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MoVimento 5 Stelle

Ambiente


Matera - 
 
L'impianto Italcementi di Matera si appresta a diventare un vero e proprio inceneritore. La società ha infatti inoltrato richiesta alle autorità competenti affinché le venga consentito di bruciare CDR e CSS nella quantità pari a 60000 t/anno. Rispondendo alle dieci domande del consigliere comunale Manicone, il suo portavoce afferma candidamente che per le nanoparticelle non esistono ,allo stato attuale, filtri in grado di trattenerne la totalità. Non solo: si dichiara che non si verifica nessuna generazione di ceneri, che rimangono inglobate nella matrice del clinker. Peccato che nella relazione tecnica di modifica dell'AIA, a pag.37, si legge testualmente: " "Il ciclo tecnologico di produzione del cemento non produce direttamente rifiuti. I rifiuti prodotti nell'impianto derivano esclusivamente dalle attività di manutenzione e servizio che, dopo idoneo deposito temporaneo, sono avviati a smaltimento o preferibilmente a recupero in funzione della tipologia e della disponibilità territoriale di soggetti autorizzati. Il quantitativo di rifiuti prodotti complessivamente è piuttosto contenuto. Di questi, i rifiuti pericolosi costituiscono una frazione limitata. Presso la cementeria è stata individuata un'area di deposito temporaneo dei rifiuti, che sono stoccati suddivisi per tipologia in appositi contenitori (box in calcestruzzo, fusti, serbatoi, contenitori metallici, cassoni, ecc.) in funzione del tipo di rifiuto. "" Quindi, nella relazione tecnica si parla di rifiuti prodotti di cui, una piccola frazione (quanta?) è costituita da rifiuti pericolosi. Dove vanno a finire questi rifiuti una volta che i contenitori hanno raggiunto il limite della propria capacità? Perché, se si tratta di rifiuti non pericolosi, li si dovrebbe rendere tali incenerendoli e causando problemi sia a livello di particelle emesse che di ceneri prodotte? Aumentando la quantità di rifiuti da bruciare (già ora vengono bruciati pneumatici e pet coke) non aumenteranno anche i rifiuti pericolosi prodotti, anche se indirettamente? Inglobando nel clinker sempre più ceneri, non si peggiorano le proprietà di elasticità del cemento? Quando quel cemento comincerà a degradarsi, non rilascerà polveri pericolose per la salute umana? E il principio di precauzione vale o valgono solo gli interessi dei privati che, pur di lucrare, si disinteressano dei potenziali danni che potrebbero arrecare all'ambiente ed alle persone? Ci piacerebbe che Italcementi rispondesse anche a queste domande. Che dite, lo farà?

Matera - 

Bluffing.jpg Si può ingannare una parte del popolo per tutto il tempo, e tutte le persone che per qualche tempo, ma non si può ingannare tutto il popolo tutto il tempo. (Abraham Lincoln)

Chi governa la Basilicata? Vito De Filippo oppure Monti e Passera?

Il Consiglio dei Ministri numero 48 del 4 ottobre 2012 ha impugnato(*) davanti al Consiglio di Stato la Legge 08/08/2012 n. 16 della Regione Basilicata, comunemente chiamata Legge sulla Moratoria. Con questo atto, l'assise ministeriale dimostra che il "non governatore" lucano, Vito De Filippo, è un pessimo amministratore, più intento mediaticamente a favorire la sua prossima candidatura al Parlamento che ad amministrare realmente la sua terra.

Dopo averla svenduta per 30 denari di royalties, appena ha sentito odore di elezioni parlamentari, il "defilippiano" Vito de Filippo ha pensato bene di crearsi un alone donchisciottiano, facendosi passare per paladino dei diritti dei lucani, partorendo una legge bluff che nella realtà ha sempre tranquillizzato le società minerarie, sia per l'evidente incostituzionalità della legge stessa, e sia per la possibilità che qualsiasi TAR potesse invalidare i singoli effetti della legge Moratoria sulle istanze bocciate con delibere di Giunta. L'incongruenza burocratica che i TAR rileveranno, dopo il sicuro ricorso delle società petrolifere, è infatti quella che le delibere di Giunta Regionale, indipendentemente dall'incostituzionalità della stessa legge, negano le intese minerarie che la stessa Regione, col suo Dipartimento ambiente, ha in precedenza consentito rilasciando pareri favorevoli alle VIA (Valutazioni di Impatto Ambientale).

Se il "non governatore" vuole veramente fermare le estrazioni di petrolio in Basilicata, non ha bisogno di una legge, ma semplicemente deve ricorrere alla normale procedura amministrativa legalmente consentita: dare i pareri negativi alle osservazioni sulle VIA.
Se il Consiglio di Stato, come appare certo, darà torto a De Filippo, l'unico effetto di questa tecnica da basso impero politico sarà quello di demandare l'amministrazione del territorio non ai suoi amministratori eletti, ma al Governo italiano, che già ha dimostrato di saper governare poco la nazione. Figuriamoci come governerà, impoverendola, la Basilicata, che ha già sotto le mani di Vito De Filippo, raggiunto il triste primato della regione più povera d'Italia.

La finta Moratoria di De Filippo, è già ampiamente utilizzata mediaticamente dal "non governatore", aiutato in questa operazione di marketing elettorale a danno dei lucani dai radicali di Maurizio Bolognetti, da Comunità Lucana-movimento no oil di Miko Somma e da Legambiente e WWF regionali, tutti partiti e movimenti che si muovono ambiguamente lungo il confine che "non separa" la demagogia governativa da quella di chi si fa credere vicino alle tematiche ambientali ed economiche della Basilicata. Partiti e movimenti subito dimostratisi entusiasti di una legge sulla Moratoria che appariva incostituzionale e ambigua anche ai profani.

Dunque, chi governa la Basilicata? E che ruolo giocano alcuni partiti e alcune associazioni ambientaliste nella gestione del territorio della Basilicata? Ma soprattutto, perché paghiamo centinaia di migliaia di euro all'anno di stipendio a supertecnici dei Dipartimenti regionali, i quali redigono leggi che il Consiglio dei Ministri farà annullare con ricorso al Consiglio di Stato?

Secondo il Movimento 5 Stelle anche in Basilicata è ora di spendere meglio i soldi pubblici, amministrando finalmente la regione e mandando a casa una casta di tecnici e di politici arruffoni.

Ci vediamo in Consiglio Regionale, sarà un piacere.

Vito Petrocelli

(*) Motivi dell'impugnativa: La legge della Regione Basilicata n. 16 dell'8 agosto 2012, recante «Assestamento del bilancio di previsione per l'esercizio finanziario 2012 e del bilancio pluriennale per il triennio 2012/2014" presenta aspetti di illegittimità costituzionale con riferimento a quanto previsto all'art. 37, rubricato "Provvedimenti urgenti in materia di governo del territorio e per la riduzione del consumo del suolo". La citata disposizione prevede che la Regione, a far data dall'entrata in vigore della norma stessa, non rilascerà l'intesa al conferimento di nuovi titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi prevista dall'articolo 1, comma 7, lettera n) della legge 23 agosto 2004, n. 239. Premesso che la disposizione censurata è riconducibile alla materia, di legislazione concorrente, della "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia" (art. 117, comma 3 della Costituzione) si osserva che lo Stato, nell'esercizio della sua potestà legislativa, con la legge 23 agosto 2004, n. 239 recante "Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia", ha fissato i principi fondamentali in materia di localizzazione di impianti energetici. La suddetta legge contiene altresì disposizioni per il settore energetico che contribuiscono a garantire la tutela della concorrenza, la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, la tutela dell'incolumità e della sicurezza pubblica, la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema al fine di assicurare l'unità giuridica ed economica dello Stato e il rispetto delle autonomie regionali e locali, dei trattati internazionali e della disciplina comunitaria. L'art. 1, comma 4, della sopra citata legge prevede che "Lo Stato e le regioni, al fine di assicurare su tutto il territorio nazionale i livelli essenziali delle prestazioni concernenti l'energia nelle sue varie forme e in condizioni di omogeneità, sia con riguardo alle modalità di fruizione, sia con riguardo ai criteri di formazione delle tariffe e al conseguente impatto sulla formazione dei prezzi, garantiscono: (?) d) l'adeguatezza delle attività energetiche strategiche di produzione, trasporto e stoccaggio per assicurare adeguati standard di sicurezza e di qualità del servizio nonché la distribuzione e la disponibilità di energia su tutto il territorio nazionale;" nonché "f) l'adeguato equilibrio territoriale nella localizzazione delle infrastrutture energetiche, nei limiti consentiti dalle caratteristiche fisiche e geografiche delle singole regioni, prevedendo eventuali misure di compensazione e di riequilibrio ambientale e territoriale qualora esigenze connesse agli indirizzi strategici nazionali richiedano concentrazioni territoriali di attività, impianti e infrastrutture ad elevato impatto territoriale (?)". L'art. 1, comma 3, della legge n. 239/2004, inoltre, chiarisce che il conseguimento dei suddetti obiettivi generali di politica energetica è assicurato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione, adeguatezza e leale collaborazione, dallo Stato, dall'Autorità per l'energia elettrica e il gas, dalle regioni e dagli enti locali. In particolare, secondo il comma 7 dello stesso articolo, spetta allo Stato, anche avvalendosi dell'Autorità per l'energia elettrica e il gas, "l'identificazione delle linee fondamentali dell'assetto del territorio nazionale con riferimento all'articolazione territoriale delle reti infrastrutturali energetiche dichiarate di interesse nazionale ai sensi delle leggi vigenti" (lettera g), e allo Stato "l'individuazione, di intesa con la Conferenza unificata, della rete nazionale di gasdotti" (co. 8, lett. b), n. 2). Gli art. 29, comma 2, lett. g), del d. lgs. n. 112/98 e art. 52-quinquies del D.P.R. n. 327/2001, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, attribuiscono nella materia di cui si tratta un potere autorizzatorio allo Stato, riconoscendo quindi all'amministrazione statale "una competenza amministrativa generale e di tipo gestionale" a fronte di esigenze di carattere unitario. Il necessario coinvolgimento delle Regioni di volta in volta interessate è assicurato dal D.P.R. n. 327/2001 mediante quello strumento particolarmente efficace costituito dall'intesa in senso "forte", che garantisce una adeguata partecipazione di queste ultime allo svolgimento del procedimento incidente sulle molteplici competenze delle amministrazioni regionali e locali. Tutto ciò premesso e considerato, la disposizione regionale censurata, negando a priori il rilascio dell'intesa per il conferimento di nuovi titoli minerari per la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, si pone in contrasto con i principi generali in materia di "produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell'energia" e, conseguentemente, viola l'art. 117, comma 3 della Costituzione. L'art. 37 della l.r. n. 16/2012 si pone altresì in contrasto con l'art. 117, comma 2, lettera m) della Costituzione ("determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale") in quanto, ostacolando lo sviluppo della rete dei gasdotti di interesse nazionale e con essa l'efficiente erogazione di gas, determina l'impossibilità di provvedere alle esigenze fondamentali dei cittadini. La norma censurata, inoltre, contrasta con l'articolo 97 della Costituzione in quanto, rendendo obbligatorio il ricorso alla procedura alternativa prevista dal comma 6 del più volte citato art. 52-quinquies, appesantisce il procedimento di autorizzazione disciplinato dal D.P.R. 327/2001, in violazione del principio di buon andamento dell'azione amministrativa previsto all'art. 97 Cost. La previsione ex lege del diniego dell'intesa, che trova applicazione in modo aprioristico, generalizzato ed indiscriminato, e che si riflette in un appesantimento del provvedimento autorizzatorio, infatti, non contempla la formalizzazione del diniego in un provvedimento motivato in modo chiaro e dettagliato alla luce delle risultanze dell'istruttoria e a specifici elementi di fatto. La disposizione censurata viola, altresì, l'art. 117, comma 1 della Costituzione, nella misura in cui esclude il rilascio dell'intesa regionale per il conferimento di titoli minerari relativi ad idrocarburi anche gassosi. Tale integrale preclusione appare indubbiamente incompatibile con il perseguimento dell'obiettivo della sicurezza degli approvvigionamenti di gas naturale delineato nel preambolo della Direttiva 2009/73/CE concernente il mercato interno del medesimo gas. La norma censurata, infine, contrasta con il combinato disposto degli articoli 3, comma 1 e 41 della Costituzione, in quanto le limitazioni ? di carattere normativo ? all'iniziativa economica privata debbono perseguire finalità di utilità sociale, sicché non possono che essere informate ai principi di ragionevolezza e proporzionalità. Infatti il menzionato rifiuto aprioristico e totale del rilascio dell'intesa, ancorché in astratto volto ad un fine di utilità sociale, quale la riduzione del consumo del suolo nel contesto del governo del territorio, non può ritenersi conforme a ragionevolezza e proporzionalità, giacché esso impedisce in limine la ponderazione delle singole istanze, necessaria all'assunzione di misure proporzionate alle concrete fattispecie ad esse sottese. Il contestato diniego assoluto all'intesa di cui all'articolo 37 della legge regionale 16/2012 risulta pertanto arbitrario ed incongruo rispetto ad istanze e progetti, verosimilmente provvisti dei requisiti più eterogenei, che non possono a priori essere valutati in funzione delle corrispondenti peculiarità, con la conseguente compressione della libertà d'iniziativa sancita dall'art. 41 della Costituzione. Per quanto sopra esposto la disposizione regionale indicata deve essere impugnata dinanzi alla Corte Costituzionale ai sensi dell'art. 127 Cost.


Matera - 

L'Agricoltura biologica è un tipo di agricoltura che considera l'intero ecosistema agricolo, sfrutta la naturale fertilità del suolo favorendola con interventi limitati, promuove la biodiversità dell'ambiente in cui opera e limita o esclude l'utilizzo di prodotti di sintesi.

Il prodotto biologico non è solo un prodotto ottenuto senza l'uso fitofarmaci. I fitofarmaci sono l'ultima cosa, non vengono utilizzati se la pianta sta bene, non sono la magia. Noi non ci alziamo la mattina e facciamo colazione con gli antibiotici. Per stare bene e produrre la pianta si deve adattare a vivere alle condizioni di quel comprensorio ed in quel clima. In questo modo la natura porta avanti i geni migliori e causa la scomparsa di quelli meno utili. Questa si chiama selezione naturale che i nostri nonni conoscevano benissimo quando selezionavano il miglior frutto della migliore pianta. Come ad indicare che la condizione di benessere fenotipico sia essenziale per la riuscita di una coltivazione futura. Si conservavano i semi, si prestavano i semi, si scambiavano i semi come se fosse merce rara. La globalizzazione ha permesso alle multinazionali di selezionare sistemi che consentono solamente di fare utili, non rispettano la territorialità. Il sistema globalizzato non ci permette di conservarci i semi perché sono merce rara ed utilizzata da pochi. Il sistema è talmente integrato nella nostra vita quotidiana che facciamo fatica a ritrovare piante o animali presenti nelle nostre abitudini quotidiane. Qualcuno provasse a ritrovare il nostro vecchio "tacchino comune detto anche nostrano" (nero d'Italia, di Benevento, di Parma..etc) sostituito da selezioni americane a rapida crescita ed a immediata morte.

A volte il tetto deve caderti sulla testa per farti vedere la stelle!

La Politica Agricola Comune ha regolato lo sviluppo dell'agricoltura in Italia anche se non sempre in modo perfetto. Abbiamo perso la sovranità alimentare, territoriale, della salute. Cedendo sovranità chi la ottiene ha un maggior potere verso le nostre vite e maggiori scelte verso la nostra quotidianità. La sovranità alimentare(es.cirio, bertolli, de rica) ci è stata tolta in silenzio quasi senza accorgersene (vedi il pullulare della grande distribuzione e dei grandi magazzini). Se la grande distribuzione è in mano a stranieri in genere, allora l'approvvigionamento è deciso a tavolino nei modi e nei tempi a loro più consoni. Non ha importanza dove si produce il grano e quante famiglie possono aver reddito da quella coltivazione, a loro interessa il profitto. Il tavoliere delle puglie era considerato la culla del grano duro nel mondo. I nostri prodotti hanno conquistato le tavole di tutto il mondo. Attualmente le maggiori aziende nel settore della trasformazione ritirano tutto il grano dall'estero. Tonnellate di grano duro raggiungono il porto di Bari a turni periodici a prezzi incomprensibilmente competitivi. Conclusione : le zone interne , le nostre colline vengono completamente abbandonate , non c'è più ricambio generazionale. Abbandonare i terreni diventa estremamente pericoloso per l'ambiente, (cinque terre, costiera amalfitana ect ). Non abbiamo sovranità più sul grano sui cereali , sul latte, sulla carne. Così come diminuisce la capacità di ricerca, di sperimentazione di scelta di nuove o vecchie varietà. Se da una parte il mondo agricolo cerca disperatamente di essere in linea con i tempi moderni dall'altra ci impongono di acquistare varietà francesi, spagnole le quali collassano dopo pochi anni di coltivazione. E' palesemente evidente facendosi un piccolo giro per le campagne, quanti ettari di terreno scompaiono ogni anno o addirittura vengono abbandonati. Perdere superficie coltivabile significa non solo perdere territorialità e sovranità alimentare ma anche quel know how ossia "saper come"... si fanno certe cose in agricoltura tramandate dai nostri nonni e che mai più saremo in grado di conoscere. Ma nonostante tutto l'unico capitale (....ancora pericoloso) prontamente disponibile in un prossimo futuro è quello della TERRA.

Giovanni Lasalandra


Matera - 

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Un dubbio mi coglie, nell'assistere esterrefatto alla cocciutaggine con la quale il signor Papaleo Rocco, noto ecologista showman nazionale, con estrema disinvoltura si presenta sui palcoscenici estivi, in terra di Lucania, facendo incetta di targhe, premi e cotillon.

Sfidando la sorte sinora benigna egli schiva, noncurante, la realtà, facendosi scherno di aspre ed accese contestazioni che quotidianamente gli si pongono (del tipo "Sabato e Domenica fai un pieno nella Diga del Pertusillo").
Non per essere foriero di cattivi presagi, ma immagino il giorno in cui, mentre si accinge a ritirare i riconoscimenti, gli si parerà innanzi qualche congiunto di chi ha subito un coccolone inalando l'aria salubre del Centro oli di Viggiano o, in alternativa, per essersi abbeverato con l'acqua cristallina del Pertusillo.

Credo che proprio quel giorno gli sarà difficile giustificarsi, nonostante l'abilità recitativa, cercando di discolparsi con chi vorrà cambiargli i connotati, adducendo l'alibi: "Caro paesano, sino ad ora ho promosso solo l' Editoria Nazionale Indipendente..."
In quel preciso istante il lucano Rocco Antonio Papaleo percepirà che l'ENI certamente dilata il suo portafogli ma fa proprio male alla salute!

Con l' approvazione del recente "Decreto sviluppo" concernente l'estrazione degli idrocarburi, sta montando la protesta inarrestabile (per ora pacifica) dei comuni cittadini italiani, di enti ed istituzioni che, già fortemente indispettiti per le continue vessazioni economiche che il Governo Monti sta adottando, accanendosi con i più inermi, si troveranno in un futuro prossimo ad affrontare tematiche ambientali e di grave pregiudizio per la salute, con la devastazione in terra e in mare che la libera trivellazione per la produzione degli idrocarburi apporterà.

Fa riflettere, anche in questi giorni, la pubblicità dell'ENI (oltre che sulle emittenti televisive e giornalistiche ubiquitaria da tempo oramai) che imperversa anche sulla testata de "Il fatto Quotidiano" ("l'unico quotidiano italiano indipendente"...?). Avrà il giornale la forza, la serenità, l'autonomia di giudizio, la libertà di affrontare tematiche spinose in questo autunno che si preannuncia rovente dopo aver incassato il danaro delle multinazionali del petrolio? Continuerà il dottor Travaglio a conservare il suo spirito goliardico quando si troverà a cimentarsi con simili tematiche?

Esilarante, ma allo stesso tempo sconvolgente la scoperta, in occasione di una mia recente visita ad Assisi, del "brontolio" che si percepiva provenire proprio dalla tomba del Sacro Convento in cui è custodito il Patrono d'Italia. E' plausibile che la causa di cotanta irrequietezza sia da attribuire ad una difformità di vedute tra il Santo Patrono dell'Ecologia ed i suoi confratelli, che hanno venduto la copertina del mensile "San Francesco" alla multinazionale ENI.

Per terminare vorrei potermi spiegare le ragioni della scomparsa della traccia, nei database dei "Syria Files" in possesso del settimanale l'Espresso, su cui sono ricostruiti gli affari di praticamente tutte le aziende italiane, con due grandi eccezioni: ENI e Area (azienda in provincia di Varese che aveva stipulato un contratto milionario con "Syria Telecom" - vedere il regime sanguinario del dittatore Assad - per la fornitura di tecnologie per le intercettazioni e poter spiare e censurare qualunque forma di opposizione) (fonte l' Espresso n. 34 pag.17)

Gian Paolo Farina

Vacanze pecorecce


Matera - 


E dunque rieccoci, come consuetudine consolidata, da buoni italiani pronti a goderci le strameritate ferie, dopo aver affrontato il peso di un anno a dir poco rocambolesco.

Siamo passati dal ciclo "bunga bunga - Minetti & C." ai più sobri "Mario Monti - Elsa Fornero & C.", un'alchimia politico-finanziaria che ha risolto definitivamente l'emergenza del crack economico del Sistema Italia.
Certamente si sono dovuti prendere provvedimenti apparentemente impopolari come il Decreto "Salva Italia", con il quale ai comuni cittadini è stato posto l'obiettivo di poter forse comodamente andare (vedere i petulanti esodati) in pensione non prima dei 67 anni. E' stata reintrodotta la tassa (IMU) sulla prima casa, proprio per venire incontro alle istanze dei cittadini che si erano sentiti esclusi negli anni passati dal balzello e che numerosi reclamavano la reintroduzione per contribuire al consolidamento dei conti pubblici.

A partire dalle lacrime della Fornero (nelle quali si sono potuti scrutare la sua illimitata sensibilità ed il suo senso civico) è stato tutto un susseguirsi di rassicuranti accadimenti per il popolo italico.
I parlamentari che in blocco - tranne rare eccezioni - votano a favore dei provvedimenti (a volte fanno pure finta di non essere d' accordo) che vengono loro proposti dal Governo (dei tecnici).
Mario Monti che se ne va a spasso (coi soldi nostri) per il mondo per spiegare agli altri capi di Stato cosa devono fare per chiudere il nostro buco di bilancio accumulato per decenni. Ovviamente lo spread rimane lo stesso ma a noi rassicura il fatto che sappia parlare bene l'inglese - un figurone!
Alle banche sono stati elargiti centinaia di milioni di euro a spese degli ignari cittadini che poi un giorno andranno a pagare: ma tanto si sa, poi ci penserà la provvidenza.

Tutti siamo più rasserenati dopo aver conosciuto le disponibilità finanziaria dei componenti del Governo che coi loro guadagni milionari difficilmente subiranno la sorte delle centinaia di imprenditori e comuni cittadini che si sono tolti la vita affranti dal dolore d'aver perso irrimediabilmente il loro posto di lavoro ed il sostentamento per la propria famiglia. La casta ci ha rassicurato che "un giorno" anche loro contribuiranno come gli altri cittadini di serie inferiore.

Andiamo in vacanza irresponsabilmente e ci affidiamo per l'ennesima volta alle loro cure amorevoli in pieno agosto.
Intanto venerdì 3 agosto il Senato ha approvato il Decreto Sviluppo (hanno votato tra gli altri a favore i senatori nostrani Antezza, Bubbico, Chiurazzi, Latorre, Digilio, Viceconte, mentre il dott. Latronico era assente, forse perché concentrato come relatore in Commissione Senato per l'approvazione del "Decreto valorizzazione degli immobili Statali con fondi comuni" da accorpare alla Spending review approvata il 7 agosto).

Siamo certi come cittadini di Puglia e Basilicata che i nostri statisti avranno ben compreso la dichiarazione di estrema gravità resa dal Ministro della Sanità Renato Balduzzi qualche settimana fa: ".... dai campioni prelevati dall'ARPA nel luglio 2011 emergono alte quantità di idrocarburi totali" e correranno presto al riparo.
Una verità sconcertante, la cui estrema gravità farà mettere in campo tutte le migliori risorse a disposizione dei nostri rappresentanti politici, per scongiurare una possibile imminente catastrofe umanitaria per milioni di cittadini che attingono, in Puglia e Basilicata, (e si spera potranno continuare a farlo come dalla notte dei tempi) la loro fonte primaria di sostentamento: l'acqua viva.

Ad ogni buon conto ci accingiamo spensierati alle nostre vacanze pecorecce, sicuri di essere in buone mani.

(Contributo di un lettore che ha chiesto di non essere nominato)

Con un'escursione si fa MoVimento?


Matera - 

Una escursione a 5 stelle: paesaggi e qualche dettaglio geologico della Basilicata meno nota.

Non aspettatevi i luoghi più turistici e conosciuti: niente Dolomiti lucane, laghi di Monticchio, Vulture, Murgia materana o lago Sirino. Questi posti potete visitarveli da soli.

Vorrei farvi vedere solo posti che, se fossero film, sarebbero B-movie: ma sono pezzi di Basilicata che mi piacciono tanto, anche se le loro caratteristiche geologiche sono di serie B. Sono gusti personali, comunque, e non è detto che siano condivisi.
Ma tant'è... Saranno di serie B anche le mie quattro spiegazioni sui caratteri geologici che distinguono le aree che attraverseremo, mica relazioni di estremo rigore scientifico. Così spero, almeno, di non rompervi troppo i doglioni....

scala tempi geologici.JPG

Propongo una prima escursione nella media valle dell'Agri e non solo, (perché prima bisogna arrivarci). Se l'esperienza vi piacerà, potremmo ripeterla in un'altra zona. Altrimenti ciccia, avremo trascorso una domenica all'aperto e tanti saluti a tutti.
Ah, dimenticavo: Savè, puoi dire a Pompeo che almeno per una volta cercheremo di lasciare da parte l'argomento petrolio in val d'Agri?

La data dell'escursione è domenica 2 settembre.
Raduno davanti al bar/tabacchi di piazza degli Olmi alle ore 7,00 (così Vixforest e Patrizia possono dormire 5 minuti in più). Caffè e sigaretta per chi vuole e partenza alle ore 7,15. Ore 7,15, ripeto, non 7,30 o 7,22 o 7,41: quindi, se vi scappa la cacca proprio mentre state per uscire (featuring Gianni Peppino), razzi vostri! Portatevi un rotolo di carta igienica (che tanto è meglio averlo comunque) e la fate più tardi in mezzo alla campagna....

Altra cosa forse "sgradevole" ai più: non è previsto il pranzo in alcun ristorante, o trattoria, o agriturismo, o bettola che sia. Colazione al sacco, come si diceva una volta: portatevi da mangiare e anche un po' da bere da casa. Tanto la seconda guerra mondiale è finita da un pezzo, non c'è da far fronte a stenti ereditari e la fame atavica lucana la concepivo per i nostri nonni o i nostri genitori, al massimo, che qualcosa chiamata "fame" forse l'hanno provata. Noi, almeno per un giorno, possiamo riuscire ad essere "sociali" anche se non ci sediamo attorno ad una tavola apparecchiata.

Bene, passiamo all'itinerario. Percorso di andata circa 160 km, ritorno circa 125 km.

La prima tappa è Tempa Petrolla, in mezzo ai calanchi di Pisticci/Montalbano Jonico. Da Matera la raggiungiamo scendendo sulla Basentana, percorrendola in direzione Metaponto fino a Pisticci Scalo, dove si passa sulla SP 176 direzione Craco Peschiera.

Da Tempa Petrolla ci spostiamo a Craco vecchia, seguendo la SP 103. Il paese abbandonato, le frane che l'hanno interessato e gli interventi (falliti) per tentare di fermarne l'inesorabile movimento verso il basso. (Il movimento gravitativo profondo di Craco.pdf)

Il movimento gravitativo profondo di Craco_Pagina_12.jpg

anticlinale di Alianello.jpgSi fa un pezzo di SP 103 in senso inverso e poi un altro tratto, per raggiungere la SS 598 fondo valle Agri, che imbocchiamo in direzione Salerno per lasciarla all'uscita di Alianello/Roccanova.

Lo stop successivo è Aliano, dove oltre ad un eventuale ristoro in un bar, chi ne ha voglia può portare un saluto a Carlo Levi o meglio alla sua tomba. Forse ogni lucano di passaggio da lì, una volta nella vita, dovrebbe farlo.

tomba-levi.jpg

Si riparte in direzione Roccanova, si supera il centro abitato e ci si ferma nei pressi di Casino Mendaia, in mezzo al bosco , una località che si distingue bene già dal fondovalle e che mi ha fatto pensare, la prima volta che sono passato da queste parti da queste parti: "Ma fino a lì sopra dobbiamo arrivare"? Beh, sì; tanto non si arriva mica a piedi...

La fermata successiva è sull'altura delle Murge di S. Oronzo, un affaccio panoramico in destra Agri che raggiungiamo da una deviazione lungo la strada di collegamento Roccanova-San Chirico Raparo. In questo stop, l'ultimo tratto è da fare a piedi: portate comunque scarpe comode. Fabio, lascia a casa l'infradito....

Bosco del Titolo.jpgDa Murgia S. Oronzo ultimo tratto verso Castelsaraceno, passando prima da San Chirico Raparo e poi percorrendo la più bella strada nel bosco della Basilicata (anche questo, certo, è un parere molto discutibile), lungo le coste del monte Raparo.

Castelsaraceno è il punto in cui termina l'escursione; da qui si rientra a Matera dalla via più veloce.

basilicata1.jpg

Al rientro e con calma, dopo qualche giorno o settimana, o meglio forse dopo qualche mese, se i doglioni avranno retto allo sfracassamento prolungato, si deciderà se val la pena di ripetere l'esperienza.

Commentate pure senza ritegno, ma tra una botta e l'altra scrivete se ci venite o no all'escursione in MoVimento.

Vito Petrocelli


Matera - 

de filippo vito.jpg

Voglio credere alla buona fede del Presidente De Filippo.
Ad alcuni di noi sembra incomprensibile una presa di posizione a favore di una moratoria delle trivellazioni a venire da parte di chi, fino all'altro giorno, sottoscriveva intese di raddoppio, organizzava i convegni con le compagnie petrolifere e ostentava la tranquillità del tuttappostismo.

La mia valutazione però sul provvedimento non può che essere politica, per le mie povere competenze e per aver letto un parere puntuale da chi invece di competenze può vantarne e che ha definito l'art. 19 septies inutile e illegittimo.

Per questo devo credere alla buona fede del Presidente. Quale altro motivo potrebbe indurre la massima carica istituzionale in Regione, sapendo di promulgare un articolo inutile e illegittimo, se non il ravvedimento? Se non la richiesta di perdono da parte dei suoi concittadini per aver arrecato tanto danno al suo territorio e così pochi benefici?

Proprio ieri leggevo il comunicato stampa dell'EHPA, dei nostri amici, la professoressa Colella e il tenente Di Bello, e per l'ennesima volta i dati delle analisi delle acque degli affluenti del Pertusillo e delle acque nel suo invaso erano allarmanti. Non nego la rabbia che ho provato sapendo che le agenzie deputate al monitoraggio ambientale del territorio continuano a esprimere pareri tranquillizzanti mentre è in atto un disastro ambientale, mentre la soluzione che si immagina potrebbe essere lo svuotamento delle acque invasate e la bonifica dei sedimenti della diga infognate da rifiuti dell'attività petrolifera.

Sono certo che il ravvedimento si riferirà anche all'aver definito barbari oppositori quei cittadini e Sindaci oltre il confine regionale che hanno negato i permessi di ricerca alla Shell.

Come sono certo che l'art. 19 septies vuole esprimere il rammarico di De Filippo per i posti di lavoro che il petrolio non ha prodotto perché, come poteva saperlo, le compagnie petrolifere investono tanto capitale ma hanno poco bisogno di manodopera.

Tante altre leggerezze sono ben descritte in questo articolo pubblicato sul sito della OLA e non sarò certo io, l'ultimo arrivato, a fare l'ennesimo elenco delle negligenze di questi anni. Certo è che se De Filippo avesse acconsentito prima ad un confronto con i volontari delle associazioni ambientaliste militanti, forse ci saremmo risparmiati tanti danni e malanni.
Se qualche volta avesse letto un articolo della dottoressa D'Orsogna o avesse assistito a una conferenza di Antonio Bavusi o avesse sentito il parere del professor Ortolani, forse la volontà di bloccare tutto e di essere creduto sarebbe arrivata prima e con beneficio per tutti.

Ora il Presidente rende pubblico in un emendamento del disegno di legge di "assestamento del bilancio" il suo ravvedimento, istituzionalmente inutile e illegittimo, ma tant'è, scusandosi per aver preso delle decisioni per un fine superiore, "per il Paese", e tra le righe chiede perdono perché "tutti prima o poi, siedono al banchetto delle conseguenze".

Io voglio credere al ravvedimento del Presidente De Filippo, chiederà a Dio il perdono ma, per quanto mi riguarda, non siederà al banchetto delle conseguenze perché il suo prossimo atto dovrebbe essere quelle di firmare le sue dimissioni: unico suo atto credibile.


Saverio Castoro


Matera - 
Riceviamo e pubblichiamo il comunicato della conferenza stampa tenuta in mattinata dal tenente Giuseppe Di Bello e dalla professoressa Albina Colella relativamente alle nuove analisi effettuate su campioni di acque rilevati dal lago del Pertusillo.
 
 
INQUINAMENTO DA IDROCARBURI E SUE FONTI NELL'INVASO DEL PERTUSILLO   Albina Colella, Professore Ordinario di Geologia e Sedimentologia dell'Unibas e Presidente dell'Ehpa, ha illustrato nel corso di una conferenza stampa del 01.08. 2012 i risultati di nuove analisi dei sedimenti dell'invaso del Pertusillo (Basilicata), che hanno documentato un inquinamento ancor più grave di quello evidenziato dalle analisi precedenti e ne hanno suggerito le fonti che, sulla base dei dati, appaiono attribuibili all'attività petrolifera
della Val d'Agri, ed in particolare ad uno o più pozzi ubicati tra gli abitati di Montemurro e Viggiano. Le analisi, condotte congiuntamente al Tenente G. di Bello (Ehpa) e con la collaborazione di volontari dell'OIPA, rientrano in una ricerca della Prof.ssa Colella, i cui precedenti risultati sono stati presentati in convegni scientifici internazionali e sono in pubblicazione su riviste scientifiche internazionali. L'ubicazione dei due nuovi campioni di sedimenti è stata mirata a valutare il grado di inquinamento del lago e soprattutto ad identificare la provenienza dello stesso. I due campioni analizzati sono stati prelevati con una benna Van Veen alle foci (nel Pertusillo) del Torrente Rifreddo e dei fossi Spetrizzone e Scannamogliera. Il prelievo di altri campioni è previsto in un prossimo futuro. Le analisi hanno documentato le più alte concentrazioni di idrocarburi totali finora misurate, corrispondenti a ben 559 milligrammi/chilo (mg/kg) alla foce nel lago degli affluenti Spetrizzone e Scannamogliera, e di 122 mg/kg alla foce del Torrente Rifreddo, a fronte di concentrazioni di 8.7, 6.6 e 135 mg/kg dei campioni analizzati in precedenza in aree diverse del lago. Le concentrazioni di idrocarburi misurate in questi ultimi due campioni sono di gran lunga superiori ai limiti di legge di riferimento. Le analisi hanno anche mostrato elevate concentrazioni di diversi metalli, quali Bario (usato nei fanghi di perforazione petrolifera), Vanadio, Zinco, Rame, Piombo, Cromo, Cobalto, Boro, Arsenico, Alluminio, Manganese, Ferro. Il reticolo di drenaggio dei tre affluenti suddetti occupa un'area del margine nord-orientale del Lago del Pertusillo, tra gli abitati di Viggiano e Montemurro, dove sono presenti diversi pozzi petroliferi. In particolare, questi corsi d'acqua scorrono in stretta prossimità del pozzo di reiniezione Costa Molina 2D, e dei pozzi CMW2, MASE1, MAE1, CMW1 e cms1. La distribuzione areale degli idrocarburi nei cinque campioni di sedimenti del Pertusillo finora analizzati, mostra che le concentrazioni più alte si trovano allo sbocco nel lago dei suddetti corsi d'acqua e in prossimità del vicino sbarramento dell'invaso, mentre decrescono drasticamente verso nord-ovest fino allo sbocco nel lago del Fiume Agri. Questi dati indicano che i maggiori apporti di idrocarburi al lago si devono al Torrente Rifreddo e ai fossi Spetrizzone e Scannamogliera, che drenano un'area occupata da pozzi petroliferi e nel cui alveo sono stati probabilmente sversati idrocarburi e altre sostanze tossiche, che vanno ad inquinare un invaso che fornisce acqua ad uso umano alla Puglia e alla Basilicata.
 
Prof.ssa Albina Colella
Tenente Giuseppe di Bello

Matera - 


Il tribunale di Potenza ha condannato a 2 mesi e 20 giorni per rivelazione di segreto d'ufficio il tenente della polizia provinciale Giuseppe Di Bello e ha rinviato a giudizio Maurizio Bolognetti (6/06/2012).

Incontriamo Di Bello e ci facciamo raccontare la sua storia. Crediamo che la sentenza di condanna di Di Bello e Bolognetti da parte della Procura di Potenza sia un insulto alla loro passione civile e all'impegno, anche professionale, che hanno speso per la salvaguardia della salute dei cittadini lucani e del loro territorio.

Una sentenza da rispettare ma di cui aspettiamo di leggere le motivazioni per capire e discutere come abbia potuto la rivelazione di segreto d'ufficio essere stata prevalente nella decisione del giudice rispetto al pericolo per la salute dei lucani e alla tutela delle acque e rispetto a quanto dichiarato nella Convenzione di Aarhus.

Ma se i giudici stanno applicando la legge, davvero non capiamo il motivo per cui l'allora assessore all'ambiente della Regione Basilicata, Vincenzo Santochirico, si sia precipitato in Procura per denunciare Di Bello e Bolognetti. Non lo capiamo perché il Santochirico, dalla posizione istituzionale che rivestiva nel 2010, avrebbe dovuto sapere come si lavorava all'ARPAB, avrebbe dovuto conoscere i parametri fuori norma dell'inceneritore Fenice di Melfi.

Oggi il Tenente Di Bello risulta trasferito al Museo Provinciale di Potenza. Noi ci sentiremmo più tranquilli se a spolverare le teche i giudici avessero mandato l'ex assessore Santochirico, l'ex direttore dell'ARPAB Sigillito e il dirigente della stessa agenzia Bove.

Detto questo il Movimento 5 Stelle di Matera coglie l'occasione per rinnovare la propria stima nei confronti del Tenente Giuseppe Di Bello e del Segretario dei Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti.


Matera - 

Il professore Carlo Doglioni ha lasciato un commento al post Val d'agri, Basilicata. Feudo ENI.
Nel commento, che riporto subito in basso in corsivo, assieme ad alcune precisazioni di carattere scientifico, il professore chiede "di smentire immediatamente quanto affermato nell'articolo sopra, altrimento mi vedrò costretto ad azioni atte a tutelare la mia persona".

Non mi aspettavo che il professore Doglioni frequentasse il blog del Movimento 5 Stelle di Matera, né che rispondesse con un commento. Forse queste pagine sono, a volte, più lette di quello che immaginavo.

E' doveroso dare alle precisazioni del professore Doglioni la stessa rilevanza del post precedente. In quanto a smentire immediatamente, credo che mi adeguerò alla velocità con cui noi lucani stiamo ottenendo il registro regionale dei tumori, il monitoraggio nelle aree estrattive o il confronto autentico con le istituzioni.

A voi buona lettura.

Gentile Vito Petrocelli,
visto che mi chiama in causa, è mio dovere informarla che non ho mai affernato, scritto e tantomeno pensato che l'anticlinale di Mirandola non fosse attiva. In nessun rapporto pubblico o privato a mia firma può essere riportata una dicitura simile perché semplicemente non risponde a verità.
A dimostrazione della falsità di ciò che mi viene attribuito, la invito a visitare il sito sotto dove, assieme ad alcuni colleghi, nel catalogo ufficiale del DISS dell'INGV (database of Individual Seismogenic Sources) risulta a nostro nome una classificazione di quella faglia come potenzialmente in grado di generare un evento di magnitudo 5.9!
Detto questo, la sequenza sismica in corso non si è sviluppata sul sovrascorrimento dell'anticlinale di Mirandola, ma principalmente su quello più esterno dell'anticlnale di Ferrara. Per parte mia non ho mai detto che il giacimento di Rivara dovesse o non dovesse essere fatto. Sono sempre invece stato solo ed esclusivamente un ricercatore indipendente sul tema, e la mia posizione è sempre stata solo quella di consigliare di continuare a studiare il sottosuolo dell'area, senza pregiuziali, il che, se mi permette è alquanto diverso da quanto lei sostiene.
L'estrazione petrolifera in Val d'Agri è poi un altro tema in cui la invito a riflettere su quanto mi attribuisce: la Val d'Agri, ancor più che la pianura Padana, era (si pensi al devastante terremoto del 1857), è e sarà zona altamente sismica per alcune centinaia di migliaia di anni, con o senza estrazione petrolifera. Il problema deve essere discusso prima di tutto su basi scientifiche. Un conto è l'estrazione petrolifera, e un altro conto è l'immissione di gas nel sottosuolo. In un ambiente geologicamente distensivo come è la Val d'Agri, togliere fluidi dal sottosuolo significa diminuire il carico litostatico che agisce sulle faglie attive, in sostanza vuol dire stabilizzarle. Non è detto che questo sia sufficiente, ma intendo dire che gli stress generati dalla rimozione degli idrocarburi sono a favore di una diminuzione del rischio sismico, anche se è da dimostrare che questo sia efficace. L'articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno che viene inoltre citato contiene affermazioni che io non ho mai fatto, e che non potrei rilasciare visto che sono geologicamente insostenibili, tipo che i terremoti sopra gli 8 km non sono avvertibili dalla popolazione; mai detto una sciocchezza simile. Sembra inutile cercare di comunicare un approccio scientifico per cercare di vivere tutti meglio e in sicurezza.
Capisco che lo sport di alcuni giornalisti sia (in genere giustamente) quello di denunciare il marcio nella società. Solo che a volte vengono accusate persone che cercano solo di fare il proprio dovere, in scienza e coscienza.
La chicca finale per cui la mia attività scientifica sia basata sui dati di compagnie petrolifere è falsa, faziosa e offensiva: nulla di quanto ho pubblicato nella mia carriera non proviene da dati pubblici a disposizione di qualunque altro ricercatore.
La prego dunque di smentire immediatamente quanto affermato nell'articolo sopra, altrimento mi vedrò costretto ad azioni atte a tutelare la mia persona.
Cordialmente,
Carlo Doglioni

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