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Lavori pubblici: scolmatore, un progetto caotico - M5S Genova


Genova - 

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E' difficile inquadrare compiutamente la questione dello scolmatore del Fereggiano tale e tanto è il caos progettuale prodotto da questa Amministrazione e dal trio Garrotta - Bernini - Crivello.

Innanzi tutto come al solito si è giunti a una situazione di tempi contingentati stante il ritardo che la Giunta ha accumulato nell'approvazione del Bilancio programmatico, ritardo che si è riverberato anche su questo tema, per cui "o la va o la spacca" se non passa si perdono i finanziamenti. E tutto questo senza aver affrontato in maniera seria un approccio diverso, una soluzione differente.
Prima di tutto l'oggetto è il complesso di opere che dovrebbe mettere in salvaguardia il torrente Bisagno: il I lotto sono le opere riguardanti il torrente Fereggiano, il II Lotto è lo scolmatore del Bisagno. Il I Lotto viene diviso in due stralci funzionali: I Stralcio lo scolmatore del Fereggiano il II Lotto le opere di captazione dei Torrenti Noce e Rovare e le opere di protezione a mare dove lo scolmatore trova sfogo.
Comunque intanto affrontiamo il progetto dal punto di vista economico: balza all'occhio la discrepanza tra importo dell'opera, circa 58.300.000€, e la cifra a copertura 45.000.000€: mancano circa 13.300.000€ secondo il progettista e secondo la Stazione Appaltante (il Comune di Genova) per "coprire" dal punto di vista finanziario l'intera opera e cioè il I Lotto I Stralcio e II Stralcio.
L'importo del I Stralcio è 36.500.000€, del II stralcio invece è 21.800.000€: queste cifre comprendono, come dal documento denominato Quadro Economico, ogni onere cioè Lavori, oneri per la Sicurezza nel Cantiere, IVA e, tra l'altro, come prevede il DPR 207/2010, anche:

1) Somme per imprevisti
2) Fondi per accordi Bonari

Queste ultime due sono molto importanti perché possono spostare il valore economico dell'appalto di cifre molto significative. Infatti in questa delibera per gli imprevisti (1) sono stanziati 131.000€ e per accordi bonari (2) 10.000€.
Qui escono le prima anomalie: in sostanza mentre normalmente gli imprevisti sommano il 5% dei lavori, 2.500.000€, qui siamo allo 0,26% per un opera che somma per i soli lavori 50.500.000€: devono essere proprio fortunati per non avere praticamente imprevisti durante l'esecuzione!

Per non dire dei Fondi per accordi bonari: la legge è chiara, 3% sull'importo lavori e cioè devono essere 1.500.000€ contro i ripetiamo 10.000€ stanziati!

Ma non finisce qui:
Come finalmente hanno risposto in sede di Commissione i Tecnici sotto lo sguardo (compiaciuto?) degli Assessori, il Computo Metrico estimativo a subito un "taglio" dei prezzi unitari di circa, stimiamo noi, il 18-20% (vi fidate? Abbiamo fatto un po' di ricerche anche se non è la percentuale il dato più interessante).

Quindi l'importo globale dei lavori impenna a 75.000.000€.

Mancano quindi circa 23.000.000€: anche qui non vi chiediamo un atto di fede, per chi è interessato ci sono i conti fatti.

Uno può pensare: bravissimi fanno con 45 un lavoro da 75!! Magari fosse così ma le imprese esecutrici non stanno certo a guardare! E tali pratiche sono pure state censurate da più di una sentenza!
Il contenzioso economico in Italia nelle gare d'appalto è oramai una vera e propria forma di business e gli appalti sbagliati, sottostimati o mal gestiti sono causa di infiniti problemi e ritardi nell'esecuzione delle opere.

Ma ci sono altri giganteschi problemi che si aprono. Se io Stazione Appaltante abbatto il valore dell'opera ricorrendo ad equilibrismi vari restringo la Platea di imprese che possono sopportare prezzi al limite del ridicolo, anzi sappiamo bene quali sono le Imprese che si insinuano in queste opere: quelle che "lavano".
Avrà un valore la qualità? Se io ti pago 5 un lavoro che vale 8 qualcosa mi dice che non avrò in cambio la stessa cura, la stessa attenzione del caso in cui pago il giusto; d'altronde le imprese ci devono stare dentro in qualche modo e allora si taglia: sulla qualità dei materiali, sulla manodopera, sulla sicurezza, sull'accuratezza dell'esecuzione. Fermo restando che le pratiche di tagliare i Computi metrici sono state censurate con svariate sentenze al T.A.R. (1)

Insomma rischiamo di partire coi lavori e nella migliore delle ipotesi di non vedere mai la fine persi nei contenziosi! E qui mi fermo ma sulle opere a mare, 11.000.000€ previsti, si aprirebbe un altro bel capitolo.

Entriamo invece ora nella filosofia generale del progetto: quello che non ci piace del progetto è proprio il suo impianto generale: probabilmente alla fine quando e se riusciranno a farlo e a finirlo questo scolmatore in qualche modo funzionerà, pur con tutte le sue criticità tecniche di dettaglio, pozzi a vortice con correnti supercritiche, su cui non mi soffermo, ma che in qualche modo eludono il principio di precauzionalità che in idraulica ha più di un valore. L'approccio strettamente infrastrutturale al problema rimuove il fatto che il primo quesito è come fare in modo che l'acqua nel rivo ci arrivi il più tardi possibile e come fare a sistemare il territorio del bacino oramai reso fragilissimo dalla cementificazione selvaggia che ha impermeabilizzato l'impossibile. C'è il fondato rischio che questo approccio sposti il rischio idraulico altrove entrando nel loop emergenza idraulica-opera straordinaria che mostra da decenni tutta la sua intrinseca fragilità. Il rischio idraulico non è annullabile come queste opere tendono a far credere ma può solo essere mitigato e gestito. Accanto alle Opere più o meno massive o in sostituzione delle stesse è indispensabile un approccio differente basato sul Flood-Proofing cioè "tecniche di protezione permanenti, contingenti e di emergenza che possono essere utilizzate per impedire che l'acqua di inondazione raggiunga l'edificio o per minimizzare il danno nel caso in cui essa lo raggiunga o vi penetri "(2). Contestualmente a tali misure sarebbe stato necessario dare corso a tutta una serie di opere minori ma diffuse quali:

- adeguamento della rete bianca di smaltimento delle acque piovane e delle caditoie di raccolta alle nuove portate;

- formazione di vasche di laminazione per trattenere le precipitazione piovose in ogni condominio;

- ripristino della permeabilità del suolo in ogni distacco laddove possibile;
- adeguamento del tratto tombinato del torrente e della sua immissione nel Bisagno,

a questo punto solo se veramente necessarie si procederà con opere più massive.

Le ricadute positive di questo modo di operare sarebbero svariate sostenendo, tra l'altro, anche le imprese edilizie attualmente in crisi. Certo è che bisogna intervenire anche sul nodo della fiscalità legata al Flood-Proofing e alle Opere Diffuse innanzi tutto le spese private avrebbero potuto rientrare nel Decreto del Fare ampliando la portata delle norme e consentendo quindi un risparmio fiscale del 55% sulle tasse sul reddito in analogia agli interventi di risparmio energetico sugli edifici. Non si capisce infatti perché se è un obbiettivo virtuoso abbattere il consumo energetico non lo sia altrettanto investire in sicurezza anche nei riguardi dei disastri di natura idrogeologica: quello che lo Stato investe sostenendo fiscalmente questi interventi rientra attraverso il risparmio di interventi straordinari. In ultimo gran parte del finanziamento che il Comune ha ricevuto per l'Opera oggetto di delibera deriva dal cosiddetto Piano Città che però prevedeva esclusivamente interventi di ordinaria necessità e prontamente cantierabili, condizioni a cui, queste valutazioni danno soddisfazione al contrario della Delibera sullo scolmatore.

(1) TAR Puglia sentenza n. 3468 del 2007- TAR Liguria, sez. II, 11.6.2005 n. 887

(2) UNESCO, Guidelines on non-structural measures in urban flood management, Technical Documents in Hydrology, No 50, 2001.

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