
S'alza il velo sulla fantasiosa sostenibilità dell'impianto a biomasse di Russi (Ravenna). L'Onlus Clan-Destino, da anni in lotta perché questa speculazione affaristica mascherata da impianto di smaltimento non venga mai portato a compimento, ha riportato l'intervento in Consiglio provinciale dell'Assessore alla Qualificazione Ambientale della Provinciale di Forli/Cesena, Luciana Garbuglia. Nel suo intervento l'Assessore evidenzia che il materiale da bruciare non proverrà dal "famoso" raggio di 70 km dall'impianto, ma addirittura dall'estero, via nave.
" ... con un approfondimento successivo, si è proprio verificato che quell'Impianto (n.d.r. Russi) non è rivolto a reperire materiali sul territorio,... il tipo di Biomassa che viene utilizzato per quell'Impianto viene assolutamente da fuori, cioè non viene neanche dalla Regione Emilia-Romagna, non viene neanche dall'Italia, perché si utilizza il Porto di Ravenna come punto di tramite per l'utilizzo di quel tipo di Biomassa...".
È scandaloso che la farsa di questo inceneritore continui ad andare avanti nonostante tutte le evidenze che si tratti di un'operazione puramente affaristica che nulla, ma proprio nulla, ha a che vedere con il miglioramento dei servizi ai cittadini, con la salvaguardia dell'ambiente o con la economicità per la comunità . E' invece un progetto che costerà caro in termine di denaro e salute e alla zona di Russi e al ravennate in generale, e che certamente non creerà un circolo virtuoso dal punto di vista occupazionale. Esigiamo che l'Assessore Regionale all'ambiente riferisca in commissione, o in aula, se queste notizie siano fondate. Nel caso lo fossero, siamo di fronte ad un'evidente contraddizione rispetto alle delle motivazioni stesse per le quali l'impianto fu pensato.








Nel 2008 fui chiamato a Russi da alcuni colleghi per tenere una conferenza sull'impianto a biomasse che si stava progettando. Oltre a descrivere gli impatti ambientali e di salute che questi impianti producono (non dimentichiamo che sono di fatto degli inceneritori) facevo presente che ,stante la vocazione agricola della zona ,dove si producono prodotti anche di pregio (pesche e frutta DOP) mi risultava difficile credere che la popolazione locale fosse interessata ad avere un impianto inquinante in casa, Tra l'altro nell'ambito delle valutazioni utili alla riduzione di CO2 un impianto a biomasse deve avere "carburante" entro i 70-80 Km.; diversamente ̮̬ improponibile. Poicḫ̬ questa condizione fondamentale non esiste avevo paventato fin d'allora l'idea che poteva giÃÆÃ essere nella testa di qualcuno: che le biomasse afferissero dal porto di Ravenna. Porcherie di vario tipo come scarti di legna di scarsa qualitÃÆÃ , CDR, e quant'altro possa provenire sia da produzione nazionale che dall' Oriente sono reperibili a costi molto bassi. Se si considera che anche la legna in presenza di piccolissime quantitÃÆÃ di cloro produce diossina e altri PCB, oltre a formadeide (tutte cancerogene di classe 1 IARC) c'̮̬ poco da stare allegri. Circa il presunto impatto positivo sull'occupazione, mi limito a fare presente che sarebbe molto modesto. Esistono addirittura impianti a biomasse di discreta potenza che possono essere comandati addirittura a distanza. Altra cosa che non mi sfuggÃÆÃ¬ durante la serata fu uno scambio di accuse tra politici locali , cui fece riscontro una sostanziale alzata di scudi della popolazione. Per la serie che se la gente ̮̬ informata capisce benissimo la natura dei problemi. ciao a tutti
Per rispondere al primo commento, hai ragione a dire che se la gente viene informata capisce, ma a me sembra che i cittadini russiani stiano facendo di tutto per non interessarsi al problema. Nei vari incontri che sono stati fatti negli ultimi mesi per metterli a conoscenza dei gravi rischi alla salute che comporta la centrale noi si ̮̬ mai riscontrato, a mio parere, l'interesse che un argomento di questo genere dovrebbe suscitare, in particolare modo quando riguarda da cosÃÆÃ¬ vicino. Ad un primo incontro organizzato dall'associazione Clan-destino, al quale era presente la professoressa Patrizia Gentilini, c'erano al massimo 70 persone, ed in un un secondo incontro pubblico al quale era presente lo stesso Giovanni Favia, le persone presenti non erano piÃÆÃ¹ di 250. Mi sembrano dati un po scarsi per una cittadina che registra piÃÆÃ¹ di 10mila abitanti, senza contare che diverse persone presenti ad entrambe le serate provenivano da comuni limitrofi al diretto interessato ma che giustamente si sono sentite tirate in causa.
Com'̮̬ possibile quindi che la gente anche se informata sul proprio futuro preferisca restarne all'oscuro? Come si possono stimolare i cittadini a svegliarsi e a rendersi conto a ciÃÆÃ² a cui stanno andando in contro?
(Si accettano suggerimenti)
In merito ad impianti a bio masse (inceneritori), i famosi impianti ex zuccerifici rilevati da Italia Zuccheri e che devono essere rionvertiti, non sono anch'essi votati a ciÃÆÃ²?
Mi sorge la domanda: e noi, concretamente, cosa possiamo fare per cercare di impedire ciÃÆÃ²?
potresti aiutare i vari comitati (clandestino e articolo 32) oppure la lista civica LIBERARUSSI che si sta impegnando sull'argomento.
Mirko
Sono di Russi e giÃÆÃ dal primo incontro pubblico avevo pensato che il problema ̮̬ che una centrale di quelle dimensioni non si riesce ad alimentare con carburante proveniente da breve distanza (senza contare che si vogliono aprire altre centrali). Abbiamo tentato un ricorso al TAR ma non ho piu' avuto riscontri, credo non sia andato a buon fine. Anche io ho la sensazione che la maggioranza dei miei concittadini non sia interessata all'argomento, perÃÆÃ² una lista civica che aveva come punto principale il no alla centrale ha portato via molti voti alle altre liste nelle ultime amministrative. Sono pessimista sull'esito della vicenda, percḫ̩ mi sembra di vedere che anche se in Consiglio comunale ci fosse una maggioranza contro la centrale, le decisioni verrebbero imposte comunque da piÃÆÃ¹ in alto (Regione, Ministeri, "poteri forti")