PROGRAMMA DETTAGLIATO PRONTO CALDO X ESSERE DISCUSSO
GESTIONE TRASPARENTE E DEMOCRAZIA PARTECIPATA
I cittadini devono avere la possibilità di informarsi e di partecipare alle decisioni dell’Amministrazione pubblica. Uno dei nostri obiettivi prioritari è smontare i meccanismi clientelari della casta politica ed assicurare che il budget di spesa comunale sia effettivamente utilizzato nel reale interesse della collettività. I cittadini devono avere la possibilità di informarsi e di partecipare alle decisioni dell’amministrazione, dal controllo del bilancio, comprese le modalità di spesa dei fondi europei, attraverso forme di promozione di bilancio partecipativo-deliberativo, all’utilizzo dei beni mobili ed immobili pubblici e del patrimonio culturale della nostra città. Siamo altresì fermamente convinti che occorra limitare (eliminandole laddove possibile) il ricorso a società partecipate e che si debba progressivamente riportare all’interno del Comune la gestione dei servizi pubblici. Proposte: · I cittadini devono poter assistere a tutte le riunioni del Consiglio e della Giunta e a qualsiasi riunione istituzionale in cui siano presenti amministratori pubblici, con facoltà di riprendere e registrare gli interventi e le conseguenti decisioni, che comunque dovranno sempre essere pubblicate. Ogni eccezione dovrà essere preventivamente giustificata. · Portare nelle scuole gli elementi di partecipazione della vita amministrativa della città.
NEI DETTAGLI:  • Adozione di un codice etico per tutti gli amministratori e funzionari pubblici, con l’obbligo, per i candidati ai consigli comunali e per i proposti nei consigli di amministrazione di società partecipate, di dichiarare l’eventuale appartenenza ad associazioni e a società, nonché gli eventuali incarichi di responsabilità nelle stesse.  • Pubblicazione mensile dei compensi percepiti dai pubblici rappresentanti, indicando sia i flussi di reddito di natura politica (incarichi elettivi, partecipazioni a commissioni, incarichi politici presso altre società partecipate ecc..), sia quelli provenienti da incarichi di rappresentanza negli enti a partecipazione pubblica o mista (come già previsto dalla finanziaria 2007).  • Elaborazione di nuovi criteri di nomina dei rappresentanti negli enti di 2° grado, basati su professionalità e competenza, con eliminazione dei possibili conflitti di interesse.  • Elezione diretta da parte dei cittadini del Difensore Civico, con affidamento di reali poteri sanzionatori, cancellando, in base al semplice principio che “non può essere il controllato e a scegliere il controllore”, l’attuale norma che stabilisce la sua nomina politica.  • Adozione di un nuovo protocollo per la stesura dei bilanci finalizzato a rendere gli stessi più uniformi tra Comune e Comune e quindi più facilmente comprensibili.  • Pubblicazione periodica dei contratti di consulenza, con indicazione della prestazione, della consulente coinvolto e dell’importo della prestazione.  • Pubblicazione periodica dei contratti per lavori e per forniture con indicazione delle ditte coinvolte, della natura delle prestazioni e degli importi.  • Pubblicazione periodica delle concessioni, delle locazioni e degli affidi delle unità immobiliari comunali, con indicazione dei destinatari e degli eventuali canoni. (vedi exasilo ed exscuola elementare Maddalena)  • Pubblicazione diffusa degli atti e i procedimenti della pubblica amministrazione (con i nomi degli eventuali beneficiari privati).  • Utilizzazione delle aste via internet ove possibile, al fine di promuovere una maggiore trasparenza, rapidità di esecuzione ed un ridotto utilizzo di risorse umane.
CONNETTIVITA’ - INFORMAZIONE - chiarezza - trasparenza - democrazia
L’informazione è uno dei fondamenti della democrazia e della sopravvivenza individuale. Se il controllo dell’informazione è concentrato in pochi attori, inevitabilmente si manifestano derive antidemocratiche. Se l’informazione ha come riferimenti i soggetti economici e non il cittadino, gli interessi delle multinazionali e dei gruppi di potere economico prevalgono sugli interessi del singolo. Il cittadino non informato o disinformato non può decidere, non può scegliere. Assume un ruolo di consumatore e di elettore passivo, escluso dalle scelte che lo riguardano. INFORMAZIONE COMUNALE I comuni possono risparmiare molto grazie al software libero. Utilizzando sistemi operativi come Ubuntu Linux e Openoffice.org si può ottenere un evidente risparmio e sfruttare al meglio le macchine , anche un pò più vecchie. La migrazione è la parte più delicata, ma si può e si deve fare. Il sistema operativo ed il software installato influiscono pesantemente sul prezzo delle macchine. Bisogna solo avere il coraggio di fare questo passo… Un altro esempio di applicazione da utilizzare e che permetterebbe di risparmiare un botto di soldi é Skype o similari, che permetterebbe di mettere in comunicazione gli uffici tra di loro tramite sempre una buona connessione internet, quella é fondamentale. Quindi non pagare più telefonate e canoni. E poi se proprio si vuole si possono anche fare telefonate comuni tramite Skype acquistando un pò di credito, ma le telefonate costano molto di meno. Fare videochiamate da pc a pc e scambiarsi file. Poter avere un contatto diretto anche col cittadino e utilizzare il formato digitale anche per ottenere i documenti necessari, senza neanche bisogno di recarsi realmente presso gli uffici comunali snellendo i tempi per espletare molte pratiche. la connessione wifi gratis sia un grande vantaggio per i cittadini.Come nel comune di Pordenone http://it.wikipedia.org/wiki/WiMAX . L’installazione di queste meravigliose antenne da parte di ogni comune darebbe “magicamente” la connessione internet a tutti, diritto fondamentale dell’uomo contemporaneo e signori, ELIMINEREBBE LE COMPAGNIE TELEFONICHE, perchè tutti useremmo i vari Skype, Voipstunt e tutte le varie tecnologie Voip che ELIMINANO I COSTI DELLE TELEFONATE!!! Cosa ne pensate? Ce le compriamo queste benedette antenne o no? E con quali soldi? Dimenticavo, gli interventi di Beppe al riguardo: http://www.youtube.com/watch?v=czKG2uBMMnI http://www.youtube.com/watch?v=gF4x1mAlfAA&feature=related
INFORMAZIONE
A Maddalena: Signori Giornalisti, avete troppa sete e Democrazia ridotta a Superstizione No Internet:http://www.meetup.com/http-beppegrillo-giaveno-e-valsangone/it/messages/boards/thread/5983921
*AMBIENTE L’ACQUA DEVE TORNARE PUBBLICA * L’acqua è vita. Privatizzare l’acqua significa mettere la nostra vita nelle mani delle multinazionali, della Borsa, delle stock option, dei dirigenti di partito. Un comune che privatizza l’acqua perde il diritto di rappresentanza dei cittadini. Perché i sindaci privatizzano l’acqua? Chi ci guadagna? Se i cittadini perdono, qualcuno ci deve guadagnare… I nostri dipendenti non possono alienare le risorse del nostro Comune. Nessuno li ha autorizzati. La vita è nostra e l’acqua pure. Il video di oggi è dedicato a Riccardo Petrella, esperto mondiale dell’acqua. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Testo dell’intervento: “Buongiorno a voi tutti, Lovanio esiste, malgrado l’ignoranza di Beppe Grillo. Ci sono dei buoni professori a Lovanio. Non io, oramai sono un professore emerito, perché l’età è.. e allora Beppe mi ha domandato di introdurre un pochino una riflessione sul problema dell’acqua. Effettivamente sono stato molto contento di vedere che la Carta di Firenze l’acqua pubblica è al primo posto e direi poi dove applaudire, Beppe. Partire dall’acqua pubblica significa partire dalla vita pubblica, perché noi lo sappiamo, ci sono tre grandi elementi vitali che sono essenziali e insostituibili per la vita: c’è il sole, c’è l’aria e c’è l’acqua. A partire dal momento in cui si dice che l’acqua è vita, non si può privatizzare l’acqua, è impensabile, è un non senso pensare di privatizzare la vita! Come si fa a privatizzare effettivamente la fonte principale della vita? Quando ero Presidente dell’acquedotto pugliese domandai a Beppe di venire a fare una lezione pubblica con me all’università di Bari. E Beppe scatenò l’entusiasmo di 7. 000 studenti, mai vista questa storia a Bari con tutti questi studenti, sulla lezione dell’acqua che facemmo Beppe e io e Beppe pose la questione: ma come si fa a privatizzare le nuvole? Come si fanno a comprare le nuvole? E allora direi che quest’idea che l’acqua è privata è uno scandalo, perché privatizzare l’acqua non si tratta solo, come dicono i nemici dell’interesse comune, che dicono ” non è vero che privatizziamo l’acqua: privatizziamo il servizio idrico, mentre invece l’acqua resta un bene naturale, un bene comune, un bene pubblico e quanto invece noi privatizziamo è il servizio idrico, è portarvi l’acqua potabile, o portare l’acqua ai contadini o alle imprese” e invece sbagliano, perché noi abbiamo notato ora che, quando si privatizza un servizio idrico, in fondo si risale anche all’acqua in quanto bene comune. Io me ne andai dalla presidenza dell’acquedotto pugliese perché non volli firmare un trattato commerciale con la società di produzione d’acqua Lucana, che voleva vendere l’acqua all’acquedotto pugliese della Puglia. E questo invece è stata fatto dalla Regione Puglia, la quale ha firmato un contratto bilaterale commerciale con la Lucania, dove la Lucania dice ” l’acqua in Lucania è mia e io la vendo alla Puglia. Che bel progresso che abbiamo fatto! Cioè vale a dire che quando si dice a noi il servizio idrico si privatizza anche l’acqua e si mercifica l’acqua e allora quale è la grande conseguenza? La grande conseguenza della privatizzazione e mercificazione dell’acqua è che significa che noi mercifichiamo la vita e che il diritto alla vita passa allora dal nostro potere di acquisto, se io pago. Ecco perché tutte le nostre società sono preoccupatissime del potere di acquisto, perché noi siamo.. non sono mica i cittadini, noi siamo dei consumatori potenziali il cui potere di consumo dipende dal vostro potere di acquisto: se non abbiamo nessun potere di acquisto non siamo consumatori e quindi non esistiamo neanche come cittadini! Il nostro giudizio va a fallire! La seconda cosa molto grave della privatizzazione e mercificazione dell’acqua è che allora i comuni - e lì è centrale per voi, per noi ora, con questa battaglia politica - cosa diventano? Cosa diventa un Sindaco? Cosa diventa un membro, un Assessore di un Consiglio Comunale, di una Giunta Comunale? Diventa sempre di più membro di un Consiglio di amministrazione di una società per azioni che gestisce l’acqua. E come Sindaco sparisce, come Assessori spariscono e i rappresentanti delle istituzioni territoriali pubbliche diventano delle specie di Consiglieri di amministrazione di imprese private, abbiamo ucciso il comune! Le istituzioni comunali non esistono più, sono state ridotte a semplici di rappresentanti di imprese, dove ogni segmento di questo comune che si è svenduto va a difendere i propri interessi e vuole il rendimento, vuole dividendi a partire da una gestione che si pretende essere ottimale, perché fa del profitto. Aver accettato la mercificazione del diritto alla vita, aver accettato la trasformazione dei comuni in sorta di Consigli di Amministrazione significa aver distrutto una democrazia e oggi parlare di democrazia non ha senso. Allora certo che questa privatizzazione non bisogna farla, ma bisogna anche lottare contro una specie dell’acqua pubblica oscena, la chiamerei: cioè vale a dire quell’acqua che è gestita dai comuni e da classi dirigenti che sono oscene, perché gestiscono male. Voi sapete che attualmente, se si guarda tutta la gestione dell’acqua in Italia, più del 70% delle amministrazioni sia dei comuni, sia dei politici e sia delle acque che rappresentano le organizzazioni territoriali responsabili del servizio idrico, sia le imprese, sono tutti fuori norma. Sappiamo che l’Italia è sempre fuori norma, non c’è niente che sia legale, non c’è niente che sia corretto, perché noi tutti siamo furbi: vogliamo ottenere tutto andando sempre contro le leggi, ma sapete che il fatto che più del del 70% delle gestioni dei servizi idrici e della struttura dell’acqua sono fuori norma, significa che i depuratori sono fuori norma e significa che i potabilizzatori sono fuori norma, i pozzi sono fuori norma e la distribuzione dell’acqua è fuori norma. Fuori norma rispetto all’ambiente, fuori norma rispetto alla salute, fuori norma rispetto alla gestione finanziaria buona nell’interesse dei cittadini. Noi siamo fuori norma! L’acqua rivela che noi siamo anormali, non so se vi piace essere anormali! Allora non siamo dei cittadini, allora è chiaro che bisogno tornare ai comuni, ecco che bisogna rinnovare, rifondare la gestione pubblica, perché non si può accettare che oggi, anche il pubblico, mantenga una capacità media di perdite fisiche, non di perdite amministrative dell’acqua, che supera il 30%. Una gestione pubblica, delle autorità pubbliche che mantengono.. voi sapete che continuiamo in Italia, siamo in primi in Europa in quanto a consumo pro capite quotidiano dell’acqua per usi domestici, 238 litri al giorno: sapete cosa significa questo? Che il 30% di questi 238 litri che ciascuno di noi a casa consuma è per le toilettes, l’italiano ha il grande primato di essere la persona in Europa che usa 72 litri di acqua potabile, potabilissima per accompagnare i nostri stronzetti verso il mare. 72 litri al giorno di acqua potabile, in Tunisia l’uomo medio prende 13 litri, noi consumiamo 72 litri al giorno solo per le toilettes! Quelli che saranno e ci rappresenteranno nei comuni devono battersi per cambiare questo, non bisogna più avere l’acqua per la toilette, che è uno scandalo, i medici ce lo direbbero, perché prendiamo l’acqua per poi portarla alla morte, perché la mettiamo subito nelle discariche, l’acqua potabile che non serve a nulla per le nostre pipì e per le nostre defecazioni! 72 litri al giorno e lo chiamiamo pubblico, questo? E ci consideriamo cittadini? Altro problema: l’uso dell’acqua pubblica negli usi domestici rappresenta solo il 20% di tutti i prelievi delle acque di Italia, ma circa il 50% nell’agricoltura e sappiamo bene che il 40% di tutta l’acqua utilizzata nell’agricoltura si perde, perché usiamo questo sistema di irrigazione a polverizzazione, si perde! Perdiamo il 40% del 50% dell’acqua che abbiamo in tutta l’Italia per l’agricoltura, stupidamente! E poi finalmente utilizziamo l’acqua per l’industria inquinandola, ne facciamo un uso sprecoso, dilapidatore della risorsa della vita dell’acqua e così, in conclusione, di che cosa trattiamo sia dall’acqua privata che dall’acqua pubblica oscena? Quale è il risultato? Il risultato è che l’Italia ha un capitale idrico, sia di acque di superficie che di acque sotterranee, che poteva essere buono e invece lo stiamo distruggendo. Il numero dei fiumi, fiumicini che sono spariti negli ultimi 50 anni non si conta più, nel Veneto ci saranno ormai due o tre fiumi che restano, il Po sta morendo, è un’arteria vitale dell’acqua che sta morendo! Il Ticino si sta seccando, il Tevere e l’Arno che sono? Non sono dei fiumiciattoli? Stanno sparendo! I laghi contaminati, il loro livello si abbassa, noi stiamo distruggendo il capitale dell’Italia sul piano della vita e dobbiamo batterci affinché questa cultura dell’acqua in Italia rinasca e San Francesco parlava dell’acqua come sorella. Noi la violentiamo ogni giorno questa sorella. La violentiamo ogni giorno semplicemente perché non ci pensiamo, perché siamo semplicemente così. Ecco, allora ci sono tante, tante cose da fare. Allora io penso che se voi - e si sanno le cose che si devono fare - sarete capaci intervenendo, come abbiamo detto fin da stamani, basta uno di voi in un Consiglio Comunale per fare rinascere questa cultura dell’amore verso l’acqua, questa cultura di fare la pace con l’acqua, perché se non facciamo pace con l’acqua non facciamo pace con la vita, non facciamo pace con noi stessi e non saremo degni di poter permetterci di rappresentare il futuro.
L’acqua è sacra in ogni paese, cultura e fede del mondo: l’uomo è fatto per il 65% di acqua. La privatizzazione dell’acqua che sta avvenendo a livello mondiale provocherà, nei prossimi anni, milioni di morti per sete nei paesi più poveri. L´acqua che sgorga dalla terra non è una merce, è un diritto fondamentale umano e nessuno può appropriarsene per trarne illecito profitto. L´acqua è l’oro bianco per cui si combatteranno le prossime guerre Il 5 agosto 2008 l’acqua è stata privatizzata. Un diritto naturale è diventato merce grazie al PDL e al silenzio assenso del PDmenoelle. Lo ha sancito l’articolo 23 bis del decreto legge 112 di Giulio Tremorti. che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Così il governo Berlusconi ha sancito che in Italia l’acqua non sarà più un bene pubblico, ma una merce e, dunque, sarà gestita da multinazionali internazionali (le stesse che già possiedono le acque minerali). L’acqua in mano ai privati costa di più (ad Aprilia è arrivata a costare il 300% in più) e il livello di servizio rimane uguale a prima o peggiora. Se non paghi il pizzo alla società ti staccano il contatore. Fino al 94 il sistema idrico in Italia era gestito dagli acquedotti comunali, le bollette erano basse, e le perdite d’acqua alte, niente soldi da investire. Allora arriva la Legge Galli che dice: i comuni se vogliono possono trovare i soldi formando una società per azioni insieme a un socio privato. Nella tariffa ci va dentro tutto: le spese per la depurazione, fognature, investimenti. Naturalmente l’investitore privato ci vorrà guadagnare qualcosina. Un passo dopo l’altro ci tolgono l’aria (avvelenata da CO2), il sole (coperto dallo smog), il cibo (intossicato dai rifiuti tossici), l’acqua (privatizzata). Che logica perversa è mai questa? Chi sono questi pazzi che ci tolgono la bellezza di vivere? E perché noi continuiamo a permetterglielo?
Posto che l’acqua deve rimanere pubblica, che rogge, torrenti, rii, fiumi vanno controllati dal Comune, che se non gestisce il primo bene, il più essenziale per la comunità, il Comune non serve, che il Comune non è un’azienda, e l’acqua non è una merce, RIPENSAMENTO DI TUTTO IL SISTEMA DI GESTIONE SMAT, che dal 2002 altro non ha fatto che tamponare i disservizi pur aumentando la bolletta a dismisura, ponendo a carico del contribuente quote per servizi non erogati, e incorrendo in incidenti di percorso gravi sia nella fornitura di acqua potabile, spesso non pulita, spesso interrotta, che nella costruzione dei depuratori, spesso non a norma, come successo e documentabile - vedi allegati - Dalla Smat è necessario ottenere: dando agli attuali Comitati o Consigli dei cittadini un potere vincolante relativamente ad alcune decisioni (piano territoriale, tarifficazione, investimenti, etc.); 1.il rimborso quote fognatura e depurazione, Class Action con Associazioni Consumatori 2.il controllo certo dell’acqua potabile, che dev’essere senza foglie, senza insetti, senza amianto 3.la mappatura dell’acquedotto e dei servizi fognari di modo che non si ripetano i continui incidenti di mancata erogazione dell’acqua a causa della siccità, o dell’eccesso di pioggia, o della neve… specialmente nelle borgate 4.il controllo della struttura, delle vasche, delle enormi perdite QUINDI A LIVELLO COMUNALE, SI PUÃ’ PENSARE A: Definire una quantità pro-capite giornaliera minima gratuita e far pagare il surplus Nelle nuove costruzioni e nelle ristrutturazioni: obbligo del doppio circuito, acqua potabile per gli usi alimentari e non potabile per gli altri usi, obbligo di usare l’acqua piovana per gli sciacquoni Obbligo del recupero delle acque piovane in vasche di accumulo Incentivazione, dovunque sia possibile, dei sistemi di depurazione alternativi alla clorazione: fitodepurazione, osmosi inversa Rilevazione semestrale inquinamento corsi d’acqua nel territorio comunale Obbligatorietà di adozione dei depuratori (in assenza di rete fognaria) nelle abitazioni civili e nelle aziende con possibile contributo economico comunale Promozione uso acqua potabile comunale, sensibilizzare la cittadinanza a un uso consapevole del bene acqua, delle fontane e dei rubinetti, eliminando principale fonte di rifiuti urbani. L’acqua dei nostri rubinetti deve essere ottima e molto controllata Promozione detersivi a basso livello di inquinamento.
AMBIENTE rifiuti RIFIUTI
Raccolta differenziata “PREMESSA PER RIFIUTI ZERO: Per comprendere il concetto di RIFIUTI ZERO, attuato dallo STATO DI CALIFORNIAe che fa parte delle strategie d’azione descritte sulBLOG DI BARACK OBAMA blog di Barack Obama è necessario partire da questi concetti: a) tutto ciò che non è riutilizzabile, riciclabile e compostabile è un errore e deve essere sostituito nel ciclo produttivo attraverso una strategia che vede istituzioni-imprese-università collaborare da qui ai prossimi 15 anni b) Il rapporto di posti di lavoro creati dall’industria del riciclo rispetto a quella d’incenerimento-discariche è di 15 a 1. Ogni 15 posti di lavoro per il riciclo se ne crea uno solo per discariche ed inceneritori (fonte Conai) c) L’incenerimento, privato di sussidi pubblici (tasse dei cittadini) non si sostiene da solo dal punto di vista economico e risulta essere è il metodo piu’ costoso di smaltimento FONTE WALL STREET JOURNAL e studio “Light myfire”QUI. d) come provato da studi comparati la raccolta porta a porta rispetto a quella stradale con cassonetti permette oltre a maggiori percentuali di raccolta differenziata con migliore qualità anche un maggior risparmio recupero-energetico di materiali che altrimenti andrebbero gettati-bruciati e/o di nuovo prodotti nei cicli produttivi (fonte studio Tea-Mantova) e) I danni economici da inceneritori variano da 4 a 21 euro a tonnellata smaltita, quelli delle discariche da 10 euro a 13 euro per tonnellata smaltita (fonte: “Environmental impacts and costs of solid waste: a comparison of landfill and incineration” 2008-Ecole des Mines-Parigi )QUI, ecco perchè noi crediamo nei Rifiuti Zero:chiusura tutti inceneritori e discariche entro 15 anni (vedi libro dei sogni e allegati x cifre e documenti) Pubblico l’intervento che Matteo Incerti ha tenuto al raduno delle Liste Civiche, il giorno 8 marzo 2009 a Firenze.
Cinque regole Cinque azioini L’impiantistica necessaria La lotta internazionale ai rifiuti
Testo dell’intervento: Cinque regole
“Ciao a tutti, siamo qui per parlare di rifiuti zero, rifiuti zero è il futuro, sentiamo Pd e Pdl parlare di inceneritori e discariche. Ebbene sappiate che loro stanno parlando del passato, rifiuti zero è il futuro perché vuol dire più ambiente, più salute, più lavoro e più risparmio economico. Ci sono cinque regole che dovete tenere in mente bene come futuri amministratori per far entrare bene la mentalità di rifiuti zero. 1. Tutto ciò che non si ricicla, riutilizza o può essere avviato a compostaggio va eliminato nei prossimi anni dal ciclo produttivo della nostra economia, attraverso una collaborazione tra istituzioni, università e imprese. Nei prossimi anni dovremo lavorare affinché questo concetto sia ben chiaro, non sono rifiuti ma materiali postconsumo. 2. Rifiuti zero vuole dire più lavoro, ci sono ricerche, ogni 15 posti di lavoro creati con il riciclo (fonte Conai) se ne creano solo uno con inceneritori e discariche, in un momento di crisi fondamentale questi investono sugli inceneritori: guardate i risultati! Altra ricerca, ogni mille abitanti con il porta a porta si creano 2 posti di lavoro e questi investono su cemento e inceneritori. 3. Guardiamo i costi. Bruciare è un incentivo allo spreco di denaro pubblico, cosa da Corte dei Conti perché ci sono ricerche bancarie dello stesso Geronzi (Capitalia) che dicono che senza incentivi pubblici gli inceneritori non stanno in piedi, da qui Cip 6, questa vergogna italiana bocciata dalle leggi europee e l’hanno votata lo scorso dicembre: 2 miliardi di Euro del sole che tornano agli inceneritori contro le leggi europee e contro le leggi di un vero libero mercato. 4. Ricordiamoci che inceneritori e discariche provocano danni economici, sia per i costi sociali, di gestione, ambientali, sanitari, li vedete lì da 4 Euro a 21 Euro a tonnellata smaltita per gli inceneritori, da 10 a 13 per le discariche, sono una rovina per il pianeta e per le nostre tasche, per l’economia. Da qui capiamo e iniziamo a vedere cosa possono essere. 5. Il vero risparmio energetico, il vero recupero energetico è la raccolta differenziata porta a porta quella spinta. Qui c’è uno studio fatto da una municipalizzata di Mantova che ha dimostrato, partendo da un piccolo paese, come il vero recupero energetico, il vero risparmio si fa con la raccolta differenziata porta a porta domiciliare rispetto a quella dei cassonetti stradali che invece incentiva solo inceneritori e discariche. Cinque azioni
Ma adesso vediamo come possiamo arrivare, attraverso azioni nei nostri comuni, a rifiuti zero, che è il futuro e vedremo perché è il futuro.
1. Riduzione dei rifiuti. Esiste un programma europeo che si chiama Meno cento chilogrammi a testa di rifiuti, fattibile in uno o due anni con campagne spinte, vedete qua i vari modi, compostaggio domestico, azioni contro lo spreco di cibo, i pannolini lavabili promossi da Beppe, scoraggiare l’invio dei volantini, la dematerializzazione dei beni, prodotti di vuoto a rendere, promozione dell’acqua del rubinetto e così via.
2. Ridurre di imballaggi inutili con una serie di accordi con le imprese facendo pressione dal livello locale, il vuoto a rendere, i prodotti alla spina, latte, cereali, lo vediamo cosa succede. Vanno, questi prodotti costano anche meno e si riducono i rifiuti.
3. Vendita dei materiali postconsumo, i negozi del riciclo, queste esperienze iniziate in Piemonte ha un valore educativo enorme, dando dentro a questi negozi vetro, lattine, plastica, ricevendo un bonus noi capiamo a livello educativo il valore che c’è dietro queste cose che non vanno né bruciate e né sotterrate ma vanno riutilizzate, riciclate per creare una vera economia a ciclo continuo.
4. La raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale, quasi mille comuni sotto i mille in Italia la fanno, in pochi mesi si arriva al 65 - 85 per cento di raccolta differenziata, nel trevigiano con un microchip iniziano a fare la raccolta differenziata porta a porta con la tariffa puntuale per imprese e famiglie, paghi solo ciò che non ricicli, si arriva a queste cifre. Mi spiegano perché non si fa una bella legge nazionale per permettere il porta a porta obbligatorio: in tutti i comuni avremmo queste percentuali, forse perché ci sono degli interessi dietro e perché un inceneritore costa 200 milioni di Euro, una tangente sull’inceneritore probabilmente rende di più di altri sistemi che costano infinitamente meno!
5. La raccolta fuori casa. In ogni luogo della nostra vita pubblica, ce lo insegna l’esperienza di David Borrelli a Treviso, bisogna fare la raccolta differenziata, scuole, teatri, in ogni posto, ospedali, in modo che a livello educativo questo venga ben impresso nella gente.
Poi invece abbiamo per i materiali ingombranti le isole ecologiche uno in ogni quartiere, uno in ogni comune e nei piccoli comuni, le vediamo già in molti comuni ma perché queste isole spesso non sono integrate con quello che abbiamo visto prima. Anche qui si può recuperare moltissimo materiale ingombrante, per le imprese è fondamentale, queste politiche sono oro per le nostre imprese, per le piccole e medie imprese.
L’mpiantistica necessaria
Poi arriviamo all’impiantistica, impiantistica che non prevede inceneritori, per fare energia servono impianti di compostaggio e di gestione anaerobica con gli scarti dell’agricoltura o i nostri scarti organici possiamo fare materiali come biogas o metano con i quali, come insegna una esperienza in Svezia, possiamo fare andare i nostri mezzi pubblici o i mezzi per esempio per la raccolta dei rifiuti, perché non si fa? Qual è il problema? Abbiamo poi centri di riciclo privati modello riciclo totale come quelli di Vedelago attraverso i quali si può recuperare sia il materiale riciclabile che si inizia a recuperare il materiale non riciclabile, in primis gli scarti plastici e quelli cartacei che essendo a alto potere calorifico che spesso sono scarti anche da differenziata, sono manna per gli inceneritori, ma questa imprenditrice Carla Poli ha ideato un sistema per trasformarli in sabbie sintetiche per l’edilizia o per altri stampi plastici. Perché in ogni provincia o in bacini non si mettono in piedi questi centri di riciclo, che creano più posti di lavoro in un momento di crisi: altro che inceneritori! In più per la parte residua il trattamento meccanico biologico a freddo che bioessica i rifiuti, costano il 75 per cento in meno degli inceneritori e allora capiamo forse, nel paese delle tangenti, perché non fanno queste cose ma fanno gli inceneritori che costano 200 milioni di Euro l’uno! Queste sono cose da Corte dei Conti, a Reggio Emilia dove la provincia a un mese dalle elezioni ha ritirato fuori l’inceneritore quando questo ormai era stato cancellato c’è stato chi, il candidato a sindaco della lista civica che parlerà oggi pomeriggio, li ha denunciati alla Corte dei Conti visto che c’erano i progetti alternativi e due assessori, uno l’Ass. Montanari che tu conosci ha detto “anche noi siamo pronti a rendere testimonianza perché è uno scandalo, si sprecano soldi pubblici con gli inceneritori”. Una importante esperienza americana che ci ha insegnato Paul Connett ci dice però che quanto in questo momento non riusciamo a riciclare va studiato perché è un errore e allora bisogna creare in ogni provincia dei centri studio sul materiale ancora non riciclabile in collaborazione sempre con le imprese e con le università, per creare l’ecodesign, guardate il concetto intelligente e anche di lavoro che c’è dietro per arrivare in 10 - 15 anni a sostituire nei cicli produttivi questi materiali. Ah poi mi sono scordato avete ragione, l’end fill mining cosa succede? L’hanno iniziato a fare in Germania e anche in Veneto, le vecchie discariche, esaurito il loro potere derivato dai rifiuti organici che creano biogas, vengono riaperte e recuperata la plastica, il vetro, le lattine che sono lì perché è oro, sono giacimenti metropolitani di materiali che possono essere riciclati. Benissimo, in Italia in Valle d’Aosta, questa è una cosa allucinante, c’è stato chi ha avuto l’idea di riaprire una vecchia discarica per trovare la plastica per fare andare l’inceneritore che vogliono costruire in Valle d’Aosta altrimenti non avrebbe il materiale per bruciare: una cosa delirante! Attraverso queste politiche noi possiamo in 10 - 15 anni, dando più posti di lavoro senza creare proteste dei cittadini, risparmiando soldi arrivare alla chiusura di inceneritori e discariche, non lo dice Matteo Incerti che è un semplice giornalista che si è informato via Internet o andando a vedere le cose sul posto, adesso iniziamo a vedere chi dice queste cose e adesso rideremo. Rifiuti zero è un esempio lo vediamo nelle migliori città degli Stati Uniti, la California, San Diego, San Francisco, Seattle, Toronto in Canada, l’obiettivo di stato della Nuova Zelanda è rifiuti zero, il 60 per cento dei comuni della Nuova Zelanda ha adottato politiche rifiuti zero, Camberra in Australia, Buenos Aires in Argentina, dopo la crisi economica hanno pensato a rifiuti zero. Forse anche in Italia dovremmo cominciarci a pensare. La lotta internazionale ai rifiuti
Si combattono delle sfide a rifiuti zero in California, questo che vedete in alto è il logo del sito zero del governo della California governato da Arnold Schwarzenegger che è repubblicano, che contro alle prossime elezioni il prossimo anno dovrebbe avere come candidato governatore democratico, capostipite di rifiuti zero, che è Gavin Newsom il sindaco di San Francisco. 35 milioni di abitanti la California, a novembre riciclava il 58 per cento dei propri rifiuti, nell’arco di 15 - 20 anni punta a chiudere tutti gli inceneritori e discariche, San Jose capitale della Silicon Valley, il distretto tecnologico più avanzato degli Stati Uniti, ha obiettivo rifiuti zero e creare 25 mila posti di lavoro solo a San Jose con questo sistema. Allora: si sono tutti iscritti a Greenpeace o hanno capito che il futuro è questo? Penso che abbiano capito che il futuro è questo! E concludiamo con i blog di Barak Obama dove c’è una specifica campagna “riduci, riusa, ricicla” guardate le ultime righe “dobbiamo andare verso rifiuti zero” questo è Barak Obama e la vorrei vedere a Firenze questa cosa perché c’è un giovane candidato sindaco che si atteggia a nuovo Obama, tal Renzi, che propone inceneritori, gli dico basta andare su Internet e studia qual è il futuro e poi ci possiamo confrontare caro Renzi! Porterà in Tribunale come me, come la dottoressa Gentilini chiamata Maga Magò, quello che vi dico sono cose è queste sono cose fattibili, basta informarsi, basta informare e creare delle alleanze anche trasversali con le piccole e medie imprese che capiscono giorno dopo giorno questo valore, perché si possono creare migliaia di posti di lavoro. Quindi andate nei comuni e sappiate che l’obiettivo è questo, ci sono carte su carte che suffragano queste tesi, esperienze nel mondo, questo è il futuro; tenete duro perché questo è il futuro!” RIFIUTI ZERO A GIAVENO: piani di riduzione a monte, come il progetto europeo “Meno 100kg pro capite”LINK con prodotti alla spina, pannolini lavabili, acqua del rubinetto,compostaggio domestico, etc. In Germania l’acqua in bottiglia si vende a caro prezzo e quando riporti la bottiglia ti restituiscono una parte dei soldi…Incentivare i già esistenti distributori di latte alla spina, distributori di detersivo, pasta, biscotti, zucchero, olio ecc… alla spina all’interno dei supermercati facendo pagare anche la confezione del prodotto (se uno si porta l’imballaggio da casa risparmia). Aprire “Negozi del riciclo” in ogni Comune dove i cittadini possono consegnare e vendere bottiglie di plastica e vetro, lattine, carta ricevendo in cambio denaro. Il valore educativo di questi negozi è fondamentale per far capire che nulla va sprecato Distribuendo le licenze in modo oculato si creerebbero punti di raccolta, alleviando e sveltendo la raccolta differenziata. QUI RECOPLASTICA per famiglie ed imprese, passare alla raccolta differenziata porta a porta con tariffa puntuale tramite microchip (più ricicli meno paghi). Il porta a porta oltre a permettere di arrivare ad elevate percentuali di raccolta differenziata in pochi mesi (dal 65% all’85%) ha come pregio di spingere ad una riduzione dei rifiuti (cifra variabile tra il -10% e -20% di rifiuti prodotti) raccolta differenziata in tutte le scuole, come a Treviso QUIsu idea del consigliere comunale David Borrelli (Grillitreviso) , Università, centri sportivi, cinema, parrocchie, luoghi di lavoro in modo da educare il cittadino in ogni aspetto della vita quotidiana la raccolta differenziata dovrebbe inoltre cominciare 1) dagli uffici pubblici (dove in un unico cestino si gettano, carta, plastica, cibo ecc…) e 2) dai bar/pub/ristoranti dove sempre in un unico e solo cestino ci finisce di tutto e poi viene scaricato nei cassonetti…. lo prenderanno come un abitudine e poi faranno la stessa cosa anche nelle loro case, deve entrare nella nostra cultura la raccolta differenziata. Per quanto riguarda l’isola ecologica, è da rivederne la gestione, soprattutto a livello intercomunale e sul tipo dell’esperienza di San Severino (SA): isole con sconti fino all’80%. vanno rivisti a favore del contribuente i rapporti con il CDIU, meno passivi e di maggiore controllo anche del numero dei passaggi, o di gestione tipo stabilire che accentui il recupero non indifferenziato, ad esempio smistando presso impianti appropriati, come quelli TMB, imballaggi riciclabili da quelli non riciclabili. Maggiore controllo COMITATI su tariffe, TIA, TARSU ecc.
ENERGIA
Occorre introdurre una politica efficace per la promozione delle energie rinnovabili ed educare i cittadini nell’utilizzo sobrio e razionale di tutte le energie fossili o non rinnovabili in tutti i campi di applicazione. IN GENERALE, Incentivare la produzione di energie alternative: cogenerazione, fotovoltaico, idrogeno, etc., · Applicazione della normativa prevista dai decreti sui certificati di efficienza energetica e conseguente incremento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili.,· Estensione a tutte le fonti rinnovabili di riversare energia in rete con modalità similari al conto energia.· Applicazione della normativa sulla certificazione energetica nella compravendita degli edifici (come per gli elettrodomestici) . · Limitazione dei consumi per le nuove costruzioni e le ristrutturazioni a classe C come limite massimo. · Riduzione di almeno il 10 per cento in cinque anni dei consumi energetici del patrimonio edilizio degli enti pubblici, con sanzioni finanziarie per gli inadempienti. · Introduzione del pagamento a consumo nelle gestioni del riscaldamento condominiale. Proposte: a Giaveno: Piano Energetico Comunale (PEC) non solo sulla carta (esempi centraline monitoraggio Sitaf , procurarsi foto, oggi bidoni rugginosi, o bluff Maddalena) TUTTI ECOFURBI Piano Energetico Comunale (PEC) - È indispensabile redigere entro due anni dall’insediamento del Consiglio comunale un Piano Energetico Comunale per la promozione dell’uso delle energie alternative. Il Piano Energetico Comunale e’ previsto già dalla legge 10/91. Nel PEC dovranno essere stabiliti l’obbligo per i costruttori di costruire abitazioni ad alta efficienza energetica, redigendo una classificazione delle abitazioni in base al livello di risparmio energetico. Si dovranno prevedere forme d’incentivazione all’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili. Si dovrà precedere la dotazione degli uffici comunali, delle scuole gestite dal Comune e delle strutture sportive comunali di pannelli solari o fonti rinnovabili. Si potrà studiare una proposta di finanziamento collettivo per la realizzazione di impianti fotovoltaici. io proporrei per legge tutti i costruttori edili di DOTARE le nuove costruzioni di abitazioni civili e non di AUTONOMIA ENERGETICA(solare,eolica o altro…) PENA la non disposizione COMUNALE dei relativi PERMESSI DI APERTURA CANTIERE! Oggi le scuole di tutta italia potrebbero avere energia elettrica gratuitamente in meno di 4 mesi. E’ molto importante per le casse dei comuni. I candidati lo dicano agli elettori e promettano una riduzione delle spese di elettricità e una riduzione della CO2 in atmosfera avvicinando la città ai parametri del protocollo di kyoto. Questo è permesso grazie agli attuali incentivi e se viene fatto con un finanziamento bancario lungo 20 anni e a tasso fisso. La proposta andrebbe organizzata meglio. Io non mi limiterei semplicemente alla installazione di pannelli solari ma proverei anche a finalizzare i finanziamenti alla produzione ed alla ricerca (istituendo anche delle borse di studio, nella disponibilità economica del comune). Molto spesso sarebbe anche utile una corretta informazione sugli stessi… La mia proposta è questa: “La lista civica a 5 stelle si propone di finanziare la produzione, l’installazione la manutenzione e lo smaltimento dei pannelli solari a livello locale.” proporrei che l’acquisto di una percentuale dei pannelli solari venga anticipato dal comune stesso (nei limiti delle disponibilità economica) e il cittadino si dovrebbe occupare delle spese di manutenzione e garantire l’utilizzo dei propri spazi per un tot numero di anni. Una parte degli eventuali proventi dalla vendita dell’energia prodotta dovrebbe andare al comune stesso per ammortizzare la spesa. molto spesso ho avuto modo di constatare che nelle pubbliche piazze oppure nei pubblici uffici c’è un grande spreco di energia elettrica per luci ed illuminazione. Basti pensare che alle volte mi è capitato di vedere le luci accese a mezzogiorno nella stazione Fs vicino casa mia, oppure inspiegabilmente le luci accese in pieno giorno in via del corso nel mio paese, ma la cosa peggiore è negli uffici pubblici, dove si fa a gare a tenere le luci accese (bagni, corridoi, stanze dove non c’è nessuno…) anche se non servono. ECCO LA MIA PROPOSTA: Far applicare dei rilevatori di presenza nei locali degli uffici pubblici (come ho visto fare nei paese del nord-est europa) in modo che se nella stanza o nel bagno o nella scala cè qualcuno si rileva la presenza e la luce si accende, altrimenti resta spenta. Quanto spreco si puo evitare cosi con questa semplice mossa? 2) Per l’illuminazione di giorno nelle piazze o nelle stazioni Fs o dei bus, basterebbe applicare alla centralina un timer ben congeniato che le luci si accendono e spengono in base agli orari di tramonto e che si autoregola man mano che le giornate si allungano o si accorciano. Con la trasformazione degli impianti - otto lampade tradizionali da 250 Watt con sei impianti a LED da 180 Watt - si ottiene un risparmio energetico che si attesta ben sul 50%, pur mantenendo un livello di illuminazione estremamente coerente con le esigenze dell’illuminazione pubblica.
STOP AL CONSUMO DI TERRITORIO AMBIENTE Maurizio Pallante: “Non sarà facile parlare dopo Beppe, comunque farò insieme a voi delle riflessioni a partire da qualche considerazione sulla crisi che stiamo vivendo, una crisi terribile perché somma due aspetti: l’aspetto economico della sovrapproduzione di berci che non si riescono a vendere e l’aspetto ambientale sia dal punto di vista dell’esaurimento delle risorse, sia dal punto di vista delle emissioni inquinanti e in particolare dell’aggravarsi dell’effetto serra. E’ stata una crisi di sovrapproduzione fin dall’inizio, anche quando la volevamo mascherare come una crisi di carattere finanziario, quando cioè le banche americane prestavano dei soldi per comprare delle case a persone che non avrebbero potuto restituirle e che facevano in questa maniera, sostenevano l’industria dell’edilizia, consentivano di continuare a produrre al di là di quello che il mercato era in grado di assorbire, era una maniera semplicemente di ritardare la crisi di carattere di sovrapproduzione che stava esplodendo. Entrambi gli aspetti della crisi, sia quello economico - finanziario, occupazionale, sia quello ambientale sono dovuti al meccanismo della crescita economica, al fatto che l’economia ha come scopo quello di produrre, ogni anno, quantità sempre maggiori di merci e quindi consuma quantità sempre maggiori di risorse e quindi produce quantità sempre maggiori di rifiuti e quindi mette sul mercato quantità sempre maggiori di merci che non si riescono più ad assorbire, perché tutti quanti abbiamo delle case strapiene di oggetti che potremmo anche per anni non comprare più e continuare ad avere ciò di cui abbiamo bisogno. La recessione che stiamo vivendo è un’opportunità perché pone freno alla crisi ambientale, non tutto il male viene per nuocere, ci costringe a rimettere in discussione i 50 anni di follia in cui siamo vissuti, a partire dal fatto che c’era una sovrabbondanza di petrolio a prezzo molto basso, ci ha fatto perdere ogni buonsenso nell’affrontare le cose, ogni buonsenso a rapportarci con il mondo, ogni buonsenso a rapportarci tra di noi e nella nostra stessa vita individuale. C’è una pericolosa illusione in questo momento che si possa uscire dalla crisi rimettendo in moto l’economia con il rilancio della domanda e delle produzioni tradizionali, in particolare l’edilizia e l’automobile. Questa maniera che è quello che stanno facendo oggi, non ha via d’uscita, non ha possibilità di realizzazione per due ragioni: 1) perché i mercati dell’automobile e dell’edilizia sono più che saturi, abbiamo moltissime case vuote, abbiamo delle automobili che non sappiamo più dove mettere e il traffico nelle città è un traffico ormai impossibile; 2) perché non soltanto il mercato di questi prodotti sono saturi, ma sono prodotti estremamente energivori, noi siamo abituati a pensare che l’automobile è energivora perché consuma delle benzina, non siamo abituati a pensare che gli edifici, le case sono energivori e sono più energivori delle automobili, perché soltanto per il riscaldamento in 5 mesi il nostro patrimonio edilizio consuma tanta energia quanto consuma tutto il parco delle automobili e dei camion nel corso di un anno. Queste scelte non portano da nessuna parte, io che vivo vicino a Torino ne ho la prova provata, si è pensato di lanciare l’economia della città attraverso l’edilizia con le Olimpiadi, il risultato è che abbiamo degli edifici che sono già in degrado, abbiamo degli edifici che hanno dei consumi energetici e la popolazione, i cittadini di Torino si trovano ad avere in questo momento un debito di 6 mila Euro a testa, neonati compresi, se la città vendesse tutto il suo patrimonio edilizio potrebbe pagare la metà dei debiti che ha accumulato e tutto questo si è bloccato, tutta questa spinta dell’edilizia. Il secondo aspetto ancora più problematico è quello dell’automobile, il 4 luglio del 2007 si lanciavano fuochi d’artificio nel cielo di Torino dicendo che ripartiva l’economia e la produzione attraverso la Cinquecento, sono bastati un anno e 4 mesi per mettere in cassa integrazione tutti i dipendenti della FIAT, queste persone non sanno cosa fare, non hanno una capacità di previsione del futuro minima, neanche di un anno, tentano semplicemente di riproporre quello che si è riproposto nei decenni passati e guardate che non c’è nessuna fantasia, nessuna creatività, avete letto i giornali oggi? Berlusconi come propone di rilanciare l’economia? Attraverso l’edilizia, da una parte incentivando l’edilizia privata per aumentare le cubature, dall’altra incentivando l’edilizia pubblica attraverso le grandi opere. Neanche la dimostrazione dei fatti li convince che questa strada non porta da nessuna parte, allora cosa occorre fare per uscire? Guardate che anche questo discorso è un discorso che riguarda anche Obama, perché sicuramente c’è un salto di qualità enorme tra Bush e Obama ma non è tutto oro quello che luccica, anche Obama ha un impegno nei confronti dell’automobile e quando si parla di energia, noi mettiamo sempre in evidenza il fatto che parla delle fonti rinnovabili, ma parla anche del nucleare, delle biocombustibili, ma parla anche del carbone pulito, perché siamo sempre nell’ottica di tentare di continuare a produrre quello che si è fatto in passato. Qual è la strada che invece dobbiamo percorrere? Qual è l’alternativa? E’rimettere in moto il ciclo economico, rilanciare la produzione e l’occupazione con misure politiche finalizzate a ridurre le cause dei due aspetti della crisi, dobbiamo sviluppare delle tecnologie che riducono il consumo di risorse e l’impatto ambientale, queste tecnologie hanno un enorme spazio di mercato perché negli ultimi 50 anni non le abbiamo neanche prese in considerazione e ci consentono di ridare senso al lavoro con attività umana che migliora il mondo, ci consentono di trasformare la crisi in una grande opportunità di cambiamento e di miglioramento che non dobbiamo assolutamente perdere. Da questo punto di vista ritengo che le liste civiche che si presenteranno alle elezioni, dovranno porre alla centralità del loro programma lo sviluppato di iniziative, di misure che consentono di sviluppare queste tecnologie finalizzate a ridurre il consumo di risorse, finalizzate a ridurre l’impatto ambientale, gli enti locali possono fare molto da questo punto di vista. Faccio degli esempi semplici: l’energia, dobbiamo porci l’obiettivo di ridurre i consumi energetici almeno del 50%, noi abbiamo degli sprechi che arrivano al 70, all’80% dell’energia, non ha nessun senso che una civiltà si chiami tecnologicamente avanzata con queste performance così negative! Come possono gli enti locali ridurre i consumi di energia, il primo punto è fare una diagnosi energetica dei loro edifici e mettere a posto i loro edifici perché non hanno nessun diritto di dire alla gente di comportarsi bene, se non sono i primi a comportarsi bene! Ci sono degli amministratori pubblici che hanno fatto la diagnosi energetica di tutti i loro edifici, sono in grado di sapere quanto consumano e quanto sprecano e sono in grado di intervenire per metterli a posto anche di seconda battuta, se devono rifare un tetto per ragioni che devono farlo di per sé stesso, le opere di manutenzione straordinaria, nel momento in cui si sa quanto spreca un edificio, possono, con una integrazione di costi, diventare delle opere che riducono i consumi a parità di servizi finali. Basta a quel punto semplicemente l’extracosto in più del materiale maggiormente efficiente, tanto gli operai devo metterli, tanto il tetto devo scoperchiarlo, tanto i ponteggi devo metterli, con piccolissimi costi la manutenzione straordinaria può diventare una grande occasione di occupazione e di riduzione dell’impatto ambientale. Il secondo punto, una volta messa a posto casa propria sono i regolamenti edilizi, ogni ente pubblico può fare un regolamento edilizio, un allegato energetico in cui dice: nel mio territorio comunale non si possono più costruire case o non si possono più ristrutturare le case esistenti se consumano più di 7 litri al metro quadrato all’anno, che è la misura massima consentita in Alto Adige, in Germania e in altri paesi europei. Devono, sempre per rilanciare l’occupazione e la produzione di queste tecnologie, favorire lo sviluppo di società che si chiamano Energy Service Company, società che fanno le ristrutturazioni energetiche a loro spese e che si ripagano incassando, per un certo numero di anni, il risparmio energetico che riescono ad ottenere, si tratta di mettere in moto un gigantesco trasferimento di denaro, di soldi che oggi spendiamo per comprare petrolio all’estero, per pagare salari e stipendi alle persone che ci consentono di ridurre il consumo di acquisto di petrolio dall’estero, è una maniera di rilanciare l’economia e di autofinanziare questo tipo di progetti. Bisogna dire: no a ogni tipo di centrale, in più che venga proposta nel nostro territorio! Le fonti rinnovabili che noi sosteniamo come seconda misura dopo la riduzione dei consumi devono essere fatti su piccoli impianti per autoconsumo degli edifici, come diceva prima Beppe, non abbiamo bisogno di grandi centrali, ma abbiamo bisogno di tanti cittadini che si autoproducono la loro energia e che vengono mettendo in rete le eccedenze quando hanno delle eccedenze. Un’altra misura molto importante e che andrà nei Consigli Comunali, è proporre il pagamento del riscaldamento nei condomini a consumo o non a forfait, perché se il riscaldamento viene pagato sui millesimi dell’appartamento, non c’è nessun incentivo da parte delle persone a metterle a posto, se viene pagato a consumo invece, se qualcuno fa delle opere di ristrutturazione per consumare di meno, si ripaga questo lavoro attraverso una riduzione del consumo di fonti fossili. Si tratta di trasformare i risparmi in salari e stipendi per un sacco di persone che hanno delle competenze che sono a spasso in una maniera che è inaccettabile da un punto di vista civile! Un ultimo elemento è che si parla molto di biocombustibili, di un’agricoltura finalizzata a produrre dei biocarburanti, nessuno parla del fatto che alcune forme di agricoltura possano essere utilizzate per produrre dei materiali che consentono di ridurre i consumi di energia e non di implementare l’offerta di energia, per esempio ci sono delle esperienze molto interessanti sul fatto che si può usare la canapa per fare la coibentazione delle case, oppure voi pensate che abbiamo oggi la lana delle pecore che non è particolarmente raffinata, che viene considerata rifiuto speciale e viene portata in discarica a dei prezzi molto alti, con questa lana si possono fare dei cappotti nelle intercapedine delle case per diminuire i consumi, si riducono i rifiuti, si riducono i consumi di energia, si riduce l’impatto ambientale, si creano dei posti di lavoro. Secondo punto, è l’uso del territorio, bisogna dare uno stop all’espansione dei piani regolatori, non si deve più costruire neanche un centimetro quadrato di terreno agricolo! Guardate che in questa maniera non si blocca l’occupazione, non si blocca l’edilizia, si indirizza l’edilizia a ristrutturare l’esistente, abbiamo costruito 50 anni in una maniera vergognosa, abbiamo da mettere a posto disastri fatti da 50 anni, c’è un mare di lavoro da fare, una misura di questo genere costringe tutti coloro che lavorano nell’edilizia a implementare la loro professionalità per rimettere a posto guasti che si sono fatti per costruire in una maniera più rispettosa dell’ambiente! Sempre per quanto riguarda l’uso del territorio, già Beppe lo diceva, la riqualificazione dell’esistente, non si deve costruire del nuovo ma rimettere a posto, abbattere se è necessario e ricostruire in maniera più decente, ma la riqualificazione del verde urbano ha un’importanza che noi spesso sottovalutiamo perché pensiamo che sia qualcosa da fare, qualche viale alberato, da fare qualche giardinetto, invece va riequilibrato il rapporto tra organico e inorganico nelle città, perché se noi sviluppiamo il verde in maniera significativa e non soltanto per abbellimento, abbiamo 3 risultati fondamentali: 1) le aree verdi assorbono l’acqua e consentono di riempire le falde freatiche, le aree impermeabilizzate fanno disperdere l’acqua, noi aumentiamo i consumi di acqua e diminuiamo contemporaneamente attraverso l’asfaltatura, attraverso la cementificazione la capacità delle falde freatiche di riempirsi, quindi questo è il primo elemento. 2) perché il verde urbano abbassa la temperatura dei microclimi delle città che sono di 3 o 4 gradi superiori ai microclimi delle zone circostanti. 3) perché una forestazione urbana consente di assorbire la Co2 e quindi di ridurre anche l’effetto serra e di ridurre anche l’innalzamento climatico! Occorre percepire a pieno l’importanza dell’uso del verde nelle città. Altro punto fondamentale è quello dei rifiuti, ci sarà una relazione specifica, quello che voglio dire soltanto è che dobbiamo cominciare a impostare quelli che di noi andranno nelle amministrazioni comunali, il problema dei rifiuti da un punto di vista economico, perché è l’unica maniera di affrontarlo anche da un punto di vista ecologico, se diminuiscono i rifiuti, se si recuperano le materie prime secondarie che contengono, si ha un risparmio sui costi di conferimento allo smaltimento, se non porto un chilo in discarica perché non l’ho prodotto, o perché l’ho riciclato ho un risparmio del costo in discarica o dell’incenerimento, ma se non lo porto allo smaltimento, vuole dire che lo sto vendendo a qualcuno che ne fa una materia prima secondaria. Per cui la raccolta differenziata, la riduzione di rifiuti devono consentire agli enti pubblici di ridurre i costi che oggi sostengono le popolazioni, la cittadinanza per i rifiuti e addirittura di farli trasformare in un introito per accrescere i proventi del loro bilancio, cosa necessaria per sostituire la tendenza suicida a riempire il bilancio svendendo il territorio come stanno facendo in questo periodo. Poi i comuni possono entrare anche nel piano della politica economico - occupazionale, si parlava delle filiere corte, bisogna valorizzare i prodotti del territorio, non è più concepibile che si facciano fare tutti questi chilometri dai prodotti perché è una questione che crea impatto ambientale che aumenta l’effetto serra e che toglie occupazione delle persone perché andiamo a supersfruttare dei lavoratori di popoli anche lontani che non vengono pagati per il giusto e che ci consentono di avere questi materiali che non fanno bene e non fanno tanto bene quanto costano poco! Bisogna aumentare gli acquisti verdi da parte dei comuni, di prodotti in maniera ecocompatibile oltre che vicini dal punto di vista territoriale, bisogna che i comuni gestiscono in maniera seria i rifiuti organici delle mense scolastiche, ci sono degli sprechi che gridano vendetta al cospetto di Dio, ci sono delle quantità di cibo che vengono buttate impressionanti, questo cibo non può… vengono buttati interi plateau di materiale non toccato per chissà quale motivo sanitario che viene accampato, quando questo cibo potrebbe nutrire moltissime persone che hanno bisogno! Quello che non può essere utilizzato per questo scopo, deve essere utilizzato per fare del compostaggio per arricchire di sostanza organica i suoli. Bisogna valorizzare un massimo le popolazioni contadine, dei piccoli contadini di prossimità e favorire il fatto che possano vendere i loro prodotti nelle città, superando tutti gli obblighi burocratici, partite Iva etc., perché sono comprensibili per le grandi aziende, ma per il piccolo contadino, azienda familiare non sono comprensibili. Guardate che questo fenomeno dei mercati contadini, delle filiere corte è un fenomeno che sta avendo un grande sviluppo dappertutto, in tutti i paesi industriali avanzati, bisogna che chi di noi va nelle istituzioni, favorisca questo tipo di processo. Due cose ancora e poi ho finito: la questione del traffico, bisogna da questo punto di vista impedire che vengano costruiti i parcheggi nei centri storici, fare parcheggi dei centri storici significa attivare del traffico nelle città, bisogna impedire che vengano fatti i parcheggi negli edifici di uffici e di fabbriche, perché questo significa incitare le persone ad andare a lavorare con l’automobile e non con i mezzi pubblici e bisogna trovare delle forme di mobilità alternativa, una delle cose fondamentali, non so per quale motivo sono stati tolti dalla circolazione sono i filobus, il mezzo di trasporto ecologico per eccellenza perché è un mezzo elettrico che non ha tutto il peso dalle batterie e prende l’elettricità dalla rete, il filobus è stato cancellato dalle nostre città, bisogna reintrodurre i filobus e meglio ancora sarebbe ancora reintrodurre dei filobus che prendono corrente, non da una linea aerea, ma da sotto l’asfalto perché se si ha l’alimentazione elettrica sotto l’asfalto, come si alimentano i filobus, si possono alimentare anche delle automobili elettriche che non hanno le batterie, bisogna affiancare ai mezzi pubblici collettivi una flotta di automobili pubbliche a uso privato che possono essere prese con una scheda pre-pagata, scaricabile e che possano essere lasciate dove una persona deve arrivare e che possano essere riutilizzate da altre persone. Se l’elettrificazione avvenisse sotto l’asfalto, potremmo alimentare in maniera elettrica non soltanto dei pullman ma anche una flotta di auto pubbliche a uso privato. Ci sono anche altri sistemi che dovremmo prendere in considerazione, in particolare c’è un gruppo di persone a Rimini che sta sperimentando un sistema di si chiama Jungo che è un sistema di autostop con tessera, questo consente di ridurre moltissimo il traffico, lo sta sperimentando questo sistema Jungo la Provincia di Trento, dovremmo analizzarlo con maggiore attenzione. Infine il discorso dell’acqua, sul fatto che l’acqua deve essere pubblica penso che non dobbiamo neanche più discutere perché è una cosa talmente evidente e giusta che non dovremo più spenderci parole, ma non basta questo, credo che dovremo impegnarci molto per la riparazione degli acquedotti, noi abbiamo gli acquedotti che perdono fino al 40% di acqua, pompiamo l’acqua e la perdiamo, dobbiamo fare in maniera di non disperdere questa acqua e quindi un grosso impegno in questa direzione. Credo che delle aziende che lavorino in una logica tipo delle Esco (Energy Service Company) possono supportare i comuni in questo tipo di iniziativa, mettere a posto gli acquedotti e guadagnare sul risparmio idrico conseguente al loro intervento, penso che una miriade… mi auguro che sia la più possibile la presenza di liste civiche nei nostri comuni perché non ci vuole molto, basta uno, due Consiglieri comunali, di fronte al vuoto uno o due Consiglieri comunali riescono a prendere le redini della situazione e a portare gli altri sulla propria strada perché questi non hanno idee, non sanno cosa fare! Anche se il risultato elettorale dovesse essere limitato, sappiate che ognuno di noi che andrà in un Consiglio Comunale, vale per 10, perché l’importante è che abbia le idee chiare, che sappia fare delle proposte costruttive, che sappia trascinarsi dietro gli altri e credo che questa nostra presenza negli enti locali non soltanto può migliorare le condizioni di vita dei comuni in cui viviamo, ma possa dare una spinta molto grossa, più in generale per uscire dalla crisi con un recupero di occupazione qualificata, di senso del lavoro, di miglioramento dell’ambiente e quindi trasformare il pericolo che stiamo vivendo in una grande opportunità di cambiamento, grazie e arrivederci!”
L’Italia, come Giaveno, è un paese meraviglioso. Ricco di storia, arte, cultura, gusto, paesaggio, ma ha una malattia molto grave: il consumo di territorio. Un cancro che avanza ogni giorno, al ritmo di quasi 250 mila ettari all’anno. Dal 1950 ad oggi, un’area grande quanto tutto il nord Italia è stata seppellita sotto il cemento. Il limite di non ritorno, superato il quale l’ecosistema Italia non è più in grado di autoriprodursi è sempre più vicino. Ma nessuno se ne cura, meno che mai la nostra Amministrazione comunale. VEDI SPECULAZIONE EDILIZIA DEGLI ULTIMI DECENNI VEDI ULTIMO PIANO REGOLATORE Non si può andare avanti così! La natura, la terra, l’acqua non sono risorse infinite. Il paese è al dissesto idrogeologico, il patrimonio paesaggistico e artistico rischia di essere irreversibilmente compromesso, l’agricoltura scivola verso un impoverimento senza ritorno, le identità culturali e le peculiarità di ciascun territorio e di ogni città, sembrano destinate a confluire in un unico, uniforme e grigio contenitore indistinto.
La Terra d’Italia che ci accingiamo a consegnare alle prossime generazioni è malata. Curiamola! L’obiettivo è semplice e concreto: mettere al centro dell’agenda politica nazionale e delle migliaia di agende politiche locali il tema del risparmio del suolo. Questa campagna è nata quasi per caso, da un fortuito incontro tra cittadini, urbanisti e amministratori. Sarebbe un bene per tutto il paese, se l’incontro fortuito avvenisse con tutti gli italiani. Stop al consumo del territorio e alla costruzione di nuovi alloggi, se non quelli di proprietà pubblica, per le emergenze abitative · Incentivare la trasformazione delle seconde case in prime case, · Riqualificare l’esistente i con criteri di adattamento al paesaggio e risparmio energetico: pannelli solari, fotovoltaici, coibentazioni, pompe di calore, recupero acqua… · Espansione del verde urbano e valorizzazione di parchi e giardini esistenti. · Valutazione strategica OBBLIGATORIA dell’impatto ambientale per qualsiasi intervento sul territorio. · Uso nell’edilizia di materiali locali, per quanto possibile, e riuso di materiali provenienti dalle demolizioni. · Recupero delle acque piovane canalizzando i flussi delle grondaie in serbatoi di accumulo per sciacquoni e irrigazione. • Pensare all’utilizzo di una parte del patrimonio pubblico per alloggi di proprietà comunale senza consumo di altro territorio; • Prevedere fondi di contributi affitto per le fasce di reddito medio - basse in maniera proporzionale al reddito stesso, fino al massimo del 50%; • Destinare risorse all’acquisto nel mercato di alloggi da destinare ai meno abbienti.
*TRASPORTI MOBILITÁ *
Se le città fossero liberate dal traffico privato, si arriverebbe prima ovunque e questo vale soprattutto per chi usa l’auto. Se i mezzi pubblici fossero elettrici o a idrogeno si respirerebbe meglio. Se i trasporti ferroviari per i pendolari avessero un decimo dei finanziamenti della (inutile) alta velocità, milioni di italiani arriverebbero al lavoro o a scuola in orario senza doversi poi fare la doccia. Se le città avessero come priorità le piste ciclabili al posto dei parcheggi si potrebbero portare a scuola i nostri figli pedalando, invece di parcheggiare il SUV in doppia fila. Bisogna odiare la macchina, non i trasporti. Le politiche dei Comuni devono incentivare il trasporto pubblico in particolare per le fasce più deboli o decentrate sul territorio come avviene nelle Comunità montane o per i pensionati nelle città. Allo stesso tempo il trasporto privato, dove non è necessario, ad esempio nei centri cittadini, va vietato, Chi possiede un’auto in città deve avere un proprio posto macchina, in caso contrario non può usarla per parcheggiarla sui marciapiedi, nei giardini o dove c..o gli pare. Le auto in città vanno contingentate, dopo un certo numero vanno proibite. Il suolo pubblico non è della FIAT.
TRASPORTI a Giaveno
Nel settore dei trasporti occorre intervenire sia a livello tecnico, incentivando lo sviluppo di mezzi di trasporto più efficienti e meno inquinanti, sia a livello organizzativo, favorendo lo sviluppo dei mezzi di trasporto pubblici e disincentivando l’uso dei mezzi privati soprattutto nelle aree urbane fortemente congestionate. Definizione di un piano di t-rasporti pubblici non inquinanti da parte di ogni Comune sia per l’area comunale che in riferimento ai collegamenti esterni al Comune. Trasporti di collegamento con tra l’area urbana e le aree disperse sul territorio, ad esempio nelle comunità montane. Favorire con apposite convenzioni i servizi di car sharing e di bike sharing. Definire un tempo di carico scarico delle merci nelle città in orari prefissati, ad esempio dalle 6.30 alle 7.30 del mattino. Diminuzione delle tasse comunali, da definire da Comune a Comune, per chi non possiede un’auto privata. Piano urbano per la mobilità dei disabili. Finanziamenti a strutture private che operano nel trasporto dei disabili. Forte inasprimento delle sanzioni e eventuale ritiro dell’auto per un periodo da tre a sei mesi per chi parcheggia sugli scivoli per i disabili. Agevolazioni per l’insediamento di punti pubblici di telelavoro. Navette pubbliche per il trasporto dei bambini a scuola. Lo sviluppo di un trasporto pubblico con una forte valenza sociale è una importante fonte di riduzione dei consumi di fonti fossili e di impatto ambientale con ricadute sulla salute dei cittadini. Garantiremo il servizio pubblico anche agli insediamenti abitativi periferici del Comune, per ridurre il flusso di mezzi privati verso il centro e viceversa. Potenzieremo i collegamenti extra urbani su ferro. Adegueremo le fermate dei mezzi pubblici con mappe dei percorsi e delle interconnessioni, nuove tabelle orari, pensiline adeguate.
MADDALENA: Retromarcia ditta Martoglio: http://www.meetup.com/http-beppegrillo-giaveno-e-valsangone/it/messages/boards/thread/5820262
NOTAV: http://www.meetup.com/http-beppegrillo-giaveno-e-valsangone/it/messages/boards/thread/5735176
SERVIZI AI CITTADINI
Bisogna partire da un punto: la società moderna isola. Quali sono gli spazi che la città mette a disposizione dei giovani per aggregarsi? Oggi praticamente nessuno. allora bisogna intervenire: 1) creare un portale comunale dove sia possibile segnalare gli eventi sociali nella città: gli organizzatori stessi lo possono fare inseredoli con dei semplici form. 2) Valorizzare le strutture pubbliche (palestre, scuole, aule, piazze, Biblioteche) mettendole a disposizione di chi voglia manifestare, proporre organizzare eventi. 3) Riconvertire (secondo le possibilità economiche) le strutture esistenti in spazi dove i giovani possano creare e proporre. 4) Entrare in contatto con le piccole aziende per effettuare degli “stage gratuiti” formativi per far conoscere ai giovani le realtà produttive territoriali. 5) Abolire la televisione (scherzo… ma non troppo) 5 bis) Trattare i giovani, gli anziani e i bambini come individui, rispettando le loro idee , e non come diversamente abili…
DECRESCITA CULTURALELa decrescita felice
La decrescita è elogio dell’ozio, della lentezza e della durata; rispetto del passato; consapevolezza che non c’è progresso senza conservazione; indifferenza alle mode e all’effimero; attingere al sapere della tradizione; non identificare il nuovo col meglio, il vecchio col sorpassato, il progresso con una sequenza di cesure, la conservazione con la chiusura mentale; non chiamare consumatori gli acquirenti, perché lo scopo dell’acquistare non è il consumo ma l’uso; distinguere la qualità dalla quantità; desiderare la gioia e non il divertimento; valorizzare la dimensione spirituale e affettiva; collaborare invece di competere; sostituire il fare finalizzato a fare sempre di più con un fare bene finalizzato alla contemplazione. La decrescita è la possibilità di realizzare un nuovo Rinascimento, che liberi le persone dal ruolo di strumenti della crescita economica e ri-collochi l’economia nel suo ruolo di gestione della casa comune a tutte le specie viventi in modo che tutti i suoi inquilini possano viverci al meglio. La politica culturale sul territorio è competenza dell’ente locale, limitata soltanto dalla disponibilità di risorse reperibili, vero strumento di governo della politica culturale locale. sottoporremo ad una mirata analisi che ne certifichi la compatibilità con le risorse della città e del territorio, con il gradimento dei cittadini creando la partecipazione per trovare una fruibilità vera, intesa come diritto inalienabile dell’intera popolazione locale. Diversamente dal passato non riproporremo l’insopportabile rapporto costo beneficio dei grandi eventi i quali, per il solo fatto di essere grandi e dispendiosi, hanno drenato tutte le risorse altrimenti destinabili ad altra e più ampia produzione di eventi culturali. Avremo grande attenzione per la composita realtà di , associazioni, circoli e club culturali, e per la loro produzione di diffusi eventi teatrali, musicali, di danza, di letteratura, d’arte, di valorizzazione delle tradizioni locali, il più delle volte di indubbia qualità artistica e culturale, e sempre gradite dalla popolazione. Intendiamo contribuire alla crescita di tale tessuto, strappandolo dal precariato, ed al consolidamento e ad un’affermazione vera, con un’oculata politica, rigorosamente selettiva e premiante la credibilità di progetti e d’azione, anche pluriennali, di cui ognuno di questi operatori sarà invitato d’essere portatore. Offriremo periodicamente le sale pubbliche a manifestazioni dilettantistiche in vari campi (poesie, canto, karaoke, musica, danza). Nell’ambito del diritto allo studio, inteso anche come pratica delle discipline sportive, rientrano l’adeguamento strutturale di alcune palestre e la possibilità di fruire delle strutture sportive pubbliche del territorio, anche per gli alunni delle scuole materne/elementari, medie e superiori. Opereremo per la diffusione di un’adeguata abilità natatoria, come avviene in tutta Europa, dove le istituzioni sono sensibili all’educazione sportiva ed in particolare al nuoto, considerato disciplina obbligatoria. Ci batteremo affinché il Comune eserciti un maggior controllo sulla qualità del servizio nelle strutture di proprietà, controllo attualmente inesistente e/o lasciato alle sole proteste dei cittadini.
Assistenza Pubblica e Servizi Sociali

Quel "sostenere le attivitÃÆÃ parrocchiali" al punto 4.13 del programma non mi garba un grancḫ̬...
Nel senso che dobbiamo sostenere tutte le attivita associazionali senza specificarne l'appartenenza religiosa.
Inoltre garantire la totale laicitÃÆÃÂ delle attivitÃÆÃÂ , anche se organizzate da una struttura rligiosa.
Non meno importante il fatto che la curia ingoia MILIONI di euro attraverso regalie del Comune, della Provincia e della Regione (+ 600.000 âââ¬Å¡Ã¬ degli oneri di urbanizzazione secondaria che andrebbero invece destinati ai servizi per i cittadini...) e che solo le briciole vengono utilizzate per attivitÃÆÃ comuni, nonostante gli sgravi fiscali di cui gode la chiesa...