Un buco in bilancio da quattordici milioni: è per questo motivo, in estrema sintesi, che la Fondazione Monza e Brianza per il Bambino e la sua Mamma è da alcuni mesi al centro dell'attenzione delle cronache.

La Fondazione MBBM è stata fondata nel 2005 per mettere a frutto e sviluppare l'esperienza di 25 anni di risultati positivi del Comitato Maria Letizia Verga nella cura e nella ricerca sulle Leucemie Infantili in collaborazione con il centro di Ematologia Pediatrica dell'Ospedale San Gerardo di Monza. In 30 anni sono oltre 1800 i bambini salvati dalla leucemia, con un tasso di guarigione salito dal 30 all'80% grazie alla continua ricerca e alle nuove cure.

Dal 2009 la Fondazione gestisce direttamente i reparti di Pediatria, Ostetricia e Neonatologia all'interno dell'Ospedale e nella sua veste di organizzazione privata no profit assicura un servizio di alto livello nel contesto della struttura pubblica.

Se nell'attività clinica la Fondazione ha proseguito il percorso di eccellenza già tracciato dal Comitato Verga, ottenendo notevoli e indiscussi risultati nella cura dei piccoli malati, sembra che non si possa dire lo stesso riguardo la gestione economica: infatti gli ultimi bilanci hanno registrato gravi perdite che avrebbero ormai toccato la preoccupante cifra di 14 milioni di euro, con il rischio imminente di un ridimensionamento dell'attività svolta dalla Fondazione presso l'Ospedale San Gerardo.

Per vederci chiaro ho presentato richiesta di accesso agli atti, ma la Giunta Regionale - con un atto totalmente arbitrario e illegittimo - non mi ha inviato i documenti impedendomi di effettuare l'attività di controllo che è tra le prerogative essenziali dei consiglieri regionali.

In assenza dei documenti ho seguito la vicenda attraverso i mezzi d'informazione. In sostanza, le perdite sarebbero determinate da una serie di rimborsi a carico di Regione Lombardia e mai pervenuti nelle casse della Fondazione. Il caso è esploso quest'anno, ma già nel Bilancio del 2013 (l'ultimo pubblicato sul sito della Fondazione) si evidenziavano perdite milionarie dovute ai mancati rimborsi per prestazioni cliniche. Secondo i suoi vertici, la Fondazione avrebbe continuato a fornire le prestazioni ritenendo di aver diritto a rimborsi che invece non sono mai arrivati, accumulando così un buco di circa 14 milioni.

Il piano di rientro elaborato nelle scorse settimane dalla Fondazione su richiesta dell'Ospedale San Gerardo, socio della Fondazione nonché principale creditore, non è stato accettato dalla Regione. Mentre il direttore generale dell'ASST Matteo Stocco vorrebbe reinternalizzare la Pediatria già dal 1° gennaio 2017, l'assessore regionale Gallera è di tutt'altro avviso e auspica una risoluzione della vicenda mediante un nuovo piano di rientro che dovrà essere valutato entro questo mese.

Nel corso delle settimane il dibattito pubblico si è concentrato sulle possibili vie d'uscita, ma le cause che hanno portato alla situazione attuale sono rimaste in secondo piano: invece è necessario fare chiarezza per capire davvero che cosa sia accaduto. In questo senso è senz'altro positivo e apprezzabile il fatto che l'ASST di Monza abbia inviato gli atti alla Corte dei Conti per una verifica circa un possibile danno erariale alla pubblica amministrazione, ma la situazione si trascina ormai da alcuni anni: perché non è stata affrontata prima? Chi avrebbe dovuto vigilare? Nessuno dei soggetti preposti all'interno dell'Ospedale e della Fondazione si era accorto dei grossi debiti che si accumulavano? Perché non sono stati presi provvedimenti e si è lasciato che la situazione si aggravasse fino a esplodere nel 2016? Senza poter leggere le carte è difficile dare delle risposte, ma è certo che se la Regione avesse controllato per tempo i conti della Fondazione non saremmo certo arrivati alla situazione attuale, in cui la continuità di quest'ultima è a rischio!

Come si legge sul sito di FMBBM, "La tipologia di Fondazione misto pubblico/privato no profit svolge una funzione pubblica rilevante, ma consente una maggiore flessibilità rispetto agli obiettivi, ha processi decisionali più snelli e dispone di un flusso aggiuntivo di risorse economiche gestite direttamente." Ben vengano la flessibilità e la snellezza dei processi decisionali, ben venga il flusso di risorse aggiuntive, ma di fronte a un buco di 14 milioni viene il sospetto che la gestione economica della Fondazione abbia mancato del rigore necessario.

Inoltre, secondo quanto riportato dalla stampa, dal 2009 a oggi il Comitato Verga avrebbe elargito alla Fondazione ben 25 milioni di euro: un fiume di denaro che non è "pubblico", ma è comunque donato dai cittadini e pertanto merita una gestione ineccepibile e un controllo rigoroso! Invece, a giudicare da quanto accaduto, si ha l'impressione che il controllo non sia stato adeguato.

Sia ben chiaro: come M5S Lombardia crediamo fermamente nel prezioso servizio assicurato della Fondazione nella cura dei piccoli malati e riteniamo che garantire la continuità del servizio sia la priorità assoluta.

A tal fine l'eccellenza nell'attività clinica deve essere sostenuta e protetta con una attenta gestione economica e un controllo molto rigoroso a garanzia della legalità e del buon uso delle risorse donate dai cittadini: in questo modo la Fondazione potrà continuare a sostenersi senza necessità di inopportuni interventi di salvataggio da parte della Regione e il grande lavoro svolto finora potrà proseguire con sicurezza e fiducia, giorno dopo giorno, per guarire sempre un bambino in più!

La riforma costituzionale di Renzi & Friends contiene lo scippo delle competenze regionali da parte del Governo. Non saranno più gli enti locali, cioè regioni e comuni, a occuparsi dei temi specifici dei territori, ma interverrà lo stato con la cosiddetta Clausola di Supremazia. In pratica, se il Governo deciderà di costruire nuovi inceneritori nella vostra regione, o l'ennesima autostrada inutile che devasterà i vostri comuni, basterà che dica che è di "interesse nazionale" e così né le amministrazioni comunali, né le regioni potranno dire o fare nulla per opporsi. La riforma costituzionale del PD (il partito che ha votato contro la legge M5S per ridurre lo stipendio ai parlamentari) non porterà un vero risparmio sui costi delle regioni.

Infatti gli unici fondi che si limita a tagliare rappresentano solo l'1% del bilancio del consiglio regionale, e non ci sarà un vero risparmio perché i servizi acquistati con questi fondi verranno comunque erogati direttamente dalle strutture dei consigli regionali. I veri sprechi, quelli delle giunte regionali, cioè i premi ai dirigenti, le moltiplicazioni di poltrone non verranno minimamente toccati. La riforma costituzionale della Boschi e dell'alleato Verdini regalerà gite a Roma a chi non ha voglia di lavorare come consigliere regionale e immunità parlamentare (anche rispetto a reati già compiuti) a chi ha rubato o truffato la pubblica amministrazione. Se votate sì, consiglieri corrotti e sindaci disonesti brinderanno alla vostra salute.

La riforma costituzionale delle banche d'affari accentra le competenze a Roma per facilitare la realizzazione delle grandi opere, permettendo, ad esempio, di gestire le gare a livello nazionale. Opere che sono fonte di mazzette, corruzione, devastazione dell'ambiente e del paesaggio, che non servono a nulla e spesso non vengono completate. La riforma costituzionale delle bufale, in Lombardia e molte altre regioni, aumenterà lo stipendio ai consiglieri regionali, equiparandolo a quello dei sindaci dei capoluoghi di regione. Infatti, il sindaco di Milano Beppe Sala ha uno stipendio più alto rispetto allo stipendio attuale di un qualsiasi consigliere lombardo.
Altro che tagli ai costi della politica, se voti sì spendiamo di più! La riforma costituzionale delle diseguaglianze creerà tra le regioni cittadini di serie A e cittadini di serie B. Infatti, le regioni a statuto speciale non vengono toccate da questa riforma e non ne subiranno i danni. Gli abitanti della Lombardia, invece, come quelli di altre regioni a statuto ordinario dovranno fare i conti con le ingiustizie che abbiamo elencato. #IoDicoNo.

Il M5S si sta muovendo ad ogni livello per sollecitare le istituzioni a non abbandonare gli ex lavoratori della Bames di Vimercate, società, ormai fallita, che occupava lo storico stabilimento di Celestica ed Ibm, e rilanciare un polo tecnologico importante e strategico per il nostro territorio. La nostra interrogazione fa seguito a quella del deputato 5 stelle Davide Tripiedi del marzo scorso, in cui ha richiesto al Governo di assumere iniziative per favorire un piano di ricollocamento urgente per tutti gli ex dipendenti delle fallite aziende Bames e della controllata Sem e di promuovere un piano di reindustrializzazione dell'imponente sito aziendale, anche alla luce di un impegno formale di Regione Lombardia che avrebbe dovuto prevedere l'avvio di un percorso volto a rilanciare il settore ICT sul territorio.
Obiettivo del progetto era quello valorizzare il capitale umano e tecnologico in collaborazione con i diversi livelli di governo nazionale e locale. Parole che sono rimaste solo belle intenzioni, dato che, a distanza di quasi due anni, la situazione degli ex lavoratori non è cambiata. Sulla vicenda si è attivato anche il sindaco M5S di Vimercate Francesco Sartini che, dopo un confronto diretto con le parti in causa, sta predisponendo un sollecito formale nei confronti del Governatore Maroni. Come gruppo regionale abbiamo appena depositato un'interrogazione per spronare Maroni affinché, come aveva promesso un paio d'anni fa, si dia da fare per favorire la reindustrializzazione del sito.
Insomma, il M5S si sta muovendo a tutti i livelli istituzionali per tentare di sbloccare una situazione impantanata da troppo tempo. Da un lato i lavoratori hanno il diritto a ricevere risposte concrete e certe sul loro futuro, dall'altro il territorio ha bisogno di tornare ad essere un faro nel campo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione. Attendiamo fiduciosi la risposta e un segnale forte dalla Regione.

Gianmarco Corbetta - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

"Apprendiamo di questo questo ennesimo gravissimo incidente alla raffineria di Sannazzaro de Burgondi. Ci auguriamo che non ci siano vittime e che siano state attivate tutte le misure atte a tutelare la salute della popolazione. E' proprio in casi come questo che si rivela l'irresponsabilità di quelle istituzioni che hanno autorizzato la costruzione della più grande discarica d'amianto d'Italia proprio al confine con la raffineria. In caso di incidente, come quello di oggi, sarebbe un disastro ecologico e sanitario irreversibile", così Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia.

Fonte foto: Leggo.it

Il torrente Coppa, affluente del Po, è vittima da anni di un costante degrado, dovuto a forme di inquinamento persistente, come hanno evidenziato diverse segnalazioni di cittadini, Sindaci, nonché inchieste del Corpo Forestale, l'ultima delle quali risale ad Aprile 2016 e dal M5S con una prima interrogazione depositata a maggio 2016, a prima firma della Consigliera Regionale pavese Iolanda Nanni.

All'interrogazione della Nanni, l'Assessore Regionale Terzi aveva risposto a giugno scorso in maniera del tutto insoddisfacente. Pertanto, la Consigliera Nanni, a seguito di una serie di accessi agli atti con i quali ha acquisito nuovi dati regionali sullo stato del torrente, ha depositato una nuova interrogazione che chiede all'Assessore di indagare sull'origine del degrado del torrente Coppa, proponendo azioni risolutive non ancora adottate dalla Regione.

"Alla nostra prima interrogazione - dichiara Iolanda Nanni - in cui evidenziavo la totale assenza di vita nel ultimi 12 chilometri del torrente Coppa, l'Assessore all'ambiente aveva risposto in maniera piuttosto evasiva asserendo che, dopo gli interventi realizzati nel 2015 per l'ammodernamento/ampliamento dei depuratori del Comune di Casteggio e della ditta AB Mauri, la situazione non sembrava destare preoccupazioni. La dichiarazione dell'Assessore regionale fu la seguente: «La situazione è stata pertanto continuamente monitorata e non sembra, al momento, generare preoccupazione».

"In realtà - continua Nanni - le parole della Terzi sono state immediatamente smentite sia dalla nuova indagine in corso del Corpo Forestale, sia dai nuovi dati regionali sul torrente Coppa, di cui sono entrata in possesso mediante un regolare accesso agli atti e che ho esaminato in stretta collaborazione con gli attivisti del M5S di Casteggio (PV). Si tratta infatti di nuovi dati ufficiali ed analisi certificate che continuano a segnalare anomalie sul torrente, anche dopo l'ammodernamento dei depuratori del Comune di Casteggio e della ditta AB Mauri. Ed è proprio sulla base di questi nuovi dati certificati, che ho predisposto una nuova interrogazione. "

"I problemi sul torrente Coppa - continua Nanni - si protraggono da troppi anni senza che sia individuata a monte la fonte dell'inquinamento. Con l'interrogazione, ho pertanto proposto all'Assessore di adottare nuovi strumenti per porre rimedio a questa incresciosa situazione. In particolare, ho chiesto che sia avviato, mediante ARPA, il «monitoraggio di indagine», sino ad oggi incredibilmente mai effettuato da ARPA. Si tratta di un monitoraggio specifico che consente di risalire alla fonte dell'inquinamento e quindi di rimuoverla definitivamente. Inoltre, ho chiesto di effettuare analisi a campione degli scarichi diretti di reflui industriali nel torrente Coppa. L'ultima analisi a campione effettiva di scarichi di reflui industriali nel Coppa risale infatti al lontano 2012, anno in cui ARPA certificò lo sforamento dei parametri ambientali e sanitari di ferro e solfati. Dopo la certificazione di tale sforamento dei parametri di legge, i sopralluoghi ARPA sugli scarichi industriali sono costantemente andati a vuoto, nel senso che i campionamenti non sono più stati effettuati per via di circostanze ostative. E' necessario invece che tali campionamenti sugli scarichi industriali nel torrente riprendano al più presto."

"Il sospetto di un intreccio inquietante fra l'inquinamento persistente del Coppa, il depuratore di Casteggio che, nonostante i lavori eseguiti con grande dispendio di soldi, pare non essere in grado di fare il proprio dovere e i controlli di ARPA andati "a vuoto" sugli scarichi di AB Mauri, mi ha convinta a richiedere all'Assessore anche tutta la documentazione relativa ai finanziamenti ed al collaudo del depuratore e a sollecitare controlli effettivi su AB Mauri. Non sono più tollerabili ritardi o scuse: è necessario intervenire per il ripristino della salubrità e di condizioni sanitarie e ambientali sicure del torrente Coppa. E' tempo di rompere il muro di silenzio che è calato sull'intera vicenda e di fare chiarezza con interventi puntuali e mirati".

Il M5S Lombardia ha depositato oggi una richiesta d'audizione urgente sui fatti occorsi all'Ospedale di Saranno. M5S chiede di ascoltare "la Direzione Generale dell'assessorato Welfare di Regione Lombardia e la Direzione Generale della ASST della Valle Olona",  "per essere portati a conoscenza della situazione e dei controlli effettuati in questi anni dalle due DG sul suddetto Ospedale".

Paola Macchi, consigliera regionale del M5S Lombardia, dichiara: "La situazione è molto grave e confusa, riteniamo indispensabile fare immediatamente questa audizione. Il passo successivo sarà quello di chiedere una commissione d'inchiesta sui controlli effettuati in questi anni e sullo svolgimento della Commissione istituita dalla direzione ospedaliera di Busto Arsizio nel 2013, proprio per indagare sull'operato di Cazzaniga dopo le denunce di alcuni infermieri,  che non porto' a nulla. In queste vicende deve essere evitato il rischio di gettare ulteriore discredito sui presidi ospedalieri e sulla professionalità di migliaia di persone che ci lavorano onestamente. E' una questione di sicurezza per la vita stessa dei cittadini, e di dovere da parte dei dirigenti di approfondire opportunamente le denunce fatte dallo stesso personale sanitario; e' chiaro che devono emergere tutte le responsabilità di chi non ha controllato a dovere e non ha preso provvedimenti per tempo".

"Un enorme fiocco rosso, una volta all'anno, è utile ma non è sufficiente per combattere l'AIDS. I dati epidemiologici sono preoccupanti e la Regione Lombardia da anni latita nelle politiche di prevenzione concreta, di promozione dell'uso del condom e del femidom, nella spinta al test HIV e nel sostegno a politiche attive contro i pregiudizi che investono le persone sieropositive. Una Regione Lombardia davvero attenta alle politiche di prevenzione avrebbe già istituito la Commissione regionale per la Prevenzione e il Controllo dell'infezione da HIV. Senza quella commissione la prevenzione risulta sostanzialmente ferma. Va poi ripresa una collaborazione diretta con le associazioni e le organizzazioni impegnate su questo fronte, perché vengano messe in atto campagne di sensibilizzazione nelle scuole sull'uso del profilattico e perché le informazioni sulla prevenzione siano inserite nei programmi scolastici come chiedeva una nostra mozione approvata dal Consiglio regionale. Solo con provvedimenti concreti l'1 dicembre si trasformerebbe un giorno di festa e di vera lotta all'aids"

Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia.

 

 

Non si smentisce il presidente del Consiglio Matteo Renzi, goliardicamente soprannominato "il Bomba": dopo i titoli roboanti che abbiamo letto nei giorni scorsi su tutti i giornali e che annunciavano una pioggia di miliardi grazie al Patto per la Lombardia, siamo andati a verificare i numeri reali e abbiamo scoperto che, anche stavolta, la realtà è molto diversa!

Su circa 11 miliardi furbescamente sbandierati dal premier in vista del referendum del 4 dicembre, di fatto 6,7 miliardi sono risorse già assegnate (sulle quali il Governo non aggiunge un solo euro) e circa 3 miliardi sono legati alla legge di bilancio che non è ancora stata definitivamente approvata. Insomma, alla fine della fiera in Lombardia arriveranno, se va bene, 700 milioni, ma anche questo non è certo! E' certo invece che Maroni, pur consapevole dell'inconsistenza delle promesse del Bomba, ha prontamente approfittato della messinscena pro referendum per farsi bello a costo zero coi lombardi e ridare smalto alla furia asfaltatrice dichiarando che i soldi ci sono e pertanto "la Pedemontana si fa".

In realtà - e per fortuna! - denaro fresco per Pedemontana non ce n'è assolutamente! I 2,7 miliardi citati da Maroni sono in parte soldi già stanziati e in parte soldi che ancora non ci sono perché dovrebbero essere investiti dai privati nella logica del project financing. Al di là dei trionfali annunci di Maroni, è probabile che il governo (contrariamente a quanto ribadito più volte dal Ministro Delrio) voglia dare una mano al governatore lombardo nel disperato tentativo di salvare Pedemontana tramite un fondo pubblico di garanzia per favorire gli investimenti dei privati. Tale fondo, ancora indefinito per entità e tipologia, è totalmente inaccettabile: nel project financing il rischio è a carico dei privati, se il progetto non sta in piedi non è giusto che a pagare siano i cittadini lombardi e men che meno tutti gli italiani!
Ad aggravare le pessime condizioni di Pedemontana ci sono anche guai giudiziari: secondo quanto riportato oggi da Il Sole 24 Ore sarebbe in corso un'indagine della Procura di Milano (contro ignoti) per falso in bilancio oltre a una procedura Anac per l'aumento dei costi e lo slittamento dei lavori.I fantastici proclami di Maroni e lo show del Bomba in trasferta non risolveranno gli enormi problemi ambientali ed economici di un'opera inutile e dannosa: col passare del tempo il conto è sempre più salato e quando il sipario calerà sulle sceneggiate a pagare saranno ancora i cittadini!
 ilsole24ore
Postilla: riporto di seguito il comunicato stampa di Legambiente Lombardia

PEDEMONTANA: NUOVE TEGOLE, SITUAZIONE PEGGIO CHE DRAMMATICA

Milano, 30 novembre 2016  - "Nuove tegole per Pedemontana anche se si cerca di trasformarle in positivo. Le prime due sono state fatte passare per garanzie ma sono in realtà il tentativo estremo di salvare l'opera. Il Patto per Milano che parla di 2,7 miliardi dei quali sono veri solo i 250 milioni che ancora restano del contributo del Governo Prodi del 2009, non ancora spesi solo perché Pedemontana non ha altri soldi per avviare nemmeno un mini-cantiere. Gli altri soldi sono un miraggio. L'emendamento alla legge di bilancio dello Stato che lascia definitivamente Serravalle e Pedemontana alla Regione, che tanto le ha volute, cancellando il trasferimento alla città metropolitana di Milano previsto a fine 2017. Questo emendamento toglie dall'imbarazzo il centro-sinistra dalla gestione di una patata bollente.
Così che Regione Lombardia è sempre più imballata nel triplo ruolo di proprietario, concedente (Cal) e concessionaria in evidente conflitto di interesse. Prova ne è che non si sblocca niente nonostante l'arrivo di Di Pietro alla presidenza. L'ultima tegola  è la terza inchiesta aperta sulla gestione Pedemontana.
La prima inchiesta era quella sull'appalto Strabag, con tanto di perquisizioni ed avvisi di garanzia, ancora né chiusa né conclusa. La seconda l'ha aperta la Procura di Roma sulla indebita nomina dell'ex Ad Massimo Sarmi. La terza si apprende dai giornali sarebbe partita due mesi fa e riguarda una ipotesi di falso in bilancio. Da tempo diciamo che Pedemontana è praticamente fallita, e se l'anno scorso è stato approvato il bilancio contro il parere del collegio sindacale sulla questione delle riserve (del costruttore Strabag), altrimenti i libri sarebbero finiti in tribunale invece che nelle mani di Di Pietro, è evidente che la situazione della società oggi è peggio che drammatica."

Gianmarco Corbetta - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

Il M5S Lombardia è in grado di anticipare che l'Assemblea di Arexpo, che si riunirà (in seconda convocazione) domani mercoledì 30 novembre alle 16, avrà all'ordine del giorno l'"Attivazione di una nuova linea di credito a breve e medio termine per il finanziamento delle esigenze di cassa di Arexpo nelle more di approvazione del Masterplan e del Piano Industriale".

Silvana Carcano, consigliere regionale del M5S Lombardia, dichiara: "Arexpo ha le casse miseramente vuote, già nel settembre scorso era stata lanciato l'allarme, ora ne abbaiamo le prove nero su bianco, nell'integrazione all'ordine del giorno dell'assemblea ordinaria.

Evidentemente Arexpo ha chiuso un accordo con le banche per indebitarsi e, di conseguenza indebitare i cittadini, sul futuro dell'area Expo senza che nessuno abbia potuto discutere di un masterplan che evidentemente è calato dall'alto.

Certo andrebbe fatto un approfondimento puntuale su come sono stati spesi 75 milioni di euro di fondi pubblici, 50 della Regione Lombardia, piovuti sulla società per il Fast Post Expo. E' una somma esorbitante se si pensa che sarebbero stati usati per realizzare concerti e spettacoli estivi che hanno avuto poco seguito.

Certo Arexpo ha promesso a Expo 75 milioni per compensare, in parte, il buco generato dall'esposizione universale. Sarebbe bene che l'Assessore Brianza valuti un controllo  serrato di quanto sta accadendo in Arexpo, considerato anche che la società non sta chiedendo il rimborso dei costi delle bonifiche dell'area alla Famiglia dei Cabassi".

Renzi vi sta raccontando che con la sua riforma della Costituzione i costi della politica si abbasserebbero, compresi quelli dei consiglieri regionali, perché le loro indennità di funzione verrebbero equiparate a quelle dei sindaci dei capoluogo di regione, e verrebbero aboliti i rimborsi spese. Come dimostrato dalla mia busta paga attuale, l'indennità di funzione attuale, senza riforma, ammonta a 6.327 euro (il M5S restituisce parte dello stipendio in un fondo per le Pmi lombarde) più i rimborsi spese. Se vincesse il sì, il mio stipendio verrebbe equiparato a quello del sindaco di Milano Sala ovvero, 9,123,53 euro al mese, più i soliti rimborsi spese. Un aumento dello stipendio di oltre 2 mila euro al mese, moltiplicato per la maggior parte dei consiglieri che lavorano in Regione. E questo meccanismo vale per tutte le regioni italiane. Altro che risparmio della macchina istituzionale! Inoltre quella dei rimborsi è un'altra bufala di Renzi, perché da nessuna parte, nel testo della riforma, si fa riferimento all'abolizione dei rimborsi spese ai consiglieri.
Renzi sta vendendo, con lo spot del taglio ai costi della politica, una riforma che ha come obiettivo reale l'accentramento e il controllo del potere su se stesso, togliendo voce ai cittadini e depotenziando la loro partecipazione alla vita democratica e politica. Per far risparmiare soldi pubblici non serve una riforma della costituzione, bastava approvare la legge ordinaria sulla riduzione degli stipendi dei parlamentari proposta dal M5S che i partiti hanno rispedito al mittente. Una legge che avrebbe fatto risparmiare oltre 80 milioni di euro! Per tutti questi motivi, per l'ipocrisia che questa riforma porta con sé, #IoDicoNo!

Dario Violi - Consigliere Regionale del M5S Lombardia

"Salvini scopre l'acqua calda: la sua LEGA, Maroni incluso, annuncia soldi per la Lombardia che non esistono. Si sono scordati le priorità dei lombardi e cavalcano slides, in perfetto stile renziano, a caccia di facili consensi. Ma i cittadini sono stufi di vuote parole e vogliono i fatti. Il Patto per la Lombardia è l'ennesimo slogan che nasconde il vuoto assoluto di questi dinosauri della politica", così Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia.

Rincara la dose il portavoce regionale Gianmarco Corbetta:  "Su Pedemontana Maroni e Renzi hanno messo in piedi una messinscena pro referendum da piazzisti della vecchia politica. I fantastici proclami di Maroni e lo show del Renzi in trasferta non risolveranno gli enormi problemi ambientali ed economici di un'opera inutile e dannosa: col passare del tempo il conto è sempre più salato e quando il sipario calerà sulle passerelle dei governatori a pagare saranno ancora i cittadini".

"Su circa 11 miliardi furbescamente sbandierati da Renzi in vista del referendum del 4 dicembre - continua Corbetta -, di fatto 6,7 miliardi sono risorse già assegnate (sulle quali il Governo non aggiunge un solo euro) e circa 3 miliardi sono legati alla legge di bilancio che non è ancora stata definitivamente approvata. Insomma, alla fine della fiera in Lombardia arriveranno, se va bene, 700 milioni, ma anche questo non è certo.

Ne abbiamo anche per Maroni: in realtà denaro fresco per Pedemontana non ce n'è. I 2,7 miliardi ventilati da Maroni sono per 250 milioni soldi già stanziati da tempo mentre il resto ancora non c'è perché dovrebbero essere soldi investiti dai privati nella logica del project financing. Al di là dei proclami trionfali è probabile che il Governo (contrariamente a quanto ribadito più volte dal Ministro Delrio) voglia dare una mano a Maroni nel disperato tentativo di salvare Pedemontana tramite un fondo pubblico di garanzia per favorire gli investimenti dei privati".

"Per il M5S il fondo, che è ancora indefinito per entità e tipologia, è totalmente inaccettabile; nel project financing il rischio è a carico dei privati, se il progetto non sta in piedi non è giusto che a pagare siano i cittadini lombardi e men che meno tutti gli italiani. Ad aggravare le pessime condizioni di Pedemontana ci sono anche guai giudiziari: secondo quanto riportato oggi dal Sole 24 Ore sarebbe in corso un'indagine della Procura di Milano (contro ignoti) per falso in bilancio oltre a una procedura Anac per l'aumento dei costi e lo slittamento dei lavori. Insomma, tutto si può dire tranne che Pedemontana si farà di certo, come sostiene il simpatico imbonitore che governa la nostra regione", conclude Corbetta.

Continua la querelle sui verbali di Arexpo negati al Movimento 5 Stelle della Lombardia. Il movimento, con un ricorso di 13 pagine firmato dalla consigliera regionale Silvana Carcano e depositato il 23 novembre scorso al TAR della Lombardia, chiede di ordinare la trasmissione dei verbali e dei documenti richiesti.

L'atto ripercorre la complessa vicenda cominciata nel marzo 2016, con una formale richiesta di accesso agli atti sul Fast Post Expo, nella quale si domandavano alcuni documenti tra i quali il verbale della seduta del Consiglio di Amministrazione di Arexpo S.p.A. (società partecipata anche dalla Regione Lombardia ove addirittura esprime anche un Consigliere in C.d.A.).

Ad aprile il primo sollecito del M5S: la trasmissione degli atti richiesti era in ritardo rispetto ai termini previsti dalla legge. A maggio era trasmesso al M5S "soltanto la copia dell'estratto del verbale della riunione del Consiglio di amministrazione" censurato con "omissis" e non la documentazione completa.

Immediata seguiva una nuova richiesta di accesso agli atti a cui rispondeva Regione Lombardia giustificando la mancata trasmissione degli atti perché "non era[no] nella disponibilità degli uffici regionali". Carcano a quel punto si rivolgeva direttamente a Arexpo per ottenere la documentazione e il Presidente di Arexpo S.p.A. Prof. Giovanni Azzone comunicava di non poter soddisfare la richiesta di accesso agli atti perché non circostanziata ad un oggetto specifico.

Il 14 giugno Carcano si vedeva costretta a chiedere l'intervento del Difensore Regionale della Lombardia per chiedere l'accesso agli atti. Il Difensore Regionale nell'accogliere integralmente il ricorso, il 30 giugno, invitava gli Uffici della Regione Lombardia coinvolti in richieste di accesso agli atti da parte dei Consiglieri regionali, alla più ampia collaborazione e trasparenza. Arexpo in una lettera al Difensore regionale esprimeva la volontà di trasmettere i documenti, ma ancora nessun verbale completo era trasmesso al M5S.

Il 6 settembre la portavoce Silvana Carcano scriveva una lettera di sollecito. Pronta la risposta di Arexpo: sì agli atti qualora la richiesta fosse riferita ad "oggetti determinati". Il 29 settembre il M5S Lombardia presentava un'interrogazione regionale che viene discussa il 4 ottobre dal Consiglio Regionale. L'Assessore Brianza non forniva alcuna risposta soddisfacente e il Presidente del Consiglio Regionale Cattaneo si limitava peraltro a suggerire alla Consigliera "che a volte anche la modalità con cui si gestiscono le relazioni e si fanno le richieste può aiutare a sbloccare impasse che altrimenti si incagliano e diventano insuperabili".

L'11 ottobre il M5S chiedeva un incontro con Arexpo S.p.A. Dopo tre giorni la società scriveva alla società, ribadendo la disponibilità a mostrare i verbali del CdA qualora la richiesta non fosse "generica e relativa ad intere categorie di documenti".

Il 18 ottobre il M5S formulava una nuova istanza di accesso agli atti circostanziata ad ottenere almeno l'ordine del giorno del verbale, per mera cortesia istituzionale, pur sapendo bene che non si trattava di richiesta generica visto che la consigliera stava chiedendo un solo verbale. Il 9 Novembre 2016 Arexpo S.p.A. comunicava, senza adeguata motivazione, il proprio diniego e impossibilità a soddisfare la richiesta.  Il 24 novembre il M5S si è rivolto al TAR.

Silvana Carcano dichiara: "In questa vicenda va ristabilito un principio e cioè i consiglieri regionali hanno diritto di accesso alla documentazione delle società a partecipazione pubblica che non possono eludere le richieste. Con Arexpo è stato impossibile conoscere in maniera esaustiva le decisioni dell'organo amministrativo e le sue motivazioni nell'interesse dei cittadini. Da questo punto di vista l'assenza totale di trasparenza in una società che usa fondi pubblici è intollerabile. Peggio, al momento, non siamo in grado di spiegare l'opposizione costante alla nostra richiesta su quell'unico verbale e sul suo contenuto custodito come se fosse un documento segretato. Non è così e i cittadini hanno diritto di sapere".

 

Il Dedr, Documento di economia e finanza regionale è un atto programmatorio fondamentale, il quarto di questa legislatura regionale, da cui discendono i principali atti strategici della Regione. Purtroppo anche quest'anno, pur avendo atteso sino ad ottobre sperando di trovare un documento più vicino alla nostra visione e nel quale fossero presenti degli elementi di discontinuità ci siamo invece ritrovati di fronte alla solita descrizione di un quadro generale di esagerato ottimismo sul quale vengono innestati un insieme di buone intenzioni, miscelato con altre scelte poco condivisibili, e spesso lontane da un'idea di sviluppo sostenibile. Nel complesso non passa inosservata una certa genericità che contraddistingue l'intero documento che sembra redatto con la logica del mero adempimento e non con la reale volontà di fornire uno strumento utile ed aggiornato per la programmazione. Gli obiettivi vengono inoltre ciclicamente riproposti e manca qualunque cenno alle iniziative concrete intraprese dalla Giunta Regionale per portarli realmente a compimento. Ci sembra una grave mancanza che nel Defr (ed anche nella risoluzione) ci siano solo dei scarni riferimenti agli impegni riguardanti l'assetto istituzionale che deriverebbero dall'eventuale approvazione della riforma costituzionale; le conseguenze sarebbero infatti, come sappiamo, piuttosto rilevanti, e dunque un approfondimento sui possibili scenari ci pare doveroso. A livello di programmazione economico-finanziaria pare che questo Defr non tenga conto della contingente situazione contabile che ha invece fortemente condizionato la stesura del bilancio imponendo per i prossimi esercizi forti contrazioni agli investimenti (e quindi ci pare opportuno il richiamo formulato nella risoluzione). Sono presenti poi diffusi riferimenti ad interventi sul contenimento delle spese (specie quelle di funzionamento), ma le azioni da mettere in campo restano piuttosto vaghe e poco incisive e dunque molto probabilmente incapaci di garantire i risultati sperati. Avremmo inoltre desiderato un impegno più forte sul patto territoriale incentivato; continuiamo infatti a ritenere necessario che Regione Lombardia preveda degli spazi finanziari adeguati perlomeno a favore dei piccoli comuni (quelli sotto i mille abitanti) per fare fronte agli impegni di spesa assunti negli anni durante i quali non erano sottoposti al patto di stabilità ed evitare così che vengano ulteriormente penalizzati in questo periodo di estrema difficoltà. In materia di lotta all'evasione fiscale viene dato risalto alla collaborazione con l'Agenzia delle Entrate nell'ottica del recupero di nuove risorse così come viene menzionato l'abbandono di Equitalia sul fronte della riscossione delle entrate coattive, ma non c'è alcun cenno sulla contrazione delle entrate da evasione fiscale che già abbiamo riscontrato nel progetto di bilancio. In materia di semplificazione si ripetono gli impegni già annunciati lo scorso anno tesi ad utilizzare lo strumento legislativo come occasione per una reale semplificazione, ma non possiamo non rilevare che sino ad ora abbiamo assistito ad un uso disinvolto di questo strumento operativo da parte della Giunta che lo considera comune un atto omnibus in contrasto con gli obiettivi del Defr. Anche quest'anno infine riscontriamo che in tutto il Defr non viene mai citato il tema della partecipazione dei cittadini alle politiche regionali, alla programmazione e alle opere di sostanziale impatto sociale e questa è una grave carenza a cui purtroppo siamo abituati. Riconosciamo il tentativo rinvenibile nella Risoluzione di riportare il Defr in una dimensione più vicina alla situazione reale e di valorizzare il lavoro svolto nelle commissioni per formulare una proposta tesa a integrare il documento predisposto dalla Giunta con richiami diffusi a problematiche contingenti che non possono non influenzare l'attività di programmazione di Regione Lombardia. Tuttavia, riteniamo che anche la risoluzione andrebbe perfezionata e per questo abbiamo formulato alcuni emendamenti sui punti che abbiamo sottolineato e su ulteriori aspetti che consideriamo imprescindibili per una rappresentazione più reale e convincente.

Eugenio Casalino - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

"Sul Nerviano non possono andare in fumo altri soldi pubblici, la situazione è insostenibile, la continuità aziendale è evidentemente a rischio", il consigliere regionale del M5S Lombardia Stefano Buffagni ha scoperchiato l'ennesima grana regionale denunciando che il Nerviano Medical Sciences, il centro di ricerche sui farmaci contro il cancro, è a rischio fallimento, nonostante i lauti finanziamenti pubblici che ha ricevuto e che sono nell'ordine delle centinaia di milioni di euro.

La radiografia dell'istituto non lascia dubbi il centro di ricerca, controllato dalla Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB), un'istituzione di diritto privato costituita da Regione Lombardia, ha già ricevuto 150 milioni di euro di finanziamenti pubblici e deve restituire 180 milioni di euro a Unicredit, e 25 milioni a Bps.

E non sembrerebbe esserci soluzione (tanto che senza la denuncia di Buffagni il problema sarebbe rimasto sotto il tappeto) tra debiti con le banche, un bilancio, quello del 2015, non è ancora chiuso e in ritardo di almeno 6 mesi e l'arrivo di un manager da 235 mila euro all'anno che, come ha candidamente ammesso Andrea Agazzi, il presidente di Nerviano: "Non rappresenta una condizione sufficiente a bloccare il fallimento".

Il M5S Lombardia si era già mosso nell'aprile scorso denunciando, nell'aula consigliare, sempre per bocca di Buffagni: "Stiamo andando a rilento, non sappiamo dove sono finiti più di 100 milioni di euro di finanziamento al centro e la due diligence, che condividiamo, va attivata contestualmente a una commissione regionale d'inchiesta. Sono mesi che il Nerviano è nell'occhio del ciclone per scelte gestionali assurde. E' chiaro che viene da pensare che i partiti abbiano interessi diretti sul Nerviano. Le forze politiche non possono fare da spettatori in questa vicenda.

Buffagni ha rincarato la dose e chiesto di mettere immediatamente all'ordine del giorno la questione in una riunione congiunta delle commissioni Bilancio e Sanità del Consiglio regionale della Lombardia: "È necessario intervenire urgentemente e con decisione. Oggi l'azienda è a rischio fallimento e la palla è in mano alle banche. Visto tutti i soldi regionali che sono stati messi, bisogna trovare una soluzione. L'unica che noi vediamo è quella del concordato preventivo (un tentativo di risanamento aziendale sotto la sorveglianza del Tribunale fallimentare). Il rischio di rimanere ancora una volta inermi davanti a questa situazione è di affossare anche la Fondazione biomedica, garante finanziario nonché socio per Nerviano, andando a creare ulteriori danni al settore della ricerca in Lombardia". E questo è solo un primo passaggio, andranno poi verificate le responsabilità di chi ha fallito usando il denaro dei cittadini.

Iolanda Nanni, capogruppo del M5S in Regione Lombardia, ha ottenuto mediante un accesso agli atti i pareri dei cinque esperti nominati e pagati dalla Regione a supporto della Commissione istruttoria regionale per la VIA (Valutazione di impatto ambientale), unitamente al parere di ATS PAVIA.

Iolanda Nanni dichiara: "Ho avanzato la richiesta di ottenere questi pareri non appena ho letto la nota trasmessa dalla IET alla Regione il 14 novembre scorso, il giorno prima della seduta d'Aula del Consiglio Regionale in cui si sarebbe discusso l'emendamento per Retorbido. Mi è parso strano che IET, società proponente l'impianto di pirolisi a Retorbido, all'interno della propria nota, dichiarasse di essere già in possesso dei pareri favorevoli resi dagli esperti e dall'ATS in quanto, normalmente, ci risulta che detti pareri debbano essere rilasciati al termine dell'iter autorizzativo. Così ho fatto un accesso agli atti e ne ho ottenuto una copia. Sono rimasta sorpresa nel leggere che nessun parere è in carta intestata, compreso quello reso da ATS Pavia, e che non tutti i pareri resi riportano la data e la firma olografa. A partire da quello di ATS Pavia, peraltro fornito in carta semplice non intestata, che sembra essere una mera bozza in quanto non è nemmeno riportata la qualifica del dirigente firmatario, tale Luigi Maria Camana, che poi ho desunto essere quella di Dirigente Medico presso la U.O. Complessa Medicina Preventiva nelle Comunità di ATS Pavia"

"Nella risposta al mio accesso agli atti, ricevuta ieri dalla DG Ambiente, non risulta nemmeno attestata la ricezione dei suddetti pareri al protocollo della Regione e quindi sarei curiosa di sapere come e in che forma siano pervenuti alla Regione, in quali tempistiche, dato che nessuno riporta la data di trasmissione del parere. Andrò quindi a fondo per capire se IET ha fatto una regolare richiesta di accesso agli atti per ottenere copia di questi pareri e se sono stati forniti alla IET nelle stesse modalità in cui sono stati trasmessi a me, in qualità di consigliere regionale. Inoltre accerterò i motivi per cui Regione Lombardia abbia ritenuto di fornirli a IET in via preventiva prima del termine dell'iter autorizzativo, potendo tale modalità influire sull'iter autorizzativo in corso, nonché costituire presupposto alla base del quale IET ha ritenuto di inviare una sorta di "diffida" il 14 novembre scorso a consiglieri regionali, Presidente della Regione ed Assessori Regionali, anche in forza dell'acquisizione dei pareri degli esperti, di cui la stessa era già in possesso."

"Leggendo poi i pareri - continua Nanni - emerge che, tranne uno, tutti gli altri siano sostanzialmente favorevoli al progetto. Solo il parere di un esperto, infatti, evidenzia potenziali mancanze nel progetto richiedendo ulteriori integrazioni, ad esempio sul trattamento del carbon black o dei fanghi oleosi. Dei rimanenti, due pareri, addirittura, sono di poche righe e un copia-incolla l'uno dell'altro. Sulla base delle numerose e prestigiose competenze elencate nei curricula dei 5 esperti, ci si poteva ad esempio aspettare ben più di qualche riga. Ad esempio, per esperti in Economia, almeno un analisi di sintesi sulle potenziali ricadute economiche e sul sistema locale produttivo di imprese termali, vitivinicole o agricole dell'Oltrepo' pavese. Invece, solo 5 righe. Infine, quello che colpisce di questi pareri, ATS inclusa, è il fatto che si siano sostanzialmente limitati ad esaminare i dati e gli scenari formulati dalla società proponente stessa, senza contro-deduzioni e senza prendere in adeguata considerazione nemmeno il motivo per cui un analogo progetto fu rigettato dalla Provincia di Novara, né il motivo per cui la tecnologia della pirolisi sia di fatto bandita in tutti i Paesi occidentali."

"Certo è - conclude Nanni - che, se la Commissione di VIA si fosse basata su questi pareri, l'impianto di pirolisi sarebbe stato approvato senza colpo ferire. Per fortuna, Regione Lombardia, forse è giunta alle mie stesse conclusioni e concordando sulla sommarietà dei pareri, ha ritenuto opportuno correre ai ripari in fretta e furia con l'introduzione di un emendamento salva-Retorbido. Ora siamo in presenza di un preavviso di rigetto a cui ci auspichiamo farà seguito un rigetto definitivo, ciò non toglie che intendo far chiarezza sulle anomalie che ho riscontrato sulle modalità in cui sono stati resi i pareri, così come sono stati trasmessi dalla DG Ambiente e che appaiono inquietanti."

Da un documento anonimo inviato alla nostra portavoce Silvana Carcano, è emerso che ad agosto la famiglia Cabassi ha fatto causa per 1,2 milioni alle società Expo ed Arexpo con l'obiettivo di rivalersi su di loro per gli extra costi sostenuti per le bonifiche dei terreni su cui si è svolta la manifestazione. Le spese extra per le bonifiche ammontano a quasi 30 milioni di euro che Arexpo si è impegnata a chiedere al gruppo Cabassi e Fondazione Fiera Milano dopo le infinite sollecitazioni del M5S, secondo cui tali costi non potevano ricadere sui cittadini ma su chi, come previsto dalla legge, è il responsabile dell'inquinamento. Ma ora assistiamo a un vero e proprio colpo di scena. Non solo Arexpo ed Expo non hanno fatto alcuna causa, ma sono state loro ad essere citate in giudizio. Secondo il documento pervenuto a Silvana Carcano, la holding dei Cabassi, la Bastogi spa, ha depositato ad agosto un atto di citazione in giudizio contro le due società, che sinora si sono ben guardate dal rendere pubblica la notizia. Bastogi si è rivolta al giudice non solo per negare ogni sua responsabilità negli extra costi per le bonifiche, ma anche per chiedere un milione di euro per i danni di immagine subiti in virtù delle pretese di Expo e Arexpo su tali costi, e per avere indietro i 250 mila euro pagati da Bastogi per i lavori di bonifica preventivati sulle sue aree, ma mai rendicontatida Arexpo. Quello che ci chiediamo di fronte a questa assurda vicenda è: quali atti sono stati fatti concretamente da Expo e Arexpo per ottenere dai privati i soldi anticipati da tutti i cittadini per i costi e gli extra costi delle bonifiche? Quali sono i tempi di prescrizione per riavere i nostri soldi? Ci auguriamo che nessuno dei vertici delle due società stia pensando di arrivare alla prescrizione per il recupero di questi soldi pubblici, attaccandosi ogni volta ad una scusa differente. Il pasticcio delle bonifiche parte da lontano, e il M5S ha sempre tenuto alta l'attenzione e lottato perché a pagare per colpe altrui, come al solito, non siano i cittadini. Ora attendiamo i nuovi risvolti della vicenda. Ogg le bonifiche, ieri le indagini riaperte sulla pisatra, i verbali del Cda negati, le infiltrazioni mafiose nei padiglioni esteri e così via. Quello che è certo è che Expo, che è stata fatta passare come un successo, a rifelttori spenti si sta rivelando un armadio pieno di scheletri.

"Sicuramente è positivo che Regione Lombardia si doti di un testo di legge che disciplina le cause di ineleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri, assessori e sottosegretari. Il M5S ha dato un contributo importante al provvedimento su molti punti. Si doveva e poteva fare di più e meglio impedendo che i consiglieri regionali siano anche consulenti diretti ed indiretti di enti ed aziende della regione. Questo, unito a un metodo che ha visto arrivare emendamenti della maggioranza fino all'ultimo minuto palesando che il tema molto delicato meritava un approfondimento maggiore, motiva il voto contrario del M5S al provvedimento. Al solito le buone intenzioni si infrangono in logiche che non hanno nulla a che vedere con una amministrazione pubblica distante da conflitti d'interesse", così Eugenio Casalino, consigliere regionale del M5S Lombardia, sul provvedimento approvato dal Consiglio regionale di oggi.

Quelle di Sorte sono piagnistei inascoltabili, lacrime di coccodrillo. Si faccia un esame di coscienza: è restato prono ed immobile di fronte a tutta l'operazione condotta da Trenitalia. Non dice di essersi occupato della vicenda con ritardo estremo, a danno già fatto, cioè ben 3 mesi dopo che Trenitalia aveva già sostituito 4 coppie di FrecciaBianca con i più remunerativi FrecciaRossa. I ritardi e l'incapacità di Sorte hanno permesso a Trenitalia di farla da padrone ed ora le magagne vengono a galla. Troppo tardi ora scaricare su Trenitalia la patata bollente che Sorte è stato incapace di gestire. Per queste gravi inadempienze, il M5S aveva chiesto politicamente la testa di Sorte, che è stato salvato dalla mozione di censura M5S, grazie al supporto del PD che, per ovvi motivi, è solidale con le politiche del gruppo FS di investimenti su Alta Velocità" così dichiara Iolanda Nanni, capogruppo M5S in Regione Lombardia.

"Il piano cave della provincia di Monza e Brianza dimostra l'inadeguatezza degli strumenti di programmazione regionali. In sette anni nella provincia sono stati scavati 500.000 metri cubi di sabbia e ghiaia, praticamente niente. Questo nuovo piano cave prevede l'estrazione di oltre 6 milioni di metri cubi. Un dato completamente al di fuori della realtà, frutto di una delibera di giunta e una legge regionale ormai obsolete. Sono 4 anni quasi che si parla di cambiare la legge sulle cave, era nato un gruppo di lavoro in commissione ambiente riunitosi 2 volte e poi abortito.", così Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del M5S Lombardia.

L'Assessore ai trasporti Sorte faccia chiarezza una volta per tutte sull'autostrada Bergamo-Treviglio, argomento che in questi giorni è tornato di moda sulle pagine dei giornali. Come chiediamo da sempre, insieme a diversi sindaci e cittadini, il progetto dell'autostrada va abbandonato. Per risolvere il problema della viabilità sull'asse nord-sud, da Bergamo a Treviglio, basterebbe sbloccare i fondi per la riqualificazione della tangenziale di Verdello approvati dal Consiglio Regionale nell'ultimo bilancio di previsione. Una soluzione economica che non consegnerebbe il territorio in pasto ai costruttori, e non produrrebbe cantieri e consumo di suolo inutile. Tutti chiedono soluzioni meno impattanti e più coerenti, sia i sindaci che i cittadini, che con diecimila firme si sono schierati contro la realizzazione dell'opera. Non mi capacito del silenzio dell'assessore Sorte sulla vicenda e vorrei garanzie che non ci siano soldi dei lombardi stanziati per l'opera. L'assessore ci dica anche se intende rispettare l'aula e i cittadini riqualificando l'esistente e sbloccando al più presto i fondi per la tangenziale promessi un anno fa", questa la dichiarazione di Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, sul dibattito sull'autostrada Bergamo-Treviglio.