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Energia

cimitero_luci.jpg
Concorrenza sleale. Ancora una volta, contro il Made in Italy... a spese dei cittadini italiani. Il caso è di quelli spinosi: stiamo parlando di un intreccio fra lampade a led, cimiteri, certificati bianchi e patrocini abusivi. Siamo intervenuti, una volta venuti a conoscenza del caso, presentando una risoluzione in Regione.
Parallelamente depositeremo un esposto alla Procura della Repubblica, uno alla Corte dei Conti ed uno all'Authority per la Concorrenza.

I fatti
La Regione Emilia-Romagna con la firma dell'Assessore Gian Carlo Muzzarelli ha inviato a tutti i comuni una circolare (http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/REGIONE%20PEC%20VOTIVA%2B.pdf ) dove si invitano le amministrazioni ad aderire ad un progetto patrocinato dalla regione stessa, per le lampade votive dei cimiteri "gratuite" (in realtà pagate con denaro dei cittadini, i famosi CERTIFICATI BIANCHI (http://it.wikipedia.org/wiki/Certificato_bianco). Facendo direttamente pubblicità ad una azienda commerciale, la Gesco srl con sede in Toscana, di cui non siamo stati in grado di individuare stabilimenti produttivi sul territorio e nemmeno esperienza nel settore della produzione di lampade votive e più in generale di lampade a led. L'unica cosa rintracciabile è il sito dell'azienda, riconducibile ad un assessore PD di un comune toscano.

Concorrenza sleale
Troviamo scorretto, per non dire di più, oltre che non legittimo sotto il profilo amministrativo, che la Regione privilegi attraverso un patrocinio un'azienda piuttosto che un'altra, invitando direttamente i Comuni ad aderire ad un progetto commerciale finanziato con denaro dei cittadini. Ancora più tragicomica la situazione se si tiene presente che si danneggiano le aziende del territorio che producono lavoro ed occupazione a favore di aziende "passamano". Lo si può definire un patrocinio abusivo. La nostra tesi è avvalorata da un parere, in un caso analogo, datato giugno 2011, del Garante per la Concorrenza, l'attuale Ministro Antonio Catricalà, e una circolare ministeriale (la Uce 000901 del 16 febbraio 2010) che definisce "non opportuno fornire adesioni e concedere patrocini a iniziative che abbiano, anche indirettamente, un fine lucrativo", ricadendo, infine, in una fattispecie prevista dal Regolamento CE n. 597/2009 del Consiglio dell'11 giugno 2009 relativo alla "Difesa contro le importazioni oggetto di sovvenzioni provenienti da paesi non membri della Comunità Europea. Con la sua iniziativa il nostro caro Assessore penalizza fortemente le realtà emiliane che lavorano nel campo dell'illuminazione a led, con particolare riferimento a quelle specializzate nella sostituzione delle lampade votive. Queste aziende stanno già perdendo commesse, e saranno costrette a ridurre il personale, se non a chiudere e per che cosa? Per finanziare una partita di giro di cui è protagonista questa Gesco SrL, che non ha esperienza nel settore votivo e si limita a comprare e rivendere lampadine fatte in Cina. E' questa la maniera di difendere l'occupazione? Interveniamo prima che si apra una crisi occupazionale.

Lo stravolgimento dei certificati bianchi
I certificati bianchi sono nati per premiare il risparmio energetico. Purtroppo il loro nobile fine è spesso travisato: i soldi pubblici e gli incentivi, come frequentemente accade, fanno gola agli "avvoltoi" che imbastiscono attività al solo scopo di rastrellare i contributi. Il Movimento 5 Stelle è favorevole da anni allo sostituzione dell'illuminazione votiva (e non solo) con la più conveniente illuminazione a led. E' necessario però controllare che, come in questo caso, i contributi siano attribuiti correttamente. Sarebbe stato più opportuno, ad esempio, che la regione coordinasse, attraverso intercenter, un acquisto complessivo di lampadine, consentendo quindi che il vantaggio economico dei certificati bianchi rimanesse nelle casse pubbliche. Oppure che si fosse selezionata una Esco attraverso un bando ad evidenza pubblica. Infatti l'inganno del progetto Votiva+ (così ha denominato la Gesco questa sua iniziativa lucrativa) è proprio nel fatto che i comuni, nel momento della firma del contratto per la fornitura di lampadine, cedano all'azienda i diritti ad incassare e rivendere i certificare bianchi. Milioni di Euro messi tutti insieme. In secondo luogo, crediamo che sarebbe opportuno "premiare" con questi certificati chi DAVVERO risparmia, misurando il consumo prima e dopo l'installazione cosa che in questo caso non avviene. Essendo poi che la contribuzione applicata ai "led votivi" consente, per Gesco srl, di ripagare anche quattro volte il costo della lampadina (0,2 centesimi di costo per lampadina contro l'oltre euro di certificato pubblico), c'è il rischio che i prodotti vengano acquistati al solo scopo di intascare il contributo pubblico, senza poi procedere all'installazione. Ma quale certificato bianco consente di ripagare quattro volte un acquisto? Pensiamo ad esempio se con i certificati bianchi applicati ai frigoriferi in classe si ripagasse cinque volte il costo del frigorifero...

Insomma Muzzarelli Bocciato in matematica, tutela del Made in Italy e libera concorrenza.

FOTO SCATOLA LAMPADA:
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/foto%202.JPG

FOTO SCATOLA LAMPADA 2:
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/foto%203.JPG

Piede del sito: di chi è il progetto?
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/progettogescopiedesito.jpg

Risoluzione Movimento 5 Stelle:
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/risoluzionevotiva.pdf

Esposto alla Corte dei Conti:
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/espostocorteconti.pdf

Esposto al Garante:
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/espostogarantevotiva.pdf

Esposto alla Magistratura:
http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/espostomagistratura.pdf

* in risposta al suo simpatico titolo.

inceneritore_pinocchio.jpgLEGGI LA LETTERA DI INFRAZIONE DELL'UNIONE EUROPEA CONTRO L'INCENERITORE DI PARMA!

Il testo della lettera con la quale la Commissione Europea notifica la seconda procedura di infrazione nei confronti dell'Italia e di riflesso sui Comuni delle provincie di Parma, Reggio Emilia, Piacenza ed Iren Spa per l'appalto dell'inceneritore di Uguzzolo (Pr) è pesantissimo Nel documentano si sottolineano le ripetute mancanze nel procedimento di assegnazione dell'appalto, e si quantificano i costi in 315 milioni di euro!

La lettera strappa di faccia la maschera ad un'intera classe politica che ha prima voluto e poi difeso l'inceneritore a spada tratta contro ogni evidenza. Anche i Consiglieri Regionali del PD, che hanno votato contro la nostra risoluzione per le alternative all'incenerimento lo scorso luglio, o si sono fatti di nebbia al momento del voto, sono responsabili di fronte alla gente. L'Unione Europea nega che Iren Spa sia una società pubblica e che i Comuni abbiano una reale "governance" su di essa, cosa che denunciamo da anni. Inoltre la Commisione spiega che dalle carte in suo possesso le politiche di Iren Spa e dei Comuni delle provincie di Parma. Reggio Emilia e Piacenza violano le regole della libera concorrenza. Con questa dichiarazione della Commissione Europea termina la barzelletta che Iren Spa ed Hera Spa siano società a capitale pubblico che si muovono per il "bene comune" dei cittadini. A livello politico invece la Regione deve rispondere per aver coperto tutto ciò fino ad oggi sul caso dell'inceneritore di Parma. Ricordo le risposte di giustificazione di tali operazioni ed il silenzio vergognoso a fronte delle nostre risoluzioni da parte sia della maggioranza di Vasco Errani che del resto delle opposizioni, silenti. Su questo presenteremo presto una nuova interrogazione. Intantoribadiamo la nostra richiesta: fermare la costruzione dell'inceneritore di Parma puntare sulle alternative meno costose rispettando nell'assegnazione tutte le norme europee. Ma intanto a pagare dovranno essere i vari Vincenzo Bernazzoli e Vasco Errani, oltre a tutti i politici che hanno scelte scriteriate. Sono loro i responsabili politici di tutto questo, insieme ad Andrea Viero di Iren: se ci sarà una infrazione con multa dovranno essere loro a risponderne in solido, e non i cittadini.

eolico.jpgCrediamo che la Regione debba bloccare il progetto dell'eolico industriale in realizzazione sul Passo di Santa Donna (Fidenza), a soli 2, 5 Km dal territorio della Riserva Naturale dei Ghirardi. Raccogliendo le istanze presentate da associazioni ambientaliste come il WWF abbiamo presentato un'interrogazione in regione e ricordiamo che lo scorso 9 novembre su questo progetto è stata presentata la documentazione per richiedere l'autorizzazione al Servizio di Valutazione impatto e Promozione sostenibilità ambientale.

CONTRO LE LINEE GUIDA DEL PTCP
L'impianto, costituito da tre generatori eolici alti ognuno 150 metri, si va a collocare in una area naturalisticamente importantissima, dove nidificano biancone, astore e falco pecchiaiolo, danneggiando irreparabilmente il paesaggio fin'ora intatto di questa porzione di Appennino, dalla lunga e celebrata storia, valico della strada che da Luni conduceva a Veleia in epoca romana, poi luogo di transito dei pellegrini medioevali sulla Via degli Abati, e teatro di scontri sanguinari durante la repressione nazifascista nella seconda guerra mondiale. Le tre torri eoliche saranno collocate esattamente sulla linea del crinale, identificato dal PTCP come "crinale principale". Un progetto che non sta in piedi dal momento che le Linee Guida recentemente approvate nel luglio 2010 vietano espressamente l'istallazione di pale eoliche sui crinali individuati dai PTCP.

DANNI ECONOMICI
Il paesaggio incontaminato rappresenta per gli i operatori turistici locali e l'economia della Valle l'unica fonte di reddito certo e la realizzazione di questo impianto rappresenta una seria minaccia alle loro attività. Verrà alterato per sempre l'orizzonte visivo, si ridurrà anche il valore immobiliare di edifici e terreni di tutta l'area tra Compiano, Borgotaro e Bardi, come verificato in tanti luoghi d'Italia dove l'interesse turistico è stato cancellato dalla costruzione di impianti industriali di elettrogenerazione eolica. Inoltre si cancellerà un luogo della memoria.

RISCHI PER L'AVIFAUNA
Colpite saranno anche le specie animali. Rischiano infatti di essere allontanate specie animali di rilevante interesse comunitario che nidificano nell'area, come biancone, astore, falco pecchiaiolo, averla piccola, tottavilla, succiacapre, come verificatosi anche nel vicino impianto del passo della Cappelletta. Tramite collisione diretta rischieranno di essere uccisi esemplari dei grandi rapaci veleggiatori che frequentano l'area per nidificare, nonché pipistrelli durante la notte. Il progetto presentato è in evidente contrasto con le Linee Guida Regionali in materia di tutela dei crinali significativi e andava quindi rigettato icto oculi.

STOP AL PROGETTO
Per quali ragioni il progetto non sia stato rigettato in seguito alla presentazione? Perché si è invece proceduto all'avvio del procedimento, che genererà invece inutili costi in termini di denaro e impegno di personale dipendente, dato che dovrà essere inevitabilmente bocciato in sede di VIA, stanti i vincoli escludenti presenti nell'area?noi chiediamo di bloccare ogni autorizzazione a tale progetto.

CONTRO PROPOSTA
Anziché puntare sulla produzione energetica tramite mega impianti industriali in zone paesaggistiche e di pregio dei nostri Appennini, è necessario promuovere l'utilizzo diffuso del microeolico e per quanto riguarda i grandi impianti industriali eolici utilizzare le piattaforme estrattive in dismissione al largo dell' Adriatico. Un tema già avanzata in data 18 ottobre 2010, con una precedente interrogazione presentata dal Movimento 5 Stelle, dove si citava uno studio della Regione Emilia Romagna del 2003 relativo al Progetto di Gestione Integrata Zone Costiere (GIZC) che stimava in 240 MW la produzione energetica eolica off-shore sfruttando tali strutture già esistenti.

Questa mattina durante la presentazione dei risultati dello Studio Moniter sugli inceneritori è successa una cosa gravissima. Il Presidente del Comitato scientifico Benedetto Terracini ha smentito il comunicato ufficiale della Giunta in cui i risultati dello studio venivano nascosti e falsati.L'Assessore che ha autorizzato un simile comunicato deve dimettersi! Non basteranno delle semplici scuse, perché questo non è un errore veniale ma un peccato mortale: si gioca con la vita delle persone, è inaccettabile. La Giunta ha commesso un falso a livello comunicativo, falsificando gli esiti dello studio Moniter (che costa 3,5 milioni di euro pubblici, non dimentichiamolo, ed è durato 6 anni) sugli effetti sanitari degli inceneritori. Il tutto con la solita retorica politicante e rassicurante. Questa mattina però le false retoriche sono state smentite clamorosamente dal professor Benedetto Terracini, padre dell'epidemiologia italiana e Presidente dello stesso Comitato Scientifico del progetto Moniter che è intervenuto alla fine del convegno dichiarando testualmente: 'Parlo a nome del comitato scientifico di Moniter, se il comunicato stampa della Giunta dice quello che ha affermato Crosignani chiedo che venga immediatamente ritirato'. Il caso è scoppiato grazie all'intervento durante il convegno del professor Paolo Crosignani, Direttore della sezione di Epidemiologia dell'Istituto Tumori di Milano che è intervenuto durante il convegno per denunciare le parole utilizzate dalla regione nel comunicato stampa ufficiale dell'evento, il quale escludeva qualsiasi rischio sanitario. Lo studio invece dice altro (già in occasione dell'anticipazione dello studio, un anno fa, avevamo denunciato parecchie zone d'ombra: http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/2010/09/inceneritori-lordine-dei-medici-smentisce-lassessore-lusenti.html) e diversi relatori come uno dei membri del Comitato Scientifico, il dottor Marco Martuzzi dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, lo ha ben evidenziato sostenendo la 'non totale assenza di effetti sanitari' ed invitando al 'principio di precauzione' chiedendo che venissero in futuro analizzate le nano polveri e 'vista la già cospicua presenza d'inceneritori in questa Regione sarebbe il caso di non vederne di più' . Questo mentre la Regione autorizza il raddoppio dell'inceneritore di Modena e si vuole costruire il forno di Parma nella Food Valley... Come MoVimento 5 Stelle riteniamo comunque lo studio Moniter non esaustivo. Lo strumento della ricerca epidemiologica in una pianura come quella Padana già molto 'avvelenata' e malata, difficilmente potrà dare risultati chiari ed evidenti. Mancano infatti dati e studi relativi alla diossina sulle tracce biologiche, in accensione e spegnimento dei forni (dove la diossina non viene filtrata dalle griglie) e lo studio sulle nano polveri, che sono quantitativamente la parte più rilevante delle emissioni. Inoltre gli impatti epidemiologici si potranno avere solo sul lungo termine. Per questo dovrebbe prevalere il principio di precauzione, visto che le alternative agli inceneritori esistono.

inalca.jpgQuesta sera a Castelnuovo Rangone - Auditorium Renzo Bavieri presso le scuole medie - Parcheggio Piazza Brodolini (piazza del mercato) alle 21.00 si terrà un incontro pubblico per informare la cittadinanza sull'inceneritore di Castelvetro per cui Inalca a chiesto l'autorizzazione. Vi invitiamo a partecipare!

QUI l'evento: http://www.facebook.com/events/181812678577232/


Secondo noi il progetto di Inalca Spa di costruire a Castelvetro (MO) presso il suo stabilimento, un inceneritore che brucerà 30.000 tonnellate di biomasse l'anno non è sostenibile e per questo abbiamo presentato un'interrogazione alla Giunta regionale. Saranno biomasse prodotte con rifiuti di origine animale, quindi ritagli di carne, grasso, ossa e altro, ma il suo scopo principale sarà incamerare contributi pubblici con i 'certificati verdi'. Invece che essere bruciati gli scarti potrebbero essere riutilizzati e valorizzati diversamente e trasformati in cibo per animali domestici ed altri utilizzi, come alcuni studi ed esperienze industriali (su tutti quelli condotti dal Crpa di Reggio Emilia dagli Anni Settanta) dimostrano. Pare quindi evidente che il progetto presentato da Inalca Spa per lo stabilimento di Castelvetro, pur totalmente legittimo sul piano formale, non rappresenti un esempio di innovazione industriale e di perseguimento della qualità ambientale, ma sia fortemente condizionato dalla possibilità di incamerare incentivi pubblici. Incentivi pagati dai contribuenti italiani, tramite il meccanismo dei 'certificati verdi'. Per questo progetto si prevede di bruciare circa 30.000 ton/anno (84 tonnellate al giorno) di scarti e la procedura di VIA verrà conclusa entro i primi di dicembre. Purtroppo, a quanto ci dicono i Comitati di cittadini, la popolazione di Castelvetro è stata tenuta all'oscuro di questo progetto, che in zona potrà avere ripercussioni anche dal punto di vista dell'impatto olfattivo, ovviamente. Per questo nella nostra interrogazione chiediamo alla Giunta se da Inalca sia stato rispettato il DLGS 152/06, secondo il quale il gestore, entro 45 giorni dalla presentazione dell'istanza, deve provvedere a sua cura e sue spese alla pubblicazione su un quotidiano a diffusione provinciale o regionale, informando la popolazione. Inoltre viene poi chiesto se risulti che Inalca Spa intenda importare presso questo impianto consistenti quantitativi di biomasse di origine animale da altri stabilimenti, ubicati anche al di fuori della regione e se l'Emilia-Romagna, all'interno delle sue politiche agroalimentari, consideri ambientalmente più innovativo e sostenibile un sistema che preveda la trasformazione degli scarti per un riutilizzo per fini alimentari, oppure preferisca un sistema che preveda il trattamento di distruzione termica. Insomma, l'in cenerimento che permette di godere dei contributi pubblici a spese del cittadino per la cosiddetta 'valorizzazione energetica'. Infine una domanda sulla sicurezza: 'Che tipo di garanzie dovrà fornire Inalca Spa riguardo i controlli sull'emissioni, dato che nella scheda monitoraggio è previsto un solo controllo delle emissioni all'anno, nonostante siano presenti bollitori, trituratori, coclee e 270 tonnellate anno di additivi che verranno inceneriti?'.

inalcaarticolo.jpg Articolo uscito oggi su l'Informazione

pale2.jpgIl progetto sconclusionato della Enel Green Power, che vuole costruire un impianto eolico a Camugnano, sarà respinto. Ne siamo certi, così come avevamo anticipato alcune settimane fa, che sarebbe stato possibile bloccare l'installazione di pale eoliche.
Ecco qui le carte che lo fermeranno (in immagine): i tecnici della Enel hanno dimenticato, o fatto finta di dimenticare, che in quella zona c'è il VINCOLO DI CRINALE. Nella cartina che vedete sopra, ricavata incrociando il progetto ufficiale e la cartografia regionale, si capisce perfettamente: le zone interessate dal progetto eolico a Camugnano non sono toccabili. Il progetto verrà respinto perché non coerente con le linee guida approvate a luglio in aula. Abbiamo naturalmente fornito i documenti al geologo della Regione che sta seguendo la pratica, e siamo certi che le conseguenze saranno ineluttabili. Non capiamo come possa Enel tollerare tanta approssimazione dai suoi tecnici: ne saranno sicuramente scontenti gli investitori... Questo progetto era stato infatti già rimandato al mittente dalla Provincia, e ora la VIA è tornata in Regione: ma mancano comunque la relazione paesaggistica e l'elenco delle autorizzazioni e degli svincoli necessari. Tradotto, sarà senz'altro rimandato ad Enel per ulteriore documentazione, se non respinto a priori. E poi le aziende si lamentano della lentezza burocratica... Ma alcune non sono in grado di fornire una documentazione completa... e intasano gli uffici della Regione.
Ma come mai il collega Alberto Vecchi (PdL), che ora se ne esce con un'interrogazione raccogliticcia dopo aver letto la nostra opposizione sul Carlino (vedi articolo sotto), alla serata di presentazione del progetto tenutasi a Camugnano ad ottobre. Povero Alberto Vecchi, il suo fragile rapporto con l'Appennino si traduce in un'interrogazione strumentale che ne evidenzia solo l'incoerenza: forse ha già dimenticato che a luglio, in Aula, non votò gli emendamenti alle linee guida per la localizzazione degli impianti eolici presentati dal Movimento 5 Stelle, che avrebbero garantiti vincoli più severi proprio sulle zone di frana. Mi domando come mai, inoltre, visto che si dice sia residente a Castelluccio, quella sera non abbia potuto presenziare ed informarsi.

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divietotrivelle.jpgNei giorni scorsi ci siamo imbattuti in questa foto, che ritrae l'amministrazione di Sassuolo (MO) ben lieta di stringere la mano ai generosi texani della Hunt Oil (sì, quelli delle Trivelle, se non vi ricordate... (http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/emiliaromagna/2011/07/texani-go-home.html) per la donazione di 10.000 dollari. Tutto bene? Mah... Giudicate voi dai due articoli: noi terremo gli occhi aperti!!!

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eco-casa.jpgLorenzo Bolognini ha dimostrato con i fatti che costruire in maniera economica in classe A+ è possibile e conveniente. Lo ha fatto aprendo la sua nuova abitazione in occasione dell'open day della Eco-Casa di San Lazzaro, cui hanno assistito almeno 250 persone. Il nostro caro Assessore Gian Carlo Muzzarelli avrebbe fatto bene ad essere presente per rendersi conto che la sua difesa a spada tratta del cemento è ormai la disperazione di uno chiuso nel bunker. Il PD ha bocciato i nostri emendamenti al piano energetico per costruire in Classe A (tranne uno, per un errore), nell'antistorico tentativo di proteggere gli interessi dei costruttori e delle multinazionali del gas. Sì perché con una Eco-Casa ci si libera dal vincolo del gas per sempre, producendo calore grazie al metabolismo del corpo e al circolo forzato dell'aria. In tutto l'edificio c'è solo una piccola stufa a pellet, nel caso l'acqua calda non dovesse bastare. Parliamo di una rivoluzione dei consumi, e questa è costata solo 1.600 € al metro quadro - ma avrà costi di gestione bassissimi. La sua dimensione ragguardevole poi, dimostra che il concetto è applicabile anche a piccoli condomini, non solo a casette monofamiliari. Se i nostri amministratori non fossero così vecchi e legati a doppio filo agli interessi del mattone, forse si accorgerebbero che un'altra via è possibile.

Un video della casa: http://video.repubblica.it/edizione/bologna/san-lazzaro-la-casa-di-classe-a-piu/79698/78088

Il Facebook di Bolognini: https://www.facebook.com/media/set/?set=a.1790916302668.2103631.1532443515&type=3&l=e5ad7511b1

Serramazzoni, la strana storia dell'inceneritore a "biomasse" pronto a bruciare "rifiuti solidi urbani indifferenziati, materiali residui da confenzionamento, rifiuti industriali, scarti industriali, pneumatici e plastiche, rifiuti ospedalieri". Così si legge nell'allegato tecnico al progetto presentato dalla signora Stefania Minozzi che ha richiesto di costruire nella frazione di San Dalmazio nel comune di Serramazzoni (Modena) un inceneritore a biomasse da 20.000 tonnellate l'anno. Un impianto che utilizzerebbe la tecnica della "dissociazione molecolare" che in realtà non brucerebbe solo scarti biodegradabili (cioè biomasse) ma rifiuti di ogni tipo. In pratica un inceneritore mascherato. Una follia contro la quale il Movimento 5 Stelle ha deciso di opporsi senza se e senza ma, appoggiando il locale Comitato e presentando una interrogazione in Regione con il consigliere Giovanni Favia. Tanti gli aspetti da chiarire che smontano questo progetto senza senso contro il quale il Comitato Salute Ambiente di San Dalmazio ha presentato anche un esposto per annullamento degli atti. Favia chiede alla Regione di esprimersi su un punto: "Nel suo atto per conto del Comitato Civico di San Dalmazio l'avvocato Fregni, ricostruendo tutto l'iter autorizzativo presentato dalla signora Minozzi Stefania, ricorda che a suo parere si configura un "illegittimità dell'atto amministrativo in violazione dell'articolo 16 delle N.T.A. del Comune di Serramazzoni e dell'art. A-21 Legge Regionale 20/2000 insussistenza dei presupposti". Ma non è finita: l'impianto sarebbe costruito a 250 metri da un asilo. Inoltre la via d'accesso all'area è servita da una cosidetta "strada bianca", difficile far passare ogni giorno possenti tir. Un progetto senza senso che chiediamo sia bloccato ad ogni livello istituzionale.

raee.jpgAlzi la mano chi sa cosa sia il RAEE... Beh, ma fra i lettori di questo sito non vale! Voi siete troppo informati! In realtà il cittadino medio lo ignora. Per forza, chi si premura di spiegare cosa sia il RAEE? Il RAEE è la raccolta differenziata dei rifiuti elettrici riveste fondamentale importanza sia dal punto di vista ambientale che del recupero delle materie prime. Ora, purtroppo, non arriviamo al 10% di materiale recuperato. Eppure ci sono in giro progetti interessanti.
ad esempio, è stato avviato un progetto denominato "Raeebilitando", attraverso il quale otto lavoratori diversamente abili hanno riciclato soprattutto piccoli e medi elettrodomestici, inferiori al mezzo chilo di peso, riuscendo in un anno a portare a recupero ben 22 tonnellate di Raee. Dall'85% del totale dei Raee lavorati si e' ricavato rame, alluminio, vetro, plastiche.
Tra i cittadini (esclusi quelli del Movimento 5 Stelle...) vi è ancora scarsa consapevolezza della necessità e dell'utilità che possono derivare dal corretto smaltimento dei Raee non ingombranti. Ancora in pochi sanno che questo recupero può avvenire direttamente nelle isole ecologiche o, per i rifiuti più ingombranti (frigoriferi, lavatrici) con il ritiro gratuito a domicilio da parte delle società multiservizi attive nella nostra Regione. Tra i materiali che ancora non vengono adeguatamente recuperati ci sono anche i telefoni mobili cellulari. Meritorie campagne in tal senso vengono svolte da associazioni di volontariato sia laiche che religiose.
Non molti sanno che una tonnellata di schede elettroniche assemblato con materiali riciclati ha un valore di mercato di ben 4.000 euro e porta ad un risparmio di 210.000 chilowatt/ora ed evita l'emissione di 46 tonnellate di anidride carbonica in atmosfera. Per questo, con un'interrogazione, abbiamo chiesto alla Regione SE e COME intenda promuovere la raccolta del RAEE, magari anche attraverso l'incentivazione di attività già ben avviate ed efficaci.


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