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MoVimento 5 Stelle

Genova - 

Banner Aspl Genova www.asplgenova.it(di Stefano De Pietro)

Pubblichiamo la delibera ASPL 31/2014 relativa ad una segnalazione sul malfunzionamento del servizio Taxibus, costruito senza pensare alla accessibilità.


Genova - 

(di Paolo Putti)


Ciao  a tutti sono Paolo Putti, portavoce di Genova

Condivido con voi le informazioni sulle città metropolitane, come abbiamo fatto con gli attivisti Genovesi, affinché abbiate la possibilità di decidere se sia importante o meno partecipare ad esse. Noi a Genova, con un sondaggio in plenaria e sul Meetup, abbiamo deciso di sì al 90 %.

La seguente è una sintesi di un estratto della camera:
"... alle città metropolitane sono attribuite le funzioni fondamentali delle province e quelle attribuite alla città metropolitana nell'ambito del processo di riordino delle funzioni delle province, nonché le seguentifunzioni fondamentali proprie:

a) piano strategico del territorio metropolitano ;

b) pianificazione territoriale generale;

c) organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano;

d) mobilità e viabilità;

e) promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale;

f) sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano.

Ulteriori funzioni possono essere attribuite alle città metropolitane dallo Stato o dalle regioni."

Capite cosa vuol dire: che li dentro ci saranno oltre alle funzioni delle vecchie provincie, come la formazione, la cura delle strutture scolastiche, i piani di bacino e tutte le altre deleghe fortemente legate alla tutela del territorio ed al contrasto al dissesto idrogeologico, alle città metropolitaneandranno robe come:

1) piano strategico del territorio (quali opere fare o meno, la possibilità di controllare o meno gli appalti),

2) pianificazione territoriale (piano urbanistico della metropoli, scelte strategiche di destinazione di uso dei territori),

3) mobilità e viabilità (TPL, mobilità dolce, piste ciclabili),

4) promozione e coordinamento sviluppo economico e sociale (macro pensiero economico sul territorio, quindi se vogliamo più o meno industrie, più o meno turismo, più o meno ricerca lo portiamo lì, e poi acqua pubblica lo portiamo lì),

5) sistemi di informazione e digitalizzazione in ambito metropolitano (mi sembra per noi molto interessante); più altro che potrebbero dare Regione o lo Stato.

Ci sono dentro almeno 4 o 5 punti della carta di Firenze, ci sono dentro tantissimi temi per cui la gente ha votato noi piuttosto che altri, io mi sento la responsabilità di tutelare i miei cittadini e non andandoci non li tutelo, non controllerei cosa fanno li dentro su questi temi importantissimi, non voglio che un domani mi dicano " si bravo però lo sapevi che si decideva lì e hai preferito non andarci".

In più i consiglieri non saranno un ulteriore carico economico (non saranno retribuiti), non cisaranno gruppi ed uffici in più , si ridimensioneranno gli uffici provinciali esistenti  insomma tutto ciò per cui non volevamo le provincie), forse anzi questo consiglio metropolitano soppianterà i consigli delle grandi città.

Vi aggiungo questi altri dati a proposito dell'elezione di secondo livello che sono presi da altra sintesi della legge 57 del 7 aprile 2014 detta Del rio :"tutti gli incarichi di sindaco metropolitano, di consigliere metropolitano o i componente della conferenza metropolitana sono svolti a titolo gratuito."

Per quanto riguarda gli emolumenti, al massimo la medesima legge può prevedere, in deroga, una specifica indennità di funzione per il sindaco metropolitano.."quindi solo se ci siamo dentro possiamo fare passare nello statuto anche l'elezione diretta e non di secondo livello e possiamo far sì che non ci sia (e proprio ci rode) indennità di funzione per sindaco.

L'unica cosa che rimane a sfavore sono le elezioni di secondo livello, ma se non siamo dentro mentre fanno lo statuto non possiamo neanche inserire il referendum propositivo senza quorum o consultivo,che per noi è un importante strumento di democrazia diretta.

Lo statuto della città metropolitana può prevedere l'elezione diretta del sindaco e del consiglio  metropolitano con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale, ma bisogna che ci sia qualcuno nel consiglio che lo chieda.

Per questo credo sia molto importante essere dentro, per controllare, riferire ai cittadini e proporre per le città metropolitane ma soprattutto per le comunità delle città metropolitane (che tra l'altro credo in Sicilia stiano già approntando o lo abbiano già fatto).

COMUNQUE INTENDIATE VOTARE, LA CITTA' METROPOLITANA NON E' LA VECCHIA PROVINCIA,  sta a noi scegliere se stare nella lotta (come sempre facciamo) o defilarsi liquidandola semplicemente con: "e' come le provincie".


Genova - 

Scuola1(di Marika Cassimatis)
Il Minstro Giannini evidentemente non sa che un insegnante della scuola superiore lavora già 36 ore alla settimana. Le 18 ore di lezione frontale, previste dal contratto, implicano un lavoro attorno ad un'ora aggiuntiva, per la preparazione della lezione, la personalizzazione degli interventi, l'elaborazione delle verifiche, la loro correzione, la relazione con le famiglie (senza tralasciare tutte le situazioni di BES, DSA, Handicap che coinvolgono tutto il team docenti), quindi 18 per due, uguale 36 ore, e i numeri non sono stati messi lì a caso. In realtà il docente ne fa molte di più, di ore. Ma non è questo il punto. Pensare alla scuola senza pensare alla specificità dell'insegnamento, e rendere il mestiere impiegatizio, significa sacrificare la formazione dei ragazzi.

Vogliamo degli studenti polli da batteria, stipati in classi che superano le 28 unità, con docenti che somministrano pillole liofilizzate di cultura, uguali per tutti, oppure una scuola che fa uscire ragazzi preparati, valorizzati ciascuno nelle proprie specificità?

La scuola forma i cittadini di domani, è su questo che si deve riflettere, senza lasciarsi irretire dagli slogan del primo ministro che passa. Invito la Giannini o chiunque si trovi a pontificare sulla scuola senza a mio avviso conoscere nulla della realtà professionale del docente, a tenere un'ora di lezione in aula di ventotto ragazzi, dei quali diciotto con percorsi personalizzati (quindi ognuno con esigenze specifiche diverse!). Quando sarà in grado di affrontare questo impegno (ne deriva che è improponibile essere efficienti e lucidi per più di cinque, massimo sei ore di lezione consecutive), allora gli insegnanti saranno disposti ad ascoltare tutte le proposte di riforma possibili e anche a discuterle. Qualcuno dirà: ma la Giannini è un Professore Universitario. E allora? Tre ore alla settimana di lezione frontale, a studenti maggiorenni, adulti e già formati nel percorso scolastico, sono altro mestiere.
Il docente della scuola non è solo un esperto della materia, ma soprattutto è un educatore e un maestro di comunicazione. Perché la disciplina deve essere tradotta e resa fruibile allo studente, perché insegnare nella scuola significa gestire una comunità che cresce insieme ma che è fatta tante singole individualità. Una professione multitasking, la fatica è massima ma anche di grande soddisfazione. I docenti amano il loro lavoro, nonostante i continui attacchi.

Quando un governo pensa che gli unici tagli accettabili siano quelli alla scuola, significa che ha già deciso di plasmare gli studenti in polli di batteria. Ricordiamolo. La scuola è fatta di docenti, di studenti, di personale amministrativo e di collaboratori scolastici. Tutti insieme concorrono all'obiettivo finale, che è la formazione di cittadini consapevoli. La mobilitazione contro il decreto del Governo Renzi è in atto in tutta Italia, anche a Genova. Partecipare è un impegno di civiltà.



Genova - 

partecipazione(di Marika Cassimatis)

L'amministrazione comunale di Genova avanza proposte indecenti a riguardo dell'area demaniale attualmente occupata dalla Fiera di Genova.  I cittadini devono subire passivamente oppure possono reagire e proporre la loro visione di città del prossimo futuro?  Il referendum consultivo è uno strumento democratico per eccellenza,  che da parola  e forza ai cittadini. Contro l'omologazione dei consumi, il monopolio della grande distribuzione, i cittadini possono dire no e proporre soluzioni che salvaguardino  il loro territorio, il tessuto commerciale dei quartieri costituito da piccole e medie imprese, le funzioni per lo sviluppo sociale, umano, culturale ed economico dell'intera città.

Si può fare!

Lo Statuto del Comune di Genova, all'articolo 23, prevede il referendum consultivo  in tutte le materie di competenza comunale. Lo stesso articolo  rimanda al Regolamento attuativo, che quale recita: il referendum può essere proposto da un Comitato Promotore composto da almeno 50 cittadini residenti nel Comune ( art. 2) , che lo invia  al Presidente del Consiglio Comunale il quale entro 10 giorni lo trasmette alla Commissione (nominata dalla Giunta) per giudizio di ammissibilità.

La Commissione ha 15 giorni per trasmettere il proprio parere al Presidente del Consiglio Comunale, che, entro successivi 10 giorni, invita la Giunta a provvedere a variazione di bilancio per finanziare il referendum.

Quindi, dal momento in cui si predispone il quesito referendario e si costituisce  un Comitato Promotore di almeno 50 cittadini residenti, trascorrono al massimo 35 giorni entro i quali il Presidente del Consiglio Comunale deve deliberare la legittimità o meno del quesito.

Infine si hanno sei mesi di tempo per raccogliere le 12.000 firme di cittadini, necessarie per richiedere il referendum.

La consultazione popolare ha una forza dirompente, perché rende consapevole la cittadinanza delle scelte strategiche per il futuro dei quartieri e della città, e costringe la classe politica alle proprie responsabilità. Attiviamoci, non c'è tempo da perdere.


Genova - 

(di Cristina De Pietro - portavoce al Senato - Commissione affari esteri)
Oggi il Senato ha approvato la riforma sulla Cooperazione internazionale per lo sviluppo.
Gli aspetti più significativi della riforma sono l'introduzione di una apposita Agenzia per gestire la cooperazione italiana, l'apertura al settore dei soggetti con scopo di lucro e l'impostazione del rapporto con gli Stati beneficiari in termini di partenariato, con il superamento del concetto di mero dono.
Nella prossima fase che si aprirà alla Camera il Governo, riprendendo alcune nostre proposte al Senato, dovrebbe integrare i criteri da seguire per realizzare le iniziative di cooperazione con atti coerenti con le procedure contrattuali, di valutazione e monitoraggio nonché quelle relative ai regolamenti finanziari dell'Ufficio per la cooperazione della Commissione europea, da molti anni adottati e ormai collaudati.
Insomma, tutto dipende da come e con quali criteri l'Agenzia lavorerà e soprattutto con quale coerenza rispetto alle politiche complessive dell'Italia.
E' questo uno snodo decisivo: la fondamentale incoerenza della politica commerciale europea, alla quale l'Italia si conforma.
Infatti, si possono produrre effetti estremamente negativi sulla politica di cooperazione quando la politica commerciale europea e italiana permettono in realtà l'adozione di principi incompatibili con un'efficace politica di cooperazione.
Esempi di questa incoerenza sono gli accordi di partenariato economico di tipo APE imposti dalla Commissione Europea ai paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico) o gli accordi commerciali del tipo TTIP, che prevedono una procedura arbitrale nell'interesse delle multinazionali ove esse si considerino danneggiate, anche in una prospettiva di eventuale danno futuro, dalle legislazioni nazionali in materia di politiche fondamentali come quelle ambientali, sociali, sulla salute o sul lavoro, esistenti nei paesi firmatari.
Tali previsioni, dette ISDS (Investor State Dispute Settlement), poste all'interno di recenti trattati conclusi dagli Stati Uniti con alcuni Paesi dell'America Latina, hanno già obbligato, ad esempio, l'Ecuador e il Paraguay a indennizzare, attraverso la prevista procedura arbitrale, alcune multinazionali americane perché le legislazioni nazionali di natura soprattutto sociale e ambientale erano state considerate dannose agli interessi delle multinazionali in questione.
In particolare, ne è originata in Paraguay una continua compromissione delle colture di sussistenza delle popolazioni, che ha aggravato le situazioni per le quali si dovrà intervenire con programmi di cooperazione.
E' evidente come siano in gioco non solo l'efficacia delle politiche di cooperazione ma anche la bio-diversità mondiale, per quanto riguarda le produzioni agro-alimentari, e la tutela ambientale e i diritti fondamentali dei cittadini quando tali meccanismi vanno a incidere sulla sovranità degli Stati e sulle loro politiche in materie delicate e importanti come l'ambiente, la salute, il lavoro, l'agricoltura.
La riflessione sulla cooperazione italiana ci dà lo spunto per affrontare anche in Italia un dibattito serio e approfondito sui vantaggi ma anche gli svantaggi degli accordi commerciali di tipo TTIP che presentano notevoli ricadute anche su aspetti apparentemente lontani dal tema principale.
Il Governo, nell'ambito del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea, dovrebbe riflettere attentamente sulle conseguenze che certe politiche commerciali possono avere, oltre che in molti settori, anche sulla cooperazione e esercitare tutte le pressioni necessarie affinché si possano armonizzare politiche commerciali e politiche di sviluppo.
Infine, l'introduzione esplicita, che ci auguriamo sarà fatta nel Regolamento dell'Agenzia, di criteri di trasparenza, efficienza, efficacia e controllo adeguati a standard internazionali ed europei proposti dal M5S dovrebbe favorire il corretto impiego dei fondi pubblici.


Genova - 

metropolitanaGenova metropolitana: la situazione

La legge del 7 aprile 2014 n. 56, detta Delrio, modificata con gli ultimi emendamenti di giugno, contiene le disposizioni sulle città metropolitane, sulle province e sulle unioni e fusioni di comuni. Per approfondirla e capirne l'impatto sulla vita dei cittadini che vivono a Genova e nei comuni appartenenti all'area della vecchia provincia genovese, venerdi 13 giugno 2014 abbiamo partecipato ad un incontro informativo, da noi richiesto al Sindaco di Genova, che sarà anche il sindaco della nuova città metropolitana. Al primo incontro ne è seguito un secondo venerdi 21 giugno a Palazzo Ducale, dedicato ai consiglieri comunali del ponente e delle valli genovesi, nel quale Pierluigi Vinai, segretario di Anci Liguria, ha spiegato che le elezioni dell'organo costituente, che avrebbe dovuto studiare lo statuto, sono state annullate, e che quindi si procederà direttamente, il 20 luglio 2014, all'elezione del Consiglio metropolitano, con obbligo di presentazione delle liste entro il 30 giugno (vedi articolo 29 della legge).

La data delle elezioni è stata decisa da Marco Doria, sindaco della città metropolitna. I tempi sono strettissimi, praticamente impossibili. I consiglieri eletti saranno subito messi al lavoro per cominciare a studiare lo statuto, da sottoporre al Consiglio metropolitano a settembre, con lo scopo di votarlo entro la fine del mese.

Da notare che il decretone che contiene l'emendamento relativo alle votazioni e ha modificato la Delrio pochi giorni fa, non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sorgono dubbi di costituzionalità in quanto il decreto è di tipo "omnibus" (contiene norme disparate), vietato dalla Corte costituzionale. Il solito pasticcio all'italiana. Comunque, pare che le regole saranno quelle indicate dall'emendamento, in ogni caso.

Durante l'incontro di venerdi, il sindaco Doria ha proposto l'idea di andare a costruire un primo consiglio della città metropolitana sul modello della "costituente", ossia presentare una lista unica che ricomprenda tutte le forze politiche presenti attualmente e che risponda alle diverse caratteristiche del nostro territorio (in particolare che raccolga sia consiglieri di Genova che del Tigullio e del resto dell'entroterra Genovese).

Nell'incontro abbiamo preso consapevolezza di alcune informazioni molto importanti:

  1. il Consiglio della città metropolitana è una elezione di secondo livello alla quale possono partecipare come candidati e come elettori i consiglieri dei comuni appartenenti all'area metropolitana;
  2. le liste da presentare con le candidature al Consiglio della città metropolitana devono essere sottoscritte da almeno il 5% dei consiglieri aventi diritto al voto; ovviamente il Movimento 5 Stelle, avendo scelto di non presentarsi in tutti i comuni, ma solo laddove ci fosse stato un gruppo affidabile di cittadini che si fosse assunto la responsabilità di un'elezione, rischia di rimanere fuori, il che in linea teorica non sarebbe un problema visto che non bramiamo  "careghe", ma di fatto ci toglierebbe diverse possibilità, ad esempio quella di controllare la gestione dei finanziamenti ministeriali  (di cui verranno dotati i bilanci metropolitani) e di indirizzare il loro utilizzo verso cose realmente importanti per le comunità. Facendo un esempio,  la città metropolitana genovese potrebbe racchiudere comuni per un totale di 818 consiglieri, per cui potrebbe presentare liste monocolore per il Consiglio della città metropolitana solo chi ha almeno il 5% di consiglieri, pari a 41 (più 18 candidati, che non possono essere tra chi sottoscrive la lista): da un rapido conto, mettendo tutti i comuni dove siamo presenti, raggiungeremmo al massimo 15 o 16 unità in tutto;
  3. i consiglieri metropolitani svolgono il loro incarico gratuitamente;
  4. alla città metropolitana verranno assegnate non solo le deleghe delle vecchie provincie, ma anche alcune deleghe regionali.

Che fare?

A questo punto dobbiamo decidere, ed il ventaglio di ipotesi è il seguente, ed è semplificato rispetto a quanto era stato detto in assemblea, quando pareva che le elezioni fossero fissate per il 30 di settembre:

  1. ce ne stiamo; decidendo che non ci possiamo fare nulla e che la nostra coerenza chiede di restare da soli e di non accettare compromessi con altre liste. Il dubbio è di lasciare ai partiti estese praterie per fare ciò che vogliono (n.b.: oltre ai problemi già citati, i tecnici ANCI hanno confermato che in futuro le città metropolitane svuoteranno di competenze non solo comuni capoluogo ma anche, in parte, le regioni, quindi, di fatto, i partiti potrebbero spostare i luoghi di decisione nel Consiglio metropolitano, vedendoci assenti;
  2. si partecipa alla realizzazione di un progetto costituente di lista unica con mandato stretto alla realizzazione dello statuto ed alla costruzione locale del funzionamento della città metropolitana come proposto da Marco Doria e dall'Anci, che appare al momento la soluzione più semplice e percorribile per provare con i tempi ristretti previsti a partecipare alla costruzione ed al monitoraggio di un consiglio metropolitano di senso.

Urge scegliere entro il 28 giugno (il termine ultimo per presentare le liste lo ricordiamo è il 30 giugno), perciò attendiamo proposte su quale delle due direzioni individuate ritenete più opportuna e perché. Per quanto possa valere, un conto è dire che le provincie sono sovrastrutture costose, un altro è partecipare (senza costi aggiuntivi) ad un ambito di pianificazione strategica territoriale che avrà, tra le altre, le seguenti importanti deleghe:

  • piano strategico del territorio metropolitano,
  • pianificazione territoriale generale,
  • organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano,
  • mobilità e viabilità,
  • promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale,
  • sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano.

Ulteriori funzioni possono essere attribuite alle città metropolitane dallo Stato o dalle Regioni. Scrivete pensieri ed opinioni a info@genova5stelle.it

Grazie a tutti per la partecipazione.


Genova - 

(Domanda dalla rete - risposta di Alberto Vanni - Fiscalista)
... vorrei riportare un quesito importante sulla TASI di Genova .La Tasi è la tassa sui servizi indivisibili dei comuni come ad esempio la manutenzione delle strade e del verde cittadino, l'illuminazione pubblica e quant'altro.
PRIMO QUESITO
Esempio n.1: io sottoscritto, famiglia monoreddito (ISEE: 12.000 €), 2 figli minori, abitazione principale unica proprietà su cui grava un mutuo di 30 anni, PAGHERO', in totale, 270 Euro.
Esempio n.2: famiglia con doppio reddito, (ISEE: 27.000 €), 3 figli minori, abitazione principale senza mutuo. TOTALE TASI 0 € !
La differenza è la Rendita Catastale, la mia di 680 € la sua di 330 € ! Ora ... la domanda mi sorge spontanea: se la TASI è tassa sulla prima casa e sui servizi del Comune ... uno che ha la casa più piccola non è un cittadino del Comune? Lui non usufruisce dei servizi di illuminazione verde e quant'altro? E rispetto ad uno che non ha una casa?
Risponde Alberto Vanni:
il 20 maggio scorso Consiglio Comunale ha approvato in tutta fretta la delibera con cui ha stabilito le aliquote della TASI, che a Genova sono state fisssate allo 0,33% sull'abitazione principale e le relative pertinenze ed ha, inoltre, previsto le seguenti detrazioni standard, che sono:
1) di 114 euro per gli immobili con rendita catastale sino a 500 euro;
2) di 80 euro per gli immobili con rendita catastale superiore a 500
euro e fino a 700 euro;
[...]
Esistono ulteriori detrazioni per famiglie:
1) 25 euro per ogni figlio convivente, fiscalmente a carico, di età inferiore ai 26 anni per immobili con rendita catastale sino a 500 euro;
2) 20 euro per ogni figlio convivente, fiscalmente a carico, di età inferiore ai 26 anni per immobili con rendita catastale superiore a 500 euro e fino a 700 euro;
[...]
Ne consegue che lei fruisce di un esenzione per (80+20+20=) 120 euro, mentre il suo conoscente fruisce di un'esenzione totale di (114+25+25+25=) 189 euro. Come avrà già capito, il problema è la rendita catastale che è ampiamente iniqua perché l'amministrazione non ha alcun interesse a stare dalla parte della povera gente e a rivedere le rendite per conformarle al mercato.
Della norma lascia inoltre perplessi il fatto che un ereditiere, pieno di immobili, per non pagare l'IMU (che permane sulle seconde case) possa aver intestato i suoi beni ad una fondazione di famiglia che è esente da IMU e da imposta di successione: retaggi di una società medioevale. Sono queste "porcherie" che devono essere cancellate. Ma lo potrebbe fare una legge che i parlamentari pentastellati propugnano, nonostante venga sempre rigettata dal mare magnum di questa strana maggioranza che ruota attorno a Renzi.
Tornando al suo caso, rilevo che forse il tuo immobile è stato costruito negli ultimi 50 anni ed ha una rendita catastale piuttosto alta, mentre l'immobile del tuo amico è risalente ad un periodo precedente, e ha quindi una rendita irrisoria.
Se intendesse risolvere pro futuro il problema può provare a presentare una domanda di revisione della rendita catastale, disponibile sul sito dell'Agenzia delle Entrate, verificando prima i presupposti in modo tale che l'Agenzia non possa rispondere negativamente.


Genova - 

chelinseCall to action.

Iniziamo noi! Un'azione di cittadinanza attiva per affrontare il problema dei rifiuti genovesi. CHE L'INSE!

Diventiamo tutor di un cassonetto per aumentare la raccolta differenziata e diminuire la spazzatura inviata alla discarica.

Stiamo assistendo all'ennesimo disastro annunciato: una raccolta differenziata al palo, la città rischia la paralisi, la comunità rischia di pagare gli errori del passato, una discarica da mettere in sicurezza, un'azienda partecipata che rischia la crisi.

Siamo stufi di tentennamenti, di rinvii, di non assunzioni di responsabilità.

Che l'inse? Noi ci siamo!

Chiediamo a tutti gli attivisti del Movimento 5 Stelle genovese e della provincia di dare la disponibilità di 4 ore complessive, nell'arco dei prossimi 7 giorni, per rimanere davanti ad un cassonetto, informando ed aiutando la popolazione su come realizzare una corretta raccolta differenziata.
Come sempre, avendo fiducia nella grande generosità dei militanti del Movimento e nella voglia che condividiamo di essere promotori di cambiamento nella nostra città, vi chiediamo di scrivere ainiziative5stelle@gmail.com per dare la vostra disponibilità: nome cognome contatto mail e telefono.

P.S.: Invitate tutti i cittadini che hanno voglia di partecipare al bene comune.


Immagine contributo di Laura Bagliani (Copyright 2014 Laura Bagliani - uso soggetto ad autorizzazione)


Genova - 

sacchetti-immondizia(di Luciano Mazzarello)

AMIU si sta attrezzando per arrivare a portare meno rifiuti nella discarica di Monte Scarpino. In attesa però che si arrivi ad una raccolta differenziata, passo necessario per tale risultato, la differenziazione arriverà attraverso la separazione dell'umido dal secco in due impianti, uno a Campi e uno alla Volpara in Val Bisagno, quest'ultimo in mezzo al centro abitato. Soffermandoci appunto sulla Volpara, vedremo uno scenario in cui la spazzatura raccolta arriverà da gran parte di Genova e verrà o manualmente o meccanicamente separata. Per alcuni magari il problema non sussiste, già adesso nello stabilimento di Val Bisagno arriva lo stesso volume di rumenta, ma viene compattata e inviata a Scarpino, non senza disagi comunque per la popolazione specie durante la stagione estiva: a scorsa estate la colpa era stata data ad un polipo (nome tecnico della macchina che manneggia la spazzatura), che si era rotto. E' stato previsto è di aprire i sacchetti dell'immondizia per trattarli ed arrivare ad avere una parte umida da inviare al compostaggio, ottenendo fertilizzante per agricoltura e floricoltura dagli scarti alimentari, o di usare dei nuovi biodigestori anaerobici (già previsti in zona Ex-ILVA). Con la biodigestione anaerobica, si produce elettricità bruciando il gas prodotto dall'impianto, quindi inquinando, ma rimane il problema del 30% di scarto secco come prodotto di scarto del processo di biodigestione, da inviare o a Scarpino o peggio per produrre CSS (Combustibile Solido Secondario), da bruciare ulteriormente in cementifici e centrali termoelettriche. Sicuramente AMIU cercherà di prendere tutte le precauzioni per evitare fughe di cattivi odori, possibili con tali lavorazioni, però resta il rischio residuo per un cattivo funzionamento dei filtri, e non si possono quindi evitare con certezza assoluta rischi di inquinamento proprio in mezzo alle case; inoltre non sa con certezza cosa viene conferito dentro i sacchetti, che potrebbero quindi contenere rifiuti non previsti dal progetto. Appare pertanto strano poter pensare di tornare ad una lavorazione del rifiuto come in passato, proprio in mezzo alle case, in una zona riconosciuta dalla storia come da sempre interessata in modo negativo dal problema dei rifiuti, e dopo che i nostri padri, circa una quarantina di anni fa, ne decisero finalmente un cambiamento d'uso facendone solamente una rimessa per i mezzi e destinandola ad uffici. In molte zone della città ci si oppone perfino ad un insediamento di un'isola ecologica, qui già presente insieme alla compattazione, al crematorio di Staglieno, ai due grandi biodigestori del fangodotto, alla rimessa dell'AMT con il traffico veicolare conseguente, al mostro Bricoman che sta per ruggire con la sua chiamata di auto da tutta Genova, e tutto il dissesto idrogeologico tristemente sperimentato anche ultimamente. Oltre al già esistente centro di via Laiasso, è in itinere anche un cambiamento d'uso delle aree ex-Moltini, già assurte alla cronaca cittadina, per un nuovo insediamento che temiamo possa essere di lavorazione di rifiuti speciali, nonostante le rassicurazioni dell'amministrazione. Non vediamo arrivare né dall'Amministrazione comunale come dal Municipio quei risultati di miglioramento della qualità della vita promessi in campagna elettorale. Vediamo invece il ripetersi di un disegno di mera rincorsa dei problemi, con soluzioni di emergenza e poco studiate, nel momento nel quale il loro accantonamento sotto il tappeto, brutta abitudine del passato, non consente più di ignorarli. E rischiando di creare nuovi problemi da nascondere sotto nuovi tappeti. Mi chiedo cosa possa pensare il cittadino di questa situazione se non ricordarsi, la prossima volta, di spostare la punta della matita elettorale sotto un altro simbolo, che consenta di fare davvero quello che a parole viene promesso da diverse amministrazioni: risolvere davvero i problemi con sistemi partecipativi e con lo scopo di uscire dal circolo vizioso di una gestione scorretta dei rifiuti a Genova


Genova - 

LIBERARSI, MESCOLARSI, SOVVERTIRE - Domenica 11 maggio 2003 un centinaio di persone appartenenti a varie realtà politiche e sociali genovesi decidevano di restituire alla città uno stabile di 6000 mq, abbandonato dal 1997 [...] Assemblea pubblica di gestione ogni lunedì - piano terra ore 21.30 // 22.00 ". 

buridda

Buridda: la musica in strada accompagna la processione dei giovani nel recupero dei loro beni all'interno del laboratorio sociale.

In queste poche parole, estrapolate dal messaggio di benvenuto del sito ecn.org/buridda, sta l'animo di questa realtà genovese che per undici anni ha rappresentato l'incoerenza di una società, dei consumi e del capitale, contrapposta alle più semplici regole della logica: perché abbandonare al degrado una struttura urbanistica così interessante, nel mezzo di una città stretta tra spazi poco agibili e vecchie controversie delimitate da reti e sbarre? Che mondo vogliamo offrire ai nostri giovani? Quali spazi di aggregazione?

Con poco piacere e nessuna soddisfazione apprendiamo anche che gli Assessori competenti non erano al corrente degli accadimenti, viene da pensare che pure la Questura ritenga inutile avvisare il Comune di Genova: a questo siamo.

Se da una parte il sistema dell'occupazione è illegale, dall'altra quali soluzioni riusciamo ad offrire? Nell'ultima visita al Forte Begato, ad esempio e per dirne solo una, abbandonato prima dall'amministrazione e poi dal demanio, abbiamo avuto modo di vedere lo spreco insensato di risorse pubbliche, che se meglio impiegate potrebbero costituire davvero la soluzione per tante situazioni, tra le quali quelle dei centri sociali occupati.

Invece la Giunta si assume SEMPRE la responsabilità di mettere in campo azione assolutamente non urgenti e non necessarie per migliorare la vita dei cittadini, "dimenticando" scelte impellenti come l'Ospedale di Ponente e la criticità di quartieri come Pré e Sampiardarena.

Possiamo solo auspicare, nonostante la palese incapacità di questa Giunta che si puntella sfruttanto i veti contrapposti dentro al PD, che sia presto trovata una soluzione per evitare che questo ennesimo sgombero non diventi motivo per un'altra occupazione, ma il momento d'inizio di un percorso concordato per preservare la legalità e al tempo stesso trovare un posto e un tempo per la libera espressione dei cittadini della nostra città al di fuori degli schemi precostituiti: perché, a nostro avviso, non solo è possibile, è, anzi, dovuto.

Movimento 5 Stelle di Genova

I candidati a Genova

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    Paolo Putti
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    Andrea Boccaccio
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    Antonietta Faggiano
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    Barbara Scarcella
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    Carlo Marino
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    Cristina Capelli
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    Daniele C.
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    Delio Colaianni
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    Diego Gaglia
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    Enrico Baratelli
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    Fabio Colombo
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    Gabriele Fiannacca
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    Giorgio Campi
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    Iliana Pastorino
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    Lucio Alessandro Mezzone
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    Luisa Pastorino
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    Marco Collami
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    Marina Sonnino
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    maurizio bortolai
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    Mauro Muscarà
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    Stefano De Pietro
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