"Nella giornata nazionale degli impresentabili in Lombardia Forza Italia e Lega Nord si rinfacciano gli impresentabili che hanno nominato o vorrebbero nominare nelle partecipate", così Dario Violi, capogruppo del Movimento 5 Stelle della Lombardia.

"Pedrazzini rinfaccia a Maroni la nomina dell'indagato Gibelli: siamo al festival degli impresentabili. Il merito, i curriculum e la legalità devono essere prerequisiti fondamentali per coloro che amministrano i beni pubblici e le due parti devono ricordare che sono stati eletti per difendere i cittadini e non per spolpare le partecipate. Se Maroni non ha i numeri si vada al voto, noi siamo pronti a governare", conclude Violi.

 

"La Lega Nord deve finirla con le pagliacciate: l'autonomia è una cosa seria e la Lega deve smettere di prendere in giro gli elettori con improvvisazioni a fini elettorali per un'indipendenza che non hanno mai ottenuto in vent'anni di Governo.

La Festa della Lombardia è di tutti i lombardi e degli italiani e non deve essere strumentalizzata dai soliti quattro leghisti sotto il Pirellone. Certo siamo abituati a vedere i fazzoletti verdi assorbiti da iniziative che niente hanno a che vedere con l'amministrazione della regione. Consigliamo ai leghisti, anziché giocare a fare i flash mob, di occuparsi dei problemi reali dei cittadini come la creazione di posti di lavoro", così Dario Violi, capogruppo del Movimento 5 Stelle della Lombardia, commenta l'iniziativa della Lega Nord per l'indipendenza della Lombardia.

 

"Non ci sorprende l'indagine che vede coinvolta Diana Bracco,  commissario generale per il Padiglione Italia e presidente di Expo 2015 Spa: sono mesi che le stiamo addosso con continue richieste di presentarsi in Commissione antimafia e, nonostante le indagini che la vedono coinvolta riguardino il passato, non sono stati per nulla sciolti i nostri dubbi sul suo operato in Expo. Ci aspettiamo che almeno lasci la carica di Presidente di Expo, un'esposizione che ha un'immagine ampiamente screditata dagli scandali", così Silvana Carcano, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle della Lombardia.

Carrier"Dal 2014 Carrier, la multinazionale americana del condizionamento, ha chiuso la sede di Villasanta e ha cancellato più di 200 posti di lavoro. E' urgente trovare compratori per l'area.

Gli accordi con i sindacati prevedevano che l'azienda affidasse a una società specializzata la ricerca di imprese industriali interessante a subentrare nell'area dello stabilimento dismesso.  Al momento Carrier non vuole però rinnovare il mandato alla società e i sindacati rivendicano il rispetto dell'accordo. Proprio per questo ho invitato le rappresentanze sindacali a richiedere al presidente della Commissione Attività produttive e occupazione Angelo Ciocca un'audizione. Non avendo ancora ricevuto risposta sono a sollecitare l'audizione: è quanto mai urgente trovare investitori a Villasanta. Lo scouting della società di consulenza non ha dato alcun esito dopo un anno lavoro, ma non possiamo lasciare nulla di intentato, la ricerca deve proseguire e gli accordi vanno rispettati. Anche la Regione faccia la sua parte", così Gianmarco Corbetta, consigliere del Movimento 5 Stelle della Lombardia, commenta lo stop alla riqualificazione dell'area Carrier.

 

Assegno-2015Il Movimento 5 Stelle Lombardia, ad un anno dal primo "Restitution day" continua a mantenere fede all'impegno preso con i cittadini: anche quest'anno sono stati destinati gli extra stipendi dei consiglieri regionali al fondo per le piccole e medie imprese lombarde.

In due anni i 9 portavoce hanno restituito alle casse regionali 815.143 euro che si aggiungono agli oltre 2 milioni di euro di rimborsi elettorali non richiesti dal movimento, per un totale di 2.815.143 euro.

Dario Violi, capogruppo del Movimento 5 Stelle della Lombardia, dichiara: "Questo è il nostro secondo 'Restitution day': quello che ci distingue dagli altri gruppi politici è che noi manteniamo le promesse; abbiamo tagliato l'indennità consiliare e restituiamo denaro pubblico al fondo regionale di sostegno per le piccole e medie imprese.", spiega Dario Violi, capogruppo del movimento 5 Stelle della Lombardia.

"Attualmente lo stipendio dei consiglieri regionali è di oltre 8 mila euro al mese, un'enormità. La politica non può essere un lavoro per arricchirsi ma deve tornare a essere un servizio ai cittadini. Questo discorso evidentemente non è condiviso dagli altri gruppi politici, non dal PD, dalla Lista Ambrosoli, dai leghisti, da Forza Italia e da NcD. Eppure la nostra restituzione, un'azione concreta a sostegno dello sviluppo e dell'occupazione, dimostra che si può ancora tagliare sui costi della politica. Se solo tutti gli 80 consiglieri regionali si riducessero come noi lo stipendio che percepiscono il risparmio annuale per la regione sarebbe sfiorerebbe i 5 milioni di euro all'anno. Esistono forze politiche che promettono, con il PD in testa, e poi esistono forze politiche che fanno come il Movimento 5 Stelle", conclude Violi.

 

"E' inutile che Maroni e la sua maggioranza giustifichino il rinvio della Giunta regionale di oggi per altri impegni. Il motivo vero è legato ad insoddisfazione e lamentele della sua maggioranza sulla spartizione delle poltrone in vista dell'assemblea di Pedemontana. Pedemontana è in crisi nera, è a rischio la continuità aziendale ed i costi, non coperti da adeguate garanzie, sono già lievitati e raddoppiati in maniera incontrollata; per i nuovi vertici sarà fondamentale puntare su merito, capacità e competenza accantonano definitivamente nuove designazioni per vicinanza politica come quelle recenti di FNM, del tutto inadeguate alla necessità del momento.

La coordinatrice regionale di Forza Italia Gelmini dovrebbero occuparsi del fallimento in vista del suo partito alle amministrative di questo weekend piuttosto che concentrare il loro lavoro sulle partecipate in Lombardia: a guadagnarne sarebbero i cittadini lombardi", così Stefano Buffagni, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle della Lombardia commenta le notizie relative al rinvio della seduta della Giunta regionale prevista per oggi, 28 maggio 2015.

moz-retorbido-2Oggi in Commissione ambiente l'Assessore Regionale Claudia Terzi è venuta a rispondere alla prima delle due interrogazioni sul progetto di inceneritore a Retorbido presentate dalla Consigliera regionale M5S Iolanda Nanni.

La Consigliera Nanni a tal proposito dichiara: "La mia interrogazione, di carattere tecnico e stringente, è relativa all'impossibilità di approvare un impianto di pirolisi in Oltrepò in quanto tale tecnologia è già stata bocciata dalla Provincia di Novara poiché non conforme alla legislazione nazionale in materia di tutela dell'ambiente e della salute. Ci aspettavamo che sulla base di tale importante precedente, Regione Lombardia rigettasse tale obsoleta tecnologia, che proprio in quanto non sicura è di fatto messa al bando in tutti i Paesi sviluppati con l'eccezione del Giappone.

Invece, l'Assessore all'Ambiente Terzi non ha risposto nel merito della mia interrogazione che si fonda sulla obsolescenza e pericolosità della pirolisi, universalmente acclarata, bensì ha dribblato tale fondamentale criterio ostativo annunciando che, proprio grazie alla mia interrogazione, avrebbe costituito una Commissione regionale di studio per verificare la pericolosità della pirolisi. Senza però garantire una sospensiva immediata dell'iter procedurale in corso, in attesa degli esiti della Commissione di studio.

La risposta dell'Assessore Terzi è pertanto per noi insoddisfacente, non tutela il territorio dalle possibili conseguenze di un impianto di tale portata, avendo finora Regione Lombardia fatto valere, di fronte alla società proponente Italiana Energetica Tire srl, criteri ostativi di scarso rilievo, facilmente superabili e aggirabili. Sorge spontaneo chiedersi per quale motivo Regione sollevi criteri ostativi così facilmente superabili con minime variazioni al progetto, mentre i criteri ostativi più gravi e macroscopici vengono o ignorati o disapplicati, mentre al contempo si blandisce il territorio annunciando la costituzione di una Commissione di studio che non si capisce da chi sarà composta, quanto ancora si debba aspettare per la sua costituzione, se ciò rappresenterà una sospensione dell'iter autorizzativo o se questo procederà autonomamente, cosa debba studiare, dal momento in cui non esiste Paese sviluppato al di fuori del Giappone, e comunque anche in quel caso in un contesto del tutto particolare, che accetti sul proprio territorio impianti di pirolisi.

A ciò si aggiunga che, oltre a questa, attendiamo la risposta alla nostra seconda interrogazione incentrata su ulteriori gravissimi motivi ostativi: il divieto di costruire nuovi impianti industriali all'interno della Rete ecologica regionale, nonché una fascia di rispetto di 300 metri dagli aeroporti per qualsiasi impianto di smaltimento rifiuti. Questi due ulteriori vincoli di natura ambientale e sanitaria, insieme al già discusso motivo ostativo della pericolosità della tecnologia di pirolisi, costituiscono per noi una serie invalicabile di criteri sulla cui base rigettare il progetto in quanto in contrasto con la legislazione nazionale e regionale. Se ci fosse una volontà politica orientata alla tutela del territorio e della salute, come peraltro previsto dall'ordinamento, si farebbero valere appieno i criteri ostativi non aggirabili né disapplicabili evidenziati anche tramite queste due mie interrogazioni".

L'opera di potenziamento ferroviario della Rho-Gallarate non era stata inclusa nella lista delle infrastrutture prioritarie del DEF, ma Maroni ci riprova. Regione Lombardia ha infatti presentato al Ministero delle Infrastrutture un Dossier che contiene le opere infrastrutturali che la Regione ritiene prioritarie. Tra queste viene incluso ancora una volta il potenziamento ferroviario Rho-Gallarate, che la Regione chiede al Governo di rifinanziare per la parte relativa al quadruplicamento Rho-Parabiago e al raccordo Y.
Siamo profondamente indignati dall'atteggiamento della Regione, che nonostante due sentenze contrarie della giustizia amministrativa, nonostante un parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che ha messo in luce le innumerevoli criticità tecniche ed economiche del progetto, nonostante la forte opposizione di molti cittadini per le gravi ripercussioni del progetto sul contesto urbano e ambientale circostante, alla prima occasione non ha perso tempo per tornare a chiedere al Governo il finanziamento di un'opera la cui utilità è peraltro sempre meno chiara, come dimostra il continuo altalenare di motivazioni teoriche che non tengono conto di dati quantitativi reali, né delle alternative già esistenti o possibili per evitare di danneggiare il territorio.

Ora l'opera nel Dossier della Regione viene presentata come "uno dei più importanti pacchetti di incremento di capacità previsti sull'area suburbana milanese", che potrà "definitivamente risolvere la problematica di insufficiente capacità di trasporto sull'asse di penetrazione dal nord/ovest del milanese". Riteniamo che queste affermazioni siano opinabili in quanto, come abbiamo evidenziato più volte, per incrementare la capacità non è indispensabile aumentare i binari, ma è sufficiente intervenire sul numero e sulla tipologia delle carrozze. Inoltre, le problematiche della linea derivano anche, e forse soprattutto, da ritardi e soppressioni di corse le cui cause non hanno evidentemente nulla a che fare con la capacità, né con l'aumento dei binari, ma sono dovute a guasti e problemi di manutenzione.

Ma pare che per la Regione sia più semplice aggiungere due binari che due carrozze. Pare che preferisca il palliativo di consentire ai treni diretti di effettuare sorpassi dei treni passanti in caso di guasti, piuttosto che intervenire alla radice sul materiale rotabile eliminando le cause dei guasti. Pare che continui pervicacemente ad inseguire l'idea di un modello teorico da adottare su tutte le linee, indipendentemente dalla reale necessità e fattibilità di questo modello in ambiti così densamente urbanizzati come la linea Rho-Gallarate, incurante dei danni che ne deriverebbero e incapace della flessibilità necessaria a individuare soluzioni alternative.

D'altra parte non ci potevamo aspettare altro, dopo che la nostra richiesta di incontro e di dialogo all'Assessore Sorte è stata tarpata da una risposta che non lasciava adito ad aperture e dopo che alla nostra replica motivata non sono seguite ulteriori risposte.

Regione Lombardia sappia che il Comitato Rho-Parabiago e tutti i cittadini che si oppongono all'opera non si rassegnano e, dato che le nostre parole non vengono prese minimamente in considerazione, siamo pronti a proseguire tenacemente la nostra opposizione, sostenuti dalla validità delle nostre ragioni che portiamo avanti ormai da anni e che sono state ampiamente riconosciute anche dalla giustizia amministrativa.

Comitato Rho-Parabiago

 

Oggi il capogruppo Claudio Pedrazzini, ha finalmente deciso di convergere sulla nostra proposta di reddito di cittadinanza.

Per Dario Violi, capogruppo del Movimento 5 Stelle della Lombardia: "Forza Italia ora deve finirla con questa melina utile solo a cercare qualche titolo di giornale in piena campagna elettorale. L'Assessore Aprea si allinei al suo capogruppo e inizi a collaborare per dare soluzioni concrete al provvedimento, invece di difendere l'esistente.

E' un mese che tutte le forze politiche e sociali dicono, con sfumature diverse, che il reddito di cittadinanza va comunque fatto, ed è bene che anche Pedrazzini abbia abbracciato la nostra proposta, ma non si può giocare sulla pelle dei cittadini. Ogni ritardo è intollerabile: si proceda rapidamente a un confronto. Noi siamo a Bruxelles per valutare le questioni tecniche e la fattibilità del provvedimento, invece di perderci in inutili disquisizioni politiche e beghe tra correnti. Quanto al tavolo di maggioranza, il reddito di cittadinanza è un provvedimento così importante che va ampliato alle altre forze politiche in consiglio regionale e alle parti sociali".

BRUXELLES, 26 maggio 2015. "I fondi sociali europei possono essere usati per finanziare il reddito di cittadinanza lombardo." Lo dichiarano i consiglieri 5 Stelle di Regione Lombardia Stefano Buffagni e Dario Violi, oggi in visita al Parlamento europeo di Bruxelles, dove hanno incontrato i parlamentari europei Marco Valli e Marco Zanni e la delegazione di Regione Lombardia.

Nel corso dell'incontro sono state studiate diverse ipotesi per utilizzare i fondi sociali europei da parte della Regione integrando misure di sostegno al reddito con politiche attive del lavoro e formazione.

Gli esponenti del M5S aggiungono: "La nostra proposta regionale di reddito di cittadinanza lombardo si realizza quale politica attiva del lavoro appositamente per essere in linea con le richieste europee; chi riceverà il reddito dovrà fare lavori socialmente utili e corsi di formazione con politiche attive per il rientro nel mondo del lavoro. L'intervento a supporto dei pensionati invece  viene finanziato tramite risorse regionali sociali. Il reddito di cittadinanza si può fare, quello che serve è la volontà politica".

 



rotonda-2

Dopo l'apertura della tratta A e delle tangenziali di Varese e di Como, si concluderanno nei prossimi mesi i lavori della tratta B1 di Pedemontana, da Lomazzo a Lentate sul Seveso. Pare (ma non lo darei troppo per scontato) che anche gli ultimi lavori che restano da fare per questa tratta abbiano la copertura finanziaria, nonostante innumerevoli vicissitudini legate soprattutto alle "opere connesse" e alle compensazioni.

La partita fondamentale che si giocherà nei prossimi mesi riguarda il finanziamento dei lavori non ancora eseguiti, cioè quelli della tratta B2, C e D, da Lentate su Seveso a Orio al Serio. Nonostante il Ministro Delrio abbia confermato nel recente Documento di Economia e Finanza Pedemontana lombarda tra le opere strategiche, ad oggi fortunatamente non c'è alcuna copertura finanziaria per il proseguimento di quest'opera inutile e dannosa.

La Pedemontana lombarda doveva originariamente essere finanziata in parte da soldi dello Stato e in parte dai privati (tramite il mitologico project financing). Ora, i soldi pubblici che dovevano essere utilizzati per tutte le tratte sono stati invece usati per le sole tratte già realizzate o in via di realizzazione, in quanto non si erano trovati finanziatori privati disposti a investire nell'opera.

Ne consegue che gli ipotetici futuri lavori per le tratte non ancora realizzate dovrebbero essere interamente finanziati dai privati. Ma ad oggi nessun privato ha dimostrato interesse ad investire in quest'opera; anzi di recente Intesa SanPaolo ha dichiarato che dismetterà le sue partecipazioni autostradali (inclusa quella in Pedemontana) entro il 2017, non considerandole più strategiche e profittevoli.

 

Per cercare di far fronte alle difficoltà finanziarie, stanno approvando il Secondo Atto Aggiuntivo alla Convenzione Unica del 2007 (quella che ha dato il via all'opera), che revisiona il Piano Economico Finanziario dell'infrastruttura e recepisce la defiscalizzazione (per 350 milioni di euro) della stessa, già stabilita da una Delibera del Cipe nell'agosto 2014.

Nelle intenzioni dei proponenti, questo Secondo Atto Aggiuntivo serve per creare le condizioni di bancabilità dell'intera opera. In questi giorni il testo di questo Secondo Atto Aggiuntivo è stato inviato a Roma da Regione Lombardia; la norma prevede che venga emanato un Decreto Interministeriale entro 30 giorni dall'invio e che poi, entro i successivi 30 giorni, avvenga la registrazione dell'Atto presso la Corte dei Conti. Quindi entro fine luglio questo Secondo Atto Aggiuntivo dovrebbe entrare in vigore.

A quel punto ci saranno 12 mesi di tempo per giungere al closing finanziario dell'opera, cioè alla definizione degli accordi con i finanziatori privati per l'erogazione delle risorse che servono per far partire i lavori. In caso contrario la delibera Cipe che prevede la defiscalizzazione perderà efficacia.

Quindi se entro luglio 2016 non si troveranno i finanziatori, tutto il castello di carte che tiene in piedi Pedemontana crollerà miseramente e potremo dire definitivamente addio al proseguimento di questa grande opera inutile.

Più in dettaglio, vogliono arrivare al primo closing finanziario entro luglio 2016 per 1,8 miliardi di euro relativi alla realizzazione delle Tratte B2 e C. Devono poi arrivare al secondo closing finanziario entro il 2019 per 900 milioni di euro relativi alla Tratta D.

Ora, Maroni vuole fortissimamente che tutta la Pedemontana venga finita, ma la Regione da sola - fortunatamente -può fare ben poco.

Per questo motivo ha recentemente avanzato delle richieste formali al Governo, tra cui la ricapitalizzazione di Asam S.p.A. società di proprietà di Regione Lombardia che controlla APL e l'inserimento di Pedemontana nel Piano Juncker "per garantire la possibilità di accedere a prestiti bancari con tassi contenuti e permettendo così di giungere al closing finanziario senza ulteriori ed eccessivi oneri economici."

Inoltre è ormai chiaro a tutti che il sistema bancario da solo non accetterà mai di finanziare il proseguimento di Pedemontana. Per questo motivo i vertici di Pedemontana affermano che solo un deciso intervento della Cassa Depositi e Prestiti e/o del Fondo Strategico Italiano può salvare la situazione. I nuovi vertici di Pedemontana, che saranno nominati a breve, avranno proprio come mission principale quella di coinvolgere nel finanziamento queste due realtà.

Ricapitalizzazione Asam, Piano Juncker e coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti: è su questi tre tavoli che si gioca la partita vera per salvare Pedemontana.

Per quanto riguarda la ricapitalizzazione di Asam da parte del Governo, non si capisce a quale titolo Maroni avanzi questa richiesta. Perché mai lo Stato dovrebbe mettere dei soldi in una società per azioni di proprietà di Regione Lombardia? Qual è il fondamento di questa richiesta?

Passando poi all'inserimento di Pedemontana nel Piano Juncker, c'è già che ha avanzato perplessità in merito non trovandolo in linea con l'impostazione del piano stesso.

Infine c'è da domandarsi quanto sia coerente con l'impostazione dei project financing di Pedemontana un ipotetico intervento della Cassa Depositi e Prestiti o del Fondo Strategico Italiano! Non dovevano essere i privati a finanziare il proseguimento dell'opera? Alla fine della fiera si chiama sempre lo Stato a mettere una pezza a progetti tanto faraonici quanto inutili come Pedemontana.

Il Ministro Delrio ha recentemente dichiarato "La finanza di progetto va esaminata nel dettaglio. Noi come Stato sui progetti non godiamo molto, di solito non funzionano perché i privati non si assumono rischi e c'è una differenza del 40-50% tra l'opera terminata e il progetto preliminare. Ma noi non siamo il bancomat dei privati".

Ecco, appunto... il Ministro sia coerente e rispedisca al mittente le richieste di Maroni!

 

Gentile sindaco Pisapia,

come saprà in città sta creando molta agitazione la decisione della sua giunta di tagliare 573 alberi per i cantieri temporanei della M4.

Centinaia di alberi di età compresa tra i 20 e i 50 anni, tra cui platani, ippocastani e un Cedro del Libano, adesso rischiano seriamente di essere sacrificati non per una stringente necessità tecnica, ma solo per un cantiere temporaneo e a causa di una cattiva pianificazione dei lavori.

Migliaia di cittadininon ci stanno, e si sono attivati in prima persona per fermare questa follia, organizzando numerose manifestazioni , sia con la presenza nelle istituzionisia nelle strade. Lei però non ha mai dato una risposta, né si è presentato in Consiglio comunale per riferire su questa questione.

Basterebbe un progetto serio che tenga conto delle esigenze dei cittadini nonché del rispetto dell'ambiente. Ricordo che nel programma elettorale con cui i milanesi l'hanno eletta, Lei affermava più volte di volere aumentare il verde a Milano - una Milano in cui ''la terra non è stata mangiata dal cemento e l'aria non è più un assalto alla salute'' diceva -  e ora cosa accade? Sta dando il via libera all'abbattimento ingiustificato di ben 573 alberi decennali!

L'assessore Maran, a seguito delle proteste, ha ventilato l'ipotesi di diminuire di qualche decina il numero di tagli, ma non ci sono riscontri scritti e non abbiamo potuto vedere i progetti, per cui le chiediamo formalmente di ripensare il cantiere temporaneo e di potere visionare i nuovi progetti.

Quello che è certo, è che grazie all'intervento dei tanti cittadini, il taglio per il momento è stato fermato, ma il blocco è momentaneo e potrebbe ripartire in ogni momento (non è dato sapere quando). Noi stessi abbiamo fatto diversi sopralluoghi e abbiamo constatato che le aree interessate sono state chiuse e recintate, segno che l'inizio dei lavori di abbattimento potrebbe essere imminente.

Tutti noi sappiamo bene che il taglio di tutti questi alberi è evitabile, così come già avvenuto in altre zone. Le chiediamo quindi di intervenire immediatamente per fermare questo scempio e dotarci di progetti seri e rispettosi del volere dei cittadini.

 

I parlamentari e cittadini milanesi

Paola Carinelli, Vincenzo Caso, Massimo De Rosa, Manlio Di Stefano, Daniele Pesco

 

"Certo ce ne hanno messo di tempo a decidere per il sì a due patrocini, quello al Pride e quello al nostro convegno aperto a tutte le famiglie, che avrebbero dovuto avere un accoglimento regionale d'ufficio. Il convegno che ospiteremo a Palazzo Pirelli il 19 giugno darà la parola a famiglie omosessuali e famiglie monoparentali che, al momento, non sono tutelate e sulle quali la Lombardia deve aprire immediatamente il dibattito. Non sono tollerabili per una regione che si dichiara all'avanguardia posizioni antifamiliste e omofobe", così Iolanda Nanni, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle della Lombardia.

Per Eugenio Casalino, segretario alla presidenza del consiglio regionale: "Il doppio voto non positivo del presidente del Consiglio regionale ai patrocini è da stigmatizzare. Cattaneo così mostra di essere presidente solo di una parte della Lombardia, quella oscurantista che intende tutelare un'unica famiglia, quella patriarcale sposata con matrimonio in Chiesa. La realtà è fatta da diverse famiglie, tutte con la medesima dignità. Ne prenda atto finalmente anche il cattolico Cattaneo come sta facendo in queste ore il Vaticano dopo il voto favorevole della cattolicissima Irlanda ai matrimoni gay".

Ferrera-Erbognone2Iolanda Nanni, consigliere regionale M5S, ha depositato in Regione Lombardia una nuova interrogazione (SCARICA QUI) sulla discarica di amianto di Ferrera Erbognone (PV). "Stanno emergendo ulteriori e preoccupanti profili di illegittimità sull'autorizzazione data dalla Regione Lombardia al progetto di discarica di amianto di Ferrera Erbognone.

Ho pertanto appena depositato una seconda interrogazione diretta al Governatore Maroni ed alla Giunta affinchè ci chiariscano una volta per tutte se il decreto di approvazione da loro emanato è legittimo, anche rispetto alla normativa comunitaria. A noi risulta che manchino all'appello dei requisiti fondamentali che non appaiono essere stati ottemperati dalla Giunta. Manca la relazione di riferimento a un impianto IPPC, manca la consultazione della popolazione interessata dall'infrastrutturazione in prossimità di tre impianti a rischio di incidente rilevante.

Manca inoltre il coordinamento tra le procedure di VIA, in particolare rispetto alla VIA nazionale sui terreni contigui della raffineria ENI di Sannazzaro, con le relative prescrizioni relative al contenimento e bonifica delle infiltrazioni nei terreni di idrocarburi e altri inquinanti industriali, con possibile estensione verso sud del fronte della contaminazione, e quindi verso il terreno dove si ipotizza la discarica. Manca infine la valutazione di impatto sanitario nell'ambito della Valutazione di Impatto ambientale. Ciò, se accertato, sarebbe gravissimo in quanto Regione Lombardia avrebbe agito in palese violazione della normativa UE."

 

"Al di là dei grattacieli mezzi vuoti esistono migliaia di cittadini che faticano a arrivare a fine mese ai quali bisogna restituire piena dignità con il reddito di cittadinanza. Tutti i partiti dovrebbero assumere la proposta del reddito di cittadinanza al di là del fastidio perché la proposta è nostra. Date alla legge il nome che volete, ma Maroni in Lombardia si prenda a braccetto la nostra legge: il reddito di cittadinanza si può e si deve fare", è questo l'invito al Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni di Beppe Grillo, dalla piazza di Palazzo Lombardia, sede della regione.

Per Stefano Buffagni, consigliere del Movimento 5 Stelle della Lombardia, "Il reddito di cittadinanza si può fare utilizzando i fondi sociali europei abbinando al sostegno di chi lo percepisce, politiche attive di sostegno all'occupazione, lavori socialmente utili per la collettività e corsi di formazione finalizzati al reintegro nel mondo del lavoro. Ogni cittadino riceverà al massimo tre proposte di  lavoro che se rifiutate faranno decadere il sostegno. La Lombardia non può stare con le mani in mano: dobbiamo rimettere al centro del mercato del lavoro la persona.".

 

"A FNM abbiamo chiesto un'azione di responsabilità verso il management, un audit sull'operato, le spese ed i benefit dell'intero collegio sindacale, un audit sulle spese del Vice Presidente Randazzo e loro attinenza con il ruolo. Chiediamo anche la restituzione dei premi ricevuti dai manager dell'azienda, a partire dal direttore amministrativo, e chiediamo non sia data nessuna buonuscita ad Achille.

Non deve essere data nessuna buon uscita e nemmeno un euro all'ex Presidente Achille, verso il quale anzi FNM deve tutelarsi e chiedere i danni economici e di immagine." così Stefano Buffagni, consigliere del Movimento 5 Stelle della Lombardia, intervenuto questa mattina all'Assemblea dei soci di Ferrovie Nord Milano.

"Chiediamo anche che FNM riparta con un piano di investimenti di medio periodo sia infrastrutturali che in materiale rotabile. La Regione deve puntare ad assumere la maggioranza in Trenord per dare un baricentro gestionale in Lombardia. Non condividiamo affatto le nomine che Maroni sta facendo a partire da Gibelli, l'ennesimo trombato della politica, in salsa leghista e non più forzista. Dove è la novità? Noi chiediamo scelte fatte per merito e competenza. Si torni a mettere centralità all'obbiettivo societario e si rimetta il coraggio e l'onestà al centro dell'operare societario", ha concluso il consigliere.

Petrini

Non ci è piaciuto l'attacco di McDonald's a Slow Food, che ha definito "triste e poco frequentato" il padiglione diretto da Carlo Petrini dentro a Expo.

Un giudizio che non può venire proprio da chi fa dei colori vivaci e dell'alterazione dei sapori un'esca per compiacere e attrarre i piccoli consumatori.
(Sapevate che per fare le patatine di McDonald's servono ben 14 ingredienti?)

Presentare il cibo in questo modo, un gioco al posto di un "noioso" pasto, incoraggia la sovra-alimentazione. Inoltre, l'alto contenuto di zuccheri e sodio contribuisce a sviluppare un'attrazione smodata verso questi sapori.

Difficile quindi non cadere in questo "conveniente" modo di far "felici" i bambini, anche se non si ha molto denaro.

Ma "Nutrire il pianeta", tema dell'Expo, non significa soltanto offrire un pasto a basso costo, accessibile a tutte le tasche. Significa diffondere educazione alimentare ed ambientale, stili di vita sani, indirizzare verso un cibo di qualità e non "di quantità". Significa rendere consapevoli che un eccessivo consumo di carne porta ad elevate emissioni di CO2 ed ettari ed ettari di terreni destinati a coltivazioni che andranno a nutrire gli animali e non gli essere umani. Un forte impatto dunque per il pianeta, in ogni direzione.

Expo dovrebbe porre le domande e cercare di dare le risposte per risolvere quello che anche la carta di Milano si pone come obiettivo: superare i paradossi legati al cibo, quelli che vedono coesistere sullo stesso pianeta spreco e malnutrizione, obesità e fame.

Il messaggio che Mc Donald's lancia è quello di un cibo a basso costo che non tiene assolutamente conto delle implicazioni, ambientali e sociali, che quel panino a 1 euro porta con sé. Un sovraccarico di calorie e grassi che nulla hanno a che fare con un tema così profondo e complesso, come quello di nutrire il pianeta.

Per questo il Movimento 5 Stelle Lombardia ribadisce il suo sostegno al presidente di Slow Food, nella battaglia verso la promozione di un'agricoltura sostenibile in grado di produrre cibo sano, secondo criteri di qualità, sostenibilità, rispetto delle biodiversità e dell'essere umano in generale, sia in termini di diritti che di tutela della salute.

corbetta bea

Avevamo chiesto discontinuità nelle nomine del Consiglio di Amministrazione di Bea, ben sapendo che erano parole al vento. Ma questa volta il Presidente della Provincia Gigi Ponti, i sindaci soci e il Partito Democratico della Brianza hanno davvero superato se stessi. Deve esserci stato un fraintendimento tra noi e il PD. Chiedevamo che Bea si trasformasse da società di incenerimento a società di riciclo, ma parlavamo di rifiuti, non di politici trombati...

Come presidente Bea è stata nominata Daniela Mazzuconi, ex senatrice PD, trombata alle ultime elezioni politiche del 2013. Come consiglieri entrano Juri Caturelli, ex assessore di Limbiate negli anni 90, Alberto Suppa, ex consigliere comunale e membro della segreteria del PD di Muggiò e - last but not least - niente meno che Filippo Carimati, avvocato, ex assessore di Cesano nonché longa manus di Gigi Ponti in praticamente tutte le società partecipate delle Brianza (da Alsi a Brianzacque, da Sib a Bria e molto altro ancora).

Insomma siamo di fronte alla solita occupazione partitica delle aziende partecipate, uno dei mali più oscuri della politica italiana, che tanti danni ha creato al nostro Paese.

corbetta numeri

Avevamo chiesto un management con idee nuove, al passo coi tempi e con in testa una politica industriale rivolta al futuro e a un gestione virtuosa dei rifiuti e ci ritroviamo quattro figure organicissime al Partito Democratico, messe lì per garantire la piena continuità con il passato.

Avranno grane pesantissime da affrontare, a partire dai problemi nell'aggiudicazione della gara per la turbina sollevati dal Collegio Sindacale, per non parlare delle risultanze della sentenza del Tar della Lombardia secondo le quali BEA non è soggetto titolato a ricevere l'affidamento in house del servizio di gestione dei rifiuti. Cosa che di fatto fa crollare tutto il castello di carte messo in piedi per tenere in vita per altri 20 anni l'inceneritore grazie alla fusione con CEM.

L'unico modo per salvare Bea era quello di cambiare radicalmente direzione, invece il PD ha deciso di proseguire sulla strada fallimentare del salvataggio del forno. Ma presto i nodi verranno al pettine e a pagare il conto degli errori di una classe politica miope e retrograda saranno come sempre i cittadini e i lavoratori di Bea.

Gianmarco Corbetta - Consigliere Regionale M5S Lombardia

Il 20 maggio 2015 si è tenuta a Voghera una serata informativa aperta a tutti i cittadini sul progetto di un impianto di incenerimento a Retorbido (PV), alle porte dell'Oltrepò pavese.

All'incontro, organizzato dal M5S Voghera, ha partecipato la consigliera regionale M5S Iolanda Nanni, la candidata Sindaco Caterina Grimaldi,  il rappresentante del Comitato NO all'Inceneritore di Retorbido, Marco Dapiaggi ed il geologo Alberto Maccabruni.

expo costi

Quanto è costata Expo a Regione Lombardia e ai suoi cittadini? Difficile a dirsi perché i dati ufficiali non arrivano da Regione Lombardia, bensì da studi e ricerche di altri enti come università e camere di commercio.

Il cittadino lombardo è stato, volente o nolente, azionista di questo evento internazionale e deve quindi essere messo al corrente sull'andamento dell'operazione, sia dal punto di vista economico che per le ricadute sociali, questo è lo scopo della nostra interrogazione.

L'ultimo dato ufficiale circa gli investimenti pubblici in Expo, secondo il Rapporto di Sostenibilità della Camera di Commercio di Milano, è del 2013, dove si evince che il 40% della torta, circa 1 miliardo e 300 milioni di euro, è coperto da Regione Lombardia con 187 milioni di euro. E quanti dei 12,5 miliardi di euro spesi per le opere infrastrutturali connesse (Fonte: Studio del CERTeT - Università Bocconi), che verranno terminate dopo la chiusura di Expo, sono stati sostenuti dalla Regione? Anche questo comparto di spesa non è definibile con esattezza.

In Regione prevedono che gran parte dei costi di gestione verranno ripagati dai ricavi della vendita di biglietti, e che per ottenere il pareggio siano necessari 24 milioni di ingressi pagati. Ma su questo aspetto ci sono diversi dettagli che l'a.d Giuseppe Sala, secondo cui sono stati venduti già 11,3 milioni di biglietti, omette nelle sue dichiarazioni alla stampa.

L'importo dei biglietti è infatti variabile, sono previste agevolazioni per le famiglie, i bambini, gli studenti, gli anziani, le persone con disabilità e per chi ha intenzione di tornare in più giorni. Ci sono tariffe ridotte anche per chi è interessato alle visite serali ma, soprattutto, ci sono biglietti venduti in offerta da agenzie di viaggio, associazioni, aziende e perfino dalla sezione milanese del Partito Democratico, come abbiamo denunciato in aula poco tempo fa. (Link)

Il quadro dei costi non è affatto chiaro. Sapere con trasparenza quanto Expo è costata ai lombardi è un diritto di ogni cittadino, e con questa interrogazione ci auguriamo che la giunta dia definitivamente risposte precise e aggiornate.

Silvana Carcano - Portavoce Regionale M5S Lombardia