Disgrazia, tragedia, calamità, emergenza. Sono termini estremi, che in Italia abusiamo per descrivere qualunque situazione complicata. C'è caldo d'estate? Incredibile! La chiamiamo "emergenza-caldo". Piove in autonno? E' "emergenza-maltempo". Se poi la pioggia, purtroppo, provoca danni consistenti e anche vittime, è "tragedia", "disgrazia", ma soprattutto "calamità". Calamità? Molto più spesso, solo la logica conseguenza di un completo disinteresse per l'ambiente, di politiche miopi, di mancanza di rispetto per la natura e i suoi cicli naturali. Tutto parte da lontano, ma qui è meglio evitare la discussione sull'effetto-serra, il riscaldamento globale, la deforestazione e il conseguente cambio drastico negli equilibri meteorologici della Terra. Limitiamoci alla nostra piccola Italia. Ci sorprendiamo che i terreni si "sciolgano" con le piogge. Ma perché? E' la naturale conseguenza dell'abbattimento indiscriminato degli alberi, dell'antropizzazione estrema anche di zone fragili. Le radici compattano e trattengono il terreno. Senza alberi, le frane sono all'ordine del giorno. Ci meravigliamo della furia dell'acqua, che intasa le città. Come mai, ci chiediamo? Le fogne e i canali di scolo mal manutenuti? Forse, ma anche la cementificazione a tappeto che caratterizza le nostre pianure e il nostro ambiente urbano. Nessuno spazio verde, solo parcheggi, centri commerciali, strade, autostrade. E l'acqua non filtra nel terreno, ma scivola sull'asfalto e diventa un torrente in un attimo. Com'è possibile non capire che le nostre azioni hanno una conseguenza, e che le prime vittime di queste politiche sconsiderate siamo noi stessi?
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