Che cos'è un'opera compensativa? Linguisticamente parlando è l'ennesimo trucco con il quale vestire a festa una schifezza. In pratica è il complesso di tutto ciò che il costruttore di un'opera (sia esso pubblico o privato) realizza (dopo lunghe contrattazioni con l'amministratore del luogo dove l'opera dovrà sorgere) affinché gli sia dato il permesso di fare i lavori. Esempi? Oppure ti vuole ampliare una clinica PRIVATA, presenta un progetto che sfora consapevolmente i limiti del piano regolatore (perchè neppure un cretino crede che non se ne siano accorti) e poi aspetta che l'amministrazione, con le pezze al culo per i tagli ai trasferimenti statali, vada la con il piattino in mano ad elemosinare "un'opera compensativa" Al che uno dice "e che male c'è? La collettivitá ne ha tratto beneficio". Questa è la formula di rito con la quale i pubblici amministratori:

Il costruttore che ti fa tre o quattro palazzi e poi "regala" una scuola al comune, o un parcheggio o un giardinetto con qualche piantina striminzita alta 30 centimetri, ti allaccia il collettore fognario al depuratore, ti asfalta una strada bianca, cose cosí.
Ma c'è un ma, anzi, ce ne sono quanti ne vogliamo.
- Prima considerazione:
gli interessi del privato e quelli della collettività sono quasi sempre in contrasto. Il privato
mira al proprio interesse; se la collettività ne beneficia, è solo un puro effetto collaterale (a Casale Monferrato, quando aprì la eternit, che diede lavoro a più di 1500 persone, si festeggiò perchè, nonostante si sapesse che l'amianto era "leggermente" nocivo, si volle vedere solo l'utilità del momento, cioè nuovi posti di lavoro; l'intento della proprietà, invece, era fare soldi, anche a spese della salute dei lavoratori, che venivano addolciti con paghe più alte della media e "indennità di polvere", cioè so che la polvere di amianto non ti farà bene (già dal 1962 è noto in tutto il mondo che le fibre di amianto provocano una forma di cancro, il mesotelioma pleurico, oltre che alla classica asbestosi), eccoti qua qualche soldino, ora torna al lavoro e non rompere). Il pubblico amministratore è pagato - e pure bene - per fare l'interesse della collettività; questo vuol dire che deve ragionare con un lungo orizzonte temporale e non guardare solo al breve termine ed alle prossime elezioni. - Seconda considerazione:
siccome non siamo nel migliore dei mondi possibili, il principio causa effetto per il quale il risarcimento segue l'opera può venire (e non è detto che non avvenga) facilmente invertito. Io, costruttore, vengo da te e ti chiedo cosa vuoi per farmi fare nel tuo territorio quello che voglio. Esempio: per il piano regolatore quello è terreno agricolo; io ci voglio costruire, che cosa vuoi per far modificare il piano regolatore? Questo però dovrebbe essere regolamentato informando la cittadinanza della proposta precedentemente alla discussione affinchè ogni cittadino interessato ad intervenire possa documentarsi e proporre soluzioni alternative per la tutela degli interessi della comunità.
Vi sono casi (vedi rai3 report) in cui pubblici amministratori hanno chiesto modifiche di tracciato per opere infrastrutturali; scopo: farle passare sul territorio da loro amministrato per ottenere "opere compensative". Le opere compensative rappresentano oggi giorno, una sponsorizzazione politica per le successive elezioni ed un guadagno per imprenditori troppo spesso disonesti che pagano il disagio o le malattie che scaricano sulla collettività.
Dunque c'è n'è già abbastanza per dire che le opere di risarcimento innescano un corto circuito perverso, rendendo i pubblici amministratori, notoriamente affamati di soldi per far quadrare i bilanci, particolarmente vulnerabili al meccanismo delle compensazioni - Terza considerazione (allacciare le cinture) quando il pubblico amministratore cede una parte del territorio di tutti, sia in via definitiva, cioè lo vende, sia in via concessionaria (di trenta in trenta anni), priva la collettività, che siamo TUTTI noi di qualche cosa che le appartiene diciamo pure per sempre, nel senso che quella cosa potrebbe ridiventare pubblica oltre la nostra vita, quindi è per sempre "per noi" a fronte di un beneficio istantaneo e individualistico. Mi dai una crosta di pane e per i prossimi molti decenni, e fai quel che vuoi anche uccidere i miei parenti e le prossime generazioni.
Cosa sta succedendo? Succede che l'amministratore pubblico diventa suddito del privato con disponibilità di capitali; diventa solo una questione di prezzo e la collettività è in vendita al brigante di turno. Cosa che esisteva nel medioevo quando i cittadini non avevano una conoscenza/cultura adeguata e delle leggi per potersi difendere dinnanzi ai potenti dell'epoca.
Ma chi è la collettività? NOI, dunque noi siamo in vendita, anzi, siamo già esposti con un bel cartellino del prezzo e:
- nessuno ci ha chiesto se volevamo venderci o ne avessimo avuto necessità
- in caso affermativo, nessuno ci ha chiesto "a quanto"? E chiedo ad ognuno di voi se conosce il valore della propria vita e dei propri cari o della collettività.
Le opere compensative sono: "noi che scriviamo siamo in vendita, tu che leggi sei in vendita, lo sono i nostri discendenti non ancora nati ed i tuoi parenti, e non possiamo farci nulla".
Questo sistema di cose non deve continuare, a meno che non ci stia bene la situazione. Fino a che penseremo "ma sì, dai, facciamo una deroga, concediamogli quello che vogliono e chiediamo qualche cosa per noi, saremo sempre in vendita"








