MoVimento 5 Stelle Rimani aggiornato su questa lista Iscriviti al MoVimento 5 Stelle

Inserisci la tua email per rimanere informato sulla lista certificata in questo comune





Tenetemi aggiornato
Sono disponibile ad aiutare la lista

MoVimento 5 Stelle

Ambiente

pinocchiopaese.jpgA novembre, il sindaco di Caorso Fabio Callori millantava di un grande accordo per la costruzione di un mega parco divertimento in provincia di Piacenza nell'area di Zerbio di Caorso *fatevi due risate*
Sulla stampa piacentina si potevano leggere dichiarazioni di questo tono: "Mille assunzioni, un casello autostradale ad hoc e la previsione di oltre tre milioni di visitatori il primo anno. Sembra avere tutte le carte in regola il megaparco divertimenti pensato da un imprenditore bergamasco e proposto agli amministratori della bassa piacentina, con l'accordo bipartisan dell'azzurro Fabio Callori, sindaco di Caorso e del collega di centrosinistra di Monticelli Sergio Montanari."
Una mega cementificazione senza senso in un area vasta già servita da parchi divertimenti come Gardaland e Mirabilandia e altri parchi enormi. Con gli amici del Movimento 5 Stelle di Piacenza abbiamo interpellato quindi la Regione. Se esistesse un progetto le procedure dovrebbero transitare anche dalla Regione. Cosa scopriamo oggi con la risposta dell'Assessore alle attività produttive Gian Carlo Muzzarelli? Che era tutta aria fritta!!! In poche parole i politici di Pdl e Pd che hanno diffuso quella notizia hanno raccontato bugie, fatto propaganda. Citiamo testuali le parole dell'assessore Muzzarelli di risposta alla nostra interrogazione:
"In riferimento all'interrogazione in oggetto si fa presente che non si ha notizia circa la realizzazione di un parco divertimenti in prossimità di Zerbio di Caorso". Prosegue poi l'Assessore affossando la notizia fatta circolare (a che pro?) dai politici piacentini a novembre. "Si è inoltre provveduto a richiedere informazioni in merito al Comune di Caorso, competente ai sensi della L.R. 9/99, allo svolgimento della procedura di verifica (screening) nonché del permesso di costruire, di un siffatto intervento e delle eventuali varianti urbanistiche , con nota prot. del 3 febbraio 2012, ha comunicato che "al competente ufficio non è arrivata alcuna richiesta di Valutazione d'Impatto Ambientale sul progetto relativo ad un mega parco divertimenti da realizzarsi in località Comune di Caorso".

"Si tratta lo stesso Comune di Caorso che annunciava il progetto alla stampa piacentina in novembre?
Mah.
Se mai questo scempio di cemento dovesse nascere diamo un consiglio su come chiamarlo: Pinocchioland.

[dal giornale di oggi]
fradagio2.jpg
La Regione è completamente allo sbando nella lotta all'inquinamento: semplicemente non ha alcun tipo di visione globale e di strategia, e si barcamena fra una toppa e l'altra. Ma in questo caso le pezze sono peggiori del buco. Abbiamo già assistito al balletto dei blocchi del traffico a dicembre, revocati all'ultimo minuto grazie ad uno scroscio d'acqua salvifico. Ridicolo. Ora si paventa un secondo giorno di blocco, ma ancora si tentenna. Perché? Perché non c'è strategia, coerenza, e nemmeno informazione. Ci dicono che i livelli delle PM10, le polveri sottili, sono in calo da anni. Peccato che le più pericolose siano le nano polveri, che scendono fino al PM 0,1. Di quello non ci dicono nulla. E poi scaricare tutte le responsabilità sul traffico cittadino non ha senso: e il riscaldamento? L'inquinamento industriale e gli inceneritori? Le autostrade? (la nostra regione ne ha approvate altre 4). E' una vergogna: già siamo sfavoriti dalla conformazione terr itoriale e dalla situazione climatica della Pianura Padana, e in più ci toccano anche questi provvedimenti di facciata che vogliono svuotare il mare con un cucchiaino...

inceneritore_pinocchio.jpgLEGGI LA LETTERA DI INFRAZIONE DELL'UNIONE EUROPEA CONTRO L'INCENERITORE DI PARMA!

Il testo della lettera con la quale la Commissione Europea notifica la seconda procedura di infrazione nei confronti dell'Italia e di riflesso sui Comuni delle provincie di Parma, Reggio Emilia, Piacenza ed Iren Spa per l'appalto dell'inceneritore di Uguzzolo (Pr) è pesantissimo Nel documentano si sottolineano le ripetute mancanze nel procedimento di assegnazione dell'appalto, e si quantificano i costi in 315 milioni di euro!

La lettera strappa di faccia la maschera ad un'intera classe politica che ha prima voluto e poi difeso l'inceneritore a spada tratta contro ogni evidenza. Anche i Consiglieri Regionali del PD, che hanno votato contro la nostra risoluzione per le alternative all'incenerimento lo scorso luglio, o si sono fatti di nebbia al momento del voto, sono responsabili di fronte alla gente. L'Unione Europea nega che Iren Spa sia una società pubblica e che i Comuni abbiano una reale "governance" su di essa, cosa che denunciamo da anni. Inoltre la Commisione spiega che dalle carte in suo possesso le politiche di Iren Spa e dei Comuni delle provincie di Parma. Reggio Emilia e Piacenza violano le regole della libera concorrenza. Con questa dichiarazione della Commissione Europea termina la barzelletta che Iren Spa ed Hera Spa siano società a capitale pubblico che si muovono per il "bene comune" dei cittadini. A livello politico invece la Regione deve rispondere per aver coperto tutto ciò fino ad oggi sul caso dell'inceneritore di Parma. Ricordo le risposte di giustificazione di tali operazioni ed il silenzio vergognoso a fronte delle nostre risoluzioni da parte sia della maggioranza di Vasco Errani che del resto delle opposizioni, silenti. Su questo presenteremo presto una nuova interrogazione. Intantoribadiamo la nostra richiesta: fermare la costruzione dell'inceneritore di Parma puntare sulle alternative meno costose rispettando nell'assegnazione tutte le norme europee. Ma intanto a pagare dovranno essere i vari Vincenzo Bernazzoli e Vasco Errani, oltre a tutti i politici che hanno scelte scriteriate. Sono loro i responsabili politici di tutto questo, insieme ad Andrea Viero di Iren: se ci sarà una infrazione con multa dovranno essere loro a risponderne in solido, e non i cittadini.

ASCOLTA L'INTERVISTA RADIOFONICA A GIOVANNI FAVIA: http://chirb.it/fnC3fm


Da decenni la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) è presa in giro dal Comune e dalla Provincia di Bologna. Ormai è quasi una barzelletta, dal sapore tragicomico, la ricerca di una nuova sede per l'Associazione di Volontariato che, ricordiamo, è una ONLUS che svolge ricerca scientifica e assolve ad un importante ruolo di tutela della biodiversità e di recupero della fauna selvatica, con il CRAS (Centro Recupero Avifauna Selvatica). Da anni le promesse non vengono mantenute e Nadia Caselli (delegata provinciale) può raccontare una serie di episodi fantozziani di promesse fatte e mai mantenute. Ma recentemente è successo di peggio: alcuni anni fa la LIPU presentò un progetto di recupero di un edificio per avere una sede adeguata al CRAS: costo 140.000 €. La Provincia di Bologna nel 2006 lo recepì e nel 2007 una delibera stabiliva che l'intervento sarebbe stato cofinanziato da Regione (105.000 €) e Provincia (10.000 €), oltre a 25.000 € della LIPU stessa e all 'identificazione dell'immobile da concedere, dovere del Comune di Bologna. Ma il Comune, mostrando pigrizia e disinteresse sulla questione, non ha svolto il suo compito ed il finanziamento è stato revocato. E per la LIPU niente sede. Ora, questo atteggiamento del Comune è incomprensibile e colpevole, anche perché è noto a tutti che le disponibilità immobiliari da riqualificare non manchino. Un esempio? La casetta del custode di Villa delle Rose, in disuso e malridotta, potrebbe essere destinata proprio alla CRAS. Se non si trova in fretta una soluzione la Lipu dovrà chiudere, probabilmente già a fine febbraio.
Se la Lipu non sarà più in grado di svolgere il proprio servizio, il Comune sarà costretto a rivolgersi a dei privati, con un aggravio di costi per la collettività. La Lipu infatti non grava sulle casse comunali nemmeno per un euro, si basa sul lavoro volontario e ha una importante funzione pubblica. Lipu non è un'associazione come le altre, ma un vero e proprio partner dell'amministrazione nella tutela e recupero della fauna selvatica, non solo volatili. A chi porteranno ora gli animali gli agenti della polizia municipale bolognese quando li dovessero trovare?

mucca_3.jpgDomani in Aula porteremo questa interrogazione a risposta immediata, cui la Giunta dovrà rispondere. L'obiettivo è capire quale sia la ratio per cui sono vietati gli impianti a biomasse nella zona di produzione del Parmigiano Reggiano ma non nella zona di produzione del foraggio che alimenta le mucche. Eppure le spore dei clostridi del digestato rimangono anche nel foraggio... Quindi?


Al Presidente
dell'Assemblea Legislativa
MATTEO RICHETTI


INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA


Il sottoscritto consigliere

Premesso che

• i clostridi sono batteri anaerobici ubiquitari in grado di generare spore;
• tali organismi sono presenti e persistenti sul terreno, ma anche sulle piante e sono dannosi per gli animali;
• alcuni studi, tra i quali lo studio del Prof Henge Böhnel, dell'Università di Gottinga o di Ernst-Günther Hellwig, Direttore dell'Accademia agricola e veterinaria di Horstmar ritengono i clostridi pericolosi anche per l'uomo;
• i dubbi del Prof. Böhnel sono stati ribaditi durante la sedicesima European Biosolid & Organic Resources Conferences (tenutasi in Gran Bretagna, a Leeds il 14-16 novembre 2011) all'interno della quale si è tenuto un seminario dal titolo: Botulism and other scares - how do we reassure the public on the safety of recycled organic wastes;

Riscontrato che

• il foraggio coltivato in zone agricole interessate dall'attività di centrali a biogas, attraverso lo spandimento sul terreno del digestato prodotto dalle stesse, subisce la naturale contaminazione delle spore di clostridio;
• tale foraggio, se utilizzato come alimentazione per le mucche da latte, interferisce, attraverso l'azione delle stesse spore di clostridio, con i processi fermentativi dei prodotti lattiero caseari ad esse correlati, alterandone le qualità organolettiche;

Preso atto che

• il disciplinare di produzione del Parmigiano-Reggiano all'art. 4 e all'art. 5 del regolamento di alimentazione delle bovine, prevede l'esclusione di insilati come nutrimento per le proprie mucche da latte;
• tale divieto ha origine proprio per lo sviluppo di clostridi nel processo di insilamento, i quali, essendo tramite le proprie spore estremamente resistenti, una volta entrati a monte nella filiera produttiva del Parmigiano-Reggiano non ne vengono più espulsi, provocando rigonfiamenti e quindi compromettendo a valle le forme di formaggio;
• i clostridi non vengono generati solo dal processo di insilamento, ma anche, come sopracitato, dalle attività fermentative all'interno delle centrali alimentate a biogas;
• uno studio del CRPA di Reggio Emilia ha recentemente sottolineato come, insieme a nitrati e aflatossine i clostridi siano la principale criticità da monitorare nella qualità dei foraggi per la produzione di Parmigiano-Reggiano DOP;

Dato atto che

• la regione Emilia-Romagna con delibera 51 del 26 luglio 2011 esclude, in merito alla localizzazione degli impianti a biogas, le zone di produzione del Parmigiano Reggiano, proprio in virtù delle possibili contaminazioni;

Considerato che

• il consorzio Con.For.Me di Medicina (BO), secondo propria dichiarazione pubblica, coltiva e vende foraggio destinato proprio a mucche da latte che producono per il consorzio del Parmigiano-Reggiano;
• il comune di Medicina (BO) e' probabilmente in regione Emilia-Romagna, il più toccato dalla presenza di centrali a biogas, con relativo spandimento sul proprio territorio agricolo di digestato originato dalle stesse;

Evidenziato che

• sul territorio di Medicina insistono ulteriori richieste per l'insediamento di nuovi impianti a biomasse di varia potenza;

Sottolineato che

• per la regione Emilia-Romagna deve essere prioritaria la tutela dei prodotti DOP e delle proprie eccellenze;
• la produzione del Parmigiano-Reggiano con i suoi relativi standard di altissima qualità, deve essere garantita non solo dai regolamenti interni al consorzio ma anche, sotto il profilo ambientale, dalla pianificazione delle amministrazioni pubbliche, tutelando il territorio e quindi le materie prime;

Interrogano la Giunta per sapere

• Quale fosse la ratio della delibera 51 del 26 luglio 2011, in cui veniva escluso dalla localizzazione degli impianti a biogas, il territorio individuato quale "Comprensorio di produzione del formaggio Parmigiano-Reggiano"
• se sia a conoscenza del fatto che il consorzio Con.For.Me di Medicina (BO) coltivi e venda foraggio coltivato in terreni adiacenti a centrali a biomasse, e destinato proprio alle mucche da latte di stalle che producono il Parmigiano-Reggiano;
• se ci sia l'intenzione di intervenire a tutela di un presidio DOP di valenza mondiale come il Parmigiano-Reggiano, allargando il divieto localizzativo a quei comuni, per produzione e destinazione di foraggi, assimilabili ai comuni del comprensorio parmigiano reggiano;
• se non ritenga di dover intervenire a tutela dei cittadini, chiarendo se i clostridi siano o meno dannosi per l'uomo;
• se la Giunta sia a conoscenza della quantità e dell'ubicazione dei fornitori di foraggio per le stalle con vacche da latte destinato alla produzione di Parmigiano-Reggiano; in caso di risposta affermativa, in quali comuni siano ubicati tali fornitori ed in che quantita';
• se, nel momento di stabilire le linee guida, siano stati considerati anche i fornitori che non facessero parte del territorio di provenienza del Parmigiano-Reggiano;
• se non ritenga qualificante estendere le linee guida regionali anche a tutti i fornitori che concorrono alla produzione di Parmigiano-Reggiano, impedendo la costruzione di centrali a biogas in suddetti territori.


Bologna, 12 Gennaio 2012

Il Consigliere
(Giovanni Favia)


QUI PUOI LEGGERE IL COMUNICATO_STAMPA_20120116_ParmigianoReggiano.doc

eolico.jpgCrediamo che la Regione debba bloccare il progetto dell'eolico industriale in realizzazione sul Passo di Santa Donna (Fidenza), a soli 2, 5 Km dal territorio della Riserva Naturale dei Ghirardi. Raccogliendo le istanze presentate da associazioni ambientaliste come il WWF abbiamo presentato un'interrogazione in regione e ricordiamo che lo scorso 9 novembre su questo progetto è stata presentata la documentazione per richiedere l'autorizzazione al Servizio di Valutazione impatto e Promozione sostenibilità ambientale.

CONTRO LE LINEE GUIDA DEL PTCP
L'impianto, costituito da tre generatori eolici alti ognuno 150 metri, si va a collocare in una area naturalisticamente importantissima, dove nidificano biancone, astore e falco pecchiaiolo, danneggiando irreparabilmente il paesaggio fin'ora intatto di questa porzione di Appennino, dalla lunga e celebrata storia, valico della strada che da Luni conduceva a Veleia in epoca romana, poi luogo di transito dei pellegrini medioevali sulla Via degli Abati, e teatro di scontri sanguinari durante la repressione nazifascista nella seconda guerra mondiale. Le tre torri eoliche saranno collocate esattamente sulla linea del crinale, identificato dal PTCP come "crinale principale". Un progetto che non sta in piedi dal momento che le Linee Guida recentemente approvate nel luglio 2010 vietano espressamente l'istallazione di pale eoliche sui crinali individuati dai PTCP.

DANNI ECONOMICI
Il paesaggio incontaminato rappresenta per gli i operatori turistici locali e l'economia della Valle l'unica fonte di reddito certo e la realizzazione di questo impianto rappresenta una seria minaccia alle loro attività. Verrà alterato per sempre l'orizzonte visivo, si ridurrà anche il valore immobiliare di edifici e terreni di tutta l'area tra Compiano, Borgotaro e Bardi, come verificato in tanti luoghi d'Italia dove l'interesse turistico è stato cancellato dalla costruzione di impianti industriali di elettrogenerazione eolica. Inoltre si cancellerà un luogo della memoria.

RISCHI PER L'AVIFAUNA
Colpite saranno anche le specie animali. Rischiano infatti di essere allontanate specie animali di rilevante interesse comunitario che nidificano nell'area, come biancone, astore, falco pecchiaiolo, averla piccola, tottavilla, succiacapre, come verificatosi anche nel vicino impianto del passo della Cappelletta. Tramite collisione diretta rischieranno di essere uccisi esemplari dei grandi rapaci veleggiatori che frequentano l'area per nidificare, nonché pipistrelli durante la notte. Il progetto presentato è in evidente contrasto con le Linee Guida Regionali in materia di tutela dei crinali significativi e andava quindi rigettato icto oculi.

STOP AL PROGETTO
Per quali ragioni il progetto non sia stato rigettato in seguito alla presentazione? Perché si è invece proceduto all'avvio del procedimento, che genererà invece inutili costi in termini di denaro e impegno di personale dipendente, dato che dovrà essere inevitabilmente bocciato in sede di VIA, stanti i vincoli escludenti presenti nell'area?noi chiediamo di bloccare ogni autorizzazione a tale progetto.

CONTRO PROPOSTA
Anziché puntare sulla produzione energetica tramite mega impianti industriali in zone paesaggistiche e di pregio dei nostri Appennini, è necessario promuovere l'utilizzo diffuso del microeolico e per quanto riguarda i grandi impianti industriali eolici utilizzare le piattaforme estrattive in dismissione al largo dell' Adriatico. Un tema già avanzata in data 18 ottobre 2010, con una precedente interrogazione presentata dal Movimento 5 Stelle, dove si citava uno studio della Regione Emilia Romagna del 2003 relativo al Progetto di Gestione Integrata Zone Costiere (GIZC) che stimava in 240 MW la produzione energetica eolica off-shore sfruttando tali strutture già esistenti.


La Regione Emilia-Romagna ha aggiornato in questi giorna la propria cartografia ufficiale e ha catalogato la frana di Ripoli come ATTIVA, inserendo quindi la quasi interezza dell'abitato di Santa Maria Maddalena nella zona rossa. Come sapete da parecchi mesi il Movimento 5 Stelle monitora la situazione della Variante di Valico, presenta atti in aula e denuncia l'evoluzione dei lavori. Il cambiamento di status della frana, che prima dell'inizio dei lavori di Autostrade era solo 'quiescente' (indicata in verde), provocherà un danno economico enorme ai cittadini di Ripoli, portando ad un grosso deprezzamento del valore delle loro proprietà. Chi comprerebbe mai una casa edificata su una frana attiva? Ma, naturalmente, il problema principale non è questo: il nodo della situazione è la sicurezza delle duecentocinquanta famiglie che vivono in quelle case, poggiate su un terreno franoso che lo scavo del tunnel sta facendo smottare. Con l'avanzare dei lavori il dissesto franoso sta seguendo gli scavi. Come può il Prefetto Nicola Tranfaglia persistere sul convincimento che non ci siano rischi per la popolazione? Come può la Regione Emilia-Romagna limitarsi a monitorare la zona, senza mai intervenire attivamente a tutela dei propri abitanti? Crediamo che questa vicenda possa inoltre costituire un pericoloso precedente: se a Gennarino Tozzi (Condirettore generale di Autostrade, responsabile nuove opere) e alle Autostrade è consentito fare simili opere in un contesto di frana attiva, come sarà possibile in futuro dire di no, eventualmente, ad altri che volessero costruire nuove case, ad esempio? Segnaliamo che la cartografia ufficiale della Regione Emilia-Romagna evidenzia un'evoluzione negativa della situazione dissesti lungo tutto il percorso appenninico della Variante. Come già denunciammo qualche mese fa anche l'imbocco sud è stato ora catalogato in rosso, frana attiva, per un'area molto vasta - mentre prima era verde, quiescente. Già allora dicemmo che il tunnel si sta spostando. Inoltre sono comparsi altri due sistemi franosi attivi, uno a nord di Ripoli - proprio in corrispondenza dell'ingresso nord del tunnel, e uno nei dintorni della località Selva. Autostrade sta minando la sicurezza del nostro Appennino. Fermiamoli!!!

ANDREA DEFRANCESCHI

frana.jpg

Vi ricordate quando ci occupammo, ormai un anno fa, della sospetta moria di tortore nel faentino? (http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/2011/01/faenza-come-larkansas.html, poi ancora http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/2011/01/moria-di-tortore-piu-regole-per-lo-stoccaggio-delle-biomasse.html)? Beh, noi abbiamo continuato a lavorare, anche lontano della luce dei riflettori...

tortore carlino.jpg

fiume-secchia.jpg"L'approvazione delle proposte di legge sulla riorganizzazione del sistema regionale della aree protette e dei siti della Rete Natura 2000 è un passo importante per la tutela del verde" - dice Andrea Defranceschi, Capogruppo del Movimento 5 Stelle, che aggiunge "Siamo particolarmente contenti per l'istituzione del Parco regionale dello Stirone e del Piacenziano e per l'istituzione del Parco regionale fluviale del Secchia il cui progetto, oltre che dal Movimento 5 Stelle, era co-firmato con alcuni colleghi. Abbiamo così fatto un importante passo in avanti per la tutela del nostro territorio e per mettere le basi per uno sviluppo economico sostenibile sia nell'area del Secchia" - ricordiamo che il Parco interesserà ben 17 Comuni della provincia di Modena e Reggio Emilia e Piacenza con il parco dello Stirone e del Piacenziano - "L'istituzione del Parco Regionale del Secchia, che includerà anche le aree della Corte Ospitale, sul quale c'eravamo già mossi, e di Palazzo Rainusso permetterà di preservare tutta l'area dalla cementificazione di 16.000 metri quadrati programmata oltre dieci anni fa da una passata giunta del Comune di Rubiera."
Questa è una battaglia portata avanti con forza dal Movimento 5 Stelle che viene vinta grazie alla collaborazione di altri consiglieri che si sono mostrati sensibili sul tema. A favore si sono espressi 29 consiglieri regionali (maggioranza e Movimento 5 Stelle), mentre 16 sono stati i voti contrari (di Pdl, Lega e Udc, 1 astenuto).
"Ai consiglieri regionali come Fabio Filippi (Pdl)" - continua Defranceschi "che hanno insinuato come l'istituzione del Parco del Secchia potrebbe far "perdere posti di lavoro" (casualmente la stessa posizione della lobby dei cavatori di ghiaia), ricordiamo che la tutela dei beni comuni e del territorio viene prima di tutto e le sue accuse sono false. Il parco prevede già una tutela degli interventi già programmati secondo la legge, ma non permetterà più che il Secchia sia considerato "cosa loro" da parte delle lobby dei cavatori di ghiaia. Il consigliere Filippi conosce parole come sviluppo sostenibile e tutela del territorio? Sa quanto costa alla collettività riparare i danni come ponti e strade crollati a causa della predazioni di ghiaia nei fiumi e torrenti?" - si domanda il Capogruppo del Movimento 5 Stelle, che conclude - "Parliamo di milioni di euro. A chi critica rispondiamo inoltre che tra l'altro la tutela di queste aree può avere un vantaggio per l'agricoltura. Esistono ad esempio diversi progetti finanziati dall'Unione Europea proprio per coltivazioni tipiche e di qualità svolte all'interno di aree naturali protette come i parchi, o il recupero di siti rurali."

ANDREA DEFRANCESCHI

caveghiaia.jpgDopo l'approvazione in Commissione Ambiente, con voto del Movimento 5 Stelle e della maggioranza, della nascita del Parco Regionale Fluviale del Secchia che interessa 17 comuni tra la provincia di Modena e Reggio Emilia, i cavatori hanno calato la maschera e sbugiardato la Regione Emilia-Romagna con poche semplici paroline. Questo quello che dichiarano pubblicamente con il comunicato di Sauro Marazzi, componente della Giunta Confapi di Reggio Emilia:

"Il parco investirebbe una fascia fluviale che da decenni è soggetta ad una intensa attività di estrazione di ghiaie e sabbie alluvionali. [...] Il giacimento ghiaioso, sito sulla sponda sinistra del Fiume Secchia, è il più importante del territorio e non ha alternative in ambito provinciale ".

Da non credere alle proprie orecchie, da anni la Giunta della Regione Emilia-Romagna ci racconta che le casse di espansione sono

"azioni volte a realizzare interventi e opere per la sicurezza idraulica del territorio".

In realtà, secondo gli imprenditori reggiani, sono una regalia ai cavatori che così possono violare "legalmente" la LR 17/91 che disciplina le attività estrattive, che all'Art 2 recita:

"Comma1. Nei corsi d' acqua e nel demanio fluviale, lacuale e marittimo, su cui ha competenza la Regione, e' vietata l'estrazione di materiali litoidi. Comma 2. La disposizione del comma 1 non si applica alle estrazioni che derivano da interventi di difesa e sistemazione idraulica finalizzati al buon regime delle acque ed alla rinaturalizzazione dei corsi d' acqua".

Tutte balle. I sospetti di tanti ambientalisti oggi sono una certezza. Della sicurezza e del buon regime delle acque non interessa nulla a nessuno, il vero obiettivo è l'oro dei fiumi: la ghiaia, bella pronta e già pulita. Lo ha ammesso nero su bianco il comunicato di Confapi.

Riteniamo che la Magistratura vada informata di tutto ciò e si riprendano in mano tutte le autorizzazioni regionali alla realizzazione di casse d'espansione e in generale a lavori negli alvei fluviali.

Quante di queste opere erano realmente necessarie e quante un regalo agli amici cavatori? Speriamo zero, ma a pensar male.... Anche perché in Regione i cavatori hanno uno referente politico impareggiabile, da loro sponsorizzato con finanziamenti elettorali regolarmente registrati. Proprio l'Assessore alle Attività Produttive Gian Carlo Muzzarelli (Pd).

ANDREA DEFRANCESCHI

Capogruppo

Il mese a 5 stelle
Newsletter
Trasparenza
RSS
Siti Amici
Iscriviti al MoVimento 5 Stelle
Archivi e categorie

   © 2010 Beppegrillo.it - I contenuti di questo sito sono rilasciati sotto licenza Creative Commons  Creative Commons