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Genova - 


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(di Stefano Camisasso)

Questa nota nasce a seguito dello stimolo fornito dall'articolo del collega Ing. Domenico Pino sulla rivista dell'Ordine Regionale degli Ingegneri della Liguria.

Posto che il 60% del patrimonio edilizio italiano è antecedente al 1974, data di emissione della prima normativa sismica nazionale, pare evidente che il futuro dell'edilizia sarà votato sempre più verso il recupero dell'esistente.

Analoga situazione per quanto riguarda le strutture ad uso produttivo: su 326 mila fabbricati esistenti, i due quinti sono stati realizzati tra il 1971 ed il 1990. Ben 95 mila capannoni sono in aree ad alto rischio sismico.

In Italia, sulla base della superficie territoriale esposta ad elevato rischio naturale, si stima che la popolazione potenzialmente esposta ad elevato rischio sismico sia pari a 21,8 milioni di persone, e che nelle aree ad elevato rischio sismico si trovino circa 5,5 milioni di edifici.

Una stima ANCE-Cresme del 2012 segnala che lo Stato ha speso 181 miliardi di euro per danni da terremoti dal 1944 al 2012, pari a una costo medio annuo di 2,6 miliardi di euro. Tutto ciò è anche sicuramente riconducibile al fatto che il territorio italiano è sempre stato soggetto, per le sue peculiarità, ai rischi di natura geologica, idrogeologica e sismica. Ma non è possibile trascurare anche gli effetti più o meno incidentali dell'azione dell'Uomo: la crescente spinta all'antropizzazione ha portato all'urbanizzazione anche di aree particolarmente sensibili ai citati rischi, caricando il peso economico, emergenziale (in termini di sicurezza per l'incolumità delle persone) e di gestione del territorio sulla società in generale, non solo sugli Enti Locali preposti.

E' altresì noto che la Vita media per un organismo edilizio e per le opere strutturali di media importanza, come i muri di contenimento dei terreni in corrispondenza degli scavi di preparazione delle aree, agli interventi edificatori con le relative reti di smaltimento delle acque meteoriche, è stimata in 50 anni (si richiama qui il D. M. Infrastrutture del 14 gennaio 2008): si può quindi ragionevolmente attendere un decadimento delle prestazioni e della sicurezza delle opere strutturali di cui sopra negli prossimi anni a venire.

Non sempre le istituzioni infatti possono intervenire, anzi, da un lato il patto di stabilità interno, dall'altro il fatto che molte volte i disastri trovano innesco in aree e proprietà private coinvolgendo successivamente le infrastrutture pubbliche, impediscono più o meno correttamente una puntuale ed efficace azione dello Stato. Altrettanto vincolante alla limitazione della manutenzione delle opere, è il perdurare dell'attuale congiuntura economica, che si sta traducendo in un costante impoverimento delle famiglie italiane e nella negazione del diritto all'accesso al credito se non a costi difficilmente sostenibili. Va da sé che ciò si traduce, da parte del privato, nel procrastinare gli interventi di manutenzione anche straordinari.

E' pacifico che gli interventi di messa in sicurezza degli edifici e delle infrastrutture anche di carattere locale e privatistico e al di fuori del regime emergenziale, si traducono nel medio-lungo periodo in un considerevole risparmio per la comunità, non costretta, in caso di calamità naturali, a sostenere più o meno direttamente i costi ingentissimi del ripristino in somma urgenza e della messa in sicurezza del territorio soggetto a tali avversità.

Si stima, inoltre, che il costo per la messa in sicurezza degli edifici dal rischio sismico dovuto a terremoti di media intensità sia pari a 5,5 miliardi di euro per le zone classificate 1 (rischio alto), 30 miliardi di euro per le zone 2 (rischio medio) e 27 miliardi di euro per le zone 3 (rischio basso).

Soprattutto, con il già citato D.M. Infrastrutture del 14 gennaio 2008 (N.T.C.), il calcolo statico nella progettazione ha fatto un considerevole balzo in avanti. Nell'ambito dei criteri generali posti a base delle N.T.C., assumono infatti particolare rilievo le problematiche legate alla necessità di contemperare le esigenze di sicurezza, intesa come tutela dell'incolumità anche sotto il profilo sismico, con quelle di sostenibilità ambientale degli interventi, anche in relazione al loro impatto sociale ed economico e quindi alla relativa "governance", nonché di salvaguardia del patrimonio edilizio ed urbano.

Tutto ciò si è tradotto in una richiesta maggiore in termini progettuali, quindi prestazionali, dell'opera, a seguito dell'esigenza di un approccio normativo multidisciplinare di tipo sistemico in relazione alla complessità delle problematiche poste dagli interventi in ambiti urbani e territoriali. Le nuove norme possono quindi consentire alle opere esistenti soggette a interventi, un incremento dei fattori prestazionali e di sicurezza.

Con altri interventi legislativi, il Parlamento ha riconosciuto anche l'importanza della leva fiscale ai fini del miglioramento generale degli organismi edilizi, favorendo le manutenzioni straordinarie, anche ai fini del risparmio energetico, di cui ne ha favorito il perfezionamento consentendo opportune agevolazioni fiscali a chi installa prodotti atti al contenimento delle dissipazioni energetiche, sino al rinnovo totale degli impianti di riscaldamento; si richiamano quindi a mero titolo di esempio il Decreto Legislativo  29 dicembre 2006, n. 311 "Disposizioni correttive ed integrative al decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, recante attuazione della direttiva 2002/91/CE, relativa al rendimento energetico nell'edilizia" modifica ed integra il D.lgs.192/2005 nell'ambito del risparmio energetico e nell'ambito strettamente edilizio il seguente excursus:


  • Finanziaria 2008: aveva rinnovato, fino a tutto il 2010, le agevolazioni tributarie in favore di chi avesse effettuato interventi di recupero del patrimonio edilizio degli immobili esistenti, limitatamente alle case di abitazione e parti comuni di edifici residenziali situati nel territorio dello Stato.



  • Finanziaria 2009: aveva esteso l'agevolazione al 2011.

  • Finanziaria 2010 ulteriore proroga a tutto il 2012.

  • Decreto legge 6 dicembre 2011, n. 201 (convertito in Legge 214/2011): ha annullato la proroga al 2012 e ha reso stabili le detrazioni fiscali del 36% inserendole nel Dpr 917/86 (Testo Unico delle Imposte sui Redditi).

  • D.l. 22 giugno 2012 n. 83: conosciuto come "Decreto crescita", aveva cambiato il meccanismo dell'incentivazione aumentando la percentuale dal 36% al 50% e l'importo massimo detraibile da 48.000 a 96.000 euro. Questa ultima modifica rimaneva in vigore solo fino al 30 giugno 2013.

  • D.l. 4 giugno 2013: convertito nella Legge 3 agosto 2013, n. 90, ha aggiunto tra le spese detraibili anche quelle sostenute per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici finalizzati all'arredo dell'immobile oggetto di ristrutturazione e ha aggiunto altri sei mesi di tempo alla scadenza di giugno, portandola al 31 dicembre 2013. Alla lettera i dell'articolo 16 bis si introducono proprio gli interventi relativi all'adozione di misure antisismiche con particolare riguardo all'esecuzione di opere per la messa in sicurezza statica.


(http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:presidente.repubblica:decreto:1986-12-22;917!vig=)

Infine, la Legge di stabilità 2014 ha ulteriormente prorogato la detrazione, con le seguenti modalità:


  • detrazione del 50%, per le spese sostenute fino al 31 dicembre 2014;

  • detrazione del 40%, per le spese sostenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015;

  • detrazione del 36% (e importo massimo detraibile che ritorna a 48.000 euro), per le spese sostenute dal 1° gennaio 2016.


Altrettanto pacifici sono gli effetti benefici di queste legislazioni sulle piccole e medie imprese edilizie e impiantistiche italiane: non pare di essere arditi affermando che questi provvedimenti hanno salvato un gran numero di imprese dagli effetti della crisi economica in atto. Nel citato e recente dossier della Camera dei Deputati in collaborazione con il CRESME, si specifica come le detrazioni fiscali per ristrutturazione e risparmio energetico abbiano generato un sensibile incremento dei lavori con un altrettanto importante impatto sull'occupazione, stimata in 283 mila unità con proiezione in aumento per il 2014.

Armonizzare i benefici fiscali alla classificazione porterebbe evidenti vantaggi per Stato e Società, fatto recentemente ribadito anche da figure istituzionali quali il Governatore della Banca d'Italia Ignazio Visco, che in un suo intervento del 2012 affermava "... il ricorso a misure che richiedano ai privati azioni di adattamento autonomo, favorendone la tempestiva realizzazione, può consentire di limitare l'utilizzo di risorse pubbliche. In particolare, un uso appropriato degli strumenti fiscali e di eventuali obblighi assicurativi contro le calamità naturali può scoraggiare l'uso di suoli a maggiore impatto (...) compensando l'assenza di una valutazione di mercato di 'servizi ecologici' quali la stabilità del terreno e promuovere attività di manutenzione straordinaria di adeguamento antisismico".

Diventa particolarmente urgente che le istituzioni si pongano l'obbiettivo prioritario della sicurezza anche sostenendo una politica che incentivi il Cittadino a eseguire interventi strutturali ponendosi quindi il problema del prolungamento della vita degli edifici in condizioni di uguale o migliore servizio rispetto al regime prestazionale statico di progetto. Pare qui opportuno precisare che gli interventi strutturali volti alla mitigazione del rischio sismico per la loro natura non producono evidenti ed apprezzabili rivalutazioni economiche dell'immobile e spesso vengono eseguiti solo per sopperire a gravi carenze.

Tutto ciò premesso, pare quindi assolutamente evidente che sia inderogabile per l'Italia investire nella sicurezza dei manufatti edilizi con l'obbiettivo di favorire la spesa dei soggetti legittimati ai fini della messa in sicurezza, attraverso opere di natura strutturale, del patrimonio edilizio esistente con le relative pertinenze. Tali opere saranno volte a mitigare il rischio sismico, consentendo così di minimizzare l'impatto sulla popolazione e sulle infrastrutture pubbliche anche cittadine, di eventi calamitosi che giocoforza attiverebbero, come abbiamo visto precedentemente, risorse ben più ingenti


Genova - 

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Genova - 

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Genova: prosegue l'attività di divulgazione sui rifiuti curata dal coordinamento dei Meetup liguri del Movimento 5 Stelle e organizzata a Genova dal Gruppo di lavoro sui rifiuti del Movimento genovese.

Dopo i due incontri a Genova e Sestri Levante (video) dei mesi scorsi, sabato 12 aprile 2014, nella mattina, è prevista unavisita alla discarica di Monte Scapino da parte di alcuniparlamentari M5S, tra i quali la senatrice portavoce genoveseCristina De Pietro, accompagnati da consiglieri comunali e alcuni tecnici.

A Genova, presso Palazzo Fieschi in via Sestri, sede del Municipio Medio Ponente, nel pomeriggio alle ore 15.30Luca Roggi, esperto di riferimento del M5S in Parlamento sul tema dei rifiuti, terrà una conferenza tecnica in tema di strategie per la riduzione dei rifiuti e della raccolta differenziata, a cui seguirà la sera alle ore 21.00 una sessione pubblica e divulgativa con l'intervento di Samuele Segoni, deputato portavoce M5S, che introdurrà le novità sul reato ambientale, proposto per l'introduzione nel Codice Penale italiano.

L'incontro sarà trasmesso in streaming sul sito genova5stelle.it

Il Movimento 5 Stelle di Genova, insieme agli altri gruppi consiliari liguri e ai numerosi Meetup, che da sempre auspicano il superamento del concetto di rifiuto a favore di una società che ricicli e riutilizzi la materia, stigmatizza sulla recente normativa regionale in tema di rifiuti, intravedendo nel piano dei rifiuti deliberato dalla Consiglio ligure un notevole peggioramento della gestione di questa importantissima risorsa, con l'utilizzo del CSS ("combustibile solido secondario", da bruciare in cementifici e centrali elettriche) e della produzione di biogas da digestione anaerobica: tecniche costose orientate a risultati di breve periodo, che non risolvono il problema alla radice.

Queste strategie mirano all'ottenimento di finanziamenti, non sono economicamente sostenibili, sono poco efficaci in termini di energia prodotta e affatto rispettose dell'ambiente, producendo materiale e acque di scarto da trattare con ulteriori impianti. L'ennesima scelta sbagliata, con il sicuro l'effetto di generare ulteriore debito, aumento delle tariffe nei confronti dei cittadini spostando il problema un po' più in là ma senza mai risolverlo.

Alcuni volantini dell'iniziativa.

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Genova - 


800px-VoltriStazioneMonte(di Gabriele Fiannacca - Capogruppo Movimento 5 Stelle in Municipio Ponente)

Ieri mattina si è svolto il Tavolo tecnico con le Ferrovie. Ormai da anni il progetto del potenziamento del nodo di Genova prevede la separazione del traffico dei treni a lunga percorrenza, che passeranno a monte, dal flusso di treni metropolitano che occuperà la ferrovia a mare. In questo contesto progettuale, Voltri dovrebbe assumere il ruolo di porta ferroviaria della città, con il conseguente riassetto e ampliamento dell'attuale stazione, terminal della metropolitana urbana.

Quest'ultima prevede l'esproprio e l'abbattimento del fabbricato in via Don Giovanni Verità, per ampliare la rete ferroviaria. Fin qui tutto bene, i cittadini se ne sono fatti una ragione e da anni stanno aspettando un esproprio che non arriva. Per questo il Municipio, ignaro delle intenzioni delle Ferrovie, da tempo chiede un confronto.
Finalmente veniamo a sapere che tutto questo ritardo è dovuto a vari fattori e pasticci di competenze, che entro il dicembre del 2015 devono risolversi. Il nodo che non ha permesso finora il proseguimento dei lavori, è il viadotto che dall'uscita dell'autostrada porta al porto di Pra'. Da anni quest'ultimo dovrebbe essere abbattuto e ricostruito (non si sa come e dove).

Da qui inizia il contenzioso, lo scaricabarile all'italiana, tra Ferrovie, Spea ed Autorità Portuale, che potrebbe mettere a serio rischio un progetto che in fin dei conti può essere considerato molto positivo ai fini del trasporto pubblico locale.

A detta delle Ferrovie, questa metropolitana urbana dovrebbe prevedere treni ad altissima frequenza (si parla di treni ogni 5/7 min), con la costruzione di nuove stazioni come Palmaro, Pegli Lido, Multedo. Tutto questo "idillio" sarà possibile se la Regione fornirà treni adeguati, con una maggiore accelerazione.

Se pensiamo che la Regione Liguria è una delle regioni d'Italia che investe meno sul trasporto pubblico e ha fatto saltare pochi giorni fa il biglietto integrato urbano con Amt, non ci aspettiamo un futuro così roseo.
Inoltre, con l'aumento di queste stazioni (intervento a nostro avviso positivo) sorge spontanea una domanda: se con le attuali scassate littorine di Trenitalia da Voltri a Brignole ci vogliono mediamente 45/50 minuti, sempre che il santo protettore dei ritardi sia in buona, quanto ci vorrà per arrivare a Brignole? Un'ora e 20 minuti?
Non è strano sentire il vicesindaco Bernini, in un incontro in cui si parla di trasporto pubblico, menzionare continuamente la gronda di Ponente (chissà perché tutto questo interesse).

Il mio interevento ha fatto riferimento a quest'ultime considerazioni e in ultima istanza ho voluto porre l'attenzione e "sensibilizzare" questi signori sulla disintegrazione del biglietto integrato: "vi rendete conto che senza la tariffa integrata la maggior parte dei cittadini genovesi che prendessero treno ed autobus, dovrebbero pagare quasi mille euro all'anno di abbonamento (Amt eTrenitalia) a fronte dei già troppi trecentonovantacinque dell'attuale abbonamento integrato?. Questo vuol dire distruggere il Tpl e disincentivare il cittadino al suo utilizzo, questo vuol dire rendere elitario e inaccessibile un mezzo di spostamento economico ed ecologico".
Ora capisco la litania di Bernini, "la Gronda, la Gronda e la Gronda!"

Mi è stato risposto che è colpa della Regione che non investe sul Tpl e che stanno cercando di trovare un ulteriore accordo per unire ulteriormente i due abbonamenti, che sarà sicuramente molto più oneroso per il cittadino. In questa selva di "se" e di "scaricabarile" micidiale mi ritorna in mente un canto di Lorenzo De' Medici:

« Quant'è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza »

Ecco, il domani continua ad essere sempre più buio. Vi terremo aggiornati sui "se" e sulle mille responsabilità di questi enti sempre meno pubblici.

Stay tuned!


Genova - 

aiuti_PMI(di Alberto Vanni)

Ciao, segnalo a chi ne fosse interessato due brevi note tecniche sul funzionamento del "fondo di garanzia per le Piccole e Medie Imprese". Chi lo desidera, potrà spiegare ai titolari delle imprese che si possono avvalere delle garanzie concesse da questo fondo per avere un più facile accesso al credito bancario.

Come noto, infatti, tutte le volte che un imprenditore (o chiunque altro) va in banca a chiedere un prestito, questa lo concede solo in cambio di garanzie. Può capitare che la banca chieda all'imprenditore, ad esempio, l'ipoteca sulla sua casa o la fideiussione di un suo parente. In tal modo, se l'imprenditore fallisse, la banca si rivarrebbe sul ricavato della vendita all'asta della casa ipotecata oppure pignorerebbe i beni del parente per poi metterli anche in questo caso all'asta. Spesso un imprenditore, specialmente se piccolo, ha difficoltà a trovare garanzie del genere da dare alla banca. Magari ha già ipotecato la casa in cui vive per comprarsela e non ha altro da dare come garanzia.

Questo fondo può servire per compiere, fra le altre, due tipi di operazioni:

1) rinegoziare mutui bancari già esistenti estendendone la durata e riducendo gli importi delle rate mensili.

In questo caso il titolare di una PMI chiede alla Banca di sostituire il suo vecchio mutuo con uno nuovo che duri per un tempo più lungo e che abbia rate mensili da pagare più basse del mutuo precedente. Per questo tipo di operazioni la banca può domandare all'ufficio preposto del Ministero dello Sviluppo Economico la garanzia su "una parte" del mutuo.

L'ufficio studia la situazione economica dell'imprenditore e risponde entro 3 mesi dall'inoltro della domanda.In caso di risposta positiva, l'ufficio del Ministero garantisce "al massimo" il 60% del mutuo. Ciò vuol dire che per la parte restante l'imprenditore deve trovarsi autonomamente le garanzie da dare. Ma è facile che già le abbia visto che, del resto, un mutuo già lo aveva.

Questo primo tipo di operazioni comunque può permettere a chi è in difficoltà di allentare la morsa delle banche.

2) Il secondo tipo di operazioni riguarda i mutui richiesti dall'imprenditore per effettuare investimenti.

In questo secondo caso l'imprenditore si indebita per acquistare beni strumentali all'esercizio della sua attività. Si pensi, ad esempio, al gelataio che vuole comprare un nuovo congelatore o a un pizzaiolo che vuole comprare un nuovo forno, che in ambo i casi facciano risparmiare energia elettrica.

Se costoro non hanno soldi a sufficienza, possono chiedere un mutuo in banca, la quale chiederà garanzie. In tal caso la banca si garantirà sicuramente chiedendo che il bene sia dato in pegno o sia preso in leasing o sia coperto da un warrent. Ciò vuol dire che il bene strumentale che ha in uso l'imprenditore non apparterrà a quest'ultimo ma (indirettamente) alla Banca e in caso di prolungato mancato pagamento delle rate, questa se lo verrà a prendere e lo metterà all'asta.

Solitamente la banca chiede garanzie ulteriori perché, come noto, i beni strumentali di un'impresa perdono valore col passare del tempo (un bancone di un negozio usato vale meno di un bancone nuovo). Qui entra in funzione il fondo di garanzia per le PMI che per queste operazioni di investimento concede un garanzia alla Banca che può arrivare al massimo a coprire il 30% del valore del bene.

Se si pensa che normalmente chi acquista un bene non lo fa completamente a debito, ma anticipa al venditore una parte del prezzo (ad esempio il 20%) e che il bene, per mal che vada, conserva nel tempo una parte del suo valore (ad esempio il 50%), ecco che con la garanzia pubblica (che arriva al massimo al 30%) si può ottenere una copertura pressoché totale dell'investimento. Ne deriva un mutuo sicuro per la banca e meno costoso per l'imprenditore di quanto risulterebbe altrimenti.

Venendo, da ultimo, alla procedura da seguire, per accedere al fondo, il titolare di una PMI deve recarsi in banca portando con sé i modelli "UNICO" degli ultimi due anni e chiedere un mutuo coperto da questo fondo. Se l'impresa è molto giovane, il titolare deve portare in banca un prospetto previsionale dell'andamento dell'impresa nei prossimi anni che gli può preparare il suo commercialista.

Attenzione, però, perché non tutte le banche si avvalgono di questo fondo. Consigliamo all'imprenditore di rivolgersi a quelle che compaiono sul sito internet www.fondidigaranzia.it che, peraltro, abbiamo indicato sul nostro volantino.

Non faremo i nomi di banche che usano o non usano questa agevolazione perché non siamo i promoter di nessuno. Non mancheremo però di informare i nostri interlocutori che i nostri parlamentari 5 stelle rinunciano alla parte più consistente del loro stipendio per dare una mano alle PMI ad accedere al credito e che noi dedichiamo il nostro tempo e le nostre energie per dare informazioni utili a chi è in difficoltà.

Siamo all'esatto opposto di quelli che vanno per negozi a riscuotere il pizzo, noi aiutiamo le PMI, noi siamo #quellibuoni!

Con i migliori saluti,

Alberto


Genova - Thumbnail image for Foto aerea quartiere Fiera e Galliera- Smart City Galliera.jpg(di Angelo Simonelli) Un software per Il nuovo Ospedale Galliera: un progetto di quattro milioni di euro, al quale hanno aderito il Comune di Genova e l'Associazione Genova Smart City, per progettare un ospedale prima e la città poi, "a tavolino". E' l'ultimo dei bandi dedicati alle Smart City, coordinato dal Comune di Genova e che riunisce partner internazionali provenienti da Gran Bretagna, Irlanda e Svizzera. Il Galliera partecipa come sito pilota, insieme all'Istituto di Tecnologia e alla Città di Dundalk in Irlanda. Il finanziamento europeo non riguarda la costruzione del nuovo edificio del Galliera, ma la realizzazione di un software che servirà a coloro che sono coinvolti nelle fasi di progettazione e sviluppo delle Smart City e di un Green Hospital, come la società D'Appolonia, business partner dell'Associazione Genova Smart City e quindi del Comune di Genova. Riteniamo però che questo sia un abominio metodologico e progettuale. Pensare che sarà realizzato un innovativo software interattivo in grado di fornire a progettisti, urbanisti e imprese un  sistema di supporto alle decisioni in tutte le fasi di sviluppo urbano di una città, dalla costruzione di un singolo edificio alla progettazione di un piano regolatore, può sembrare un'idea innovativa, ma non dobbiamo confondere la progettazione di un motore, dell'aerodinamica della fusoliera di un aeroplano o di un microchip con il disegno della città e dei luoghi dove vive la gente. Non è tanto la cifra non indifferente di 4 milioni di euro che ci turba, ma il fatto che è passato il tempo in cui ci si cullava nell'illusione che il processo di progettazione fosse una semplice "digestione" di dati di input con risultati di output, effettuato semplicemente da un computer (o, meglio, da quei pochi che governano il computer). 
Allora, ci chiediamo: la gente, il quartiere, la città, dove sono? 
Se proprio volessimo metterla sul piano puramente economico, quante micro iniziative di sensibilizzazione e democrazia partecipata, che coinvolgano la città e i quartieri sui problemi della sanità e dei servizi per la salute, potrebbero essere avviate con 4 milioni di euro? Ecco, in alternativa, da dove dovrebbe partire la progettazione virtuosa del Galliera:
  • innalzamento del livello di inclusione sociale;
  • supporto dei comportamenti virtuosi dal basso, dando visibilità ai vantaggi individuali e collettivi;
  • cittadini che coinvolgono i politici nelle scelte, non viceversa;
  • fare il miglior uso di strumenti tecnologici per catturare nuove idee ed attivare un processo di apprendimento collettivo.
Di questo hanno bisogno il Galliera, Genova e i cittadini di ogni dove.

Città - Smart City Galliera


Genova - 

erzelli1-300x155.jpg (di Stefano Camisasso)
Dopo che l'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici ha messo una pietra tombale sull'accordo tra Regione, Università, Comune e Genova High Tech, subito si è corsi a cercare l'escamotage: ingegneria comprerebbe il terreno per 30 milioni di euro, per poi spendere complessivamente attraverso la regione circa 120 milioni di euro per il suo trasferimento agli Erzelli.

Sostenere che il pubblico non spende un euro nell'operazione è veramente da illusi, dimenticandoci ovviamente dei soldi, i famosi 40 milioni di euro gentilmente dati da Burlando a Ericsson, che lo ha ripagato con una bella schiera di licenziamenti. La verità nuda e cruda è che l'operazione non sta in piedi senza il pubblico, che è una mera speculazione immobiliare e che i fondi FAS bloccati per Erzelli altrimenti potrebbero servire per il dissesto idrogeologico. [fonte Il Secolo XIX].

Ma allora, se abbiamo deciso che Ingegneria se ne deve andare, perché non si valutano altre alternative? Ad esempio le aree ex ILVA, con tutti i benefici che comporterebbe per il quartiere di Cornigliano, oppure la ex caserma Gavoglio, in fase di sdemanializzazione, giusto per fare due esempi.

Eppure nulla sembra poter fermare questa macchina infernale, neanche l'obiettiva imperizia dei proponenti. E' veramente indispensabile chiedere a chi giova tutto questo? Sicuramente a GHT e al suo proprietario Razero, che vanta una buona amicizia con Romano Prodi. Nonostante Genova High Tech abbia una struttura finanziaria non equilibrata (debito/patrimonio = 90% e cioè il debito è pari al 90% del patrimonio della società!), CARIGE è sempre stata pron(t)a a finanziare l'operazione. forse anche perché detiene il 40% di Nuova Erzelli Srl, a sua volta uno dei principali soci di Leonardo Technology che controlla ancora il 67% delle quote Genova High Tech. Dato trascurabile: il presidente del collegio dei sindaci di Banca Carige, sino alla fine dell'era Berneschi, era Andrea Traverso, che ricopriva lo stesso ruolo nella società Leonardo Technology.

CARIGE è volata sopra a tutto, anche sopra gli "incagli" in essere della Marina Genova Aeroporto, l'altra grande operazione di Razero, esponendosi sino a circa 250 milioni di euro su GHT, mentre per il cuore dell'economia ligure, le Piccole e Medie Imprese, rimanevano a malapena le briciole.


Genova - 


percolato-scarichi-fogne-liquame-300x207.png(Letto da Stefano De Pietro)

Testo dell'intervento del M5S in merito al problema del percolato finito nel rio Cassinelle.
Consiglio comunale del 28 gennaioo 2014.

Proprio ieri sera il Movimento 5 Stelle ha registrato una conferenza organizzata con un esperto tecnico del problema di Scarpino, "dal non progetto al percolato", prossimamente in onda sui nostri siti per informare i cittadini, durante la quale la storia della discarica ha delineato una situazione senza scampo che la ventennale politica pd di questa città è riuscita a produrre.

Una discarica, specialmente la vecchia, realizzata su un torrente, quella stessa via d'acqua che oggi pare ribellarsi alla follia di tecnici e politici senza scrupoli che hanno voluto tenere nascosto il problema da essa derivante: il percolato tossico e inquinante.
Improvvisamente (si dice) il rio Cassinelle, sepolto da metri e metri di spazzatura senza alcune protezione e con i residui degli incendi degli anni iniziali della discarica, ha raddoppiato la sua portata, questo viene dato di sapere. E la linea tubiera che dovrebbe portare il percolato al mare senza inquinare il rio Cassinelle e il torrente Chiaravagna non è più sufficiente. Si procede quindi al bypass delle vasche di accumulo, inviando il liquame di scarpino 1 nel rio.

Comunque scopriamo che le assicurazioni della dirigenza di Amiu durante la visita a Scarpino del maggio scorso sul fatto che "il problema del percolato è ormai sotto controllo" non corrisponde a verità.

Lo stesso, diluito al punto di rendere inefficace qualsiasi depurazione per osmosi inversa, e comunque ricco di sostanza come metalli pesanti ed ammoniaca, anche nelle normali condizioni di funzionamento e non in emergenza come adesso, disturba i processi di depurazione dei reflui urbani, per la presenza dell'ammoniaca. Che fine ha fatto il progetto Amiu di "strippare" l'ammoniaca a Scarpino per distillazione, usando il biogas prodotto dalla discarica? Forse è meglio, per Amiu, potersi fregiare di produrre energia elettrica dallo stesso gas, invece che pensare ad un problema di salute pubblica.
E dove finisce adesso tutto questo? In mezzo alle barche del porto turistico di sestri, tra le case di recente costruzione, in un'area che si chiude su se stessa per la presenza di dighe e moli, quindi con il pericoloso effetto di una possibile concentrazione in zona di metalli pesanti sul fondo e si miasmi in aria.

Anche il recente scandalo oggetto di indagine della magistratura ci lascia esterefatti. Non si vuole parlarne, essendo in atto un'indagine, come si usa in questi casi, invece bisognerebbe avere il coraggio di raccontare quanto si sa, di informare le persone, i cittadini, che ogni anno si vedono pelare le tasche da un'azienda che non ha voluto (non "non ha potuto o saputo", non ha proprio voluto adattare la propria raccolta differenziata ai numeri europei, e che riceve dalla regione, invece che un richiamo ufficiale, un aiuto insperato con la proroga dei termini richiesti dal Presidente Claudio Burlando alla conferenza delle regioni ad aprile 2013. Proroga subito fatta propria da Amiu, che invece che partire con la Raccolta Differenziata porta a porta (PAP), come tra l'altro indicato da un nostro odg votato a maggioranza dal Consiglio Comunale, ha prodotto un piano industriale dove parla di continuare a bruciare, furbescamente in casa d'altri, la nostra rumenta sotto la mentitrice forma di "CSS", il Combustibile Solido Secondario, un'altra bugia per indicare il CDR, quello che ben conosciamo. E dico bugia perché il CSS è considerato un prodotto, una specie di cippato industriale, che sarà bruciato in forni inadatti, come cementifici e centrali elettriche. Il business prima della salute, come al solito.

La dirigenza di Amiu ha mentito, lo ha fatto in questi anni parlando di inceneritore come un toccasana, lo abbiamo trovato citato e citato tra i parametri per la purificazione dell'aria (pagina 167 della risposta alla Vas regionale sul Puc, come riscontrato da Legambiente, un refuso che pare più un lapsus freudiano messo nelle mani della dirigenza che spingeva questa corbelleria chiamata incenerimento, gassificazione, insomma distruzione termica). Ricordiamo come anni fa un'inchiesta avesse denotato la presenza di IPA e PCB in discarica, sostanze che inducono mutazioni generiche, e a seguire adesso i numerosi scandali sia amministrativi (dei quali saranno da verificare eventuali ricadute sanitarie). Lo ha fatto adesso, trattando con la leggerezza di un incompetente, ma essendo competente, quindi con doppia colpa, il problema delle vasche, appena sufficienti al contenimento del percolato prodotto in situazioni meteorologiche normali. Amiu, a nostro avviso, sottovaluta ad arte il vantaggio di una RD PAP, che crea posti di lavoro e riduce il volume e il peso dei rifiuti, risolve un problema vero ma che "rischia" di sottrarre importanza al pozzo di San Patrizio chiamato discarica.

Proprio perché non crediamo ad Amiu, da tempo, dai tempi delle lotte contro l'inceneritore, e prima ancora, abbiamo chiesto con un accesso agli atti i risultati delle analisi di Amiu sul percolato, per verificare cosa cercano in quella sostanza, perché come si sa, in chimica "si può trovare ciò che si cerca", e noi vogliamo che i cittadini sappiano se quell'acqua sporca del rio cassinelle possa o meno costituire un rischio per la loro salute.
Ricordiamo che abbiamo chiesto da tempo i dati statistici sulle malattie e le cause di morte nel comune di genova, mappate per quartiere, tipo di malattia, causa di morte, ma questi dati non ci sono forniti. Indagini epidemiologiche di questo tipo fanno paura, rivelano gli scheletri negli armadi, e sono tenute segrete o addirittura non eseguite affatto. Noi le chiediamo, e le avremo, se non dal Comune, potete starne certi tra poco, quando saliremo in regione, manca poco ormai.

Esiste una soluzione al problema del percolato? La conferenza di ieri terminava con "è stato creato un mostro difficilmente domabile". Noi speriamo che ci sia una soluzione.
Solo delle ipotesi, per ora, non conoscendo la situazione idrogeologica di Scarpino 1. Dei pozzi che dall'alto possano succhiare l'acqua prima che questa entri sul fondo della discarica, per cercare di limitare la quantità e la diluzione del percolato. Sono questi gli argomenti che vorremmo vedere nel piano industriale di Amiu, insieme alla PAP, alla RD all'80% entro pochi anni, non un 2020 al 65%, E tante certificazioni di enti terzi, perché si sa che chi "si guarda allo specchio" spesso vede solo quello che crede.
Dopo questo, solo la "soluzione Chernobyl" parebbe risolutiva: un enorma sarcofago che copra la valle e asciughi per sempre la sorgente sotterranea.

Chiediamo quindi le dimissioni dell'intera dirigenza di Amiu, immediate e senza ulteriori indugi, ed invitiamo l'Assessore Garotta a rassegnare le proprie per l'evidente incapacità di tenere le briglie di questa ennesima emergenza.



Genova - 


Pubblico-in-sala-0219-MAIL-BIANCA1-300x200.jpg (di Emanuela Burlando)

Come si è evinto dalle pagine dei quotidiani nelle scorse settimane, il nostro Teatro si trova al bivio tra il ricevere fondi, accedendo al decreto/legge Bray o avviarsi precipitosamente verso il commissariamento. E non c'è termine più corretto che precipitosamente, in quanto la data ultima per farsi che la Fondazione possa aver accesso al prestito è l'8 Febbraio 2014, esattamente tra 15 gg. Indi, mi sorgono alcuni interrogativi che, qui, anticipo e che saranno oggetto di opportuno approfondimento in Consiglio Comunale.

Entro nello specifico:


  • È già stato presentato al Ministero dei Beni Culturali il piano triennale di risanamento, necessario a garantire l'accesso al prestito Salva Fondazioni?

  • Se sì, la suddetta bozza è stata condivisa interamente con i lavoratori, al fine di poter riunire tutte le rappresentanze ad un tavolo e concludere con esito positivo e partecipato la trattativa sindacale in corso, tassello essenziale per equità e necessario per legge?

  • A questo proposito, Il Sindaco ha interpellato Il Ministero, come si era impegnato a fare, accogliendo in sede consiliare i nostri ordini del giorno (link in basso), per avere urgentemente delucidazioni in merito al tasso d'interesse applicato al potenziale prestito e alle modalità di ricollocazione dei dipendenti del Teatro, visto che recentemente ha dichiarato che l' applicazione del suddetto decreto/legge non avrebbe causato esuberi?

  • Ad oggi, il Ministero, ha recato qualche risposta concreta, oltre a rassicurazioni verbali?

  • Nel caso in cui non si riuscisse a raggiungere l'obbiettivo e si andasse verso un commissariamento, o peggio, una liquidazione coatta amministrativa, Sindaco, CdA e Sovraintendenza si faranno carico di una tale debacle?


A mio parere sarebbe una sconfitta a tuttotondo, per i lavoratori, per la dirigenza del Teatro stesso, per la città, per la politica.

Carlo Felice Odg 3
Carlo Felice Odg 4

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