Economia
* Siamo per un'economia etica, che recepisca pienamente i principi di legalità , funzione sociale e libertà di iniziativa economica, e per la rimozione degli ostacoli al pieno sviluppo della parità di espressione sociale.
* Crediamo che ogni lavoratore abbia il diritto ad uno stipendio che assicuri a sé e alla propria famiglia una vita libera e dignitosa, in condizioni di benessere morale e materiale.
* Siamo per uno stop alle operazioni economiche e finanziarie, quali trasferimenti di comparti produttivi all'estero ed emissione di titoli "spazzatura", intenzionalmente mirate a conseguire vantaggi ingiusti a discapito del buon andamento del mercato e a danno dei lavoratori e dei risparmiatori.
* Siamo contro le delocalizzazioni delle produzioni, specialmente all'estero, anche per tutelare le popolazioni locali dallo sfruttamento; per disencentivare queste operazioni chiediamo che le imprese che decidessero o abbiano già deciso la delocalizzazione debbano restituire gli eventuali incentivi pubblici ricevuti, e risarcire congruamente tutti i lavoratori che per questo motivo perdono, hanno perso o perderanno il lavoro.
* Siamo contro lo sfruttamento dei lavoratori dipendenti con l'imposizione di orari, ritmi e condizioni lavorative al di fuori della legge e dei contratti di lavoro.
* Siamo per la tutela piena dei diritti dei lavoratori, della salute, della sicurezza e della dignità sul lavoro, per uno stipendio che consenta un'esistenza libera e dignitosa, per una selezione e progressione a seconda del merito e delle competenze, per la valorizzazione di conoscenze e professionalità acquisite, sia in ambito pubblico che privato, per l'elevazione personale e professionale, anche garantendo programmi di formazione continua da parte di scuole e università , e per la diretta partecipazione dei lavoratori nella gestione dei processi economici decisionali.
* Faremo il possibile affinché sia più ferma la garanzia che i beni comuni: acqua, energia elettrica, gas, reti di comunicazione, trasporto collettivo siano pubblici, universalmente accessibili e al riparo dalla speculazione economica e finanziaria.
* Siamo per la produzione e la distribuzione il più possibile a km 0.
* Siamo per ancorare la valutazione della ricchezza di un paese o di una regione a parametri che tengano conto del vero benessere, materiale e personale degli individui e della popolazione nel suo insieme.
* Siamo per una rigorosa verifica della condotta etica delle realtà economiche che si vogliano sostenere, nonché dei soggetti a cui si appaltano i servizi pubblici, in un'ottica di pieno ritorno dell'investimento nei confronti della comunità , e per la piena attuazione della funzione sociale dell'economia.
* Siamo favorevoli ad un ampliamento della normativa sulla responsabilità degli enti, responsabilità derivante da illecito penale commesso da un appartenente all'ente nel principale interesse dell'ente, per comprendere anche i reati ambientali e tributari e quelli contro la dignità del lavoratore, siamo anche favorevoli ad una più severa applicazione di questa normativa (D.Lgs. 231/01 e seguenti) e all'aumento delle relative sanzioni.
* Promuoviamo, anche nelle realtà pubbliche, l'attuazione di modelli di governance, utili, oltre che alla prevenzione delle condotte illecite, mobbing compreso, ad una più funzionale e condivisa organizzazione aziendale.
* Siamo per favorire l'istituto sociale delle banche del tempo, per il libero scambio di servizi, anche domestici, tra cittadini.
* Siamo per la creazione di opportunità lavorative, anche attraverso il potenziamento dei servizi, per contrastare la crescente disoccupazione e migliorare la qualità della vita, nello spirito della funzione sociale dell'iniziativa economica."
Attività produttive
* Garantire la migliore ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all'innovazione per i settori produttivi.
* Introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l'accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari e nel pieno rispetto della tutela della privacy nel trattamento dei dati personali.
* Chiediamo che il progetto per EXPO 2015 sia bloccato e riconsiderato, con l'adozione di un progetto che riduca gli investimenti e la cementificazione del territorio e punti piuttosto all'utilizzo delle tecnologie informatiche per la realizzazione di una EXPO virtuale, accessibile da Internet in tutto il Mondo. Chiediamo contestualmente la riduzione dei compensi per i manager e i direttori del progetto.
* Favorire le produzioni locali attraverso il sostegno ai piccoli GAS (Gruppi di Acquisto Solidale) per i prodotti regionali e locali, eticamente orientati.
Acquistando prodotti provenienti da filiere corte si riducono i passaggi di intermediazione, premiando il reddito di chi produce e non di chi specula, si riduce lo spreco di energia e l'inquinamento prodotti dal trasporto, si conosce e si sostiene direttamente i piccoli produttori rispettosi dell'uomo, degli animali e dell'ambiente, piuttosto che le multinazionali dell'industria alimentare. In questo modo si contribuisce ad alimentare un'economia a servizio delle persone piuttosto che un sistema in cui le persone sono ridotte a strumenti dell'economia.
* Favorire le produzioni locali con l'apertura di piccole attività commerciali nei piccoli centri in collegamento con le produzioni locali, per le popolazioni residenti e per raggiungere gli obiettivi della distribuzione a chilometri zero.
* Nei bandi pubblici di fornitura degli alimenti, introdurremo tra i criteri discriminanti di scelta il fattore "km0" e la reale provenienza biologica.
* Siamo per la riduzione degli imballaggi, per l'abbandono di quelli inquinanti (es. borsine di plastica) del triplo imballaggio e per la diffusione del metodo distributivo "alla spina": mi porto il contenitore da casa e lo riempio di quanto e di quel che desidero: detersivo, dentifricio, bevande o alimenti, il tutto nel più rigoroso ed elevato rispetto delle esigenze e delle normative in materia di igiene e sicurezza dei prodotti, in particolare alimentari e sanitari.
* Siamo per la produzione di qualità disponibile per tutte le fasce di acquisto, prodotti durevoli, disponibilità delle parti di ricambio, possibilità di riparare piuttosto che buttare per intero.
* Sostenere l'intero settore del non profit.
* Disincentivi alle aziende che generano un danno sociale, in particolar modo di tipo ambientale, compresi i centri commerciali, la cui eccessiva presenza, a volte anche non sostenibile dal punto di vista viario, dipende principalmente dalla scarsa qualità dei prodotti offerti e dai noti interessi legati alla cementificazione; in quest'ottica siamo sfavorevoli all'apertura di nuovi centri commerciali, grandi magazzini o superstore.
* Favorire la riconversione industriale che miri alla produzione ecosostenibile e di beni qualitativamente elevati per tutti, con caratteristiche di funzionalità , sicurezza e durevolezza certificate secondo i più elevati standard internazionali.
* Favorire il turismo sostenibile anche attraverso il recupero del paesaggio rurale lombardo (cascine, fontanili, rogge e corsi d'acqua) con l'implementazione di percorsi ciclabili nelle zone rurali e valorizzando quei progetti che ne comprendono anche la formazione di base per le scolaresche italiane e straniere, coinvolgendo nel progetto le aziende agricole che praticano l'ecosostenibilità .
Telelavoro
* Proponiamo l'adozione di iniziative per la diffusione del telelavoro per quelle attività che non necessitano della presenza fisica della persona in azienda e che quindi possono essere svolte anche da casa, soprattutto mansioni di amministrazione, lavori di ufficio o rappresentanza.
Molti dei disagi dei lavoratori dipendono dallo spostamento per recarsi sul luogo di lavoro (tempo perso nel traffico, minor tempo a disposizione per la propria casa e la propria famiglia). Tale spostamento ha un costo sociale altissimo, dovuto al traffico, con conseguente aumento dell'inquinamento. Inoltre, lo spostamento ha un costo economico sia per i lavoratori che per le strutture di trasporto pubblico che devono attingere alle risorse pubbliche. Inoltre, la presenza negli uffici di lavoratori che potrebbero svolgere la stessa attività a casa o in un punto di telelavoro, costringe molte imprese ad avere luoghi di lavoro più grandi del necessario con conseguenti costi per l'affitto o l'acquisto, l'allestimento e la manutenzione.
Per incentivare il telelavoro proponiamo che la Regione:
* Crei o favorisca la realizzazione dei punti PUBBLICI di telelavoro.
* Incentivi le aziende con progetti/fondi per favorire l'abbandono graduale almeno degli uffici di rappresentanza.
* Incentivi l'acquisto dei PC per l'accesso alla rete di tutti i cittadini
* Realizzi campagne di informazione sulla possibilità di passare al telelavoro, sia nei riguardi delle aziende che verso i lavoratori.
* Elabori un piano per la progressiva adozione del telelavoro, dove possibile, per le mansioni regionali.
* Realizzi un programma di investimento per tutte le aziende controllate o partecipate dalla regione per l'introduzione del telelavoro.
* Elabori uno specifico programma incentivante per l'adozione del telelavoro a favore di mamme con bambini di età prescolare e fino alle scuole primarie, sia per gli enti pubblici che per le aziende private.
Primarie dei cittadini 2.0 - beppegrillo.it
* introduzione della class action
* abolizione delle scatole cinesi in Borsa
* abolizione di cariche multiple da parte di consiglieri di amministrazione nei consigli di società quotate
* introduzione di strutture di reale rappresentanza dei piccoli azionisti nelle società quotate
* abolizione della legge Biagi
* impedire lo smantellamento delle industrie alimentari e manifatturiere con un prevalente mercato interno
* vietare gli incroci azionari tra sistema bancario e sistema industriale
* introdurre la responsabilità degli istituti finanziari sui prodotti proposti con una compartecipazione alle eventuali perdite
* impedire ai consiglieri di amministrazione di ricoprire alcuna altra carica nella stessa società se questa si è resa responsabile di gravi reati
* impedire l'acquisto prevalente a debito di una società (es. Telecom Italia)
* introduzione di un tetto per gli stipendi del management delle aziende quotate in Borsa e delle aziende con partecipazione rilevante o maggioritaria dello Stato
* abolizione delle stock option
* abolizione dei monopoli di fatto, in particolare Telecom Italia, Autostrade, ENI, ENEL, Mediaset, Ferrovie dello Stato
* allineamento delle tariffe di energia, connettività , telefonia, elettricità , trasporti agli altri Paesi europei
* riduzione del debito pubblico con forti interventi sui costi dello Stato con il taglio degli sprechi e con l'introduzione di nuove tecnologie per consentire al cittadino l'accesso alle informazioni e ai servizi senza bisogno di intermediari
* vietare la nomina di persone condannate in via definitiva (es. Scaroni all'Eni) come amministratori in aziende aventi come azionista lo Stato o quotate in Borsa
* favorire le produzioni locali
* sostenere le società no profit
* sussidio di disoccupazione garantito
* disincentivi alle aziende che generano un danno sociale (es.distributori di acqua in bottiglia).
Scusate, ma usate tutti winzozz e le sue porcate? Come mai non riesco a visualizzare solo i caratteri da voi scritti?
L'introduzione di Economia è a posto e la vedo tutta senza problema, ma con le vostre risposte non leggo un tubo... scommetto che usate Word, Outlook e ca**te simili, così impestate anche la rete!
Qualcuno ̮̬ in grado di spiegarmi cosa fÃÆÃ la INVITALIA ex (Sviluppo Italia), che sembra abbia 500 dirigenti da stipendi "stellari" ? Quanto ci costa ?
JRenta
In una classifica su 180 paesi nel mondo per quanto concerne la ââ∠âcrescitaâââ¬ÃÂ, stilata dal Fondo Monetario Internazionale il nostro Paese risulta 179esimo. Solo Haiti, colpita da un devastante sisma, fa peggio. In dieci anni il Pil ̮̬ cresciuto del 2,43%, contro il 12,53 della Francia, il 17,77 degli Usa e il 170% della Cina.
NON POSSO CREDERE CHE "NESSUNO NE PARLI " C'E' QUALCHE ESPERTO DI ECONOMIA E DI SVILUPPO ECONOMICO IN GRADO DI DARE SPIEGAZIONI IN MERITO.
TRA LE ALTRE COSE DOVREBBERO SPIEGARE COSA BISOGNA FARE PER FAR "SCENDERE" IL NOSTRO DEBITO PUBBLICO A 1.858 MILIARDI DI EURO.
JRenta
IL MERCATO GLOBALE-NOSTRO SVILUPPO ECONOMICO
Nel mercato globale sono ââ∠âentrate ââ∠â 2 nazioni che insieme sono la metÃÆÃ della popolazione mondiale
La Cina con 1,5 miliardi di persone e lâââ‰â¢India con altro miliardo circa, e solo questi hanno messo in ââ∠âginocchio ââ∠â tutto il commercio mondiale, con prodotti di difficile concorrenza, per un bassissimo costo alla produzione. Ormai i Cinesi e Indiani producono tutto, saranno ââ∠âI Produttori di tuttoâââ¬ÃÂ
Conquistare il loro mercato con le nostre produzioni industriali ̮̬ praticamente impossibile. Molte aziende Europee e Americane ââ∠âapronoâââ¬Ã delle grandi fabbriche in questi paesi, per vendere direttamente nel mercato interno, percḫ̩ non esistono diritti ââ∠âdel lavoroâââ¬Ã e possono inquinare senza nessuna restrizione, la Cina ̮̬ il paese che piÃÆÃ¹ inquina al mondo. Praticamente il Capital-Comunista praticato in Cina ha ââ∠âdenaro sufficiente ââ∠â per fare qualsiasi investimento e con le ââ∠âriserveâââ¬Ã di denaro che hanno possono acquistare ââ∠âterreâââ¬Ã in altri paesi. Quindi dopo la premessa, dobbiamo rivolgere, il nostro sviluppo, in settori che non abbiano a che fare con ââ∠âgrandi fabbriche industrialiâââ¬ÃÂ, cio̮̬ sviluppare ââ∠âpiccola industriaâââ¬Ã Ã¢â∠âservizi ââ∠â agricoltura-biologica ââ∠â turismo-beni culturaliâââ¬Ã Ã¢â∠â ricercaâââ¬ÃÂ. Non abbiamo altre speranze di crescita se non ci concentriamo in questi settori. Forse tra 20 anni in Cina e India, scompariranno lo schiavismo, cresceranno i diritti umani, crescerÃÆÃ Ã¢â∠âil consumismo ââ∠â il costo del welfare ââ∠â ââ∠âil costo della sanitÃÆÃ Ã¢â∠â, anche in queste nazioni le loro ââ∠âgrandi produzioni e grandi fabbriche ââ∠â non riusciranno ad esportare a prezzi competitivi
Vista la grande crisi che ̮̬ in corso anche nel nostro paese, e quindi i posti di lavoro sono in diminuzione ,"non ci sono posti di lavoro per tutti" percḫ̬ non dare occasione lavorativa prevalentemente ad almeno un componente della famiglia?
Per quale motivo, chi vive da solo non viene considerato famiglia? la sua colpa ̮̬ forse quella di non aver trovato l'anima gemella? o di aver divorziato magari controvoglia e non per colpa sua? in un paese dove le famiglie vengono spesso rovinate dai divorzi "molto onerosi e lunghi anche 16 anni (giustizia Italiana da terzo mondo)" Si rimane poi soli, senza soldi e spesso anche senza lavoro a queste persone, viene richiesto ogni tipo di pagamento: canone rai, tassa immondizie ecc.. costringendoli a chiedere i soldi ai genitori, esiste qualche tutela per tali soggetti? Se NO, cosa devono fare senza, nessun diritto? solo doveri? se muoiono i genitori e finisce il sostentamento, devono morire pure i figli? come soluzione, lo stato invia la pistola giÃÆÃ carica? oppure da qualche altra soluzione?
Personalmente, non ne conosco.
In Italia, le persone che vivono sole, sono in aumento, per i motivi sopra esposti, se si continuerÃÆÃÂ in questo modo, la parola FAMIGLIA scomparirÃÆÃÂ anche dal vocabolario ITALIANO. Quindi penso che nel nostro paese sia urgente una grande riforma su questi temi che vengono spesso dimenticati dai politici.
Vi faccio comunque i complimenti, continuate cosÃÆÃ¬.
Loris 03-08-2010
Mettiamo negli uffici pubblici software "open source", invece che pagare le licenze a Microsoft assumiamo informatici e tecnici del nostro paese. Il Belgio lo ha gia' fatto !
Facciamo una economia basata su kilometri zero sia in agricoltura che nell'abbigliamento e prodotti di prima neccessita,nn si puo' che devo bere l'acqua Norda di roma quando posso bere l'acqua di brescia la Castello interrompiamo questo via vai di camion che nn serve a nulla ....
Ho votato anch'io alle elezioni regionali per il Movimento 5 stelle. Ma possiamo DISCUTERE ANCHE DI "FAMIGLIA", nucleo fondante della societÃÆÃÂ ? Chi la protegge dal punto di vista SOCIALE, FISCALE ED ECONOMICO? Un programma politico serio dovrebbe tenerne conto....
. Oltre il 50% delle famiglie italiane dispone di un reddito mensile inferiore a 1.900 euro.
. In Italia vivono in condizioni di povertÃÆÃ relativa ben 2 milioni e 674mila famiglie (lâââ‰â¢11,7%
delle famiglie residenti), pari ad un totale di 7 milioni e 588mila persone (il 13,2% della
popolazione italiana).
. Lâââ‰â¢Eurispes stima che circa 2.500.000 nuclei familiari siano a rischio povertÃÆÃ , lâââ‰â¢11% delle
famiglie totali, ben 8 milioni di persone. Il totale delle persone a rischio povertÃÆÃÂ e di
quelle giÃÆÃ comprese tra gli indigenti ̮̬ allarmante: si possono stimare circa 5.200.000 nuclei
familiari, allâââ‰â¢incirca il 23% delle famiglie italiane e piÃÆÃ¹ di 15 milioni di individui, di
questi quasi 3 milioni sono minori di 18 anni.
. Il ceto medio in questi ultimi anni ha dovuto subire una forte erosione del proprio potere
dâââ‰â¢acquisto.
. Nel periodo 2001-2005 lâââ‰â¢Eurispes ha calcolato una crescita complessiva dellâââ‰â¢inflazione
del 23,7% con una perdita di potere dâââ‰â¢acquisto delle retribuzioni pari al 20,4% per gli
impiegati, al 14,1% per gli operai, al 12,1% per i dirigenti e allâââ‰â¢8,3% per i quadri.
. Si ̮̬ verificata negli ultimi anni una caduta della propensione al risparmio delle famiglie
italiane, causata da un lato dalla crescente difficoltÃÆÃ dovuta allâââ‰â¢aumento dei prezzi e,
dallâââ‰â¢altro, dai numerosi e forti disincentivi che sono sorti ad ostacolare e rendere meno
appetibile il risparmio. Tra il 2001 e il 2005, le famiglie hanno ridotto il loro risparmio
annuo del 40%. Se nel 2001 i risparmi degli italiani ammontavano a 106 miliardi di euro,
pari allâââ‰â¢8,9% del Pil, nel 2005 il dato ̮̬ sceso fino a 64 miliardi di euro, con
unâââ‰â¢incidenza sul Pil del 4,8%.
. La contrazione degli standard qualitativi e quantitativi di vita sono ormai mantenuti solo
ricorrendo ad un sempre piÃÆÃ¹ massiccio indebitamento, testimoniato anche dalla forte crescita
del credito al consumo e del proliferare sul mercato di societÃÆÃÂ finanziarie e di organizzazioni
che erogano finanziamenti a tassi non sempre del tutto sostenibili.
. La crescita del credito al consumo erogato dalle banche tra il 2002 e il 2006 ̮̬ stata del
77%. Nel solo 2006 lâââ‰â¢ammontare del credito al consumo ammontava a 50 miliardi di eu
2
ro.
. Il credito al consumo erogato dalle societÃÆÃ finanziarie ̮̬ cresciuto nello stesso periodo
dellâââ‰â¢84% e il suo ammontare complessivo ̮̬ stato pari a 34,2 miliardi di euro. Complessivamente
il credito al consumo ̮̬ cresciuto negli ultimi 5 anni del 157%. Il credito per i mutui
casa ̮̬ cresciuto nello stesso periodo del 138%. Lâââ‰â¢indebitamento complessivo delle famiglie
italiane ̮̬ passato dai 247.911 milioni di euro del 2001 ai 431.016 milioni di euro
del 2006 con una crescita complessiva del 74%. Insomma i debiti delle famiglie italiane
rappresentano ormai il 25% del Pil.
. Un altro fenomeno, ben noto ai direttori di banca, ̮̬ quello della difficoltÃÆÃ dalle famiglie
del ceto medio di arrivare alla fine del mese.
. Sempre piÃÆÃ¹ spesso le famiglie utilizzano le carte di credito per poter accedere ai beni
consumo giornaliero sapendo che questo sistema offre la possibilitÃÆÃÂ di spostare i pagamenti
al 15 del mese successivo.
. Milioni di famiglie invece arrancano per arrivare a fine mese.
. Un altro ostacolo ̮̬ costituito dallâââ‰â¢incremento progressivo degli interessi sui mutui immobiliare
e sui prestiti accesi a tasso variabile che scontano i continui innalzamenti del prime
rate imposti dalla Banca Centrale Europea.
. I sette aumenti di Ãâü di punto decisi dalla BCE nellâââ‰â¢ultimo anno confermano, caso mai ve ne
fosse stato bisogno, quanto lâââ‰â¢inflazione reale non corrisponda a quella ufficialmente dichiarata.
. CosÃÆÃ¬ come giÃÆÃ avvenuto negli Stati Uniti e in Spagna, anche in lâââ‰â¢Italia ̮̬ allarme per
lâââ‰â¢insolvenza dei mutui per la casa. Infatti il numero dei contratti non onorati ̮̬ in aumento
tanto che si calcola che, nel solo 2006, le famiglie in difficoltÃÆÃÂ nel pagare le rate del mutuo
sono cresciute del 5,1%. Il debito complessivo in sofferenza ̮̬ di circa 11 miliardi di
euro nel 2006 e le famiglie coinvolte sono almeno 410.000.
. Anche lâââ‰â¢aumento delle tariffe dei servizi di pubblica utilitÃÆÃ (acqua, gas, luce, trasporti)
penalizza pesantemente le famiglie italiane.
. I salari italiani sono i piÃÆÃ¹ bassi dâââ‰â¢Europa. Nel periodo 2000-2005 a fronte di una crescita
media dei salari europei del 18%, in Italia i lavoratori dellâââ‰â¢industria e dei servizi hanno
visto la propria busta paga crescere solo del 13,7%.
. Lo stipendio ̮̬ in lire ma paghiamo in euro.
. Lâââ‰â¢Italia tra i paesi europei ̮̬ quella che investe meno sullo stato sociale.
. Infatti lâââ‰â¢Italia nel 2006 ha una spesa sociale pari al 26,4% del Pil, mentre Francia e
Germania spendono il 31% del loro Pil.
. Il Regno Unito nellâââ‰â¢ultimo quinquennio ̮̬ passato da una spesa del 26,3% al 28%.
. I due settori che hanno maggiore peso sono la spesa per gli anziani e quella per la sani
3
tÃÆÃÂ .
. La spesa per gli anziani non ha subito nel corso degli ultimi anni particolari variazioni e
corrisponde al 12,8% del Pil. La Germania spende il 13,6%. CiÃÆÃ² dipende dal fatto che
lâââ‰â¢incidenza della popolazione anziana ̮̬ molto forte dal momento che gli ultrasessantenni
rappresentano il 25% della popolazione.
. Anche la spesa sanitaria ̮̬ legata al grado di invecchiamento ma, rispetto ai piÃÆÃ¹ importantipaesi
europei in Italia ̮̬ proporzionalmente inferiore e nel 2006 ha raggiunto il 7%
del Pil.
. La media della Ue a 15 ̮̬ dellâââ‰â¢8%, della Germania lâââ‰â¢8,2%, della Francia il 9,2%,
dellâââ‰â¢Olanda lâââ‰â¢8,9%.
. Se poi andiamo a vedere gli altri fronti di spesa le cose non vanno meglio.
. Per la disabilitÃÆÃÂ la sua media europea nel 2006 era del 2,4% del Pil, in Germania del
2,5%, in Olanda del 2,9%, nel Regno Unito del 2,5%, in Italia dellâââ‰â¢1,6%.
. Per la famiglia e per lâââ‰â¢infanzia la spesa media della Ue ̮̬ del 2,4% del Pil. La Germania
spende il 3,4%, la Francia il 2,5%, lâââ‰â¢Italia lâââ‰â¢1,1%.
. Per la disoccupazione a fronte di una media europea del 2,2%, la Germania spende il
3%, la Francia il 2,3%, lâââ‰â¢Italia lo 0,4%.
. Per il problema abitativo a fronte di una media europea dello 0,6%, lâââ‰â¢Italia spende
0,0%.
. Infine, il sistema fiscale italiano, a differenza di quanto avviene in altri paesi europei, non
riconosce il forte peso del costo dei figli sul bilancio delle famiglie. In Francia, ad esempio,
il sistema fiscale ̮̬ basato sul quoziente familiare che prevedendo la divisione
dellâââ‰â¢imponibile per il numero dei componenti, agevola le famiglie numerose.
. Si parla da anni del ââ∠âreddito di cittadinanzaâââ¬Ã come misura di contrasto alla povertÃÆÃ e
allâââ‰â¢esclusione socialeâââ¬Ã¦
. Molto resta ancora da fare sul fronte della indennitÃÆÃÂ di maternitÃÆÃÂ , sul fronte del lavoro
atipico e parasubordinato.
. La legge Biagiâââ¬Ã¦ deve essere completata.
LAVORO Manuale:
Dopo il famoso '68 la societÃÆÃÂ ha delegittimato il lavoro manuale. per cui si sono obbligati TUTTI a STUDIARE sui libri.
Non si ̮̬ pensato che il lavoro manuale ̮̬ altrettanto DIGNITOSO di quello cosiddetto "intellettuale" Fare bene un mestiere non ̮̬ meno dignitoso di fare bene l'avvocato.
Penso che questo atteggiamento sta portando la fine dell'occidente come aveva giÃÆÃÂ portato la fine dell'impero romano.
(Henry Miller 1942 - Osvald Spengler 1920)
TOBIA