Il Consiglio regionale ha approvato una risoluzione del M5S Lombardia per l'attivazione di un tavolo tecnico di lavoro con la Direzione Generale Competente di Regione Lombardia e la ditta Silea S.p.A, al fine di tenere costantemente monitorato l'iter della prescrizione della realizzazione della rete di teleriscaldamento legata all'inceneritore di Valmadrera.

Il lavoro del tavolo si concentrerà sull'esito:


  1. a) dell'indagine epidemiologica attualmente in corso sugli impatti sulla salute generati dall'impianto;

  2. b) della ricognizione degli impianti di riscaldamento domestico che verrebbero sostituiti dalla rete di teleriscaldamento;

  3. c) del confronto di carattere quantitativo e qualitativo - a parità di calore generato - tra la stima delle emissioni delle caldaie esistenti che verrebbero sostituite e quelle dell'impianto di incenerimento e d) dell'analisi delle aree territoriali di ricaduta degli inquinanti presenti nelle emissioni dell'inceneritore al fine di verificare se queste coincidano con le aree che godrebbero del miglioramento ambientale dovuto alla sostituzione degli impianti di riscaldamento domestico con il teleriscaldamento. La risoluzione dovrà ora essere sottoposta ad approvazione anche da parte del Consiglio regionale nelle prossime settimane.


Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del M5S Lombardia e primo firmatario della risoluzione, dichiara: "Eravamo partiti, mesi fa, con un testo molto più duro che chiedeva di togliere la prescrizione di Regione Lombardia relativa alla realizzazione della rete di teleriscaldamento, in modo da lasciare la piena libertà ai comuni soci dell'impianto di decidere se procedere o meno con la realizzazione della rete. Le grosse reti di teleriscaldamento non ci piacciano, in quanto le consideriamo ormai obsolete dato che è molto meglio investire le risorse pubbliche nell'efficientamento energetico degli edifici, piuttosto che bruciare rifiuti - che arrivano da chissà dove - per riscaldare le case. Inoltre questi impianti rappresentano oggettivamente un freno alla possibilità di dismettere quantomeno una parte degli inceneritori lombardi, che ormai da anni sono in sovrannumero rispetto alle esigenze della nostra regione.

Abbiamo dovuto fronteggiare alcuni aspetti di carattere giudirico/amministrativo e soprattutto i diversi orientamenti delle altre forze politiche, per cui alla fine il testo approvato si orienta sull'idea affiancare l'iter della prescrizione regionale della realizzazione del teleriscaldamento alla effettuazione di ulteriori approfondimenti tecnici legati agli impatti sulla salute dei cittadini e alle ricadute degli inquinanti emessi dal forno. Siamo soddisfatti perché si tratta di un segnale di attenzione da parte della Regione nei confronti del dibattito che si è sviluppato negli ultimi mesi sul territorio, che spero possa proseguire nella maniera più libera possibile e porti i soci di Silea ad abbandonare questo assurdo progetto.

Al momento l'unica cosa certa è che il forno di Valmadrera contribuisce a quella sovraccapacità impiantistica di incenerimento della nostra regione che tutte le forze politiche - a parole - dicono di voler contrastare. Piuttosto che investire milioni di euro in obsoleti progetti di teleriscaldamento, bisognerebbe concentrarsi su un serio piano di riconversione del forno lecchese in un impianto pulito di recupero di materiali post consumo. Ne deriverebbero evidenti benefici ambientali, sanitari e occupazionali per i cittadini lecchesi".

"Un esperto del web e un rappresentante del mondo accademico farà parte della Consulta regionale sul bullismo e cyber bullismo, i soggetti chiamati a fare prevenzione nelle scuole dovranno esibire adeguate certificazioni come il certificato penale antipedofilia, la Lombardia organizzerà una campagna di comunicazione con un minisito dedicato, parteciperà a progetti europei e valuterà il sostegno economico nei procedimenti giudiziari per le vittime di bullismo. Sono queste alcune delle proposte del M5S Lombardia, accolte dal Consiglio regionale, che rendono la legge contro il bullismo e il cyberbullismo più completa e efficace. Era una legge attesa, la discriminazione dei giovani che sfocia in atti di violenza deve essere contrastata con decisione a tutti i livelli istituzionali", così Andrea Fiasconaro, consigliere regionale del M5S Lombardia.

"Questa legge è ovviamente un buon punto di partenza - continua Fiasconaro - ed è un progetto ambizioso che vuole mettere in rete i progetti di tutti i soggetti interessati: scuole, enti locali e associazioni. Manca alla legge purtroppo, come abbiamo denunciato, un impegno di risorse adeguato laddove 300 mila euro impegnati sono troppo pochi per attuare gli interventi previsti. Il provvedimento non prevede poi, strategie efficaci contro nuove forme di bullismo e di prevenzione del bullismo sessuale in rete. Questo, aggiunto alle forzature nell'iter legislativo, ci costringe, nonostante la condivisione dei contenuti della legge, a non partecipare al voto".

"Prendiamo atto - aggiunge Paola Macchi, consigliere regionale del M5S Lombardia - dell'ennesima occasione persa, avevamo presentato due ordini del giorno, per istituire corsi di educazione sessuale nelle nostre scuole al fine di dare informazioni corrette ai ragazzi educandoli anche al rispetto di genere e di scelte sessuali personali, base indispensabile per evitare i frequenti episodi di bullismo e cyberbullismo a sfondo sessuale che avvengono nelle nostre scuole. La Lombardia continua a voler rimanere indietro, insieme a tutta l'Italia, rispetto a quasi tutti gli altri paesi europei alcuni dei quali hanno istituito l'obbligo dell'educazione sessuale nelle scuole addirittura dagli anni 70".

Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia, motiva la non partecipazione al voto finale del M5S sul complesso del progetto di legge (ma con voto favorevole ai singoli articoli): "E' evidentemente una legge che ci trova d'accordo. Abbiamo contestato però con fermezza la forzatura sull'iter legislativo: il progetto di legge è infatti stato calendarizzato in Aula senza il parere obbligatorio della Commissione bilancio. Ciò comporta un rischio di censura da parte della Corte dei Conti oltre che una lesione della procedura regolamentare. Un brutto precedente adottato dal Presidente del Consiglio regionale per la fretta di riempire in qualche modo i lavori d'Aula di oggi, aula che altrimenti sarebbe saltata per immobilismo dei lavori nelle Commissioni. Il M5S ha richiesto il rinvio del progetto di legge alla Commissione come un approccio serio alla legge avrebbe previsto. Peraltro la settimana prossima con molta probabilità salterà l'Aula per assenza di provvedimenti da votare e quindi sarebbe bastato far slittare di una sola settimana questo progetto di legge per garantire un iter normativo serio e scrupoloso. Purtroppo non è l'unica volta che in Consiglio si verificano gravi scorrettezze con erronee e discrezionali interpretazioni del Regolamento. In questo caso l'interesse del Presidente del Consiglio regionale era quello di riempire i buchi di un'aula consiliare che non avrebbe avuto altrimenti alcunché da discutere perché le Commissioni dormono, con i presidenti avvitati su se stessi e la maggioranza è troppo impegnata a pensare alle poltrone da spartirsi e alla campagna elettorale, mentre decine di proposte del M5S già bell'e pronte vengono lasciate a prendere polvere".

Il bello della politica è che a volte arrivano delle notizie di fronte alle quali non sai se ridere o piangere. Succede quando le proposte rasentano il ridicolo, come in questo caso, con il presidente di Pedemontana, il buon Tonino Di Pietro, che annuncia le "Pedemontagne"! Pedemontana ha un problema: trasportare la terra rimossa per costruire l'opera costa troppo per le sue misere tasche. E allora che si fa? Ci si inventa le Pedemontagne! Semplice, no? Ecco Di Pietro: "Per evitare il trasporto della terra abbiamo pensato di costruire delle montagnette lungo il tracciato della strada. Si potrebbero realizzare parchi giochi per bambini o cose simili". Insomma delle montagne in pianura, per i bambini, con vista autostrada...  Tutto ciò è fantastico! Quando ho letto delle Pedemontagne a me sono tornati alla mente i vecchi film Amici Miei. Qui siamo di fronte ad un "colpo di genio" degno della banda del Conte Mascetti! "Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione." Già che ci siamo suggerisco di fare una Pedemontagna di diossina a Seveso, così risparmiamo anche sui costi della bonifica delle zone inquinate, no? E perché oltre al parco giochi non prevedere anche una pista da sci con annesso impianto di risalita? Basta sprecare tempo e soldi per andare a Champoluc o Ortisei! Caro Tonino, lascia stare le zingarate e torna coi piedi per terra! Non era più serio ammettere, una volta per tutte, che non ci sono le condizioni per proseguire l'opera e che il project financing è totalmente fallito?

Gianmarco Corbetta - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

"Stamattina ho provato a raccogliere le firme necessarie per richiedere la discussione della mozione urgente che chiedeva la riapertura immediata del punto nascita di Angera. La risposta dei consiglieri del territorio degli altri gruppi consiliari non è però stata favorevole: hanno ritenuto di dover aspettare il 31 gennaio, data entro la quale l'assessore Gallera si è impegnato a riaprire il reparto di pediatria e il punto nascita di Angera, ormai chiusi dal 5 dicembre dello scorso mese. Se entro quella data , cioè fra una settimana, non verranno riaperti mi hanno assicurato il loro sostegno  per tradurre in azioni concrete quelle che finora sono state solo parole".

Paola Macchi - Consigliere regionale del M5S Lombardia.

A seguito della mia interrogazione riguardante i differenti limiti di emissione degli ossidi di azoto imposti agli inceneritori di BEA (Desio) e Accam (Busto Arsizio), è arrivata la risposta dell'Assessore Terzi.

L'Assessore in sostanza dice: ad Accam abbiamo imposto il limite di 80 mg/Nm3 al 2018 perché in questo modo, se l'impianto sarà ancora attivo, saranno costretti a migliorare i sistemi di trattamento fumi; a BEA invece non lo abbiamo imposto perché avevano già deciso di ammodernare il sistema di trattamento dei fumi e quindi siamo sicuri che riusciranno a raggiungere i valori obiettivo anche senza l'imposizione di un limite.

Mah... questo ragionamento non regge! Una cosa è l'imposizione di un limite, altra cosa è l'ammodernamento dell'impianto. L'ammodernamento è un mezzo per ridurre le emissioni e rispettare i limiti, non può diventare uno scudo per evitare limiti più restrittivi: se così fosse sarebbe un controsenso!

Quindi: se la Regione decide che il limite di emissione va ridotto a 80 mg/Nm3, lo imponga non solo ad Accam ma anche a BEA, a prescindere dai programmi di ammodernamento.

Se BEA aveva già deciso di installare un nuovo sistema di abbattimento fumi, ben venga! ma questa non è una valida motivazione per rinunciare ad abbassare il limite. Al contrario: proprio perché BEA si è dotata della piena capacità tecnica di rispettare il limite di 80 mg/Nm3, questo limite deve essere imposto dalla Regione affinché il Gestore sia tenuto a condurre l'impianto nel modo più corretto.

Questo principio dovrebbe valere per qualsiasi gestore d'impianti ma vale a maggior ragione per BEA che negli ultimi 10 anni, stando alle relazioni di Arpa e alle numerose segnalazioni in Procura, ha condotto l'impianto in modo spesso inadeguato e commettendo numerose irregolarità!

Insomma, sulla base della risposta fornita dall'Assessore Terzi, prendiamo atto che la Regione del leghista Maroni riserva a BEA un trattamento diverso e più permissivo rispetto a quello usato per Accam, pur non essendoci alcuna valida motivazione per non abbassare il limite di emissione degli ossidi di azoto anche per l'inceneritore di Desio! Ricordatevelo la prossima volta che sentirete quelli della Lega di Desio parlare dell'inceneritore!

"Un aumento da 300 mila e 500 mila euro del budget a disposizone della legge", "tre rappresentanti del mondo accademico, esperti del web dei suoi linguaggi e strumenti, inseriti nella Consulta regionale sul bullismo e cyber bullismo" e "patrocinio legale gratuito per le vittime di bullismo" sono queste, alcune delle proposte emendative del M5S Lombardia al Progetto di legge per il contrasto del bullismo e del cyberbullismo che sarà discusso domani 24 gennaio 2016 dal Consiglio regionale. Oltre agli emendamenti il M5S ha depositato cinque ordini del giorno per chiedere alla Lombardia di "prevedere dei progetti specifici dedicati al contrasto e alla prevenzione del bullismo e cyberbullismo a sfondo omofobico, razziale e verso le persone disabili", interventi per la promozione dell'eduzione sessuale nelle scuole per prevenire fenomeni di bullismo sessuale e un controllo sui "soggetti che entreranno in contatto con i minori, durante gli interventi contro il bullismo, abbiano presentato al proprio datore di lavoro o associazione il certificato antipedofilia".

Per Andrea Fiasconaro, consigliere regionale del M5S Lombardia: "Bullismo e cyberbullismo sono purtroppo una piaga molto diffusa in Lombardia. Ben venga una legge che nell'ambito delle competenze della Regione aiuti, coordini e supporti l'azione di contrasto e prevenzione di scuole, istituzioni e famiglie. Con i nostri emendamenti e ordini del giorno andiamo a correggere alcune lacune della proposta. Sono infatti molto scarsi i fondi che andranno a finanziare la legge, la consulta regionale merita di essere anche composta da persone che vengono dal mondo delle università e che sappiano calare i progetti di formazione nell'universo giovanile e nel progetto di legge non è stato specificato il contrasto al bullismo sessuale e omofobico".

"E' ora di finirla con il bivaccare dei partiti in Regione Lombardia. I lavori sono fermi, il consiglio regionale fa finta di riunirsi, non si contano gli errori e le scorrettezze nei passaggi dei progetti di legge nelle Commissioni, mentre decine di proposte importanti del Movimento 5 Stelle vengono sistematicamente ignorate: dai progetti di legge sulla cannabis terapeutica, al testamento biologico, dal reddito di cittadinanza lombardo alla mobilità", così Iolanda Nanni, capogruppo del Movimento 5 Stelle della Lombardia.

"Questa settimana è saltata - continua Nanni - la legge sulla cartellonistica stradale, slittata anche la sanatoria sui seminterrati, altra legge lacunosa, irrisa anche dalla Giunta per le sue gravi criticità, già denunciate in Commissione dal M5S. E martedì prossimo discuteremo la legge monca sul cyberbullismo poiché il PD, opposizione solo di facciata, ha voluto salvare la maggioranza da un'ennesima figuraccia. Non ci siamo infine sul fattore di famiglia lombardo bloccato dai veti incrociati di Lega Nord e Forza Italia. La Lombardia di Maroni è fuori controllo: nelle prossime settimane saremo chiamati a discutere di temi secondari agli interessi dei lombardi, come il contrasto ai cinghiali o le reti escursionistiche. Per carità, sono temi importanti, ma dove sono i provvedimenti per il rilancio del lavoro, dov'è il reddito di cittadinanza e il sostegno alle PMI?".

La lotta tra Arexpo e il M5S, che da tempo chiede come suo diritto la trasmissione del verbale del cda di Arexpo, appare un confronto tra Davide contro Golia, tra cittadini nelle istituzioni che pretendono onestà e trasparenza, e un una società pubblica che invece ha alzato un muro. Ma con Davide continua a schierarsi anche il Difensore Regionale. Vi riportiamo di seguito la lettera inviata dal Difensore Regionale alla portavoce del M5S Silvana Carcano, auspicando che, crepa dopo crepa, quel muro possa cadere e i cittadini essere finalmente informati a dovere sulle manovre della società che sta gestendo un post-expo, che per ora, nonostante gli ingenti stanziamenti pubblici, rimane avvolto nella nebbia.

"Con l'occasione, il Difensore regionale della Lombardia, ribadisce con fermezza il suo attuale e futuro impegno affinché il concetto di trasparenza, come strumento di lotta alla corruzione e illegalità e condizione di garanzia delle libertà individuali e collettive, divenga sempre più principio cardine e fondamento dell'organizzazione delle pubbliche amministrazioni e dei loro rapporti con i cittadini: "Dove un superiore, pubblico interesse non imponga un momentaneo segreto, la casa della pubblica amministrazione dovrebbe essere di vetro." (On. Turati, In Atti del Parlamento italiano, Camera dei Deputati, sess. 1904-1908, 17 giugno 1908, pag. 22692).
Cordiali saluti."

"La proposta di Gallera per tenere aperti i 7 punti nascita per cui era stata chiesta la deroga ci trova d'accordo, abbiamo sempre sostenuto che un taglio lineare dei punti nascita fosse un'azione assurda da parte del Governo e che la soluzione più sensata poteva essere proprio questa rotazione di personale fra ospedali con un maggior numero di parti e ospedali che ne avevano meno ma che rappresentano comunque un'eccellenza, come quello di Angera, riferendo gli standard di sicurezza non alle singole strutture ma alle equipe che svolgono gli interventi in più ospedali. Questa soluzione, lo sappiamo bene, non risolve il problema che ormai vivono le mamme e i bambini del territorio di Angera ormai quasi da un mese e mezzo: il punto nascita e il reparto di pediatria sono chiusi, unico caso fra i 7 punti nascita lombardi per cui era stata chiesta la deroga. Crediamo che il coraggio e la determinazione delle molte mamme, papà e nonni che presidiano ormai da settimane l'ospedale chiedendo a gran voce la riapertura dei due reparti e le azioni incessanti del Comitato appoggiato da migliaia di cittadini, siano stati la molla che ha fatto muovere la Regione e l'assessore anche per tutti gli altri punti nascita ma il risultato non è stato ancora ottenuto" così Paola Macchi, consigliere regionale del M5S Lombardia e Cosimo Petraroli, deputato del M5S.

Il M5S sta lavorando a tutti i livelli istituzionali per la riapertura del punto nascita di Angera.

Petraroli dichiara: "Sarà mia premura sollecitare il Ministro Lorenzin affinché risponda quanto prima alla richiesta sulla rotazione del personale. Una richiesta, la nostra, che parte dal territorio e che si è trasformata in atti concreti all'interno delle istituzioni, in Regione come alla Camera dei Deputati, dove pende un'interrogazione sul tema a mia prima firma".

Per parte sua Macchi chiederà "la discussione per il Consiglio regionale del 24 gennaio della mozione urgente che avevo presentato già il 10 gennaio e che chiedeva esattamente di riaprire immediatamente il punto nascita di Angera e presentare, nel più breve tempo possibile, una nuova richiesta di revoca del diniego alla deroga al Ministero della Salute,contenente tutta la documentazione necessaria al fine di avere una nuova valutazione che conceda la deroga per la riapertura definitiva del punto nascita presso l'Ospedale di Angera. Il secondo punto, visto l'incontro appena avvenuto, andrà ormai stralciato, ma , a fronte delle molteplici promesse che sono state fatte dallo stesso Assessore regionale di riaprire il reparto entro la fine di gennaio, chiederò con forza che venga approvato il primo punto".

Fnm, i conti non tornano.

Fnm, la partecipata del trasporto pubblico di Regione Lombardia, ha deciso di investire 21 milioni in Atv, l'azienda che gestisce gli autobus della provincia di Verona. La notizia è positiva, dimostra che l'azienda regionale protagonista solo due anni fa dello scandalo spese pazze, per cui il M5S chiese una pulizia e un reset totale, sta lavorando ora per l'interesse della comunità, puntando a consolidare il posizionamento dell'azienda nel settore del trasporto pubblico nel nord Italia. E infatti il problema non è nella strategia, ma nel modo in cui la si vuole perseguire. Perché acquistare a 21 milioni di euro il 50% di un'azienda stimata 20 milioni di euro? Siamo molto preoccupati: sembra l'ennesimo caso Antonveneta o Serravalle dove furono fatti acquisti di aziende tramite la politica a valori fuori mercato che hanno poi portato a dissesti finanziari. Lo scenario non è chiaro e bisogna tenere gli occhi ben aperti. Non vorremo che questa operazione venisse strumentalizzata da Maroni su Tosi, con il quale è oramai ai ferri corti, per tornaconti politici leghisti. Se Maroni sta alzando la posta in gioco per mantenere un suo avamposto in un'azienda partecipata per metà dal comune di Tosi, che a questo punto ha tempo un mese per presentare una nuova offerta almeno pari a quella di Fnm, non ha fatto i conti con il M5S. Qui si tratta di soldi pubblici e di servizi ai cittadini di un territorio che va dalla Lombardia alla provincia di Verona; vogliamo vederci chiaro, l'offerta per un acquisto che non garantisce neppure il premio di maggioranza è spropositata. Siamo pronti a chiedere l'intervento della CONSOB per verificare l'attendibilità dell'offerta nella tutela del valore azionario e nel rispetto dei terzi.
Non vorremmo trovarci tra qualche anno a dover assistere l'ennesimo scandalo italiano.

Stefano Buffagni (M5S Lombardia)

Gianni Benciolini, Riccardo Saurini e Francesca Businarolo (M5S Veneto)

"Mandare la povera gente a vivere nei seminterrati è talmente urgente per la maggioranza che si saltano tutte le procedure di legge per portare in Consiglio Regionale un progetto di legge che fa acqua da tutte le parti e le cui gravi lacune sono state oggi persino evidenziate dagli uffici della Giunta. Per di più il Presidente della Commissione ha imposto ai consiglieri di effettuare emendamenti entro lunedì pomeriggio non sul testo di legge depositato agli atti ma su un maxi-emendamento del relatore propinato ai commissari della V non come emendamento, ma come mera "proposta di modifica" e che stravolge l'intero disegno di legge.", lo dichiara Iolanda Nanni, capogruppo del M5S in Regione Lombardia e membro della Commissione V.

"Che quella sui seminterrati sia una brutta legge, una sanatoria di Forza Italia da portare come "scalpo" per la prossima campagna elettorale, lo abbiamo già denunciato. A ribadirlo in Commissione, con un parere informale, anche gli uffici della Direzione Territorio che non sono mai stati auditi ufficialmente. E' una legge ambigua, che non tiene in considerazione il rischio idrogeologico e sismico, che non valuta correttamente il carico urbanistico e le prestazioni economiche in carico a chi recupera i seminterrati e nemmeno garantisce ai Comuni il tempo necessario per prevedere eventuali ambiti di esclusione.

Inoltre, si è passati addirittura sopra alle procedure previste dal Regolamento Regionale, imponendo ai consiglieri di emendare non il PDL depositato agli atti ma una specie di "proposta di modifica" propinataci all'ultimo momento come "emendamento" e che stravolge completamente il testo di legge. In buona sostanza ci viene richiesto di emendare un canovaccio redatto in fretta e in furia dalla maggioranza, anziché operare su PDL depositato agli atti. Ciò è inaccettabile e lesivo della funzione legislativa dei consiglieri regionali, per questo ho immediatamente scritto al Presidente del Consiglio Regionale ed all'Ufficio di Presidenza affinché intervenga sulle irregolarità riscontrate in Commissione. Questa legge, lasciata dalla maggioranza a prender polvere per un anno, viene poi riproposta, stravolta e discussa nello spazio di pochi giorni, senza alcuna volontà di confronto e di apporre correttivi alle numerose criticità che presenta.", conclude Nanni.

Stamattina i lavoratori della Gepin Contact Spa, la società a cui Regione Lombardia ha appaltato il suo servizio di call center, hanno manifestato davanti al Pirellone per denunciare la situazione precaria che vivono da ormai quattro mesi. "E' vergognoso che i lavoratori del call center della Lombardia non percepiscano gli stipendi da 4 mesi pur garantendo il servizio. Non si possono esternalizzare servizi regionali a società private con leggerezza, in questo caso oltre ai lavoratori che rischiano il posto di lavoro, il servizio di informazione telefonica al cittadino non è garantito. Regione Lombardia non può stare alla finestra quando si tratta di tutelare l'occupazione e deve difendere i suoi interessi, la società che non sta pagando gli stipendi si è aggiudicata la gara di appalto da 1.380.600 euro", così Stefano Buffagni, consigliere regionale del M5S Lombardia.

"Non possiamo manco fare un'ispezione", con queste parole pronunciate nel corso di un'audizione di presentazione del rapporto semestrale sulle attività di ARAC, Francesco Dettori, presidente dell'Agenzia regionale anticorruzione, nominato dal Governatore Maroni, mette una pietra tombale sulle possibilità dell'ente di sviluppare un lavoro concreto in Regione. Dispiace sottolinearlo, ma noi lo abbiamo denunciato sin da subito. Sull'inutilità di ARAC, infatti, un ente strumentale voluto dal governatore per nascondere gli arresti di suoi consiglieri, assessori, presidenti di commissioni, noi del M5S ci siamo più volte espressi. La riunione della Commissione è stata però un'utile occasione per sollecitare Dettori su diverse criticità emerse a pochi mesi dalla istituzione dell'agenzia, che costerà, stando alle previsioni di Dettori, almeno 350 mila euro ogni 6 mesi a cui andranno aggiunti i costi, non ancora quantificati, per i consulenti esterni (come ipotizza la stessa relazione). Ho insistito sull'autonomia e l'indipendenza dell'ente, perché è chiaro che Arac è un comitato sottoposto gerarchicamente alla Giunta come ha confermato la stessa ARAC: "Per quanto riguarda le ispezioni è vero, non abbiamo il potere ispettivo, ma lo possiamo avere facendo una richiesta al segretario generale della Giunta (ndr: quindi, o tutto passa da Turturiello oppure è tutto fermo). Ho chiesto, senza aver avuto risposta, le modalità con cui vengono assegnate le pratiche tra i componenti di ARAC. Se, infatti, risultano evidenti le competenze dei revisori e dottori commercialisti presenti, vorremmo avere maggiori informazioni sulla specializzazione dell'avvocato di ARAC, proveniente dalla Prefettura. Abbiamo anche chiesto di avere chiarimenti sulle indennità dei componenti poiché abbiamo il dubbio, non chiarito nemmeno dal Presidente di ARAC, che uno dei componenti dell'agenzia abbia avuto un incremento di indennità a bando chiuso a seguito di un emendamento della Giunta presentato e approvato nell'ultima sessione di bilancio. Non avendo ricevuto risposta chiara, verificheremo noi con chi di competenza. Ci auguriamo che non ci siano stati incrementi nemmeno per contributi previdenziali perché temiamo una difformità illegittima rispetto al bando pubblico, e sarebbe grave per un ente che deve essere cristallino e trasparente. Restano, infine, inevase anche altre nostre domande sulle attività di Arac: perché la relazione non allega quanto dichiara di aver fatto? Un elenco generico di ciò che avrebbe fatto non ci basta, vogliamo entrare nei dettagli, a questo servono le relazioni. Perché a fronte di criticità rilevate teoricamente da ARAC (che denunciamo da anni!) non esistono delle proposte concrete per rimediare a queste carenze? Il M5S Lombardia non può che ribadire l'inutilità di ARAC. L'anticorruzione si fa con la prevenzione e con la repressione. Da questo punto di vista ARAC non può nulla a livello preventivo, ha le mani legate dalla Lega che governa e che non ha nel suo DNA politico il concetto di prevenzione anticorruzione. E' l'emanazione di una giunta regionale che non ha la volontà politica di lottare contro la corruzione. Nessuna tolleranza poi per gli sprechi: a noi sta bene che si spendano soldi per l'anticorruzione, ma non buttati in un ente che non ha poteri e nessuna indipendenza, questo denaro finisce nel nulla.

Silvana Carcano - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

Ve li ricordate Frigerio, Primo Greganti, Luigi Grillo? I compagni di merende che, grazie al dirigente di Infrastrutture Lombarde Antonio Rognoni, si sono spartiti la torta degli appalti Expo?  Sono gli stessi giudici, nelle motivazioni alle condanne che riportiamo di seguito, in un estratto di un articolo pubblicato oggi su "La Repubblica", a spiegare come agiva la cupola e quali erano i preoccupanti legami con politici regionali e non, in cui sembra avere un ruolo anche l'attuale presidente del Consiglio Regionale Raffaele Cattaneo.

«Una "messa a disposizione nei confronti della cupola di Expo". Un "trattamento di favore" a Gianstefano Frigerio e alla sua cricca. La corruzione dell'ex direttore generale di Infrastrutture Lombarda (Ilspa) Antonio Rognoni viene spiegata così dai giudici nel motivare al condanna per corruzione, turbativa d'asta e rivelazione del segreto d'ufficio. [...] Per i giudici, a partire dal settembre 2012, a Milano si era creato "un sistema", capace di "incidere sugli appalti". Non solo di Expo. E Rognoni, non si sarebbe sottratto a mettersi a disposizione. Non voleva denaro. A lui servivano appoggi politici per "avanzamenti di carriera". Dal processo è emerso che tra le possibili destinazioni su cui stavano lavorando il terzetto Frigerio-Greganti-Grillo, si concentrassero sulla poltrona di numero uno di Anas, Enel e Terna. Figura centrale quella di Frigerio. "Capace - secondo la sentenza - di una stabile interlocuzione con personalità di primo piano della politica regionale". L'attuale presidente del Consiglio Regionale viene definito da Frigerio quale "uno dei miei ragazzi". Ma i giudici ricordano come "emergono relazioni del medesimo (Frigerio, ndr) con personalità dl Vaticano, dei Servizi Segreti e con i massimi vertici della Guardia di Finanza". Per non parlare dei contatti costanti che "il professor Frigerio" intratteneva con Arcore e Sivlio Berlusconi [...]. (Da "la Repubblica,18/01/2017)

Alla luce di quanto emerso dalle indagini, il presidente del Consiglio Regionale Raffaele Cattaneo ci dovrebbe spiegare cosa intendeva Frigerio, condannato a tre anni e quattro mesi per corruzione, nel definirlo "uno dei suoi ragazzi". Il suo ruolo non ammette ombre di questa gravità. Anche perché nelle carte non si parla solo dei vecchi appalti Expo, ma anche della Città della salute, l'appalto più rilevante di Regione Lombardia, 323 milioni per la costruzione più 250 per la manutenzione del centro, partito quando Cattaneo era in giunta con Formigoni. I lombardi attendono una spiegazione.

Iolanda Nanni - Capogruppo del M5S Lombardia

"Selezione di personale tramite agenzie private del lavoro senza pubblicizzazione ed erogazione di premi e promozioni senza criteri oggettivi". Sono queste le criticità riscontrate nell'attività di Trenord dal Movimento 5 Stelle della Lombardia e denunciate da due interrogazioni, a prima firma della capogruppo Iolanda Nanni, che chiedono alla Giunta regionale di fare chiarezza.

In dettaglio, la selezione del personale di Trenord da avviare a stage formativi per il conseguimento delle idoneità per Accompagnamento Treni/Macchinista è stata affidata all'Agenzia per il Lavoro Gi Group e gli annunci pubblicati sul sito dell'agenzia non specificano i criteri di selezione, né tanto meno i titoli preferenziali di accesso alla stessa. Inoltre, la società non avrebbe dato comunicazione e segnalato alle rappresentanze dei lavoratori l'apertura degli avvisi di selezione. Ancora, Trenord, nella gestione del personale, ha erogato assegni mensili "ad personam" e premi "una tantum" di propria iniziativa senza concertarne i criteri con le organizzazioni sindacali, né attenendosi al Contratto Aziendale e al Contratto Collettivo di categoria.

Per Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia: "Ancora una volta ci troviamo ad avere a che fare con la scarsa trasparenza di un'azienda, come TRENORD, che vive grazie ai finanziamenti di Regione Lombardia e di cui è società partecipata indiretta (Regione Lombardia possiede il 57% di FNM che controlla a sua volta il 50% di TRENORD). Non è tollerabile assistere ad assunzioni tramite agenzie private del lavoro, senza adottare criteri oggettivi e senza dare pubblicità ai bandi. TRENORD dovrebbe allinearsi al Gruppo FS (Trenitalia ed RFI) che adotta procedure di selezione trasparenti, estraendo i nominativi dei candidati dall'apposito data base sul proprio sito, nel rispetto dei requisiti, omogenei per profilo ricercato, per titolo di studio, voto, residenza ed età anagrafica."

"Stesso discorso vale per l'erogazione di premialità e promozioni al personale che devono essere effettuate con trasparenza e rispetto del Contratto Aziendale. In ordine di tempo, quelle che segnaliamo sono solo le ultime gravi lacune nella trasparenza che abbiamo riscontrato nelle attività della società e sulle quali abbiamo presentato due interrogazioni. L'impressione è che mentre TRENORD agisce in totale autonomia, la Giunta Maroni dorme sonni tranquilli, chiudendo entrambi gli occhi di fronte a certe situazioni che andrebbero chiarite e sulle quali Regione Lombardia dovrebbe vigilare. Per questo ci siamo attivati e chiediamo risposte alla Giunta Maroni che dovrà dire ai cittadini, ai dipendenti di Trenord e ai pendolari se intende richiamare la società a un'azione in linea con le finalità pubbliche che riveste. Oltre che un'operazione di trasparenza, ci aspettiamo che la regione inviti Trenord a destinare le risorse alla soluzione dei problemi dei pendolari".

Da oltre un anno il Movimento 5 Stelle, a livello nazionale, regionale e locale, ha intrapreso una campagna di sensibilizzazione contro lo spandimento dei fanghi in agricoltura.

I fanghi sono principalmente prodotti dalla depurazione degli scarichi civili, di acque industriali e dalle aziende agricole e, una volta trattati negli appositi impianti, vengono reimmessi destinati alle aziende agricole per lo spandimento nei campi, come concime. In Lombardia, ne vengono prodotti circa il 50% del quantitativo nazionale e ne vengono sparse circa 700 mila tonnellate ogni anno, di cui la metà, ben 400 mila, nella sola provincia di Pavia.

I fanghi, per legge, sono considerati rifiuti speciali non pericolosi. In realtà la parola "non pericolosi" non deve trarre in inganno poiché i rischi derivati dal loro spandimento nei nostri campi agricoli sono molteplici: oltre ai pessimi odori emanati, che costringono i cittadini a ripararsi nelle proprie abitazioni, come successo alcuni mesi fa a Pavia Ovest, i fanghi di depurazione contengono tutta una serie di inquinanti e di agenti patogeni derivanti dalle attività industriali e artigianali e dagli scarichi domestici che non sono individuati dalla legge nazionale vigente, il D.Lgsl. 27/1/1992 n. 99, una legge vecchia che necessita di urgente revisione. Regione Lombardia ci ha provato nel 2014 con la DGR X/2031 del 1/07/2014 ma la delibera è stata inopinatamente impugnata dalle società fanghi che hanno ottenuto una prima sentenza favorevole dal TAR. Nel frattempo, anche grazie al pressing del M5S in Regione Lombardia, la Regione ha fatto ricorso al Consiglio di Stato che si esprimerà in via definitiva entro il 2017. E' interessante evidenziare che il 29 agosto 2016, a sorpresa, il Consiglio di Stato ha emesso un'ordinanza in cui ha dato in fase cautelare (e quindi non definitiva) ragione alla Regione, sospendendo l'esecutività della sentenza TAR, il che fa ben sperare sull'esito finale della sentenza.

I rischi principali derivati dallo spandimento dei fanghi sono il danneggiamento irreversibile del suolo, l'insorgenza di rischi per la salute e la compromissione della qualità dei prodotti agro-alimentari.

Quello dei fanghi è un business che, in assenza di adeguati controlli, può ingenerare un vero e proprio traffico illecito di rifiuti comportare rischi gravissimi per la popolazione. E' di quest'estate la notizia di cronaca relativa alla retata di arresti e al sequestro di alcuni impianti fanghi, fra cui quello della CRE di Lomello. L'indagine ha riscontrato lo spandimento di 115.000 tonnellate di fanghi tossici sparsi sui campi agricoli della nostra Provincia e del lodigiano. Il Movimento 5 Stelle Lombardia, già a marzo 2016, dopo aver presentato una serie di interrogazioni in Regione Lombardia ed aver accertato la piena potestà programmatoria dei Comuni in tema fanghi, aveva deciso di far partire una campagna informativa ai Comuni, mettendo a disposizione un testo di mozione (scarica qui: http://www.lodi5stelle.it/2016/03/scarica-la-mozione-per-fermare-lo-sprargimento-di-fanghi-nel-tuo-comune/  per estendere la fascia di rispetto di spandimento dei fanghi dai 100mt a 500mt dalle abitazioni, nonché a predisporre appositi regolamenti sanzionatori. Il M5S ha quindi inviato non solo i portavoce del M5S nei consigli comunali, ma tutti i consiglieri comunali sensibili al tema, indipendentemente dal colore politico, a presentare tale mozione. Dopo il Comune capofila, Gambolò, che per primo ha disposto la limitazione, a seguito della campagna informativa del M5S, tanti altri Comuni pavesi hanno iniziato a limitare lo spargimento dei fanghi con varianti ai PGT o ordinanze.

Giuseppe Polizzi, consigliere comunale del M5S: «A Pavia abbiamo dovuto aspettare quasi un anno affinchè la nostra mozione fosse discussa e ieri la maggioranza PD ce l'ha bocciata con motivazioni ridicole e infondate.Il Sindaco Depaoli che, peraltro, dovrebbe dimostrare una particolare sensibilità ambientale, ha gravi responsabilità: poteva finalmente fare qualcosa per la salute dei cittadini e ha deciso di costringere la sua maggioranza a respingere la mozione e di continuare a martoriare il territorio pavese. Peraltro ha sostenuto la bocciatura con affermazioni false e prive di fondamento. La provincia di Pavia, è la seconda più inquinata d'Italia, e il dovere di ogni amministratore locale dovrebbe essere quello di invertire la tendenza, soprattutto nel Capoluogo, visto che il sindaco aderisce a Legambiente. Invece, ancora una volta, si è dimostrato incapace di curare gli interessi della città di Pavia sul lato della tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini pavesi».

Iolanda Nanni, consigliere regionale del M5S: «Pavia, in qualità di capoluogo di Provincia, avrebbe dovuto dare un segnale forte all'intero territorio pavese sul tema fanghi, mentre invece ancora una volta si è attestata come vergognoso fanalino di coda. Ho incontrato sinora decine di amministrazioni comunali che non fanno che ringraziarci per la nostra campagna informativa sui fanghi e che, grazie ad essa, prendono consapevolezza dei rischi per la salute e l'ambiente. La nuova tendenza dei Comuni è infatti andare verso la limitazione dello spandimento fanghi attraverso l'adozione di tutti gli strumenti in loro possesso per arginarne lo spandimento. Purtroppo, il vecchio detto "nemo profeta in patria", trova un fondo di verità proprio nella mia amata città, Pavia, dove la Giunta De Paoli, in direzione opposta e contraria rispetto agli altri comuni, si è dimostrata sorda e insensibile al problema, e ciò nonostante le lamentele della cittadinanza di Pavia Ovest. I cattivi odori, i bruciori agli occhi e i disturbi respiratori lamentati dai cittadini sono solo la conseguenza di un fenomeno più grave, e cioè la progressiva compromissione della qualità dei nostri suoli agricoli che contengono vita e bioversità che vanno tutelati e preservati perché sono la nostra inestimabile ricchezza. Se chi amministra un territorio, non conosce queste gravi implicazioni, meglio farebbe a dimettersi perché il danno provocato da certe scelte politiche ha purtroppo un riverbero diretto sul bene comune che quegli stessi amministratori sono chiamati a tutelare nell'interesse esclusivo dei cittadini. »

In risposta a due nostre interrogazioni, la Giunta conferma che Finlombarda ha acquistato tra il 2014 e il 2015 più di 18 milioni di euro di obbligazioni di Banca Popolare di Vicenza e 7 milioni di Veneto Banca. Abbiamo chiesto come mai, a fronte della situazione di alto rischio già nota, Finlombarda abbia comunque investito nelle due banche oggi in forte difficoltà. La risposta evasiva della Giunta è stata che Finlombarda si è affidata alle agenzie di rating. Ciò che appare incomprensibile sono i tempi di acquisto e l'inspiegabile incremento degli investimenti in obbligazioni bancarie deliberato da Finlombarda. Da tempo gli investitori professionali stavano e stanno colpendo le banche maggiormente gravate da un carico eccessivo di sofferenze quali in special modo Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca. In entrambe le situazioni c'è un unico comune denominatore che non poteva e non doveva sfuggire agli investitori istituzionali quali Finlombarda: Popolare di Vicenza e Veneto Banca non sono quotate in borsa e la speculazione sta colpendo pesantemente da tempo tutte le obbligazioni bancarie presenti sul mercato. Ma la situazione pare ancora più allarmante se si considera che le obbligazioni a scadenza 2025 emesse da entrambe le banche per 200 milioni di euro ciascuna solo un anno fa valgono esattamente la metà del prezzo di collocamento. A noi risulta incomprensibile la politica di incremento negli investimenti obbligazionari eseguiti da Finlombarda e la loro destinazione. Vogliamo conoscere le motivazioni che hanno condotto Finlombarda a tali scelte di investimento il cui alto rischio era già presente e conosciuto al momento della sottoscrizione e che gli attuali sviluppi hanno poi, come prevedibile, confermato. Il sospetto che ci possa essere stato un "aiuto" a banche in forte difficoltà effettuato con soldi pubblici è forte.

Eugenio Casalino, consigliere regionale del M5S Lombardia

Dopo 4 anni di esitazioni, rimandi e incertezze la Lombardia di Maroni ha varato il taglietto dei superticket. Maroni in campagna elettorale prometteva l'azzeramento dei ticket, ha continuato a impegnarsi sul tema tant'è vero che è stato votato favorevolmente un nostro ordine del giorno al bilancio e invece oggi annuncia a gran voce una ridicola riduzione dei superticket, sperando che i lombardi si accontentino di questa elemosina.In Lombardia la stessa prestazione può infatti costare fino al 28% in più che in altre regioni. Maroni è bravissimo a confondere le acque. In campagna elettorale prometteva l'azzeramento dei ticket; oggi raffazzona giusto per annunciarlo, una ridicola riduzione dei superticket, sperano che i lombardi ci caschino. Ma è chiaro a tutti che anche questa è una, tra le decine di promesse non mantenute da questa Giunta.

Dario Violi e Paola Macchi - Portavoce del M5S Lombardia e membri della Commissione Sanità

 

Regione Lombardia ha punito, licenziando, il furbetto del cartellino che dalle timbrature risultava lavorasse fino a mezzanotte mentre invece era fuori ufficio a fare i comodi suoi. Ma chi punisce la dirigente che ha autorizzato le timbrature? I giornali ne hanno parlato, quello che però non viene sottolineato è la responsabilità del dirigente, la Dott.ssa Maria Luisa Scalise, che ha approvato, mese per mese, tutte le schede riepilogative del dipendente nel periodo in cui ha falsificato le sue presenze in ufficio. In Regione la prassi per cui il dirigente responsabile certifica alla fine di ogni mese le attività e le timbrature dei dipendenti nasce proprio per scongiurare questi deplorevoli comportamenti, situazioni che hanno contribuito a rendere le istituzioni, agli occhi dell'opinione pubblica, una zona franca in cui tutto e lecito. Ricordiamoci che il pesce puzza dalla testa, i dirigenti e i politici, oltre ad essere i primi a dare il buon esempio, hanno il dovere di controllare, per evitare che si verifichino casi come questo e ridare credibilità alle istituzioni. Ma sembra che solo il M5S abbia a cuore questo obiettivo, tant'è che sul caso, già a dicembre avevamo presentato un'interrogazione per chiedere chiarimenti alla giunta e, soprattutto, per chiedere che il dirigente responsabile non percepisca nessun premio di produttività! Per far pulizia bisogna partire dall'alto, e noi vogliamo recuperare i soldi pubblici che sono stati buttati dal dirigente inefficiente che ha permesso tutto questo.
In questa vicenda c'è però un lato positivo. Ancora una volta la mela marcia è stata scoperta grazie ad un whistleblower, un dipendente che ha denunciato questo comportamento inaccettabile. A lui e a tutti i dipendenti pubblici diciamo: continuate a denunciare e sappiate di poter contare sempre sul M5S. Perché quando ci perviene una denuncia di illecito, noi, tutelando e difendendo il whistleblower, andiamo fino in fondo senza guardare in faccia a nessuno.

Stefano Buffagni - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

L'inquinamento atmosferico in Lombardia è un problema che si trascina da decenni. L'inerzia e la miopia dei governi nazionali e regionali che si sono succeduti hanno generato un incredibile ritardo che ogni anno provoca enormi danni sanitari e sociali: a livello nazionale si stimano costi per circa 100 miliardi di euro nel 2010 (dati OCSE).

A questi costi "nascosti"  bisognerà aggiungere, probabilmente, i costi "vivi" della maxi multa (oltre 1 miliardo di euro!) che l'Unione Europea potrebbe infliggere all'Italia in relazione alle due procedure d'infrazione aperte nel 2014 e 2015 per il superamento dei livelli di ossidi di azoto e polveri sottili. Oltre al danno la beffa, perché come al solito saranno i cittadini a dover pagare per l'incapacità dei governi nazionali e regionali!

L'emergenza per definizione dovrebbe manifestarsi per cause improvvise e imprevedibili: invece ci si ritrova puntualmente impotenti di fronte alla consueta impennata invernale dello smog. Come se non bastasse, ricomincia la solita litania delle giustificazioni meteorologiche! Ormai lo sanno anche i sassi che il bacino padano è particolarmente soggetto al ristagno degli inquinanti, spesso accentuato dalla siccità invernale, ma questo non vuol dire che l'inquinamento sia inevitabile: significa invece che c'è bisogno di interventi vasti e incisivi che finora non si sono mai visti, nonostante se ne parli da decenni ed esista da oltre 10 anni un apposito Tavolo Interregionale!

E' ancora più intollerabile che la scusa delle condizioni climatiche sfavorevoli sia utilizzata da Regione Lombardia per chiedere all'Unione Europea una specifica deroga ai limiti delle norme europee: come se la salute dei cittadini lombardi valesse meno di quella degli italiani o europei che godono di climi più ventilati!

Insomma, in concreto cosa si sta facendo?

Per l'inverno 2016/17 Regione Lombardia e ANCI Lombardia hanno promosso un "Protocollo di collaborazione per l'attuazione di misure temporanee per il miglioramento della qualità dell'aria ed il contrasto all'inquinamento". Niente di particolarmente coraggioso, ma va riconosciuto, rispetto agli anni scorsi, il tentativo di coordinare le azioni sul territorio regionale in caso di superamento dei limiti. Peccato che - nella migliore tradizione dello scaricabarile italico - la Regione abbia lasciato la scelta di aderire o meno al protocollo ai singoli comuni rischiando un'applicazione "a macchia di leopardo" e quindi una ridotta efficacia del provvedimento. Difatti a oggi nell'area milanese sono ben pochi i comuni che hanno aderito!

Chi contesta i divieti di circolazione solitamente ne mette in dubbio l'utilità perché i blocchi non assicurano importanti riduzioni del PM10 misurato dalle centraline. In realtà il vantaggio è un altro: limitando il traffico si abbatte il black carbon, una delle componenti più pericolose del PM10, e si riducono i rischi per la salute. Ecco perché l'applicazione del Protocollo dovrebbe essere imposta a tutti i comuni, prevedendo agevolazioni e gratuità per l'utilizzo dei mezzi pubblici durante i blocchi dei veicoli.

Non dimentichiamo poi la questione dei diesel Euro 3: il blocco invernale promesso dalla Giunta lo scorso gennaio è stato cancellato a luglio; eppure basta leggere i dati del PRIA (Piano Regionale degli Interventi per la Qualità dell'Aria) per rendersi conto che i veicoli diesel sono i più inquinanti e dovranno essere progressivamente fermati. Arretrando sugli Euro 3 la Regione si è fatta sorpassare dal comune di Milano che blocca anche gli Euro 4 in Area C, in linea con quanto Legambiente ha proposto nel rapporto "Mal'aria 2016": "Fuori i diesel dalle città. Limitare la circolazione in ambito urbano dei veicoli più inquinanti (auto e camion) sul modello della città di Parigi: entro il 2016 divieto di circolazione di tutti i veicoli euro 0 ed euro 1, e dei diesel (auto e camion) euro 2. Entro il 2017 divieto esteso a diesel euro 3 e poi a crescere sino a vietare nel 2020 la circolazione dei veicoli diesel euro 5 (quelli venduti sino ad oggi)."

E' questo che manca: una visione di lungo periodo, che punti decisamente verso la mobilità elettrica. Non si possono cambiare i divieti di anno in anno. Occorre programmare oggi per i prossimi 10/15 anni: in questo modo il cittadino che acquista un qualsiasi veicolo - diesel, benzina, a gas o elettrico - sa già quali limitazioni dovrà rispettare in futuro.

Parallelamente occorre un radicale cambio di paradigma nelle politiche regionali per il trasporto pubblico: occorre riconoscere l'assoluta priorità del trasporto pubblico rispetto a quello privato, non solo per migliorare la qualità dell'aria ma anche per aumentare la qualità della vita e ridurre il tempo speso nei trasferimenti.

Gli assurdi e anacronistici investimenti per le nuove autostrade devono essere dirottati per realizzare un nuovo sistema di trasporti collettivi ed ecologici. La domanda di mobilità dei cittadini lombardi richiede servizi rapidi, efficienti e realmente competitivi rispetto all'uso dell'auto privata: per raggiungere questi obiettivi il servizio pubblico non può accontentarsi del ruolo di cenerentola ma deve puntare all'eccellenza. Certo, rivoluzionare i trasporti non si fa dalla sera alla mattina: occorrono tempo e risorse da investire, ma senza un cambio di paradigma e una seria volontà politica non si farà mai!

C'è poi il grosso tema degli impianti di riscaldamento sui cui si fa troppo poco: si dovrebbe mettere al bando il gasolio, che a Milano alimenta ancora il 4 per cento degli impianti inquinando in proporzione molto di più, ma soprattutto si dovrebbe abbattere il fabbisogno di energia degli edifici pubblici e privati spingendo fortemente per la riqualificazione e l'efficientamento energetico, oggi perfettamente realizzabile con le tecniche disponibili.

Una particolare attenzione meritano i sistemi di riscaldamento domestico a biomasse che negli ultimi anni si sono diffusi ampiamente, grazie anche agli incentivi nazionali per le energie rinnovabili: questo ha determinato effetti negativi sulla qualità dell'aria, come evidenziato in una recente pubblicazione ISPRA "(...) in particolar modo è cresciuto l'utilizzo della legna per il suo basso costo e per una generalizzata percezione che questa scelta sia green. Se da un lato il crescente uso della legna ha contribuito alla riduzione di CO2 e quindi al raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto, dall'altro è diventato una sorgente rilevante di polveri e composti tossici come il benzo(a)pirene."

Sembra paradossale, ma di fatto i sistemi a legna e pellet producono emissioni inquinanti molto superiori alle caldaie a metano, GPL e perfino a gasolio. E' un problema che oggi riguarda prevalentemente le valli alpine ma è chiaro che, in una regione assediata dallo smog e densamente popolata come la Lombardia, continuare ad accrescere l'uso della legna nei prossimi anni significherebbe passare dalla padella alla brace: anche per questo occorre affrontare il problema alla radice puntando decisamente alla riduzione dei consumi energetici. L'unica energia che non inquina è quella che non viene consumata.

Rispetto all'ambito della mobilità, ancora condizionata da limiti tecnologici, nell'edilizia abbiamo già tutto quello che serve: tecnologie, materiali e competenze!

La riqualificazione energetica su ampia scala porterebbe vantaggi ambientali ed economici:

- riduzione dell'inquinamento a livello regionale;

- riduzione delle emissioni a effetto serra che stanno progressivamente danneggiando il clima globale con effetti evidenti anche in Italia;

- le immense risorse economiche che oggi vanno all'estero per l'importazione di combustibili fossili sarebbero in gran parte dirottate nelle attività di riqualificazione, creando un enorme volano economico per il territorio lombardo.

E' evidente che le scelte virtuose e lungimiranti di cui abbiamo urgente bisogno possono sembrare difficili o impopolari nell'immediato ma darebbero grandi risultati nel giro di pochi anni in termini di ambiente, salute, economia, qualità della vita!

Mi rendo conto che tutto questo è davvero troppo per una classe politica ingessata e miope che fa grandi proclami ma poi quando si tratta di investire seriamente, le risorse che mette a disposizione sono risibili. La loro vera strategia è molto semplice: tirare a campare fino alle prossime elezioni, sperando che arrivi la pioggia a ripulire l'aria!