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MoVimento 5 Stelle

Genova - 

(di Stefano De Pietro)

Durante l'ultimo Consiglio comunale abbiamo evidenziato il fatto che per l'impossibilità di Genova Parcheggi di bloccare tutti i parchimetri dislocati nelle aree blu e azzurre e per effetto di una inefficace di comunicazione ai cittadini, questi hanno continuato a pagare il posteggio nonostante, per effetto del piano di emergenza dovuto all'alluvione, siano stati dichiarati liberamente fruibili le aree di sosta stradali.

Abbiamo quindi presentato una mozione per indicare alla Giunta di dare disposizione a Genova Parcheggi di donare gli incassi di quei giorni al fondo comunale per gli alluvionati.

20141013.sdp.mozione gepark sospensione pagamento1


Genova - 

Genova, 10 ottobre 2014. Oggi non è giorno di polemiche politiche o di altra natura. Oggi è il giorno della preghiera, della solidarietà per le vittime. Una persona ha perso la vita, a lui e alla sua famiglia va il nostro commosso abbraccio. Invitiamo gli attivisti tutti e i cittadini genovesi a rimanere aggiornati con le pagine della Protezione civile e con le pagine del Movimento per capire dove prestare la propria opera di soccorso. Paolo Putti, il nostro portavoce, partirà per Roma per restituire comunque al Movimento tutto ciò che è stato fatto e per testimoniare questa nuova tragedia. Agli altri che sono in partenza per quello che doveva essere un incontro festoso, ma che invece è divenuto un momento di dolorosa testimonianza, chiediamo di raccontare a tutti con sobrietà cosa è Genova e chi sono i Genovesi, anche in questi momenti.


Genova - 

sciopero-scuola(di Paolo Putti)

"Una sera passeggiavo per un sentiero, da una parte stava la città e sotto di me il fiordo...Mi fermai e guardai al di là del fiordo, il sole stava tramontando, le nuvole erano tinte di rosso sangue. Sentii un urlo attraversare la natura: mi sembrò quasi di udirlo. Dipinsi questo quadro, dipinsi le nuvole come sangue vero. I colori stavano urlando." Così Munch descrive la sua angoscia di uomo ne "L'urlo".

È questa la mia sensazione di piccolo uomo nell'ascoltare ogni giorno il grido di dolore che proviene dalla gente della mia città:

  • dai lavoratori, spaventati per l'insicurezza della precarietà o della perdita di occupazione;
  • dagli studenti, che devono imparare sin dalla tenera età che quello che offre loro il mondo degli adulti è chiusura (di numero all'università e di opportunità), scarsa o nulla considerazione e frustrazione del loro slancio giovanile (al massimo li classifichiamo mammoni non curandoci del fatto che le classificazioni servono solo a chi le fa e per nulla a chi le subisce);
  • dai padri e dalle madri, che già in difficoltà ad imparare e a rinnovare il difficile ruolo di genitori, si trovano a dovere fare da tutor, da garanti , a dover pregare, a dover sperare con angoscia per un futuro dei figli a cui nulla più è assicurato, né i diritti, né le opportunità, né le speranze;
  • dagli anziani, posteggiati ai margini della società civile nella speranza che si tolgano dal disturbo al più presto, altrimenti aumenta la spesa sanitaria.
  • dai bambini, a cui abbiamo rubato il diritto e la possibilità di insegnarci quali siano le cose vere ed importanti della vita: la curiosità, la scoperta, l'amore gratuito, il sorriso, il pianto ... per sostituirle con il Pil, lo Spread, l'economia globale un tempo a nostro servizio, ora divinità a cui sacrificare tempo, affetti, relazioni.

Anche le case della mia città partecipano a quest'urlo con una avanzata fatiscenza legata alla mancanza di risorse per rifarne le facciate, per curarne gli impianti, anche loro sembrano piangere ed urlare; per non parlare della natura che pieghiamo e violiamo a nostro piacere e volere non ascoltandone le mille voci.

Ecco io TUTTI i giorni ascolto questo urlo di dolore che sale e non trova pace, lenitivo o calmante, possibile; Assessore PAITA! Regina del presenzialismo preelettorale, mi sorprende che Lei non riesca a sentire tutto ciò e passi il tempo a urlare che farà la GRONDA , che ci vuole la GRONDA , che presto verrà fatta la GRONDA, NON HA VERAMENTE ALTRO DA DIRE? Ormai lo abbiamo capito che, da esperti piazzisti, cercate di venderci quello che Vi interessa come soluzione per tutti i nostri problemi, sono convinto che  Lei non sappia neanche dove passa la Gronda, che non sappia che ad oggi si investono in città più di 7 miliardi di euro in infrastrutture (oltre dieci volte quello che si spende in qualsiasi altro campo) e pensi persino che non ci lavora quasi nessun genovese o ligure, come testimoniano i lavoratori edili, che non sappia che la Liguria è la regione più cementificata d'Italia, che non sappia che ormai tutti (persino i general contractor!) si sono espressi contro l'utilità, l'opportunità e l'economicità di quest'opera. Ma non entro nemmeno nel merito dell'opera con Lei, solo mi sorprendo ed un poco mi compiaccio, che ormai non

ABBIA PIU' NIENTE ALTRO DA VENDERCI.

Vorrei aggiungere qualche nota agli amici giornalisti che personalmente ho sempre cercato di capire per rispetto della professione altrui, perché non mi considero "imparato" in nulla e perché, se siete costretti a scrivere ciò che spesso proponete, molto è per colpa nostra che non vi chiediamo di scrivere dell'altro, esigendo di voler acquisire attraverso voi più consapevolezza, chiarezza , trasparenza. La mia aggiunta è questa: "ma perché dovete ogni giorno propinarci il minimo sussulto della Reginetta della comparsata che spesso non ha nulla da dirci, non vi chiedo di raccontare alcune cose interessanti che facciamo, può darsi non lo siano abbastanza, ma vi chiedo di aiutarci a costruire dei cittadini informati e consapevoli".


Genova - 
20131104.volantino meetup.pdf

Il volantino di una protesta contro la privatizzazione di Amt nel 2013

(di Stefano De Pietro - in collaborazione con Daniel Rinaldi e Marco Marsano, Orsa Tpl Genova di Amt)

In questi giorni assistiamo al solito teatrino tra governo ed amministrazioni locali (regionali e comunali) sulle modalità di salvataggio del sistema del trasporto pubblico locale, passando attraverso la agenzia regionale del tpl e altre misure che sortiranno il solito effetto di salvaguadia dei posti di direzione delle aziende, garantiti attraverso la garanzia politica, mentre è evidente a tutti che senza una vera riorganizzazione del sistema non si potrà arrivare ad alcuna soluzione accettabile e duratura.

Diamo spazio sul nostro blog ai lavoratori di Orsa Tpl Genovadi Amt, che riuniti intorno ad un tavolo di studio hanno messo a punto un documento (vedi allegati) dove sono indicati gli elementi che a loro avviso potrebbero, se correttamente messi in pratica, dare un futuro "pubblico" alla nostra azienda cittadina, mettendola al sicuro dalle privatizzazioni che paiono invece essere l'unica via di uscita per la politica oggi al timone del paese.

Sono opinioni in parte concordanti con quelle del Movimento, ma ricordiamo che non possono comunque essere isolate rispetto ad una riorganizzazione dell'azienda che oggi presenta un eccesso di personale non viaggiante e da declinarsi tenendo anche conto della possibilità di una "tassa di scopo" che consentirebbe, con un esborso contenuto ma collettivo, il raggiungimento dei livelli economici necessari, dopo gli interventi necessari dal punto di vista degli sprechi e dei clientelismi politici.

Aggiungeremmo a questo piano di Orsa Genova il ritorno di Amt alla forma di azienda speciale, un modo nuovo per parlare delle vecchie municipalizzate, con un controllo interno anche da parte dei cittadini, così come proponiamo da tempo anche per Amiu e Aster. Una forma "speciale" garantisce un capitale sociale monolitico, ossia non divisibile in quote e quindi al sicuro dalla vendita ai privati, e il reinvestimento degli eventuali utili nel servizio stesso. Infatti lo scopo statutario dell'azienda speciale non è l'utile economico, ma la fornitura di un servizio. Cosa di meglio si attenderebbero i cittadini?

Con l'interrogativo di dove trovare le risorse economiche per l'acquisizione dell'area Iren, citata nel documento, e consci del complesso argomento del bilanciamento tra personale impiegatizio e quello viaggiante, altro nodo complesso da districare e che prima o poi andrà affrontato in Consiglio comunale, e l'altro nodo della reinternalizzazione dei lavoratori oggi dipendenti di Servizi & Sistemi, vediamo quali sono le idee di Orsa Genova.

Innanzitutto hanno definito le aree di intervento, che sono la manutenzione, la gestione e il movimento, l'aumento della velocità commerciale e gli investimenti, concludendo con la ricerca dei finanziamenti anche attraverso nuove forme pubblicitarie. Queste necessità sono quindi declinate nelle rispettive competenze di Stato, Regione e Comune, oltre che naturalmente dell'azienda stessa.

La manutenzione

La manutenzione operata con il sistema degli appalti ha manifestato tutta la sua inadeguatezza. La qualità meccanica dei mezzi è crollata a precipizio, non i riesce ad operare controlli adeguati sulle riparazioni, i tempi di atttesa tengono i bus inchiodati in officina privi dei pezzi necessari al loro funzionamento. Inoltre le manutenzioni sono affidate per tipologia, questo aumenta ancora i tempi di rimessa su strada per la complessità del sistema organizzativo.

Occorre riportare in casa la manutenzione dei mezzi, con la creazione di due nuovi poli manutentivi in grado di occuparsi di tutte le tipologie di macchine oggi in uso. Il primo a Gavette, acquisendo l'area Iren, il secondo nell'area ex Morini a Pra'. Con queste due officine Amt sarebbe in grado di operare con notevoli risparmi e soprattutto garantendo un'efficienza e pulizia dei mezzi oggi perdute nel sistema privatizzato. Efficienza riguadagnata anche in termini di tempi di riparazione e di ottimizzazione dei magazzini. I mezzi non ricoverabili in questi due poli troverebbero posto a Staglieno. Inoltre i due poli sarebbero perfetti anche per i mezzi di Atp, vista l'incombente necessità di amonizzazione per il trasporto provinciale con l'arrivo della città metropolitana.

Attraverso qualche forma legalmente percorribile, si potrebbe anche pensare di utilizzare le officine per garantire la manutenzione anche ai mezzi di Amiu e di Aster, visto che spesso esistono delle sovrapposizioni sulle tecnologie dei motori e addirittura dei modelli di motrice.

Per ridurrei consumi sarebbe poi indispensabile acquistare mezzi a metano ed elettrici, mentre oggi si continua a sostituire i vecchi mezzi con altri nuovi ma basati sulle solite superate tecnologie del diesel alimentato a gasolio.

La gestione e il movimento

Tra le azioni fondamentali c'è sicuramente quella di impegnarsi con i livelli nazionali della politica per abbattere il costo del carburante, che oggi paga una parte dell'accisa, attraverso la suadefiscalizzazione per l'uso pubblico. Questo consentirebbe un risparmio di alcuni milioni di euro. Oggi l'accisa non è scaricabile per le aziende del tpl private (anche se di proprietà pubblica), per motivi di concorrenza rispetto ai privati. Con un'azione come questa, il trasporto pubblico potrebbe trovare nuove risorse. Richiamando l'idea cinquestelle di una azienda speciale, sarebbe da valutare se tale sgravio sarebbe possibile già con la normativa attuale se Amt cambiasse natura societaria.

Non di secondaria importanza è il capitolo delle spese dovute agli sprechi. Luci accese, consumi di energia per riscaldamento sono argomenti che presentano ampissimi spazi di miglioramento, ad esempio con l'installazione di sensori di presenza per l'accensione (e lo spegnimento) automatico dell'illuminazione. Ma non ci limitiamo alle spese energetiche, ci sono anche enormi possibilità di ottimizzazione nella gestione dei ricambi e delle forniture.

Velocità commerciale e investimenti

L'efficienza del trasporto pubblico si misura in termini di velocità commerciale, che dipende direttamente da due fattori: una rete ben disegnata e le strade libere. Oggi la velocità dei percorsi è costantemente ostacolata sia dal traffico che da una rete semaforica che non favorisce i mezzi pubblici. Aggiungiamo che le corsie riservate sono ostacolate da soste selvagge e mal disegnate, sono presenti solo in alcuni dei percorsi, necessitano di manutenzilone e di sistemi di rilevamento dell'uso improprio.

Maggiore velocità commerciale si declina in risparmio di carburante, di tempo e maggior predisposizione dei cittadini all'uso del mezzo pubblico invece che di quello privato, quindi un aumento di introito da bigliettazione e abbonamenti, un traffico più scorrevole per tutti, minor inquinamento ambientale.

Per aumentare la velocità commerciale si può anche intervenire sulle modalità di trasporto, ad esempio creando delle piazzole di accosto che riducono il tempo di sbarco e imbarco e creando linee "celeri", come esistevano molti anni fa, adatte a chi deve effettuare spostamenti a distanze elevate. Questo tipo di trasporto contribuirebbe sia al risparmio di carburante che all'aumento di viaggiatori.

Anche creare delle aree di sosta dei Bus privati a pagamento potrebbe contribuire ad aumentare gli introiti per il tpl, fornendo al tempo stesso alle società di trasporto in cambio del costo un servizio di guardianaggio e di riposo per gli autisti, a tutto vantaggio della sicurezza stradale.

La pubblicità su tutti questi servizi è fondamentale, per cui sarebbe indispensabile una collaborazione con chi gestisce i portali web turistici della città per poter offrire direttamente la vendita delle offerte di trasporto già ancor prima della partenza dei turisti.

La creazione di posteggi di interscambio ai bordi della città, gratuiti o con un costo molto ridotto che comprenda un percorso in in bus potrebbe essere la soluzione per tutti quei pendolari che per motivi organizzativi non possono servirsi del treno. Questo servizio potrebbe anche essere abbinato ad un car, bike e motorbike sharing.

Occorre modernizzare il sistema di bigliettazione, offrendo tessere magnetiche e facendo largo uso del biglietto sms, svincolandosi dai fornitori attuali che comportano un costo aggiuntivo per i viaggiatori e riportando in casa il servizio. L'intera gamma offerta deve trovare uguale sistemazione in tutte le modalità di pagamento, oggi non è così.

Per il controllo del pagamento a bordo, i controllori dovrebbero essere dotati di apparecchiature collegate alla rete internet, per poter usufruire dei servizi di accesso alle banche dati al fine di verificare i documenti e di compilare rapidamente i verbali senza errori. In sede, occorre potenziare l'ufficio deputato alla verifica dei pagamenti delle sanzioni, oggi troppe restano inevase.

Non dimentichiamo che non esistono solo bus e treni: in una città montuosa come Genova gli ascensori, le funicolari, le cremagliere rivestono un'importanza fondamentale per la buona riuscita del servizio. Riteniamo fondamentale investire sugli storici impianti di risalita (ascensori e funicolari) e sulla ferrovia a scartamento ridotto Genova-Casella, veri e propri veicoli di attrazione turistica.

Sul fronte pubblicitario, sfruttare i servizi audio a bordo del bus apre un nuovo fronte di introito da messaggi commerciali. Il sistema di comunicazione esistente sul bus consente con sole modifiche software di implementare lo "Spotbus", un sistema già presentato all'azienda da alcuni autisti e mai preso in seria considerazione dalla stessa.

Come cinquestelle, auspichiamo che il sistema di trasporto integrato bus+treno possa restare in vigore, e che Trenitalia possa partecipare a questo percorso di miglioramento del tpl genovese, urbano e provinciale, in quanto il trasporto su ferro è un tassello fondamentale del muoversi nel territorio.

Questo conclude l'analisi dei lavoratori del sindacato Orsa Tpl Genova, già presentata ad Amt e della quale si attendono adesso le risultanze della lettura da parte dei vertici aziendali.

Documenti:

 

 


Genova - 

Banner Aspl Genova www.asplgenova.it(di Stefano De Pietro)

Pubblichiamo la delibera ASPL 31/2014 relativa ad una segnalazione sul malfunzionamento del servizio Taxibus, costruito senza pensare alla accessibilità.


Genova - 

(di Paolo Putti)


Ciao  a tutti sono Paolo Putti, portavoce di Genova

Condivido con voi le informazioni sulle città metropolitane, come abbiamo fatto con gli attivisti Genovesi, affinché abbiate la possibilità di decidere se sia importante o meno partecipare ad esse. Noi a Genova, con un sondaggio in plenaria e sul Meetup, abbiamo deciso di sì al 90 %.

La seguente è una sintesi di un estratto della camera:
"... alle città metropolitane sono attribuite le funzioni fondamentali delle province e quelle attribuite alla città metropolitana nell'ambito del processo di riordino delle funzioni delle province, nonché le seguentifunzioni fondamentali proprie:

a) piano strategico del territorio metropolitano ;

b) pianificazione territoriale generale;

c) organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano;

d) mobilità e viabilità;

e) promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale;

f) sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano.

Ulteriori funzioni possono essere attribuite alle città metropolitane dallo Stato o dalle regioni."

Capite cosa vuol dire: che li dentro ci saranno oltre alle funzioni delle vecchie provincie, come la formazione, la cura delle strutture scolastiche, i piani di bacino e tutte le altre deleghe fortemente legate alla tutela del territorio ed al contrasto al dissesto idrogeologico, alle città metropolitaneandranno robe come:

1) piano strategico del territorio (quali opere fare o meno, la possibilità di controllare o meno gli appalti),

2) pianificazione territoriale (piano urbanistico della metropoli, scelte strategiche di destinazione di uso dei territori),

3) mobilità e viabilità (TPL, mobilità dolce, piste ciclabili),

4) promozione e coordinamento sviluppo economico e sociale (macro pensiero economico sul territorio, quindi se vogliamo più o meno industrie, più o meno turismo, più o meno ricerca lo portiamo lì, e poi acqua pubblica lo portiamo lì),

5) sistemi di informazione e digitalizzazione in ambito metropolitano (mi sembra per noi molto interessante); più altro che potrebbero dare Regione o lo Stato.

Ci sono dentro almeno 4 o 5 punti della carta di Firenze, ci sono dentro tantissimi temi per cui la gente ha votato noi piuttosto che altri, io mi sento la responsabilità di tutelare i miei cittadini e non andandoci non li tutelo, non controllerei cosa fanno li dentro su questi temi importantissimi, non voglio che un domani mi dicano " si bravo però lo sapevi che si decideva lì e hai preferito non andarci".

In più i consiglieri non saranno un ulteriore carico economico (non saranno retribuiti), non cisaranno gruppi ed uffici in più , si ridimensioneranno gli uffici provinciali esistenti  insomma tutto ciò per cui non volevamo le provincie), forse anzi questo consiglio metropolitano soppianterà i consigli delle grandi città.

Vi aggiungo questi altri dati a proposito dell'elezione di secondo livello che sono presi da altra sintesi della legge 57 del 7 aprile 2014 detta Del rio :"tutti gli incarichi di sindaco metropolitano, di consigliere metropolitano o i componente della conferenza metropolitana sono svolti a titolo gratuito."

Per quanto riguarda gli emolumenti, al massimo la medesima legge può prevedere, in deroga, una specifica indennità di funzione per il sindaco metropolitano.."quindi solo se ci siamo dentro possiamo fare passare nello statuto anche l'elezione diretta e non di secondo livello e possiamo far sì che non ci sia (e proprio ci rode) indennità di funzione per sindaco.

L'unica cosa che rimane a sfavore sono le elezioni di secondo livello, ma se non siamo dentro mentre fanno lo statuto non possiamo neanche inserire il referendum propositivo senza quorum o consultivo,che per noi è un importante strumento di democrazia diretta.

Lo statuto della città metropolitana può prevedere l'elezione diretta del sindaco e del consiglio  metropolitano con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale, ma bisogna che ci sia qualcuno nel consiglio che lo chieda.

Per questo credo sia molto importante essere dentro, per controllare, riferire ai cittadini e proporre per le città metropolitane ma soprattutto per le comunità delle città metropolitane (che tra l'altro credo in Sicilia stiano già approntando o lo abbiano già fatto).

COMUNQUE INTENDIATE VOTARE, LA CITTA' METROPOLITANA NON E' LA VECCHIA PROVINCIA,  sta a noi scegliere se stare nella lotta (come sempre facciamo) o defilarsi liquidandola semplicemente con: "e' come le provincie".


Genova - 

Scuola1(di Marika Cassimatis)
Il Minstro Giannini evidentemente non sa che un insegnante della scuola superiore lavora già 36 ore alla settimana. Le 18 ore di lezione frontale, previste dal contratto, implicano un lavoro attorno ad un'ora aggiuntiva, per la preparazione della lezione, la personalizzazione degli interventi, l'elaborazione delle verifiche, la loro correzione, la relazione con le famiglie (senza tralasciare tutte le situazioni di BES, DSA, Handicap che coinvolgono tutto il team docenti), quindi 18 per due, uguale 36 ore, e i numeri non sono stati messi lì a caso. In realtà il docente ne fa molte di più, di ore. Ma non è questo il punto. Pensare alla scuola senza pensare alla specificità dell'insegnamento, e rendere il mestiere impiegatizio, significa sacrificare la formazione dei ragazzi.

Vogliamo degli studenti polli da batteria, stipati in classi che superano le 28 unità, con docenti che somministrano pillole liofilizzate di cultura, uguali per tutti, oppure una scuola che fa uscire ragazzi preparati, valorizzati ciascuno nelle proprie specificità?

La scuola forma i cittadini di domani, è su questo che si deve riflettere, senza lasciarsi irretire dagli slogan del primo ministro che passa. Invito la Giannini o chiunque si trovi a pontificare sulla scuola senza a mio avviso conoscere nulla della realtà professionale del docente, a tenere un'ora di lezione in aula di ventotto ragazzi, dei quali diciotto con percorsi personalizzati (quindi ognuno con esigenze specifiche diverse!). Quando sarà in grado di affrontare questo impegno (ne deriva che è improponibile essere efficienti e lucidi per più di cinque, massimo sei ore di lezione consecutive), allora gli insegnanti saranno disposti ad ascoltare tutte le proposte di riforma possibili e anche a discuterle. Qualcuno dirà: ma la Giannini è un Professore Universitario. E allora? Tre ore alla settimana di lezione frontale, a studenti maggiorenni, adulti e già formati nel percorso scolastico, sono altro mestiere.
Il docente della scuola non è solo un esperto della materia, ma soprattutto è un educatore e un maestro di comunicazione. Perché la disciplina deve essere tradotta e resa fruibile allo studente, perché insegnare nella scuola significa gestire una comunità che cresce insieme ma che è fatta tante singole individualità. Una professione multitasking, la fatica è massima ma anche di grande soddisfazione. I docenti amano il loro lavoro, nonostante i continui attacchi.

Quando un governo pensa che gli unici tagli accettabili siano quelli alla scuola, significa che ha già deciso di plasmare gli studenti in polli di batteria. Ricordiamolo. La scuola è fatta di docenti, di studenti, di personale amministrativo e di collaboratori scolastici. Tutti insieme concorrono all'obiettivo finale, che è la formazione di cittadini consapevoli. La mobilitazione contro il decreto del Governo Renzi è in atto in tutta Italia, anche a Genova. Partecipare è un impegno di civiltà.



Genova - 

partecipazione(di Marika Cassimatis)

L'amministrazione comunale di Genova avanza proposte indecenti a riguardo dell'area demaniale attualmente occupata dalla Fiera di Genova.  I cittadini devono subire passivamente oppure possono reagire e proporre la loro visione di città del prossimo futuro?  Il referendum consultivo è uno strumento democratico per eccellenza,  che da parola  e forza ai cittadini. Contro l'omologazione dei consumi, il monopolio della grande distribuzione, i cittadini possono dire no e proporre soluzioni che salvaguardino  il loro territorio, il tessuto commerciale dei quartieri costituito da piccole e medie imprese, le funzioni per lo sviluppo sociale, umano, culturale ed economico dell'intera città.

Si può fare!

Lo Statuto del Comune di Genova, all'articolo 23, prevede il referendum consultivo  in tutte le materie di competenza comunale. Lo stesso articolo  rimanda al Regolamento attuativo, che quale recita: il referendum può essere proposto da un Comitato Promotore composto da almeno 50 cittadini residenti nel Comune ( art. 2) , che lo invia  al Presidente del Consiglio Comunale il quale entro 10 giorni lo trasmette alla Commissione (nominata dalla Giunta) per giudizio di ammissibilità.

La Commissione ha 15 giorni per trasmettere il proprio parere al Presidente del Consiglio Comunale, che, entro successivi 10 giorni, invita la Giunta a provvedere a variazione di bilancio per finanziare il referendum.

Quindi, dal momento in cui si predispone il quesito referendario e si costituisce  un Comitato Promotore di almeno 50 cittadini residenti, trascorrono al massimo 35 giorni entro i quali il Presidente del Consiglio Comunale deve deliberare la legittimità o meno del quesito.

Infine si hanno sei mesi di tempo per raccogliere le 12.000 firme di cittadini, necessarie per richiedere il referendum.

La consultazione popolare ha una forza dirompente, perché rende consapevole la cittadinanza delle scelte strategiche per il futuro dei quartieri e della città, e costringe la classe politica alle proprie responsabilità. Attiviamoci, non c'è tempo da perdere.


Genova - 

(di Cristina De Pietro - portavoce al Senato - Commissione affari esteri)
Oggi il Senato ha approvato la riforma sulla Cooperazione internazionale per lo sviluppo.
Gli aspetti più significativi della riforma sono l'introduzione di una apposita Agenzia per gestire la cooperazione italiana, l'apertura al settore dei soggetti con scopo di lucro e l'impostazione del rapporto con gli Stati beneficiari in termini di partenariato, con il superamento del concetto di mero dono.
Nella prossima fase che si aprirà alla Camera il Governo, riprendendo alcune nostre proposte al Senato, dovrebbe integrare i criteri da seguire per realizzare le iniziative di cooperazione con atti coerenti con le procedure contrattuali, di valutazione e monitoraggio nonché quelle relative ai regolamenti finanziari dell'Ufficio per la cooperazione della Commissione europea, da molti anni adottati e ormai collaudati.
Insomma, tutto dipende da come e con quali criteri l'Agenzia lavorerà e soprattutto con quale coerenza rispetto alle politiche complessive dell'Italia.
E' questo uno snodo decisivo: la fondamentale incoerenza della politica commerciale europea, alla quale l'Italia si conforma.
Infatti, si possono produrre effetti estremamente negativi sulla politica di cooperazione quando la politica commerciale europea e italiana permettono in realtà l'adozione di principi incompatibili con un'efficace politica di cooperazione.
Esempi di questa incoerenza sono gli accordi di partenariato economico di tipo APE imposti dalla Commissione Europea ai paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico) o gli accordi commerciali del tipo TTIP, che prevedono una procedura arbitrale nell'interesse delle multinazionali ove esse si considerino danneggiate, anche in una prospettiva di eventuale danno futuro, dalle legislazioni nazionali in materia di politiche fondamentali come quelle ambientali, sociali, sulla salute o sul lavoro, esistenti nei paesi firmatari.
Tali previsioni, dette ISDS (Investor State Dispute Settlement), poste all'interno di recenti trattati conclusi dagli Stati Uniti con alcuni Paesi dell'America Latina, hanno già obbligato, ad esempio, l'Ecuador e il Paraguay a indennizzare, attraverso la prevista procedura arbitrale, alcune multinazionali americane perché le legislazioni nazionali di natura soprattutto sociale e ambientale erano state considerate dannose agli interessi delle multinazionali in questione.
In particolare, ne è originata in Paraguay una continua compromissione delle colture di sussistenza delle popolazioni, che ha aggravato le situazioni per le quali si dovrà intervenire con programmi di cooperazione.
E' evidente come siano in gioco non solo l'efficacia delle politiche di cooperazione ma anche la bio-diversità mondiale, per quanto riguarda le produzioni agro-alimentari, e la tutela ambientale e i diritti fondamentali dei cittadini quando tali meccanismi vanno a incidere sulla sovranità degli Stati e sulle loro politiche in materie delicate e importanti come l'ambiente, la salute, il lavoro, l'agricoltura.
La riflessione sulla cooperazione italiana ci dà lo spunto per affrontare anche in Italia un dibattito serio e approfondito sui vantaggi ma anche gli svantaggi degli accordi commerciali di tipo TTIP che presentano notevoli ricadute anche su aspetti apparentemente lontani dal tema principale.
Il Governo, nell'ambito del semestre di presidenza italiana dell'Unione europea, dovrebbe riflettere attentamente sulle conseguenze che certe politiche commerciali possono avere, oltre che in molti settori, anche sulla cooperazione e esercitare tutte le pressioni necessarie affinché si possano armonizzare politiche commerciali e politiche di sviluppo.
Infine, l'introduzione esplicita, che ci auguriamo sarà fatta nel Regolamento dell'Agenzia, di criteri di trasparenza, efficienza, efficacia e controllo adeguati a standard internazionali ed europei proposti dal M5S dovrebbe favorire il corretto impiego dei fondi pubblici.


Genova - 

metropolitanaGenova metropolitana: la situazione

La legge del 7 aprile 2014 n. 56, detta Delrio, modificata con gli ultimi emendamenti di giugno, contiene le disposizioni sulle città metropolitane, sulle province e sulle unioni e fusioni di comuni. Per approfondirla e capirne l'impatto sulla vita dei cittadini che vivono a Genova e nei comuni appartenenti all'area della vecchia provincia genovese, venerdi 13 giugno 2014 abbiamo partecipato ad un incontro informativo, da noi richiesto al Sindaco di Genova, che sarà anche il sindaco della nuova città metropolitana. Al primo incontro ne è seguito un secondo venerdi 21 giugno a Palazzo Ducale, dedicato ai consiglieri comunali del ponente e delle valli genovesi, nel quale Pierluigi Vinai, segretario di Anci Liguria, ha spiegato che le elezioni dell'organo costituente, che avrebbe dovuto studiare lo statuto, sono state annullate, e che quindi si procederà direttamente, il 20 luglio 2014, all'elezione del Consiglio metropolitano, con obbligo di presentazione delle liste entro il 30 giugno (vedi articolo 29 della legge).

La data delle elezioni è stata decisa da Marco Doria, sindaco della città metropolitna. I tempi sono strettissimi, praticamente impossibili. I consiglieri eletti saranno subito messi al lavoro per cominciare a studiare lo statuto, da sottoporre al Consiglio metropolitano a settembre, con lo scopo di votarlo entro la fine del mese.

Da notare che il decretone che contiene l'emendamento relativo alle votazioni e ha modificato la Delrio pochi giorni fa, non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sorgono dubbi di costituzionalità in quanto il decreto è di tipo "omnibus" (contiene norme disparate), vietato dalla Corte costituzionale. Il solito pasticcio all'italiana. Comunque, pare che le regole saranno quelle indicate dall'emendamento, in ogni caso.

Durante l'incontro di venerdi, il sindaco Doria ha proposto l'idea di andare a costruire un primo consiglio della città metropolitana sul modello della "costituente", ossia presentare una lista unica che ricomprenda tutte le forze politiche presenti attualmente e che risponda alle diverse caratteristiche del nostro territorio (in particolare che raccolga sia consiglieri di Genova che del Tigullio e del resto dell'entroterra Genovese).

Nell'incontro abbiamo preso consapevolezza di alcune informazioni molto importanti:

  1. il Consiglio della città metropolitana è una elezione di secondo livello alla quale possono partecipare come candidati e come elettori i consiglieri dei comuni appartenenti all'area metropolitana;
  2. le liste da presentare con le candidature al Consiglio della città metropolitana devono essere sottoscritte da almeno il 5% dei consiglieri aventi diritto al voto; ovviamente il Movimento 5 Stelle, avendo scelto di non presentarsi in tutti i comuni, ma solo laddove ci fosse stato un gruppo affidabile di cittadini che si fosse assunto la responsabilità di un'elezione, rischia di rimanere fuori, il che in linea teorica non sarebbe un problema visto che non bramiamo  "careghe", ma di fatto ci toglierebbe diverse possibilità, ad esempio quella di controllare la gestione dei finanziamenti ministeriali  (di cui verranno dotati i bilanci metropolitani) e di indirizzare il loro utilizzo verso cose realmente importanti per le comunità. Facendo un esempio,  la città metropolitana genovese potrebbe racchiudere comuni per un totale di 818 consiglieri, per cui potrebbe presentare liste monocolore per il Consiglio della città metropolitana solo chi ha almeno il 5% di consiglieri, pari a 41 (più 18 candidati, che non possono essere tra chi sottoscrive la lista): da un rapido conto, mettendo tutti i comuni dove siamo presenti, raggiungeremmo al massimo 15 o 16 unità in tutto;
  3. i consiglieri metropolitani svolgono il loro incarico gratuitamente;
  4. alla città metropolitana verranno assegnate non solo le deleghe delle vecchie provincie, ma anche alcune deleghe regionali.

Che fare?

A questo punto dobbiamo decidere, ed il ventaglio di ipotesi è il seguente, ed è semplificato rispetto a quanto era stato detto in assemblea, quando pareva che le elezioni fossero fissate per il 30 di settembre:

  1. ce ne stiamo; decidendo che non ci possiamo fare nulla e che la nostra coerenza chiede di restare da soli e di non accettare compromessi con altre liste. Il dubbio è di lasciare ai partiti estese praterie per fare ciò che vogliono (n.b.: oltre ai problemi già citati, i tecnici ANCI hanno confermato che in futuro le città metropolitane svuoteranno di competenze non solo comuni capoluogo ma anche, in parte, le regioni, quindi, di fatto, i partiti potrebbero spostare i luoghi di decisione nel Consiglio metropolitano, vedendoci assenti;
  2. si partecipa alla realizzazione di un progetto costituente di lista unica con mandato stretto alla realizzazione dello statuto ed alla costruzione locale del funzionamento della città metropolitana come proposto da Marco Doria e dall'Anci, che appare al momento la soluzione più semplice e percorribile per provare con i tempi ristretti previsti a partecipare alla costruzione ed al monitoraggio di un consiglio metropolitano di senso.

Urge scegliere entro il 28 giugno (il termine ultimo per presentare le liste lo ricordiamo è il 30 giugno), perciò attendiamo proposte su quale delle due direzioni individuate ritenete più opportuna e perché. Per quanto possa valere, un conto è dire che le provincie sono sovrastrutture costose, un altro è partecipare (senza costi aggiuntivi) ad un ambito di pianificazione strategica territoriale che avrà, tra le altre, le seguenti importanti deleghe:

  • piano strategico del territorio metropolitano,
  • pianificazione territoriale generale,
  • organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano,
  • mobilità e viabilità,
  • promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale,
  • sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano.

Ulteriori funzioni possono essere attribuite alle città metropolitane dallo Stato o dalle Regioni. Scrivete pensieri ed opinioni a info@genova5stelle.it

Grazie a tutti per la partecipazione.

I candidati a Genova

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    Paolo Putti
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    Andrea Boccaccio
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    anna
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    Antonietta Faggiano
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    Barbara Scarcella
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    carlo di bernardo
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    Carlo Marino
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    cosimo gastaldi
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    cristiano panzera
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    Cristina Capelli
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    daniele
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    Daniele C.
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    Delio Colaianni
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    Diego Gaglia
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    Enrica Ottonello
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    Enrico Baratelli
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    enrico pazienti
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    Fabio Colombo
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    Gabriele Fiannacca
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    Giorgio Campi
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    Iliana Pastorino
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    laura bonafè
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    Lucio Alessandro Mezzone
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    Luisa Pastorino
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    Marco Collami
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    Marina Sonnino
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    maurizio bortolai
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    mauro assanti
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    Mauro Muscarà
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    milo flavio bernucci
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    PATRIZIA REBORA
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    rino valcavi
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    Stefano Camisasso
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    Stefano De Pietro
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