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SE NE FREGANO DEI CITTADINI


Macerata - 

Arriviamo sempre puntuali nonostante siamo tra i pochi a non fare gli avvocati, i dipendenti pubblici o i liberi professionisti. Alle 16.00 eravamo pochissimi. Il consiglio è iniziato molto in ritardo ed è stato interrotto su richiesta del Pd dopo solo 2 ore. Ci siamo opposti ma si sono votati l'evasione per partita di calcio. Il consiglio di ieri è costato ai cittadini almeno 2000€. I cittadini dovrebbero assistere ai consigli per capire la deriva della politica basata solo sulla gestione del potere in cambio di piccoli o grandi favori.
CONSIGLIERI IN CONSIGLIO


Macerata - 

A DIECI ANNI DA QUEL "Vaffa" CHE LE TV VOLEVANO IGNORARE.

di Marco Travaglio

Dieci anni fa, l'8 settembre 2007, Beppe Grillo lanciava a Bologna il primo "V-Day". La "V" era presa a prestito dal film V per vendetta, ma anche dall'iniziale del Vaffanculo con cui amorevolmente accompagnava i nomi dei 24 parlamentari pregiudicati. Ieri, nel ricordare l'anniversario, un povero smemoratello di Repubblica ha scritto che quel giorno "ha cambiato la politica italiana", ovviamente "in peggio". Perché "inaugurò l'era dell'insulto permanente": prima invece la politica era roba per educande; poi calarono i barbari e fu la fine.
Non s'è accorto, il pover'uomo, di tante cose accadute da allora a oggi. Nemmeno del paradosso grillino: i predatori hanno leggermente migliorato la specie predata. Costringendo i partiti a risparmiarci qualcuna delle tante indecenze che avevano in serbo: non perché siano diventati virtuosi, ma perché "se no vince Grillo".
Senza quel V-Day, non avremmo avuto la legge Severino del 2012: B. sarebbe ancora senatore e potrebbe ricandidarsi per la settima volta alla presidenza del Consiglio. Anche i piccolissimi tagli ai costi e ai privilegi della Casta (titolo del best seller di Stella e Rizzo uscito proprio nel 2007) non avrebbero mai visto la luce, se Grillo e i suoi ragazzi non avessero fatto una bandiera della sobrietà, della democrazia dal basso e della politica senza soldi. La fine del finanziamento pubblico ai partiti (almeno nelle sue oscene forme dirette) è figlia di quella stagione. Così come le vittorie democratiche nei referendum del 2011 su nucleare, lodo Alfano e acqua pubblica e del 2016 sulla Costituzione.
Al V-Day io c'ero, a parlare di legalità, senza neppure immaginare gli sviluppi di quel movimento nascente. Ma nemmeno Grillo e Gianroberto Casaleggio avevano in mente un partito. Il V-Day era l'estrema conseguenza dello sdegno sfogato da Grillo in anni di spettacoli, già pienamente politici, anche a sua insaputa: energie alternative, nuove politiche dei rifiuti, ambientalismo spinto, crac bancari (quello della Parmalat l'aveva anticipato lui d'un paio d'anni), invettive contro malapolitica, malafinanza, malainformazione. Comico e "difensore civico". Tutt'altro che anti-sistema: sperava ancora di indurre il sistema, a calci in culo, ad autoriformarsi.
Nell'estate 2007, sul suo blog (nato nel 2005, uno dei più letti al mondo), lanciò le primarie programmatiche online, discusse per otto mesi da 800 mila persone su proposte di insigni esperti (anche il Nobel Joseph Stiglitz). Poi andò dal premier Romano Prodi a consegnargli il dossier finale: energie rinnovabili, wi-fi gratis, rifiuti e cemento zero. Il Prof lo ascoltò per qualche minuto, sprofondato nel divano di Palazzo Chigi, poi socchiuse gli occhi. "Mi stavo solo concentrando", disse poi. "Encefalite letargica", sentenziò Beppe.
L'8 settembre, ricorrenza del tragico armistizio, ecco il V-Day. Sottotitolo: "Parlamento pulito". Almeno 100 mila persone in piazza Maggiore, più dieci volte tante collegate da altre 200 piazze. Sul palco giornalisti, scrittori, artisti, docenti. Sotto, gli attivisti dei Meetup raccolgono firme su tre leggi di iniziativa popolare: incandidabilità dei condannati in Parlamento, tetto massimo di due legislature, abolizione del Porcellum per tornare a scegliere deputati e senatori. In mezza giornata, 350 mila adesioni.
Una cosetta da niente, infatti i tg Rai, Mediaset e La7 non mandano una sola telecamera né un inviato (ci sono solo i cameramen di Sky e di Annozero). Basta non parlarne e il V-Day non esiste. Le agenzie di stampa inventano "attacchi", "insulti", "offese a Marco Biagi", anche se in dieci ore nessuno l'ha mai citato. Si è solo criticata in un filmato la legge 30 perché aumenta il precariato.
Il Tg1 delle 20 diretto da Gianni Riotta non inserisce neppure il V-Day nei titoli, e gli dedica 29 secondi da studio: "S'è svolto a Bologna e in altre città italiane il Vaffa Day del popolare comico genovese...".
Il direttore del Tg2 Mauro Mazza (quota An) legge un editoriale dal titolo "Grillo e grilletti". E col volto terreo, come se fossero tornate le Br, ammonisce Grillo col gesto della pistola: "Che accadrebbe se qualcuno, ascoltati gli insulti di Grillo, premesse il grilletto?". Peccato che Grillo non abbia mai evocato né pistole né fucili, diversamente da Bossi.
La stampa intuisce subito la minaccia incombente per i poteri marci e scatena i suoi esperti, quelli che capiscono sempre tutto: Grillo è "antipolitico", "qualunquista", "populista", "giustizialista", "fascista", "terrorista" e soprattutto "volgare". Montezemolo alza il ditino ammonitore: "A risolvere i problemi dell'Italia con i vaffanculo non ci credo". Eugenio Scalfari, su Repubblica, scomunica il movimento grillino come fenomeno "anarcoide e individualista", "anacronistico", "antipolitico": "invasioni barbariche... del law & order nei suoi aspetti più ripugnanti; ci vedo dietro la dittatura... slogan della peggiore destra, quella populista, demagogica, qualunquista... piazza pulita per il futuro dittatore".
Andrea Romano, dalemiano dell'Einaudi di B. e della Stampa di Agnelli, non ancora evolutosi in deputato montiano e poi renziano, trova che in un Paese normale il V-Day "verrebbe recensito nelle pagine dello spettacolo".
Riotta si rifà con uno Speciale Tv7. "Ora vediamo chi è davvero Grillo", dice lanciando un servizio-scoop: a una festa dell'Unità del 1981,il comico pretese addirittura che gli pagassero il cachet, tanto perché sia chiaro che "non esistono vergini". Le indagini del Tg1 sui crimini di Grillo proseguono senza sosta nei giorni seguenti: i segugi di Riotta scoprono addirittura che, fra i 3 mila commenti giornalieri sul blog, ce n'è uno negazionista e filonazista (subito cancellato).
Intanto le tre leggi popolari vengono imboscate in un cassetto del Senato e lì riposeranno in pace per sempre, nonostante una tragicomica convocazione di Grillo davanti alla commissione Affari costituzionali del Senato.
Il 25 aprile 2008, secondo V-Day, stavolta a Torino, dedicato alla malainformazione. In piazza San Carlo 100 mila persone, più altri 2 milioni collegati da tutta Italia. Oltre 500 mila firme raccolte su tre quesiti referendari per abolire l'Ordine dei giornalisti, la legge Gasparri e i finanziamenti pubblici ai giornali. Grillo si appella al Pd: "Copiate il nostro programma, ve lo regalo". Ma la risposta di partiti e giornali al seguito è sempre la stessa: fascista, qualunquista, antipolitico, volgare.
Nell'estate 2009 Grillo si iscrive alla sezione del Pd di Arzachena per correre alle primarie e diventare segretario. Piero Fassino, ultimo leader Ds, gli nega l'accesso perché è "ostile" e lo sfida a farsi un partito. Di lì a poco verrà accontentato: la prima di una serie di brillanti profezie. "Se Prodi e Veltroni - ci dirà Casaleggio pochi mesi prima di morire - avessero accolto le nostre proposte, avrebbero dato la svolta al Pd e al sistema politico e il M5S non sarebbe mai nato. Ma dopo i due V-Day i giornali, soprattutto di sinistra, ci trattarono come una via di mezzo fra dei mangiatori di bambini e una setta satanica. E così raccogliemmo la sfida che ci aveva lanciato, pensando di prenderci in giro, Fassino. E fondammo il Movimento 5 Stelle". Che, dopo 10 anni e 8,5 milioni di voti, per chi non vuol vedere né sentire, è ancora una parolaccia.

#NOISEMPREAVOSTRADISPOSIZIONE


Macerata - 

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Il Segretario che fa comodo


Macerata - 

Invasati dal potere, questa è l'immagine che trasmettono i nostri amministratori locali.

Pochi giorni fa il Sindaco si è alterato inspiegabilmente perché la Lega Calcio non ha accettato l'iscrizione della Maceratese arrivata in netto ritardo (ma le regole non valgono per tutti?).

Di questi giorni la forte presa di posizione della Prefettura che ha nominato il nuovo Segretario Comunale in quanto il Sindaco, nonostante trascorsi da molto (28 giugno 2017) i 120 giorni imposti dalla legge per sostituire il dimissionario Montaccini, ad oggi lasciava ancora nel ruolo un Dirigente, disattendendo le stringenti disposizioni dell' Albo nazionale dei segretari comunali (Ministero dell'Interno).

Considerata la "moria" dei segretari comunali in città è evidente che un problema esiste ed è probabilmente imputabile al fatto che tali segretari hanno limitata la propria autonomia da un Sindaco che dall'inizio del suo mandato decide tutto da solo, raramente supportato dai suoi stessi consiglieri (anche perché li ascolta di rado!).

E' quindi evidente che avere come segretario un Dirigente da sempre "assecondante" è molto più comodo che avere un segretario autonomo e rigoroso.

Il ruolo del segretario comunale è per noi centrale in quanto risponde a persona indipendente che deve vagliare tutti gli atti comunali. Il segretario comunale dà per esempio il parere sugli emendamenti e proposte sia di minoranza che di maggioranza ed è quindi fondamentale che non sia di parte.

Restiamo in attesa fiduciosa che gli amministratori spieghino ai cittadini i motivi per i quali sono così abituati ad infrangere regole importanti che la comunità si è data.


Gruppo consiliare M5S Macerata

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Aprono le scuole, sono sicure?


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#ILPATTODELNAZZAROMANO

#LUPORCUCOLACAMISCIA


Macerata - 

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#LUPORCUCOLACAMISCIA
La politica urbanistica di questa città ha avuto aspetti allarmanti. A fronte di una città che dal 1960 ha gli stessi abitanti (45/50mila), le amministrazioni di centro sinistra hanno progettato case per 80mila abitanti. Il bene comune è stato messo in soffitta, gli interessi particolari esaltati (ci sono state consigliature con più architetti e costruttori che avvocati). Una città stupenda ha oggi ferite che non si rimarginano come quella di Piazza Pizzarello. I cittadini ricorderanno sicuramente quali disegni meravigliosi venivano mostrati per questi luoghi (piazza Pizzarello, via Trento, valleverde, Fontescodella...). Io penserei prioritariamente a sistemare questi orrori e poi a presentarsi come città della cultura, perché se un maiale si mette la camicia a fiori non diventa elegante.


Macerata - 

Intervento di Carla Messi
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Intervento di Roberto Cherubini
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I candidati a Macerata