Empoli -
Almeno per quello che è il segmento della scuola obbligatoria, personalmente sono contrario agli esami finali, in questo caso a quelli di licenza media: troppe ore vengono perse durante l'anno a preparare, effettuare e a correggere verifiche, sia in classe, sia a casa: tempo che, almeno nel mio caso, preferirei di gran lunga dedicare alle attività di aula, lavorando anche più ore con gli studenti, se ce n'è bisogno.
E tuttavia riconosco una cosa positiva agli esami: quella, da parte dei ragazzi, di poter mostrare un loro personalissimo modo d'intenderli, mediante percorsi personalizzati. Per carità, ci sono insegnanti frustrati che usano gli esami per vendicarsi sui ragazzi che durante l'anno hanno snobbato la scuola, ma al netto di queste tristi figure, l'esame -e mi riferisco ovviamente all'orale, gli scritti dopo tutti quelli fatti durante l'anno sono veramente un peso per tutti- è comunque un modo per conoscerli un po' di più.
E allora si vede il nervosismo, si sente parlar la gente che ha svolto, nascosta nel gruppo di classe, il ruolo di mummia, si distingue il secchione dallo studente brillante, ecc.
Ma soprattutto, nel caso di persone veramente capaci -a mio avviso quasi sempre un po' penalizzate dalla scuola che funziona veramente solo con chi della scuola non ne ha bisogno- si vede come distanti siano gli interessi dei ragazzi da ciò che gli viene insegnato: ai ragazzi il Risorgimento fa schifo, così come Manzoni o Carducci: come non esser d'accordo con loro? Ai ragazzi piacciono le guerre novecentesche, i poeti dal linguaggio facile e diretto (il primo Ungaretti è ovviamente il loro idolo), le nuove tecnologie, gli sport, la musica e l'arte pop. In poche parole, per capirsi, quello che io dico da mesi ormai su questa rubrica: i ragazzi s'interessano particolarmente a ciò che hanno vicino.
Poi c'è, per carità, qualcuno che vuol parlarti di Verga, del classicismo, di Verdi o della crosta terrestre, ma questi generalmente fanno una finaccia: escono da scuola con voti alti e, nella vita, poi saranno dei falliti e dei frustrati o, nel migliore dei casi, degli insegnanti...

