Fano -
Il giorno sabato 26 maggio, a partire dalle ore 16,30, si terrà la seconda edizione della festa "Riprendiamoci i Passeggi". Per chi si fosse perso l'evento nel maggio scorso, ricordiamo che le promotrici sono un gruppo di mamme 5 stelle stufe di vedere il lento e inesorabile degrado a cui va incontro, giorno dopo giorno, questo bellissimo, oltre che centrale, parco cittadino. Un'idea semplice, ma nel contempo efficace per riportare un po' di allegria ed urla infantili tra gli alberi e le panchine dei Passeggi. Basta presentarsi con qualche bibita, un dolce fatto in casa od una pizza, accertarsi che nonni, zii, bimbi, mamme e papà siano informati e partecipino numerosi ed il gioco è fatto. Un paio di palloni e tanta voglia di divertirsi. I più volenterosi potranno anche portare sacchi per la raccolta, rigorosamente differenziata, dei rifiuti. Sarà un pomeriggio molto "costruttivo", infatti abbiamo "grandi progetti" e invitiamo tutti i bambini ad aiutarci!! In cosa? Venite a scoprirlo muniti di tanta voglia di fare e potremo tutti insieme restituire a questo splendido luogo la vivacità e la vita che gli spetta e che lo ha reso scenario nel passato di momenti indimenticabili per tutti noi. L'idea è a 5 stelle, ma la partecipazione è aperta a tutti; passiamo insieme un pomeriggio all'insegna dello svago e del divertimento nel parco più centrale di Fano che non dobbiamo lasciare cadere nel degrado e nell'abbandono!! Il nostro messaggio? I passeggi sono di tutti, RIPRENDIAMOCELI!
Come mai a Montemaggiore c'è la raccolta differenziata porta a porta per organico, carta, metalli, plastica e indifferenziato, a Calcinelli organico e indifferenziato, a Bellocchi carta, organico e indifferenziato? A Fano? Dipende dai quartieri. Eppure è sempre Aset che gestisce la raccolta. Il perché è semplice: ogni Comune decide come operare la raccolta differenziata. Tanto che S. Ippolito (servito sempre da Aset) ha raggiunto il 78% della differenziata. Un risultato eclatante, anche perché la bolletta per i cittadini non è aumentata, non viene più pagata l'ecotassa e il 78% dei rifiuti non va più in discarica (con beneficio ambientale ed economico). A Fano la giunta ha deciso di non applicare la raccolta porta a porta in modo uniforme e rapido per non far aumentare la bolletta. A questo punto o è bugiardo il sindaco di S.Ippolito, o sono degli incompetenti quella della Giunta comunale fanese. Propendiamo per la seconda ipotesi, per diversi motivi. Il primo: l'obiettivo del 65% della raccolta differenziata non verrà raggiunto, come nei programmi, entro il 2012 (siamo miseramente al 49%). Facendoci pagare un anno in più di ecotassa (900 mila euro). Il presidente dell'Aset, Mattioli, per sorreggere il "moccolo" all'amministrazione comunale, ha detto che "già" nel 2013 raggiungeremo il 65%. Ma come? Se il programma prevedeva il 2012, come può usare quel "già"? Siamo alle comiche. Da aggiungere, la raccolta differenziata porta a porta della carta non ci sarà più, ma verranno messi dei cassonetti nelle strade, per rendere "meno impegnativo" per le famiglie il conferimento. Qui siamo all'assurdo: la raccolta porta porta non è il sistema meno impegnativo in assoluto per l'utente? Ti vengono a prendere la carta a casa! E con quale spreco, dopo aver acquistato e distribuito le vaschette per la carta e aver acquistato i camioncini per la raccolta, ora si passa a un altro metodo di raccolta? Oltretutto il porta a porta permette una selezione migliore (i cittadini sono controllati famiglia per famiglia) e più remuneratività (il materiale con poche impurità viene pagato di più dai consorzi di riciclo), mentre il cassonetto no (tutti buttano in modo anonimo, con meno cura nella selezione della carta idonea). In questo modo la gente non viene educata alla raccolta differenziata, ma lasciata in balia di regole astruse e non uniformi. Chi redige i progetti e realizza i programmi, vuole seriamente far rimanere invariata la bolletta e raggiungere il 65% della raccolta differenziata? Pare proprio di no. E' ora che chi ha delle responsabilità si faccia da parte: soprattutto la Giunta con il Sindaco in testa.
Giudichiamo inopportuno riunire sotto un unico tetto l'accoglienza ospedaliera di cui Fano e Pesaro insieme ai loro retroterra hanno bisogno. Per due motivi essenziali. Perché innanzitutto la necessità di incontrarsi a metà strada, seppur non sacrificasse Fosso Sejore, dovrebbe rivolgersi alla vallata dell'Arzilla, che ci sembra meritevole di altrettanta affezione. E perché per rispondere al parametro, ancor più virtuoso dell'attuale, che prevedi in futuro 2,5 posti/letto ogni mille abitanti ci sarebbe bisogno di progettare un ospedale di 700 posti. Una dimensione giudicata esagerata per un ospedale territoriale dalla letteratura scientifica e da Umberto Veronesi dalle cui proposte di rinnovamento della rete ospedaliera sembra che il dirigente della sanità regionale, dr. Carmine Ruta, abbia preso ispirazione. La dimensione ottimale per rendere un ospedale efficiente ed economico infatti contemplata fra i 250 e i 400 posti. Come il dr. Tiziano Carradori, direttore degli ospedali riuniti di Ravenna, già ebbe a dire in una passata conferenza organizzata dal comitato in difesa del S. Croce. E allora sarebbe meglio e più economico progettare due distinti ospedali che posti negli attuali snodi viari di Chiaruccia e Villa Fastiggi renderebbero più facilmente accessibile il loro servizio agli utenti delle vallate del Metauro e Cesano per Fano e della vallata del Foglia per Pesaro. Ospedali che svalicano il tetto dei 400 posti sono quelli cosiddetti Hub come quello di Torrette di Ancona che svolgendo anche funzione di didattica e ricerca universitaria e ospitando le alte specialità come cardiochirurgia, neurochirurgia, trapianti d'organo, rispondono a bacini più vasti di quelli provinciali per assicurarsi una casistica che ne assicuri l'efficienza, la qualificazione e la razionalità di spesa. E quindi è proprio per non essere campanilisti ed entrare in un inutile rivalità con Ancona, che non ha senso progettare un unico ospedale in Provincia. Rispettando la storia e la dignità delle due città, senza creare una umiliante gerarchia e senza dar corda a quell'incubo di città metropolitana in cui qualcuno immagina di fondere i due abitati. Non è più epoca di concentrazione urbana, men che meno nelle Marche che hanno come valore e caratteristica il disegno antropico dei "mille borghi". Nella vicina Umbria, al nostro confine, dal 2004 al 2008, è stato realizzato il nuovo ospedale di Branca che serve gli 80.000 abitanti sparsi fra Gubbio e Gualdo Tadino, dotato di 200 posti-letto, 5 sale operatorie, le più moderne tecnologie è costato 37,8 mln di euro; non è difficile pensare che i 130 mln su cui Mezzolani spera di poter mettere le mani possano servire a entrambe le città.
Beppe Grillo ce lo aveva detto alcuni anni fa: le nostre migliori e più innovative proposte verranno bollate come populistiche dai partiti e poi verranno copiate. Profetico. Ma non pensavamo che fossero scimmiottate così palesemente e spudoratamente. Ci riferiamo alle ultime due proposte di Futuro e Libertà (il nuovo partito di Fini, rappresentato anche in consiglio comunale a Fano da Napolitano) che ha proposto nell'ordine: 1) legge di iniziativa popolare a livello nazionale per togliere dalle liste e dal Parlamento i condannati, 2) proposta alla giunta comunale fanese per eliminare i cda delle aziende partecipate e metterle nelle mani di un amministratore unico. Prodromi di una nuova strategia basata sul ricostruire una certa verginità, ma solo a livello di trucco esteriore, di facciata.
Siamo contrari all'ipotesi di Ospedale Unico fra Fano e Pesaro. La nostra città ha un bacino di utenza di 140.000 abitanti che anche col parametro prevedibile per il futuro di 2,5 posti/letto per acuti ogni 1000 abitanti, giustifica e permette la presenza di un nosocomio di 300 posti pienamente compatibile con le dimensioni ottimali di un moderno ospedale che la letteratura scientifica e Umberto Veronesi, ispiratore del modello "hub & spoke" proposto dal dr. Ruta, è posta fra i 250 e i 400 posti-letto. Quindi Fano con la vallata del Metauro e quella del Cesano ha i numeri per garantire il mantenimento del S. Croce.
