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MoVimento 5 Stelle

Politica: Settembre 2013

container.jpgCASETTE LOW COST, LA REGIONE RISPARMIA SUI MODULI ABITATIVI PER I TERREMOTATI. ORA SI PRENDA IN CARICO LE BOLLETTE. PRESENTATA RISOLUZIONE M5S

Perché i terremotati che abitano nei prefabbricati si trovano a pagare bollette vertiginose? Semplice: perché la Regione, per risparmiare, non ha inserito nel bando per l'acquisto di moduli abitativi prefabbricati (map), i requisiti di coibentazione.

Non un caso dunque, quello che stiamo leggendo sui giornali in questi giorni, ma una scelta precisa, perché come ha detto lo stesso assessore Muzzarelli la settimana scorsa in Commissione rispondendo alla mia domanda specifica, lo cito testualmente: "non ha senso spendere un sacco di soldi per delle robe temporanee che domani dobbiamo tirar via dalla spesa. Son 970 case...". Eh, già son parecchi soldi, che ora si trovano sulle spalle dei cittadini già strozzati dal sisma. "E quindi - citando sempre il nostro assessore - abbiamo fatto la scelta di comprimere". Scelta che tradotta, significa: abbiamo risparmiato noi ieri, lo pagano loro oggi. Non inserendo le caratteristiche nel bando - così come invece è stato fatto con gli elettrodomestici, per cui è richiesta espressivamente la classe energetica - la Regione ha di fatto trasferito un suo risparmio su un costo per i cittadini terremotati. Il risultato è che siamo ai livelli di una baracca da cantiere, che è il motivo per cui d'inverno si spende moltissimo per riscaldarli, e d'estate si deve fare altrettanto per evitare che diventi un forno rovente.
Cosa che trovo inaccettabile, soprattutto perché ci vogliono far credere che non sia colpa di nessuno e che non si potesse fare altrimenti.

Per questo ho pronta una risoluzione che impegni la Giunta a prendersi in carico il costo delle bollette. Un costo che è frutto di una scelta dichiarata. E sbagliata.
Non facciamo pagare ai terremotati anche le scelte sbagliate.

Andrea Defranceschi, Capogruppo del Movimento 5 Stelle Emilia-Romagna

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UN PORTO DI INTERESSI, SECONDA PUNTATA
Il caso Marinara arriva in Parlamento

Dopo la conferenza stampa svoltasi lunedì a Ferrara, in cui i consiglieri comunali Pietro Vandini e Francesca Santarella e il capogruppo regionale Andrea Defranceschi hanno presentato il caso, oggi eravamo a Ravenna con nuovi aggiornamenti. E la storia, ve lo garantiamo, non finisce qui...

Intanto ecco i nuovi sviluppi sul Porto di interessi: il Movimento 5 Stelle, tramite i suoi portavoce al Senato della Repubblica, interroga il Ministro Lupi, mentre tre nuovi esposti sono stati depositati in Procura.

Chiarezza sulla vicenda del porto turistico di Marinara. Questo chiedono i senatori del Movimento 5 Stelle al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi con un'interrogazione presentata in data odierna (clicca qui per leggere il testo).
Una vicenda che da tanti anni si trascina senza soluzione sulle nostre coste e su cui il Movimento 5 Stelle sta facendo luce.

L'interrogazione porta la firma delle senatrici emiliane Michela Montevecchi e Maria Mussini, testimoni personalmente del caso a Marina di Ravenna il giorno della loro visita al nostro territorio, e del senatore piemontese Marco Scibona, da sempre in prima linea nelle battaglie per la tutela della Val di Susa, anch'egli ospite a Ravenna durante la manifestazione No CMC dello scorso autunno e che conosce assai bene questa realtà.

Il testo dell'interrogazione parlamentare è il risultato di un lavoro di studio e approfondimento condotto in queste settimane per ricostruire una serie molto intricata di vicende, alcune delle quali già note e quasi tutte ancora irrisolte.
Fondamentale per il Movimento 5 Stelle, che ha come primo punto la partecipazione e l'ascolto dei cittadini, è stata la collaborazione di alcune persone direttamente coinvolte nella vicenda, le quali, prima ancora dei risarcimenti per i danni economici direttamente subiti, hanno deciso di reclamare sopra ogni cosa la giustizia e la legalità che paiono in questo caso completamente dimenticate.

Intrecci di mala politica e di mala gestione dei Beni dello Stato, truffe a migliaia di imprese artigiane, mancata regolarizzazione di quanto costruito e molto altro hanno impedito che potesse compiersi quanto richiesto dalla maggioranza dei cittadini ravennati - stando a quello che raccontano gli amministratori - ovvero l'utilizzo di una vasta area di spiaggia a favore della realizzazione di un porto turistico che avrebbe rilanciare turismo ed occupazione.

Cosa rimane di un porto che doveva vedere l'approdo a mare e la dépendance a terra? Una sorta di "ecomostro" speculativo: nessun turismo, nessun rilancio di Marina di Ravenna, nessuna società di gestione davvero interessata a tutto questo. Anche in questo caso pare proprio che i classici "furbetti", con l'avvallo degli organi preposti alla tutela ed al controllo, abbiano potuto farla da padroni là dove, per molti lustri, i cittadini comuni andavano a passeggiare e a rimirare il mare di tutti.

Il Movimento 5 Stelle con l'atto presentato oggi chiede che venga fatta chiarezza circa i comportamenti assunti dall'Ente che ha in capo le concessioni e, soprattutto, la vigilanza sui luoghi dove sorge Marinara: l'Autorità Portuale di Ravenna. In particolare, si chiede conto al Presidente, il Dott. Galliano Di Marco, di quanto avvenuto in questi anni, prima e durante l'attuale reggenza, e si chiede al Ministro se è a conoscenza dei fatti descritti e se non ritiene opportuno prendere opportuni provvedimenti, quale il commissariamento della stessa Autorità Portuale. Il Movimento 5 Stelle cita anche il canale Candiano, un grandioso progetto di approfondimento dei fondali, rifacimento banchine e "ristrutturazione" di aree naturalistiche importantissime, portato avanti con l'utilizzo di denaro pubblico.

A corredo dell'interrogazione parlamentare anche sei esposti alle Procure, tre dei quali presentati oggi, a domandare chiarezza sulla questione dei fanghi di dragaggio del bacino su cui è poi stata realizzata Marinara, sui presunti mancati accatastamenti e relativa omissione della tassazione dei posti barca, sulle opere incompiute (diverse delle quali a grave pregiudizio della sicurezza del porto), su una edificazione probabilmente illegittima all'interno del porto turistico stesso e, infine, sullo scempio di un cimelio storico, il cosiddetto "Monumento dei Marinai d'Italia", una motosilurante autrice di tante missioni durante la lotta di liberazione e donata dalla Marina Militare al Comune di Ravenna, Medaglia d'Oro al Valore Militare.

Rimossa, sventrata, manomessa, rimpallata come un impiccio qua e là e ormai sparita anch'essa, da un decennio, alla vista dei ravennati, come il mare davanti a Marinara e come, forse, il senso di giustizia e di legalità per cui nostri padri lottarono e che noi, a gran forza, oggi richiediamo, nell'assoluto silenzio dell'Amministrazione comunale e di tutte le parti interessate, che pare stavolta abbiano perso la voglia di parlare.

LEGGI LA PRIMA PUNTATA


Michela Montevecchi, Maria Mussini, Marco Scibona
Portavoce al Senato della Repubblica - Movimento 5 Stelle

Andrea Defranceschi
Consigliere Regionale Emilia Romagna - Movimento 5 Stelle

Pietro Vandini, Francesca Santarella
Consiglieri Comunali di Ravenna - Movimento 5 Stelle

Paolo Cornacchione
Consigliere Territoriale Zona Mare - Movimento 5 Stelle

Ferrara in Movimento

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"EMILIA IN MOVIMENTO"
SABATO 21 E DOMENICA 22 SETTEMBRE 2013 DATA MEMORABILE PER IL M5S
A TRAVERSETOLO (PR) WOODSTOCK A 5 STELLE


Una due giorni di incontri, dibattiti e confronto: i parlamentari e gli esperti dei settori più disparati a tu per tu con i cittadini.
Nel week end sull'Appennino si susseguiranno dibattiti fra i nostri eletti, attivisti, cittadini e professori, per discutere di argomenti che vanno dall'alimentazione alla vivisezione, dall'economia agli inceneritori e sistemi simili come biogas e biomasse, dal trasporto pubblico alla decrescita felice, argomenti centrali come l'Art.138, le connessioni tra le trivellazioni del sottosuolo e i terremoti nell'Emilia.

Tutti i Meet Up dell'Emilia (da Piacenza passando per Parma e Reggio-Emilia fino ad arrivare a Modena) hanno contribuito a questo evento con due scopi principali: aggregazione tra gli attivisti e informazione ai cittadini. L'aggregazione tra gli attivisti è servita per condividere certe problematiche, quella dell'informazione servirà per portare a conoscenza dei cittadini di quello che davvero succede nel loro territorio. Chi può spiegarlo meglio dei luminari e dei nostri parlamentari, consiglieri regionali e comunali del territorio?

Dal nostro sindaco parmense Federico Pizzarotti al presidente della Commissione di vigilanza Rai Roberto Fico, dal nostro consigliere regionale Andrea Defranceschi a tutti i deputati e senatori emiliano-romagnoli, e naturalmente ancora attivisti e consiglieri comunali con le loro denunce e il loro lavoro sul territorio carte alla mano.

Il tutto corredato da spettacoli di gruppi musicali di riferimento dell'Emilia, teatro, giochi per bambini, e qualche ospite a sorpresa come Dario Vergassola e...gli altri li scoprirete venendo a trovarci.

Associazioni che hanno aderito all'iniziativa comprendendo il carattere puramente informativo saranno presenti con banchetti per il pubblico; abbiamo curato anche la possibilità di poter mangiare al coperto, sempre all'interno di questo spazio dedicato, spendendo poco con un'attenzione particolare verso i celiaci, i vegani, i vegetariani ma senza far mancare nulla al tradizionale. Il tutto autofinanziato, come al solito senza alcuno stanziamento statale.


TI ASPETTIAMO!

RIPRENDIAMOCI LA NOSTRA REGIONE, RIPRENDIAMOCI IL NOSTRO PAESE.


Sarà possibile seguirci anche in diretta streaming su: http://www.youtube.com/user/emiliainmovimento


Per anni l'Emilia-Romagna ha vissuto in una bolla dorata. Un sistema di vassallaggio che grazie al congegno policentrista di Errani, distribuiva responsabilità, interessi e onori in tutte le area geografiche e amministrative del territorio rosso. Lo vediamo con gli aeroporti, gli ospedali, il sistema di rifiuti e servizi al cittadino affidati alle multi utilities: ogni realtà ha le sue dinamiche, arbitrariamente decise dai dirigenti locali, quasi impossibili da gestire a livello regionale.

Finché ci sono stati i soldi, siamo riusciti ad accontentare clientele e cooperative. Ora, questo sistema inizia a scricchiolare. Un sistema in cui ognuno ha il suo piccolo guadagno, per cui anche se le cose vanno male, non si protesta più di tanto.
Ora, siamo alle strette, e si iniziano a tagliare servizi, posti letto e di lavoro. Ora, qualcuno inizia a farsi sentire.

Noi, siamo arrivati a Roma, e quello che stiamo vedendo, è una vera e propria messa in scena.
Ormai è noto: pur di governare, Pd e Pdl gestiscono la cosa pubblica e l'informazione a loro uso e consumo, facendo il contrario di ciò che dichiarano, confidando nella confusione e nella stanchezza del cittadino che ha ben altre preoccupazioni che non andare a verificare.

Noi del Movimento 5 Stelle, facciamo proprio questo. E poi, lo raccontiamo, anche.

Ecco il video della nostra giornata a Cesena, ospiti della consigliera locale Natascia Guiduzzi, con il capogruppo in senato Nicola Morra, la collega Elisa Bulgarelli, presente in commissione bilancio e commissione antimafia e il sottoscritto.

Per quanto mi riguarda, voglio sperare che da questa regione venga uno scatto d'orgoglio che ci dia la possibilità di insegnare qualcosa a tutta Italia, e cioè che a gestirla possiamo essere noi, non il partiti e soprattutto, non le cooperative, i cavatori, costruttori e multi-utilities.

Riprendiamoci la nostra regione, riprendiamoci la nostra Italia.


Andrea Defranceschi, capogruppo Movimento 5 Stelle Regione Emilia-Romagna

ECCO LA STORIA DEL PIANO RIFIUTI. VE LARACCONTIAMO NOI.


C'era una volta...


Inizio


E' il 2010, e la Giunta vara un programma di governo che legittima il mandato, segnando gli indirizzi a cui si dovrà attenere l'amministrazione.
Trai punti, l'impegno alla realizzazione del "Pacchetto 20-20-20" che comporta la riduzione dei gas clima alteranti e gestione dei rifiuti urbani e speciali. Nulla si dice di preciso, per questo si rimanda al Piano regionale dei rifiuti.
Per il quale dobbiamo attendere dicembre del 2013.

Ma una cosa è certa: la tutela dell'ambiente è prioritaria. Ci raccontano.
Nel suo discorso in assemblea di inizio mandato, il neo eletto (per la terza volta) Presidente della Giunta Vasco Errani, sottolinea come l'ambiente (assieme a clima e demografia) sia il perno attorno a cui ruota addirittura lo sviluppo mondiale. La Regione Emilia-Romagna dunque, si presume, non potrà che andare incontro a una progressiva riduzione dei rifiuti. La sostenibilità, si lascia intendere, non potrà che essere l'altro lato dello sviluppo, inscindibilmente connesso alle azioni che il governo metterà in campo per gestire non solo i rifiuti, ma anche la loro progressiva diminuzione.
"O prevale la ricerca di nuove traiettorie ambientalmente e socialmente sostenibili", o non ci sarà innovazione, ci dice.

I comitati ambientalisti si tranquillizzano. Noi meno.
I cittadini ringraziano. Hera anche.

E così si punta al 2020, obiettivo "elevazione degli standard ambientali" , 70% di raccolta differenziata e "riduzione 20-20-20". L'Emilia-Romagna punta all'Europa come regione motore.
Ma nello specifico, a cosa dà benzina la nostra amata Regione?

Al cemento e all'ecomostro per eccellenza: l'impianto di incenerimento. Non se ne può fare a meno, si dirà. Tanto che negli anni, iniziamo ad accogliere i rifiuti dal resto delle regioni italiane, pur di mantenere in vita questi colossi che hanno un regime di smaltimento per tonnellate e tonnellate di rifiuti, se vogliono rimanere in vita e dunque essere fruttuosi.

E fruttuosi per chi?
Per Hera, Iren e si, anche per la nostra Regione. Come sappiamo infatti, per ciascuna operazione nel nostro paese c'è un tributo da pagare, ebbene: lo smaltimento ha un costo.
Per i rifiuti esiste infatti un apposito tariffario che fa equivalere un importo tributario a ciascun chilogrammo di immondizia trattata. Tariffe che variano in base alla tipologia del rifiuto (urbani, nocivi, etc) e dello smaltimento (trattamento, assimilazione, discarica,etc).

Per esempio:
6,20 euro ogni mille chilogrammi, per i rifiuti urbani se vengono conferiti in discarica già autorizzata.
Per i rifiuti riconosciuti come tossici invece:
a) 25,82 Euro ogni mille chilogrammi, se vengono conferiti tal quali in discarica;
b) 10,33 Euro ogni mille chilogrammi, se vengono conferiti in discarica previo trattamento di inertizzazione o di innocuizzazione debitamente autorizzato dall'autorità competente oppure se vengono conferiti in impianti di incenerimento senza recupero di energia.

E così, più smaltiamo, più - attraverso le bollette - entrano tributi nelle casse della Regione.
E' normale, si dirà: lo smaltimento ha un costo. Bene, è per questo quindi che senz'altro si farà leva sulla strategia della raccolta differenziata, di cui i comuni si fanno promotori e che in ogni caso, è sempre gestita da Hera in maniera del tutto discrezionale. Tanto che, come abbiamo verificato personalmente con lo smaltimento dell'amianto (e non di un rifiuto qualsiasi quindi, ndr), per ciascun comune Hera chiede importi diversi e segue procedure diverse. A Bologna semplicemente lo si lascia affianco al cassonetto, mi si perdoni la semplificazione, e si spera che la ditta incaricata prima o poi abbia il buon cuore di recuperarlo.

Ci si chiederà dunque, come ha fatto Legambiente se, a rigor di logica, dalla legge regionale che norma la gestione dei rifiuti, sia prevista una modulazione del tributo in funzione dei risultati della raccolta differenziata raggiunti dal Comune? Risposta: no.


Secondo capitolo: le discariche.


Gli anni passano e le discariche diminuiscono. Infatti vengono ampliate. Meglio che aprirne di nuove nelle cave - cose che in ogni caso si continua a fare - si dirà, e così riduciamo anche i costi in termini di spostamenti.

Baricella, Finale Emilia, forse Crispa, solo per citarne alcune.

A febbraio una lettera dell'assessore Freda chiede a tutte le Province che in attesa del Piano regionale non si facciano modifiche alle autorizzazioni di impatto ambientale di discariche e inceneritori. In sintesi: non toccate i limiti dei rifiuti conferibili, non modificate le destinazioni degli impianti e via discorrendo. Perché? Perché c'è una legge regionale che dice che l'ambito di competenza non è più provinciale, ma regionale. Gestione che non si sa fino a che punto fosse condivisa del governatore, visto che è proprio nella gestione decentralizzata dei servizi che questa amministrazione trova il consenso del suo bacino elettorale.
Ne nasce un contrasto da cui ne scaturisce (casualmente) la presa in gestione diretta da parte di Errani: d'ora in poi, annuncia prima dell'estate, "affronterò io personalmente questa questione".

Modena coglie la palla della gestione Errani al balzo, e ad agosto (il 14 per l'esattezza) cambia la destinazione d'uso dell'inceneritore con una determina firmata da un dirigente, facendolo passare da impianto di smaltimento a impianto di recupero: potendo così accogliere rifiuti da fuori provincia e da fuori regione. Ed ecco che nel nostro gioco dell'oca dello smaltimento si torna al via.

Nessuna intenzione di ridurre gli impianti. Il superamento del sistema di smaltimento industriale, perseguito dall'assessorato all'ambiente, non sta bene quindi né alle multi utilities, né alla Regione Emilia-Romagna.
Linea guida del documento preliminare al piano dei rifiuti, è che lo smaltimento in discarica e negli inceneritori dovrà diventare un'opzione sempre più residuale. "Stop alla costruzione di nuovi inceneritori in Emilia Romagna e chiusura graduale di quelli esistenti, a partire dai più vecchi", era stata a settembre la dichiarazione dell'assessore a seguito di un vertice a porte chiuse con Hera e Iren.

Oltre alla "scandalosa" progressiva dismissione di discariche e inceneritori, tra gli altri obiettivi del Piano: la riduzione della produzione pro capite dei rifiuti urbani del 25%, il 70% di raccolta differenziata e raggiungere il 60% di recupero di materia. Insomma, meno smaltimento, più recupero. Provvedimenti presi in questa direzione da parte della Regione? NESSUNO. Si attende il Piano rifiuti.

Piano che ancora non abbiamo visto, ma una cosa è certa: ha generato non poche discussioni fra gli uffici della Regione. Ora, Errani ha usato il pugno duro, e si è sobbarcato - oltre alla gestione del terremoto, della Regione, della conferenza Stato-regioni, anche l'assessorato all'Ambiente. Se non fosse, che intanto quegli obiettivi sono indicati nel documento preliminare approvato da giunta e assemblea. Cosa farà quando chiederemo conto di iniziare ad applicarli? Esautorerà anche noi?


Terzo capitolo: via assessore e via le discariche. E i rifiuti?


Nel frattempo, Errani destituisce l'assessore, e mentre spiega in aula che i motivi non sono politici ma di una fantomatica "collegialità mancata", annuncia che dismetterà tutte le discariche (vedi intervento).
Ottimo. Solo una domanda: e il rifiuti? Ma il governatore Vasco Errani lo sa cosa significa dismettere le discariche? Non siamo riusciti a ridurre la produzione di rifiuti in tre anni e mezzo, e lui pensa di farli scomparire nel restanti 20 mesi di legislatura? O forse intende includere anche la prossima legislatura? Saranno contenti gli impianti di incenerimento, di cui a questo punto potremmo giustificare l'esistenza. D'altra parte, come nuovo assessore all'ambiente, sarà certo al corrente dei progetti di ampliamento delle discariche esistenti che affollano la regione.
E' facile parlare di tutela dell'ambiente senza poter visionare il Piano dei rifiuti. Anche li è scritto "eliminazione di tutte le discariche"?

Rispetto al programma di giunta iniziale, mi chiedo quale sia l'ambiente che Errani e la restante squadra vogliono tutelare. Che ruolo diamo all'assessorato all'ambiente? La nostra e' una delle regioni più inquinate d'Europa. La cementificazione spopola: proprio oggi l'assessore Peri ha risposto a una mia interrogazione (sull'incendio al palazzo dell'Unipol, ndr) dicendomi che non ha idea del fatto che un grattacielo di Bologna rispetti o meno le leggi regionali sulla sicurezza, perché il controllo lo hanno delegato al Comune.
Nel frattempo, le cave stanno devastando il territorio: nei prossimi 10 anni scaveremo il 50% di ciò che abbiamo estratto nella decade precedente. Ma a chi serve ancora tutto questo cemento?
Spuntano pozzi petroliferi anche nei parchi, e a proposito di tutela del territorio e prodotti tipici: il nostro territorio pullula di impianti a biomasse, perché quella è l'agricoltura ritenuta veramente redditizia.
E a proposito di inceneritori: l'ex assessore all'ambiente cerca di bloccare il libero arbitrio dell'inceneritore di Modena - che tenta di riciclare non rifiuti ma se stesso modificando la destinazione d'uso - viene destituito e il giorno dopo (oggi, ndr) la Regione dà ragione e annesso via libera alla Provincia.


Epilogo


Allora chiedo e mi chiedo, chi è che comanda questa Regione? Secondo me, Presidente, non è nemmeno lei.
Sono i cavatori a cui da 20 anni non vengono aumentate le tariffe di estrazione.
Sono le cooperative di costruttori, che in accordo con le amministrazioni acquistano terreni agricoli in attesa che vengano modificate destinazioni d'uso e piani regolatori a loro uso e consumo.
Sono i petrolieri che finanziano i comuni per essere favoriti nelle Valutazioni d'Impatto ambientale.
E sono le multi-utilities, dove dirigenti e politici si scambiano ruoli e favori. Finiti gli interessi di tutti questi, iniziano quelli dell'assessorato.
Allora si, che l'ambiente si può dire che resti fra gli obiettivi di quest'amministrazione: tenerlo tra gli obiettivi d'altronde non costa niente.
Alla fine, credo che faccia bene a tenersi la delega Presidente, perché vista la tutela dell'ambiente di questa regione, una mezz'oretta a settimana basta.


Fine


Andrea Defranceschi, capogruppo Movimento 5 Stelle Regione Emilia-Romagna

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Oggi si realizza esattamente quello che avevo paventato a luglio. Non assegnare il 50% dello stipendio a un consigliere sospeso perché agli arresti domiciliari, ma la mia proposta di ridurre al 10% l'emolumento, aveva generato indignazione.

La proposta aveva dato adito a polemiche e proteste da tutte le parti, ma tant'è che oggi ti troviamo a dover sostituire, com'era prevedibile senza l'ausilio di particolare lungimiranza ma semplicemente seguendo la norma, un consigliere. Il secondo, per inciso. Consigliere che di fatto, ci troviamo sulle spalle e a cui dobbiamo riconoscere non si capisce bene per quale merito, la metà di uno stipendio.
Quindi ora abbiamo: il 50% da riconoscere a Luigi Giuseppe Villani, il 50% anche a Gianpaolo Lavagetto, più lo stipendio naturalmente della nuova consigliera - a cui per inciso do il benvenuto e faccio i migliori auguri di buon lavoro.

Questo era esattamente quello che sapevamo che sarebbe successo.

Con l'ovvia convinzione che nulla debba essere dovuto a chi non svolge il proprio lavoro, avevamo proposto un emendamento durante la seduta di approvazione del nuovo regolamento dell'assemblea, per ridurre al minimo l'indennità per i consiglieri sospesi per motivi giudiziari.
L'Aula, in accordo fra maggioranza ed opposizione, ha bocciato la mia proposta.
Risultato: paghiamo tre consiglieri ma ne abbiamo uno. Tutto questo non può avere la mia partecipazione.


Non solo. In aula, durante la discussione, per conto del sospeso capogruppo del Pdl, si ha avuto l'ardire di definire, e sdegnatamente rifiutare, la "mancetta del 10%".
In tempi come questi, in cui la gente non arriva a fine mese, mi piacerebbe che gli esponenti del Pdl non si permettessero di utilizzare per una qualsiasi cifra, per altro assegnata e non guadagnata, l'espressione "mancetta": mi piacerebbe che avessero rispetto per questo paese.


Detto ciò, ringraziamo per la nobile restituzione (naturalmente non retroattiva) della "mancetta". Lo dico a nome della Regione Emilia-Romagna. Peccato che io provi a restituire parte del mio stipendio a questa Regione dal 2010 e come da ottime informazioni ricevute dagli uffici è assolutamente impossibile - tant'è che ci siamo dovuti inventare un apposito extra-stipendio.

Spero che il consigliere Villani venga informato di questo. Eventualmente, abbiamo noi una serie di suggerimenti da dargli su come impiegare i soldi pubblici.

LEGGI QUI LA PRIMA PUNTATA: GLI EMENDAMENTI ANTICASTA BOCCIATI DALL'AULA


Andrea Defranceschi, capogruppo Regione Emilia-Romagna Movimento 5 Stelle

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