Follonica -
Documento Politiche dei rifiuti
OBIETTIVO: RIFIUTI ZERO
Rifiuti zero non è un sogno o un'utopia, è un progetto serio e articolato, un percorso, non facile, ma attuabile e ormai non più differibile, visto il progressivo ridursi delle risorse di materie prime, un dovere che abbiamo nei confronti delle generazioni future, che hanno il diritto di conoscere un mondo come quello che noi abbiamo conosciuto; la terra non è una eredità dei nostri padri , ma un prestito da restituire ai nostri figli.
"Noi come nazione dobbiamo fissare obiettivi con date certe entro i quali raggiungerli, chiedendo ad ogni Stato di riciclare plastica, alluminio, carta ecc, lavorando in maniera crescente verso l'obiettivo Rifiuti Zero".
Questa citazione non è di un vecchio pazzo ecologista, ma del presidente USA Barak Obama, e deve far riflettere sulla terribile arretratezza culturale della nostra classe politica, che da destra e da sinistra, marchia, irridendoli, come dei patetici illusi, quelli che, come noi, vogliono che anche l'Italia, partendo dai comuni, si avvii in questa direzione
Come rendere attuabile l'opzione Rifiuti Zero?
L'inizio passa, obbligatoriamente, da tre azioni che le amministrazioni comunali devono perseguire:
1. Riduzione dei rifiuti
2. Raccolta Differenziata porta a porta con Tariffa Premiante
3. Riciclo del materiale recuperato in un Distretto Industriale
Queste tre azioni combinate possono, se applicate in tutto il territorio, risolvere alla base il problema rifiuti, chiudere definitivamente il ciclo, assicurare risorse e materie prime alle industrie e, cosa non secondaria, rendere inutile la pratica dell'incenerimento.
RIDUZIONE DEI RIFIUTI
Non si può continuare ad affrontare il problema dei rifiuti pensando solo in termini di discariche o peggio di inceneritori, ciò è stupido, antieconomico e, soprattutto, dannoso per la salute dei cittadini.
I rifiuti vanno ridotti, il problema è come, individuare una strategia e un percorso attuativo.
Occorre, un modo nuovo di pensare al rifiuto, considerarlo non un problema ma una risorsa, questa è una piccola-grande "rivoluzione culturale", un nuovo stile di vita improntato alla sobrietà, ad un consumo critico, ad un nuovo modo di fare la spesa, di mangiare, di spostarsi in città.
Tutto questo si costruisce in un solo modo: investendo in educazione, in formazione e progettualità, coinvolgendo tutti gli attori del processo: la scuola in primis, ma poi le amministrazioni, i cittadini, le associazioni, e infine, ma non ultime, le industrie.
Perché questa idea, alternativa, agli attuali modelli di consumo e di produzione divenga realtà, occorrono idee, informazione, creatività, sforzi, investimenti, ma soprattutto volontà politica.
Cosa possiamo fare per ridurre i rifiuti?
La prima cosa, fondamentale, senza la quale nemmeno si parte è investire in informazione e partecipazione.
Si devono informare i cittadini in tutte le maniere possibili, anche se onerose, perchè alla fine i vantaggi economici saranno sostanziali. Si devono coinvolgere le scuole (insegnanti, alunni e genitori), le associazioni di volontariato, i comitati di quartiere, le associazioni di categoria, utilizzare stampa, tv locali, internet, tutto in maniera univoca sul tema.
Gli interventi sono molti e passano anche da piccoli gesti quotidiani che i cittadini informati possono fare e che le amministrazioni devono incoraggiare attivamente: facciamo degli esempi per capire:
• Evitare sacchetti di plastica e utilizzare borse di stoffa o di carta.
• Evitare gli imballi monouso e prediligere la vendita al banco, con l'utilizzo di carta o prodotti biodegradabili.
• Introdurre gli erogatori alla spina per detersivi, pasta, cereali e latte, (ndr quest'ultimo è importante per evitare i tetrapak e incoraggiare gli allevatori locali) si ottiene inoltre un risparmio per i cittadini.
• Eliminare le bottiglie di plastica per le acque minerali nelle mense scolastiche, sagre e uffici, sostituendole con caraffe di acqua del rubinetto (vista la non buonissima situazione delle acque a Follonica, altro problema da affrontare, si potrebbero utilizzare le caraffe con filtri decloratori, economiche e sicure).
• Distribuire compostiere domestiche, specie per chi ha un giardino, ciò eviterà la raccolta del verde e farà ottenere un ottimo terriccio.
• Evitare stoviglie monouso nelle sagre, feste, cene sociali. La pubblica amministrazione può inizialmente sensibilizzare i comitati organizzatori all'utilizzo di stoviglie riutilizzabili (ci sono apposite lavatrici mobili che possono essere acquistate e messe a disposizione), in un secondo tempo dare le autorizzazioni solo se il materiale usato non è di plastica o utilizzando, se proprio necessario, prodotti compostabili come il Mater-Bi e il PLA (acido polilattico) (il costo, solo leggermente più alto, è ammortizzato dal riciclo totale)
• Incentivare l'uso di pannolini lavabili (asili nido) in sostituzione di quelli monouso, o fornire direttamente gratis quelli biodegradabili alle famiglie (come sopra)
• Accorciare la filiera, incentivando l'uso di prodotti locali (si risparmia carburante, ci sono meno imballaggi, si avvantaggiano i produttori locali, si abbattano i costi al consumo)
• Concordare un'intesa con la grande distribuzione per ridurre al massimo gli imballaggi, prediligendo i prodotti che ne hanno meno, e/o creare imballaggi riciclabili al 100%
• Operare in tutte le sedi istituzionali perché l'industria crei solamente prodotti totalmente e facilmente riciclabili, assecondando l'aforisma di Connet " Se un prodotto non può essere totalmente riciclato, è un prodotto mal concepito e non va commercializzato".
Su questo punto è indispensabile una specifica azione legislativa coordinata a livello nazionale, regionale e provinciale (finché esisteranno le province) che detti norme in materia di imballaggi e riciclo e di introduca incentivi fiscali a chi opera per un restiling ecologico dei propri prodotti.
Le produzioni industriali di beni e merci devono, cioè, assumere maggiori responsabilità verso problematiche ambientali e sanitarie. Ed è proprio la responsabilità lo strumento principale che deve guidare l'azione dei governi e delle amministrazioni per costruire un futuro sostenibile attento anche ai "diritti" delle generazioni a venire.
Altro potrà essere fatto per la riduzione dei rifiuti, ma questo sarebbe già un buon, ottimo inizio.
RACCOLTA DIFFERENZIATA (RD) PORTA A PORTA CON TARIFFA PREMIANTE
Sulla raccolta differenziata l'Italia nel suo insieme è terribilmente indietro rispetto a molte nazioni dell'Europa, molte sono le cause, ma su tutte pesano le scelte dei vari governi (di entrambe le parti) di favorire legislativamente, col famigerato Cip6, la pratica dell'incenerimento, assimilandolo alle energie rinnovabili.
A Follonica il percorso RD è stato intrapreso, ha dato qualche risultato, ma è mancato in convinzione ed efficacia, per non dire che è stato sbagliato.
Dopo una doverosa prima fase sperimentale (167 Ovest) è mancata la volontà di un impulso deciso e decisivo, il coinvolgimento della popolazione è stato carente, l'informazione data in 4 assemblee pubbliche, insufficiente in termini di informazione e di partecipazione (nrd, lo dico a ragion veduta dato che sono stato presente a tutte e quattro le riunioni). C'è bisogno di ben altro per informare e convincere i cittadini.
Il piano deve essere minuzioso, capillare, passare, come già detto in precedenza, da un coinvolgimento delle varie realtà operanti a Follonica: le associazioni di volontariato, i comitati di quartiere, le associazioni di categoria, le scuole.
Far capire ai cittadini che il tempo del disinteressarsi del rifiuto una volta messo fuori dalla porta è passato e non tornerà, non può tornare più; è difficile, è un cambio di mentalità che ha bisogno di una forte volontà politica, istituzionale, ha bisogno di persone convinte, motivate, preparate, ha bisogno, in poche parole, di un progetto che sino a qui è mancato.
Perciò i primi interventi, di cui dovrà farsi carico la nuova amministrazione, saranno
1. Riprendere ed ampliare il discorso informativo con i cittadini.
2. Estendere a tutto il comune la RD, evitando così la migrazione dei rifiuti da quartiere a quartiere (ndr se la RD non è attuata sul 90% della cittadinanza entro un anno, è destinata a fallire.... non vorremmo che questo fosse l'intento)
3. Introdurre per i residenti la TIA (Tariffa Igiene Ambientale) premiante, partendo dal concetto " chi meno inquina, meno paga", perché, aldilà delle motivazioni sociali e di civiltà, i cittadini devono essere anche incentivati economicamente a questo cambiamento di abitudini, ed al lavoro che è loro richiesto.
4. Ascoltare le esigenze della popolazione e non partire con un piano rigido, calato dall'alto. Il piano deve avere una giusta dose di flessibilità per adattarsi alle situazioni contingenti, che devono essere recepite e non, come è accaduto, ignorate o minimizzate con arroganza.
5. Disdire unilateralmente il machiavellico contratto che impegna la provincia di Grosseto e Follonica a conferire, per 30 anni, al costruendo impianto delle Strillaie di 118.972 (+ 20%) tonnellate/anno di rifiuti (la quasi totalità rifiuti prodotti dalla provincia stessa) per la produzione di compost e CDR. Il contratto, oltre ad impegnare la comunità per un numero inusuale di anni, è palesemente conflittuale ed contraddittorio con RD spinta e con l'obiettivo Rifiuti Zero.
Va perciò disdetto o meglio rinegoziato su basi, tempi ed oneri completamente diversi, preferendo come soluzione ottimale la costruzione di un impianto di riciclo (modello Vedelago). L'eventuale penale sarà pagata dal posticipo della TIA, ma, essendo l'impianto ancora in fase di costruzione, il cambiamento d'uso è la strada che le amministrazioni dovranno percorrere, i mezzi di convincimento e di "moral suasion" non dovrebbero mancare su un'azienda che deve operare sul nostro territorio.
DISTRETTO INDUSTRIALE DEL RICICLO (D.I.R.) DEL MATERIALE RECUPERATO
Sappiamo quanto nel nostro territorio sia carente di impianti per il recupero del materiale differenziato, che, attualmente, deve essere tutto portato al di fuori della nostra provincia (l'organico nel comune di Montespertoli in provincia di Firenze, il multimateriale alla Revet di Pontedera) con costi di trasporto notevoli e nessun beneficio, anche in termini occupazionali, sul territorio.
Nel nostro comprensorio, di concerto con altri comuni, devono essere previste aree e benefici fiscali, relativi ai costi di urbanizzazione, per incentivare le imprese a realizzare interventi della filiera del riciclo.
Nel nostro territorio deve sorgere un vero e proprio Distretto Industriale del Riciclo (DIR), che valorizzi in concreto la RD effettuata.
Ciò comporterà una serie di vantaggi:
• Creazione di posti di lavoro veri, sicuri sia da un punto di vista economico che sanitario
• Impatto ambientale (e dunque sulla salute) vicino allo zero come dimostrano le esperienze di Vedelago e Montello.
• Ricadute economiche importanti su tutta la città in termini di visibilità nazionale e turismo
• Abbattimento dei costi di trasporto che sono una delle spese maggiori in questo genere di attività.
Crediamo che a questo tipo di investimenti possano essere primariamente interessate due aziende del territorio attualmente operanti nel settore:
• Coseca
• Scarlino Energia (l'inceneritore)
COSECA
I problemi di Coseca sono noti da tempo: è una società che effettua i "servizi poveri" del ciclo dei rifiuti. Soprattutto raccolta, spazzamento e trasporto dei rifiuti in una discarica che non è di sua proprietà.
La RD porta a porta è un impegno non solo per la difesa dei livelli occupazionali dell'azienda, ma per un loro incremento, obiettivo importante in questa fase di grande crisi economica internazionale che sta mettendo in discussione molti posti di lavoro nel Paese e nella nostra provincia.
Questo aspetto è stato recepito in diversi comuni italiani che hanno fatto della RD una occasione di incremento dei posti di lavoro e di risparmio nel medio-lungo periodo per le casse comunali.
Coseca deve darsi una prospettiva di più largo respiro, svilupparsi e non continuare a gestire solo la "parte povera" del ciclo dei rifiuti.
Quindi alcuni investimenti sono necessari, ma non nel senso sin qui auspicato dall'attuale dirigenza, che più volte si è espressa sulla ipotesi/ necessità di acquisto di quote di Scarlino Energia per entrare anche lei nel business dell'incenerimento.
Pensiamo che ciò non sia corretto perché sarebbe in conflitto con la RD e con l'obiettivo primario di Rifiuti Zero. La società entrerebbe cioè in un conflitto di interessi con se stessa e con la popolazione, di cui è bene ricordare, è dipendente. Da una parte impegnandosi nella RD realizzerebbe le condizioni per non alimentare l'inceneritore, dall'altra come socio dell'inceneritore dovrebbe far di tutto per procurare il CDR, cioè boicottare la RD (i recenti avvenimenti di Marina di Grosseto devono se non altro far pensare all' intreccio perverso che si creerebbe, se già non si è creato)
Inoltre c'è il problema delle bonifiche i cui costi, dobbiamo essere chiari, devono restare a carico delle aziende che hanno inquinato e non della collettività (e il Coseca è una società a capitale pubblico).
SCARLINO ENERGIA (L'INCENERITORE)
Vogliamo ribadire in modo chiaro la nostra contrarietà ad un impianto che è totalmente avulso dal territorio, costruito dove non doveva essere costruito alcun insediamento industriale, sopra un mare di arsenico da bonificare e soprattutto fuori da ogni reale controllo sanitario.
Dopo un lungo contenzioso giudiziario l'impianto è, comunque in funzione, regolarmente autorizzato a bruciare biomasse. È stata concessa la VIA per essere alimentato a CDR, concessione controversa per innumerevoli ragioni e contro la quale le amministrazioni di Scarlino e Follonica hanno fatto ricorso al TAR, affiancando l'intervento del Comitato del NO.
Noi, sia chiaro, non siamo contro gli imprenditori, quando questi non mettano a repentaglio la salute dei cittadini e l'economia della città, che sarebbero, entrambe, danneggiate dalla concessione all'incenerimento dei rifiuti o CDR.
Rivolgiamo perciò alla Scarlino Energia, ai sui amministratori, ai suoi azionisti di riferimento una sfida imprenditoriale: di farsi capofila del DIR, tralasciando l'incenerimento e investendo nel riciclo.
Non più battaglie legali a forza di carta bollata, ricorsi e contro-ricorsi.....ma un accordo tra imprenditori e collettività che nel tempo ammortizzi i capitali investiti in un inceneritore da smantellare, crei le condizioni di profitto aziendale in un'area collaterale, ma di sicuro sviluppo e redditività come il riciclo e riutilizzo dei rifiuti, incrementi un'occupazione sicura, stabile e assicuri posti di lavoro nel territorio in numero maggiore di quelli oggi presenti.
Ci pensino i signori-padroni di Scarlino Energia: c'è una differenza abissale tra essere considerati speculatori invisi alla popolazione e divenire imprenditori ben accetti, portatori di posti di lavoro sicuri, diventare paladini dell'ambiente e non i suoi carnefici.
Ci pensino, perché mano a mano che la popolazione della piana completerà il percorso verso Rifiuti Zero, apparirà evidente a tutti l'immoralità di scelte aziendali che per denaro hanno deciso di avvelenare ambiente, salute e futuro di Follonica.
I morti che ci saranno, e lo sapete che ci saranno, dovranno allora essere chiamati col loro nome: omicidi, e come tali perseguiti dalla legge. Capiamo il rischio d'impresa, ma qui per gli azionisti potrebbero essere guai seri se finalmente un giudice accoglierà i nostri ricorsi, se un parlamento meno asservito ai poteri forti toglierà, come tutta l'Europa ci chiede, le sovvenzioni del Cip6, se il rispetto dei protocolli sulle emissioni di CO2 sarà garantito.
Quello che vi offriamo non è solo un ramoscello di olivo, ma una reale, percorribile via di uscita da un vicolo cieco in cui vi siete cacciati, una prelazione sul futuro, a voi accettarla o rifiutarla.
Noi, dal canto nostro, preferiamo di gran lunga la pace, ma siamo pronti alla guerra.
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