E' sicuramente un grande dispiacere vedere una fetta importante dello sport cittadino scomparire: l'Asystel Volley Novara rappresenta la punta dell'iceberg di un movimento, quello della pallavolo femminile, molto popolare e praticato nella nostra città. Tuttavia... ebbene sì, c'è un "ma" che incombe sull'intera vicenda e che getta un'ombra inquietante sulla gestione dello sport a Novara.
Non appena dai vertici dell'Asystel è pervenuta la notizia della possibile fusione con Villa Cortese, subito da parte dell'amministrazione sono partite una serie di esternazioni e di azioni che avrebbero meritato miglior causa: l'assessore allo sport Agnesina si è detto sconcertato, soprattutto a fronte dei sostanziosi aiuti forniti dal Comune alla squadra e li ha persino voluti quantificare in 320.000 euro di compartecipazione costi per l'utilizzo dello Sporting e in ulteriori 40.000 Euro raggranellati grazie a una sponsorizzazione "agevolata".
Non contenti, sindaco e assessore hanno puntualizzato che avrebbero fatto tutto quanto nelle loro possibilità per mantenere il titolo sportivo nella nostra città e non lasciare lo Sporting vuoto come una cattedrale nel deserto.
Di fronte a simili affermazioni si comprende facilmente come ancora una volta manchi una visione generale del problema sportivo. Si vuole capire che lo sport agonistico non è altro che l'espressione massima, direi la naturale conseguenza, della maturazione della coscienza sportiva di una comunità? Non è importando titoli sportivi da altre città o allestendo manifestazioni sportive decontestualizzate che si "fa" sport.
La vicenda attuale dell'Asystel ricorda molto quella del basket, della Cimberio più che dei Draghi, ma con entrambe ha dei punti di contatto. Gli indimenticati Aironi, migrati da Borgomanero, erano stati protagonisti di campionati di alto livello e avevano innestato all'inizio anche un discorso di reclutamento giovanile, ma, piano piano, il disamoramento del principale sponsor (che per inciso è ancora nel mondo del basket, ma a Varese) avevano portato a un tracollo della squadra, che ritornò nel limbo delle serie inferiori, cedette il titolo sportivo e se ne andò definitivamente da Novara.
I Draghi di Castelletto Ticino, invece, erano stati convinti a furor di... sovvenzioni da parte della vecchia giunta di centrodestra a venire a Novara a giocare nel nuovo Sporting per valorizzarlo. Dopo un solo anno di patimenti nella Legadue, la squadra ticinese retrocesse e anch'essa ritornò all'ovile senza alcun risultato anche in termini di promozione dello sport cittadino.
Per Asystel la permanenza in città è stata più lunga, ma il progressivo ridimensionamento del settore giovanile, cominciato qualche stagione fa, doveva lasciare presagire l'esito finale della storia.
La domanda principale da porsi è: ha senso che un'amministrazione si ponga il problema di intervenire economicamente nella gestione delle dinamiche agonistiche?
A mio avviso no e questo perché il "bene pubblico" non ha figli o figliastri: perché l'Asystel e non la pallanuoto o l'hockey che stanno affrontando analoghi problemi economici? E' un problema di bacino d'utenza? Ok, ma pallanuoto e hockey sono società storiche, fortemente legate al territorio, e hanno creato una solida rete di reclutamento locale. La verità è che neanche esse dovrebbero ricevere un aiuto economico pubblico da parte del Comune, dovrebbero solo essere agevolate (o, quantomeno, non penalizzate) nello svolgere il loro lavoro.
Mi spiego meglio: compito di un'amministrazione dovrebbe essere quello di garantire che le proprie strutture siano adeguate all'esercizio di una disciplina sportiva, che non siano troppo costose per l'utenza, che siano gestite in maniera oculata e che la promozione dell'attività sportiva a tutto tondo, nelle scuole o in altri luoghi di aggregazione, sia favorita. In questo modo potrà alimentarsi un circuito virtuoso utile alla crescita culturale "sportiva" della cittadinanza e allo sviluppo di realtà sportive promozionali che, come corollario, portano alla nascita di società agonistiche proprie con un forte radicamento locale.
Mi chiedo: quando società di ginnastica artistica ultracentenarie, che hanno corsi frequentatissimi, con atleti che hanno vestito in passato la maglia azzurra, si allenano in tendoni arrangiati o rischiano di rimanere senza casa si fa il bene dello sport cittadino? No, ma sono le loro problematiche che devono essere la priorità di un Comune e di un assessorato.
Certo, è una strada più difficile da percorrere, è più facile trovarsi la pappa pronta e si acquisisce maggior visibilità, ma così non si va da nessuna parte. Se poi per la questione Asystel si parte dal presupposto che si deve per forza valorizzare un impianto (lo Sporting) che rischia di restare inutilizzato, siamo al paradosso: quanto deve ancora pagare lo sport novarese le scelte scellerate delle amministrazioni? Oltre a pagare le rate di mutuo per questa costosissima struttura adesso bisogna sostenere anche le realtà agonistiche perché vengano a usarla?
Con un bilancio comunale sempre piuttosto arrangiato nei numeri, il cui budget preventivo per lo sport è limitato ai minimi termini? A questa stregua forse le società novaresi staranno pensando: "Ridateci il Dal Lago e abbattete il mostro". E' ovviamente una provocazione... o no?
Paolo Canazza








