1) Dall'atteggiamento di menefreghismo degli utenti che se ne fregano.
    2)Dall'indifferenza della sanità che è benissimo al corrente della situazione ma non si preoccupa minimamente di arginare il
    problema.
    Un esempio banale: la scorsa settimana ho portato mia figlia ad una visita endocrinologica pediatrica presso il S.Orsola
    di Bologna,visita per la quale si attendono alcuni mesi,i nominativi chiamati mancanti erano tantissimi nell'ordine di 4 mancanti ogni 6.
    è giusto questo?
    Eppure la ricetta sarebbe molto semplice,sarebbe sufficiente applicare una sorta di cauzione all'atto della prenotazione
    se l'utente si reca all'appuntamento,viene restituita se esente o viene scalata dal pagamento del ticket dovuto,altrimenti
    viene incamerato dalla sanità per coprire il costo comunque sostenuto.
    Sono pronto a scommettere che nel giro di pochissimo tempo sarebbero disponibili in rete tante di quelle prestazioni
    regolarmente disdettate da accorciare sensibilmente i tempi di attesa.
    Per evitare problemi sul posto di lavoro,visto l'argomento abbastanza delicato,sono costretto a scriverle in forma anonima,
    pregando un amico di inoltrarle questa lettera al posto mio.
    Sono convinto che questo accorgimento potrebbe essere di grande aiuto.
    Grazie ,buon lavoro.

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