dicocoop.jpgÈ un'operazione commerciale strana quella della cessione del Gruppo discount DICO, che vende l'intera rete commerciale, in un momento storico nel quale gli unici brand a funzionare sono proprio quelli della grande distribuzione organizzata discount. Il gruppo conta 374 punti vendita, 125 dei quali in franchising.
L'acquirente, il gruppo TUODI dei fratelli Faranda di Roma (89 punti vendita specialmente a Roma e provincia tipologia discount, oltre ai 54 Despar) ha ceduto in cambio di 54 negozi Despar, Interspar e Ingrande.
Il gruppo Dico è un marchio della Coop, il che ha ulteriormente aumentato l'amarezza dei lavoratori, tenuti fino all'ultimo all'oscuro della trattativa. Vogliamo capire che ripercussioni coò possa avere sui lavoratori emiliano-romagnoli.

Ecco la nostra interrogazione.

Bologna, 18 marzo 2013

Alla Presidente
dell'Assemblea Legislativa
cons. Palma Costi


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA

Il sottoscritto consigliere Andrea Defrancechi

premesso che

• nel 1994, in contemporanea alla comparsa in Italia dei primi discount ad insegna straniera, dall'unione di Coop Romagna-Marche, Coop Emilia-Veneto, Coop Estense, Coop Nordemilia, Coop Liguria, Coop Lombardia, Nova Coop nasce Sviluppo Discount Spa con l'insegna commerciale Dico (Discount Coop) e nello stesso anno da Coop Toscana-Lazio nasce Gestione Discount Spa per operare nella Campania e nel Lazio;
• alla fine degli Anni '90 la Sviluppo Discount Spa, con lo scopo di creare un grande polo per il discount, acquista oltre 140 rami d'azienda da Gestione Discount Spa e da Topdì, catena discount di Conad, vengono aperti numerosi punti vendita diretti e in franchising; inoltre, nel 2005 acquisisce anche GeMa srl e i suoi 32 punti vendita in Veneto e Friuli Venezia Giulia con insegna Dix, che viene associata al marchio Dico;
• oggi Dico conta 374 punti vendita (249 gestiti direttamente e 125 in franchising, i negozi ad insegna Dix sono stati rinnovati, ristrutturati ed ora sono tutti ad insegna Dico), inoltre, fanno parte del gruppo 6 piattaforme logistiche CEDI (Centri di distribuzione), addette al rifornimento dei punti vendita, e 2 sedi operative, per un totale di oltre 2.000 dipendenti;

considerato che

• l'8 marzo 2013 l'amministratore delegato, Antonio Lanari, e il presidente, Mario Zucchelli, (presidente anche di Coop Estense, azienda socio di maggioranza di Dico Spa) hanno confermato ai lavoratori che l'intera rete Dico Spa sarà venduta al gruppo TUODI dei fratelli Faranda di Roma, in cambio di 54 negozi Despar, Interspar e Ingrande;
• la rete acquirente vantava 97 punti vendita, per lo più nella provincia di Roma: è, quindi, una rete assai più piccola di quella della Dico Spa;
• il passaggio di proprietà era stato anticipato su alcune testate giornalistiche; nulla, invece, era stato comunicato né ai dirigenti, ai quadri, ai lavoratori tutti dell'azienda, né ai loro rappresentanti sindacali;
• Dico Spa ha fatturato, nel 2011, circa 560 milioni di euro, una ventina in meno dell'anno precedente ed ha chiuso il bilancio 2011 con una perdita di euro 19.453.422, ripianata dalle Cooperative socie;
• Dico Spa aveva subito perdite d'esercizio anche nel triennio precedente, in controtendenza del segmento di mercato dei discount, praticamente unico nel settore della distribuzione commerciale a fare registrare andamenti positivi e in crescita;
• la cessione è stata motivata, a livello ufficiale, dall'esigenza da parte delle Coop di focalizzarsi sul core business dei supermercati e dei negozi di vicinato, formati più coerenti alla specializzazione dei gruppi cooperativi che aderiscono a Centrale Italiana ma appare evidente, invece, come la scelta delle 7 Coop, proprietarie di Dico, metta in luce l'evidente assoluta inadeguatezza del gruppo manageriale dirigente, incapace di ottenere risultati positivi e che sceglie la strada più semplice della cessione dell'intero segmento;
• è difficile individuare una logica nella cessione, oggi, dei Discount Dico, in un periodo di crisi economica devastante che ha ridotto il potere di acquisto e gli stessi consumi alimentari, spingendo sempre più famiglie a rifornirsi presso i Discount;
• la cessione appare, più come una svendita, che come un vero accordo commerciale motivato da considerazioni industriali e di mercato, inoltre non si conoscono né i piani commerciali, né l'effettiva solidità del nuovo gruppo che subentrerà;

evidenziato che

• quanto esposto sopra avviene in un'azienda, come Dico Spa, che ha volontariamente sottoscritto un codice etico, pubblicizzato anche sul proprio sito internet, in cui si afferma che "la gestione delle risorse umane ed i comportamenti svolti nell'esercizio delle competenze e delle funzioni assegnate devono essere improntati alla legalità, alla correttezza, alla trasparenza, all'obiettività, all'equità, all'imparzialità e alla dignità";
• in generale nel mondo cooperativo è presente una presunzione di diversità, in positivo, sia verso i lavoratori, sia verso i consumatori, ma in questa vicenda il comportamento della proprietà dei lavoratori non si discosta di molto da quello della tanto vituperata, giustamente, Bridgestone a Bari.

Interroga la Giunta regionale e l'assessore competente per sapere:

1) quale giudizio dia sull'intera vicenda che coinvolge il tessuto produttivo emiliano-romagnolo, sia come proprietà del gruppo Dico, sia come presenza sul territorio della rete commerciale Dico Spa;
2) quale sia la presenza effettiva del gruppo Dico Spa sul territorio regionale e se risultino possibili ripercussioni su di essa e sui lavoratori addetti derivanti dalla svendita di Dico Spa.

Il Consigliere (Andrea Defranceschi)
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