La verità sui caccia F-35 non può venire dal Ministero della Difesa. Dopo l'audizione in Commissione Difesa del Gen. De Bertolis (Segretario Generale della Difesa e Direttore Nazionale degli Armamenti) è caduta la seconda "foglia di fico" a supporto del JSF: il ritorno occupazionale. Come considerare altrimenti la dichiarazione che "le 10.000 unità impegnate per il programma Joint Strike Fighter degli F-35 andranno a rilevare le 11.000 unità per l'Eurofighter". Per comprendere l'insensatezza di alcuni numeri occorre ricordare (fonti sindacali) che gli occupati totali nel settore aeronautico Finmeccanica a fine 2010 erano 12.604 unità e che pochi mesi fa un accordo aziende-sindacati ha previsto una riduzione di ulteriori 747 unità rispetto a fine 2010, portando l'intero organico del settore aeronautico a circa 11.900 persone (di cui solo 1200 stabilmente impegnate per l'Eurofighter). Secondo le notizie l'Italia avrebbe già ordinato i primi tre aerei, appartenenti al VI lotto di produzione. In realtà secondo quanto risulta alla campagna (e per le procedure consolidate di acquisizione del programma) sia il contratto d'ordine che la relativa quotazione fatta da Lockheed Martin non dovrebbero ancora essere avvenuti e quindi confermare tale acquisto o dare dati di costo definitivi è quantomeno esagerato. Anche perché si tratterebbe di un acquisto fatto mentre infuria la polemica sull' intera partecipazione e mentre in Commissione Difesa si votano risoluzioni a favore di un ripensamento integrale della nostra struttura della Difesa e delle Forze armate: una scelta quantomeno prematura e dalla tempistica sospetta. Basare le stime di costo complessivo solo su questo lotto (per il quale possono esserci accordi particolari ed eventuali compensazioni negative per il futuro oppure nel quale mancano i costi dei propulsori) è poi un errore che continua a confermare una certa opacità ed un certo pressapochismo. Come è possibile che si vada a spendere meno degli Stati Uniti? I costi - certificati e sicuri - dei primi lotti di produzione USA portavano a fatture di 130 milioni di euro per velivolo, non di 80 milioni come detto oggi. E ciò vale anche per i costi di acquisto a regime che il Gen. De Bertolis fissa in 55 milioni di euro: addirittura inferiori a tutte le stime fatte inizialmente, che puntualmente sono cresciute moltissimo per tutti i partner senza smentita. Ricordiamo poi che per legge le aziende statunitensi produttrici di armamenti non possono vendere agli alleati ad un costo minore di quello previsto per il Pentagono. Ci troviamo di fronte ancora una volta a numeri bizzarri e "creativi" che andrebbero confermati con documentazione ufficiale e non solo con comunicazioni orali. Nessuno dei numeri forniti dai vari rappresentanti del Ministero della Difesa è consistente con gli altri: la scorsa settimana, sempre in audizione alla Camera, il direttore degli armamenti aeronautici del Ministero della Difesa Generale Esposito aveva identificato (secondo le agenzie) in circa 14 miliardi di dollari (di cui 6 per la costruzione delle ali) i ritorni industriali del programma per l'Italia citando un costo ad aereo di circa 70 milioni di dollari. Riteniamo un problema grave e reiterato quello di fornire al Parlamento (e di conseguenza all'opinione pubblica) dei dati non corretti e utili solo a magnificare testardamente un programma che negli ultimi due anni ha avuto una serie di problemi continua e pesante. Non ci troviamo nel campo delle opinioni e chi sta gestendo la partecipazione italiana al Joint Strike Fighter deve fare chiarezza!

(funzionalità per non vedenti)
Sorpresa poco sorprendente sugli F35
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ho saputo che il Signor Giuseppe Cortese ha preso il posto di Giordano nel Consiglio di Amministrazione di Alenia Aeronautica, dal 1-1-2012 diventata Alenia Aermacchi, con sede a Venegono? (VA).
I "dettagli" nel link del Sole 24 Ore:
http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2010-10-08/lega-staffetta-famiglia-alenia-082511.shtml?uuid=AYt6qrXC