1205592-cantiere.JPGDIFENDIAMO L'AUTOCOSTRUZIONE: LE VITTIME DELL'ALISEI DALLA REGIONE AL SENATO


"È difficile descrivere la nostra disavventura perché non è semplice spiegare a parole la delusione e la frustrazione di sentirsi traditi da ciò che fino a prima di questa vicenda rispettavo e consideravo il massimo della credibilità: le Istituzioni e questi suoi rappresentanti. Sono stato uno sprovveduto e un idealista, lo so, e forse per questo l'impatto con la realtà e' stato molto duro. Chi ci ripagherà di tutto questo? Chi ci ridarà la fiducia nelle istituzioni?"

Matteo Mattioli (uno dei cittadini coinvolti, ora in attesa della causa che avvieranno nei confronti del Comune di Ravenna)

Questa è l'assurda vicenda di un gruppo di giovani che, con la lecita aspettativa di realizzare una casa per loro stessi e per le loro famiglie, hanno creduto in un progetto, dedicando per anni il loro tempo libero a costruire letteralmente con la proprie mani questo sogno, destinato a rivelarsi, come vi racconteremo di seguito, un amaro miraggio.

Dopo anni di lavoro, questo gruppo di famiglie ha visto calare il sipario sulle case autocostruite a Filetto: appartamenti previsti ma che non vedranno mai la luce, a seguito del crac della società appaltatrice. I lavori -- fermi per oltre due anni -- resteranno incompiuti. Una vicenda che si è riproposta uguale in diverse regioni e a firma della stessa associazione, l'Alisei ONG.

A giugno, ci siamo mossi in Regione con un'interrogazione a mia firma in cui chiedevamo se non si ritenesse opportuno accertare le responsabilità della vicenda, cercare assieme al Comune di Ravenna di trovare una soluzione quanto meno per annullare i pagamenti dell'ICI (ora IMU) che gli autocostruttori stanno ancora pagando sul terreno di Filetto, senza che sia stato ultimato il progetto; nonché di valutare ogni strada percorribile affinché possano essere completati i lavori del cantiere.
La Regione, strano ma vero, se n'è lavata le mani.
(QUI la risposta)

Così due giorni fa, abbiamo fatto approdare l'interrogazione elaborata da Elisa Bulgarelli in collaborazione del Movimento 5 Stelle di Ravenna in Senato, chiedendo al Ministro competente chiarezza a tutela delle organizzazioni non governative che operano correttamente e della pratica stessa dell'autocostruzione, e sulle quali a causa delle inchieste giudiziari riguardanti l'Alisei, rischiano di calare il discredito. Non per ultimo, a scapito delle famiglie che invece riescono a trovare in questa pratica un'importante risorsa.

Ma cosa è successo esattamente?

La vicenda, inizia nel 2003 in provincia di Ravenna, quando l'Associazione Alisei ONG presenta un progetto di autocostruzione di abitazioni rivolto a famiglie con basso reddito. Lo scopo dichiarato è quello di procurare una casa di proprietà anche a chi, in condizioni normali, non avrebbe potuto permettersela. La condizione per chi aderisce, era quella di dedicare il proprio tempo libero per costruirsi da solo la casa sotto la guida di persone esperte selezionate dal Comune e da Alisei, i quali si sarebbero occupati anche di reperire i fornitori e i finanziamenti.
Il Comune di Ravenna firma quindi un protocollo con la Alisei ONG nel quale si impegna a controllare e vigilare il corretto andamento dei lavori. Con un bando vengono individuate le famiglie che rispondono ai requisiti (sia italiane che straniere, poiché il progetto promuoveva anche l'integrazione), mentre Banca Etica anticipa il denaro.
Ma i problemi, puntuali, non si fanno attendere.

A un certo punto però, a settembre del 2008, i cantieri di Savarna e Filetto si bloccano: nonostante Banca Etica abbia infatti anticipato buona parte del denaro necessario, dietro per altro presentazione di Stati di Avanzamento dei Lavori non corrispondenti al vero, Alisei Autocostruzioni non retribuisce i fornitori, così i materiali smettono di arrivare.

A quasi sei anni dall'inizio dei lavori quindi, quattordici famiglie non abbienti hanno lavorato gratis per anni, non hanno ancora ottenuto una casa, e come se non bastasse, si vedono costrette al rimborso di denaro mai percepito. Al contempo, abbisognano di altrettanto denaro per ultimare una serie di villette a schiera che, nel complesso, a lavori ultimati, varranno la metà dell'ammontare dell'intera somma.

Nell'estate del 2012, il nuovo Assessore comunale dichiara pubblicamente che il cantiere Filetto non aveva ormai più speranze di essere terminato, e che il terreno sarebbe ben presto tornato al Comune; i cittadini della coop. Mani Unite decidono, per suscitare l'interesse dei media e delle pubbliche amministrazioni, di occupare il cantiere. Occupazione che prosegue per 94 giorni, in condizioni di vita difficilissime, senza luce, gas, acqua, infissi... (si veda il video inchiesta: http://tinyurl.com/8nd36u2)

Ma la storia non finisce qui.

Abbiamo scoperto che lo stesso progetto, con le stesse modalità, è stato avviato dalla Alisei ONG (gestite dal braccio operativo Alisei Coop) anche in Umbria, Veneto, Lombardia, Marche e Campania, e a breve anche in Puglia, e in molti di questi cantieri si sono già verificate le stesse situazioni critiche.

Ci siamo dunque mossi a livello regionale come nazionale: l'ultimo passo col deposito dell'interrogazione in Senato (LEGGI L'INTERROGAZIONE IN SENATO)

La stessa Alisei ha subito, nel corso degli anni:
1) un fermo amministrativo di euro 400.000 da parte della Protezione Civile, il 5 ottobre 2006, per la mancata consegna di un progetto di ricostruzione in Sri Lanka a seguito dello tsunami che ha colpito la zona del sud-est asiatico il 26 dicembre 2004 ed il recupero del finanziamento già erogato da parte della Cooperazione Italiana allo Sviluppo non è mai avvenuto;

2) A seguito di una indagine avviata dall'ufficio per la lotta anti frode (OLAF), culminata con una serie di ispezioni nei locali della sede di Milano, e della successiva verifica contabile da parte di EUROPAID (Ufficio di Cooperazione della Comunità Europea) nel luglio 2006, Alisei è stata condannata in via definitiva, con Ordinanza dell'8 febbraio 2010, dal Tribunale della Comunità Europea (Quinta Sezione) al risarcimento di euro 4.750.000 relativo a somme indebitamente percepite nell'ambito di progetti finanziati dal Fondo Europeo di Sviluppo (FES);

3) La revoca definitiva del contributo, da parte del Comitato Direzionale per la Cooperazione allo Sviluppo, per il progetto di Alisei in Etiopia a favore dei bambini di Awasa e il recupero coattivo di euro 188.000, quale prima rata già erogata, poiché l'iniziativa non risulta essere mai stata avviata, con Delibera n.85 del 8 maggio 2013;

4) La revoca del contributo, del Comitato Direzionale per la Cooperazione allo Sviluppo, per il progetto di Alisei in Bolivia di fornitura di energia idraulica rinnovabile attraverso micro centrali elettriche e il recupero coattivo di euro 280.000, quale prima rata già erogata, perché a seguito di una missione di monitoraggio sono emerse gravi criticità, tra cui il mancato invio dei fondi in loco da parte della citata Ong, con Delibera n.86 del 8 maggio 2013.

Ora pretendiamo risposte. E i cittadini, soluzioni. Va da sé, che non ci fermeremo finché non avremo ottenuto entrambe.


Andrea Defranceschi,
capogruppo Movimento 5 Stelle Regione Emilia-Romagna
Pietro Vandini,
capogruppo Movimento 5 Stelle Comune di Ravenna
Elisa Bulgarelli,
senatrice della Repubblica italiana

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