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MoVimento 5 Stelle

Fano - 

azzardo-gioco-150x150.jpgLa nostra mozione ha questo incipit:

Nella città di Fano, come ovunque in Italia, il gioco d'azzardo sta assumendo proporzioni sempre più elevate. Secondo un'indagine promossa da Eurispes, il gioco pubblico rappresenta la terza industria italiana; nel 2010 gli italiani hanno speso per giochi d'azzardo e scommesse più di 61 miliardi di euro, con un incremento del 13 percento rispetto all'anno precedente, e per il 2011 si stima che la spesa raggiungerà gli 80 miliardi di euro.

Il gioco d'azzardo se non controllato in maniera puntuale, si presta con facilità ad entrare in una pericolosa fascia di illegalità.

Il gioco d'azzardo per sua natura colpisce soprattutto le fasce più deboli della società, come gli anziani, che il comune ha il dovere di tutelare tenendo conto anche delle loro specifiche difficoltà;

I casi di dipendenza dal gioco d'azzardo sono in costante e preoccupante aumento, con conseguente aumento anche degli atti di violenza ad esso legati, e con tutti i relativi problemi di ordine pubblico ed aumento della micro-criminalità per pagarsi questa costosa dipendenza.

per vedere la nostra proposta sul nostro sito andate sulla barra a destra, nella sezione ATTIVITA', cercate la mozione nel mese di febbraio 2012


Fano - 

gran-gala2012.jpg
Anno 2010, veglione di carnevale a teatro: costo 106 mila euro. Anno 2011: costo di 83 mila euro. Anno 2012? Dipende. Direte voi, cosa significa "dipende"? Da una cosa ben precisa, dalla fonte dei dati. Se guardiamo il bilancio della Fondazione teatro appena presentato al consiglio comunale, la cifra è di 90 mila euro. Se ascoltiamo le interviste di De Leo, la cifra è "meravigliosamente" (è forse l'effetto dello spettacolo in programma quest'anno) passata a 50 mila. A questo punto ci chiediamo: ma come è gestito il bilancio della Fondazione teatro? Ribassati per ben tre volte abbonamenti e biglietti per la lirica, quasi dimezzato il budget del veglione carnevalesco... tanto meglio? Certo, però dipende come si recuperano i soldi tagliati. De Leo dice che ci sono nuovi sponsor (che mai ha comunicato) e che per l'edizione del veglione 2011 (e pensiamo anche per il 2012) ha personalmente effettuato trattative dirette con i fornitori, per spuntare i prezzi migliori. Ma il nostro direttore generale del Comune (che percepisce per questo circa 110 mila euro all'anno) ha tutto questo tempo, in veste di Presidente e Sovraintendente della Fondazione Teatro, di spuntare uno a uno i prezzi dei fornitori? Ci preoccupiamo per la sua salute. E per la salute dei conti del Comune, visti gli impegni pressanti a tutto campo.

Alla fine della giostra, credendo alle parole di De Leo, il veglione del carnevale a teatro si autofinanzierà completamente con i soldi dell'incasso (circa 500 biglietti per i fanesi disposti a spendere 100 euro per entrare). Ciò significa che negli anni passati, la rimanenza è stata pagata dalla stessa Fondazione, finanziata in gran parte dal Comune per 800 mila euro, cioè da noi cittadini. Ma quello che più ci preoccupa per il futuro è: come vengono fatti i bilanci della Fondazione Teatro se ogni settimana c'è una sorpresa sui vari capitoli, con variazioni, come nel caso del veglione, anche dell'80%? Chi ha redatto il bilancio dovrebbe fare pubblica ammenda, visto il pressapochismo dimostrato. O tutti questi annunci sono solo scherzi di Carnevale?

LA PROVA DEL NOVE


Fano - 

aset.jpgApprodano giovedi 26 gennaio in consiglio comunale le nostre due mozioni per l'azzeramento dei consiglieri nei cda (consigli di amministrazione) delle aziende partecipate a capitale pubblico comunale Aset SPA e Aset Holding. Finalmente La Tua Fano, il PDL, l'UDC e i socialisti alla guida della giunta fanese potranno passare dalle parole ai fatti sul tema della riduzione dei costi della politica. Dopo aver dato scarsa dimostrazione di coerenza su questo tema con la mancata riduzione degli assessori comunali, viene offerta a loro un'altra possibilità. Una possibilità per sfoltire quel sottobosco di persone che succhiano linfa dalle casse comunali per stare seduti in consigli di amministrazione e, spesso, alzare la mano a comando (pratica, a dir il vero, abbondantemente esercitata anche in altri consigli pubblici comunali). Nello specifico i consigli di amministrazione di Aset Spa e Holding servono a ben poco: è già l'amministrazione che in modo più snello e ponderato prende le decisioni tecniche sulla società. Quelle di indirizzo e politiche le prende il Comune (vedi, ad esempio, strategia raccolta differenziata e gestione ramo gas). Il consiglio è lì per la ratifica formale, niente più. Inoltre la frequenza di riunione del consiglio è assai bassa, in media una volta al mese. Ma vi chiederete: perché vi accanite contro queste società praticamente pubbliche? Attualmente nei due cda siedono 8 consiglieri (più i due presidenti che non conteggiamo per ora) e cioè il massimo consentito dalla legge, di cui molti ex politici, nella migliore tradizione spartitoria italiana. In totale assorbono risorse per 78 mila euro all'anno. Non dimentichiamo che andrebbero anche a decadere i revisori dei conti, con un ulteriore risparmio di decine di migliaia di euro. Quota annuale che potrebbe essere, appunto, risparmiata e utilizzata per fini più consoni al periodo di crisi economica della città e reinvestiti per i servizi cittadini. Sarebbero sufficienti gli amministratori unici in questi cda, vale a dire, per ora, i presidenti già eletti e per il prossimo mandato professionisti del ramo selezionati in base al curriculum. Per il controllo del loro operato basta la Commissione comunale di Garanzia, che è pubblica e svolge le sedute nella sala del consiglio comunale. Semplice, lineare, efficace. Basti portare l'esempio di Aura, società pubblica (dopo l'uscita dei privati per debiti), sempre collegata ad Aset: il presidente ha deciso di azzerare il numero dei consiglieri del cda per, testuali parole, "cercare di risparmiare". I cittadini fanesi e tutti gli italiani hanno gli occhi ben aperti sulle storture dei costi della politica. Vedremo se a Fano avremo in consiglio comunale rappresentanti delle forze elette in grado di rendere concreta questa giusta sensibilità.

UN'AGONIA DA INTERROMPERE


Fano - 

piscina-150x150.jpgEppur si muove, direbbe qualcuno. Al secondo appuntamento per la consegna dell'area di costruzione della piscina alla Trave, l'ATI (associazione temporanea di imprese formata da Polo Impianti e Costruzioni e Savim) si è presentata al foto finish. Tutto a posto? Niente di tutto ciò. E' stato rilevato da parte dell'ATI un problema di tipo amministrativo nel testo del documento di consegna, con avanzamento di relative riserve. Per questo la consegna dell'area è stata ancora rimandata di alcune settimane. In attesa che l'amministrazione comunale riveda il verbale di consegna. Sinceramente la misura è colma! Dopo aver cambiato il progetto iniziale passando da una spesa di 6 milioni di euro a 12 milioni di euro, con un canone che è aumentato per il Comune sia come quota che come periodo di versamento, ora si punta ancora una volta a prolungare nel tempo l'atto decisivo di inizio lavori. Una coda di questo balletto che è ora di interrompere. I fanesi non ne possono più di questa storia infinita.

Per questo chiediamo a gran voce che, come dall'attuale contratto (già non onorato dal 2009), vengano pagate le penali da parte dell'ATI per i ritardi accumulati nella consegna del progetto esecutivo (art. 41 del contratto) e venga riscossa la Fideiussione di 590 mila euro per mancato inizio lavori (art. 42).

Con questi soldi sarebbe opportuno approntare un nuovo progetto essenziale e senza costi esorbitanti, rendendo la costruzione e la gestione sostenibili. Agli sportivi fanesi interessa una nuova piscina funzionale. Punto e basta. Potrebbe essere costruita a ridosso della palestra Trave (nello spazio inutilizzato, dove ora c'è uno spiazzo in cemento), senza andare ad intaccare, come nel progetto originario, la pista ciclistica e l'area verde interna. Occorre trovare la collaborazione di Enti Provinciali, Regionali e fonti da bandi europei. Occorre avere l'umiltà di andare a chiedere come abbiamo fatto ciò altri comuni e paesi anche a noi vicini (e di esempi ce ne sono decine). Questo sarebbe un passo responsabile e civile per la nostra città.


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strade-sicure-150x150.jpgProprio in questi giorni è stato rinnovato l'accordo di collaborazione tra le forze dell'ordine locali e l'esercito italiano: le pattuglie di polizia e carabinieri saranno affiancate da quelle dell'esercito. Eppure nella cittadinanza emerge qualche malumore. Perché?
Non sfugge a nessuno che spesso vediamo queste "formazioni di 2 carabinieri­ piu' 3 militari" nelle ore e nei luoghi più tranquilli della città: per il corso alle 11,00 o, d'estate, al mare nelle ore mattutine. E ci chiediamo: ma a che serve? Oltretutto sia Carabinieri che Esercito sono pagati con le nostre tasse. Eppure numerosi cittadini ci testimoniano che le pattuglie citate, forse per ingannare il tempo nella loro passeggiata, non disdegnano di guardare le vetrine, chiacchierare amabilmente con un gestore di un locale, prendersi un caffè. Oppure, d'estate, fare una multa a un ragazzino che con il motorino è entrato in una zona pedonale. L'ho visto con i miei occhi: 5 persone delle forze dell'ordine attorno a un quindicenne, come se lo volessero arrestare. Con tutto ciò non nego che, probabilmente, siano attivi in altri momenti o frangenti e che la loro presenza comunque sia da deterrente per eventuali malintenzionati. Ma se ne ha poca percezione. E rimangono parecchi dubbi.

In realtà, se da una parte, le forze di polizia e i carabinieri hanno bisogno di maggior personale per fare attività investigativa, dall'altra, i problemi di sicurezza non si risolvono con l'invio di quattro militari.

Allora facciamo un appello a chi dirige la vigilanza pubblica a Fano (al contrario del Sindaco, che fa "Ponzio Pilato" lavandosi le mani e augurandosi una maggior vigilanza privata): invece di far girare queste "formazioni" più o meno coreografiche nelle ore meno utili, mandatele per il corso o nei centri commerciali nelle ore di chiusura dei negozi (dove è più alta la percentuali di furti alla cassa), nel centro storico durante la notte (ricordiamo i tristi week end alcolici e l'episodio dell'ultimo dell'anno) e nei parchetti o luoghi di ritrovo notturni dei vari quartieri (abbondano sempre le notizie di atti vandalici).

Insomma, dopo aver visto che tutto ciò sarà fatto e ci sentiremo più tranquilli, glielo pagheremo noi un bel caffè alle pattuglie!

BUON 1962 A TUTTI!


Fano - 

carignano.jpgParafrasando una locuzione latina, si potrebbero commentare le affermazioni dell'assessore Falcioni e dell'Assessore Serfilippi, con un bel "In cauda pessimum" : il peggio alla fine.

Proprio così, proprio alla fine di questo 2011 le esternazioni dei due assessori fanno ripiombare negli anni sessanta (periodo di boom economico, direte voi: magari!) le visioni di sviluppo e partecipazione della nostra città. Andiamo con ordine.

Falcioni difende ancora a spada tratta i 29 mila metri quadrati di residenziali e negozi stralciati dalla Provincia e dalla Sopraintendenza per il progetto Terme di Carignano, appellandosi a una visione di sviluppo antica e retrograda (appunto, agli anni '60) per sconfiggere la crisi e la disoccupazione. Come se per il rilancio delle Terme fosse auspicabile un'altra colata di cemento che potrebbe dare un lavoro di un paio di anni ad alcun decine di operai alle dipendenze di costruttori, che, finito lo scempio, poi cercherebbero di farne ancora, danneggiando agricoltura e turismo. E dare lavoro a una decina di commessi che non venderanno nulla o quasi, a causa della crisi stessa e della logistica del progetto delle Terme (lontane da centri abitati e per un target di clienti che non viene lì per fare shopping). Purtroppo per Falcioni, ma fortunatamente per noi, le logiche dello sviluppo sono cambiate. Anche noi auspichiamo una riqualificazione delle Terme, ma nello stile "Toscana", più equilibrato ed economicamente più redditizio: ricettività sparsa sul territorio (riqualificando i piccoli comuni, creando bed & breakfast e agriturismi), valorizzazione delle maestranze e dei prodotti locali, rispetto del paesaggio quale risorsa intrinseca di attrattiva e turismo di qualità. Ci sarà più lavoro e per un periodo stabile.

Passiamo a Serfilippi. Ha promesso, dopo i week end da sballo dei giovani fanesi, di parlare con i giovani stessi. Fanno quasi tenerezza le sue parole. Ma come potrà farlo, visto che uno degli strumenti di partecipazione popolare istituito dal suo predecessore è stato abbandonato dallo stesso Assessore Serfilippi. Dove andrà a parlare con i giovani? Nei locali il sabato sera? Per il corso alle 2 di notte con quelli già sbronzi? Creerà un gruppo su face book "alcolisti e teppisti anonimi del sabato sera fanese?". Una sua ipotesi è quella di andare nelle scuole: ma non dovrebbero già essere le scuole stesse ad educare i ragazzi? Non sentiamo il bisogno di un assessore che, in cerca di visibilità, vada a fare la predica a dei giovani e distribuisca volantini informativi. Essi hanno bisogno di tutt'altro. Auspichiamo che la rete di strutture reali e non virtuali venga presto ristabilita e rimodernizzata. Un rapporto tra amministrazione e giovani non si crea con i proclami o incontri spot.

Se fosse per Falcioni e Sefilippi, l'augurio che ci dovremmo fare per il prossimo anno sarebbe "Buon 1962 a tutti ! (con un tuffo nel passato). Ma noi cittadini, vogliamo essere nel 2012 con nuove prospettive e atti concreti.


Fano - 

gran-gala.jpgDiciamolo candidamente: la sobrietà che ha "colpito" la cittadinanza fanese in queste feste (con tutto il rispetto per chi ha perso il lavoro e verso i quali ci dobbiamo impegnare per dare nuove opportunità occupazionali) ha fatto riscoprire valori e rapporti umani sovrastati, fino ad ora, dalla frenesia del consumismo.

Questa sobrietà sembra aver colpito "finalmente" anche il cda della Fondazione Teatro che, in questo ultimo mese, ha ritoccato al ribasso, per ben tre volte, i prezzi dei biglietti del Teatro: la prima dopo le polemiche dei prezzi esorbitanti per gli spettacoli della nuova stagione lirico-sinfonica, la seconda con l'introduzione del pacchetto bonus per le scuole, la terza ed ultima per l'entrata di nuovi sponsor. Quando tutti sanno (basta fare un giro in botteghino e chiedere se ci sono posti per gli spettacoli) che questa gestione ballerina è dettata solamente dagli invenduti, anche a causa dei prezzi triplicati rispetto agli anni passati, che lasciano praterie desolatamente vuote nei prossimi appuntamenti teatrali. Un correre ai ripari, dopo le mirabolanti affermazioni e sprint all'ottimismo decantati dal Sovrintendente e Presidente De Leo, che può fare solo bene alla cultura fanese: sobrietà e concretezza nei progetti e nei bilanci, spettacoli alla portata di tutti i portafogli. E' questo che chiediamo con insistenza in questi giorni alla Fondazione Teatro. Altrimenti il nostro Teatro è destinato ad essere un nuovo Titanic, dove la prima classe ancora ballava al suono dell'orchestra, mentre la barca affondava.

Eppure i segnali futuri non sono incoraggianti. Ci apprestiamo anche quest'anno a vivere il Gran Galà del Carnevale a teatro per una spesa di 90 mila euro, con un incasso previsto (unica serata per 450 posti a circa 100 euro l'uno, insomma per pochi facoltosi fanesi) di 45 mila euro. Il resto lo mettono alcuni sponsor e le casse della Fondazione. Rimpinguate dalla quota del Comune di Fano e cioè dai contribuenti fanesi. Ci meritiamo questo per il prossimo anno? Vogliamo ancora tutto ciò a Fano? Buon 2012 a tutti!


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teatro2.jpgIn consiglio comunale il dott De Leo, Direttore Generale del Comune, nonché Sovraintendente e Presidente della Fondazione Teatro, ha di nuovo eluso le domande che sono state rivolte in modo puntuale dal gruppo di Fano a cinque stelle. Ci vediamo costretti a protocollare, a questo punto, un'interpellanza per avere delucidazioni ufficiali sui nostri quesiti. Domande che non vogliono remare contro l'azione della Fondazione, ma che vogliono solamente rendere chiara, trasparente e sostenibile la sua gestione. Ricordiamo che il Comune mette circa 800 mila euro all'anno per l'esercizio della Fondazione.

Partiamo da quello che sta più a cuore al Sindaco (per il quale, testuali parole, conta più l'incasso rispetto al numero di persone che assistono allo spettacolo): a quanto ammontano le spese per gli spettacoli messi in campo e quanti biglietti sono stati venduti, con relativo incasso? Non solo il Nabucco, purtroppo, non ha registrato il tutto esaurito, ma si prevede che lo siano numerosi e costosi altri spettacoli in programma.

Come mai per Massimo Quarta, che ha suonato in Teatro lo scorso aprile (e che suonerà ad aprile del 2012 di nuovo in Teatro), i prezzi dei biglietti, sei mesi fa, erano di 20 euro nel settore A, ora saranno di 64 euro? Non era, il nostro, il sindaco che inneggiava alla cultura per tutti? Qui ci sembra che possa partecipare solo chi ha un certo conto in banca.

Come è possibile prevedere una spesa telefonica di 12 mila euro in un anno per la Fondazione, quando ci sono contratti aziendali che permetterebbero di operare a costi limitatissimi?

Come sono stati calcolati i rimborsi forfettari o potenziali per il Sovraintendente (15 mila euro), il Direttore Artistico (25 mila euro) e il Direttore Musicale(15 mila euro)? In un periodo di crisi per tutti è indegno anche solo prevedere dei rimborsi che possano arrivare a certe cifre.

Come può essere così elevato il compenso per ricerca sponsor (20 mila euro nel 2012, 40 mila nel 2013, 60 mila nel 2014) se gli sponsor, presumibilmente, saranno sempre gli stessi? E a chi andrà questo compenso: a Orciani (presente nel cda della Fondazione) che ha la delega per ricerca sponsor o a quale Agenzia?

Su che basi concrete e documentabili (contratti, accordi scritti o altro) alla voce sponsorizzazione "Altri" e "Sponsor di terzi" si può accertare un'entrata di ben 175 mila euro totali? O faremo la fine del 2010, in cui alcuni soci sponsor non hanno dato la loro quota?

Domande legittime che dovrebbero interessare tutti i cittadini, ma alle quali ancora nessuno ha dato risposta.


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viale-adriatico.gifL'intento è ammirevole: realizzare spazi sicuri sulla strada adriatica tra la Sassonia e il Lido per ciclisti e pedoni. Questo richiede la messa a senso unico di Viale Adriatico nella zona porto e la rivisitazione della viabilità nelle vie limitrofe. Accogliamo favorevolmente l'iniziativa dell'assessore Silvestri. Ma il malcontento di alcuni cittadini e di alcuni operatori economici non va sminuito (lo testimonia la raccolta firme consegnata in Comune). Molte persone ci hanno scritto e fermato per strada per raccontare le loro difficoltà, soprattutto nelle vie limitrofe al cambio: circolazione veloce e pericolosa, aumento del traffico. Nel particolare chiediamo all'assessore e ai suoi tecnici di poter risolvere le seguenti problematiche e proviamo a dare delle soluzioni.

Un aumento del pericolo per la circolazione in tre zone critiche: lo stesso Viale Adriatico a senso unico sembra diventare quasi un circuito di formula uno per le auto che sfrecciano ora a forte velocità. Sarebbe opportuno installare i dissuasori di velocità di ultima generazione o colonnine fisse di autovelox. Via 11 febbraio (la via sul ponte del Canale Albani, in zona lido) è interessata da un nuovo flusso intenso di auto in entrambi i sensi: ma la via è strettissima e molto pericolosa per chi va a piedi e in bici. Sarebbe opportuno impedire il parcheggio ai lati della strada e creare una corsia protetta per pedoni e ciclisti. Via della Marina, dove insiste la scuola Gentili, diventa molo trafficata e pericolosa negli orari di entrata e uscita degli alunni. Anche qui creare zone protette.

Con alcuni accorgimenti la situazione potrebbe migliorare. Invitiamo l'assessore ad ascoltare le lamentele dei cittadini e non a derubricarle come brontolii inutili. Che si faccia un vero incontro pubblico con gli esercenti e i cittadini della zona. La qualità della vita va salvaguardata per tutti.

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PIAZZA-ROMA-5-NOV.jpgMeglio di ogni rosea previsione. Moduli per le firme esauriti in poche settimane. Non occorrono altri banchetti per dicembre. E' questo il risultato (e parlano i numeri, solo nella nostra città più di 1300 firme) che è stato raggiunto a Fano dal Movimento 5 stelle, per la proposta di legge popolare al fine dell'abolizione dei vitalizi e dell'abbassamento degli indennizzi dei consiglieri regionali. Pochi giorni per l'autentica delle firme ed entro dicembre consegneremo le oltre 5000 firme necessarie (le altre sono state raccolte in altre cittadine marchigiane) per la presentazione della legge. Curiose le affluenze marcate da personaggi di ogni estrazione politica (da sinistra a destra, passando per il centro!), ma qui veramente non si tratta di appartenenze di partito: un equo compenso per i politici è questione morale e civile che riguarda tutti.

Ringraziamo quindi tutti coloro che hanno firmato ed anche quelli che avrebbero voluto farlo e non lo hanno potuto realizzare per tempo: abbiamo preferito fermarci nella raccolta delle firme per presentare il prima possibile la proposta di Legge, pur avendo 6 mesi di tempo.

Tutto ciò per un motivo preciso: vi ricordate le 13 proposte avanzate dagli stessi consiglieri regionali e dal presidente Solazzi? Sembra essere calata la nebbia nell'emiciclo regionale marchigiano. Giusto ora si inserisce, in modo quasi chirurgico, il nostro disegno di legge: come un bisturi la proposta va a incidere nel dibattito pubblico, poiché dovrà obbligatoriamente essere discussa. E vedremo chi, davanti a tutti cittadini marchigiani, voterà contro e chi a favore. Sarà la prova del nove, per la coerenza dei politici regionali, dopo tante parole. Li attendiamo al varco.


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