Serramazzoni, la strana storia dell'inceneritore a "biomasse" pronto a bruciare "rifiuti solidi urbani indifferenziati, materiali residui da confenzionamento, rifiuti industriali, scarti industriali, pneumatici e plastiche, rifiuti ospedalieri". Così si legge nell'allegato tecnico al progetto presentato dalla signora Stefania Minozzi che ha richiesto di costruire nella frazione di San Dalmazio nel comune di Serramazzoni (Modena) un inceneritore a biomasse da 20.000 tonnellate l'anno. Un impianto che utilizzerebbe la tecnica della "dissociazione molecolare" che in realtà non brucerebbe solo scarti biodegradabili (cioè biomasse) ma rifiuti di ogni tipo. In pratica un inceneritore mascherato. Una follia contro la quale il Movimento 5 Stelle ha deciso di opporsi senza se e senza ma, appoggiando il locale Comitato e presentando una interrogazione in Regione con il consigliere Giovanni Favia. Tanti gli aspetti da chiarire che smontano questo progetto senza senso contro il quale il Comitato Salute Ambiente di San Dalmazio ha presentato anche un esposto per annullamento degli atti. Favia chiede alla Regione di esprimersi su un punto: "Nel suo atto per conto del Comitato Civico di San Dalmazio l'avvocato Fregni, ricostruendo tutto l'iter autorizzativo presentato dalla signora Minozzi Stefania, ricorda che a suo parere si configura un "illegittimità dell'atto amministrativo in violazione dell'articolo 16 delle N.T.A. del Comune di Serramazzoni e dell'art. A-21 Legge Regionale 20/2000 insussistenza dei presupposti". Ma non è finita: l'impianto sarebbe costruito a 250 metri da un asilo. Inoltre la via d'accesso all'area è servita da una cosidetta "strada bianca", difficile far passare ogni giorno possenti tir. Un progetto senza senso che chiediamo sia bloccato ad ogni livello istituzionale.








se è veramente un dissociatore molecolare,non sarà mai un inceneritore; informarsi mai,vero?
Si informi meglio lei:
l’impianto che intendono costruire a San Dalmazio non è un inceneritore di tipo tradizionale, bensì è un inceneritore di nuova generazione: utilizza la gassificazione, a temperature medio-basse (circa 400°C), e trasforma i materiali di partenza in SYNGAS e CENERI.
E’ la stessa normativa a definirlo in questo modo: "impianto di incenerimento: qualsiasi unità e attrezzatura tecnica […] destinata al trattamento termico di rifiuti ai fini dello smaltimento, con o senza recupero del calore prodotto dalla combustione. Sono compresi in questa definizione l'incenerimento mediante ossidazione dei rifiuti, nonché altri processi di trattamento termico, quali ad esempio la pirolisi, la gassificazione [quest’ultimo è il processo utilizzato dall’impianto di San Dalmazio, come dichiarato nella relazione tecnica, n.d.r] ed il processo al plasma, a condizione che le sostanze risultanti dal trattamento siano successivamente incenerite" (Dlgs. 11 maggio 2005 n. 133, art. 2, comma 1).
Conseguentemente il Dlgs. 11 maggio 2005 n. 133, assimilando questo tipo di impianti agli inceneritori, li assoggetta alla stessa normativa per quanto riguarda le emissioni in atmosfera. Di fatto, noi cittadini dovremo “respirare” le emissioni di un inceneritore, e soltanto se questi limiti saranno superati avremo il diritto di protestare. Ma riteniamo vi sia una ulteriore aggravante: si tratta di impianti assai recenti e, nel caso specifico di San Dalmazio, si tratta di un impianto del tutto simile a quello ancora in sperimentazione realizzato nella discarica di Peccioli in Toscana. Chiediamo quindi ai proponenti dell’impianto: perché a Peccioli è stata scelta una discarica come sito idoneo per fare sperimentazione, mentre a San Dalmazio si vuole realizzare l’impianto in zona agricola vicina al centro abitato ed alle scuole materna ed elementare?
Per quanto riguarda la natura dei materiali che verranno introdotti nell’impianto è stata fatta molta confusione, ma ora vogliamo fare riferimento diretto alle relazioni disponibili agli atti presentate dalla Ditta che vuole realizzare l’impianto. Si invitano tutti i cittadini interessati a richiedere accesso agli atti per potere verificare direttamente quello che stiamo scrivendo e dicendo da tempo.
Più precisamente, dalla relazione tecnica generale, protocollata in Comune a Serramazzoni con n. 7756 del 03-07-2010 (a firma Ing. Daniele Zanni) si riporta l'elenco completo dei materiali organici che possono essere trattati termicamente dall'impianto:
- rifiuti solidi urbani indifferenziati
- frazione organica da rifiuti urbani
- biomassa
- materiali residui da confezionamento
- rifiuti industriali
- scarti industriali ed agricoli
- pneumatici e plastiche
- rifiuti ospedalieri
- scarti di macellazione
Chiediamo se questi materiali sono identificabili come “BIOMASSA”?
L’Amministrazione Comunale può aiutare i cittadini a chiarire questa preoccupazione?
Per quanto riguarda il contenuto massimo di inquinanti nella “BIOMASSA” in ingresso all’impianto, si riporta di seguito la tabella allegata alla relazione tecnica protocollata al SUAP con prot. n. 6028 in data 18-11-2010 (a firma della Sig.ra Minozzi Stefania):
Componente
Unità
Valore
Piombo (Pb)
g/t (secco)
450
Cadmio (Cd)
g/t (secco)
25
Cromo (Cr)
g/t (secco)
500
Rame (Cu)
g/t (secco)
500
Nichel (Ni)
g/t (secco)
120
Mercurio (Hg)
g/t (secco)
2
Zinco (Zn)
g/t (secco)
400
Tallio (Ti)
g/t (secco)
7
Antimonio (Sb)
g/t (secco)
750
Cobalto (Co)
g/t (secco)
45
Arsenico (As)
g/t (secco)
15
Manganese (Mn)
g/t (secco)
300
Stagno (Sn)
g/t (secco)
225
Vanadio (V)
g/t (secco)
120
Sodio (Na)
g/t (secco)
4000
Potassio (K)
g/t (secco)
2800
Alluminio (Al)
g/t (secco)
15000
PCB
g/t (secco)
2
Diossine e Furani
Mg TE/t (secco)
0.1
Come privati cittadini chiediamo alla comunità medico/scientifica che effetti hanno questi componenti sulla salute dei cittadini?
Chiediamo alla nostra Amministrazione Comunale se sono stati valutati attentamente e preventivamente gli effetti che questi componenti potranno avere sulla salute dei cittadini?