[dal giornale di oggi]

La Regione è completamente allo sbando nella lotta all'inquinamento: semplicemente non ha alcun tipo di visione globale e di strategia, e si barcamena fra una toppa e l'altra. Ma in questo caso le pezze sono peggiori del buco. Abbiamo già assistito al balletto dei blocchi del traffico a dicembre, revocati all'ultimo minuto grazie ad uno scroscio d'acqua salvifico. Ridicolo. Ora si paventa un secondo giorno di blocco, ma ancora si tentenna. Perché? Perché non c'è strategia, coerenza, e nemmeno informazione. Ci dicono che i livelli delle PM10, le polveri sottili, sono in calo da anni. Peccato che le più pericolose siano le nano polveri, che scendono fino al PM 0,1. Di quello non ci dicono nulla. E poi scaricare tutte le responsabilità sul traffico cittadino non ha senso: e il riscaldamento? L'inquinamento industriale e gli inceneritori? Le autostrade? (la nostra regione ne ha approvate altre 4). E' una vergogna: già siamo sfavoriti dalla conformazione terr itoriale e dalla situazione climatica della Pianura Padana, e in più ci toccano anche questi provvedimenti di facciata che vogliono svuotare il mare con un cucchiaino...
Gennaio 2012
I dati ufficiali che ci ha fornito la Regione, su nostra richiesta, non sono chiari e sono parziali ma possiamo dedurre che l'82% delle scuole non ha l'antisismica! Inoltre non esiste una mappatura regionale, e ci chiediamo come farà la Protezione Civile in caso di emergenza.
Abbiamo ottenuto questi numeri, che stiamo diffondendo, grazie ad un accesso agli atti che il Movimento 5 Stelle ha fatto lo scorso dicembre, e che scoperchia il pentolone: in Regione le scuole fatte prima dell'Ottocento sono il 5,7%, quelle dell'anteguerra il 24%, e solo il 18% a norma!
CONSULTA LA TABELLA CON I DATI
GUARDA COME CI HA RISPOSTO LA REGIONE
Un paio di mesi fa con un accesso agli atti abbiamo chiesto e ottenuto i dati ufficiali che riguardano l'adeguamento alle norme antisismiche delle scuole del territorio regionale. I risultati, come temevamo, sono agghiaccianti. Solo il 18% degli edifici scolastici è in linea con le norme di sicurezza, pur avendo l'agibilità ed essendo attivo e frequentato ogni giorno da migliaia di bambini e ragazzi. Ben l'82% degli edifici invece non è a norma. Qui ovviamente il problema viene da molto lontano, ed è stato sottovalutato da generazioni: s'è dovuta aspettare la tragedia di San Giuliano di Puglia del 2002 per attivare un piano straordinario di messa in sicurezza degli edifici. Ma la cosa gravissima è che la Regione non abbia che una vaga idea di quali scuole siano a norma e quali no. Come farà la Protezione Civile ad intervenire adeguatamente in caso di emergenza? Leggiamo cosa ci rispondono, testualmente, alla nostra richiesta di accesso agli atti: 'ln merito alle autorizzazioni antisimiche, si può genericamente dire (sic!) che tutto quanto costruito dopo il 1983-84 nei comuni classificati sismici in tali anni, e tutto quanto costruito dopo il 2005 nei comuni classificati sismici ''ex novo" in tale anno, può ritenersi a norma. Tutto quanto costruito precedentemente non risulta ovviamente a norma, fatti salvi gli edifici adeguati mediante interventi specifici.' Ecco, da queste parole si capisce la superficialità nell'approccio alla questione. La Regione Emilia-Romagna ci ha informato di aver investito circa 25 milioni di € per adeguare poco più di un centinaio di edifici scolastici; e ha concesso alcuni altri milioni per eseguire le verifiche tecniche su centinaia di edifici. Proprio un paio di giorni fa è stato annunciata dal Governo la proroga dei termini per ulteriori controlli. Un segnale di scarsa attenzione, secondo noi. Non ci sono stati forniti dalla Regione i riscontri sull'effettiva realizzazione delle opere, e quindi sul denaro realmente speso. Stupisce quindi molto una risposta così approssimativa e che una mappatura precisa non esista. Da questo si deduce anche che, per quanto l'anno di costruzione delle scuole sia nella maggioranza dei casi noto, la loro adeguatezza normativa sia ottenuta per deduzione: le percentuali potrebbero essere quindi soggette ad una lieve oscillazione. Crediamo sia comunque il caso di smetterla di spandere cemento sulla nostra regione per edificare solo villette, autostrade e centri commerciali e dedicarsi invece a mettere in sicurezza le nostre scuole.
I NUMERI
La Regione ci ha segnalato che in Emilia-Romagna sono presenti 1774 edifici scolastici e, stando ai documenti che ci sono stati forniti: 33 sono stati costruiti prima dell'Ottocento, 69 nell'Ottocento, 56 tra il 1900 ed il 1920; 269 tra il 1921 ed il 1945; 536 tra il 1946 ed il 1960; 390 tra il 1961 ed il 1975 e 335 dopo il 1976. Di 86 non ci è stata fornita alcuna datazione. Di scuole nuove, costruite dopo il 2005 e quindi certamente edificate con tutti i crismi di antisismicità, la Regione non ce ne ha indicata nemmeno una.
I Comuni emiliano-romagnoli dichiarati sismici sono ben 326, e solo 22 non lo sono (su cui sorgono 50 scuole, fermo restando che non ci sono nella risposta i Comuni della provincia di Piacenza). Sul territorio di questi 326 Comuni abbiamo potuto individuare solamente 192 scuole edificate dopo il 1983-84, di cui quindi si può "genericamente dire" che siano a norma... Alle quali aggiungiamo quelle "sistemate", prendendo per valida l'ipotesi più ottimistica, ovvero che gli interventi pianificati siano stati tutti effettuati e siano risultati risolutivi. Il numero di scuole a norma diventa 317, che non arriva quindi al 18% del totale. Quindi il restante 82% non lo è.
LE MANCANZE DELLA RISPOSTA
Alla richiesta di accesso agli atti la Regione ha risposto in modo lacunoso:
• per la Provincia di Piacenza non ci sono stati forniti dati, ma solo per la città capoluogo.
• A differenza della richiesta non ci è stato indicato, in nessun caso, quali scuole siano a norma con le normative antincendio e quali non lo siano.
• A differenza della richiesta non ci è stato indicato, in nessun caso, se l'agibilità sia stata concessa in seguito ad un'ordinanza del Sindaco.
• Da queste mancanze sappiamo che la Regione non è in possesso di una database che comprenda agibilità e norme antincendio per le scuole.
ANDREA DEFRANCESCHI
Capogruppo
Gruppo Assembleare Movimento 5 Stelle-Beppegrillo.it
Emilia-Romagna
LEGGI LA LETTERA DI INFRAZIONE DELL'UNIONE EUROPEA CONTRO L'INCENERITORE DI PARMA!
Il testo della lettera con la quale la Commissione Europea notifica la seconda procedura di infrazione nei confronti dell'Italia e di riflesso sui Comuni delle provincie di Parma, Reggio Emilia, Piacenza ed Iren Spa per l'appalto dell'inceneritore di Uguzzolo (Pr) è pesantissimo Nel documentano si sottolineano le ripetute mancanze nel procedimento di assegnazione dell'appalto, e si quantificano i costi in 315 milioni di euro!
La lettera strappa di faccia la maschera ad un'intera classe politica che ha prima voluto e poi difeso l'inceneritore a spada tratta contro ogni evidenza. Anche i Consiglieri Regionali del PD, che hanno votato contro la nostra risoluzione per le alternative all'incenerimento lo scorso luglio, o si sono fatti di nebbia al momento del voto, sono responsabili di fronte alla gente. L'Unione Europea nega che Iren Spa sia una società pubblica e che i Comuni abbiano una reale "governance" su di essa, cosa che denunciamo da anni. Inoltre la Commisione spiega che dalle carte in suo possesso le politiche di Iren Spa e dei Comuni delle provincie di Parma. Reggio Emilia e Piacenza violano le regole della libera concorrenza. Con questa dichiarazione della Commissione Europea termina la barzelletta che Iren Spa ed Hera Spa siano società a capitale pubblico che si muovono per il "bene comune" dei cittadini. A livello politico invece la Regione deve rispondere per aver coperto tutto ciò fino ad oggi sul caso dell'inceneritore di Parma. Ricordo le risposte di giustificazione di tali operazioni ed il silenzio vergognoso a fronte delle nostre risoluzioni da parte sia della maggioranza di Vasco Errani che del resto delle opposizioni, silenti. Su questo presenteremo presto una nuova interrogazione. Intantoribadiamo la nostra richiesta: fermare la costruzione dell'inceneritore di Parma puntare sulle alternative meno costose rispettando nell'assegnazione tutte le norme europee. Ma intanto a pagare dovranno essere i vari Vincenzo Bernazzoli e Vasco Errani, oltre a tutti i politici che hanno scelte scriteriate. Sono loro i responsabili politici di tutto questo, insieme ad Andrea Viero di Iren: se ci sarà una infrazione con multa dovranno essere loro a risponderne in solido, e non i cittadini.
L'Arpa di Bologna ha chiesto di sospendere le attivita' della Sintexcal, l'azienda produttrice di bitume con sede in zona Santa Viola che da anni è oggetto delle critiche dei cittadini, e che il Movimento 5 Stelle ha fatto oggetto di un'interrogazione nell'ottobre 2010 (insieme ad altre aziende insalubri, cui ci risposero così: http://demetra.regione.emilia-romagna.it/documentazione/assemblealegislativa/attoispettivo/IX/2010/669/risposta_ogg_669.pdf). L'ARPA ha chiesto quindi a Comune e Provincia di Bologna che "le attività dell'azienda vengano sospese fino alla realizzazione di idonei sistemi di trattamento delle
emissioni". Perché l'azienda rifiuta di adeguarsi, infatti "viene richiesto un adeguamento tecnologico dell'impianto che lo renda compatibile con il contesto urbano in cui si colloca,
adottando le migliori tecniche disponibili del settore."
Vediamo come evolverà la questione. Certo è che i cittadini si sono fatti sentire ancora una volta, e ormai nemmeno più l'ARPA riesce a scagionare queste aziende insalubri collocate nei centri abitati.
Abbiamo preparato un'interrogazione e una risolzuione perché la Regione si faccia interprete presso il Governo Nazionale di un riconoscimento della figura professionale degli odontotecnici. Sono infatti coloro che producono tutte le protesi che mettiamo in bocca, eppure agiscono quasi sempre 'nascosti' dai dentisti, a differenza che in altri Stati - dove odontotecnico e dentista sono un "team". Perché? Crediamo che sarebbe opportuno introdurre il sistema della doppia fatturazione, prima di tutto, che consentirebbe al consumatore di sapere quanto è costata allo studio dentistico la sua protesi e quindi quanto ricarico il dentista applica per i propri servizi. Cosa che favorirebbe anche l'emergere di molto lavoro nero, che purtroppo esiste. Inoltre per essere certi che le protesi siano fatte da laboratori seri e certificati (i casi di laboratori in cantina non sono certo rari, la cronaca ce lo conferma) sarebbe opportuno introdurre anche una tracciabilità della protesi obbligatoria. Insomma vorremmo che dentista e odontotecnico figurassero agli occhi del paziente e del Fisco come una squadra che lavora assieme per la salute della bocca. Chiediamo troppo?
Qui potete vedere il video della nostra dichiarazione di voto sulla campagna "L'Italia sono anch'io", per i diritti di cittadinanza.
ASCOLTA L'INTERVISTA RADIOFONICA A GIOVANNI FAVIA: http://chirb.it/fnC3fm
Da decenni la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) è presa in giro dal Comune e dalla Provincia di Bologna. Ormai è quasi una barzelletta, dal sapore tragicomico, la ricerca di una nuova sede per l'Associazione di Volontariato che, ricordiamo, è una ONLUS che svolge ricerca scientifica e assolve ad un importante ruolo di tutela della biodiversità e di recupero della fauna selvatica, con il CRAS (Centro Recupero Avifauna Selvatica). Da anni le promesse non vengono mantenute e Nadia Caselli (delegata provinciale) può raccontare una serie di episodi fantozziani di promesse fatte e mai mantenute. Ma recentemente è successo di peggio: alcuni anni fa la LIPU presentò un progetto di recupero di un edificio per avere una sede adeguata al CRAS: costo 140.000 €. La Provincia di Bologna nel 2006 lo recepì e nel 2007 una delibera stabiliva che l'intervento sarebbe stato cofinanziato da Regione (105.000 €) e Provincia (10.000 €), oltre a 25.000 € della LIPU stessa e all 'identificazione dell'immobile da concedere, dovere del Comune di Bologna. Ma il Comune, mostrando pigrizia e disinteresse sulla questione, non ha svolto il suo compito ed il finanziamento è stato revocato. E per la LIPU niente sede. Ora, questo atteggiamento del Comune è incomprensibile e colpevole, anche perché è noto a tutti che le disponibilità immobiliari da riqualificare non manchino. Un esempio? La casetta del custode di Villa delle Rose, in disuso e malridotta, potrebbe essere destinata proprio alla CRAS. Se non si trova in fretta una soluzione la Lipu dovrà chiudere, probabilmente già a fine febbraio.
Se la Lipu non sarà più in grado di svolgere il proprio servizio, il Comune sarà costretto a rivolgersi a dei privati, con un aggravio di costi per la collettività. La Lipu infatti non grava sulle casse comunali nemmeno per un euro, si basa sul lavoro volontario e ha una importante funzione pubblica. Lipu non è un'associazione come le altre, ma un vero e proprio partner dell'amministrazione nella tutela e recupero della fauna selvatica, non solo volatili. A chi porteranno ora gli animali gli agenti della polizia municipale bolognese quando li dovessero trovare?
Domani in Aula porteremo questa interrogazione a risposta immediata, cui la Giunta dovrà rispondere. L'obiettivo è capire quale sia la ratio per cui sono vietati gli impianti a biomasse nella zona di produzione del Parmigiano Reggiano ma non nella zona di produzione del foraggio che alimenta le mucche. Eppure le spore dei clostridi del digestato rimangono anche nel foraggio... Quindi?
dell'Assemblea Legislativa
MATTEO RICHETTI
Il sottoscritto consigliere
• i clostridi sono batteri anaerobici ubiquitari in grado di generare spore;
• tali organismi sono presenti e persistenti sul terreno, ma anche sulle piante e sono dannosi per gli animali;
• alcuni studi, tra i quali lo studio del Prof Henge Böhnel, dell'Università di Gottinga o di Ernst-Günther Hellwig, Direttore dell'Accademia agricola e veterinaria di Horstmar ritengono i clostridi pericolosi anche per l'uomo;
• i dubbi del Prof. Böhnel sono stati ribaditi durante la sedicesima European Biosolid & Organic Resources Conferences (tenutasi in Gran Bretagna, a Leeds il 14-16 novembre 2011) all'interno della quale si è tenuto un seminario dal titolo: Botulism and other scares - how do we reassure the public on the safety of recycled organic wastes;
• il foraggio coltivato in zone agricole interessate dall'attività di centrali a biogas, attraverso lo spandimento sul terreno del digestato prodotto dalle stesse, subisce la naturale contaminazione delle spore di clostridio;
• tale foraggio, se utilizzato come alimentazione per le mucche da latte, interferisce, attraverso l'azione delle stesse spore di clostridio, con i processi fermentativi dei prodotti lattiero caseari ad esse correlati, alterandone le qualità organolettiche;
• il disciplinare di produzione del Parmigiano-Reggiano all'art. 4 e all'art. 5 del regolamento di alimentazione delle bovine, prevede l'esclusione di insilati come nutrimento per le proprie mucche da latte;
• tale divieto ha origine proprio per lo sviluppo di clostridi nel processo di insilamento, i quali, essendo tramite le proprie spore estremamente resistenti, una volta entrati a monte nella filiera produttiva del Parmigiano-Reggiano non ne vengono più espulsi, provocando rigonfiamenti e quindi compromettendo a valle le forme di formaggio;
• i clostridi non vengono generati solo dal processo di insilamento, ma anche, come sopracitato, dalle attività fermentative all'interno delle centrali alimentate a biogas;
• uno studio del CRPA di Reggio Emilia ha recentemente sottolineato come, insieme a nitrati e aflatossine i clostridi siano la principale criticità da monitorare nella qualità dei foraggi per la produzione di Parmigiano-Reggiano DOP;
• la regione Emilia-Romagna con delibera 51 del 26 luglio 2011 esclude, in merito alla localizzazione degli impianti a biogas, le zone di produzione del Parmigiano Reggiano, proprio in virtù delle possibili contaminazioni;
• il consorzio Con.For.Me di Medicina (BO), secondo propria dichiarazione pubblica, coltiva e vende foraggio destinato proprio a mucche da latte che producono per il consorzio del Parmigiano-Reggiano;
• il comune di Medicina (BO) e' probabilmente in regione Emilia-Romagna, il più toccato dalla presenza di centrali a biogas, con relativo spandimento sul proprio territorio agricolo di digestato originato dalle stesse;
• sul territorio di Medicina insistono ulteriori richieste per l'insediamento di nuovi impianti a biomasse di varia potenza;
• per la regione Emilia-Romagna deve essere prioritaria la tutela dei prodotti DOP e delle proprie eccellenze;
• la produzione del Parmigiano-Reggiano con i suoi relativi standard di altissima qualità, deve essere garantita non solo dai regolamenti interni al consorzio ma anche, sotto il profilo ambientale, dalla pianificazione delle amministrazioni pubbliche, tutelando il territorio e quindi le materie prime;
• Quale fosse la ratio della delibera 51 del 26 luglio 2011, in cui veniva escluso dalla localizzazione degli impianti a biogas, il territorio individuato quale "Comprensorio di produzione del formaggio Parmigiano-Reggiano"
• se sia a conoscenza del fatto che il consorzio Con.For.Me di Medicina (BO) coltivi e venda foraggio coltivato in terreni adiacenti a centrali a biomasse, e destinato proprio alle mucche da latte di stalle che producono il Parmigiano-Reggiano;
• se ci sia l'intenzione di intervenire a tutela di un presidio DOP di valenza mondiale come il Parmigiano-Reggiano, allargando il divieto localizzativo a quei comuni, per produzione e destinazione di foraggi, assimilabili ai comuni del comprensorio parmigiano reggiano;
• se non ritenga di dover intervenire a tutela dei cittadini, chiarendo se i clostridi siano o meno dannosi per l'uomo;
• se la Giunta sia a conoscenza della quantità e dell'ubicazione dei fornitori di foraggio per le stalle con vacche da latte destinato alla produzione di Parmigiano-Reggiano; in caso di risposta affermativa, in quali comuni siano ubicati tali fornitori ed in che quantita';
• se, nel momento di stabilire le linee guida, siano stati considerati anche i fornitori che non facessero parte del territorio di provenienza del Parmigiano-Reggiano;
• se non ritenga qualificante estendere le linee guida regionali anche a tutti i fornitori che concorrono alla produzione di Parmigiano-Reggiano, impedendo la costruzione di centrali a biogas in suddetti territori.
Bologna, 12 Gennaio 2012
(Giovanni Favia)
QUI PUOI LEGGERE IL COMUNICATO_STAMPA_20120116_ParmigianoReggiano.doc
Un paio di giorni fa abbiamo appreso che l'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) ha negato il supporto economico per la sperimentazione della cura-Zamboni. (leggi articolo: http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/cronaca/2012/12-gennaio-2012/sclerosi-multipla-stop-zamboni-niente-fondi-la-nuova-cura-1902831541562.shtml)
Ma cos'è la cura-Zamboni? Guardate questo ideo: http://vimeo.com/33125319
Secondo noi impedire di percorrere strade alternative è sbagliato. Crediamo che sia giusto che ognuno segua la sua speranza, come ci dimostra il caso del nostro amico Matteo Dall'Osso (www.matteodallosso.org). Siamo contenti di poter dire che lo scorso 21 dicembre l'Assemblea Legislativa dell'Emilia-Romagna ha votato all'unanimità un ordine del giorno (nato da un emendamento proposto dal MoVimento 5stelle) in cui la Regione garantisce la copertura della sperimentazione (vedi video)
Qui sotto riportiamo uno stralcio della lettera aperta che Matteo ha inviato a tutti i neurologi:
http://www.matteodallosso.org/?p=1315
"
Cari Neurologi (con la "N" volutamente maiuscola),
vorrei fare un paio di considerazioni, rubandoVi solo pochi minuti.
[...]
Qual'è la vera ragione del mio non "dormire sereno" e la ragione per la quale vi sto scrivendo?
Semplice, il fatto che non riusciate a dire che probabilmente si vivrebbe meglio senza le giugulari malformate e chissenefrega della "Sclerosi Multipla", malattia di cui Voi siete "professori" (ma che non sapete da cosa sia causata, ne tanto meno sapete come "curare", perché le Vostre non sono "cure", bensì solo "trattamenti", "trattamenti" di tutta una vita...).
Probabilmente è vero che non ci siano dimostrazioni che le vene twistate sono la causa della malattia, ma è anche vero il contrario, cioè non c'è dimostrazione di "non correlazione" con la malattia stessa. Se siete veramente convinti che non ci sia nessuna correlazione, Vi invito davvero caldamente a farvele "chiudere", tanto non c'è nessun problema, giusto?
[...]
I pazienti non capiscono la Vostra totale chiusura e allora, se decidono di effettuare l'angioplastica dilatativa, lo tengono nascosto piuttosto che dirVi la verità, fatto di per sé gravissimo che dovrebbe farVi riflettere...
E vorrei spiegarmi ancora meglio con un ragionamento molto semplice.
Se scopro di avere le vene più importanti del corpo malfunzionanti è mio interesse ripristinare il circolo venoso corretto (se no madre natura perché le avrebbe fatte?), così come se scopro di essere intossicato da metalli tossici è mio interesse disintossicarmi con un protocollo di cura adeguato. Dopo tutto l'eziologia dell'SM è ancora sconosciuta. Scusate, qual'è l'errore in questo ragionamento? Al massimo "rischiamo" di star meglio, non Vi sembra? Non capisco e Vi garantisco che non sono l'unico a NON capire...
Da cittadino Italiano mi chiedo e vi chiedo per quale motivo non venga finanziata una sperimentazione potenzialmente rivoluzionaria con un costo 400 volte inferiore al totale speso in un singolo anno (cioè un 1 miliardo di euro).
[...]
La domanda allora è semplice: "perché non farla questa sperimentazione?". Sembra quasi che abbiate "paura" di perdere qualcosa... forse pazienti???
Da tempo non sono più in cura da nessun neurologo, è vero questa è solo la mia storia personale... Penso però che se continuate così ne perderete anche molti altri... Lo dico per Voi davvero, perché io di Voi non mi fido più e come me stanno iniziando a pensare tante altre persone...
[...],
ing. Matteo Dall'Osso
"
Qui trovate anche lo scambio epistolare fra Nicoletta Mantovani, Presidente Onorario della CCSVI (Insufficienza Venosa Cronica Cerebro-Spinale) nella Sclerosi Multipla e il prof. Gianluigi Mancardi, Presidente del Comitato Scientifico dell'Associazione Italiana Sclerosi Multipla:
Crediamo che la Regione debba bloccare il progetto dell'eolico industriale in realizzazione sul Passo di Santa Donna (Fidenza), a soli 2, 5 Km dal territorio della Riserva Naturale dei Ghirardi. Raccogliendo le istanze presentate da associazioni ambientaliste come il WWF abbiamo presentato un'interrogazione in regione e ricordiamo che lo scorso 9 novembre su questo progetto è stata presentata la documentazione per richiedere l'autorizzazione al Servizio di Valutazione impatto e Promozione sostenibilità ambientale.
CONTRO LE LINEE GUIDA DEL PTCP
L'impianto, costituito da tre generatori eolici alti ognuno 150 metri, si va a collocare in una area naturalisticamente importantissima, dove nidificano biancone, astore e falco pecchiaiolo, danneggiando irreparabilmente il paesaggio fin'ora intatto di questa porzione di Appennino, dalla lunga e celebrata storia, valico della strada che da Luni conduceva a Veleia in epoca romana, poi luogo di transito dei pellegrini medioevali sulla Via degli Abati, e teatro di scontri sanguinari durante la repressione nazifascista nella seconda guerra mondiale. Le tre torri eoliche saranno collocate esattamente sulla linea del crinale, identificato dal PTCP come "crinale principale". Un progetto che non sta in piedi dal momento che le Linee Guida recentemente approvate nel luglio 2010 vietano espressamente l'istallazione di pale eoliche sui crinali individuati dai PTCP.
DANNI ECONOMICI
Il paesaggio incontaminato rappresenta per gli i operatori turistici locali e l'economia della Valle l'unica fonte di reddito certo e la realizzazione di questo impianto rappresenta una seria minaccia alle loro attività. Verrà alterato per sempre l'orizzonte visivo, si ridurrà anche il valore immobiliare di edifici e terreni di tutta l'area tra Compiano, Borgotaro e Bardi, come verificato in tanti luoghi d'Italia dove l'interesse turistico è stato cancellato dalla costruzione di impianti industriali di elettrogenerazione eolica. Inoltre si cancellerà un luogo della memoria.
RISCHI PER L'AVIFAUNA
Colpite saranno anche le specie animali. Rischiano infatti di essere allontanate specie animali di rilevante interesse comunitario che nidificano nell'area, come biancone, astore, falco pecchiaiolo, averla piccola, tottavilla, succiacapre, come verificatosi anche nel vicino impianto del passo della Cappelletta. Tramite collisione diretta rischieranno di essere uccisi esemplari dei grandi rapaci veleggiatori che frequentano l'area per nidificare, nonché pipistrelli durante la notte. Il progetto presentato è in evidente contrasto con le Linee Guida Regionali in materia di tutela dei crinali significativi e andava quindi rigettato icto oculi.
STOP AL PROGETTO
Per quali ragioni il progetto non sia stato rigettato in seguito alla presentazione? Perché si è invece proceduto all'avvio del procedimento, che genererà invece inutili costi in termini di denaro e impegno di personale dipendente, dato che dovrà essere inevitabilmente bocciato in sede di VIA, stanti i vincoli escludenti presenti nell'area?noi chiediamo di bloccare ogni autorizzazione a tale progetto.
CONTRO PROPOSTA
Anziché puntare sulla produzione energetica tramite mega impianti industriali in zone paesaggistiche e di pregio dei nostri Appennini, è necessario promuovere l'utilizzo diffuso del microeolico e per quanto riguarda i grandi impianti industriali eolici utilizzare le piattaforme estrattive in dismissione al largo dell' Adriatico. Un tema già avanzata in data 18 ottobre 2010, con una precedente interrogazione presentata dal Movimento 5 Stelle, dove si citava uno studio della Regione Emilia Romagna del 2003 relativo al Progetto di Gestione Integrata Zone Costiere (GIZC) che stimava in 240 MW la produzione energetica eolica off-shore sfruttando tali strutture già esistenti.
La Regione Emilia-Romagna ha aggiornato in questi giorna la propria cartografia ufficiale e ha catalogato la frana di Ripoli come ATTIVA, inserendo quindi la quasi interezza dell'abitato di Santa Maria Maddalena nella zona rossa. Come sapete da parecchi mesi il Movimento 5 Stelle monitora la situazione della Variante di Valico, presenta atti in aula e denuncia l'evoluzione dei lavori. Il cambiamento di status della frana, che prima dell'inizio dei lavori di Autostrade era solo 'quiescente' (indicata in verde), provocherà un danno economico enorme ai cittadini di Ripoli, portando ad un grosso deprezzamento del valore delle loro proprietà. Chi comprerebbe mai una casa edificata su una frana attiva? Ma, naturalmente, il problema principale non è questo: il nodo della situazione è la sicurezza delle duecentocinquanta famiglie che vivono in quelle case, poggiate su un terreno franoso che lo scavo del tunnel sta facendo smottare. Con l'avanzare dei lavori il dissesto franoso sta seguendo gli scavi. Come può il Prefetto Nicola Tranfaglia persistere sul convincimento che non ci siano rischi per la popolazione? Come può la Regione Emilia-Romagna limitarsi a monitorare la zona, senza mai intervenire attivamente a tutela dei propri abitanti? Crediamo che questa vicenda possa inoltre costituire un pericoloso precedente: se a Gennarino Tozzi (Condirettore generale di Autostrade, responsabile nuove opere) e alle Autostrade è consentito fare simili opere in un contesto di frana attiva, come sarà possibile in futuro dire di no, eventualmente, ad altri che volessero costruire nuove case, ad esempio? Segnaliamo che la cartografia ufficiale della Regione Emilia-Romagna evidenzia un'evoluzione negativa della situazione dissesti lungo tutto il percorso appenninico della Variante. Come già denunciammo qualche mese fa anche l'imbocco sud è stato ora catalogato in rosso, frana attiva, per un'area molto vasta - mentre prima era verde, quiescente. Già allora dicemmo che il tunnel si sta spostando. Inoltre sono comparsi altri due sistemi franosi attivi, uno a nord di Ripoli - proprio in corrispondenza dell'ingresso nord del tunnel, e uno nei dintorni della località Selva. Autostrade sta minando la sicurezza del nostro Appennino. Fermiamoli!!!
ANDREA DEFRANCESCHI


Questa mattina i rappresentanti del Movimento 5 Stelle Giovanni Favia, Consigliere Regionale, e Alberto Papperini, Consigliere Comunale di Cesenatico, hanno presentato alla Procura della Repubblica di Forlì un esposto sul caso Gesturist.
La questione Gesturist pare configurarsi come l'ennesimo esempio di uso personalistico di cosa pubblica: l'enorme patrimonio del Comune di Cesenatico del valore di molti milioni di euro (campeggi, stabilimenti balneari, ristoranti, attrezzature turistiche, ecc.) che poteva essere utilizzato per ridurre l'ingente debito accumulato (50 milioni di euro) e per investimenti indispensabili alla collettività, è stato invece svenduto nel 2010 a cifre ridicole. Secondo noi la procedura di dismissione delle quote che il Comune di Cesenatico deteneva in Gesturist (oltre il 74%) non è stata corretta in quanto è stata abbandonata la dovuta evidenza pubblica. In pratica, Gesturist Spa ha attuato una serie di operazioni societarie che l'hanno portata a dividersi in due società: la prima da cedere ai privati, cui sono stati assegnati i beni immobili più pregiati, la seconda destinata ad esser posseduta al 100% dal Comune, a cui sono rimaste le briciole. La prima è la 'good company' privata, il cui passaggio di mano è stato indirizzato verso alcuni imprenditori designati. Come? Attraverso un diritto di prelazione mal interpretato, secondo noi, e introdotto per delibera a favore di quelli che già erano soci di minoranza in Gesturist. Ci pare che ci siano numerose stranezze che lasciano spazio al sospetto di un'operazione pilotata a danno dell'interesse pubblico e per questo abbiamo presentato il nostro esposto.
Alle diseconomie di gestione degli appalti dati dal Comune a Gesturist Spa senza gara pubblica e con scarsi controlli, che hanno danneggiato il bilancio comunale ed hanno causato un grave danno di immagine alla città di Cesenatico, si è successivamente aggiunta una 'svendita' di cui va verificata la legittimità (da tempo il nostro Consigliere Comunale denuncia la cattiva gestione degli appalti pubblici e del patrimonio comunale) Questo è periodo di saldi, ma in questo caso i saldi sono andati a sfavore di tutta la collettività e a favore solo di alcuni imprenditori 'amici'. Questo è un sistema che non vogliamo più tollerare. Vogliamo vederci chiaro, sapere come stanno effettivamente le cose, se l'amministrazione comunale abbia agito correttamente o meno e se sussista o meno un danno erariale: per tale motivo abbiamo presentato l'esposto anche alla Corte dei Conti.

GIOVANNI FAVIA
Consigliere
Gruppo Assembleare Movimento 5 Stelle-Beppegrillo.it
Emilia-Romagna
ALBERTO PAPPERINI
Consigliere Movimento 5 Stelle
Comune di Cesenatico
Voglio iniziare il nuovo anno con una buona notizia.
Vi ricordate la vicenda dell'Azienda Verlicchi? su questo blog ne parlammo qui
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/2011/04/hera-strozza-
le-aziende-come-le-peggiori-banche-vogliamo-un-nuovo-codice-etico.html
Io partecipai ad un presidio dei lavoratori la scorsa estate, la situazione sembrava disperata.
Pochi giorni fa mi è arrivato un messaggio dal roccioso Cesare, uno di quei lavoratori che si è battuto come un leone per salvare il futuro dell'azienda dagli squali, anche fisicamente, quando delle non ben identificate persone la notte entrarono per portare via i macchinari.... I lavoratori difesero le loro macchine di lavoro. Parti l'occupazione, poi si cercò la via della cooperativa autogestita, ed infine... ecco il messaggio:
"...Donati ha comprato, siamo di nuovo una fabbrica viva, attiva. Anche se il pensiero è ancora rivolto alla non piena occupazione - impossibile chiederla - delle maestranze. La fabbrica è salva e tornerà a produrre. Grazie per esserci stati sempre vicini, grazie per aver creduto in noi e averci sempre supportato.
Adesso noi possiamo ricominciare a vivere sereni, e a sognare un po' di
futuro. Sono molto contento, come sono contento di averti conosciuto, di aver conosciuto Massimo e i ragazzi del movimento.
Un abbraccio."
Queste parole riempiono il cuore, ed il pensiero va doveroso a tutte quelle
aziende che stanno lottando per la sopravvivenza. Mai arrendersi.
Giovanni Favia
PS: Video dello scorso aprile, quando Hera staccò la corrente alla Verlicchi...
La risoluzione, volta unicamente a tutelare i diritti dei lavoratori della redazione di Bologna dell'Unità, giornalisti e non, che che come tanti di diverse aziende si erano rivolti a noi preoccupati del loro futuro ed a cui abbiamo dato regolarmente ascolto, come nel caso di lavoratori della Rai regionale, di Etv-Rete 7, della Ferrari, della Maserati, dell' Omsa e di altre realtà , ha suscitato molte reazioni negative da parte di cittadini. In diversi casi reazioni diffamatorie, scomposte e sopra le righe, attribuendomi la folle volontà di concedere finanziamenti pubblici a un qualunque organo di stampa, incluso il quotidiano in questione.
Cosa che ho ribadito non era in previsione, avendo ben presente e condividendo la nostra posizione che ha dato vita alla raccolta firme del "Vday2" del 25 aprile 2008 per la libera informazione.
Lo spirito che mi ha mosso era quello dell'articolo 3 della prima parte della Costituzione della Repubblica Italiana, quella che tutela i diritti fondamentali di ogni individuo e che prevede che "tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
Dai cittadini tramite la rete sono state fatte anche molte critiche costruttive ed equilibrate, che hanno rilevato come determinate espressioni potevano essere facilmente strumentalizzate dai nostri detrattori, sempre in agguato.
Nella risoluzione,dovendo per forza creare un documento che potesse essere votato dalla maggioranza del consiglio di questa Regione, per ottenere lo scopo insito nella stessa, ho costruito assieme ai nostri collaboratori, un paio di frasi che secondo la rete e i cittadini non solo non lasciavano capire il vero spirito, ma addirittura si prestavano a troppe interpretazioni. Un errore che ho ed abbiamo colto.
Gli eletti del Movimento 5 Stelle sono dipendenti dei cittadini che li hanno votati . Quindi la prima cosa da fare è rivedere i contenuti delle proprie azioni politiche, qualora non vengano condivisi e/o sostenuti, ma anche magari non capiti. Pertanto, ascoltato il parere dei cittadini tramite la Rete ho ritenuto in coscienza di ritirare la risoluzione in oggetto.
Dai diversi contributi ricevuti in rete in questi giorni mi è stato possibile costruire un nuovo documento di respiro molto più vasto, in grado di coniugare diversi aspetti del nostro programma politico. Un documento animato non solo dalla preoccupazione per il futuro dei lavoratori e delle loro famiglie, ma più in generale dalla necessità di ripensare profondamente il sistema dell'informazione a carattere locale e regionale, slegandolo da logiche di assistenzialismo tramite finanziamenti pubblici e influenze della sfera politica-partitica.
Un esperimento forse unico, in cui i Cittadini scrivono un atto politico tramite la Rete ed il consigliere è alla fine quasi un semplice collettore e finale firmatario.
Un primo esempio cui aspirare, trattandosi di reale democrazia partecipata e diretta.
Il documento in questione è qui in allegato e sarà depositato il 9 gennaio alla riapertura degli uffici.
Un grazie a tutti e un magnifico 2012 a 5 stelle.
Andrea Defranceschi
LA NUOVA RISOLUZIONE CHE VERRA' DEPOSITATA E SOSTITUIRA' QUELLA PRECEDENTE
risoluzioneeditoria.pdf
I candidati a Movimento Cinque Stelle Emilia-Romagna
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Federico Pizzarotti -
Federica Cuppini -
Gianluigi Alvoni -
Giovanni Favia







