Economia

* Siamo per un'economia etica, che recepisca pienamente i principi di legalità, funzione sociale e libertà di iniziativa economica, e per la rimozione degli ostacoli al pieno sviluppo della parità di espressione sociale.

* Crediamo che ogni lavoratore abbia il diritto ad uno stipendio che assicuri a sé e alla propria famiglia una vita libera e dignitosa, in condizioni di benessere morale e materiale.

* Siamo per uno stop alle operazioni economiche e finanziarie, quali trasferimenti di comparti produttivi all'estero ed emissione di titoli "spazzatura", intenzionalmente mirate a conseguire vantaggi ingiusti a discapito del buon andamento del mercato e a danno dei lavoratori e dei risparmiatori.

* Siamo contro le delocalizzazioni delle produzioni, specialmente all'estero, anche per tutelare le popolazioni locali dallo sfruttamento; per disencentivare queste operazioni chiediamo che le imprese che decidessero o abbiano già deciso la delocalizzazione debbano restituire gli eventuali incentivi pubblici ricevuti, e risarcire congruamente tutti i lavoratori che per questo motivo perdono, hanno perso o perderanno il lavoro.

* Siamo contro lo sfruttamento dei lavoratori dipendenti con l'imposizione di orari, ritmi e condizioni lavorative al di fuori della legge e dei contratti di lavoro.

* Siamo per la tutela piena dei diritti dei lavoratori, della salute, della sicurezza e della dignità sul lavoro, per uno stipendio che consenta un'esistenza libera e dignitosa, per una selezione e progressione a seconda del merito e delle competenze, per la valorizzazione di conoscenze e professionalità acquisite, sia in ambito pubblico che privato, per l'elevazione personale e professionale, anche garantendo programmi di formazione continua da parte di scuole e università, e per la diretta partecipazione dei lavoratori nella gestione dei processi economici decisionali.

* Faremo il possibile affinché sia più ferma la garanzia che i beni comuni: acqua, energia elettrica, gas, reti di comunicazione, trasporto collettivo siano pubblici, universalmente accessibili e al riparo dalla speculazione economica e finanziaria.

* Siamo per la produzione e la distribuzione il più possibile a km 0.

* Siamo per ancorare la valutazione della ricchezza di un paese o di una regione a parametri che tengano conto del vero benessere, materiale e personale degli individui e della popolazione nel suo insieme.

* Siamo per una rigorosa verifica della condotta etica delle realtà economiche che si vogliano sostenere, nonché dei soggetti a cui si appaltano i servizi pubblici, in un'ottica di pieno ritorno dell'investimento nei confronti della comunità, e per la piena attuazione della funzione sociale dell'economia.

* Siamo favorevoli ad un ampliamento della normativa sulla responsabilità degli enti, responsabilità derivante da illecito penale commesso da un appartenente all'ente nel principale interesse dell'ente, per comprendere anche i reati ambientali e tributari e quelli contro la dignità del lavoratore, siamo anche favorevoli ad una più severa applicazione di questa normativa (D.Lgs. 231/01 e seguenti) e all'aumento delle relative sanzioni.

* Promuoviamo, anche nelle realtà pubbliche, l'attuazione di modelli di governance, utili, oltre che alla prevenzione delle condotte illecite, mobbing compreso, ad una più funzionale e condivisa organizzazione aziendale.

* Siamo per favorire l'istituto sociale delle banche del tempo, per il libero scambio di servizi, anche domestici, tra cittadini.

* Siamo per la creazione di opportunità lavorative, anche attraverso il potenziamento dei servizi, per contrastare la crescente disoccupazione e migliorare la qualità della vita, nello spirito della funzione sociale dell'iniziativa economica."

Attività produttive

* Garantire la migliore ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi.
* Introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l'accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari e nel pieno rispetto della tutela della privacy nel trattamento dei dati personali.
* Chiediamo che il progetto per EXPO 2015 sia bloccato e riconsiderato, con l'adozione di un progetto che riduca gli investimenti e la cementificazione del territorio e punti piuttosto all'utilizzo delle tecnologie informatiche per la realizzazione di una EXPO virtuale, accessibile da Internet in tutto il Mondo. Chiediamo contestualmente la riduzione dei compensi per i manager e i direttori del progetto.
* Favorire le produzioni locali attraverso il sostegno ai piccoli GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) per i prodotti regionali e locali, eticamente orientati.
Acquistando prodotti provenienti da filiere corte si riducono i passaggi di intermediazione, premiando il reddito di chi produce e non di chi specula, si riduce lo spreco di energia e l'inquinamento prodotti dal trasporto, si conosce e si sostiene direttamente i piccoli produttori rispettosi dell'uomo, degli animali e dell'ambiente, piuttosto che le multinazionali dell'industria alimentare. In questo modo si contribuisce ad alimentare un'economia a servizio delle persone piuttosto che un sistema in cui le persone sono ridotte a strumenti dell'economia.
* Favorire le produzioni locali con l'apertura di piccole attività commerciali nei piccoli centri in collegamento con le produzioni locali, per le popolazioni residenti e per raggiungere gli obiettivi della distribuzione a chilometri zero.
* Nei bandi pubblici di fornitura degli alimenti, introdurremo tra i criteri discriminanti di scelta il fattore "km0" e la reale provenienza biologica.
* Siamo per la riduzione degli imballaggi, per l'abbandono di quelli inquinanti (es. borsine di plastica) del triplo imballaggio e per la diffusione del metodo distributivo "alla spina": mi porto il contenitore da casa e lo riempio di quanto e di quel che desidero: detersivo, dentifricio, bevande o alimenti, il tutto nel più rigoroso ed elevato rispetto delle esigenze e delle normative in materia di igiene e sicurezza dei prodotti, in particolare alimentari e sanitari.
* Siamo per la produzione di qualità disponibile per tutte le fasce di acquisto, prodotti durevoli, disponibilità delle parti di ricambio, possibilità di riparare piuttosto che buttare per intero.
* Sostenere l'intero settore del non profit.
* Disincentivi alle aziende che generano un danno sociale, in particolar modo di tipo ambientale, compresi i centri commerciali, la cui eccessiva presenza, a volte anche non sostenibile dal punto di vista viario, dipende principalmente dalla scarsa qualità dei prodotti offerti e dai noti interessi legati alla cementificazione; in quest'ottica siamo sfavorevoli all'apertura di nuovi centri commerciali, grandi magazzini o superstore.
* Favorire la riconversione industriale che miri alla produzione ecosostenibile e di beni qualitativamente elevati per tutti, con caratteristiche di funzionalità, sicurezza e durevolezza certificate secondo i più elevati standard internazionali.
* Favorire il turismo sostenibile anche attraverso il recupero del paesaggio rurale lombardo (cascine, fontanili, rogge e corsi d'acqua) con l'implementazione di percorsi ciclabili nelle zone rurali e valorizzando quei progetti che ne comprendono anche la formazione di base per le scolaresche italiane e straniere, coinvolgendo nel progetto le aziende agricole che praticano l'ecosostenibilità.


Telelavoro


* Proponiamo l'adozione di iniziative per la diffusione del telelavoro per quelle attività che non necessitano della presenza fisica della persona in azienda e che quindi possono essere svolte anche da casa, soprattutto mansioni di amministrazione, lavori di ufficio o rappresentanza.
Molti dei disagi dei lavoratori dipendono dallo spostamento per recarsi sul luogo di lavoro (tempo perso nel traffico, minor tempo a disposizione per la propria casa e la propria famiglia). Tale spostamento ha un costo sociale altissimo, dovuto al traffico, con conseguente aumento dell'inquinamento. Inoltre, lo spostamento ha un costo economico sia per i lavoratori che per le strutture di trasporto pubblico che devono attingere alle risorse pubbliche. Inoltre, la presenza negli uffici di lavoratori che potrebbero svolgere la stessa attività a casa o in un punto di telelavoro, costringe molte imprese ad avere luoghi di lavoro più grandi del necessario con conseguenti costi per l'affitto o l'acquisto, l'allestimento e la manutenzione.

Per incentivare il telelavoro proponiamo che la Regione:


* Crei o favorisca la realizzazione dei punti PUBBLICI di telelavoro.
* Incentivi le aziende con progetti/fondi per favorire l'abbandono graduale almeno degli uffici di rappresentanza.
* Incentivi l'acquisto dei PC per l'accesso alla rete di tutti i cittadini
* Realizzi campagne di informazione sulla possibilità di passare al telelavoro, sia nei riguardi delle aziende che verso i lavoratori.
* Elabori un piano per la progressiva adozione del telelavoro, dove possibile, per le mansioni regionali.
* Realizzi un programma di investimento per tutte le aziende controllate o partecipate dalla regione per l'introduzione del telelavoro.
* Elabori uno specifico programma incentivante per l'adozione del telelavoro a favore di mamme con bambini di età prescolare e fino alle scuole primarie, sia per gli enti pubblici che per le aziende private.


Primarie dei cittadini 2.0 - beppegrillo.it

* introduzione della class action
* abolizione delle scatole cinesi in Borsa
* abolizione di cariche multiple da parte di consiglieri di amministrazione nei consigli di società quotate
* introduzione di strutture di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate
* abolizione della legge Biagi
* impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno
* vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale
* introdurre la responsabilità degli istituti finanziari sui prodotti proposti con una compartecipazione alle eventuali perdite
* impedire ai consiglieri di amministrazione di ricoprire alcuna altra carica nella stessa società se questa si è resa responsabile di gravi reati
* impedire l'acquisto prevalente a debito di una società (es. Telecom Italia)
* introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende quotate in Borsa e delle aziende con partecipazione rilevante o maggioritaria dello Stato
* abolizione delle stock option
* abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, ENI, ENEL, Mediaset, Ferrovie dello Stato
* allineamento delle tariffe di energia, connettività, telefonia, elettricità, trasporti agli altri Paesi europei
* riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l'introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l'accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari
* vietare la nomina di persone condannate in via definitiva (es. Scaroni all'Eni) come amministratori in aziende aventi come azionista lo Stato o quotate in Borsa
* favorire le produzioni locali
* sostenere le società no profit
* sussidio di disoccupazione garantito
* disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (es.distributori di acqua in bottiglia).

9 commenti

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  • Scusate, ma usate tutti winzozz e le sue porcate? Come mai non riesco a visualizzare solo i caratteri da voi scritti?

    L'introduzione di Economia è a posto e la vedo tutta senza problema, ma con le vostre risposte non leggo un tubo... scommetto che usate Word, Outlook e ca**te simili, così impestate anche la rete!

  • user-pic

    Qualcuno è in grado di spiegarmi cosa fà la INVITALIA ex (Sviluppo Italia), che sembra abbia 500 dirigenti da stipendi "stellari" ? Quanto ci costa ?
    JRenta

  • user-pic

    In una classifica su 180 paesi nel mondo per quanto concerne la “crescita”, stilata dal Fondo Monetario Internazionale il nostro Paese risulta 179esimo. Solo Haiti, colpita da un devastante sisma, fa peggio. In dieci anni il Pil è cresciuto del 2,43%, contro il 12,53 della Francia, il 17,77 degli Usa e il 170% della Cina.
    NON POSSO CREDERE CHE "NESSUNO NE PARLI " C'E' QUALCHE ESPERTO DI ECONOMIA E DI SVILUPPO ECONOMICO IN GRADO DI DARE SPIEGAZIONI IN MERITO.
    TRA LE ALTRE COSE DOVREBBERO SPIEGARE COSA BISOGNA FARE PER FAR "SCENDERE" IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO A 1.858 MILIARDI DI EURO.
    JRenta

  • user-pic

    IL MERCATO GLOBALE-NOSTRO SVILUPPO ECONOMICO
    Nel mercato globale sono “entrate “ 2 nazioni che insieme sono la metà della popolazione mondiale
    La Cina con 1,5 miliardi di persone e l’India con altro miliardo circa, e solo questi hanno messo in “ginocchio “ tutto il commercio mondiale, con prodotti di difficile concorrenza, per un bassissimo costo alla produzione. Ormai i Cinesi e Indiani producono tutto, saranno “I Produttori di tutto”
    Conquistare il loro mercato con le nostre produzioni industriali è praticamente impossibile. Molte aziende Europee e Americane “aprono” delle grandi fabbriche in questi paesi, per vendere direttamente nel mercato interno, perché non esistono diritti “del lavoro” e possono inquinare senza nessuna restrizione, la Cina è il paese che più inquina al mondo. Praticamente il Capital-Comunista praticato in Cina ha “denaro sufficiente “ per fare qualsiasi investimento e con le “riserve” di denaro che hanno possono acquistare “terre” in altri paesi. Quindi dopo la premessa, dobbiamo rivolgere, il nostro sviluppo, in settori che non abbiano a che fare con “grandi fabbriche industriali”, cioè sviluppare “piccola industria” “servizi “ agricoltura-biologica “ turismo-beni culturali” “ ricerca”. Non abbiamo altre speranze di crescita se non ci concentriamo in questi settori. Forse tra 20 anni in Cina e India, scompariranno lo schiavismo, cresceranno i diritti umani, crescerà “il consumismo “ il costo del welfare “ “il costo della sanità “, anche in queste nazioni le loro “grandi produzioni e grandi fabbriche “ non riusciranno ad esportare a prezzi competitivi

  • user-pic

    Vista la grande crisi che è in corso anche nel nostro paese, e quindi i posti di lavoro sono in diminuzione ,"non ci sono posti di lavoro per tutti" perchè non dare occasione lavorativa prevalentemente ad almeno un componente della famiglia?
    Per quale motivo, chi vive da solo non viene considerato famiglia? la sua colpa è forse quella di non aver trovato l'anima gemella? o di aver divorziato magari controvoglia e non per colpa sua? in un paese dove le famiglie vengono spesso rovinate dai divorzi "molto onerosi e lunghi anche 16 anni (giustizia Italiana da terzo mondo)" Si rimane poi soli, senza soldi e spesso anche senza lavoro a queste persone, viene richiesto ogni tipo di pagamento: canone rai, tassa immondizie ecc.. costringendoli a chiedere i soldi ai genitori, esiste qualche tutela per tali soggetti? Se NO, cosa devono fare senza, nessun diritto? solo doveri? se muoiono i genitori e finisce il sostentamento, devono morire pure i figli? come soluzione, lo stato invia la pistola già carica? oppure da qualche altra soluzione?
    Personalmente, non ne conosco.
    In Italia, le persone che vivono sole, sono in aumento, per i motivi sopra esposti, se si continuerà in questo modo, la parola FAMIGLIA scomparirà anche dal vocabolario ITALIANO. Quindi penso che nel nostro paese sia urgente una grande riforma su questi temi che vengono spesso dimenticati dai politici.
    Vi faccio comunque i complimenti, continuate così.

    Loris 03-08-2010

  • user-pic

    Mettiamo negli uffici pubblici software "open source", invece che pagare le licenze a Microsoft assumiamo informatici e tecnici del nostro paese. Il Belgio lo ha gia' fatto !

  • Facciamo una economia basata su kilometri zero sia in agricoltura che nell'abbigliamento e prodotti di prima neccessita,nn si puo' che devo bere l'acqua Norda di roma quando posso bere l'acqua di brescia la Castello interrompiamo questo via vai di camion che nn serve a nulla ....

  • user-pic

    Ho votato anch'io alle elezioni regionali per il Movimento 5 stelle. Ma possiamo DISCUTERE ANCHE DI "FAMIGLIA", nucleo fondante della società? Chi la protegge dal punto di vista SOCIALE, FISCALE ED ECONOMICO? Un programma politico serio dovrebbe tenerne conto....
    . Oltre il 50% delle famiglie italiane dispone di un reddito mensile inferiore a 1.900 euro.
    . In Italia vivono in condizioni di povertà relativa ben 2 milioni e 674mila famiglie (l’11,7%
    delle famiglie residenti), pari ad un totale di 7 milioni e 588mila persone (il 13,2% della
    popolazione italiana).
    . L’Eurispes stima che circa 2.500.000 nuclei familiari siano a rischio povertà, l’11% delle
    famiglie totali, ben 8 milioni di persone. Il totale delle persone a rischio povertà e di
    quelle già comprese tra gli indigenti è allarmante: si possono stimare circa 5.200.000 nuclei
    familiari, all’incirca il 23% delle famiglie italiane e più di 15 milioni di individui, di
    questi quasi 3 milioni sono minori di 18 anni.
    . Il ceto medio in questi ultimi anni ha dovuto subire una forte erosione del proprio potere
    d’acquisto.
    . Nel periodo 2001-2005 l’Eurispes ha calcolato una crescita complessiva dell’inflazione
    del 23,7% con una perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni pari al 20,4% per gli
    impiegati, al 14,1% per gli operai, al 12,1% per i dirigenti e all’8,3% per i quadri.
    . Si è verificata negli ultimi anni una caduta della propensione al risparmio delle famiglie
    italiane, causata da un lato dalla crescente difficoltà dovuta all’aumento dei prezzi e,
    dall’altro, dai numerosi e forti disincentivi che sono sorti ad ostacolare e rendere meno
    appetibile il risparmio. Tra il 2001 e il 2005, le famiglie hanno ridotto il loro risparmio
    annuo del 40%. Se nel 2001 i risparmi degli italiani ammontavano a 106 miliardi di euro,
    pari all’8,9% del Pil, nel 2005 il dato è sceso fino a 64 miliardi di euro, con
    un’incidenza sul Pil del 4,8%.
    . La contrazione degli standard qualitativi e quantitativi di vita sono ormai mantenuti solo
    ricorrendo ad un sempre più massiccio indebitamento, testimoniato anche dalla forte crescita
    del credito al consumo e del proliferare sul mercato di società finanziarie e di organizzazioni
    che erogano finanziamenti a tassi non sempre del tutto sostenibili.
    . La crescita del credito al consumo erogato dalle banche tra il 2002 e il 2006 è stata del
    77%. Nel solo 2006 l’ammontare del credito al consumo ammontava a 50 miliardi di eu

    2
    ro.
    . Il credito al consumo erogato dalle società finanziarie è cresciuto nello stesso periodo
    dell’84% e il suo ammontare complessivo è stato pari a 34,2 miliardi di euro. Complessivamente
    il credito al consumo è cresciuto negli ultimi 5 anni del 157%. Il credito per i mutui
    casa è cresciuto nello stesso periodo del 138%. L’indebitamento complessivo delle famiglie
    italiane è passato dai 247.911 milioni di euro del 2001 ai 431.016 milioni di euro
    del 2006 con una crescita complessiva del 74%. Insomma i debiti delle famiglie italiane
    rappresentano ormai il 25% del Pil.
    . Un altro fenomeno, ben noto ai direttori di banca, è quello della difficoltà dalle famiglie
    del ceto medio di arrivare alla fine del mese.
    . Sempre più spesso le famiglie utilizzano le carte di credito per poter accedere ai beni
    consumo giornaliero sapendo che questo sistema offre la possibilità di spostare i pagamenti
    al 15 del mese successivo.
    . Milioni di famiglie invece arrancano per arrivare a fine mese.
    . Un altro ostacolo è costituito dall’incremento progressivo degli interessi sui mutui immobiliare
    e sui prestiti accesi a tasso variabile che scontano i continui innalzamenti del prime
    rate imposti dalla Banca Centrale Europea.
    . I sette aumenti di ¼ di punto decisi dalla BCE nell’ultimo anno confermano, caso mai ve ne
    fosse stato bisogno, quanto l’inflazione reale non corrisponda a quella ufficialmente dichiarata.
    . Così come già avvenuto negli Stati Uniti e in Spagna, anche in l’Italia è allarme per
    l’insolvenza dei mutui per la casa. Infatti il numero dei contratti non onorati è in aumento
    tanto che si calcola che, nel solo 2006, le famiglie in difficoltà nel pagare le rate del mutuo
    sono cresciute del 5,1%. Il debito complessivo in sofferenza è di circa 11 miliardi di
    euro nel 2006 e le famiglie coinvolte sono almeno 410.000.
    . Anche l’aumento delle tariffe dei servizi di pubblica utilità (acqua, gas, luce, trasporti)
    penalizza pesantemente le famiglie italiane.
    . I salari italiani sono i più bassi d’Europa. Nel periodo 2000-2005 a fronte di una crescita
    media dei salari europei del 18%, in Italia i lavoratori dell’industria e dei servizi hanno
    visto la propria busta paga crescere solo del 13,7%.
    . Lo stipendio è in lire ma paghiamo in euro.
    . L’Italia tra i paesi europei è quella che investe meno sullo stato sociale.
    . Infatti l’Italia nel 2006 ha una spesa sociale pari al 26,4% del Pil, mentre Francia e
    Germania spendono il 31% del loro Pil.
    . Il Regno Unito nell’ultimo quinquennio è passato da una spesa del 26,3% al 28%.
    . I due settori che hanno maggiore peso sono la spesa per gli anziani e quella per la sani

    3
    tà.
    . La spesa per gli anziani non ha subito nel corso degli ultimi anni particolari variazioni e
    corrisponde al 12,8% del Pil. La Germania spende il 13,6%. Ciò dipende dal fatto che
    l’incidenza della popolazione anziana è molto forte dal momento che gli ultrasessantenni
    rappresentano il 25% della popolazione.
    . Anche la spesa sanitaria è legata al grado di invecchiamento ma, rispetto ai più importantipaesi
    europei in Italia è proporzionalmente inferiore e nel 2006 ha raggiunto il 7%
    del Pil.
    . La media della Ue a 15 è dell’8%, della Germania l’8,2%, della Francia il 9,2%,
    dell’Olanda l’8,9%.
    . Se poi andiamo a vedere gli altri fronti di spesa le cose non vanno meglio.
    . Per la disabilità la sua media europea nel 2006 era del 2,4% del Pil, in Germania del
    2,5%, in Olanda del 2,9%, nel Regno Unito del 2,5%, in Italia dell’1,6%.
    . Per la famiglia e per l’infanzia la spesa media della Ue è del 2,4% del Pil. La Germania
    spende il 3,4%, la Francia il 2,5%, l’Italia l’1,1%.
    . Per la disoccupazione a fronte di una media europea del 2,2%, la Germania spende il
    3%, la Francia il 2,3%, l’Italia lo 0,4%.
    . Per il problema abitativo a fronte di una media europea dello 0,6%, l’Italia spende
    0,0%.
    . Infine, il sistema fiscale italiano, a differenza di quanto avviene in altri paesi europei, non
    riconosce il forte peso del costo dei figli sul bilancio delle famiglie. In Francia, ad esempio,
    il sistema fiscale è basato sul quoziente familiare che prevedendo la divisione
    dell’imponibile per il numero dei componenti, agevola le famiglie numerose.
    . Si parla da anni del “reddito di cittadinanza” come misura di contrasto alla povertà e
    all’esclusione sociale…
    . Molto resta ancora da fare sul fronte della indennità di maternità, sul fronte del lavoro
    atipico e parasubordinato.
    . La legge Biagi… deve essere completata.

  • LAVORO Manuale:
    Dopo il famoso '68 la società ha delegittimato il lavoro manuale. per cui si sono obbligati TUTTI a STUDIARE sui libri.
    Non si è pensato che il lavoro manuale è altrettanto DIGNITOSO di quello cosiddetto "intellettuale" Fare bene un mestiere non è meno dignitoso di fare bene l'avvocato.
    Penso che questo atteggiamento sta portando la fine dell'occidente come aveva già portato la fine dell'impero romano.
    (Henry Miller 1942 - Osvald Spengler 1920)
    TOBIA

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