Empoli -
Pertini non condivideva la prima guerra mondiale, ma era la guerra della sua patria e vi partecipò, leggendo in essa la possibilità di riscatto e libertà per il proprio Paese. Erano gli inizi del secolo e gli inizi di un grande patriota. Poi arrivò il fascismo e Pertini disse di no perché il suo è stato un patriottismo basato sull'analisi e sulla ragione. Per opporsi soffrì moltissimo: esilio in Francia, conobbe prigioni italiane ma non si piegò mai. Perché era un vero patriota, un patriota del secolo scorso. Condivisibile o no, restò fedele ad un suo personale e invidiabile concetto di Patria.
Mi chiedo che vuol dire per me Patria, nel nostro secolo. Esporre una bandiera per un anniversario è giusto, farlo per una vittoria sportiva altrettanto. Farlo nel giorno in cui si dice no al nucleare è giustissimo. Ma essere patrioti oggi è soprattutto parteggiare. E parteggiare oggi significa fare scelte di campo spesso impopolari e soggette a critiche. Il Patriota di oggi è un rivoluzionario. Da cristiano quale sono non son certo qui a parlare di violenza o surrogati. La rivoluzione del 2011 richiede un impegno civile a 360 gradi, fatto di scelte di campo precise e non negoziabili. Una rivoluzione che nasce dalla nostra testa e si ripercuote nelle nostre azioni quotidiane, tutte, dalla spesa al supermercato alla discussione nel bar sotto casa, dal seguire i consigli comunali a far bene la raccolta differenziata dei rifiuti. La rivoluzione nazionale è principalmente una rivoluzione personale.
Patria oggi significa stare insieme contro il legittimo impedimento, volere l'acqua pubblica e libera, significa volere un parlamento pulito, significa tenere lontano dalle nostre montagne gli scempi di governo e i loro disastri ecologici. Significa essere verdi, ma senza camicia. Significa essere rossi di ardore ma bianchi di purezza. Significa non essere neri di rabbia o rossi di vergogna. Il patriota non è in divisa, perché il patriota non prende ordini da chi violenta lo stato, perché ama il suo Paese. Il patriota non lotta in una terra lontana per il petrolio, ma si batte in casa per far sì che vengano sfruttate le risorse che la nostra amata terra ci ha riservato, grazie a Dio.
Mi sento un patriota e vedo molti patrioti lottare contro chi pensa solo al denaro, come in Val di Susa. Dalle immagini e in rete riusciamo a scorgere da una parte i patrioti, dall'altra dei dipendenti (alcuni in massima buonafede, altri meno), pagati dagli stupratori dello stato, per picchiare e infestare con armi chimiche degli italiani che pagano le tasse regolarmente e hanno una rettitudine morale in molti casi di gran lunga superiore a chi purtroppo li comanda. Saviano è un patriota. Chi parla male della gestione Italia non parla male dell'Italia, bensì la ama. Beppe Grillo è un criticone. Non ha pietà di nessun politicante. Ama l'Italia e non la può vedere in mano a questi incompetenti p2isti, vittimisti e clown. Grillo è un patriota. Conosce, si interessa, come Travaglio. Chi si interessa è disprezzato, perché è cosa loro, a me sembra COSANOSTRA. Celentano è un patriota. Ignorante quanto si vuole, ma amante della sua terra, genuinamente anticemento. Adriano ama il suo Paese, il nostro.
Maroni è contro la patria, non tanto per i suoi legami con un partito indipendentista filonazista, quanto per le lotte che intraprende contro chi vuol far crescere moralmente e civilmente l'Italia. Tutto lo schieramento parlamentare è contro l'Italia e non la rappresenta. Difende interessi di pochi, inquina le menti pensanti (con le tv e i giornali in mano loro) e la terra nella stessa maniera, subdolamente ma fermamente. Domani tutti i politicanti in nome della patria faranno la faccia triste davanti all'ennesima vittima sul lavoro, l'ennesimo feretro di ritorno da una missione militare. Un lavoro da loro commissionato, per il loro interesse, dunque degno delle loro false lacrime. Piango quell'uomo come qualsiasi altro muratore che è morto in un cantiere mal gestito.
La storia ci darà ragione. Molti patrioti hanno conosciuto la galera, come purtroppo oggi e ieri l'hanno conosciuta tra i nostri monti del nord molti ragazzi. La storia di Pertini, che ho citato all'inizio, è la storia di un uomo che non piaceva al regime, come oggi non si piace noi, amici della legalità, del No TAV. La storia processerà questi falsi moralizzatori che gridarono forza Italia, che ancora oggi urlano "galera per chi manifesta e dice no!". Poi portano i loro soldi all'estero, danneggiandoci tutti, ma questo è un altro capitolo...
Ma la storia non farà sconti e condannerà chi ha sbagliato. La storia sta iniziando a darci ragione, a partire dai referendum. La storia siamo noi, nessuno si senta escluso. Un po' di buonsenso, un pizzico di amor patrio ritorneremo a far grande l'Italia, per un nuovo rinascimento. Consci che lo Stato siamo noi, non i politicanti servi di interessi che impropriamente si ricoprono di tricolore.

