Perché nessuno possa dire che non sapeva.
Perché se qualcuno si girerà dall'altra parte, lo farà con cognizione di causa.
Per non limitarci a "fare il compito", ma per provare a fermare la piaga dell'economia sommersa che strozza quella legale.
Nel volgere di pochi anni imprenditori spregiudicati, che calpestano in ogni modo il diritto del lavoro, hanno portato alla chiusura di decine di aziende sul territorio emiliano-romagnolo. Ditte i cui dirigenti avevano la sola "colpa" di rigettare l'idea che, per continuare a ad essere competitivi, i propri dipendenti dovessero lavorare oltre gli orari stabiliti ed essere sottopagati. Il rispetto dei diritti e il contrasto dell'illegalità è l'essenza della convivenza civile. Perchè, allora, Forze dell'ordine e istituzioni non agiscono in modo incisivo sulla lotta all'illegalità nelle fabbriche? Solo con un'azione collettiva di forze dell'ordine, enti locali e associazioni di categoria si può riuscire a sconfiggere questo sistema di illegalit à diffusa. Partendo da questa riflessione assieme alla Consigliera comunale di DestinAzione Forlì Raffaella Pirini abbiamo inviato a Sindaci, Prefetti, forze dell'ordine, associazioni di categoria, sindacati e ispettorati del lavoro dell'Emilia-Romagna, nonché al Ministero per lo Sviluppo Economico, un'interrogazione in Regione e un documento di accompagnamento che ne illustra la finalità (cliccate sui nomi per visualizzare i documenti). Il tema: un sollecito a tutti i soggetti chiamati in causa ad azioni concrete per combattere la concorrenza sleale da parte di imprese che sono illegali, perchè sfruttano manodopera in nero con costi pari a un quinto degli stipendi normali, e senza orari di lavoro. L'esempio tipico di ciò che questo impiego spregiudicato della manodopera ha prodotto è la crisi del settore del mobile imbottito a Forlì. In quella zona sono almeno sessanta gli imprenditori locali del settore che sono stati costretti a chiudere i battenti perchè non reggevano la concorrenza di contoterzisti sleali. Artigiani molto spesso di nazionalità cinese che sfruttano i connazionali per una manciata di euro. È importante quindi (e soprattutto ora che è iniziato il processo "divanopoli" presso il Tibunale di Forlì-Cesena che vede coinvolti diversi imprenditori forlivesi e cinesi), che le istituzioni aiutino le aziende della nostre regione a superare la crisi anche combattendo l'illegalità nei capannoni e la concorrenza sleale. Noi, dalla nostra posizione, non smetteremo di denunciare ciò che è sotto gli occhi di tutti giorno dopo giorno. Stiamo facendo, con l'inoltro dell'interrogazione presentata e del documento di accompagnamento, qualcosa che nessun altro aveva fatto prima, cioè di non trincerarsi dietro al fatto di aver presentato un semplice documento in Regione. Come Movimento 5 Stelle abbiamo deciso di rimboccarci le maniche e di agire per quanto è nelle nostre possibilità fare, senza delegare ad altri.
Frattanto, proprio questa mattina, ci è giunta la risposta della Giunta Errani, a firma dell'Assessore Muzzarelli: come sempre, sembra che la regione stia facendo il massimo. Non ne siamo convinti, stante la situazione. Muzzarelli si dice comunque pronto ad accogliere alcune nostre indicazioni. Ci sembra un passo nella giusta direzione.
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Un mese fa il Consiglio comunale di San Lazzaro di Savena, nel Bolognese, ha approvato un regolamento che vieta la sosta ai circhi con animali esotici e a rischio estinzione. Perchè la Regione non si impegna a convincere anche gli altri Enti a farlo? Questo l'obiettivo cui punta l'ultima Risoluzione depositata da Capogruppo e consigliere del Movimento 5 Stelle in Regione, Andrea Defranceschi e Giovanni Favia. La risoluzione, che verrà discussa in una delle prossime sedute dell'Assemblea legislativa, chiede che il parlamentino di viale Aldo Moro lavori per impegnare Giunta e assessore competente "ad attivarsi affinchè tutte le competenti istituzioni comunali presenti sul territorio emiliano- romagnolo provvedano a dotarsi di appositi regolamenti" e, soprattutto, "facciano divieto alla sosta nel territorio regionale di circhi e mostre viaggianti con esemplari delle seguenti specie al seguito: primati, delfini, lupi, orsi, grandi felini, foche, elefanti, rinoceronti, ippopotami, giraffe, rapaci diurni e notturni". Il tutto, ricordano Defranceschi e Favia nella risoluzione, anche alla luce di una delibera di Giunta datata 2007, dove si raccomanda che, "nell'ambito dell'attività circense, in futuro non vengano più detenute le specie in via di estinzione o il cui modello gestionale non è compatibile con la detenzione in una struttura mobile". Nello stesso anno, ricostruiscono i consiglieri regionali a cinque stelle, la Regione aveva recepito le linee guida d'indirizzo della Commissione scientifica CITES (Commissione scientifica per l'applicazione della Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione). Un documento in cui, sul mantenimento di animali in circhi e mostre itineranti, si sottolineava che "...le indicazioni inerenti i requisiti minimi non devono essere considerate come una giustificazione o invito a mantenere determinate specie nei circhi". Perchè, allora, non fare proprio il buon esempio del Comune dell'hinterland bolognese avviando una battaglia a tappeto di sensibilizzazione?
In Regione è stato siglato un accordo secondo il quale gli aeroporti di Forlì e di Rimini dovranno presentare un piano industriale condiviso entro breve tempo per "accorpare" le proprie attività . Una fusione, per ora soltanto virtuale, già benedetta a destra e a manca. Ci domandiamo però quale folle imprenditore accetterà di accollarsi la gestione di un doppio carrozzone, in cui ogni struttura è duplicata inutilmente - dalle piste, agli uffici - per colpa delle passate logiche campanilistiche. Il Fellini e il Ridolfi distano infatti appena sessanta chilometri. Secondo noi quest'operazione non farà altro che procrastinare le sorti di un inutile baraccone, in cui tutti litigano (a partire dalle compagnie aeree che di settimana in settimana si spostano da uno scalo all'altro. Invece di plaudere all'operazione, la Regione dovrebbe piuttosto iniziare da subito a riflettere sulle so rti delle migliaia di dipendenti dello scalo di Forlì. Che a breve potrebbero trovarsi nelle stesse condizioni in cui si erano trovati i lavoratori di Alitalia.
BOLOGNA - Con il voto favorevole dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle è stata approvata la legge regionale presentata dalla giunta e già emendata con successo in commissione, relativa alle "Disposizioni per la promozione della legalità e della semplificazione nel settore edile e delle costruzioni a committenza pubblica e privata". L'argomento, la legalità e la lotta alle infiltrazioni criminali nella nostra economia, era ed è di fondamentale importanza oltre che di stretta attualità . Da tre anni denunciamo con forza le infiltrazioni di camorra, n'drangheta e mafia nella nostra economia. Per questo il
Abbiamo sempre detto gli eletti del MoVimento 5 Stelle sarebbero stati dei portavoce dei cittadini nelle istituzioni, assumendosi la responsabilità dell'attuazione del programma partecipato.
Il fatto che la Regione Emilia-Romagna riconosca l'organizzazione di produttori di agroenergetico è un segnale preoccupante perché si sta stravolgendo il concetto originario stesso di agroenergia. La produzione di elettricità attraverso la combustione di biomasse dovrebbe essere un corollario all'attività di coltivazione di alimenti, una maniera intelligente per riutilizzare gli scarti. Invece ora è in corso lo svilimento del ruolo stesso dell'agricoltore, ridotto a tassello di un ciclo energetico a somma negativa. E' criminale pensare di sottrarre terreni alla coltivazione di prodotti alimentari per far crescere piante al solo scopo di bruciarle. La Regione sembra daltonica nel confondere il verde con il grigio.
La Regione Emilia Romagna valuti la produzione di energia eolica da micro-impianti installati sui piloni degli impianti sciisitci del nostro Appennino: pensiamo alle stazioni modenesi dal comprensorio del
Il Comune di Bologna si avvia verso una massiccia privatizzazione del settore educativo e scolastico, per colpa dei tagli da Roma e di una ripartizione di spesa rivedibile, ad un aumento delle rette degli asili e al peggioramento - di contro - della qualità dei servizi. É in atto, e domattina ci sarà una manifestazione davanti al Teatro Testoni, un'importante mobilitazione dei sindacati e delle famiglie per tutelare i diritti dei lavoratori precari e quelli di genitori e bimbi. E la Regione che fa per salvaguardare il sistema del welfare felsineo, noto da sempre per la quantità e qualità dei servizi alla persona? Per saperlo abbiamo presentato
Ancora una volta i cittadini bolognesi si vedono calare sulla testa una decisione importantissima per il patrimonio della città senza aver avuto voce in capitolo. L'amministrazione cittadina, in epoca di commissariamento, ha pensato bene che - per fare cassa - si debbano vendere al miglior offerente le ex aree militari. E' un fatto gravissimo; aggravato dal silenzio assordante delle forze politiche attorno a questa decisione. Noi crediamo che i laboratori di urbanistica partecipata per la città debbano essere a monte del processo decisionale, e non a valle come successo in passato. Negli anni scorsi s'è fatta poca partecipazione concreta e molto marketing. Alle persone veniva lasciata la "libertà " di decidere dove mettere una panchina, o che tipo di albero impiantare. Ma la visione globale della città era loro preclusa. La cosa che preoccupa è il completo silenzio da parte dei partiti politici. Nessuno ha niente incontrario a questo impoverimento collettivo? Chi tace acconsente, deduciamo quindi che i partiti siano d'accordo. D'altronde sono tutti troppo occupati a parlare di nomi invece di lavorare per presentare ai cittadini un progetto innovativo per Bologna. Un progetto di cui invece la città avrebbe disperatamente bisogno.
Fra i cascami del demagogico e razzista "pacchetto sicurezza" del 2009, che ha seminato molta insicurezza fra le persone straniere ma non ha accresciuto di una virgola il senso di sicurezza per gli italiani, c'era il rischio che le persone non in regola con il permesso di soggiorno, smettessero di recarsi al Pronto Soccorso per paura di essere identificate e segnalate alla questura come "clandestini".
Va riconosciuto all'Assessore al bilancio del Comune di Ferrara uscente Roberto Polastri di aver operato in un periodo di restrizione della finanza pubblica e di aver agito, obtorto collo, per il contenimento della spesa corrente. Punto.
Già ci sono moltissime situazioni pericolose per l'ambiente, in questa regione. Perché andare a crearne di nuove? Sembrava proprio invece che il Comune di Villa Minozzo (RE) volesse infilarsi in un ginepraio di problemi, apportando una variante al PIAE (Piano Infraregione delle Attività Estrattive). L'idea era quella di costituire una cava di materiale lapideo in località Mulino del Porcile, sulle rive del fiume Secchia. Eppure quello dei Gessi Triassici è un SIC (Sito di Interesse Comunitario)! Com'è possibile che l'amministrazione ci passasse sopra? Alla faccia del consumo del territorio! Per fortuna abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da attivisti di associazioni ambientaliste reggiane e modenesi, quindi siamo riusciti ad attivarci in fretta. Abbiamo approntato un'interrogazione, già depositata presso la Giunta Regionale, per chiedere che la costruzione di questa cava venga fermata ancor prima di cominciare, senza se e senza ma. Non si tratta solo di vincoli territoriali, ma di impatto ambientale: la cava avrebbe dovuto sorgere a circa 100 metri dall'alveo del fiume, e si prevedeva l'estrazione di 225.000 metri cubi di materiale (ammesso che si sia mai vista una cava che rispetti tali limiti): beh, avrebbero significato 20.000 viaggi di camion verso l'impianto di trasformazione, una decina di chilometri a nord. E tutto questo mentre la Regione professa di voler chiudere le estrazioni di ghiaia nelle aree fluviali, non solo a parole. Infatti c'è una Legge Regionale che regola le Attività Estrattive (art. 35/36 legge regionale 17 del 1991) che vieta espressamente le cave in aree protette.
Liana Barbati ci segue con costanza. Ne siamo felici e apprendiamo che oggi ha depositato una interrogazione praticamente uguale a quella presentata pubblicamente
In tempi di magra, perchè gettare una pioggia di euro in telefonate quando basterebbe installare Skype anche nei sette piani di uffici in viale Aldo Moro? Se lo chiede, con un'interrogazione alla Giunta regionale, il consigliere a 5 Stelle Giovanni Favia. Che all'amministrazione del presidente Vasco Errani domanda se non ritenga "utile e vantaggiosa, soprattutto economicamente, l'installazione e l'abilitazione dell'applicativo con le opzioni previste, a titolo non oneroso del sistema, su tutte le postazioni informatiche presenti" nei palazzoni dell'Ente Regione. Intanto, poi, perchè non lasciare alle strutture più "tecnologiche", come il nostro Gruppo consigliare, la possibilità di avviare "una sperimentazione dello strumento tecnologico a costo zero"? Il tutto a fronte di una scelta gestionale che, con ogni evidenza, di convenienza economica non è: come quella di utilizzare "un prodotto commerciale della famiglia Microsoft, usato ovviamente a titolo oneroso". Diverse, sottolinea Favia nella sua interrogazione, le esperienze positive dell'impiego di Skype in vari enti ed istituzioni pubblici della nostra regione. Senza dimenticare che, grazie al programma a costo zero, "è possibile usufruire, su postazione PC, anche dell'opzione "video conferenza". Infine, "non esistono allo stato impedimenti di carattere tecnico, come confermato da responsabili informatici sia interni che esterni. Perchè, allora, mentre aspettiamo i tagli esemplari ai benefici della casta annunciati dalla Giunta, non partire da qui?
BOLOGNA -Era dal 14 luglio, data di presentazione della nostra risoluzione, che aspettavamo di poter discutere in Aula di come evitare di insistere nel sottrarre all'agricoltura i terreni, e ai contadini dignità , per rimpiazzarli con impianti fotovoltaici che potrebbero tranquillamente essere installati su tetti,capannoni,aree dismesse, terreni incolti, realizzando quella che Rifkin e Lester Brown chiamano "democrazia energetica". Cioè tanti piccoli impianti che fanno energia in primis per le famiglie in modo indipendente, invece che grandi reti e grandi produttori che centralizzano la gestione.
Che fine hanno fatto le analisi mensili dei famigerati Pfoa (acido perfluorottanico) e Pfos (perfluorottano sulfonato) nell'acqua potabile, interferenti endocrini presenti in quantità industriali nel Po? Sono passati sei mesi da quando Progetto per Ferrara ha sollevato il problema. Si ricorda che il Pfoa è tossico, mutageno, cancerogeno, teratogeno, se respirato o bevuto o mangiato col pesce e nella catena alimentare.






